Connettiti con Renovato 21

Persecuzioni

Ondata di rapimenti di sacerdoti in Nigeria

Pubblicato

il

Il rapimento a scopo di riscatto è oggi uno dei crimini dominanti in varie città nigeriane: politici, uomini d’affari, religiosi e chiunque abbia soldi, compresi gli studenti di famiglie relativamente benestanti, sono facili bersagli per i banditi. Ma i rapimenti possono finire male.

 

Meno di due settimane fa, nello stato di Edo, padre Christopher Odia Ogedegbe, è stato ucciso in un tentativo di rapimento domenica 26 giugno mentre si recava ad Auchi per la messa.

 

Un altro sacerdote, padre Vitus Borogo, è stato ucciso il 25 giugno nella sua fattoria a Kaduna, nel nord-ovest della Nigeria. Al suo funerale, 700 sacerdoti hanno manifestato pacificamente chiedendo maggiore sicurezza per se stessi e per tutti i cittadini nigeriani.

 

Sabato 2 luglio sono stati rapiti due sacerdoti: padre Peter Udo, della parrocchia di St Patrick, a Uromi, e padre Philemon Oboh, del centro di ritiri St Joseph, a Ugboha, nell’area del governo locale di Esan, nello stato di Edo, Nigeria meridionale. I rapitori li hanno portati in un luogo sconosciuto.

 

La polizia ha detto di aver inviato agenti nella zona «per condurre una caccia all’uomo aggressiva e ben coordinata» per rintracciare i rapitori e liberare i due sacerdoti.

 

Domenica 3 luglio, nello Stato di Edo, l’italiano padre Luigi Brenna è stato rapito da persone armate. Dei presunti pastori hanno sparato dei colpi. Il sacerdote 64enne è stato poi catturato e malmenato. Gli aggressori lo hanno ferito con un machete, si legge nella nota. Il pestaggio gli ha fatto perdere i sensi ei suoi rapitori lo lo hanno lasciato indietro, credendolo morto.

 

In ultimo, è stato finalmente rilasciato padre Emmanuel Silas, rapito il 4 luglio dalla canonica della chiesa cattolica di St Charles in Zambina, nell’area del governo locale di Kaur. Una dichiarazione rilasciata dalla diocesi di Kafanchan afferma che il sacerdote è stato rilasciato intorno alle 21:00 dello stesso giorno.

 

Il governo e la polizia sembrano incapaci di arginare questa ondata di crimini che sta travolgendo il Paese, tanto più che devono fare i conti anche con la carenza di cibo, l’inflazione in aumento, gli scioperi nelle università che lasciano i giovani all’abbandono.

 

Tante sono le difficoltà che saranno al centro delle prossime elezioni del 2023.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news

 

 

 

Continua a leggere

Persecuzioni

Da Ginevra a Tokyo, la Chiesa è preoccupata per gli ostacoli alla fede

Pubblicato

il

Da

Il cappio si stringe attorno alla fede. Tra le offensive diplomatiche alle Nazioni Unite e la silenziosa emarginazione sociale in Giappone, la libertà di credo sembra essere solo un’ingombrante reliquia della modernità. Ma la Chiesa intende difendere le sue libertà.

 

A Ginevra, il tono non è sempre quello della diplomazia sommessa dei salotti lussuosi. Davanti al Consiglio per i diritti umani, la Santa Sede lancia l’allarme: la libertà di coscienza sta diventando un diritto di «seconda classe».

 

L’ ONU e la dittatura dei «nuovi diritti»

L’osservazione è cruda: un’ondata di «nuovi diritti», alimentata da agende ideologiche occidentali, sta saturando lo spazio giuridico internazionale. Sotto la maschera del progresso, queste norme stanno trasformando convinzioni secolari in ostacoli da superare.

 

Per il Vaticano, il pericolo è chiaro: l’etica della vita e la struttura familiare vengono sacrificate sull’altare di un conformismo globalizzato che non tollera più il dissenso religioso. La tolleranza, un tempo baluardo per le minoranze, è diventata lo strumento per mettere a tacere la fede.

Sostieni Renovatio 21

Giappone: «Persecuzione educata» o l’ arte dell’esclusione

Mentre i diplomatici si scontrano all’ONU , i cristiani in Giappone vivono una realtà più insidiosa. Il cardinale Manyo Maeda non parla di spargimento di sangue o di prigione, ma di «persecuzione educata».

 

In questo arcipelago dove l’armonia sociale regna sovrana, la fede cristiana è percepita come un granello di sabbia nella macchina. Non c’è violenza fisica, ma un rullo compressore invisibile: quello del conformismo. Le carriere sono ostacolate, le famiglie sono divise e prevale il disprezzo culturale…

 

Il credente non viene bandito, viene neutralizzato. In questa società ultra-secolarizzata, testimoniare il Vangelo equivale a commettere un passo falso sociale. È una lenta morte civile, orchestrata con spietata cortesia.

 

Il soffocamento globale

Il paradosso del nostro secolo è messo a nudo. Da un lato, le istituzioni internazionali propugnano la libertà individuale assoluta ; dall’altro, orchestrano la cancellazione delle identità religiose, principalmente quelle cristiane. Che sia attraverso la legge a Ginevra o la pressione sociale a Tokyo, l’obiettivo è lo stesso: la neutralizzazione della fede nella sfera pubblica.

 

È tempo di riscoprire la voce di un sant’Ambrogio di Milano per ricordare al Principe i suoi doveri temporali verso la religione fondata da Gesù Cristo: ma per questo sarà necessario porre fine a una falsa concezione della libertà religiosa nata sulla scia di una modernità che ha mostrato chiaramente i suoi limiti.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Ludovic Courtès via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

Continua a leggere

Cina

Papa Leone dice che «non può commentare» la condanna a Jimmy Lai per aver criticato la Cina comunista

Pubblicato

il

Da

Papa Leone XIV ha affermato di «non poter commentare» Jimmy Lai, il 78enne fondatore cattolico del quotidiano pro-democrazia Apple Daily, che il mese scorso è stato condannato a 20 anni di prigione da un tribunale di Hong Kong.   Quando martedì il canale televisivo cattolico statunitense EWTN News ha chiesto a papa Leone se avrebbe commentato la condanna di Lai, il Pontefice ha risposto: «Non posso commentare. Preghiamo per meno odio e più pace, e lavoriamo per un dialogo autentico».  

Sostieni Renovatio 21

Lai è stato accusato nel 2020 di «collusione con forze straniere» in violazione della draconiana Legge sulla Sicurezza Nazionale (NSL) imposta da Pechino a Hong Kong nel giugno 2020 per reprimere il dissenso contro il Partito Comunista Cinese (PCC). Il tabloid di Lai, Apple Daily, aveva pubblicato critiche al PCC che avevano portato a ritorsioni da parte delle autorità comuniste.   L’imprenditore è stato successivamente condannato a diversi anni di carcere per aver organizzato e partecipato a raduni non autorizzati e per presunta frode, condanne recentemente annullate da una corte d’appello di Hong Kong. Tuttavia, la condanna di dicembre per collusione con l’estero e «pubblicazione sediziosa» e la condanna a 20 anni di carcere rimangono invariate.   Il silenzio intenzionale di papa Leone sulla persecuzione di Lai contrasta nettamente con le condanne internazionali dei leader governativi e delle organizzazioni per i diritti umani.   Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha condannato la sentenza definendola una «ingiusta e tragica conclusione» del caso di Lai e ha affermato che gli Stati Uniti stanno sollecitando le autorità a concedere a Lai la libertà vigilata per motivi umanitari. «Ciò dimostra al mondo che Pechino è disposta a fare di tutto per mettere a tacere coloro che sostengono le libertà fondamentali a Hong Kong», ha scritto Rubio.   Come riportato dai Renovatio 21, Trump ha affermato di aver parlato con XI in merito all’incarcerazione di Lai.   L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha deplorato la condanna di Lai, definendola una violazione dei diritti alla libertà di espressione e di associazione riconosciuti dal diritto internazionale.   Jodie Ginsberg, CEO del Comitato per la protezione dei giornalisti, ha definito la condanna «atroce», affermando che è «l’ultimo chiodo sulla bara della libertà di stampa a Hong Kong».   Il silenzio di Leo, tuttavia, riecheggia quello di papa Francesco quando Lai fu arrestato nel 2020 per presunta frode. All’epoca, l’editorialista William McGurn scrisse che il silenzio di Francesco sulla Cina e su Lai «urla da cima a fondo nel mondo». Sostenne che la riluttanza di Francesco a parlare fosse una conseguenza diretta dell’accordo tra Vaticano e Cina, che, a suo dire, «dà allo Stato comunista un potere decisionale straordinario sulla selezione dei vescovi cattolici».   Il malvagio accordo tra Vaticano e Cina, a cui ha fatto seguito un’intensificazione della persecuzione dei cattolici cinesi, rimane in vigore sotto Papa Leone XIII. Dall’approvazione dell’accordo, vescovi, sacerdoti, seminaristi e laici sono stati arrestati, torturati e incarcerati per non aver aderito all’organizzazione ecclesiastica di Stato gestita dal Partito Comunista Cinese, con le autorità cinesi che avrebbero esercitato ulteriore pressione sui fedeli cattolici affermando che Papa Francesco sosteneva la «Chiesa» di Stato.   I critici hanno denunciato la condanna, la più severa mai imposta dalla Legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, come particolarmente crudele, dato che Lai, 78 anni, rischia di morire in prigione a causa della sua età e delle sue condizioni di salute.

Aiuta Renovatio 21

Suo figlio Sebastian ha dichiarato alla BBC che la condanna al carcere era «fondamentalmente una condanna a morte» e che suo padre era stato punito per aver difeso «le libertà di Hong Kong».   Lai fuggì dalla Cina a Hong Kong da bambino e divenne un imprenditore sull’isola, fondando nel 1995 il tabloid pro-democrazia Apple Daily, che pubblicava critiche al Partito Comunista Cinese che gli suscitarono l’ira delle autorità comuniste. Il giornale divenne uno dei principali quotidiani di Hong Kong, ma chiuse i battenti nel giugno 2021 quando gli uffici furono perquisiti dal personale di sicurezza del Partito Comunista Cinese e Lai fu arrestato.   Il suo arresto e la successiva condanna al carcere hanno suscitato indignazione a livello internazionale, tanto che il dipartimento di Stato americano ha rilasciato una dichiarazione nell’ottobre 2022 in cui deplorava lo «smantellamento sistematico dell’autonomia di Hong Kong» imposto dalla legge cinese sulla sicurezza nazionale e chiedeva il ripristino del «rispetto per la libertà di stampa a Hong Kong, dove un tempo un ambiente mediatico indipendente era praticamente scomparso».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Edgar Beltrán via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 
Continua a leggere

Persecuzioni

Siria, l’agonia di un cristianesimo millenario

Pubblicato

il

Da

È un grido d’allarme, un rintocco funebre. Dopo diciassette anni di missione a Damasco, il cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico, lascia una Siria «umiliata e distrutta». Il suo bilancio è inequivocabile: in quindici anni, l’80% dei cristiani è fuggito dal Paese. È la storia di un esodo che rischia di infrangere per sempre il mosaico siriano.

 

La cifra è impressionante: del milione e mezzo di cristiani che popolavano la Siria prima dello scoppio del conflitto nel 2011, ne rimane solo una piccola frazione. Per il vescovo Zenari, testimone privilegiato di questa discesa agli inferi tra il 2008 e il 2026, questa emorragia non è solo una perdita demografica; è una ferita profonda nell’identità stessa dell’Oriente.

 

Questi cristiani, che fungevano da «ponte» tra le numerose comunità del Paese, stanno scomparendo, lasciando dietro di sé un vuoto abissale.

Aiuta Renovatio 21

Diciassette anni di oscurità

Al suo arrivo nel 2008, Mario Zenari scoprì una Siria pacifica. Poi arrivarono quattordici anni di furia e spargimento di sangue, seguiti oggi da una fase di transizione incerta. «Sono partito con valigie piene di cose, ma il peso delle emozioni è molto più pesante di quello dei bagagli», confida con tristezza.

 

Nel cuore porta i volti degli scomparsi: il gesuita Paolo Dall’Oglio, rapito dall’ISIS nel 2013, e i metropoliti di Aleppo, il cui silenzio dura da più di un decennio. Ma al di là delle bombe, è una spietata «guerra economica» a completare la devastazione del Paese.

 

Sanzioni, inflazione dilagante e una totale mancanza di prospettive stanno costringendo chi è rimasto a fare le valigie. Come si può chiedere speranza a un popolo che ha solo un’ora di elettricità al giorno?

Iscriviti al canale Telegram

Una stabilizzazione incerta

Di fronte a un governo di transizione islamista guidato da un jihadista al potere a Damasco – sostenuto di default per evitare il caos assoluto – il cardinale rifiuta il fatalismo: «Lo sviluppo è il nuovo nome della pace», afferma l’alto prelato, che sottolinea che, per stabilizzare la Siria e mantenere i suoi figli, il Paese deve essere ricostruito.

 

Scuole, fabbriche, ospedali. La Chiesa, nonostante le sue risorse limitate, ha cercato di colmare le lacune. Attraverso il progetto «Ospedali Aperti» e i «Dispensari della Speranza», ha curato quasi 180.000 persone, indipendentemente dalla loro religione. «Una goccia nell’oceano», ammette il cardinale.

 

Recupera il mosaico rotto

Mentre la piccola minoranza cristiana siriana è divisa tra cinque eserciti stranieri e interessi contrastanti, minacciata dagli islamisti al potere, il vescovo Zenari vuole credere nel «Lavora e vedi» piuttosto che nell’«Aspetta e vedi».

 

In ogni caso, questa regione, che nel secolo scorso era un protettorato francese, ci mostra cosa accade a una terra dove la fede cede il passo a un Islam conquistatore.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Bernard Gagnone via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported2.5 Generic2.0 Generic1.0 Generic

Continua a leggere

Più popolari