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Rivolta contro l’architettura moderna: un movimento in Svezia

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Un gruppo scandinavo chiamato Arkitekturupproret («ribellione architettonica») si propone di combattere contro il modernismo e neomodernismo architettonico che «continua la brutalizzazione delle nostre città», chiedendo un ritorno alle forme dell’architettura tradizionale, rispettose delle tradizioni locali, lontane dal senso di programmatico sradicamento che sembra essere il vero scopo dell’architettura moderna.

 

«Dopo quasi un secolo di privazioni, vogliamo vedere ancora una volta bellezza, sensibilità e varietà senza tempo nei nostri ambienti costruiti» professa il sito del gruppo, che  si dice preoccupato per «il palese disprezzo da parte di costruttori, architetti e governo per ciò che la gente vuole; per ciò che è sano, emotivamente nutriente e socialmente sostenibile».

 

«Secondo diversi studi, oltre il 75-80% degli intervistati preferisce l’architettura tradizionale (…) Vogliamo che questa percentuale si rifletta in ciò che viene costruito e in come viene costruito. Oggi, nemmeno l’1% in Scandinavia è costruito secondo stili ispirati alla tradizione».

 

I ribelli architetturali denunciano come venga «offerta la falsa dicotomia tra a) neo-modernismo troppo caro in 50 sfumature di grigio (scelta dei principali appaltatori); b) decostruzionismo eccessivamente giocoso (scelta narcisistica dell’archistar); o c) una combinazione deprimente dei due (dove il costruttore lascia che l’architetto decori una scatola noiosa con colori primari contrastanti, finestre e balconi posizionati in modo casuale o motivi ingranditi senza alcun collegamento con la forma, il colore o lo stile dell’edificio)».

 

 

«Vogliamo edifici che sembrino edifici e non gigantesche scatole di scarpe, giocattoli o incidenti» esclamano i membri del gruppo, che quindi attaccano «la continua distruzione del nostro patrimonio culturale, sotto forma di a) ripresa delle demolizioni di edifici del XVIII e XIX secolo, il che è particolarmente scioccante dopo la massiccia autodistruzione dei nostri centri urbani negli anni Cinquanta e sessanta; e b) la costruzione di nuovi tamponamenti, aggiunte e brutti grattacieli in brutale contrasto nei quartieri storici, nei parchi popolari, nelle pittoresche città medievali e in altre aree sensibili. Questo non è assolutamente accettabile!», tuonano.

 

 

Arkitekturupproret desidera creare un dibattito pubblico sul nostro ambiente edificato e sfidare il prevalente «monopolio del gusto» neomodernista e fornire spazi virtuali nei social media affinché la «gente comune» possa esprimere le proprie opinioni sull’architettura contemporanea, condividendo informazioni, impegnandosi nell’attivismo ed evidenziando esempi di ispirazione per nuovi edifici provenienti da altri Paesi.

 

Partito come gruppo su Facebook, Arkitekturupprororet è ora una ONG registrata, che ha decine di migliaia di follower sui social e membri attivi, oltre che nella nativa Svezia, anche in Norvegia, Danimarca, Finlandia, Estonia e pure Gran Bretagna.

 

 

L’ente vuole organizzare annualmente un premio per l’edificio più orrendo, una specie di premio Ig Nobel per l’architettura.

 

 

Ci chiediamo, davanti a tanto scempio fatto in Italia, dove le archistar più nefande hanno devastato varie città e neanche solo quelle, dove siano iniziative come questa nel nostro Paese.

 

Il mondo degli architetti italiani (che sono troppi, sì) è troppo provinciale per rendersi conto dell’aberrazione tossica dell’architettura moderna?

 

 

 

 

 

Immagine di Chris Devers via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

 

 

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La Sagrada Familia sarà presto la chiesa più alta del mondo

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A Barcellona, ​​la Torre di Gesù Cristo incorona presto la basilica della Sagrada Família, opera dell’architetto Antoni Gaudí (1852-1926). L’edificio richiama lo stile gotico naturalistico e l’Art Nouveau catalano. La costruzione della Sagrada Família, iniziata il 19 marzo 1882, sta entrando nella sua fase finale, con l’inaugurazione prevista per il 10 giugno 2026, anniversario della morte accidentale di Antoni Gaudí, investito da un tram.

 

L’imponente costruzione della basilica ha dovuto affrontare numerosi ritardi e difficoltà, tra cui la Guerra Civile Spagnola. Sebbene il completamento dell’edificio sia previsto per il 2026, i lavori sulle sculture e sui dettagli decorativi, e in particolare sulla scalinata sulla facciata della Gloria che conduce all’ingresso principale, dovrebbero proseguire fino al 2034. Questa controversa scalinata richiederà la demolizione di tre isolati e il trasferimento di tutti i residenti.

 

Gaudí progettò una basilica con diciotto torri, dove la torre centrale rappresenta Gesù Cristo, Figlio di Dio e Agnello di Dio, che è al centro della storia umana (Apocalisse 5, 12): «Degno è l’Agnello che è stato immolato di ricever la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l’onore e la gloria e la benedizione». La costruzione della torre di Gesù Cristo, alta 172,5 metri, non doveva superare l’altezza della collina di Montjuïc, che domina la città vecchia e che Gaudí considerava un’«opera di Dio» che l’uomo non doveva superare.

 

La torre sopra l’abside, sormontata da una stella, rappresenta la Vergine Maria, che accettò di essere la madre del Figlio di Dio. Dodici torri si ergono a gruppi di quattro dietro ciascuna delle tre facciate dedicate alla vita di Gesù Cristo. Queste dodici torri rappresentano i dodici apostoli che Gesù chiamò a vivere con Lui e a testimoniare le sue parole e le sue azioni. E quattro torri rappresentano i quattro evangelisti che raccontarono la sua vita.

 

Una volta completata, la basilica avrà cinque navate circondate da un chiostro deambulatorio, con un’abside con sette cappelle all’estremità nord e tre facciate sugli altri lati: quella della Natività, quella della Passione e quella della Gloria, la facciata principale.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine di Fred Romero via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Carol of the Bells, la musica di sottofondo della vostra vigilia di Natale

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Come ogni anno Renovatio 21 pubblica un articolo per celebrare la bellezza del canto di Natale Carol of the Bells, che condividiamo qui in varie sue esecuzioni al fine di fornire al lettore il sottofondo ideale per le sue attività natalizie.   Si tratta di un canto di natale molto conosciuto in America, ma quasi sconosciuto da noi in Europa. È un lavoro corale: le quattro voci raccontano, in un ostinato sempre più rarefatto, la felicità degli attesi rintocchi delle campane che annunziano il Natale. L’ha messa in circolazione compositore americano Peter Wilhousky (1902–1978) nel 1936, copiandola però dal compositore ucraino Mikola Dmitrovič Leontovič (1877–1921) che nel 1914 aveva riadattato una canzone del folklore ucraino chiamandola Ščedryk («munifica»).   Nella musica originale, scritta per celebrare il capodanno celebrato in primavera nelle terre slave pre-cristiane (quelle viste nei giorni corruschi ed enigmatici di Andrej Rublev di Andrej Tarkovkij), una rondine appariva a casa di una famiglia contadina per segnalare l’arrivo un anno di prosperità nei raccolti.  

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La polifonia spiraliforme di Carol of the Bells riecheggia potente in tantissime persone, che la hanno esperita per tramite dei prodotti audiovisivi americani (film, dischi, serie, etc.).   È forse perfino controintuitivo associarla al Natale perché ha un tono più meditativo, financo dolente, rispetto ad altri canti natalizi.   Forse perché vi possiamo proiettare delle questioni di calendario umano: dicembre porta via l’anno che è sempre un anno di fatiche e dolori, seppellirle è necessario per far rinascere la vita, ma è giusto registrarle come tali. Anche i Re Magi, anche Giuseppe, forse, arrivarono stanchi, dopo viaggi ed incertezze, alla mangiatoia.   Essere al cospetto del Dio che nasce, il Dio che è la Vita, significa aver consumato le proprie energie, aver sacrificato. Bisogna riconoscerlo per poter vivere la gioia in modo autentico.   Eccovi una carrellata di versioni di questa musica struggente. Decidete quella che fa al caso vostro, e riascoltetela a loop.

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            Buon Natale ai nostri lettori!    

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Famoso regista di Hollywood e moglie trovati morti in casa. Sospettato il figlio.

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Il regista hollywoodiano Rob Reiner e sua moglie Michele sono stati trovati morti nella loro casa di Brentwood, in California. Il dipartimento di Polizia di Los Angeles (LAPD) ha dichiarato che l’incidente è oggetto di indagine per omicidio.

 

Le autorità intervenute in seguito a una chiamata di soccorso medico hanno trovato domenica i corpi di Reiner, 78 anni, e della moglie, 68 anni, all’interno di una casa di loro proprietà. TMZ e People hanno riferito che avevano riportato ferite compatibili con un’aggressione con coltello.

 

Il capo detective del LAPD Alan Hamilton ha dichiarato domenica sera che gli investigatori non stavano cercando attivamente alcun sospettato o persona di interesse mentre l’inchiesta proseguiva. Ha aggiunto che la polizia avrebbe interrogato i membri della famiglia, sottolineando che «nessuno è stato arrestato» e che «nessuno è stato interrogato come sospettato».

 

Tuttavia, secondo la rivista People, un popolare settimanale americano specializzato in notizie sulle celebrità, si è ipotizzato che il colpevole possa essere il figlio della coppia, Nick. Secondo quanto riportato in seguito, la polizia lo starebbe interrogando, sebbene non sia stato confermato ufficialmente come sospettato.

 

In un’intervista del 2016 con People, Nick, 32 anni, ha affermato di aver lottato contro la tossicodipendenza fin dalla prima adolescenza e di essere stato un senza tetto per periodi di tempo, esperienze che in seguito hanno ispirato il film semi-autobiografico Being Charlie, da lui co-scritto.

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Reiner ha avuto una carriera hollywoodiana lunga cinque decadi, raggiungendo la fama interpretando il ruolo di Michael «Meathead» Stivic nel telefilm Arcibaldo (1971-1979), prima di dirigere successi come il falso documentario musicale, ora film di culto This Is Spinal Tap, La storia fantastica (pellicola che ha segnato l’infanzia di tantissimi americani della generazione X) e il celeberrimo e amatissimo anche in Italia Harry, ti presento Sally», commedia che raccontava la difficoltà delle relazioni sentimentali nella società moderna.

 

Il Reiner è inoltre il regista dello struggente Stand by Me – Ricordo di un’estate (1986) dramma adolescenziale adattato dal libro di Stephen Kingo, del quale ha trasposto brillantemente anche l’ossessivo Misery non deve morire. Il regista ottenne una nomination all’Oscar per Codice d’onore (1993), con Jack Nicholson e Tom Cruise.

 

Reiner era anche noto come attivista anti-tabacco e soprattutto, negli ultimi anni, come critico del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ha co-fondato l’American Foundation for Equal Rights, che ha portato avanti il ricorso in tribunale che ha ribaltato il divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso in California.

 

Reiner nel 2006 aveva brevemente valutato una possibile candidatura contro l’allora governatore della California Arnoldo Schwarzenegger, prima di rinunciare per motivi personali.

 

Reiner ha fatto parte del comitato consultivo del Comitato per l’inchiesta sulla Russia. Lui e l’ex autore dei discorsi di Bush jr David Frum hanno lanciato un sito nel settembre 2017, accompagnato da un video narrato da Morgan Freeman che avvertiva che «Siamo in guerra» e che la Russia aveva attaccato gli Stati Uniti. Altri membri del comitato consultivo al momento del lancio includeva l’ex direttore dell’Intelligence USA James Clapper. A novembre 2020, il consiglio includeva anche l’ex direttore CIA Michael Hayden.

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