Passaporti sanitari, restrizioni anti-Covid e più costi: volare in Asia nel 2021

 

 

 

 

Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews.

 

 

 

 

Il mix tra meno voli e un maggior numero di controlli renderà meno frequente prendere un aereo. Il traffico aereo nel 2020 si è ridotto del 67% rispetto all’anno precedente. Persi quasi 1.000 miliardi di dollari in guadagni. Ritorno ai livelli pre-pandemia al massimo nel 2024. Proposti cancellazioni senza costi e tour per fare i vaccini.

 

 

 Un passaporto sanitario con i vaccini effettuati per riavviare il turismo internazionale: una delle proposte suggerite dagli operatori asiatici del settore

 

Ci vuole un passaporto sanitario con i vaccini effettuati per riavviare il turismo internazionale, colpito in modo drammatico dagli effetti della pandemia da coronavirus. È una delle proposte suggerite dagli operatori asiatici del settore. Essi prevedono che nel 2021 continueranno le limitazioni alla libertà di movimento; i voli saranno ristretti a «bolle» tra Paesi e ad accessi speciali per questioni di affari.

 

Il mix tra meno voli e un maggior numero di controlli renderà più costoso e meno frequente prendere un aereo. Come lo scorso anno, i turisti privilegeranno le nazioni d’origine e non i viaggi all’estero. Paesi di grandi estensioni come la Cina hanno già puntato sul turismo domestico. Per diversi osservatori, il mercato interno non riuscirà però a compensare le perdite dovute al crollo dei viaggi internazionali.

 

Secondo esperti intervistati dal South China Morning Post, il turismo in Asia tornerà ai livelli pre-pandemia al massimo nel 2024. Il traffico aereo nel 2020 si è ridotto del 67% rispetto all’anno precedente, sostiene l’agenzia Cirium. Lo stop ai collegamenti aerei è stata una delle prime misure adottate dai governi per contenere la diffusione del Covid-19.

Il turismo in Asia tornerà ai livelli pre-pandemia al massimo nel 2024. Il traffico aereo nel 2020 si è ridotto del 67%

 

L’Organizzazione Onu per il turismo ha calcolato un crollo del 70% negli scambi turistici mondiali: un ritorno ai livelli di 30 anni fa. Nei primi 10 mesi dello scorso anno il settore ha perso 935 miliardi di dollari.

 

L’Asia-Pacifico ha subito il crollo maggiore (-82%), un grande danno per gli Stati della regione che fanno grande affidamento sugli introiti turistici.

L’Organizzazione Onu per il turismo ha calcolato un crollo del 70% negli scambi turistici mondiali: un ritorno ai livelli di 30 anni fa

 

Ancora oggi, molti Paesi mantengono la chiusura dei cieli agli arrivi da altri Stati. La Thailandia ha allentato le restrizioni agli ingressi da 56 nazioni. Per entrare nel Paese è necessario presentare un certificato che attesti la negatività al COVID; l’arrivo è seguito da due settimane di quarantena. Il Vietnam permette alcuni voli commerciali, come anche Singapore.

 

Per gli operatori del comparto, i viaggiatori devono essere incentivati a spendere; ad esempio le compagnie potrebbero garantire loro il diritto di cambiare data o cancellare la prenotazione senza costi aggiuntivi.

 

Nuove strategie potrebbero prevedere dei «tour sanitari», dove i clienti si spostano in un altro Paese per fare uno specifico vaccino.

Nuove strategie potrebbero prevedere dei «tour sanitari», dove i clienti si spostano in un altro Paese per fare uno specifico vaccino.