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Sacra Sindone: recenti scoperte

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I siti cattolici hanno recentemente fatto eco a nuove scoperte sulla Sacra Sindone di Torino. Quali sono questi elementi di novità che agitano la rete cattolica? Si tratta di due articoli su riviste scientifiche che si concentrano su due aspetti: la datazione del tessuto e le tracce di sangue visibili sulla Sindone che avvolse il corpo di Cristo.

 

Questo primo articolo tratta della datazione della Sacra Sindone. Il testo che riportava questi progressi è apparso due anni fa sulla rivista Héritage, una rivista internazionale di libero accesso e sottoposta a peer review sulle scienze del patrimonio culturale e naturale, pubblicata mensilmente dall’MDPI. L’autore principale è Liberato De Caro dell’Istituto di Cristallografia del Consiglio Nazionale delle Ricerche in Italia.

 

L’articolo inizia ricordando che «la Sindone di Torino è l’oggetto archeologico più studiato al mondo». Riporta anche la vicenda della datazione C14, del 1988, che attribuiva alla Sacra Sindone l’anno 1325. Ma il risultato è stato criticato. Ci sono voluti 30 anni e azioni legali perché la comunità scientifica potesse accedere ai dati grezzi dell’analisi.

 

L’articolo rileva che questi dati erano «statisticamente eterogenei» con improbabilità nei campioni di misurazione. Ma anche il fatto che «altri metodi di datazione concordano nell’attribuire la Sacra Sindone al I secolo d.C.».

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Un nuovo metodo per datare gli antichi fili di lino

Lo studio utilizza un nuovo metodo per datare il lino antico, utilizzando il metodo della «diffusione di raggi X grandangolari». Per gli appassionati, il sito Malvern Panalytical presenta una pagina su «Diffusione di raggi X, analisi di dimensione, forma e struttura», diffusione a piccoli angoli (SAXS), biologica (Bio-SAXS), angoli ultra piccoli (USAXS), grandi angoli (WAXS), totale, piccoli angoli di incidenza radente (GISAXS) e riflettometria a raggi X (XRR).

 

Il metodo WAXS permette di datare vecchi fili di lino «controllando il loro degrado strutturale», cioè il loro invecchiamento, considerato da un punto di vista microscopico. È stato applicato su una fibra della Sacra Sindone di circa 0,5 mm x 1 mm.

 

Risultati

L’analisi del campione «permette di concludere che è molto probabile che la Sacra Sindone sia un lembo di lino di circa 20 secoli». I risultati sono «del tutto compatibili con misurazioni simili ottenute su un campione di lino la cui datazione, secondo i documenti storici, è 55-74 d.C., risalente all’assedio di Masada (Israele)».

 

A causa della divergenza dei risultati con la datazione al C14, gli autori propongono di proseguire lo studio su altri campioni della Sacra Sindone. Si ricorda che i campioni possono essere molto piccoli e gli esperimenti possono essere ripetuti, poiché non danneggiano i fili.

 

Ciò consentirebbe di effettuare analisi davvero «alla cieca»: il laboratorio non conosce l’origine di ciò che sta analizzando, cosa che non è avvenuta per il C14, nonostante il protocollo scientifico stabilito, perché la tessitura della Sacra Sindone lo rende facilmente identificabili su frammenti importanti.

 

Il laboratorio ha inoltre verificato che gli shock termici – imitando gli incendi accidentali subiti dalla reliquia della sepoltura di Cristo – non provocavano un aumento dell’invecchiamento naturale di un pezzo di lino.

 

Una delle parti molto interessanti della conclusione calcola quale deve essere stato il livello medio di temperatura e umidità durante i primi 13 secoli di storia della Sacra Sindone per ottenere l’invecchiamento naturale osservato, e quello dei successivi 7 secoli, di cui la storia è nota.

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Nella conclusione si rileva che: «la nostra analisi ha dimostrato che, dal XIV secolo ad oggi, l’invecchiamento naturale della cellulosa del lino della Sacra Sindone è stato molto debole, a causa delle secolari basse temperature medie delle stanze europee, evitando così la completa scomparsa dell’immagine corporea, cosa che sarebbe avvenuta ad una temperatura ambiente media secolare di 22,5 C°».

 

E viene spiegato che dopo 20 secoli ad un valore medio di 22,5 C° si sarebbe già verificato un invecchiamento naturale pari a circa il 90%. Un valore «ben superiore al 60% determinato per il campione analizzato. Solo la recente storia della reliquia in Europa ha impedito il completo ingiallimento e la completa scomparsa dell’immagine, preservando così un enigma che la scienza stenta a risolvere».

 

Giulio Fanti ha pubblicato sull’Archives of Hematology Case Reports and Reviews un articolo, dal titolo «Nuove prospettive sulle tracce di sangue della Sindone coerenti con il supplizio inflitto a Gesù Cristo», in cui presenta i risultati delle sue analisi sulle macchie di sangue visibile sulla Sacra Sindone.

 

Giulio Fanti è professore di Misure meccaniche e termiche presso l’Università di Padova. Nella conclusione del suo articolo, egli afferma che l’analisi macroscopica e microscopica delle macchie di sangue riflette accuratamente «le condizioni fisiche relative a Gesù Cristo» che sono «coerenti con la descrizione della sua tortura nei quattro vangeli canonici».

 

Il professore padovano esordisce raccontando la storia del ritrovamento di sangue sulla Sacra Sindone, che presenta «centinaia di macchie rossastre di forme e dimensioni variabili, da pochi centimetri a qualche decimetro, che si sovrappongono quasi completamente all’immagine corporea che vi è impressa». Elenca gli studi svolti dal 1969 ad oggi.

 

Dopo un’analisi critica dei principali risultati ottenuti nel recente passato sul materiale ematico della Sacra Sindone, l’articolo presenta diverse novità riguardanti tale materiale ematico sia a livello macroscopico che microscopico.

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Conclusioni dell’articolo

A livello macroscopico, lo studio mostra diverse direzioni del flusso sanguigno: verticalmente con il corpo in posizione eretta, inclinato di 45 gradi, e orizzontalmente con il corpo appoggiato su un fianco. Queste diverse direzioni si spiegano da un lato con i movimenti di Cristo sulla croce e dall’altro con i movimenti del suo corpo dopo la sua morte.

 

A livello microscopico lo studio distingue tre tipi di sangue, ovvero tre aspetti del sangue presente sulla Sacra Sindone. Il primo tipo è il sangue di Cristo, che sgorgò dalle sue ferite dopo la sua morte, e che segnò il tessuto quando il corpo di Gesù vi ​​fu avvolto prima di essere deposto nel sepolcro.

 

Una seconda tipologia è molto probabilmente il sangue coagulato sulla pelle di Cristo mentre era ancora in vita, o durante il supplizio della flagellazione o durante l’agonia sulla croce. D’altra parte, lo studio rileva che la quantità di materiale analizzato per il terzo è troppo piccola e che non si può trarre una conclusione certa, ma è possibile che si tratti di globuli rossi.

 

L’analisi ha inoltre rilevato la presenza di fibrina, un elemento necessario per la coagulazione del sangue. Ha poi rivelato la presenza di creatinina, che deriva dalla degradazione della creatina, che svolge un ruolo importante nella contrazione muscolare. Questa presenza indica un trauma muscolare e che la persona è morta sotto tortura.

 

Lo studio, infine, ipotizza le condizioni fisiche dell’Uomo della Sindone, da un punto di vista medico, cercando così di spiegare e coordinare i riscontri sul materiale sanguigno prelevato dal tessuto, in particolare sugli eritrociti rimpiccioliti. Queste ipotesi, anche se molto plausibili, dovranno essere confermate da nuovi studi.

 

Ciò che colpisce è la sempre crescente convergenza dei progressi della Sindonologia – lo studio della Sacra Sindone – che puntano tutti all’autenticità della reliquia emblematica. Ma anche il mistero sempre impenetrabile che avvolge la formazione dell’immagine. Sebbene siano state avanzate molte ipotesi, ovviamente serie, queste faticano a spiegare tutti i dati osservati.

 

La Sacra Sindone, pur consentendo l’avanzamento sulla sua conoscenza, continua a tenere in scacco tutta la scienza moderna e le sue notevoli capacità analitiche. Sicuramente rimarrà un mistero per molto tempo a venire.

 

Articoli previamente pubblicati su FSSPX.News

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Mons. Strickland: cattolici ingiustamente accusati di antisemitismo per aver difeso gli insegnamenti della Chiesa

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L’arcivescovo emerito di Tyler, Texas, monsignor Joseph Strickland ha pubblicato su X un accorato appello contro la montante forza anti-cattolica in USA, dove soprattutto i tradizionalisti sono ora accusati di antisemitismo. Il messaggio di Strickland sembra raccogliere la richiesta di aiuto di Carrie Prejean Boller, ex miss California che è stata espulsa dalla Commissione sulla libertà religiosa di Trump – unica donna cattolica della compagine – per il suo rifiuto di vedersi imposto il sionismo al credo religioso cattolico.   

Quando il mondo richiede compromessi

In questi giorni di grande confusione, molti cattolici fedeli si sentono turbati – alcuni persino scossi – dall’intensità della pressione politica, dalle accuse pubbliche e dalla crescente ostilità verso coloro che semplicemente si attengono all’insegnamento perenne della Chiesa cattolica.   Permettetemi di parlare con chiarezza, come un pastore di anime: se senti che la terra sotto i tuoi piedi trema, non è perché la verità è cambiata, ma perché molti, senza saperlo, si sono ancorati a cose che non possono reggere.   I partiti politici non possono salvarci. I governi non possono definire la verità. E nessun movimento terreno, per quanto potente, può sostituire la regalità di Gesù Cristo.   Il nostro fondamento non si trova a Washington, né in alcuna amministrazione, né in alcuna identità politica. Il nostro fondamento è Gesù Cristo.   Come dichiara il Signore stesso: «Perchè chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà paragonato all’uomo saggio, che si è fabbricato la casa sulla roccia» (Mt 7, 24).   Quella Roccia non è un partito. Quella Roccia non è un’ideologia. Quella Roccia non è un’agenda geopolitica. Quella Roccia è Cristo, e solo Cristo.  

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Sulle false accuse e sulla confusione

Stiamo assistendo a una tendenza preoccupante: i cattolici fedeli vengono etichettati come «antisemiti» semplicemente per essersi rifiutati di adottare determinate posizioni teologiche o politiche, in particolare quelle legate a forme di sionismo cristiano moderno.   Vorrei essere assolutamente chiaro: la Chiesa cattolica rifiuta l’odio verso qualsiasi popolo, compreso il popolo ebraico. L’antisemitismo è un peccato. È ingiusto. È contrario al Vangelo. Tuttavia è altrettanto ingiusto accusare i cattolici di odio semplicemente perché non accettiamo posizioni teologiche estranee alla fede cattolica.   La Chiesa non insegna che la ricostruzione di un tempio o l’adesione a un particolare programma politico siano necessarie per il ritorno di Cristo. Nostro Signore ha già adempiuto l’alleanza.   Il popolo di Dio non è definito dall’etnia, né dalle alleanze politiche, ma dalla fede in Gesù Cristo e dall’obbedienza alla sua volontà.  

Sulla guerra, la sofferenza e la dignità umana

La Chiesa cattolica non plaude alla guerra. Non santifica la violenza. Non ignora la sofferenza degli innocenti, in nessun luogo. Che sia a Gaza, in Israele o in qualsiasi altra parte del mondo, ogni vita umana è sacra.   Parlare della sofferenza, piangere la perdita di vite innocenti, invocare giustizia: questo non è odio. È Vangelo. Il nostro Signore disse: «Beati i pacifici, perchè saranno chiamati figli di Dio.» (Mt 5,9).   La coscienza cattolica non deve mai essere messa a tacere dalle pressioni politiche o dalla paura di essere accusati.

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La nostra idolatria politica

Molti cattolici oggi vivono un periodo di grande turbamento perché la loro identità si è legata troppo strettamente a un partito o a un movimento politico. Questo è un errore pericoloso. Nessun partito politico rappresenta pienamente la verità del Vangelo. Nessun governo è il Regno di Dio.   Quando ci ancoriamo alla politica, prima o poi verremo scossi, perché la politica è in continua evoluzione. Ma quando siamo ancorati a Cristo, rimaniamo saldi, anche quando il mondo trema.  

Una parola ai fedeli

Se ti senti insicuro… Se ti senti sotto pressione… Se ti senti accusato o frainteso…   Ascolta bene: non ti trovi in ​​una situazione instabile se resti con Cristo. Ti senti scosso solo se le tue fondamenta sono altrove.   Ritornate a Lui. Rimanete in Lui. Rimanete saldi nella verità della Sua Chiesa.  

Esortazione finale

Non è tempo di paura. È tempo di chiarezza. Dobbiamo respingere l’odio. Dobbiamo respingere le false accuse. Dobbiamo respingere ogni tentativo di costringere la Chiesa a conformarsi alle ideologie mondane.   E dobbiamo proclamare, senza compromessi: GESÙ CRISTO È IL SIGNORE.   Non Cesare. Non alcun partito. Non alcun movimento. Solo Cristo.   Perciò, rimanete saldi in Lui. Non lasciatevi scuotere, non lasciatevi mettere a tacere e non lasciatevi sviare. Rimanete fedeli, rimanete radicati e tenetevi saldi alla verità, a qualunque costo.   + Joseph

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Germania, perdita di oltre mezzo milione di fedeli cattolici nel 2025

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La Chiesa cattolica in Germania conta ora meno di 19,3 milioni di fedeli, dopo aver perso 549.636 membri nel 2025, secondo le statistiche ecclesiastiche pubblicate lunedì 16 marzo 2026 dalla Conferenza Episcopale Tedesca (DBK).

 

La Germania ha registrato 307.000 abbandoni nel 2025, la cifra più bassa dal 2020, ma comunque ben al di sopra dei livelli pre-pandemia. I battesimi sono in calo e le ordinazioni sono crollate a 25 per l’intero Paese. Sebbene la perdita di fedeli stia leggermente diminuendo, i dati confermano una tendenza al declino strutturale.

 

307.000 abbandoni: il dato più basso dal 2020

Nel 2025 sono state registrati 307.117 abbandoni formali, il dato più basso dal 2020 e in linea con il calo iniziato dopo il record di oltre 520.000 abbandoni del 2022. Tuttavia, questa cifra rimane elevata: l’ultima volta che è scesa al di sotto di questo livello è stato nel 2019, con circa 270.000 abbandoni.

 

Le differenze regionali sono significative. I maggiori cali nel numero di abbandoni si sono registrati nelle diocesi di Eichstätt (-15%), Aquisgrana e Limburgo (-9% in entrambi i casi). Al contrario, cinque diocesi hanno visto un aumento: Speyer (+1,8%), Paderborn (+2,3%), Magdeburgo (+3%), Görlitz (+4,8%) e Passau (+9,1%).

 

A questi dati vanno aggiunti 203.000 decessi, portando la perdita netta, tenendo conto di battesimi, nuove iscrizioni e riammissioni, a 549.636 membri. I cattolici rappresentano ora il 23% della popolazione totale del Paese, con 19.219.601 persone registrate come membri della Chiesa.

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Partecipazione alla Messa: la percentuale aumenta, il numero effettivo diminuisce.

Il tasso di partecipazione alla Messa domenicale è salito dal 6,6% al 6,8%, ma questo aumento percentuale maschera una leggera diminuzione: 1,304 milioni di fedeli nel 2025 rispetto a 1,306 milioni dell’anno precedente. Ciò si spiega con il fatto che la popolazione cattolica totale è diminuita più rapidamente della partecipazione effettiva. La cifra rimane ben al di sotto del 9,1% registrato prima della pandemia nel 2019.

 

Battesimi in calo

I battesimi sono diminuiti da poco più di 116.000 a circa 109.000, con una diminuzione di oltre 7.000 unità. Le prime comunioni (152.300) e le cresime (105.000) sono rimaste stabili, con lievi aumenti. I matrimoni canonici, invece, sono diminuiti da 22.500 a 19.500.

 

Le nuove iscrizioni e i rinnovi delle iscrizioni sono stati 7.700, con un aumento di 1.100 rispetto all’anno precedente. L’87% dei nuovi membri proviene dalla Chiesa evangelica.

 

Solo 25 ordinazioni sacerdotali in tutta la Germania

Uno dei dati più sorprendenti di queste statistiche riguarda le ordinazioni sacerdotali: appena 25 in tutta la Germania entro il 2025, una cifra paragonabile a quella dell’Austria, un paese considerevolmente più piccolo. Alcuni non hanno esitato ad attribuire la responsabilità di questo crollo al Cammino sinodale.

 

Mons. Heiner Wilmer, presidente della Conferenza episcopale tedesca (DBK) e vescovo di Hildesheim, ha commentato questi dati, lodando «l’impegno dei professionisti della nostra Chiesa e la qualità della cura pastorale». Ha descritto il lieve aumento della partecipazione alle funzioni religiose come «un buon segno» e ha considerato «positivo» il fatto che il numero di persone che si sono accostate alla Prima Comunione e alla Cresima sia rimasto stabile.

 

Tuttavia, ha lamentato «l’elevato numero di persone che abbandonano la Chiesa», affermando che «ogni abbandono ci ferisce». Wilmer ha sottolineato che il calo del numero di cristiani in Germania non impedisce loro di «testimoniare la nostra fede con un forte impegno personale».

 

Ha esortato a «non nascondere la testa sotto la sabbia, ma a guardare al futuro e a cercare insieme, anche nell’ambito dell’unione ecumenica, modi per essere cristiani e godere di una maggiore accettazione nella società odierna».

 

Questo commento del progressista vescovo di Hildesheim sottolinea, ancora una volta, la cecità delle autorità ecclesiastiche, che continuano a credere che le direzioni sbagliate intraprese dal Concilio Vaticano II siano quelle giuste, nonostante i risultati negativi che le condannano. Dovremo forse aspettare che non ci siano più fedeli cattolici in Germania prima che i vescovi di quel paese aprano finalmente gli occhi?

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Foto del 1995 mostra Leone XIV mentre partecipa al rituale idolatrico della Pachamama

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Una foto del 1995 ora riemersa mostra l’allora padre agostianiano Robert Francis Prevost, ora papa Leone XIV, partecipare ad un rituale agricolo pagano dell’idolo della Pachamama, la «Madre Terra» della cultura sudamericana. Il rituale idolatrico si sarebbe tenuto durante un simposio teologico agostiniano ufficiale. Il futuro pontefice appare inginocchiarsi assieme ad altri partecipanti.   Lo scoop è un’esclusiva di LifeSite, un cui collaboratore, padre Charles Murr, sta scrivendo un libro su Leone XIV. Tre sacerdoti agostiniani hanno ora confermato indipendentemente a padre Murr che Robert Prevost è chiaramente visibile tra i partecipanti inginocchiati nella fotografia centrale. Sebbene nessuno dei tre fosse presente al rituale del 1995, hanno riconosciuto immediatamente e senza ombra di dubbio il loro confratello dall’immagine pubblicata.  

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L’immagine appare negli atti ufficiali del IV Simposio-Taller Lectura de San Agustín desde América Latina (San Paolo, 23-28 gennaio 1995), pubblicato nel libro (Messico, 1996). La didascalia ufficiale sotto la foto dei partecipanti in ginocchio recita «Celebración del Rito de la pachamama (madre tierra), che è un rito agricolo offerto dalle culture del Sur-Andino in Perù e Bolivia», ossia «Celebrazione del rito di Pachamama (Madre Terra), un rito agricolo praticato dalle culture della regione sud-andina del Perù e della Bolivia».   Lo stesso volume include una grande fotografia di gruppo con la didascalia esplicita «Foto de todos los participantes del Simposio Sao Paulo Brasil», che colloca il futuro Papa a pieno titolo tra i partecipanti a un evento che celebrava apertamente il rituale della Pachamama come parte del suo programma di «ecoteologia».  

Immagine da LifeSiteNews

  «L’uomo che ora è Leone XIV è stato ripreso mentre si inginocchiava durante un rituale pagano dedicato a una dea della terra, in una riunione ufficiale del suo stesso ordine religioso. Le implicazioni per la direzione della Chiesa sotto questo pontificato sono profonde» ha detto don Murr al programma di Lifesite Faith&Reason. Padre Murr ha ottenuto scansioni ad alta risoluzione degli atti (compresa la nitida fotografia con Prevost inginocchiato per la Pachamama) dalla Biblioteca Centrale Salesiana di Buenos Aires.   Un’altra immagine tratta dal libro mostra che, oltre alla cerimonia della Pachamama, i partecipanti hanno celebrato una Messa, e si può vedere Prevost in piedi, mano nella mano con altri partecipanti come in un cerchio, nello stesso punto in cui si è svolto il rituale della Pachamama.  

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Un’altra foto dell’evento, che ritrae tutti i partecipanti al simposio, conferma ulteriormente la presenza di Prevost.   LifeSite ha confermato che le foto di Leone al rituale lo ritraevano effettivamente, confrontandole con immagini dello stesso periodo trovate nella rivista agostiniana in lingua spagnola OALA , dove è indicato con il nome di «Roberto Prevost».   L’autore dello scoop don Murr ha sottolineato come ciò violi il Primo Comandamento e come i martiri della Chiesa abbiano dato la vita piuttosto che partecipare, anche minimamente, a cerimonie dedicate a falsi dèi.   Il culto della Pachamama ha con ogni evidenza radici più antiche del papato bergogliano, quantomeno nel sistema ecclesiale sudamericano, di cui lo statunitense Robert Prevost è pienamente parte: ha vissuto talmente tanti anni in Perù da ricevere la cittadinanza del Paese, e ci si chiede se è la sua seconda nazionalità che ha pesato al conclave per continuare l’opera del sudamericano Bergoglio.   La chiesa di fatto insiste con lo spirito sudamericano su più livelli: bisogna pensare al rito amazzonico e al rito maya ( la cui bozza finale conteneva azioni liturgiche basate su azioni pagane) spuntati durante il papato di Bergoglio, che fece un giro anche sul paganesimo spiritista nordamericano, appassionatamente abbracciato da Bergoglio nel suo viaggio in Canada. Episodi di catto-sciamanismo visti anche in Nordamerica.   Ricordiamo, en passant, come un rito pagano amazzonico sia stato eseguito sul palco di una recente edizione World Economic Forum di Davos, al quale partecipano prelati di alto grado dopo che il papa Francesco aveva mandato lettere di augurio a Klaus Schwab.   La Pachamama è con evidenza la versione del vaticano paganizzato di Gaia, il pianeta reso ente senziente superiore teorizzato da James Lovelock, cioè la Terra divinizzata, deificata a discapito dell’uomo suo parassita: un’inversione totale della Genesi biblica, per cui il creato ruota intorno all’uomo.   Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papaleadulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.

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Tantissimi sanno della venerazione della Pachamama da parte del papa e dei membri del sinodo amazzonico nel 2019, ma ben pochi ricordano un altro importante episodio di paganizzazione nel cuore della Santa Sede: nell’estate del 2017 si era tenuta in Vaticano, per l’anniversario dei rapporti diplomatici con il Giappone, una rappresentazione del Teatro Nō, con il dramma classico Hagoromo a cui aggiungeva un secondo momento dello spettacolo, chiamato Okina, una rappresentazione rituale in cui gli attori interpretano delle divinità, che danzano per la pace e la prosperità.   Andando più indietro, Giovanni Paolo II, il più longevo dei papi conciliari, prese parte a quantità di riti pagani: per esempio la preghiera nella Foresta sacra in Togo con l’invocazione degli spiriti da parte di uno stregone, e una purificazione rituale con partecipazione attiva del defunto romano pontefice. Nel 1986 in India Wojtyla fu ricevuto con il canto di inni vedici (quindi pagani e apertamente panteisti) e numerose cerimonie di chiarissima natura induista, mischiate anche alla celebrazione della Messa.   Prima ancora, si ricorda come Paolo VI nel settembre 1974 divenne il copricapo di piume indiano fu addirittura Paolo VI.   Tirando le somme, è più che mai evidente al lettore di Renovatio 21 che la chiesa leonina intenda portare avanti un progetto di paganizzazione della chiesa cattolica, e quindi la sua riprogrammazione verso il ritorno del sacrificio umano.   Come Renovatio 21 ha già avuto modo di scrivere, la chiesa non sta solo suicidandosi: si sta pervertendo sino a trasformarsi in un’immane macchina di morte. Le aperture verso la contraccezione e soprattutto la produzione di esseri umani in laboratorio – dove per ogni bimbo in braccio ne vengono sacrificati dozzine – stanno a significare proprio questo. Come non pensare, poi al vaccino propagato e imposto con prepotenza dal pontefice, incontrovertibilmente ottenuto tramite il sacrificio umano di feti innocenti.   È, quindi, la chieda degli dèi dei gentili– dei demoni perché come dice il Salmo omnes dii gentium daemonia – e cioè la chiesa dello sterminio, la chiesa della fine degli esseri umani – previa la loro sottomissione ai demoni pagani che, come scrive la preghiera a San Michele Arcangelo, «ad perditionem animarum pervagantur in mundo».  

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