Spirito
Papa Leone XIV minimizza il Filioque nella nuova lettera apostolica
In una nuova lettera apostolica Papa Leone XIV ricorda il Credo niceno nella sua forma originaria – senza il Filioque – come fondamento della fede cristiana, sottolineando il primato del cammino ecumenico.
Domenica 23 novembre il Papa ha pubblicato la lettera apostolica dedicata al 1700° anniversario del Concilio di Nicea, In Unitate Fidei (“Nell’unità della fede”), nella quale propone un rinnovato slancio per una professione di fede ecumenica.
«Condividiamo infatti la fede nell’unico e solo Dio, Padre di tutti gli uomini, confessiamo insieme l’unico Signore e vero Figlio di Dio Gesù Cristo e l’unico Spirito Santo, che ci ispira e ci spinge alla piena unità e alla testimonianza comune del Vangelo. Davvero quello che ci unisce è molto più di quello che ci divide!», ha scritto il romano pontefice.
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Nel testo, volto a promuovere l’unità dei cristiani con riferimento alle prime professioni di fede, Papa Leone XIV cita il Credo niceno-costantinopolitano del 381 nella sua forma originale, senza il Filioque (riferimento alla processione dello Spirito Santo da Dio Padre «e dal Figlio» nella teologia trinitaria). Questa scelta pienamente consapevole si inserisce in un discorso più ampio sull’ecumenismo come cammino di riconciliazione, volto a stabilire un futuro terreno comune con le Chiese orientali.
«Dobbiamo dunque lasciarci alle spalle controversie teologiche che hanno perso la loro ragion d’essere per acquisire un pensiero comune e ancor più una preghiera comune allo Spirito Santo, perché ci raduni tutti insieme in un’unica fede e un unico amore» scrive il papa nella sua lettera.
«Questo non significa un ecumenismo di ritorno allo stato precedente le divisioni, né un riconoscimento reciproco dell’attuale status quo della diversità delle Chiese e delle Comunità ecclesiali, ma piuttosto un ecumenismo rivolto al futuro, di riconciliazione sulla via del dialogo, di scambio dei nostri doni e patrimoni spirituali».
Papa Leone sottolinea in particolare che il Credo niceno-costantinopolitano costituisce tuttora il vincolo teologico fondamentale e imprescindibile tra tutte le confessioni cristiane.
Riferendosi al testo del 381, lo presenta nella forma universalmente riconosciuta dalla Chiesa antica, notando che l’aggiunta latina «Filioque» – non presente nella versione originale – è «oggetto del dialogo ortodosso-cattolico». Il papa ricorda che questa aggiunta entrò nella liturgia romana solo più tardi, nel 1014, per opera di papa Benedetto VIII.
Nella lettera apostolica, il Leone ribadisce anche che la verità della fede, «patrimonio comune dei cristiani, merita di essere professata e compresa in modi sempre nuovi e attuali» da tutti, senza adottare un punto di vista privilegiato.
Questo approccio è rafforzato dal riferimento al documento della Commissione Teologica Internazionale «Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore. 1700° anniversario del Concilio Ecumenico di Nicea», pubblicato il 3 aprile 2025.
Il documento afferma, citando un articolo pubblicato su L’Osservatore Romano il 13 settembre 1995, che «la Chiesa cattolica riconosce il valore conciliare, ecumenico, normativo e irrevocabile del Simbolo professato in greco a Costantinopoli nel 381 dal Secondo Concilio Ecumenico», senza il Filioque.
Aggiunge inoltre che «nessuna professione di fede propria di una particolare tradizione liturgica può contraddire questa espressione della fede insegnata e professata dalla Chiesa indivisa».
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Il primo Concilio di Nicea (325) definì la consustanzialità del Figlio con il Padre per contrastare l’arianesimo, mentre il Concilio di Costantinopoli (381) completò la dottrina sullo Spirito Santo, affermandone la divinità e il culto insieme alle altre due Persone. Solo secoli dopo, tra l’VIII e l’XI secolo, l’Occidente latino inserì nei simboli liturgici – non nei canoni conciliari – l’espressione «Filioque», per sottolineare l’unica origine divina dello Spirito Santo all’interno della Trinità. L’Oriente, non avendo partecipato a questo sviluppo, ne contestò la legittimità, considerandolo un intervento unilaterale sui testi ecumenici.
Alla fine del XVII secolo, soprattutto in Scozia e Inghilterra, alcuni cristiani introdussero il cosiddetto «latitudinarismo», un approccio che riduceva la fede a «pochi ampi» articoli generali, ritenendo sufficiente aderire alle prime professioni di fede per la salvezza. Questa visione, che avrebbe costituito la base dei successivi tentativi di dialogo ecumenico, fu condannata da Papa Pio IX nel Sillabo degli errori (1864) come una pericolosa deviazione, perché svuotava la ricchezza e la precisione della dottrina cattolica, lasciando spazio a interpretazioni vaghe e opinioni contrarie alla verità rivelata.
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Spirito
La preghiera della Marcia per la Vita di Tokyo 2026
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«Quest’anno è stata la decima volta che ha marciato, dispensando benedizioni. I cattolici nascosti hanno cercato la loro madre, Santa Maria-sama [massimo suffisso onorifico della lingua giapponese, ndr], sottoposta a pesanti persecuzioni per 250 anni e sette generazioni» dice il sacerdote, ricordando la mostruosa e mai del tutto divulgata storia di persecuzione dei cristiani nel Sol Levante.
«La cercano sempre, la madre che ci ha donato il vero Salvatore, la madre che dona speranza, amore, pace e coraggio a tutte le madri e ai bambini che verranno. La madre che ha promesso la fine della guerra e il trionfo del suo Cuore Immacolato».
La nota si chiude con una preghiera alle Vergini delle apparizioni, compresa l’ultima, terrificante apparizione mariana approvata da Roma, quella avuta dalla suora giapponese Agnese Sasegawa, morta due anni fa nel giorno dell’Assunta.
«Nostra Signora di Fatima, prega per noi! Nostra Signora di Akita, prega per noi!»
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Spirito
Vescovo tedesco prende di mira la FSSPX limitando i sacramenti tradizionali nella diocesi
Il vescovo Heiner Wilmer ha esortato i fedeli a non partecipare ad alcun evento organizzato dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), affermando che i matrimoni celebrati dalla FSSPX sono considerati «invalidi».
Nell’ultimo numero del bollettino diocesano, il vescovo di Monaco di Vestfalia (che per qualche ragione ora anche gli italiani chiamano Münster) e presidente della Conferenza episcopale tedesca ha dichiarato che «il clero della Fraternità Sacerdotale San Pio X non esercita alcun ministero ufficiale nella diocesi di Monaco di Vestfalia».
I sacramenti da loro amministrati sono «amministrati senza autorizzazione», ha continuato il prelato germanico, aggiungendo che le confessioni ascoltate e i matrimoni celebrati dal clero della Fraternità Sacerdotale San Pio X sarebbero «invalidi». Inoltre, il Wilmerro ha proibito alla Fraternità l’uso di «edifici ecclesiastici, chiese, cappelle, sale parrocchiali o altri locali ecclesiastici» diocesani.
Il vescovo ha osservato che per i fedeli della sua diocesi che desiderano partecipare alla Santa Messa «secondo la liturgia del Vetus Ordo», le uniche opzioni disponibili sono la chiesa di Sant’Egidio nel centro di Monaco di Vestfalia, la Cappella delle Candele della parrocchia di Santa Maria a Kevelaer e la chiesa e la cappella della Fraternità di San Pietro (FSSP) a Recklinghausen. Al di fuori di questi luoghi, il parroco e il vicario generale competenti devono approvare una «Messa tradizionale».
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Resta consentito per un sacerdote celebrare una Messa tradizionale in latino ( in privato. Tuttavia, ciò non deve essere annunciato pubblicamente o ai fedeli, in modo che non «assuma il carattere di una celebrazione pubblica o comunitaria, né nella realtà né nell’apparenza esteriore».
Riguardo al Sacramento del Matrimonio secondo il rito tradizionale, monsignor Wilmer ha annunciato le seguenti regole per la Diocesi di Monaco di Vestfalia: le celebrazioni possono avvenire solo nei luoghi designati e devono essere approvate dal vicario generale episcopale. Il vescovo ha sottolineato che «non esiste un diritto automatico» all’approvazione per il sacramento del matrimonio secondo il rito antico e che le decisioni vengono prese «caso per caso». Almeno uno dei coniugi deve essere registrato come residente principale o secondario nella Diocesi di Monaco di Vestfalia. Il sacerdote officiante deve essere autorizzato a celebrare la Messa secondo il rito tradizionale e deve essere incardinato nella Diocesi di Monaco di Vestfalia.
Wilmer è noto come prelato eterodosso e sostenitore del Cammino sinodale tedesco, considerato eretico. Votava regolarmente con la maggioranza dei vescovi e dell’Assemblea sinodale a favore di documenti che miravano a modificare la dottrina della Chiesa.
Nello specifico, monsignor Wilmer ha votato a favore di una proposta del Cammino Sinodale che prevede la «benedizione» delle unioni omosessuali, approvando un documento intitolato «Rivalutazione magisteriale dell’omosessualità» che auspicava una modifica della dottrina perenne della Chiesa e ha votato «sì» a un testo che prevede l’ordinazione sacramentale delle «diaconesse».
Renovatio 21 ha contezza che simili iniziative di sabotaggio della comunità dei fedeli lefebvriani, accompagnati talvolta da lettere ai proprietari delle cappelle dove si svolgono le messe FSSPX, si sono avuti anche in Italia. In particolare, sappiamo di omelie domenicali, nelle parrocchie, in cui si minaccia di scomunica i fedeli che assistono alle celebrazioni della Fraternità, del tipo «se andate lì siete scomunucati».
Un caso esploso subito è quello di Corato, nel barese, dove la Fraternità è proprietaria di una piccola chiesa antica, quella della Madonna di San Giovanni. L’arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, monsignor Leonardo D’Ascenzo ha lanciato un monito ai fedeli dicendo che «chi aderisca alla Fraternità sacerdotale San Pio X rischia la scomunica e i sacramenti celebrati dai suoi sacerdoti sono, in alcuni casi, invalidi».
La chiesa, che per anni era rimasta in abbandono, è stata recuperata,con lavori di restauro che hanno confermato che l’edificio risale a fine Seicento e che, nel corso del tempo, è stato utilizzato anche come ricovero per i malati durante l’epidemia di colera del 1908-1909. Ora è luogo della celebrazione della Santa Messa tradizionale due volte al mese: ciò non è tollerabile per l’autorità ecclesiastica della neochiesa che forse, come abbiamo visto in altri situazioni, sembra preferire l’abbandono degli edifizi sacri invece che l’uso per dire delle messe anche novus ordo, agendo come vero liquidatore immobiliare del tesoro urbanistico, architettonico, artistico accumulato da millenni di fede cattolica.
Come riportato da Renovatio 21, don Giovanni Caruso Spinelli, del priorato di Albano Laziale, ha pubblicato una densa lettera al vescovo di Velletri-Segni e Frascati riguardo una nota da lui disposta per tutte le chiesi della diocesi, notando inoltre che la persecuzione ora si starebbe allargando perfino alle suore vicine alla FSSPX.
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Spirito
Mons. Schneider: «nulla è più pericoloso per la religione» dell’«interferenza» liturgica
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