Persecuzioni
Pakistan, minorenne cristiana stuprata e convertita con la forza chiede giustizia
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La 15enne Saba è stata rapita, violentata e obbligata a sposarsi. Dopo alcuni giorni è riuscita a fuggire e con la famiglia ha avviato una dura e faticosa battaglia in cerca di giustizia. Spesso i carnefici, musulmani, beneficiano del clima di impunità. Per gli attivisti Saba è «esempio del tentativo di resistere di fronte alle ingiustizie».
Una nuova vicenda di conversione forzata ai danni di una ragazzina cristiana ancora minorenne rilancia il tema della giustizia e dei diritti in Pakistan, in particolare delle minoranze troppo spesso vittime di abusi in un clima di costante impunità. Violenze e sopraffazioni che vengono perpetrare in nome della religione [islamica], con le Forze dell’ordine e i giudici che nella grande maggioranza dei casi non intervengono per scelta deliberata o per il timore di finire anch’essi oggetto di rappresaglia, rendendosi così complici dei crimini.
L’ultimo caso emerso riguarda Saba N., 15 anni, figlia di N. Masih e appartenente a una povera famiglia cristiana di otto persone di Faisalabad, nel Punjab. La giovane è stata rapita da un vicino musulmano Y. H. il 20 maggio scorso, stuprata e costretta ad abbracciare la fede islamica, per poi sposare il suo sequestratore. Tuttavia, dopo alcuni giorni Saba è riuscita a fuggire ritornando alla famiglia di origine, mentre il suo aguzzino è stato fermato dalla polizia.
Il 6 giugno Saba compare davanti al magistrato della città per sporgere denuncia in base all’articolo 164 del Codice penale, spiegando di essere stata portata «da Faisalabad a Gujrat» e «violentata per diversi giorni».
Il 30 settembre il provvedimento dei giudici con la firma per il mandato di arresto a carico di Y. H. in cui si ricorda che la ragazza è minorenne e il matrimonio nullo, perché «costretta mediante uso della forza e minacce». Tuttavia, a dispetto di denunce e appelli la ragazza è ancora in attesa di giustizia.
Interpellato da AsiaNews l’attivista Lala Robin Daniel spiega che la vicenda di Saba è un esempio del tentativo di resistere di fronte alle ingiustizie, con una minorenne che si batte per vedere incriminati colui che l’ha rapita e abusata, incurante delle minacce alla famiglia. In questo caso, vi è da segnalare il ruolo delle Forze dell’ordine che hanno collaborato per la sua liberazione.
Joseph Jansen, presidente di Voice of Justice, sposta l’attenzione sul Consiglio per l’ideologia islamica (CII) e il ministero degli Affari religiosi i quali «negano» il problema e sono fra quanti «si oppongono alla legge contro le conversioni forzate».
«Questi due organismi – aggiunge – cercano in modo deliberato di espandere la loro influenza e controllare gli sviluppi politici delle norme sulle minoranze e resistere all’introduzione di leggi volte a proteggere i diritti delle minoranze».
Padre Pascal Paloos ricorda come i colpevoli spesso cerchino di manipolare o insabbiare le inchieste e i procedimenti giudiziari per restare impuniti, sfruttando anche fenomeni di connivenza o la mancata applicazione delle norme.
Inoltre, i giudici emettono sentenze che nella grande maggioranza dei casi sono favorevoli agli assalitori, lasciando impuniti casi di sequestri, violenze e matrimoni forzati in cui le vittime sono spesso ragazze con meno di 18 anni e appartenenti alle minoranze religiose.
In conclusione rilanciano l’appello dell’attivista Nadia Stephen, che chiede indagini più approfondite nei casi di sequestri e conversioni forzate, soprattutto se le vittime hanno meno di 14 anni e sono anche oggetto di violenze sessuali.
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Immagine di Tariq babur via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)
Persecuzioni
Nicaragua, oltre 300 preti, monaci e suore messi a tacere
Il rapporto di Martha Molina, un’avvocatessa che da anni documenta le persecuzioni in Nicaragua, è schiacciante: dal 2019, le autorità nicaraguensi hanno vietato più di 16.500 processioni religiose. E 309 tra sacerdoti, monaci e suore sono stati costretti ad abbandonare il loro ministero, molti dei quali espulsi o costretti all’esilio.
Un rapporto schiacciante
Il rapporto, intitolato «Nicaragua: una Chiesa perseguitata», è la settima edizione di uno studio condotto in esilio dall’avvocatessa e ricercatrice Martha Patricia Molina. Descrive in dettaglio 1.010 attacchi contro la Chiesa cattolica tra aprile 2018 e luglio 2025, che spaziano dalle aggressioni al clero alla profanazione di luoghi sacri e alla soppressione delle processioni tradizionali.
Secondo la Molina, queste cifre rivelano non solo una pratica di molestie sistematiche, ma anche l’effetto della paura che soffoca gli animi: la diminuzione dei casi segnalati nel 2025 non riflette un miglioramento delle condizioni, avverte, ma piuttosto una crescente intimidazione nei confronti dei sacerdoti e delle comunità religiose.
I media locali hanno recentemente riportato che il governo di Managua ha nuovamente adottato misure contro la Via Crucis durante la Quaresima. «409 funzioni della Via Crucis sono state vietate dalla dittatura Ortega-Murillo. Tutto deve svolgersi all’interno delle chiese», scrive la signora Molina da Las Vegas.
La chiusura di università cattoliche, organi di informazione e organizzazioni caritatevoli sottolinea ulteriormente la natura sistematica della repressione. Sebbene il tasso di attacchi registrati sia rallentato (32 casi quest’anno, rispetto ai 183 del 2024), l’autore attribuisce questo calo non alla tolleranza, ma alla censura e alla paura.
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Relazioni diplomatiche interrotte
I rapporti tra la Santa Sede e Managua sono in stallo dal 2023, quando il governo espulse il nunzio apostolico e papa Francesco denunciò quella che definì una «grottesca dittatura».
L’arrivo di questo nuovo dossier nelle mani del suo successore indica che i cattolici nicaraguensi continuano a fare affidamento su Roma per il sostegno morale, nonostante le relazioni diplomatiche siano ancora interrotte.
L’ordinazione dei nuovi sacerdoti è a rischio
Oltre all’espulsione di religiosi già formati, il regime ha bloccato l’ordinazione di nuovi diaconi e sacerdoti in diverse giurisdizioni ecclesiastiche. La ricercatrice Martha Patricia Molina ha avvertito che il rinnovamento pastorale in diocesi come Jinotega, Matagalpa, Estelí e Siuna è praticamente paralizzato dalla persecuzione statale.
Una comunità che cerca di non scoraggiarsi
Sacerdoti e vescovi furono arrestati e alle comunità religiose fu chiesto di lasciare il Paese. L’arresto, la condanna e l’espulsione del vescovo di Matagalpa, mons. Rolando José Álvarez Lagos, ora rifugiato a Roma, suscitarono scalpore a livello internazionale.
«Vogliono mettere la museruola alla Chiesa, ridurla al silenzio. Vogliono che scompaia dalla faccia della terra», ha detto a KNA l’ex candidato presidenziale Felix Maradiaga, che vive in esilio. Nonostante la sorveglianza delle chiese, secondo un rapporto del portale «Despacho505», migliaia di fedeli si sono riversati nei luoghi di culto il Mercoledì delle Ceneri.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Office of the President, Republic of China (Taiwan) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Persecuzioni
Tucker Carlson scopre le persecuzioni israeliane contro i cristiani
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Persecuzioni
La Turchia usa la pianificazione urbana contro il cristianesimo
Dietro i grandi progetti di modernizzazione della Turchia e i piani di sviluppo urbano per il 2026 si nasconde una realtà ancora più oscura per le minoranze religiose. Secondo un recente rapporto, Ankara sta ora utilizzando la pianificazione urbana come strumento di «persecuzione soft» per emarginare, indebolire e persino espropriare le storiche istituzioni cristiane.
Sulla cartolina, i paesaggi sono magnifici e la Turchia è pubblicizzata come uno stato laico e tollerante. I numeri raccontano una storia ben diversa: in un secolo, la popolazione cristiana si è ridotta dal 20% ad appena lo 0,2%. Oggi, questa erosione non è più causata dalla forza bruta, ma dalla sottigliezza dei codici urbanistici e dei regolamenti urbanistici.
«Zonizzazione»: un labirinto amministrativo selettivo
Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace. Le autorità utilizzano norme tecniche – altezze dei soffitti, quote di parcheggio o standard di sicurezza – per respingere sistematicamente le richieste di ristrutturazione o costruzione da parte delle comunità cristiane.
Ad Ankara, ad esempio, le richieste della comunità cattolica caldea sono state ripetutamente respinte per motivi puramente tecnici, che non sembrano mai applicarsi alle moschee o ai complessi commerciali limitrofi.
Come sottolinea l’esperto di urbanistica Turgut Tatlılıoglu, «le normative possono sembrare neutrali sulla carta, ma la loro applicazione è chirurgica». Le chiese sono soggette a standard impossibili da rispettare nelle aree urbane densamente popolate, condannando gli edifici storici a un degrado irreparabile a causa della mancanza di permessi di lavoro.
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L’altra tattica, più radicale, prevede la rizonizzazione dei terreni appartenenti alle fondazioni cristiane. Designando un appezzamento di terreno come «spazio verde» o «zona di pubblica utilità», il comune priva la fondazione proprietaria del suo uso religioso o economico. Così, a Istanbul, le fondazioni armene e greche hanno visto i loro terreni trasformarsi in parchi virtuali sulle mappe catastali.
Perdendo l’uso commerciale di questi terreni (spesso bar o negozi i cui ricavi finanziano scuole e chiese), queste istituzioni si ritrovano finanziariamente prosciugate. E una volta che il terreno viene riclassificato, lo Stato ha un diritto di prelazione o può procedere con l’espropriazione entro cinque anni, spesso convalidata dai tribunali in nome del «turismo» o della «riduzione della densità urbana». Tanto machiavellico quanto inarrestabile.
Questa «ingegneria demografica» attraverso l’architettura fa parte di un programma politico più ampio. In regioni come il Sud-Est (Mardin), decine di chiese e monasteri siro-ortodossi sono stati trasferiti sotto il controllo del Tesoro di Stato o della Presidenza degli Affari Religiosi (Diyanet), cancellando gradualmente il carattere cristiano di queste terre ancestrali.
La visita di papa Leone XIV in Turchia nel 2025 sembra già storia antica e le nobili dichiarazioni d’intenti sulla pace tra le religioni sono svanite nelle sabbie dell’Anatolia.
Sul campo, la realtà è ben diversa e se le pietre potessero parlare, direbbero che l’attuale pianificazione urbanistica turca non mira a costruire una città comune, ma piuttosto a completare, attraverso piani e compassi, ciò che i seguaci di Maometto iniziarono con la spada.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Alexxx1979 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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