Stragi
Scontri tra forze governative e opposizione in Sud Sudan, almeno 48 morti
Almeno 48 persone sono state uccise e oltre 150 ferite in violenti scontri tra forze governative e combattenti dell’opposizione nella città di confine nord-orientale di Burebiey, in Sud Sudan, secondo quanto riferito domenica da un’agenzia di stampa locale, che cita il governatore dello Stato dell’Alto Nilo, James Koang.
Secondo Eye Radio, gli scontri sono iniziati sabato mattina, quando i combattenti del Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese all’Opposizione (SPLM/SPLA-IO) hanno attaccato una base delle Forze di Difesa del Popolo del Sud Sudan (SSPDF).
Koang ha dichiarato che gli assalitori sono stati rapidamente respinti. «E ora la situazione è tornata alla normalità. Dai rapporti ricevuti, oltre 48 membri dell’IO [SPLM/SPLA-IO] e dell’Armata Bianca sono stati uccisi e più di 148 feriti. Da parte dell’SSPDF, invece, nessun morto; solo quattro feriti», ha affermato il governatore.
Koang ha invitato i residenti a mantenere la calma e ha esortato i combattenti dell’opposizione a cessare gli attacchi contro le postazioni dell’SSPDF.
Gli scontri si inseriscono in un contesto di crescente tensione politica, dopo che l’SPLM-IO ha incitato i suoi sostenitori a mobilitarsi per un «cambio di regime». All’inizio della settimana, diverse testate hanno riportato una dichiarazione dell’SPLM-IO, firmata dal presidente ad interim Oyet Nathaniel Pierino e pubblicata su X, in cui l’opposizione accusava l’amministrazione del presidente Salva Kiir di aver trasformato il Paese in una «dittatura».
Ciò è seguito alla presentazione di accuse penali da parte del Ministro della Giustizia Ruben Madol contro Machar e il Mministro del Petrolio Puot Kang Chol, accusati di aver avuto un ruolo negli attacchi delle milizie etniche contro le forze nazionali all’inizio dell’anno. Entrambi sono stati sospesi per decreto presidenziale questo mese.
Kiir e Machar condividono il potere in virtù di un fragile accordo stipulato alla fine della guerra civile del Sud Sudan (2013-2018), un conflitto che ha causato milioni di sfollati e circa 400.000 morti.
Sostieni Renovatio 21
Gli scontri di quest’anno in Sud Sudan hanno provocato la morte di diversi soldati governativi, dopo che un elicottero delle Nazioni Unite è stato colpito. L’SSPDF sta affrontando la milizia dell’Esercito Bianco, composta principalmente da combattenti Nuer, il gruppo etnico del vicepresidente.
Da allora, Machar è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di aver alimentato il conflitto.
Il Sud Sudan è nato dalla secessione del Sudan nei primi anni 2000, con forti spinte da parte delle forze occidentali, che usavano le sofferenze della regione del Darfur come casus belli per procedere alla divisione del Paese.
Il risultato, ha sottolineato lucidamente l’economista Jeffrey Sachs in una recente intervista, è che entrambi i Paesi, Sudan e Sud Sudan, ora sono in condizione di guerra civile al loro interno, con ulteriore crisi sanitaria dove in migliaia rischiano la morte e persecuzione di cristiani. Solo tre settimane fa il capo delle milizie paramilitari sudanesi RSF Mohammed Hamdam Dagalo ha prestato giuramento come capo del governo parallelo del Paese.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa una ONG ha accusato alcune banche europee, tra cui un istituto italiano, di finanziare la violenza in Sud Sudan.
Il lettore di Renovatio 21 può anche ricordare l’episodio del gennaio 2023 nel quale il presidente del Sud Sudan Salva Kiir venne ripreso durante una parata pubblica mentre si orinava addosso. In seguito, a causa dell’episodio, vennero effettuati almeno sei arresti tra chi aveva osato parlarne.
Sull’articolo pubblicato a suo tempo da Renovatio 21 potete trovare il video. Guardatelo a vostro rischio e pericolo.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di UNMISS via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
Stragi
Smotrich: Gaza dovrebbe essere rasa al suolo per «ragioni sioniste»
“Hay que borrar Gaza de la faz de la tierra porque es una entidad terrorista, Gaza no debe existir al igual que el pueblo de Huwara en Cisjordania. No solo quiero restablecer el asentamiento de Gush Katif en Gaza, quiero toda la Franja de Gaza como sionista”. Bezalel Smotrich,… pic.twitter.com/IwNPeLhlEU
— Daniel Mayakovski (@DaniMayakovski) October 13, 2026
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Stragi
Migliaia e migliaia a Londra per protestare contro il genocidio di Gaza
Sabato migliaia di persone sono scese in piazza a Londra chiedendo al governo britannico di interrompere la fornitura di armi a Israele e di boicottare gli scambi commerciali, a causa di quello che i manifestanti hanno definito tre anni di «genocidio» contro i palestinesi di Gaza.
Israele ha avviato la sua campagna militare a Gaza tre anni fa in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, in cui circa 1.200 israeliani sono stati uccisi e 250 presi in ostaggio. Le Nazioni Unite stimano che circa 1,98 milioni di persone, ovvero il 90% della popolazione di Gaza, siano state sfollate a causa delle operazioni militari da allora, mentre gran parte delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie dell’enclave è stata danneggiata o distrutta.
I filmati girati nel centro di Londra mostrano folle di manifestanti radunati lungo il Victoria Embankment: molti indossavano kefiah, sventolavano bandiere palestinesi e mostravano cartelli con scritte come «Basta al genocidio», «Palestina libera», «Disarmare Israele, salvare vite umane» e «Rendiamo di nuovo grande l’empatia», mentre marciavano verso il Parlamento.
Tra i partecipanti sembrava esserci anche una coppia di sposi.
Over 250,000 marched the streets of London.
Britain stands with Gaza pic.twitter.com/cCHKCdGI8C
— Nadeem Ahmed (@Muqadaam) October 10, 2026
London, now. The 37th National March against #genocide and #occupation. Three years on, Israel’s atrocities in Gaza and the West Bank continue, and so does the solidarity of the British people. Louder, bigger, and not going anywhere. Thank you all.@PSCupdates #Palestine… pic.twitter.com/D3OtcutFca
— Husam Zomlot (@hzomlot) October 10, 2026
Thousands join London’s 37th national pro-Palestine march through central London, calling for an end to the genocide in Gaza and a halt to UK arms exports to Israel. pic.twitter.com/8RdWTaaw88
— Quds News Network (@QudsNen) October 10, 2026
Sostieni Renovatio 21
La Gran Bretagna ha già imposto alcune restrizioni all’esportazione di armi verso Israele, tra cui la sospensione delle licenze per le attrezzature che potrebbero essere utilizzate dalle forze israeliane a Gaza. Londra ha inoltre adottato misure per limitare gli scambi commerciali con gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi. Londra ha dichiarato che rifiuterà le richieste di licenza di esportazione per le merci che potrebbero contribuire materialmente all’occupazione, mentre altre restrizioni commerciali prendono di mira le attività legate agli insediamenti.
I manifestanti considerano tali misure come passi limitati, insufficienti a produrre un cambiamento significativo per i palestinesi. Ismail Patel, a capo del gruppo di attivisti britannico Friends of Al-Aqsa (FOA), ha criticato le restrizioni perché prendono di mira il commercio legato agli insediamenti israeliani anziché intraprendere azioni più ampie sulle esportazioni di armi e sugli scambi commerciali con Israele, accusando il governo britannico di adottare una posizione «di facciata» invece di un’azione concreta per proteggere i diritti dei palestinesi.
I parlamentari britannici hanno votato per mettere al bando Palestine Action, un gruppo di azione diretta fondato nel 2020 che prende di mira le aziende legate all’industria bellica israeliana, in particolare Elbit Systems, come organizzazione terroristica, equiparandola in pratica ad al-Qaeda e all’ISIS e rendendo reato sostenerla o farne parte. La decisione è arrivata dopo che due suoi attivisti erano entrati in una base aerea della RAF, spruzzando vernice nei motori di due aerei da trasporto Voyager e danneggiandoli con piedi di porco.
L’Alta Corte ha respinto la richiesta del gruppo di sospendere il provvedimento in attesa del ricorso, quindi il divieto è entrato in vigore a mezzanotte. Chi viola il divieto rischia fino a 14 anni di carcere. Il provvedimento ha suscitato forti critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International, che hanno parlato di un rischio per la libertà di espressione e di riunione.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere
Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich:
The thorough cleansing that we are carrying out now in southern Lebanon is unprecedented. They have nowhere to return to. Look at how it looks. And by the way, the world isn’t stopping us. pic.twitter.com/lI17gYBWei — Clash Report (@clashreport) October 5, 2026
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Immigrazione2 settimane faCatastrofe immigrata a Vicenza. L’anarco-tirannia maranza espugna un’altra città
-



Vaccini2 settimane faPiano di Moderna di testare i vaccini a mRNA contro COVID e influenza su 410.000 anziani: una «catastrofe annunciata»
-



Pensiero2 settimane faGuerra, Eurasia, fine dell’egemonia occidentale e totalitarismo dell’AI: il discorso di Putin a Valdai 2026
-



Occulto7 giorni faConsiglio comunale si apre con la preghiera «Ave Satana»
-



Salute2 settimane faI malori della 40ª settimana 2026
-



Immigrazione2 settimane faLa Francia sconvolta dall’anarcotirannia scolastica
-



Politica2 settimane faAssassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
-



Epidemie1 settimana faVirus della peste fuggito da un laboratorio in Siberia?












