Cina
Pechino usa il riconoscimento facciale per scovare i rifugiati nord-coreani
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
I sistemi di controllo e l’intelligenza artificiale hanno aumentato i rischi e i costi per quanti cercano di fuggire dal regime dei Kim. Se un volto non corrisponde a un profilo, la polizia è pronta a intervenire. COVID-19 e sorveglianza hanno abbattuto i numeri dei fuggiaschi. Le tariffe richieste dagli «intermediari» sono aumentate fino a 10-15 mila dollari.
La tecnologia di riconoscimento facciale usata da Pechino aumenta il rischio di cattura per i rifugiati nord-coreani, facendo lievitare al contempo i prezzi chiesti dai trafficanti che organizzano la fuga oltre-confine.
Secondo fonti di Radio Free Asia (RFA) con contatti nell’ambiente dei contrabbandieri, la maggior parte cerca di attraversare il confine settentrionale con la Cina; tuttavia, i sistemi di controllo e l’uso dell’intelligenza artificiale in Cina – con telecamere in ogni strada, piazza e nelle stazioni ferroviarie – permettere di tracciare ogni passaggio di mezzi e persone.
A questo si aggiunge il fatto che quasi tutti i residenti cinesi sono registrati all’interno di un database governativo, quindi è facile scovare i nordcoreani che non risultano inseriti nell’elenco ogniqualvolta vengano intercettati e inquadrati da una telecamera.
«Quando un volto non corrisponde a un profilo – sottolinea Seo Jae-pyoung, capo dell’Associazione disertori nordcoreani, un gruppo di sostegno con sede in Corea del Sud – la polizia è pronta a controllare la persona per determinarne il motivo».
Sebbene sia difficile sapere con certezza se il software abbia portato alla cattura di rifugiati ed esuli nordcoreani in Cina, è altrettanto evidente che l’uso diffuso abbia aumentato il costo e i rischi della fuga. Già nel marzo scorso, aggiunge Seo, il software di sorveglianza pare sia stato uno dei «fattori chiave» nella cattura di un gruppo di cinque o sei profughi del Nord e di un intermediario locale che li aiutava «negli spostamenti» in territorio cinese. È «molto probabile» che siano stati catturati dagli agenti cinesi «vicino alla città nord-orientale di Dalian» e sarebbero stati individuati perché «non erano a conoscenza dei pericoli della tecnologia di riconoscimento facciale e del tracciamento».
L’attivista conferma che la tecnologia basata sull’Intelligenza Artificiale, usata in modo massiccio da Pechino, ha aumentato i rischi per i nord-coreani che vogliono fuggire dal regime dei Kim.
La Cina, di solito, è la prima tappa verso nazioni del Sud-Est asiatico, prima di raggiungere Seoul meta finale del tentativo disperato di migrazione.
Secondo gli esperti, questo potrebbe essere uno dei motivi per cui il numero di nordcoreani che riescono a raggiungere la Corea del sud è in calo. Tra il 2001 e il 2019 ogni anno entravano nel Sud oltre mille profughi del Nord, con un picco di 2.914 nel 2009. Tuttavia, il numero è sceso a 229 nel 2020 e poi a due cifre nel 2021 e 2022, secondo i dati del Ministero dell’Unificazione sudcoreano.
Certo, a incidere sui numeri sono state anche – e soprattutto – le pesantissime restrizioni agli spostamenti imposte a partire dal febbraio-marzo 2020 per la pandemia di COVID-19, durante la quale Pechino e Pyongyang hanno sigillato il confine di 1.350 chilometri. A questo, gli esperti aggiungono però anche il contributo della tecnologia di riconoscimento facciale che ha spinto molti a desistere dal desiderio di fuga, anche perché in caso di cattura e rimpatrio le pene nei lager del regime dei Kim sono durissime, sino alla morte.
Choo Jaewoo, professore presso il Dipartimento di lingua e letteratura cinese dell’università Kyung Hee di Seoul, sottolinea come la tecnologia sia così avanzata da permettere a Pechino di sorvegliare i fuggiaschi su richiesta di Pyongyang.
«Se la Corea del Nord richiede il monitoraggio di una persona specifica e la Cina lo accetta, il rischio di essere scoperti dalla tecnologia di riconoscimento facciale – avverte lo studioso – potrebbe essere molto maggiore».
Il software ha inoltre aumentato il rischio per i broker, spingendoli ad aumentare i prezzi. Prima che la tecnologia di riconoscimento facciale fosse così diffusa, attraversare la Cina con l’aiuto di un intermediario costava circa 2mila dollari per rifugiato, mentre ora costa dai 10mila ai 15mila dollari e la corsa agli aumenti continua.
Prima i fuggiaschi potevano almeno vedere l’arrivo della polizia e cercare di evitarla, o nascondersi quando sentivano le sirene.
«Ora – conclude Ji Chul-ho, di Now Action & Unity for Human rights, organizzazione sudcoreana che aiuta i fuggitivi del Nord – siamo esposti a un numero maggiore di paure invisibili e inconsapevoli. È un problema serio».
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Cina
La Cina condanna l’attacco «egemonico» degli Stati Uniti al Venezuela
Il ministero degli Esteri cinese ha condannato l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela e la cattura di Nicolas Maduro, definendoli «egemonici».
«La Cina è profondamente scioccata e condanna fermamente l’uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l’azione contro il suo presidente», ha affermato il ministero degli Esteri cinese in una dichiarazione rilasciata più tardi nella giornata.
«Tali atti egemonici degli Stati Uniti violano gravemente il diritto internazionale e la sovranità del Venezuela e minacciano la pace e la sicurezza in America Latina e nella regione caraibica», ha affermato, chiedendo a Washington di rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite.
L’operazione di cambio di regime degli Stati Uniti è avvenuta poche ore dopo la visita di una delegazione cinese in Venezuela, un partner chiave, guidata dall’inviato speciale del presidente Xi Jinping, Qiu Xiaoqi. Pechino non ha rilasciato una dichiarazione sull’incontro, ma Caracas ha affermato che è servito a rafforzare un «mondo multipolare di sviluppo e pace» di fronte alle «misure coercitive unilaterali» occidentali.
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La Cina e la nazione sudamericana, pesantemente sanzionata, hanno mantenuto un’importante «partnership strategica in ogni condizione atmosferica» dal 2023 e hanno firmato un accordo di investimento nel 2024.
Dopo l’attacco degli Stati Uniti, Pechino ha fatto eco a Mosca e ha condannato il «sequestro forzato» di Maduro e di sua moglie, chiedendone il rilascio.
Come riportato da Renovatio 21, è stato reso noto che poco prima del sequestro il Maduro aveva incontrato alti dignitari della Repubblica Popolare Cinese.
In assenza del leader venezuelano, la Corte Suprema del Paese ha concesso poteri presidenziali alla vicepresidente Delcy Rodriguez.
Poco prima della decisione, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiamato la Rodriguez per esprimere la solidarietà e il sostegno di Mosca alla difesa degli interessi nazionali e della sovranità del Paese da parte del governo venezuelano. Entrambe le parti hanno inoltre espresso l’impegno a consolidare l’accordo bilaterale di partenariato strategico firmato da Mosca e Caracas lo scorso maggio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Cina
Pechino inaugura nello Xinjiang un mega tunnel stradale per i commerci con l’Asia centrale
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Cina
Xi torna a promettere una riunificazione «inarrestabile» con Taiwan
Il presidente cinese Xi Jinping, che ha più volte definito la riunificazione con Taiwan «inevitabile», ha ribadito tale convinzione nel discorso alla nazione pronunciato alla vigilia di Capodanno, celebrando un indissolubile «legame di sangue e parentela».
Taiwan è governata dalle forze nazionaliste cinesi sotto il nome di Repubblica di Cina da quando queste si rifugiarono sull’isola dopo la sconfitta nella guerra civile del 1949. Pechino considera l’isola parte integrante del proprio territorio sovrano, in linea con la politica dell’unica Cina.
«Noi cinesi su entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan condividiamo un legame di sangue e parentela. La riunificazione della nostra madrepatria, una tendenza dei nostri tempi, è inarrestabile!», ha affermato Xi mercoledì, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale cinese Xinhua.
President Xi’s New Year address.
English subtitles provided. pic.twitter.com/rsaf1Fd4ms
— Zhao DaShuai 东北进修🇨🇳 (@zhao_dashuai) December 31, 2024
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Il presidente cinese ha inoltre sottolineato che Pechino «sosterrà Hong Kong e Macao affinché si integrino meglio nello sviluppo complessivo del nostro Paese e mantengano prosperità e stabilità a lungo termine».
Pechino ha reiterato in più occasioni la preferenza per una riunificazione pacifica, senza tuttavia escludere il ricorso alla forza nel caso in cui le «forze separatiste» dell’isola perseguissero un’indipendenza formale.
In questa settimana l’Esercito di Liberazione del Popolo (ELP) ha svolto due giorni di manovre militari nelle vicinanze di Taiwan, simulando il blocco di porti strategici, attacchi di precisione su bersagli navali e contromisure contro interferenze esterne.
Le esercitazioni sono iniziate appena 11 giorni dopo l’annuncio da parte di Washington di un pacchetto di vendita di armi a Taiwan del valore di 11,1 miliardi di dollari, il più ingente mai approvato per l’isola.
Sia la Cina continentale che Taiwan aderiscono alla politica di «un’unica Cina» e rivendicano di essere il legittimo governo dell’intera Cina. Tuttavia, solo un ristretto numero di paesi mantiene relazioni diplomatiche ufficiali con Taipei, mentre la maggior parte riconosce Pechino.
Dal ottobre 1971, l’ONU riconosce la Repubblica Popolare Cinese (RPC) come «unico rappresentante legittimo della Cina presso le Nazioni Unite».
Sebbene nel 1979 il governo statunitense abbia dichiarato di «riconoscere il governo della [RPC] come l’unico governo legale della Cina», continua a intrattenere rapporti stretti con Taipei, che comprendono visite di alti legislatori, attirando ripetuti rimproveri da parte di Pechino.
Il sostegno russo alla posizione cinese su Taiwan è sancito dal Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole siglato tra Mosca e Pechino nel luglio 2001, ha ricordato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov in una recente intervista, evidenziando che uno dei principi cardine è «il sostegno reciproco nella difesa dell’unità nazionale e dell’integrità territoriale».
Lavrov ha affermato che Taiwan viene attualmente impiegata come strumento di «deterrenza militare-strategica» nei confronti di Pechino, con certi paesi occidentali interessati a sfruttare le risorse finanziarie e tecnologiche dell’isola.
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Come riportato da Renovatio 21, la ripetizione delle mire su Formosa è continua e forsennata nei discorsi dello Xi. Nel discorso TV di capodanno 2024 il presidente cinese aveva dichiarato che «i compatrioti su entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan sono un’unica famiglia. Nessuno può spezzare i nostri legami familiari e nessuno può fermare la tendenza storica della riunificazione nazionale della madrepatria».
Come riportato da Renovatio 21, anche nel discorso di fine anno 2023 lo Xi aveva dichiarato che la riunificazione con Taipei è «inevitabile». Un anno fa, tuttavia, Xi non aveva fatto menzione della forza militare. Il mese prima, il governo cinese aveva epperò chiarito che una dichiarazione di indipendenza da parte di Taipei «significa guerra».
Come riportato da Renovatio 21, durante il suo discorso per la celebrazione del centenario del Partito Comunista Cinese nel 2021 lo Xi, mostrandosi in un’inconfondibile camicia à la Mao, parlò della riunificazione con Taipei come fase di un «rinnovamento nazionale» e della prontezza della Cina a «schiacciare la testa» di chi proverà ad intimidirla.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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