Spirito
Mons. Viganò, omelia nella domenica in Albis
Renovatio 21 pubblica questa omelia di Monsignor Carlo Maria Viganò per la domenica in Albis.
OMELIA
nella Domenica in Albis
Hæc est victoria, quæ vincit mundum: fides nostra
Questa è la vittoria che vince il mondo: la nostra fede.
I Gv 5, 4
Cristo è risorto!
In questo giorno in cui la Chiesa prega per i neofiti, che sino a ieri indossavano la veste bianca ricevuta durante la Veglia Pasquale, tutta la liturgia è un inno alla Fede: l’esortazione dell’Epistola di San Giovanni, con la professione di Fede in Gesù Cristo Dio; nel Vangelo, l’episodio dell’incredulità di San Tommaso e della sua professione di Fede nella divinità del Salvatore: Dominus meus, et Deus meus (Gv 20, 28).
Le parole dell’Epistola, in particolare, mi sembrano appropriate ad una riflessione che potremmo applicare concretamente alla nostra vita quotidiana. Tutto ciò che viene da Dio vince il mondo, dice San Giovanni. E chi è che vince il mondo, se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Vincere il mondo: sembrano parole quasi illusorie, in un mondo che dispiega il proprio arrogante potere su tutto, in una società che offende pubblicamente Dio, che disprezza e rifiuta la Redenzione, che giunge a manomettere anche l’opera della Creazione, con mostruosità indegne di nazioni che si dicono civili.
Fuori da questa chiesa e a stento fuori dai nostri focolari domestici – soprattutto se ne teniamo lontano quell’infernale strumento che è il televisore – il mondo si sta capovolgendo, nell’indifferenza generale: ogni principio è sovvertito, ogni giustizia negata, ogni virtù è derisa mentre il vizio è celebrato e incoraggiato. Una società di morte, per persone morte nell’anima ancor prima che nel corpo: aborti, vaccinazioni forzate, eutanasie, oscene mutilazioni, omicidi, violenze di ogni genere sono ciò che contraddistingue questa società apostata e votata al male.
Morte, malattia, peccato, menzogna: su questo si estende il potere del principe di questo mondo. Ma se questo è il marchio distintivo della civitas diaboli, la vita è il marchio della civitas Dei, della città di Dio, dove Cristo regna con la Sua santa Legge. Cristo, che in quanto Figlio di Dio e Dio Egli stesso, ha patito ed è morto in Croce per redimerci dal peccato, e sulla morte ha trionfato il terzo giorno, risorgendo e mostrandosi ai Suoi discepoli e alle Pie Donne.
Risorgendo, Egli ha ripagato il debito infinito contratto da Adamo dinanzi alla Maestà divina: non Gli apparteniamo solo come Sue creature, ma anche perché ci ha redenti, ossia riscattati, riacquistati.
È il miracolo straordinario della Resurrezione, testimoniato come nessun altro evento storico, che rappresenta il fondamento della nostra Fede: questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. Ed ha sconfitto il mondo, perché il mondo non viene da Dio, e questo è il destino inesorabile di tutto ciò che si sottrae alla Signoria di Gesù Cristo.
Credere che Gesù Cristo è Figlio di Dio, ossia che è Dio Egli stesso, è l’atto soprannaturale con il quale sottomettiamo il nostro intelletto ad una verità rivelata, che si impone in ragione dell’autorità di Colui che la rivela, una verità non evidente ai sensi. Siccome è Dio il rivelante, la Sua autorità non può essere discussa, così come la certezza che Egli è Verità somma e non ci inganna.
E questo assenso dell’intelletto, questo atto della Virtù teologale della Fede, si conferma e si rafforza con l’evento della Resurrezione. Nella Sequenza Victimæ Paschali abbiamo cantato: Scimus Christum surrexisse a mortuis vere, noi sappiamo che Cristo è veramente risorto dai morti, perché ci fidiamo delle testimonianze degli Apostoli, della Vergine Maria e di tutti coloro che hanno visto e toccato il Signore, hanno mangiato con Lui, con Lui hanno parlato e camminato.
La Fede Cattolica non schiaccia la ragione, perché sa che quanto Dio ha rivelato e pertiene all’ambito della Fede non può in alcun modo contraddire ciò che del Creato continuiamo ancora a scoprire. Essa mostra con fierezza la tomba vuota del Redentore, perché nessuna scienza potrà mai contestare che il miracolo prodigioso della Resurrezione sia la dimostrazione della divinità di Cristo, che ha resuscitato Se stesso e sconfitto la morte del corpo assieme alla morte dell’anima, entrambe conseguenza del Peccato Originale.
La veste battesimale che ieri i neo-battezzati hanno dismesso – in albis depositis – ci riporta alla mente la parabola delle nozze del figlio del re (Mt 22, 1-14), e all’antico uso dei sovrani orientali di inviare agli invitati anche le vesti con cui presentarsi al banchetto: per questo motivo il re, nel vedere uno degli ospiti senza veste, lo fa legare e gettare fuori dal palazzo.
La veste nuziale è simbolo del Battesimo e della Fede, senza cui è impossibile accedere al Banchetto che il Signore imbandisce per molti, ma a cui solo pochi sono degni di prendere parte. Perché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti (Mt 22, 14).
Da qui la necessità del Battesimo e della Fede, di quella veste bianca con cui dovremo presentarci al cospetto di quel Re che ci ha invitato al Banchetto celeste, le cui Grazie si spandono quotidianamente dai nostri altari.
Ricordiamoci di conservare l’anima più bianca della neve, come cantiamo nell’antifona dell’aspersione domenicale, a ricordo del Battesimo pasquale.
Ricorriamo con frequenza alla Confessione: è l’unico tribunale dal quale il colpevole, se è sinceramente pentito, esce assolto dalle colpe commesse.
E per evitare le sozzure del peccato, teniamoci lontani da tutto ciò che potrebbe macchiare la nostra veste bianca: dalle cattive compagnie, dagli spettacoli e dalle letture immorali, dalle insidie dei siti internet, dalla dissipazione e dalle oscenità dei programmi televisivi.
Cerchiamo di vivere ogni giorno della nostra vita terrena come nell’antichità i neo-battezzati vivevano l’Ottava di Pasqua. ricordando il lavacro purificatore del Santo Battesimo, con il quale siamo divenuti figli adottivi di Dio grazie ai meriti infiniti della Passione del Signore. Ringraziamo la Provvidenza per la grazia di averci fatti Cristiani e per la Misericordia di cui beneficiamo nella Confessione sacramentale; testimoniamo con la nostra coerenza di vita di essere degni di quel Battesimo e disposti a dare la vita per Cristo, se questa è la volontà di Dio.
Non vergogniamoci di combattere per la gloria di Dio, di difendere l’onore della Chiesa spesso contro i suoi stessi Ministri, di pretendere il rispetto della nostra Santa Religione da chi, in nome dell’inclusività verso il male, vorrebbe cancellarla dal presente, dal passato e dal futuro.
Il Cattolico non è il seguace di una religione umana, né di un profeta che è morto, né di un filosofo che ha lasciato ai posteri le sue idee.
Gli idoli del mondo, le ideologie che esso propone rimestando tra antichi errori e nuove menzogne, sono opere di morte, che si disseccano al vento come il fieno d’estate. Non permettiamo che questa cloaca inghiottisca quel che rimane di vero, di buono e di bello su questa terra.
Noi siamo discepoli di Cristo, siamo Suoi seguaci, diamo testimonianza della Sua Divinità, della Redenzione che Egli ha compiuto, del destino di eterna beatitudine che attende tutti coloro che credono in Lui.
Hæc est victoria, quæ vincit mundum: fides nostra. E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
16 Aprile 2023
Dominica in Albis
Immagine di ideacreamanuelaPps via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
Spirito
La Santa Sede stende il tappeto rosso per Sarah Mullally. Descrizione del viaggio
Quanto accaduto a Roma da sabato 25 a martedì 28 aprile 2026 è abominevole, scandaloso e grottesco: una donna vestita da vescovo è stata ricevuta dalla Santa Sede con onori ecclesiastici. Si tratta della stessa donna che papa Leone XIV, al momento della sua intronizzazione, aveva chiamato «Reverendissima e Onorevolissima Madame Sarah Mullally, arcivescovo di Canterbury», Primate della Comunione Anglicana.
Sabato 25 aprile
Madame Mullally è stata accolta nel pomeriggio nella Basilica di San Pietro da mons. Flavio Pace, Segretario del Dicastero per il Servizio dell’Unità dei Cristiani, e dal Canonico Eric van Teijlingen, membro del Capitolo della Basilica. Poi, è stata condotta alla tomba di San Pietro nella Cappella Clementina, dove ha impartito una benedizione ai presenti. Nelle immagini, si vede mons. Flavio Pace chinare il capo e farsi il segno della croce, come se ricevesse una benedizione valida da Sarah Mullally.
Madame Mullally si è recata poi alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove è stata ricevuta dal Cardinale James Michael Harvey, arciprete della Basilica di San Paolo fuori le Mura. Sotto gli occhi stupiti di pellegrini e turisti, ha preso posto nell’area centrale a lei riservata davanti alla tomba di San Paolo. Proprio in questa basilica, il 24 marzo 1966, un anno dopo il Concilio Vaticano II, venne firmata la dichiarazione congiunta tra l’arcivescovo anglicano Michael Ramsey e papa Paolo VI.
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Domenica 26 aprile
Dopo aver presieduto una funzione anglicana al mattino, il viaggio è proseguito domenica pomeriggio con l’accoglienza presso la Basilica di San Giovanni in Laterano da parte di monsignor Guerino di Tora, Vicario dell’arciprete, il cardinale Baldassare Reina, e successivamente presso la Basilica di Santa Maria Maggiore da parte di monsignor Éamonn McLaughlin, in rappresentanza dell’arciprete, il cardinale Rolandas Makrickas, dove ha visitato la tomba di papa Francesco. Ancora una volta, ha potuto pregare al centro delle basiliche, circondata da prelati cattolici.
Lunedì 27 aprile
Sarah Mullally è stata ricevuta in udienza da papa Leone XIV in Vaticano lunedì mattina. I due si sono incontrati privatamente prima di pronunciare entrambi un discorso pubblico. Ha inoltre presentato al papa la sua delegazione anglicana e si sono scambiati dei doni. In seguito, si è unita al papa per partecipare insieme alla preghiera di mezzogiorno nella Cappella di Urbano VIII, all’interno del Palazzo Apostolico.
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Lunedì sera, Sarah Mullally ha presieduto i Vespri nella chiesa cattolica gesuita di Sant’Ignazio di Loyola, durante i quali ha insediato il Vescovo anglicano Anthony Ball, direttore del Centro anglicano di Roma, come rappresentante dell’arcivescovo di Canterbury presso la Santa Sede.
Il cardinale James Michael Harvey ha partecipato alla celebrazione, mentre l’omelia è stata pronunciata dal cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. Mons. Richard Moth di Westminster, che ha accompagnato Sarah Mullally nel suo viaggio a Roma, si è unito a lei per impartire la benedizione finale della cerimonia liturgica.
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Martedì 28 aprile
Il viaggio si è concluso martedì con le visite al centro anglicano per migranti Joel Nafuma e ai progetti della comunità cattolica di Sant’Egidio, fortemente progressista, globalista e influente.
Un grave scandalo sotto diversi aspetti.
L’accoglienza riservata a Sarah Mullally dalla Santa Sede è inaccettabile per qualsiasi cattolico che abbia a cuore la verità piuttosto che l’ecumenismo, per diversi motivi.
La Chiesa cattolica non riconosce la validità delle ordinazioni anglicane, che furono dichiarate «assolutamente nulle e invalide» da Leone XIII nella Apostolicae Curae. Inoltre, la Chiesa insegna categoricamente di non aver ricevuto da Nostro Signore Gesù Cristo l’autorità di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne. Infine, la Comunione anglicana è dottrinalmente eretica e trae origine dallo scisma di Enrico VIII d’Inghilterra dalla Chiesa cattolica nel 1534.
Inoltre, la figura di Sarah Mullally è estremamente problematica. Ex infermiera, poi alta funzionaria pubblica britannica, è stata «ordinata» diacono e sacerdote anglicano nel 2001, poi «consacrata» come vescovo nel 2015, prima di diventare vescovo di Londra nel 2018 e poi arcivescovo di Canterbury nel 2026. Il Financial Times l’ha descritta come «teologicamente liberale». Lei stessa si definisce femminista. Mullally ha sostenuto e accompagnato gli sviluppi più importanti dell’anglicanesimo contemporaneo: benedizioni per le coppie dello stesso sesso, cura pastorale LGBT, linguaggio basato sull’identità e posizioni ambigue sull’aborto.
È significativo che le critiche più dure rivolte a Sarah Mullally provengono dall’interno della stessa Comunione Anglicana. La Global South Fellowship of Anglican Churches, che rappresenta milioni di anglicani, ha visto la sua elezione come un’occasione persa per la riforma e l’unità. L’arcivescovo Justin Badi Arama, primate del Sud Sudan, ha dichiarato di non riconoscerla come guida spirituale. Questi anglicani, spesso di origine africana, rifiutano proprio ciò che Roma sembra ora onorare: l’ordinazione delle donne, le benedizioni per le coppie dello stesso sesso, il progressismo morale e l’adattamento al mondo moderno.
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Un riconoscimento impossibile
Il 20 marzo 2026, papa Leone XIV aveva già indirizzato un messaggio a «Sua Reverendissima e Onorevolissima Madame Sarah Mullally, arcivescovo di Canterbury», in occasione della sua intronizzazione.
Se Leone XIV non riconoscesse davvero alcuna autorità degli ordini nella Chiesa anglicana, e ancor meno se questa fosse detenuta da una donna, qual è allora il significato degli onori di «arcivescovo» che le sono stati così generosamente conferiti durante quest’udienza e il suo soggiorno a Roma? Una Chiesa «sorella», guidata da una donna, offre senza dubbio una buona indicazione della concezione di Leone XIV, sulla scia di Francesco, riguardo al potere giurisdizionale attribuibile ai laici, uomini o donne che siano. La stessa idea è evidente nel documento finale del Gruppo di Studio 5 del Sinodo sulla Sinodalità, riguardante «la partecipazione delle donne alla vita e al governo della Chiesa».
All’inizio del suo discorso, il papa ha espresso la sua gioia per la presenza di Sarah Mullally in udienza, prima di ricordare l’incontro ufficiale a Roma tra Paolo VI e l’arcivescovo anglicano di Canterbury, Michael Ramsey, avvenuto sessant’anni prima, il 23 marzo 1966. Questo incontro illustrò il desiderio di Paolo VI di perseguire attivamente l’ecumenismo del Concilio Vaticano II. Il giorno seguente, a San Paolo fuori le Mura, dopo una dichiarazione congiunta, Paolo VI compì un gesto plateale donando al primate anglicano il proprio anello episcopale. Questo simbolo fu ampiamente percepito come un implicito riconoscimento della dignità dell’ufficio episcopale anglicano.
L’assurdità dell’ecumenismo conciliare
Questo scandalo dimostra ancora una volta l’assurdità dell’ecumenismo conciliare. In nome del dialogo, le verità della fede vengono oscurate. In nome dell’unità, si dà l’impressione che eresie e scismi siano semplici sfumature. Una tale logica non conduce le anime all’unica Chiesa di Cristo, ma le abitua all’indifferenza.
Il vero ecumenismo, a differenza di quello propugnato dal Concilio Vaticano II, non consiste nel trattare il vero sacerdozio e la sua invalida imitazione, la successione apostolica e la sua parodia, la dottrina cattolica e gli errori moderni come equivalenti. Consiste nel richiamare le anime all’unità di fede, sacramenti e governo sotto il successore di San Pietro.
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Una nuova manifestazione dello stato di necessità
Questa surreale scena romana rivela lo stato di confusione dottrinale in cui si trova oggi la Chiesa visibile. Quando i simboli sacri vengono usati contro la verità che dovrebbero esprimere, i fedeli hanno il dovere di resistere a questa confusione.
È difficile esprimere la gravità di questa situazione. Una donna che la Chiesa non riconosce come vescovo viene condotta nei luoghi più sacri di Roma, dove impartisce una benedizione, riceve gli onori di un primate e incontra il papa, mentre i vescovi e i sacerdoti cattolici della Fraternità Sacerdotale San Pio X, rimasti fedeli alla Tradizione, vengono tenuti a distanza.
In una recente intervista, don Davide Pagliarani ha dichiarato di attendere un’udienza con il Santo Padre da quasi nove mesi: «Questo corrisponde al mio più sincero desiderio. Tuttavia, sono stupito che finora non ci sia stata alcuna risposta o reazione personale da parte del Santo Padre».
«Prima di dichiarare scismatica una società con più di mille membri, che costituisce un punto di riferimento per centinaia di migliaia di fedeli in tutto il mondo, sarebbe opportuno conoscere personalmente coloro che saranno giudicati». La sanzione proposta non riguarda solo un’istituzione – che, per inciso, non esiste agli occhi della Santa Sede – ma anche singoli individui, profondamente devoti al papa e alla Chiesa.
«Confesso di faticare a comprendere questo silenzio, soprattutto quando ci viene spesso ricordato il bisogno di ascoltare il grido dei poveri, il grido degli emarginati e persino il grido della Terra stessa…»
Si può negare al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X ciò che si concede indebitamente a Sarah Mullally?
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Spirito
Il cardinale Fernandez ha già preparato l’ordine di scomunica della FSSPX
Il Dicastero per la Dottrina della Fede si sta già preparando allo scenario di scisma a seguito delle consacrazioni nella FSSPX https://t.co/1nVrhwDj8J
— Nico Spuntoni (@nicospuntoni) April 25, 2026
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Spirito
Spettacolo osceno tenuto nell’ex cappella di Santa Giovanna d’Arco a Parigi
Una performance oscena e grottesca, definita «demoniaca», si è svolta di recente in una cappella sconsacrata a Parigi, un tempo cappella di Santa Giovanna d’Arco.
Le scene del «cabaret» queer e le immagini pubblicitarie che lo accompagnano evocano l’inferno: rumori cupi e industriali, fiamme sul palco e in tutta la chiesa, un personaggio «serpente» e una «strega», e rappresentazioni perverse permeano lo spettacolo.
L’organizzatore, un gruppo che si autodefinisce «LGBTQIA+» chiamato Cirquefier.es, ha descritto l’evento nei post promozionali su Instagram come un «rituale sovversivo» e una «narrazione sul corpo» che celebra «la diversità delle identità e l’emancipazione individuale».
«Assolutamente tutto è stato sessualizzato», ha osservato il sito francese Christian Tribune Media, che ha seguito l’evento.
Peggio ancora, l’evento assume una connotazione sacrilega poiché si svolge in una cappella tra immagini sacre, tra cui vetrate raffiguranti Santa Giovanna d’Arco e, a quanto pare, crocifissi.
⚠️ Ils depassent les bornes en osant salir un lieu sacré pour nombres de #Galli !! En 1920 #JeanneDarc a ete canonisé par Benoit XV sainte Patronne de la Gallia, juste avant la mort de notre mère, l’Imperatrice Eugenia !!
C’est la goutte de trop 🫡 https://t.co/0kTfFg7gos pic.twitter.com/KcFoIN7gd2— Charles_de_GALLIA (@Charles_Monarc) April 28, 2026
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Il maestro di cerimonie ha fatto riferimento al martirio di Santa Giovanna d’Arco durante lo spettacolo in modo sacrilego: «Sapete che la cappella Reille non è il suo vero nome; nella vita reale, è la cappella di Santa Giovanna d’Arco, e noi le daremo fuoco!» hanno esclamato.
Sebbene la cappella sia stata desacralizzata, il suo utilizzo a scopo osceno costituisce comunque una violazione del diritto canonico.
Il canone 1222 stabilisce che «Se una chiesa non può in alcun modo servire al culto divino e non è possibile ripararla, può essere ridotta dal vescovo diocesano a un uso secolare non inappropriato».
Il canone 1222 afferma inoltre: «Se una chiesa non può essere utilizzata in alcun modo per il culto divino e non vi è possibilità di ripararla, il vescovo diocesano può destinarla a un uso profano, ma non sordido». Il recente spettacolo di «cabaret» è uno degli esempi più lampanti di tale utilizzo.
Il filmato della performance pornografica, troppo esplicito per essere pubblicato qui, ha suscitato disgusto e indignazione dopo essere stato condiviso su X.
L’abate Mathieu Raffray dell’Istituto del Buon Pastore ha descritto l’evento come «decisamente demoniaco», sottolineando in una dichiarazione l’uso di «simboli esplicitamente satanici come fuoco e serpenti». Ha inoltre ipotizzato che lo spettacolo sia stato allestito intenzionalmente in un luogo precedentemente sacro allo scopo di «profanarlo».
«Perché usare una chiesa per questo? C’è un desiderio di perversione, di profanazione in un luogo costruito per uno scopo ben preciso…», ha dichiarato a Christian Tribune Media. «Mi fa orrore».
L’abate Raffray ha anche descritto la natura pro-LGBT dello spettacolo, che vedeva la partecipazione di drag queen e omosessuali, come «un attacco alla morale della Chiesa», secondo quanto riportato da BVoltaire.
Il religioso inoltre affermato che, oltre ad essere «offensivo per i cattolici» a causa del suo carattere sacrilego, lo spettacolo rappresentava una «provocazione contro l’umanità e la nostra cultura».
La cappella faceva un tempo parte del convento delle Missionarie Francescane di Maria, che vendettero l’intero complesso nel 2020 perché «non erano più in grado di mantenere l’edificio», secondo quanto riportato da BVoltaire. Le missionarie vi risiedevano dal 1895.
Secondo l’abate Raffray, le suore rifiutarono una proposta di acquisto del complesso da parte di fedeli cattolici e scelsero invece di venderlo all’imprenditrice sociale parigina In’li. «È il risultato della mentalità consumistica odierna», ha affermato l’abate Raffray.
Non si tratta del primo esempio di dissacrazione di una chiesa cattolica in Francia. L’anno passato la comica e artista femminista radicale spagnolaAne Lindane aveva pubblicato sui social media un video in cui profana un altare all’interno della storica chiesa di Saint-Laurent-d’Arbérats, nella regione francese dell’Occitania durante uno spettacolo «comico» nell’ambito di un festival locale.
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Come riportato da Renovatio 21, sempre l’anno scorso una delle cattedrali più importanti della Germania, quella di Paderborn, in Vestfalia, aveva ospitato uno spettacolo sacrilego con ballerini a torso nudo e una grottesca «performance» con polli crudi e senza testa, scatenando lo scandalo fra i fedeli.
Nel 2024 a un fedele cattolico anonimo ha distrutto una raffigurazione blasfema e indecente della «Nostra Signora» in nella cattedrale di Santa Maria a Linz dopo che la scultura aveva suscitato indignazione.
Casi che possono ricordare da vicino quello di Carpi, dove un quadro definito da alcuni fedeli come osceno e sacrilego era stato esposto ella chiesa di Sant’Ignazio, chiesa del museo diocesano di Carpi, per poi essere attaccato da uno sconosciuto che avrebbe ferito anche l’artista lì presente. Anche in quel caso, la mostra era stata verosimilmente approvata dalla gerarchia.
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Immagine di PortlandAppraisalBlog via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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