Politica
Prodi se lo lascia scappare: il green pass resterà
Romano Prodi se lo lascia scappare: il green pass durerà a lungo. Finché ce ne sarà bisogno. Forse, si potrebbe pensare, per sempre.
«L’obbligo dovrà essere cancellato solo il giorno in cui non ce ne sarà più bisogno». Il tono del mite ex democristiano parrebbe qui perfino un po’ imperativo.
È ormai nota l’obiezione nell’ambito della Filosofia del Diritto che Massimo Cacciari ripropone in tutte le occasioni senza che ne venga colta la gravità: uno stato di emergenza deve dichiarare i parametri da raggiungere per uscire dall’emergenza stessa; in caso contrario non è «stato di emergenza», bensì «stato di eccezione», uno stato che in genere viene anche chiamato «dittatura», «autoritarismo», «tirannia», «dispotismo» etc.
«L’obbligo dovrà essere cancellato solo il giorno in cui non ce ne sarà più bisogno». Il tono del mite ex democristiano parrebbe qui perfino un po’ imperativo.
«Stato di emergenza» e «stato di eccezione» sono cose ben diverse.
Evidentemente non lo sono per Prodi, uomo che con probabilità sta cercando di presentarsi come possibile successore di Mattarella.
Sul Messaggero del 17 ottobre l’ex presidente della Commissione Europea afferma:
«L’obbligo del green pass ha quindi già accelerato l’arrivo della cosiddetta immunità di gregge, cioè del momento in cui l’epidemia sarà, almeno in Italia, definitivamente sotto controllo. Porsi quindi una data di scadenza dell’obbligo del green pass, come è la tesi recentemente espressa da Salvini, non si fonda su alcun dato oggettivo: l’obbligo dovrà essere cancellato solo il giorno in cui non ce ne sarà più bisogno».
Traduciamo noi la filosofia del diritto del professor Prodi: lo stato di emergenza si manterrà finché ce ne sarà bisogno. Concetto quest’ultimo, non esattamente definito.
«Gli italiani, almeno nella prima applicazione delle nuove misure, hanno capito tutto questo e hanno dato, nella stragrande maggioranza, il loro contributo per anticipare l’arrivo di quel giorno».
La conclusione del docente emiliano – da lunghi anni molto amico della Cina – è ancora più serena, quasi serafica:
«Anche se non voglio procedere a giudizi affrettati su eventi che ancora sono in corso, mi sembra quindi che i comportamenti di questi ultimi due giorni dimostrino che, nella loro maggioranza, gli italiani non si accontentano che il governo si limiti a proteggere i diritti individuali, ma debba ugualmente tenere conto degli interessi collettivi della società in cui viviamo. Con il green pass il governo ha semplicemente imposto che questi diversi interessi vengano tra loro armonizzati».
Non sappiamo se con questa espressione voglia riferirsi all’ideale della hexié shèhuì, la «società armoniosa» lanciata dall’ex presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Jintao, ma purtroppo, riguardo le inclinazioni degli italiani, potrebbe avere torto.
Infatti il giorno successivo agli «armoniosi» sgomberi del porto di Trieste, su La Verità del 20 ottobre Maurizio Belpietro pubblica un sondaggio dell’Università Cattolica dove si dimostra che il 50 % degli italiani è ostile al green pass. La metà della popolazione è contraria alla passaporto vaccinale totale.
«EngageMinds Hub ha intervistato 6.ooo persone, senza badare alle simpatie politiche di destra o di sinistra. Oggetto del sondaggio è l’opinione degli italiani a proposito del certificato verde» scrive il quotidiano milanese.
«Beh, a leggere lo studio si capisce che i cosiddetti no pass sono tutt’altro che quattro gatti e quattro estremisti. Solo poco più della metà degli italiani, il 56%, ritiene che il green pass sia una misura efficace a ridurre il rischio di contagi. E soltanto il 52% pensa sia giusto vietare l’accesso ai luoghi di lavoro a chi non ne sia in possesso».
Ma all’ex premier dell’era dell’«Ulivo mondiale» va ancora peggio quando a contraddirlo è lo stesso Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e portavoce del CTS, il quale su La Stampa del 20 ottobre afferma che l’immunità di gregge non esisterà mai.
«Scordiamoci l’immunità di gregge, la terza dose potrebbe servire a tutti». Chiediamo noi: e poi allora la quarta, la quinta etc… ?
Ha ragione Cacciari: chiamatelo «stato di eccezione». Ci siamo già dentro da 21 mesi. Ci siamo dentro per sempre
«L’immunità di gregge, intesa come livello di immunizzazione che azzera la circolazione di un virus, non è obiettivo che ci possiamo porre con il SarsCov-2. Gli obiettivi sono altri: ridurre il più possibile la circolazione del virus ed i contagi e contenere al minino ricoveri e morti. Questo implica avere una massiccia copertura vaccinale della popolazione e garantirne la durata nel tempo».
Già, e come si garantirebbe questa “durata nel tempo” se i vaccini non permettono di raggiungere la leggendaria immunità di gregge come sostiene Brusaferro?
Ma è semplice: i parametri non esistono, si devono solo prolungare indefinitamente le limitazione previste dallo stato di emergenza, cioè quello che nella neo-lingua orwelliana si chiama «limitare i contagi».
Quindi ha ragione Cacciari: chiamatelo «stato di eccezione». Ci siamo già dentro da 21 mesi. Ci siamo dentro per sempre.
Gian Battista Airaghi
Pedofilia
Osceno scandalo a base di pedofilia e bestialità potrebbe travolgere il governo polacco
Uno caso giudiziario scioccanto minaccia di destabilizzare il governo di Varsavia. Il cosiddetto scandalo Kłodzko (detto in patria «afera pedofilsko-zoofilska w Kłodzku») potrebbe far cadere la Coalizione Civica (KO), l’alleanza europeista al potere con il primo ministro Donald Tusk.
«Si tratta di un gruppo di persone che hanno davvero molte cose per la testa», afferma il politico Przemysław Czarnek, candidato premier del partita Piattaforma Civica (PiS), che ritiene che il terrificante caso possa far cadere il governo.
Lo scandalo Kłodzko, in cui emergono vicende di pedofilia e zoofilia nel Voivodato della Bassa Slesia, ha sconvolto liIntera Polonia. P. L., 45 anni, è stato condannato a 25 anni di carcere per reati sessuali commessi contro minori, bestialità e per aver filmato e fotografato tali atti. Secondo Do Rzeczy, la sua ex moglie, K. L., ex attivista del partito di destra PiS, è stata condannata a 6 anni e mezzo di carcere per non aver prestato assistenza alla figlia minorenne avuta da una precedente relazione, vittima di stupro, e per complicità in maltrattamenti di animali.
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Secondo quanto riportato, vi sarebbero; violenze sessuali ripetute e sistematiche sulla figliastra (figlia della moglie da una relazione precedente), iniziate quando la bambina aveva circa 6 anni e durate per oltre 12 anni (dal 2011 al 2022 circa); somministrazione di sostanze stupefacenti o alcol alle vittime per renderle incoscienti; abusi sessuali su minori (anche altre vittime); zoofilia (rapporti sessuali con animali, principalmente cani) e crudeltà sugli animali.
Sarebbero presenti quantità enormi di registrazioni video e foto degli abusi, con gli inquirenti che avrebbero sequestrato centinaia di gigabyte di materiale.
La condanna a 6 anni e 6 mesi dell’attivista locale 41enne di Platforma Obywatelska (PO, poi parte della Koalicja Obywatelska, Coalizione Civica o KO) sarebbe arrivata per non aver prestato aiuto alla figlia minorenne nonostante fosse a conoscenza degli abusi e per crudeltà sugli animali. La procura aveva chiesto 18 anni, ma il tribunale ha emesso una pena più leggera. La stessa procura ha annunciato appello.
La vittima principale ha rilasciato testimonianze molto dure, descrivendo come la madre le avrebbe a volte imposto una scelta terribile tra subire gli abusi dal patrigno o partecipare ad atti con gli animali.
La vicenda è venuta alla luce solo dopo anni grazie a una segnalazione alle autorità svedesi, che ha portato all’arresto del condannato in Svezia nel 2023 tramite mandato di arresto europeo. In Polonia le indagini erano partite ma inizialmente non avevano portato a risultati immediati. Gli inquirenti hanno raccolto prove schiaccianti attraverso i materiali multimediali trovati.
La vicenda ha scatenato un’ondata di critiche per il presunto silenzio iniziale dei media mainstream e del partito di governo, e ha portato a dibattiti su come certe figure locali potessero operare «alla luce del sole» nonostante le voci circolanti.
Mercoledì il Czarnek, candidato del PiS alla carica di primo ministro, ha commentato il caso sconvolgente e le sue possibili conseguenze politiche su Telewizja Republika.
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«Questo è uno scandalo gravissimo che, a mio avviso, affonderà Piattaforma Civica. Ho parlato di Piattaforma Civica e del suo comportamento assolutamente scandaloso tre anni fa, durante il dibattito sulla mozione di sfiducia nei miei confronti. E ho gridato dal podio del Parlamento che queste persone dovrebbero essere temute, perché questi membri di Piattaforma Civica, i sindaci delle città che ne fanno parte, finanziano associazioni e organizzazioni con enormi fondi pubblici – oltre un miliardo di zloty all’anno – che si occupano semplicemente di questioni drammatiche», ha affermato l’ex Ministro dell’Istruzione e della Scienza. «Ho menzionato programmi che erano semplicemente pervertiti già dal nome», ha aggiunto.
Come ha sottolineato Czarnek, «questa è una comunità di persone che hanno davvero molto da guadagnare, che finanzia questo tipo di comunità che commettono azioni vergognose, drammatiche, criminali e disumane contro i bambini e anche contro gli animali, perché anche in questo caso abbiamo a che fare con la zoofilia».
La KO ha preso le distanze: la donna sarebbe stata espulsa o avrebbe lasciato il partito non appena emersi i sospetti formali. Alcuni esponenti hanno negato legami personali o professionali stretti con lei. Gli intervistati sottolineano che il caso coinvolge un ex attivista KO e una figura di basso livello.
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Politica
Trump licenzia il procuratore generale Pam Bondi: tra Epstein, spie straniere e complotti di palazzo
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It’s legit a banger pic.twitter.com/OMox984FUF
— @jason (@Jason) April 3, 2026
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Politica
Israele approva la pena di morte per i palestinesi, ma non per gli israeliani ebrei che commettono crimini identici
Israele ha approvato la pena di morte per i palestinesi, ma non per gli israeliani che commettono lo stesso crimine.
La controversa legge, approvata lunedì, prevede la pena di morte come condanna predefinita per i palestinesi condannati dai tribunali militari per attentati terroristici mortali. 62 parlamentari, tra cui il primo ministro Benjamino Netanyahu, hanno votato a favore, mentre 48 si sono opposti al controverso disegno di legge, che è stato condannato dalla Gran Bretagna. C’è stata un’astensione e gli altri parlamentari non erano presenti.
Domenica, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia hanno espresso «profonda preoccupazione» per il disegno di legge, affermando che rischia di «minare gli impegni di Israele in materia di principi democratici».
Nei giorni precedenti al voto, il ministro della sicurezza nazionale, il sionista Itamar Ben Gvir, aveva indossato una spilla a forma di cappio, a simboleggiare il suo sostegno alla legge. «Abbiamo fatto la storia!!! Lo avevamo promesso. E abbiamo mantenuto la promessa», ha scritto il Ben Gvir su X dopo il voto.
Today, the State of Israel has taken a historic and necessary step in the global fight against terrorism.
The passage of the law allowing for the death penalty for terrorists who commit premeditated, nationalistically motivated acts of murder sends a clear message: those who… pic.twitter.com/5al3vgDU6j
— איתמר בן גביר (@itamarbengvir) March 31, 2026
Video del Ben Gvirro che festeggia felice stanno circolando in rete. «Presto li conteremo uno per uno» dice versando alcolici ad un gruppo di amici con la kippah.
VIDEO | Israeli National Security Minister Ben Gvir, outside the Knesset chamber, celebrates the passing of the death penalty law for Palestinian detainees, describing it as historic and saying, “Soon we will count them one by one.” pic.twitter.com/yc4Aan0dLf
— The Cradle (@TheCradleMedia) March 30, 2026
Israel’s NS Minister Ben Gvir pops champagne to celebrate Knesset’s passage of a death penalty law for Palestinian detainees. He and his party members wore golden noose-shaped pins.
“Soon we will get them one by one.”
Netanyahu, who almost never votes, also came in to say… pic.twitter.com/VLXRd1nwcz
— Chay Bowes (@BowesChay) March 31, 2026
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Il disegno di legge renderà la pena di morte la sanzione predefinita per i palestinesi nella Cisgiordania occupata da Israele riconosciuti colpevoli di aver intenzionalmente compiuto attacchi mortali considerati «atti di terrorismo» da un tribunale militare israeliano. Si afferma che la pena può essere ridotta all’ergastolo in «circostanze particolari».
Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha affermato che il disegno di legge includeva definizioni vaghe di «terrorista», il che significa che la pena di morte potrebbe essere inflitta per «condotte che non sono di natura genuinamente terroristica». I palestinesi in Cisgiordania vengono automaticamente processati dai tribunali militari israeliani.
Il disegno di legge stabilisce che la condanna a morte debba essere eseguita tramite impiccagione, aggiungendo che l’esecuzione deve avvenire entro 90 giorni dalla sentenza, con un possibile rinvio fino a 180 giorni.
Il disegno di legge sembra essere in conflitto con le Leggi fondamentali di Israele, che vietano la discriminazione arbitraria. Poco dopo la sua approvazione, un’importante organizzazione per i diritti umani ha annunciato di aver presentato ricorso alla Corte Suprema chiedendo l’annullamento della legge.
«La legge crea due percorsi paralleli, entrambi pensati per essere applicati ai palestinesi», ha dichiarato l’Associazione per i diritti civili in Israele in un comunicato.
«Nei tribunali militari, che hanno giurisdizione sui palestinesi della Cisgiordania, si tratta di una condanna a morte pressoché obbligatoria», ha affermato l’organizzazione per i diritti umani.
Nei tribunali civili, la disposizione di legge secondo cui gli imputati devono aver agito «con l’obiettivo di negare l’esistenza» di Israele «esclude strutturalmente i responsabili ebrei», ha aggiunto il gruppo.
L’associazione ha sostenuto che la legge dovesse essere annullata sia per motivi giurisdizionali che costituzionali. Durante il dibattito in parlamento, Ram Ben Barak, parlamentare dell’opposizione ed ex vicedirettore del Mossad, ha espresso indignazione per la legge. «Capite cosa significa che esiste una legge per gli arabi in Giudea e Samaria e una legge diversa per il resto della popolazione, di cui è responsabile lo Stato di Israele?», ha chiesto ai colleghi parlamentari, usando il nome israeliano per la Cisgiordania. «Dice che Hamas ci ha sconfitti. Ci ha sconfitti perché abbiamo perso tutti i nostri valori».
La proposta di legge è stata presentata da Limor Son Har-Melech, una parlamentare del partito di Ben Gvir che anni fa è sopravvissuta a un attentato perpetrato da militanti palestinesi in cui suo marito è stato ucciso.
«Per anni abbiamo sopportato un crudele ciclo di terrore, prigionia, rilascio in seguito ad accordi sconsiderati e il ritorno di questi mostri umani per assassinare nuovamente gli ebrei», ha affermato. «E oggi, amici miei, questo ciclo si è chiuso».
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L’ Autorità Palestinese ha condannato l’adozione della legge, affermando che «Israele non ha sovranità sui territori palestinesi». «Questa legge rivela ancora una volta la natura del sistema coloniale israeliano, che cerca di legittimare le uccisioni extragiudiziali sotto copertura legislativa», ha aggiunto.
A febbraio Amnesty International aveva esortato i legislatori israeliani a respingere la legge, citandone l’«applicazione discriminatoria nei confronti dei palestinesi».
Non è privo di significato il fatto che il Ben Gvir – noto come estremista discepolo del rabbino ultrasionista e suprematista Meir Kahane – come ministro della sicurezza controlli di fatto la polizia dello Stato Giudaico, e abbia avuto nel tempo contrasti persino con il capo dei servizi interni Shin Bet, Ronen Bar, che lo ha accusato di essere, con i coloni che sostiene, un pericolo per Israele.
Israele ha abolito la pena di morte per omicidio nel 1954. L’unica persona mai giustiziata in Israele dopo un processo civile è l’ufficiale nazista Adolfo Eichmann (1906-1962), ritenuto uno degli artefici dello sterminio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1962.
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