Pensiero
Mons. Viganò: il Natale del Re Bambino e la sua Signoria sulla Chiesa e sulle Nazioni
Renovatio 21 pubblica questo testo di Monsignor Carlo Maria Viganò.
DESIDERATUS CUNCTIS GENTIBUS
L’Incarnazione del Verbo di Dio inaugura la Signoria di Cristo sulla Chiesa e sulle Nazioni.
Discite justitiam moniti, et non temnere divos.
Venditit hic auro patriam, dominumque potentem
imposuit, fixit leges pretio atque refixit;
hic thalamum invasit natæ vetitosque hymenæos;
ausi omnes immane nefas ausoque potiti.
Æn., VI, 620-624
I. Premessa
La dottrina della Regalità di Cristo costituisce un discrimen tra la Chiesa Cattolica e la «chiesa conciliare», anzi esso è il punto di separazione tra ortodossia cattolica e eterodossia neomodernista, perché i seguaci del laicismo e del secolarismo liberale non possono accettare che la Signoria di Nostro Signore si estenda alla sfera civile sottraendola all’arbitrio dei potenti o alla volontà della massa manipolabile.
Eppure, l’idea stessa che l’autorità abbia il proprio fondamento in un principio trascendente non è nata con il Cristianesimo, ma fa parte della nostra eredità greco-romana.
La stessa parola greca ἱεραρχία indica la «amministrazione delle cose sacre» da un lato, ma anche il «sacro potere» dell’autorità, dove gli impegni connessi ad essa costituiscono significativamente una λειτουργία, un ufficio pubblico di cui si fa carico lo Stato.
Similmente, la negazione di questo principio è appannaggio del pensiero ereticale e dell’ideologia massonica. La laicità dello Stato costituisce la principale rivendicazione della Rivoluzione Francese a cui il Protestantesimo ha fornito le basi teologiche, mutatesi poi in errore filosofico con il liberalismo e con il materialismo ateo.
Questa visione di un tutto coerente e armonioso che attraversa lo scorrere del tempo e valica i confini dello spazio, conducendo l’umanità alla pienezza della Rivelazione di Cristo fu propria di quella Civiltà che oggi si vuole rimossa e cancellata in nome di una distopia che è disumana perché intrinsecamente empia, in quanto originata dall’inestinguibile odio dell’Avversario, eternamente privato del sommo Bene a causa del proprio orgoglio e della ribellione alla Volontà di Dio.
Non stupisce che i nostri contemporanei non riescano a comprendere le ragioni della crisi presente: essi si sono lasciati defraudare del patrimonio di saggezza e memoria costituitosi nel corso della Storia grazie all’intervento pedagogico della Provvidenza, che ha inscritto nel cuore di ogni uomo i principi eterni che devono orientare ogni aspetto della loro vita
Questa mirabile παιδεία ha consentito che popoli lontani da Dio e immersi nelle tenebre del paganesimo potessero purtuttavia predisporsi con mezzi naturali all’irrompere della dimensione soprannaturale nella Storia, all’avvento di Cristo, nel Quale tutto si ricapitola e si mostra come parte del κόσμος divino.
Quando Augusto ordinò la pubblicazione dell’Eneide – che Virgilio aveva disposto nel proprio testamento di distruggere, considerandola incompleta – era da poco iniziata la pax romana in tutto l’Impero; una pax concessa al mondo per accogliere l’Incarnazione del Figlio di Dio e strappare l’umanità alla schiavitù di Satana.
Di quella pace solenne e sacra echeggiano ancor oggi le grandiose parole del Martirologio Romano, che ascolteremo ancora una volta la mattina della Vigilia di Natale:
Ab urbe Roma condita anno septingentesimo quinquagesimo secundo, anno imperii Octaviani Augusti quadragesimo secundo, toto orbe in pace composito… Jesus Christus aeternus Deus aeternique patris Filius, mundum volens adventu suo piissimo consecrare, de Spiritu Sancto conceptus, …in Betlhem Judæ nascitur ex Maria Virgine factus homo.
Solo quarant’anni prima della Nascita del Salvatore, Virgilio ebbe modo di frequentare i figli di Erode venuti a studiare a Roma: fu da loro che egli conobbe le profezie messianiche dell’Antico Testamento e l’annuncio dell’imminente nascita del Puer cantato nella Egloga IV:
Jam redit et Virgo, redeunt Saturna regna,
jam nova progenies cœlo demittitur alto.
Tu modo nascenti Puero, quo ferrea primum
desinet, ac toto surget gens aurea mundo,
casta fave Lucina: tuus jam regnat Apollo. (1)
e che Dante fa ricordare a Stazio nel Purgatorio (XXII, 70-72):
Secol si rinova;
torna giustizia e primo tempo umano,
e progenie scende da ciel nova.
In questa attesa trepidante dell’avvento di Cristo, Augusto salva dalla distruzione il poema virgiliano, scorgendo in esso quell’anelito ad un mondo in cui viga la pace, dopo un secolo di guerre civili. Egli vide in Enea il modello di chi si riconosce pius in quanto rispettoso del volere divino e dei vincoli che ne derivano verso la Patria e la famiglia, inserito dalla Provvidenza nelle vicende contingenti della Storia, partecipe della volontà di Dio fissata nell’eternità.
Possiamo facilmente comprendere per quale motivo l’anima di una persona retta e onesta, ancorché privata della Fede, potesse sentirsi mossa a un nobile destino, dinanzi al quale tacciono gli dei falsi e menzogneri, rimane muta la Sibilla e si ritira l’Oracolo dell’Aracœli.
Scorgiamo allora nel fato – fas in latino – il richiamo al verbo fari, che significa «parlare» e rimanda al Verbo di Dio, alla Parola eterna pronunciata dal Padre. Il Cristiano rimane ammirato da tanta paterna bontà, da questa mano provvidente che accompagna l’umanità che vaga nelle tenebre verso la Luce di Cristo, Redentore del genere umano.
Vi è, in questa visione della Storia e dell’intervento di Dio in essa, qualcosa di ineffabile che commuove e sprona al Bene, che risveglia negli animi la speranza di atti eroici, di ideali per cui combattere e dare la vita.
Fu su questa perfetta composizione di temporale ed eterno, di natura e Grazia, che il mondo poté accogliere e riconoscere il Messia promesso, il Principe della pace, il Rex pacificus vincitore del peccato e della morte, il Desideratus cunctis gentibus.
Dal Cenacolo alle catacombe, dalle comunità dei primi Cristiani alle basiliche romane convertite al culto del vero Dio, si leva la preghiera che il Signore insegnò agli Apostoli: adveniat regnum tuum, fiat voluntas tua sicut in cœlo et in terra.
Così un Impero pagano divenne culla della Cristianità, e con le proprie leggi e la propria influenza civile e sociale rese possibile la diffusione del Vangelo e la conversione delle anime a Cristo.
Anime semplici, certamente; ma anche anime di persone erudite, di nobili romani, di funzionari imperiali, di diplomatici e intellettuali, che riuscivano a vedersi – come il pius Æneas – coinvolti in un piano provvidenziale, chiamati a dare un senso a quelle virtù civiche, a quell’anelito alla giustizia e alla pace che senza la Redenzione sarebbe rimasto incompleto e sterile.
II. Il ruolo «provvidenziale» dello Stato
L’economia della Salvezza, in questa visione «medievale» e cristiana degli eventi, riconosce ai singoli individui il privilegio di essere essi stessi parte di questo grande piano della divina Provvidenza: una actuosa participatio – mi si perdoni il prestito di una locuzione cara ai Novatori – dell’uomo all’intervento di Dio nella Storia, in cui la libertà di ciascuno si trova dinanzi alla scelta morale, e quindi determinante per il suo destino eterno, tra Bene e Male, tra il conformarsi alla volontà di Dio – fiat voluntas tua – e il seguire la propria – non serviam – disobbedendoGli.
Tuttavia, proprio nell’adesione dei singoli all’azione della Provvidenza, comprendiamo come la società terrena, che da questi individui è composta, assuma a sua volta un ruolo nel piano di Dio, consentendo che le azioni dei suoi membri siano indirizzate con maggiore efficacia dall’autorità dei governanti verso il bonum commune che li unisce nel perseguimento del medesimo fine.
Lo Stato, come società perfetta – ossia che possiede in sé tutti i mezzi necessari al perseguimento del quid unum perficiendum – riveste quindi una funzione propria, principalmente ordinata al bene dei cittadini, alla tutela dei loro legittimi interessi, alla protezione della Patria dai nemici esterni e interni, al mantenimento dell’ordine sociale.
Va da sé che, facendo esperienza dei tentativi e dei fallimenti di chi ci ha preceduto – secondo la visione eminentemente cristiana di Giambattista Vico – i popoli civilizzati abbiano saputo cogliere l’importanza dello studio della Storia, consentendo un reale progresso e riconoscendo la validità del pensiero aristotelico-tomista proprio perché sviluppatosi sulla base della conoscenza della realtà e non sulla creazione di teorie filosofiche astratte.
Troviamo questa visione di buon governo emblematicamente rappresentata negli affreschi di Ambrogio Lorenzetti del Palazzo Pubblico di Siena, a conferma della profonda religiosità della società medievale; una religiosità dell’istituzione, certo, ma che era condivisa e fatta propria da coloro che, rivestiti di funzioni pubbliche, consideravano il proprio ruolo come espressione coerente con l’ordine divino – il κόσμος, appunto – impresso dal Creatore al corpo sociale.
Di questo ruolo storico dell’Impero Romano abbiamo un esempio nell’Eneide (VI, 850-853):
Tu regere imperio populos Romane memento
hæ tibi erunt artes, pacisque imponere morem,
parcere subjectis et debellare superbos.
Fu la consapevolezza di questa missione provvidenziale che rese grande Roma; fu il tradimento di questo compito a causa della corruzione dei costumi a decretarne la caduta.
III. Il concetto di laicità e la secolarizzazione del potere
Né sarebbe stato possibile altrimenti, dal momento che il concetto di «laicità dello Stato» era del tutto impensabile tanto per i governanti quanto per i sudditi delle Nazioni occidentali di qualsiasi epoca precedente la Pseudoriforma protestante.
Solo a partire dal tardo Rinascimento la teorizzazione dell’ateismo consentì di formulare un pensiero filosofico che sottraesse il singolo individuo al dovere di riconoscere e rendere culto pubblico alla divinità; e fu con l’Illuminismo che i principi massonici conobbero una diffusione tramite la secolarizzazione forzata della società civile successiva alla Rivoluzione Francese, al rovesciamento delle Monarchie di diritto divino e alla feroce persecuzione contro la Chiesa Cattolica.
Oggi il mondo contemporaneo considera un merito rivendicare la propria laicità, mentre nel mondo greco-romano la ribellione agli dei era considerata marchio di empietà e segno di rivolta verso lo Stato, la cui autorità era espressione di un potere sancito e ratificato dall’alto.
Discite justitiam moniti, et non temnere divos, ammonisce Flegias, precipitato nel Tartaro e condannato a gridare senza tregua questo avvertimento (Æn., VI, 620). La cultura classica che abbiamo ereditato quale premessa naturale alla diffusione del Cristianesimo, e che il Medioevo riconobbe e valorizzò, si basa quindi sul dovere di non spregiar gli dei, mostrando come l’assenza di religio sia causa della rovina della Nazione, dal tradimento della Patria all’instaurazione della tirannide, dal promulgare o abolire le leggi per interesse economico al violare i più sacri precetti del vivere civile. (2)
A dimostrazione di quanto fossero fondati questi timori, possiamo contemplare le macerie della società contemporanea, capace di legittimare orrori inauditi quali l’uccisione degli innocenti nel ventre materno, la corruzione dei bambini con la teoria gender e la sessualizzazione dell’infanzia, il loro utilizzo negli infernali rituali della lobby pedofila, i cui infami componenti ricoprono ruoli di potere e che nessuno, sinora, osa processare e condannare.
Il mondo contemporaneo è governato da una setta di servi del demonio, votati al male e alla morte: chiudere gli occhi dinanzi a simili mostruosità rende quanti tacciono colpevolmente complici di quegli orrendi crimini che gridano vendetta al cospetto di Dio.
IV. La sacralità dell’autorità
Fino alla Rivoluzione Francese i governanti trovavano la propria legittimazione nell’esercizio dell’autorità in nome di Dio, e con essa i governati vedevano tutelati i propri diritti contro gli abusi del potere, dal momento che tutto il corpo sociale era gerarchicamente ordinato sotto la suprema potestà dell’unico Signore, riconosciuto come Rex tremendæ majestatis proprio perché Giudice anche dei Re e dei Principi, dei Papi e dei Prelati. Corone, tiare e mitrie costellano le raffigurazioni dell’inferno nei Giudizi Universali delle nostre chiese.
Questa sacralità dell’autorità non è un concetto aggiunto successivamente ad un potere nato originariamente come neutrale. Al contrario, ogni potestà si è sempre riferita alla divinità, tanto in Israele quanto nelle nazioni pagane, per poi acquisire nel mondo occidentale la pienezza dell’investitura soprannaturale con l’avvento del Cristianesimo e il suo riconoscimento come Religione di Stato ad opera dell’Imperatore Teodosio.
Così l’Imperatore d’Oriente era Cæsar in una Corte che a Bisanzio parlava in latino; lo Czar delle Russie e quello dei Bulgari erano parimenti Cesari, per poi giungere al Sacro Romano Impero, il cui ultimo Sovrano, il Beato Carlo d’Asburgo, venne spodestato dalla Massoneria con la Prima Guerra Mondiale.
L’educazione dei futuri sovrani, della nobiltà e del Clero era tenuta nella massima considerazione, e non si limitava a fornire un’istruzione intellettuale e pratica, ma prevedeva necessariamente una specifica formazione morale e spirituale che assicurasse solidi principi, abitudine alla disciplina, capacità di dominare le proprie passioni, pratica delle virtù di governo.
Un intero sistema sociale rendeva chi esercitava l’autorità consapevole della propria responsabilità dinanzi a Cristo Re, unico detentore della Signoria temporale e spirituale che i Suoi Ministri in terra dovevano esercitare in forma rigorosamente vicaria.
Per questo motivo, come avvenne ad esempio nel caso di Federico II di Svevia, la superiorità dell’Autorità spirituale della Chiesa su quella temporale dei Sovrani consentiva al Romano Pontefice di sciogliere dal vincolo di obbedienza i sudditi di un Re che abusasse del proprio potere.
V. La secolarizzazione estesa a qualsiasi autorità
Alla secolarizzazione dell’autorità civile ha fatto più recentemente seguito quella dell’autorità religiosa, che con il Concilio Vaticano II è stata significativamente spogliata – non solo esteriormente – della propria sacralità a beneficio di una visione profana (e rivoluzionaria) in cui il potere ecclesiastico proviene dal basso, in forza del solo Battesimo, e viene delegato dal «popolo sacerdotale» ai suoi rappresentati, ai quali sono conferiti compiti di presidenza, al pari di quanto avviene nelle sette calviniste.
Il paradosso è qui ancor più evidente, perché porta all’interno della Chiesa – snaturandola – le dinamiche tollerabili in una società civile che non riconosce diritti alla vera Religione, finendo al contempo per legittimarle col farle proprie.
In quest’ottica, le gravissime deviazioni oggi propagandate dal Sinodo sulla Sinodalità in chiave democratica e parlamentarista non sono che la messa in pratica dei principi teorizzati dal Concilio, per il quale la laicità – ossia la rottura del legame tra l’autorità terrena e la sua legittimazione soprannaturale – avrebbe dovuto estendersi a qualsiasi società umana, escludendo parimenti qualsiasi tentazione «teocratica» come obsoleta e inopportuna.
A questo processo, inevitabilmente, non fu estranea alcuna autorità, da quella del paterfamilias a quella del maestro, da quella del magistrato a quella dell’ufficiale: il dovere di chi vi era sottoposto di obbedirvi e di chi la esercitava di amministrarla con saggezza e prudenza richiamavano la divina paternità di Dio e come tali dovevano essere delegittimati, poiché la ribellione è anzitutto contro l’autorità di Dio Padre.
Il Sessantotto non fu che una propaggine della Rivoluzione, in cui ciò che per utilitarismo o convenienza il liberalismo aveva conservato per garantirsi un minimo di ordine sociale venne infine demolito, portando le Nazioni occidentali all’anarchia.
VI. L’azione eversiva delle società segrete
La setta infame, consapevole della potenza dell’alleanza tra Trono e Altare, tramò nell’ombra per corrompere i governanti e attirare la nobiltà nei propri ranghi, iniziando dalla dinastia capetingia.
In realtà, già nei Principati tedeschi con l’eresia protestante e poi nell’Inghilterra di Enrico VIII con lo scisma anglicano erano attive conventicole di iniziati di matrice gnostica avversi al Papato e ai legittimi Sovrani ad esso fedeli.
È comunque certo e documentato che la Rivoluzione costituì lo strumento principale con cui le società segrete colpirono le Nazioni cattoliche per strapparle alla Fede ed asservirle ai propri scopi ideologici ed economici, e ovunque la Massoneria riuscì ad agire ricorse sempre agli stessi strumenti e alla stessa propaganda, per ottenere la secolarizzazione delle Istituzioni pubbliche, la cancellazione della Religione di Stato, l’abolizione dei privilegi ecclesiastici e dell’insegnamento cattolico, la legittimazione del divorzio, la depenalizzazione dell’adulterio, la diffusione della pornografia e delle altre forme di vizio.
Perché quel mondo cristiano in ogni aspetto del vivere quotidiano doveva essere cancellato e sostituito da una società empia, irreligiosa, dedita all’appagamento dei piaceri più bassi, irridente verso la virtù, l’onestà, la rettitudine: sono le «conquiste» dell’ideologia liberale, ciò che l’anticlericalismo più abbietto considera «progresso» e «libertà».
Le innumerevoli condanne del Magistero nei confronti delle sette segrete erano ampiamente giustificate dalla minaccia che incombeva sulla pace delle Nazioni e sulla salvezza eterna delle anime. Finché la Chiesa ebbe nell’autorità civile un valido alleato, l’azione della Massoneria procedette a rilento e fu costretta a dissimulare i propri intenti criminali.
Fu solo con la corruzione dell’autorità ecclesiastica, perseguita con paziente opera di infiltrazione e portata a compimento dalla fine dell’Ottocento grazie al Modernismo, che la Massoneria poté contare sulla complicità di chierici ribelli e fornicatori, traviati nell’intelletto e nella volontà, e perciò facilmente asservibili e ricattabili.
Le loro carriere nei ranghi della Chiesa, fermate dalla lungimirante vigilanza di San Pio X, ripresero tranquillamente negli ultimi anni del Pontificato di Pio XII allora infermo, e conobbero una spinta sotto Giovanni XXIII, probabilmente membro egli stesso di una Loggia ecclesiastica. Ancora una volta vediamo come la corruzione dei singoli sia strumentale alla dissoluzione dell’istituzione cui essi appartengono.
VII. La Rivoluzione in campo civile, sociale ed economico
La Rivoluzione iniziata in Francia nel 1789 ebbe le medesime modalità di attuazione: prima la corruzione dell’aristocrazia e del Clero; poi l’azione delle società segrete infiltrate ovunque; quindi la propaganda mediatica contro la Monarchia e la Chiesa, e parallelamente l’organizzazione e il finanziamento di moti e proteste di piazza per aizzare il popolo, impoverito e oberato di tasse a causa delle speculazioni dell’alta finanza internazionale e della inadeguatezza della risposta dello Stato alle mutazioni del sistema economico europeo.
Anche in quel caso la leva principale che consentì alla teoria eversiva della Massoneria di tradursi in vera e propria rivoluzione fu rappresentato dalla classe che maggiormente aveva interesse ad appropriarsi dei beni dei nobili e della Chiesa, non solo per mettere in vendita un patrimonio inestimabile di immobili, arredi e opere d’arte, ma anche per trasformare radicalmente il tessuto socioeconomico tradizionale, ad iniziare dallo sfruttamento dei latifondi, sino ad allora lasciati per lo più produrre secondo ritmi naturali e sistemi arcaici.
Infatti, dopo la Rivoluzione Francese, abbiamo avuto la Prima Rivoluzione Industriale, che con l’invenzione del motore a vapore e la meccanizzazione della produzione ha imposto le migrazioni di massa dei braccianti e dei contadini dai campi alle metropoli per convertirli in manodopera a basso costo, dopo averli privati della possibilità di avere mezzi di sostentamento autonomi e indotti alla miseria con nuove tasse e imposte.
Tutto l’Ottocento è una conferma che la matrice ideologica della Rivoluzione si fonda su un’eresia dottrinale intrinsecamente legata al profitto economico e al dominio finanziario.
La Seconda Rivoluzione Industriale ebbe luogo nel periodo compreso tra il Congresso di Parigi (1856) e quello di Berlino (1878), coinvolgendo principalmente l’Europa, gli Stati Uniti e il Giappone in nuovi, forzati progressi tecnologici quali l’elettricità e la produzione di massa; la Terza iniziò negli anni Cinquanta e si estese a Cina e India, e riguardò principalmente l’innovazione tecnologica, informatica e telematica, per poi allargarsi alla new economy, alla green economy, al controllo delle informazioni.
Ciò avrebbe dovuto creare un clima culturale di fiducia neopositivista nelle possibilità della scienza e della tecnica di provvedere al benessere materiale dell’umanità; l’azione di manipolazione delle masse diede ampio spazio all’immaginazione di ciò che la società sarebbe potuta diventare, suggestionandola con il tema cinematografico della fantascienza.
Con l’anno 2011 inizia infine la Quarta Rivoluzione Industriale, che consiste nella crescente compenetrazione tra mondo fisico, digitale e biologico. È una somma dei progressi in intelligenza artificiale (IA), robotica, Internet delle Cose (IoT), stampa 3D, ingegneria genetica, computer quantistici ed altre tecnologie.
Teorizzatore di questo processo distopico è il famigerato Klaus Schwab, fondatore e direttore esecutivo del World Economic Forum.
VIII. La secolarizzazione dell’autorità premessa del totalitarismo
Separare artificialmente l’armonia e la complementarietà gerarchica tra autorità spirituale e autorità temporale fu un’operazione sciagurata che creò la premessa, ogniqualvolta venne realizzata, alla tirannide o all’anarchia.
Il motivo è sin troppo evidente: Cristo è Re tanto della Chiesa quanto delle Nazioni, perché ogni autorità viene da Dio (Rom 13, 1). Negare che i governanti abbiano il dovere di sottomettersi alla Signoria di Cristo è un errore gravissimo, perché senza la Legge morale lo Stato può imporre la propria volontà prescindendo dalla volontà di Dio, e quindi sovvertendo il κόσμος divino della Civitas Dei per sostituirvi l’arbitrio e il χάος infernale della civitas diaboli.
Oggi le Nazioni occidentali sono ostaggio di potentati che non rispondono né a Dio né al popolo delle loro decisioni, perché non traggono la propria legittimazione né dall’alto né dal basso.
Il colpo di stato che è stato preparato e compiuto dalla lobby eversiva del World Economic Forum ha di fatto spodestato i governi della propria indipendenza da pressioni esterne e gli Stati della propria sovranità. Ma questo processo dissolutorio è ormai scoperto per l’arroganza con cui i satrapi del Nuovo Ordine Mondiale – tutto è nuovo, quando riguarda loro, e tutto è vecchio quando è da abbattere – hanno rivelato i loro piani, credendosi ormai prossimi alla vittoria definitiva. Al punto che anche intellettuali non certo tacciabili di conservatorismo iniziano a denunciare le intollerabili ingerenze di Klaus Schwab e dei suoi minion nel governo delle Nazioni.
Alcuni giorni fa il prof. Franco Cardini ha dichiarato: «Le forze che gestiscono economia e finanza ora scelgono, corrompono e determinano la classe politica, che così diventa un comitato d’affari» (qui). E sappiamo bene che dietro questo «comitato d’affari» si perseguono scopi di cieco profitto ai danni dell’economia degli Stati, ma anche inquietanti progetti di controllo capillare della popolazione, di depopolamento forzato, di cronicizzazione delle patologie in vista della privatizzazione totale dei servizi pubblici.
La mentalità che presiede a questo Great Reset è la stessa che animava i borghesi e gli usurai dei secoli scorsi, preoccupati di sfruttare i latifondi che la nobiltà e il Clero non consideravano come fonte di lucro.
Lo aborro perché è cristiano e ancor più perché ha la goffa semplicità di prestare denaro gratis, e così fa diminuire i frutti che si potrebbero ottenere. (3)
Per costoro l’umanità è un fastidioso impaccio che occorre razionalizzare e rendere strumentale al perseguimento dei propri scopi criminali e la Morale cristiana un odioso intralcio all’instaurazione di un governo in mano alla finanza: se questo è oggi possibile, è perché non vi è alcun riferimento morale trascendente che ponga un freno ai loro deliri, né un potere che sfugga a questo vile asservimento a interessi privati. E qui comprendiamo come la situazione presente sia essenzialmente una crisi dell’autorità, al di là della comprensione dei singoli circa la minaccia rappresentata dal colpo di stato globale dell’élite usuraia.
IX. Il Natale di Cristo
La Nascita del Salvatore ha rappresentato l’irruzione dell’eternità nel tempo e nella Storia, con l’Incarnazione della Seconda Persona della Santissima Trinità nel grembo virginale di Maria Santissima. Nella persona di Nostro Signore, vero Dio e vero uomo, si somma l’autorità di Dio a quella del discendente della stirpe regale di Davide, e la Redenzione del genere umano mediante il Sacrificio della Croce ripristina nell’economia della Grazia l’ordine divino infranto dal peccato originale ispirato dal Serpente.
Il Re Bambino, adagiato nella mangiatoia, si mostra all’adorazione dei pastori e dei Magi avvolto in fasce, com’era prerogativa dei sovrani: et hoc vobis signum (Lc 2, 6). (4)
Egli muove le stelle e viene onorato dagli Angeli, ma sceglie come trono il presepe, come reggia terrena la povera capanna di Betlemme, così come sul Golgota – e nella visione dell’Apocalisse – è la Croce ad essere trono di gloria. Nostro Signore riceve l’omaggio dei saggi d’Oriente in riconoscimento dei titoli di Re, Sacerdote e Profeta; ma già deve fuggire da chi vede in Lui una minaccia al proprio potere. Stolto e crudele Erode, che non comprende che non eripit mortalia, qui regna dat cœlestia. (5)
Stolti e crudeli i potenti di oggi, che nella strage di milioni di innocenti – una strage compiuta sui loro corpi e sulle loro anime – vogliono consolidare la propria tirannide di morte, e che nella schiavitù dei popoli rinnovano la propria ribellione al Re dei re e al Signore dei governanti, che quelle anime ha redento col proprio Sangue.
Ma è nell’umile affermazione della propria Signoria che il Bambino di Betlemme manifesta la divinità del Figlio di Dio nell’unione ipostatica dell’Uomo-Dio. Una divinità che unisce l’onnipotenza del Pantocratore alla fragilità del lattante, il tremendo giudizio del sommo Giudice al vagito del neonato, l’eternità immutabile del Verbo di Dio al silenzio dell’infante, lo splendore della gloria della Maestà divina con lo squallore di un ricovero per animali nella gelida notte della Palestina.
In questa apparente contraddizione che unisce mirabilmente divinità e umanità, potenza e debolezza, ricchezza e povertà troviamo anche l’insegnamento che tutti noi, e soprattutto coloro che sono costituiti in autorità, dobbiamo trarre per la nostra vita spirituale e per la nostra stessa sopravvivenza.
Anche il Sovrano, il Principe, il Pontefice, il Vescovo, il magistrato, l’insegnante, il medico e il padre godono di un potere che attinge alla sfera dell’eternità, alla divina Regalità del Figlio di Dio, perché nell’esercizio della loro autorità essi agiscono in nome di Colui che la legittima finché rimane fedele a ciò per cui essa è stata voluta.
Chi ascolta voi, ascolta Me. E chi disprezza Me disprezza Colui che mi ha mandato (Lc 10, 16).
Per questo obbedire all’autorità civile ed ecclesiastica significa obbedire a Dio, nell’ordine gerarchico che Egli ha decretato. Per questo disobbedire a chi abusa della propria autorità è altrettanto doveroso, per salvaguardare quell’ordine che ha il proprio centro in Dio, e non nel potere terreno che ne è vicario. Altrimenti si finisce per adorare il potente, per prestargli l’ossequio cui egli ha diritto solo in quanto a sua volta sottomesso a Dio. Oggi invece l’ossequio a chi ricopre incarichi di potere non solo non ha alcun vincolo di doverosa subordinazione a Cristo Re e Pontefice, ma anzi Gli è nemico. E dove la presunta sovranità popolare propagandata dalla chimera della democrazia si è rivelata un colossale inganno ai danni di quel popolo che non ha nessuno cui appellarsi per veder tutelati i propri diritti.
D’altra parte, quali «diritti» potrebbe rivendicare chi ha tollerato di lasciarli usurpare a Dio?
Come potremmo stupirci che il potere si muti in tirannide, quando accettiamo che esso non abbia più alcun legame con il trascendente, unica garanzia di giustizia per il povero, l’esule, l’orfano e la vedova?
X.Instaurare omnia in Christo
L’apparente trionfo dei malvagi – dai criminali del World Economic Forum agli eretici del «cammino sinodale» – ci pone dinanzi alla cruda realtà del Male, destinato sì alla sconfitta finale, ma anche permesso dalla Provvidenza come strumento di castigo per l’umanità traviata.
Perché la povertà, le epidemie, la miseria indotta da crisi pianificate, le guerre spietate mosse da interessi economici, la corruzione dei costumi, la strage degli innocenti riconosciuta come un «diritto umano», la dissoluzione della famiglia, la rovina dell’autorità, la dissoluzione della civiltà, l’imbarbarimento della cultura e dell’arte, l’annichilimento di ogni slancio verso la virtù e il Bene sono solo necessarie conseguenze di un tradimento compiuto gradualmente ma sempre nella medesima direzione e la premessa al peggio che dovrà venire: il disprezzo di Dio, la sfida sciagurata del non serviam nei confronti della Maestà divina, tanto più spietata e furiosa quanto maggiore è la presunzione satanica di poter vincere una battaglia da cui Satana uscirà eternamente sconfitto.
Dormi, o Fanciul; non piangere;
dormi, o Fanciul celeste:
sovra il tuo capo stridere
non osin le tempeste,
use sull’empia terra,
come cavalli in guerra,
correr davanti a Te. (6)
Ricapitolare in Cristo tutte le cose (Ef 1, 10), significa ricomporre l’ordine infranto dal peccato, tanto nell’ordine naturale quanto in quello soprannaturale, tanto nella sfera privata quanto in quella pubblica, restituendo la Corona regale al Re dei re, al Quale in un delirio di ὕβρις la Rivoluzione l’ha sottratta; ed ancor prima restituendo la triplice Corona al Sommo Pontefice, strappata con l’ideologia del Vaticano II e con l’apostasia di questo «pontificato».
Papi e Re, Prelati e governanti delle Nazioni, fedeli della Chiesa e cittadini degli Stati devono tornare, in una palingenesi mossa dalla Grazia, a Cristo, a Cristo Re e Pontefice, all’unico Vindice dei veri diritti del Suo popolo, all’unico Protettore dei deboli e degli oppressi, all’unico Vincitore della morte e del peccato. E in questo cammino di ritorno a Cristo, sarà l’umiltà a guidarci nel saper ripercorrere a ritroso, la comoda via della perdizione che abbiamo intrapreso abbandonando la via verso il Calvario segnataci dal Signore. Una via che Egli ha percorso per primo, e sulla quale ci accompagna tramite la Grazia dei Sacramenti, che conduce alla Croce come unica premessa per la gloria della Resurrezione.
Chi crede che continuando su questo percorso sia possibile cambiare le cose; che si possa porre un limite all’ideologia di morte e di peccato del Nuovo Ordine Mondiale; che si possa impedire agli empi di diffondere gli orrori della pedofilia, della perversione, della cancellazione dei sessi, dell’uccisione dei bambini, dei deboli e degli anziani si illude.
Se il mondo è diventato un inferno grazie alla Rivoluzione, esso potrà tornare ad essere meno malvagio e mortifero solo con un’azione controrivoluzionaria. Se la Gerarchia è diventata un ricettacolo di eretici, di corrotti e di fornicatori grazie al Vaticano II e alla liturgia riformata, essa potrà tornare ad essere immagine della Gerusalemme celeste solo tornando a ciò che gli Apostoli, i Padri e i Dottori, i Santi, i Papi e i Vescovi hanno fatto fino a prima del Concilio. Proseguire sulla via della perdizione conduce, appunto, alla perdizione: la differenza sta solo nella velocità della corsa verso l’abisso.
Quanto prima ciascuno di noi saprà rinforzare la propria appartenenza a Cristo, tanto prima inizierà il ritorno della società al suo Signore. E questa appartenenza incondizionata a un Dio che si è incarnato per redimerci deve avvenire iniziando dall’umile adorazione del Re Bambino, ai piedi della mangiatoia, assieme ai pastori e ai Magi.
Dormi, o Celeste: i popoli
chi nato sia non sanno;
ma il dì verrà che nobile
retaggio tuo saranno;
che in quell’umil riposo,
che nella polve ascoso,
conosceranno il Re. (7)
Venga dunque, per tutti noi, il benedetto momento in cui, toccati dalla Grazia e mossi dalla salutare visione dell’inferno in terra che va preparandosi se assisteremo inerti all’instaurazione della distopia globalista, riconosciamo il Re.
E in cui, riconosciutoLo, possiamo combattere sotto le Sue sante insegne insieme alla terribile Vincitrice di Satana – l’Immacolata – la battaglia epocale contro il Nemico del genere umano.
Sarà una creatura, una Donna, una Vergine, una Madre a schiacciare il capo dell’antico Serpente, e con esso quello dei suoi maledetti seguaci.
E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
17 Dicembre 2022
Sabbato Quattuor Temporum Adventus
NOTE
1) La Vergine ormai torna, tornano i regni di Saturno,
già una nuova stirpe scende dall’alto dei cieli.
Tu, pura Lucina, sii propizia al Fanciullo che sta per nascere,
per il Quale per la prima volta finirà il periodo delle guerre
e sorgerà l’età dell’oro; già il tuo Apollo regna sul trono.
Virgilio, Egloga IV, 6-10.
2) Ecco l’esempio mio!
Ama giustizia e non spregiar gli dei!
Vendé questi la Patria e fier tiranno
ai cittadini impose; altri le leggi
fece e disfece a prezzo; quello il letto
invase della figlia a sconce nozze:
empie cose ad osar tutti fur pronti
e dell’audacia consumar l’estremo!
3) W. Shakespeare, Il mercante di Venezia, Atto I, Scena III, Shylock, a parte.
4) Si veda a tal proposito lo studio esegetico di Mons. Francesco Spadafora, in Dizionario biblico, Studium, 1963.
5) Inno Crudelis Herodes per i Vespri dell’Epifania.
6) A. Manzoni, Il Natale, versi 99-105.
7) A. Manzoni, Il Natale, versi 106, 112.
Pensiero
Il manifesto di Palantir in sintesi
La società Palantir, da anni al centro di controversie per il peso che avrebbe nell’amministrazione, ha pubblicato online una summa delle idee contenute nel libro del suo CEO Alex Karp smartfono La repubblica tecnologica, uscito alla fine del 2025. Palantir produce un software di sorveglianza e predizione utilizzato dai servizi segreti e dalle forze di polizia non solo americane. I suoi prodotti principali sono Gotham (per intelligence e difesa), Foundry (per il settore commerciale) e AIP (Artificial Intelligence Platform), che collega AI sicura ai dati aziendali.
Nata per supportare operazioni antiterrorismo, oggi è leader nell’AI agentica e nell’automazione operativa, dal fronte militare alle catene di produzione. Con sede principale in Florida, Palantir è quotata in borsa (PLTR) e nel 2026 ha una capitalizzazione di circa 349 miliardi di dollari. La sua forza sta nel trasformare dati complessi in azioni concrete, mantenendo un forte focus sulla sicurezza – in passato è circolata l’idea che il software avesse contribuito ad individuare Bin Laden.
L’azienda è accusata di essere un bastione dell’apparato industriale di sorveglianza e AI in caricamento nello Stato americano e non solo. Alcuni sostengono che vi sia una grande influenza di Palantir sull’amministrazione Trump: Thiel fiancheggiò apertamente Trump nell’elezione presidenziale 2016 (mentre nel 2020, per qualche ragione, non lo fece…) e diede il primo lavoro in Silicon Valley al vicepresidente JD Vance, facendolo operare in un suo fondo venture capital.
Il Karp, nato nel 1967 da padre ebreo e madre afroamericana, è laureato in filosofia a Haverford e con un dottorato in teoria sociale neoclassica all’Università di Francoforte. Si tratta di un background insolito per un CEO della Silicon Valley: studia con il filosofo tedesco dell’ermeneutica Juergen Habermas, critica il gergo ideologico e mescola pensiero europeo con pragmatismo americano.
La sua filosofia, esposta nel libro, è un manifesto nazionalista americano che accusa la Silicon Valley di essersi smarrita inseguendo app frivole e ha dimenticato le sue radici nel complesso militare-industriale. Seguendo in parte il pensiero dello studioso dello «scontro delle civiltà» Samuel Huntigton, Karp sostiene che l’Occidente non prevale per superiorità morale astratta, ma per la capacità di applicare violenza organizzata attraverso la tecnologia. Perciò la produzione di software e l’AI devono tornare a servire l’«hard power» per mantenere la supremazia americana e occidentale contro avversari autoritari.
Per il Karpo il progresso tecnologico non è neutro: deve essere al servizio della nazione, della deterrenza e della sopravvivenza delle società libere. Critica il pacifismo di comodo della Valley e invita a un’alleanza tra Stato e industria tech per un nuovo «secolo americano». Il Karp è noto da anni per il suo essere eccentrico (avrebbe una strana passione per gli occhialini da piscina), diretto e controverso.
Sul principale finanziatore e fondatore di Palantir, Peter Thiel, assurto di recente agli onori delle cronache italiane per la sua conferenza a Roma sull’anticristo, Renovatio 21 ha scritto molto in passato.
In un post su X, l’account ufficiale di Palantir, sostenendo di aver ricevuto molte richieste in merito, pubblica una sintesi delle idee di CEO e quindi dell’azienda.
Because we get asked a lot.
The Technological Republic, in brief.
1. Silicon Valley owes a moral debt to the country that made its rise possible. The engineering elite of Silicon Valley has an affirmative obligation to participate in the defense of the nation.
2. We must rebel…
— Palantir (@PalantirTech) April 18, 2026
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1. La Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del Paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare attivamente alla difesa della nazione.
2. Dobbiamo ribellarci alla tirannia delle app. L’iPhone è forse la nostra più grande, se non la più grande, conquista creativa come civiltà? Questo oggetto ha cambiato le nostre vite, ma ora potrebbe anche limitare e vincolare la nostra percezione del possibile.
3. La posta elettronica gratuita non basta. La decadenza di una cultura o di una civiltà, e in effetti della sua classe dirigente, sarà perdonata solo se quella cultura sarà in grado di garantire crescita economica e sicurezza per la collettività.
4. I limiti del soft power, della sola retorica altisonante, sono stati smascherati. La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più del semplice appello morale. Richiede hard power, e l’hard power in questo secolo si baserà sul software.
5. La questione non è se verranno costruite armi basate sull’Intelligenza Artificiale; è chi le costruirà e per quale scopo. I nostri avversari non si fermeranno a indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche per la sicurezza nazionale e militare. Andranno avanti.
6. Il servizio nazionale dovrebbe essere un dovere universale. Come società, dovremmo seriamente considerare l’abbandono di un esercito composto interamente da volontari e combattere la prossima guerra solo se tutti ne condividono il rischio e il costo.
7. Se un marine statunitense chiede un fucile migliore, dovremmo costruirglielo; e lo stesso vale per il software. Come Paese, dovremmo essere in grado di continuare un dibattito sull’opportunità di un’azione militare all’estero, rimanendo al contempo fermi nel nostro impegno verso coloro a cui abbiamo chiesto di esporsi al pericolo.
8. I dipendenti pubblici non devono essere i nostri sacerdoti. Qualsiasi azienda che retribuisse i propri dipendenti nello stesso modo in cui il governo federale retribuisce i dipendenti pubblici farebbe fatica a sopravvivere.
9. Dovremmo mostrare molta più clemenza verso coloro che si sono dedicati alla vita pubblica. L’eliminazione di qualsiasi spazio per il perdono – l’abbandono di ogni tolleranza per la complessità e le contraddizioni della psiche umana – potrebbe lasciarci con al potere personaggi di cui ci pentiremo in futuro.
10. La psicologizzazione della politica moderna ci sta sviando. Coloro che cercano nell’arena politica nutrimento per la propria anima e il proprio senso di identità, che si affidano eccessivamente all’espressione della propria vita interiore in persone che forse non incontreranno mai, rimarranno delusi.
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11. La nostra società è diventata troppo ansiosa di accelerare, e spesso si compiace, della caduta dei suoi nemici. La sconfitta di un avversario è un momento di riflessione, non di gioia.
12. L’era atomica sta finendo. Un’era di deterrenza, l’era atomica, sta per concludersi e una nuova era di deterrenza basata sull’Intelligenza Artificiale sta per iniziare.
13. Nessun altro Paese nella storia del mondo ha promosso valori progressisti più di questo. Gli Stati Uniti sono tutt’altro che perfetti. Ma è facile dimenticare quante più opportunità ci siano in questo Paese per coloro che non appartengono all’élite ereditaria rispetto a qualsiasi altra nazione del pianeta.
14. La potenza americana ha reso possibile una pace straordinariamente lunga. Troppi hanno dimenticato, o forse danno per scontato, che per quasi un secolo nel mondo sia prevalsa una qualche forma di pace, senza un conflitto militare tra grandi potenze. Almeno tre generazioni – miliardi di persone, i loro figli e ora i loro nipoti – non hanno mai conosciuto una guerra mondiale.
15. Bisogna annullare l’indebolimento postbellico di Germania e Giappone. Il disarmo della Germania è stata una reazione eccessiva, di cui l’Europa sta ora pagando un prezzo salato. Un impegno simile e altamente teatrale a favore del pacifismo giapponese, se mantenuto, minaccerà di alterare gli equilibri di potere in Asia.
16. Dovremmo applaudire coloro che tentano di costruire laddove il mercato ha fallito. La cultura dominante quasi deride l’interesse di Musk per le grandi narrazioni, come se i miliardari dovessero semplicemente rimanere nel loro ambito di arricchimento personale… Qualsiasi curiosità o interesse genuino per il valore di ciò che ha creato viene sostanzialmente ignorato, o forse si cela sotto un disprezzo appena velato.
17. La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nell’affrontare la criminalità violenta. Molti politici negli Stati Uniti hanno sostanzialmente scrollato le spalle di fronte alla criminalità violenta, abbandonando qualsiasi serio tentativo di affrontare il problema o assumendosi qualsiasi rischio con i propri elettori o finanziatori nel proporre soluzioni e sperimentare in quello che dovrebbe essere un disperato tentativo di salvare vite umane.
18. La spietata esposizione della vita privata dei personaggi pubblici allontana troppi talenti dal servizio pubblico. La sfera pubblica – e gli attacchi superficiali e meschini contro coloro che osano fare qualcosa di diverso dall’arricchirsi – è diventata così spietata che la repubblica si ritrova con un nutrito gruppo di figure inefficaci e vuote, la cui ambizione sarebbe perdonabile se al loro interno si celasse un autentico fondamento di valori.
19. La cautela che involontariamente alimentiamo nella vita pubblica è corrosiva. Chi non dice nulla di sbagliato spesso non dice quasi nulla.
20. Bisogna contrastare la pervasiva intolleranza verso la fede religiosa in certi ambienti. L’intolleranza dell’élite verso la fede religiosa è forse uno dei segnali più eloquenti del fatto che il suo progetto politico costituisca un movimento intellettuale meno aperto di quanto molti al suo interno vorrebbero far credere.
21.Alcune culture hanno prodotto progressi fondamentali; altre rimangono disfunzionali e regressive. Tutte le culture sono ormai uguali. Critiche e giudizi di valore sono proibiti. Eppure questo nuovo dogma ignora il fatto che certe culture, e persino alcune sottoculture, abbiano compiuto meraviglie. Altri si sono rivelati mediocri, e peggio ancora, regressivi e dannosi.
22. Dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e privo di significato. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito alla definizione di culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
Pensiero
La nuova religione civile dell’America è l’israelismo
Why Did Trump Alter The AI Trump-Jesus Image To Have A Luciferian/Ancient Sun God Behind Him?
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Quindi tutto questo in poco più di una settimana. Cosa significa? Perché certamente significa qualcosa. Non si tratta tanto di un paio di meme. Queste sono… Queste sono icone. Questi sono tentativi di inviare una dichiarazione sulla fede. Quale dichiarazione sta inviando il presidente? Beh, non una coerente. Non si tratta di una vera e propria teologia. È derisione. Sta deridendo Gesù. Sta prendendosi gioco del Cristianesimo. La figura centrale della religione viene sollevata. E la sua descrizione di come tutto ciò sia trapelato è di per sé una derisione. Una presa in giro dell’idea di verità. Un giorno dice: «sì, l’ho fatto». Il giorno dopo dice: «no, non l’ho fatto». Entrambe le affermazioni sono state registrate in video. Non si tratta di una bugia, è più di una bugia, è più di una semplice frase. È un attacco, non solo a una serie specifica di fatti. È un attacco all’idea stessa che esistano dei fatti. È un attacco alla verità, apertamente. Nessuno lo nasconde. La cosa è stata in qualche modo accantonata dopo un putiferio online durato qualche ora, con la gente indignata, poi placata, con la scusa di avere altre cose di cui preoccuparsi, e passata oltre. Ma per le persone sincere e religiose, per i cristiani che hanno a cuore Gesù e ciò che è vero e ciò che non lo è, molti si sono rivolti alla Bibbia per cercare di capire cosa stessero guardando, e molti hanno trovato un paio di versetti che sembravano adattarsi a ciò che stavano vedendo. Se sei un cristiano sincero o conosci qualcuno che lo è, forse hai ricevuto questi messaggi, ma li leggeremo comunque per farti sapere come molte persone di fede li interpretavano. Il primo è tratto dalla seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi. Capitolo 2,Un versetto molto noto in cui descrive ciò che accadrà al ritorno di Gesù, e dice che sentirete dire che Gesù sta tornando. Non credete a ciò che sentite. Una serie di cose devono accadere prima che ritorni sulla terra, redima il mondo e la storia finisca. E saprete che sta tornando da questi eventi e tra questi ci sarà la rivolta. La figura che descrive come l’uomo dell’iniquità, a volte descritto come l’anticristo, ma l’uomo dell’iniquità è l’espressione tratta dalla sua seconda lettera ai Tessalonicesi, e dice questo: ci sarà una grande ribellione contro Dio guidata da quell’uomo dell’iniquità. Quest’uomo, cito testualmente, si opporrà e si innalzerà al di sopra di tutto ciò che è chiamato Dio o che è adorato, tanto da insediarsi nel tempio di Dio, proclamandosi Dio. Si atteggerà a Dio. Si farà beffe degli altri dèi e si metterà al loro posto. Questo è tratto dalla seconda lettera ai Tessalonicesi. Ma questo non è il primo passo nella Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, in cui viene descritto qualcosa del genere. Varianti di ciò si trovano in numerose profezie di quello che i cristiani chiamano Antico Testamento, comprese quelle contenute nel libro di Daniele. Il profeta Daniele descrive qualcosa di molto simile alla fine della storia, e descrive questo periodo, come spesso accade nei profeti, come una punizione. Una punizione per l’infedeltà e il peccato. Il popolo di Dio viene punito per non aver seguito Dio, e questa punizione, descritta in parte nel capitolo 11 del libro di Daniele, predice la venuta di un re, e stiamo citando, un re che farà ciò che gli piace. Si esalterà e si magnificherà al di sopra di ogni Dio e dirà cose inaudite contro il Dio degli Dei. Avrà successo finché non sarà compiuto il tempo dell’ira. Perché ciò che è stato stabilito deve accadere. È tutto ordinato, in altre parole, preordinato. Non mostrerà alcun riguardo per gli dèi dei suoi antenati, né alcun altro dio, ma si innalzerà al di sopra di tutti. Quindi, per molti cristiani o persone che conoscono bene la Bibbia e ci credono, queste profezie sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, e ce ne sono altre, sembrano adattarsi a ciò che stavamo osservando.Trump Posts AI Photo With Jesus—Days After He Was Slammed For ‘Blasphemy’https://t.co/1KDCpX1NXo pic.twitter.com/QZTIiik115
— Forbes (@Forbes) April 15, 2026
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Sen. Lindsey Graham:
“To the Pope: you’re a good, holy man. You don’t understand the evil of Iran, you’re miscalculating here. The Catholic Church, God bless it, in the 1930s didn’t really get Hitler. And to the Pope: you really don’t get this regime, the Ayatollah and his… pic.twitter.com/C3guM3N7IF — Open Source Intel (@Osint613) April 14, 2026
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I’ve never seen so much anti-Catholic bigotry from the Right. It’s as if Trump’s screed against the pope has given them all a green light to start attacking the Church and the Vicar of Christ.
Here’s podcaster Patrick Bet David (3 million followers) slandering Catholics and… pic.twitter.com/2FWpLLIZY4 — Christine Niles (@ChristineNiles1) April 15, 2026
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The Holocaust Museum for Holocaust Remembrance Day had young members of the US military light a menorah at the Capitol and declare, “I’m [insert name and title], and I remember.” https://t.co/pkTtiLQWVM pic.twitter.com/XPp4UXe7LL
— Chris Menahan 🇺🇸 (@infolibnews) April 15, 2026
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This has to be seen to be believed.
Hannity facts check the Pope’s anti-war message, says there’s conflict through975 the Bible, like the battle of David versus Goliath. pic.twitter.com/LbsSPF9uzo — Richard Hanania (@RichardHanania) April 17, 2026
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Immigrazione
La violenza immigrata contro le famiglie, il culmine di un processo
In tutta la penisola dilagano gli atti di violenza inenarrabile commessi da immigrati, rapine, stupri, accoltellamenti, uccisioni..la velocità e la foga sono tali da rendere impossibile seguirli tutti.
È un problema militare, come abbiamo scritto già diverse volte, ma ormai esistenziale, di vita. È la vostra stessa esistenza in gioco, in ogni momento della giornata.
Il recente crimine di Massa che ha visto un padre di famiglia soccombere sotto i colpi di una ghenga di giovinastri stranieri e di «seconda generazione» non è che uno dei tanti eventi che vedono papà e famiglie prese di mira all’improvviso e spesso senza motivo da soggetti che nell’attuale contesto anarcotirannico la faranno sempre e comunque franca.
Così, sempre più spesso, nelle grandi città e in quella che abbiamo definito diverse volte «provincia sonnacchiosa»aumentano gli attacchi, violenti e spudorati contro famiglie a passeggio, donne con passeggino, anziani.
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La rapina alle volte è soltanto l’ultimo degli obiettivi, il fine di questi individui è spesso divertirsi della sofferenza altrui, far del male e sancire il proprio dominio, culturale, razziale o di branco sulle persone, sul paese da cui tutto prendono ma che disprezzano, su tutti noi.
Siamo le vittime sacrificali di un sistema che già ci vuole annichilire in ogni momento della nostra esistenza, dal concepimento in avanti con tutti i mezzi possibili.
Tutto ciò non è abbastanza, siamo a rischio di essere umiliati, picchiati, torturati e financo uccisi anche quando siamo a prendere un gelato con i figli o nei momenti di cosiddetto relax. Pensateci, siete sempre le prede di qualcuno o di qualcosa, anche quando volete fuggire da città che di fatto non sono più le vostre.
Per qualcuno non dovete avere pace, in nessun momento della vostra esistenza, dovete essere gli schiavi dello stato e del sistema anarcotirannico che poi sono la stessa cosa.
È un sistema che ha truppe «regolari» per (tar)tassarvi, controllarvi e punirvi aspramente quando vi difendete dalle belve urbane che assalgono voi e i vostri cari, perché, ça va sans dire, quelle medesime belve non sono altro che le truppe «irregolari» dell’anarcotirannia, pronte a farvela pagare amaramente senza regole d’ingaggio se sgarrate, ossia se solo osate uscire di casa o passare per i loro parchi e le loro strade.
Sono truppe votate al male più completo, non arretrano davanti a nulla, non hanno remore di sorta nel commettere le violenze più efferate e sembrano non avere un’anima, sempre che l’anima non l’abbiano ceduta a potenze nemiche da sempre del genere umano.
Pensate alle implicazioni incredibili di tutto ciò per l’esistenza vostra e dei vostri figli e giudicate voi se non sia arrivato finalmente il momento di dire basta.
Victor García
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