Droga
«Narcoterrorismo», gli USA offrono un’amnistia a Maduro se farà un passo indietro
I funzionari americani hanno offerto di ritirare le accuse di «narcoterrorismo» contro Nicolas Maduro se il presidente venezuelano trasferisse il potere ai suoi oppositori politici, ha riportato domenica il Wall Street Journal.
Maduro ha sconfitto la figura dell’opposizione sostenuta dall’Occidente Edmundo Gonzalez Urrutia con il 51,2% contro il 44,2% alle elezioni presidenziali del mese scorso, assicurandosi un terzo mandato. I sostenitori di Gonzalez, tuttavia, sostengono che il voto sia stato truccato e gli Stati Uniti hanno ufficialmente riconosciuto Gonzalez come presidente eletto del Venezuela all’inizio di questo mese.
Secondo le fonti del WSJ, Washington sta ora tentando di convincere Maduro a cedere il potere a Gonzalez. In colloqui segreti con confidenti di Maduro, la Casa Bianca ha offerto di graziare il presidente venezuelano e i suoi alleati, attualmente ricercati negli Stati Uniti per accuse di droga.
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I funzionari americani stanno anche cercando di convincere Brasile, Messico e Colombia, i cui governi di sinistra sono visti come favorevoli a Caracas, a convincere Maduro ad accettare l’accordo, ha riferito il giornale. Nel frattempo, gli alleati di Gonzalez hanno anche offerto garanzie di sicurezza a Maduro se dovesse dimettersi.
Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha desecretato le accuse contro Maduro e più di una dozzina di leader politici e militari venezuelani nel 2020, accusandoli di «narcoterrorismo» e implicandoli in un complotto per «inondare gli Stati Uniti di cocaina».
Il dipartimento di Stato ha annunciato una ricompensa di 15 milioni di dollari per informazioni che portino all’arresto del leader venezuelano e ricompense fino a 10 milioni di dollari per ciascuno dei suoi coimputati.
Le accuse contro Maduro sono arrivate dopo che i precedenti tentativi di rimuoverlo dal potere erano falliti. Le sanzioni economiche e le velate minacce di intervento militare da parte di Washington non sono state sufficienti a spezzare la presa di Maduro sul potere nel 2018, mentre il riconoscimento da parte degli Stati Uniti del leader dell’opposizione Juan Guaidó come «presidente ad interim» del Venezuela nel 2019 è stato poco più di un gesto simbolico, con Guaidó che attualmente vive in esilio a Miami.
Con l’esercito e le forze di sicurezza venezuelane ancora fedeli a Maduro, le fonti del WSJ hanno ammesso che è improbabile che l’accordo di amnistia abbia successo. Un accordo simile è stato offerto a Maduro durante i colloqui segreti in Qatar l’anno scorso, hanno detto, aggiungendo che il leader venezuelano si è rifiutato di discutere qualsiasi accordo che avrebbe comportato la sua partenza dall’incarico.
L’insediamento di Maduro è previsto per gennaio. I funzionari statunitensi coinvolti nei colloqui segreti hanno detto al WSJ che sperano di raggiungere un accordo prima di allora, mentre il giornale ha descritto il potenziale ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca come un punto di leva che gli Stati Uniti detengono su Maduro.
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Mentre Trump ha imposto pesanti sanzioni all’industria petrolifera venezuelana e ha sostenuto Guaidó, il presidente Joe Biden ha temporaneamente revocato queste sanzioni l’anno scorso. Tuttavia, le fonti del WSJ ritengono che «Maduro non si fidi di Washington, indipendentemente da chi abiti alla Casa Bianca».
Maduro ha dichiarato all’inizio di questo mese di essere disposto a riprendere i colloqui con gli Stati Uniti sulla revoca delle sanzioni e sullo scambio di prigionieri, a condizione che Washington «si tenga fuori dagli affari interni del Venezuela».
Come riportato da Renovatio 21, Maduro sta accusando di colpo di Stato a Caracas gli USA ed Elon Musk, del quale ha sospeso nel Paese l’accesso alla piattaforma social X ex Twitter.
Il presidente venezuelano ha dichiarato che non vi sarà «nessun perdono» per la protesta in corso.
Nel frattempo Maduro ha dichiarato guerra anche a Whatsapp, disinstallando l’app definita come «imperialismo tecnologico» in diretta TV.
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Immagine di Eneas de Troya via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
Alimentazione
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Droga
Il primato umbro dell’eroina
Un altro triste primato per la piccola Umbria. Come riportato dalla testata locale Umbria24, attualmente Terni risulta la città italiana con il consumo più elevato di eroina.
In un tempo non troppo lontano Perugia fu etichettata come «capitale della droga» con 5 dosi al giorno ogni 1000 abitanti (dati riportati da PerugiaToday nel 2012), ma ora i ternani – che vivono la rivalità calcistica con il capoluogo di regione – hanno vinto questa tristissima gara.
All’inizio del secondo decennio degli anni Duemila, il capoluogo del cuore verde d’Italia era tra le città europee con il maggior numero di morti per droga con 800 tossicodipendenti in cura al SERTe 6 mila dosi giornaliere vendute tra le mura della città creando un giro di affari vicino ai 40 milioni di euro annui. Perugia in questi ultimi quindici anni ha cambiato rotta, vuoi anche per l’inaspettato cambio di amministrazione di destra «bluette» che forse, con politiche più mirate e decise, ha arginato il problema per quanto possibile, nei suoi due mandati conclusi ormai due anni fa a favore della «rossa» Ferdinandi.
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Il processo per giungere a tali conclusioni è ben spiegato dalla testata locale: «La metodologia dell’epidemiologia delle acque reflue viene utilizzata per monitorare il consumo delle principali sostanze stupefacenti nella popolazione italiana e per individuare l’emergere di nuove sostanze psicoattive. Si basa sull’analisi dei residui metabolici delle sostanze nelle acque reflue urbane che confluiscono negli impianti di depurazione e consente di stimare quali e quante sostanze vengono complessivamente assunte dalla popolazione servita dai depuratori sottoposti a monitoraggio».
La droga è una piaga che fende longitudinalmente le generazioni, ma è ovvio che desti più preoccupazione quando sono i giovani a cadere in questa nefasta dipendenza. Scorrendo i dati ufficiali del Governo, si evince che nel 2025 oltre 950mila studenti tra i 15 e i 19 anni (39%) riferiscono di aver consumato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della vita; 640mila (26%) lo hanno fatto nell’ultimo anno.
I dati emersi da questi monitoraggi tracciano un quadro che richiede una forte attenzione di istituzioni e famiglie; proprio queste ultime dovrebbero rappresentare la prima barriera e la prima sicurezza per evitare che i nostri ragazzi cadano nella trappola delle droghe.
Il report governativo ci dice che: «I consumi medi nazionali, espressi in dosi riferite a 1.000 persone al giorno, risultano in diminuzione per cannabis (circa 45 dosi/giorno/1.000 persone rispetto alle 51-52 degli anni precedenti) e per eroina (0,3 dosi/giorno/1.000 persone), mentre rimangono costanti per cocaina (circa 11 dosi/giorno/1.000 persone) e metamfetamina (circa 0,16 dosi/ giorno/1.000 persone). Si riscontra un progressivo aumento del consumo di ecstasy (da 0,06 a 0,17 dosi/giorno/1.000 persone) e per la prima volta si rileva un aumento del consumo di amfetamina (da 0,02 a 0,11 dosi/giorno/1.000 persone).
La sostanza maggiormente utilizzata nel 2025 si conferma la cannabis con consumi variabili e compresi tra 10 dosi e 97-98 dosi a Bologna e Torino. La sottovalutazione del problema e il pressapochismo con cui si analizzano i danni delle droghe cosiddette leggere sono una criticità da non prendere sottogamba. Come riportato da Renovatio 21, numerosi studi oltreoceano dimostrano che la marijuana può avere un impatto deleterio sullo sviluppo cognitivo negli adolescenti, compromettendo la funzione esecutiva, la velocità di elaborazione, la memoria, l’attenzione e la concentrazione.
C’è da aggiungere che secondo un recente studio, gli adolescenti che consumano cannabis presentano il doppio del rischio di sviluppare disturbi psicotici e bipolari.
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La seconda sostanza maggiormente rilevata è la cocaina. Anche in questo caso, i consumi sono molto variabili con estremi da 2-3 dosi (Vibo Valentia, Trapani e Salerno) a 27 dosi a Venezia. Il consumo di cocaina rimane in costante e preoccupante aumento considerando anche che la produzione mondiale di «polvere bianca» ha raggiunto un nuovo record nel 2023, accompagnata da un’impennata dei sequestri, un numero crescente di consumatori e un aumento dei decessi, come ha affermato l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC).
Il consumo di eroina appare in diminuzione in tutte le città monitorate e risulta molto ridotto rispetto agli anni precedenti. Il consumo è sempre inferiore a 1 dose/ giorno/1.000 persone, mentre nel biennio 2020-2022 si osservavano consumi fino a 8 dosi. Come osservato negli studi precedenti, i consumi più elevati si rilevano in alcune città dell’Italia centrale, in particolare Terni (0,98 dosi) e Firenze (0,8 dosi)».
L’assuefazione da eroina non è più una piaga sociale massiva come molti anni fa, ma desta comunque preoccupazione; un amico farmacista mi diceva candidamente che la vendita di siringhe a persone tra i trenta e i cinquant’anni gli suscitava stupore, in quanto erano consumatori abituali di eroina non per cercare lo sballo, ma semplicemente per affrontare una giornata di lavoro.
La dipendenza da sostanze stupefacenti è un dramma che mina il nostro tessuto socio-economico e, purtroppo, causa spesso la morte del tossicodipendente. Anche se le morti sono in calo rispetto a decenni fa, il fenomeno non va certamente sottovalutato. «I decessi per intossicazione acuta da sostanze stupefacenti (rilevati dalle Forze di Polizia su base indiziaria) nel 2025 sono stati 249», riporta il sito del Governo, «un valore sostanzialmente in continuità con quello osservato negli ultimi tre anni. Nel complesso, i casi di mortalità per intossicazione acuta dal 1973 a oggi hanno raggiunto quota 27.456: dopo livelli particolarmente elevati osservati fino agli anni Novanta, si è registrato, a partire dagli anni Duemila, una progressiva e graduale riduzione».
Non ci sono solo i pericoli delle droghe illegali. Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 quasi 300 mila ragazzini hanno assunto psicofarmaci senza ricetta, con un record assoluto in Toscana. La maggior parte dei consumatori è di sesso femminile. Uno studio del CNR riporta che il 10,8% della popolazione tra i 15 e i 19 anni consuma psicofarmaci per «uso ricreativo».
Non si tratta, quindi, di droghe da prescrizione usate per curare disturbi emotivi, ma di veri e propri «psicofarmaci dello sballo» spesso miscelati appositamente con altre droghe o con l’alcol per ampliarne l’effetto stupefacente: benzodiazepine, cannabis, energy drink, sono ingredienti di «cocktail» psicoattivi di cui i farmaci da farmacia sono un elemento fondamentale.
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Leggendo la Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia notiamo proprio che «L’uso di psicofarmaci senza prescrizione medica (SPM) mostra un quadro in crescita negli ultimi anni. Oltre 470mila studenti (19%) ne hanno fatto uso almeno una volta nella vita e 280mila (11%) nell’ultimo anno; per circa 65mila (2,5%) si tratta di un consumo frequente (almeno 10 volte nel mese). Dopo il picco del 2024, i consumi nella vita e nell’anno registrano una lieve flessione, mentre il consumo frequente continua, seppur di poco, ad aumentare».
Il mercato e l’offerta che questi criminali propongono ai nostri ragazzi è sempre in continua evoluzione. In Asia c’è un nuovo sballo che si chiama «olio spaziale» perché la sensazione che provoca è di essere mandati in orbita. Si tratta di una sostanza il cui ingrediente base è un anestetico, l’etomidato, che viene assunto tramite le sigarette elettroniche. Sempre più popolare tra i giovanissimi di Hong Kong, ma anche della Cina continentale e di Taiwan.
Il mercato della droga pare non conoscere soste e parrebbe difficile da eradicare: tuttavia, l’indifferenza dei cittadini e l’istigazione di forze sociopolitiche liberali e progressiste non possono che aggravare sempre più il fenomeno.
Francesco Rondolini
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Droga
Mosca: l’Ucraina è a letto con i signori della droga messicani
A militant wearing the insignia of Mexico’s notorious Gulf Cartel (CDG) has been filmed in the state of Tamaulipas carrying a US-made anti-tank Javelin missile launcher, thousands of which were sent to Ukraine by the Pentagon over the last year.
Footage filmed in Matamoros on… pic.twitter.com/5UMQ4ONDOy — Mats Nilsson (@mazzenilsson) June 2, 2023
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