Pensiero
Scomunicati anche i fedeli FSSPX. Ecco il genocidio tirannico del Vaticano moderno
Un incredibile documento rilasciato in queste ore dal Dicastero della Fede (DDF) diretto da Victor Manuel «Tucho» Fernandez illustra in maniera definitiva come la scomunica contro la FSSPX non riguardi solo i vescovi, come delineato nel decreto uscito sempre ieri, ma anche i sacerdoti e perfino i fedeli della FSSPX.
Il documento è apparso sul sito del DDF con il titolo «Prassi per la riconciliazione di fedeli appartenenti alla Fraternità San Pio X». Esso sarebbe stato trasmesso alle nunziature apostoliche, e conterrebbe «e indicazioni da seguire per i sacerdoti e i fedeli laici appartenenti alla Fraternità San Pio X che desiderano ristabilire la piena comunione con la Chiesa».
Per quanto riguarda i sacerdoti, la procedura che il Dicastero per la Dottrina della Fede adotta, a decorrere dal 1° luglio 2026, stabilisce che il sacerdote il quale abbia scelto di abbandonare la Fraternità Sacerdotale San Pio X, pronto ad accogliere il Concilio Vaticano II e la legittimità del novus ordo Missae pur restando legato al rito antico, debba «trovare un Ordinario (Vescovo diocesano, Superiore maggiore degli Istituti religiosi di diritto pontificio clericali e delle Società di vita apostolica di diritto pontificio clericali ecc.) disposto ad accoglierlo ad experimentum».
Pertanto il sacerdote dovrà «scrivere di proprio pugno al Santo Padre una lettera nella quale si presenta e chiede la remissione delle censure incorse a motivo dell’Ordinazione ricevuta da un Vescovo scomunicato o irregolare, o essendo stato ordinato validamente e legittimamente, sia entrato successivamente a far parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X».
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Il sacerdote dovrà inoltre allegare il certificato di ordinazione sacerdotale e accludere, firmate e datate, «la Professio fidei e la Formula adhaesionis, datate e firmate». Si tratta della Professione che sintetizza i contenuti della fede cattolica e della Formula di adesione con la quale il sacerdote promette fedeltà al Papa impegnandosi a non attaccare pubblicamente lui e il suo magistero.
Il sacerdote dovrà far inviare i documenti (la lettera con il certificato, la Professione e la Formula di adesione) dall’Ordinario «il quale manifesterà nella lettera di accompagnamento la disponibilità ad accoglierlo ad experimentum nella propria Diocesi o nel proprio Istituto». Appena ricevuti i documenti dall’Ordinario, il Dicastero redige un Rescritto di remissione delle censure, autorizzando l’Ordinario ad accogliere il sacerdote richiedente «per un periodo di prova di almeno un anno e non più di tre, al termine del quale, si potrà procedere alla sua incardinazione».
Il primo modulo di adesione allegato, chiamato «Professio Fidei», notiamo, è in latino. «Ego ______ firma fide credo et profiteor omnia et singula quae continentur in Symbolo fidei, videlicet Credo in unum Deum Patrem omnipotentem (…)».
L’allegato B si chiama invece Formula Adhaesionis, e rende con più chiarezza quale sia il problema: l’accettazione del Concilio Vaticano II, considerato in pratica come dogma ineludibile della Chiesa attuale. «Accipio doctrinam, quae in n° 25 Constitutionis dogmaticae Lumen Gentium Concilii Vaticani II de Magisterio Ecclesiae et de adhaesione illi debita docetur», scrive. «Accetto la dottrina che viene insegnata nel n° 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero della Chiesa e sull’adesione a esso dovuta».
Il modulo dichiara inoltre di ritenere valida la celebrazione della Messa secondo i riti promulgati da Paolo VI e Giovanni Paolo II e di aderire alle norme del Codice di Diritto canonico promulgato da Giovanni Paolo II. «Declaro etiam me accipere validitatem Sacrificii Missae et Sacramentorum celebratorum cum intentione faciendi quod facit Ecclesia, et secundum ritus qui inveniuntur in editionibus typicis Missalis Romani necnon Ritualium a Summis Pontificibus Paulo VI et Ioanne Paulo II editis» («Dichiaro anche di accettare la validità del Sacrificio della Messa e dei Sacramenti celebrati con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa, e secondo i riti che si trovano nelle edizioni tipiche del Messale Romano e dei Rituali editi dai Sommi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II»).
C’è poi la parte più umanamente spinosa, che riguarda i fedeli della FSSPX, che sono più di 600 mila in tutto il mondo, ma sono coinvolte certamente più persone – financo milioni – che partecipano saltuariamente alle celebrazioni della Fraternità o simpatizzano.
Secondo il documento, la prassi di riconciliazione «afferisce alla questione della imputabilità o grado di responsabilità soggettiva dei fedeli laici che hanno aderito formalmente o frequentano la Fraternità Sacerdotale San Pio X e che chiedono di entrare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica».
«L’imposizione della pena a laici appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X non può essere presunta in modo automatico, ma deve essere valutata caso per caso» scrive il testo del DDF, che procede enucleando una morfologia del fedele FSSPX.
«Poiché l’imputabilità richiede piena avvertenza e deliberato consenso, esempi di imputabilità comprovata possono riguardare: 1. Laici facenti parte del Terz’Ordine della Fraternità Sacerdotale San Pio X; 2. Laici che partecipano abitualmente alle celebrazioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X, condividendone formalmente le posizioni dottrinali. Al contrario, non sono da ritenersi imputabili: 3. Laici che abbiano frequentato la Fraternità Sacerdotale San Pio X solo per motivi liturgici o spirituali; 4. Laici che, pur consapevoli delle tensioni con la Santa Sede, non rifiutano il Magistero o l’autorità del Romano Pontefice».
«L’eventuale procedura da seguire per i laici appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X ai quali è stata imposta una pena e che chiedono di entrare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica implica un atto formale di piena adesione alla dottrina e obbedienza alla gerarchia cattolica, sotto la giurisdizione dell’Ordinario del luogo, garante dell’unità della Chiesa particolare».
«Pertanto, un fedele laico, di cui ai nn. 1-2, che ha deciso di lasciare la Fraternità Sacerdotale San Pio X deve: • Presentare all’Ordinario del luogo la Professio fidei e la Formula adhaesionis, datate e firmate (cf. allegati A-B)». Si tratta del modulo di autocritica (i pensieri qui vanno al comunismo, alla Rivoluzione Culturale di Mao Zedong…) di cui sopra.
«Una volta ottenuta la documentazione, l’Ordinario del luogo provvederà ad accogliere il fedele laico nei tempi e nei modi che riterrà più opportuni, servendosi ad esempio del Rito dell’ammissione alla piena comunione della Chiesa cattolica di coloro che sono già stati validamente battezzati, debitamente adattato. Per quanto riguarda il fedele laico, di cui ai nn. 3-4, basterà che si rivolga ad un sacerdote in piena comunione, con la decisione di non frequentare in futuro la Fraternità Sacerdotale di San Pio X».
Il documento chiarisce una volta per tutte che, diversamente da quanto detto con le scomuniche del 1988 (quando, a mo’ di spaventapasseri avevano fatto spargere la voce che sarebbero stati colpiti tutti, ma si trattava probabilmente di una tattica per spaventare la gente), questa volta è interessato direttamente ed ufficialmente tutto il popolo dei fedeli FSSPX.
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Come abbiamo visto anche per il decreto, anche qui ci sono incongruenze, non sequitur, «buchi» vari nella sceneggiatura modernista: che cos’è una «condivisione formale» delle posizioni teologiche della FSSPX? A parte il Concilio – e di conseguenza il rito della Santa Messa – c’è altro che allontana la Fraternità dalla Chiesa?
E come mai nei confronti di Williamson e dei vescovi da lui consacrati negli ultimi anni non vi è stata alcuna scomunica comunicata dal Sant’Uffizio? Quindi i fedeli della cosiddetta Resistenza, a differenza di quelli della FSSPX, non incappano nella scomunica?
E ancora: i sedevacantisti, sempre a differenza dei fedeli lefebvriani, non sono scomunicati, pur essi rigettando con giusta virulenza il Concilio?
E i bambini? Sono scomunicati? In teoria no: il Canone 1323 stabilisce che chi non ha ancora compiuto i 16 anni di età non è passibile di alcuna pena ecclesiastica, inclusa la scomunica, dichiarando totalmente incapaci di commettere un delitto canonico coloro che mancano abitualmente dell’uso della ragione.
Tuttavia, possiamo fidarci della banda Tucho? Come abbiamo visto nel caso delle scomuniche al popolo fedele (e nella Fiducia Supplicans e nelle sue correzioni dopo lo scandalo, e in tante altre sconce occasioni), no, in nessun modo possiamo fidarci. Perché la cintura modernista che governa il pontificato, slatentizzatasi con gli ultimi papati, si ritiene legibus soluta, può decretare qualsiasi cosa, non solo contro il Magistero eterno della Chiesa, ma anche contro il diritto canonico: ecco il diritto assoluto del vertice, che in una parola si può definire tirannia.
È, chiaramente, l’istituzione di un sistema totalitario: l’autorità comanda e il popolo obbedisce anche contronatura e contra legem, pena la sua eliminazione – in questo caso, per scomunica.
Riflettendo, ciò ci porta fuori dall’equivoco del «ritardo cattolico». Il Vaticano conciliare non arriva dopo le tendenze sociopolitiche del mondo moderno, ma le anticipa (così come il Concilio Vaticano II con evidenza precorreva la dissoluzione della morale vista col ’68 e negli anni successivi).
Ecco quindi spiegato come, ad esempio, la città Stato del Vaticano sia divenuta, il Paese con il più terrificante obbligo vaccinale al mondo (in pratica, un grande laboratorio Pfizer, con espulsione a chi non si sottometteva alla dittatura pandemica e alla siringa genica).
Il Vaticano moderno stato paragonato, a quell’epoca, ad un altro Stato religioso, lo Stato di Israele, dove pure vaccini e lockdown – e danni mostruosi correlati – erano prosperati senza limiti. Notiamo qui un’altra similitudine, che ci mostra davvero la cifra moderna di ambo le realtà, che ne fanno vere espressioni dello Stato moderno: il genocidio.
Che cos’è, se non un genocidio spirituale, la scomunica di mezzo milione di persone?
Come possiamo aver rispetto di un potere che vuole eliminare il suo stesso popolo?
Come possiamo non reagire?
Roberto Dal Bosco
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Immagine screenshot da YouTube
Civiltà
La devastazione prodotta dalla Scuola di Francoforte
The Most Destructive Intellectual Project of the Twentieth Century.
The Frankfurt School. You should know what it was, what it built, and why you are still living inside it. 1. The Institute for Social Research was founded in Frankfurt in 1923 and relocated to Columbia… https://t.co/tuqvEblLIN pic.twitter.com/hXnNKmqPrW — Krzysztof Szczawinski 🇵🇱 (@Kristof_Poland) August 19, 2026
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Pensiero
Storia di rune e cani che abbaiano
Ai cortesi e umani lettori agostani porgiamo un’amena storiella, o se si preferisce un apologo.
Un vecchio cane stava di guardia a un vecchio cascinale di campagna. La maggior parte del tempo stava a dormire nella polvere.
Spesso sognava di inseguire lepri e selvaggine di vario tipo, e allora si agitava tutto con piccoli scatti inutili, il muso diventava feroce e batteva i denti gialli per azzannare una preda inesistente.
Al risveglio, si grattava un po’ e gironzolava a coda bassa, slanciandosi in brevi corse, poiché aveva il fiato corto, contro qualche passero che subito volava via per posarsi più in là.
La sua vera e unica passione era abbaiare alla gente.
Nella parte davanti costeggiava l’edificio un sentiero sterrato, usato come scorciatoia. Al passaggio della gente il cane correva al cancello con grandi latrati, quasi fosse il doppio più grosso e animoso.
Sulle prime i passanti si spaventavano, poi ridevano e qualcuno gli tirava una sassata, facendolo scappare guaendo e ringhiando. Nessuno in verità si sognava di entrare nella proprietà, non per paura del cane, ma perché l’edificio era cadente e abbandonato, e dava un senso di tristezza.
Un giorni il proprietario mandò un muratore per aggiustare una parte del muro di cinta che stava per rovinare. Ogni volta che lo vedeva al cancello il cane faceva la scena di gettarglisi incontro veementemente, come volesse sbranarlo. Dopo qualche tempo il muratore, che amava gli animali e ne conosceva il linguaggio, si sedette sui talloni e lo interrogò attraverso le sbarre:
«Perché fai così? E’ una settimana che vengo qui ogni giorno, ormai mi conosci. Lo sai che mi ha mandato il tuo padrone per riparare quel muro. In più hai già visto che lavoro di fuori e che non mi interessa entrare nel cancello. Non ti tratto male e neppure ti lancio delle pietre. Non hai niente da temere da me. Eppure mi abbai contro oggi come il primo giorno».
«La proprietà privata non si tocca» rispose il cane. «Che ci sia chi voglia entrare è intollerabile. Il gesto poi è ancora più condannabile perché questo cascinale è un bene storico. È già accaduto in passato, e non deve accadere più. Se qualcuno anche solo accenna a passare la soglia bisogna levare alta la voce. Che tu sia un amico non è un buon motivo per far passare le provocazioni» aggiunse il cane.
«Mai cedere, mai credere di essere al sicuro. E in fondo, a dirtela chiara, più abbaio e più mi sento bene e importante, e più la scodella mi si riempie. Perciò, sappi che anche domani, quando mi passerai davanti con il tuo secchio e i tuoi arnesi, latrerò, ululerò e ringhierò furiosamente, come se non ti avessi mai visto prima.
«Come ti chiami, bel cagnone?»
«Pavlov».
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Piaciuta la favola? Sentite quest’altra.
A Pisa, il 17 agosto, sul muro di una scuola primaria, appaiono delle scritte inneggianti al fascio, e dei simboli chiaramente runici.
Un’ondata di sdegno pervade le istituzioni.
Il vicepresidente del Consiglio regionale toscano, PD, scatta: «Pisa è una città insignita della Medaglia di bronzo al valor militare per la Resistenza e non può esserci spazio per simboli e richiami a ideologie fasciste e naziste. Episodi come questo vanno condannati da tutti con fermezza e senza ambiguità».
Queste scritte sono, incalza, «un gesto gravissimo e intollerabile, ancora più odioso perché colpisce una scuola, luogo di educazione, libertà e democrazia».
Inoltre, «Fa impressione che siano apparse oggi, giorno in cui ricorre il ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti». Senza dimenticare la ricorrenza appena celebrata dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema.
Da palazzo Madama gli fa subito eco una senatrice, sempre progressista: «Dopo l’imbrattamento della lapide dedicata a Franco Serantini e altri luoghi continuano ad apparire scritte e riferimenti nostalgici».
Poi si scopre che la scuola primaria è in ristrutturazione e che le scritte le hanno lasciate gli operai come indicazioni. La scritta «Sì fascia» non auspicava il ritorno del Duce, ma il luogo dove applicare il cappotto termico. Le terribili celtiche non erano altro che frecce tracciate alla buona.
Ci si poteva arrivare, si dirà.
Già, forse. Ma intanto nel prendere atto del granchio il PD, se si può dire, si chiude a riccio.
L’eccesso di zelo è stato causato dalla proliferazione dei rigurgiti fascisti. «Possiamo anche sorridere dell’equivoco, ma non liquidare con battute il clima nel quale è maturato. Riconoscere un errore non significa abbassare la guardia: Pisa ha bisogno di attenzione e di una condanna netta di ogni intimidazione fascista».
La storiella finisce qui. De te fabula narratur, dice Orazio, e sinceramente non sapremmo che altro aggiungere.
Massimo Zanetti
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Pensiero
Il fascismo evergreen
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