Geopolitica
Parigi attacca Pechino: i nostri senatori sono liberi di andare a Taipei
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews
L’ambasciatore cinese aveva intimato al senatore Alain Richard di non recarsi in visita a Taiwan. Per i cinesi è una violazione del «principio dell’unica Cina». Non è la prima volta che la Cina minaccia politici europei che vogliono visitare l’isola.
L’ambasciatore cinese aveva intimato al senatore Alain Richard di non recarsi in visita a Taiwan.
I senatori francesi sono liberi di incontrare chiunque vogliano quando vanno in missione. È la dura risposta rilasciata ieri sera dal ministero francese degli Esteri dopo che sono emersi i dettagli di una lettera con cui l’ambasciatore cinese in Francia, Lu Shaye, ha intimato al senatore Alain Richard di non recarsi la prossima estate in visita a Taipei.
La missiva risale allo scorso mese; dopo le rivelazioni di stampa del 15 marzo, l’ambasciata cinese l’ha pubblicata ieri sul suo sito web. Secondo Lu, il viaggio di Richard viola il «principio dell’unica Cina» e invia un segnale «sbagliato» di sostegno all’indipendenza taiwanese, tutti elementi che potrebbero «danneggiare» i rapporti tra Pechino e Taipei.
Il ministero taiwanese degli Esteri ha condannato la lettera dell’ambasciatore Lu: «Il comportamento incivile del governo Cinese non farà altro che accrescere l’antipatia del popolo taiwanese verso la Cina».
«Il comportamento incivile del governo Cinese non farà altro che accrescere l’antipatia del popolo taiwanese verso la Cina»
Per Pechino, Taiwan è una provincia «ribelle»; il presidente Xi Jinping non esclude di riconquistare l’isola con la forza.
Nel summit di oggi in Alaska con le controparti cinesi, il segretario di Stato Antony Blinken e il consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan hanno promesso di parlare delle «profonde preoccupazioni» di Washington per la politica sempre più aggressiva della Cina nei confronti di Taipei.
Nel frattempo, l’incaricato d’affari francese a Taipei Jean-Francois Casabonne-Masonnave – di fatto un ambasciatore – ha precisato ieri che la visita di Richard e di altri senatori è confermata. Richard è stato ministro della Difesa nell’amministrazione Chirac: in quella funzione ha visitato più volte Taiwan. Ora egli è a capo del Gruppo di amicizia franco-taiwanese del Senato di Parigi.
Per Pechino, Taiwan è una provincia «ribelle»; il presidente Xi Jinping non esclude di riconquistare l’isola con la forza
Non è la prima volta che leader e diplomatici cinesi boicottano i rapporti tra i governi europei e quello di Taiwan. Lo scorso fine agosto, il ministro cinese degli Esteri Wang Yi è arrivato a minacciare il presidente del Senato ceco Miloš Vystrčil, che in quei giorni si trovava in visita a Taipei. Wang ha detto che Vystrčil l’avrebbe «pagata cara»; lo stesso trattamento è stato riservato al sindaco di Praga Zdeněk Hřib, preso di mira per il gemellaggio della sua città con Taipei.
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Geopolitica
Orban: l’Ucraina è il nostro nemico
Il primo ministro ungherese Vittorio Orban ha definito l’Ucraina un «nemico» a causa delle sue richieste di interrompere gli acquisti di petrolio e gas dalla Russia.
Budapest si è costantemente opposta agli sforzi dell’Unione Europea per eliminare progressivamente le forniture energetiche russe, nell’ambito delle sanzioni adottate contro Mosca in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022.
Parlando sabato durante un comizio elettorale nella città occidentale di Szombathely, Orban ha accusato Kiev di compromettere la sicurezza energetica dell’Ungheria.
«Gli ucraini devono smettere di chiedere a Bruxelles di tagliare fuori l’Ungheria dall’energia russa a basso costo», ha dichiarato Orban.
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«Finché l’Ucraina continuerà a pretendere che l’Ungheria venga esclusa dall’energia russa economica, non sarà soltanto un nostro avversario, ma diventerà nostro nemico», ha aggiunto, mettendo in guardia sul rischio di aumenti drammatici nelle bollette per le famiglie ungheresi.
Orban ha rinnovato la sua ferma contrarietà all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, sostenendo che un’«alleanza militare o economica» con Kiev «porterebbe solo problemi». Lunedì l’Ungheria ha annunciato l’intenzione di fare causa all’UE per quello che ha definito un divieto «suicida» sulle forniture energetiche russe.
La Commissione europea sta attualmente esaminando il ventesimo pacchetto di sanzioni, che prevede tra l’altro il divieto di servizi marittimi per il trasporto di petrolio russo. Lo scorso mese, il Consiglio europeo ha approvato una roadmap per eliminare completamente le rimanenti importazioni di gas russo entro la fine del 2027.
A differenza della maggior parte degli altri Stati membri dell’UE, l’Ungheria ha rifiutato di fornire armi all’Ucraina e ha insistito affinché l’Unione privilegi una soluzione diplomatica al conflitto. Orbán ha inoltre messo in guardia sul fatto che un’ulteriore escalation del conflitto potrebbe sfociare in una guerra totale tra NATO e Russia.
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Immagine di European People Party via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
Geopolitica
Orban: l’UE cerca di tagliare il sostegno alle famiglie per finanziare l’Ucraina
🫴 Brusselian bureaucrats have their hands out, trying to take money from our families so they can shovel it over to Kyiv. Brussels calls putting families first heresy. We call it common sense. pic.twitter.com/QqryAo90jB
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) February 6, 2026
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Geopolitica
La Finlandia si oppone alle garanzie «simili all’articolo 5» NATO per l’Ucraina
Secondo un cablogramma diplomatico trapelato, la Finlandia ha chiesto riservatamente ai funzionari statunitensi di evitare di presentare i futuri impegni di sicurezza verso l’Ucraina come «simili all’articolo 5», avvertendo che tale formulazione potrebbe indebolire la portata della clausola centrale di difesa collettiva della NATO.
L’articolo 5 del Trattato Atlantico stabilisce che un attacco armato contro uno dei membri dell’Alleanza sia considerato un attacco contro tutti, attivando l’obbligo di una risposta militare collettiva.
Un dispaccio del dipartimento di Stato americano datato 20 gennaio, acquisito da Politico, rivela che il ministro degli Esteri finlandese Elina Valtonen avrebbe messo in guardia i legislatori statunitensi in visita: utilizzare un linguaggio di questo tipo rischierebbe di confondere le garanzie assolute e vincolanti dell’articolo 5 con le promesse bilaterali che singoli Paesi potrebbero eventualmente offrire a Kiev.
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Valtonen avrebbe inoltre insistito sulla necessità di mantenere un chiaro «firewall» – una netta separazione – tra il sistema di difesa collettiva della NATO guidato dagli Stati Uniti e qualsiasi accordo di sicurezza futuro riguardante l’Ucraina. Secondo il cablogramma, analoghe preoccupazioni sarebbero state espresse anche dal ministro della Difesa finlandese in un incontro successivo.
Nel contesto dei negoziati di pace in corso, mediati dagli Stati Uniti, sul conflitto ucraino, diversi resoconti giornalistici hanno indicato che Washington avrebbe proposto garanzie di sicurezza «simili all’articolo 5» per Kiev come elemento di una possibile roadmap verso la pace, includendo la Finlandia – entrata nella NATO nel 2023 – tra i potenziali Paesi garanti disposti a difendere l’Ucraina in caso di nuova aggressione.
Tuttavia, già alla fine dello scorso anno il primo ministro finlandese Petteri Orpo aveva smentito tale ipotesi, dichiarando che Helsinki non intende fornire garanzie in stile NATO all’Ucraina e sottolineando una distinzione fondamentale tra impegni di assistenza e obblighi di difesa militare.
«Dobbiamo comprendere che una garanzia di sicurezza è una questione estremamente seria. Non siamo disposti a offrire garanzie di sicurezza, ma possiamo contribuire con misure di sicurezza. La differenza tra le due cose è enorme», aveva affermato.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
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