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Mons. Viganò: il Cosmo divino contro i nemici della Messa tridentina
Renovatio 21 pubblica questo scritto dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò a commento delle rivelazioni della vaticanista Diane Montagna secondo cui una larga parte dei vescovi era contraria al documento di Bergoglio Traditionis Custodes con il quale veniva ostacolata in tutto il mondo la Santa Messa in rito tradizionale.
Jorge Mario Bergoglio – come Annibale Bugnini e molti altri prima di lui – non poteva agire al di fuori della frode e dell’inganno, perché alla luce della Verità le sue imposture sarebbero state scoperte e rifiutate.
Doveva quindi ingannare i fedeli, facendo loro credere che il motivo delle drastiche limitazioni alla Messa Tradizionale imposte da Traditionis Custodes era evitare divisioni in seno alla Chiesa. In realtà egli si prefiggeva di cancellare il Rito Tridentino perché – e giustamente – lo giudicava eterogeneo e antitetico rispetto all’ecclesiologia espressa dalla liturgia riformata.
Jorge Mario Bergoglio – come Annibale Bugnini e molti altri prima di lui – non poteva agire al di fuori della frode e dell’inganno, perché alla luce della Verità le sue imposture sarebbero state scoperte e rifiutate. Doveva quindi ingannare i fedeli, facendo loro credere che il… https://t.co/UeR8qD8Mxu
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) July 3, 2025
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Mi chiedo tuttavia se non sia più onesto – nella sua sfrontata evidenza – il comportamento apertamente ostile dei bergogliani, rispetto all’indifferentismo liturgico (e teologico) di chi accetta senza problemi la convivenza di due riti che si escludono reciprocamente, il Vetus e il Novus Ordo, uno voce orante della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, l’altro della chiesa conciliare e sinodale (come orgogliosamente riconosciuto dagli artefici della liturgia riformata e dallo stesso Bergoglio).
Accettare questa commistione pone i sostenitori di Summorum Pontificum nell’alveo ereticale del Vaticano II, proprio perché Benedetto XVI aveva cercato di «normalizzare» un’inconciliabilità insanabile ed accogliere nel pantheon conciliare le cerimonie ma non la dottrina della «vecchia Chiesa», della «Chiesa preconciliare».
Il κόσμος divino non ammette voci dissonanti: lo Sposo Divino vuole essere onorato dalla Sua Sposa con la lode regale della Domina gentium, non con il vaniloquio del Novus Ordo Sæculorum.
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Immagine di Xavier Boudreau via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Un papa mette, un altro toglie
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Il cardinale Fernandez si sprofonda sempre più nel suo rifiuto del titolo di «corredentrice»
È noto che il Cardinale Victor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF), ha un talento naturale nello spiegare formule difficili, dubbie o addirittura inesatte, o contrarie alla fede o alla disciplina cattolica. Ciò è stato evidente nel suo modo di trattare la Dichiarazione Fiducia supplicans, riguardante la benedizione delle coppie «irregolari».
Dopo la reazione quasi universale e l’aperta ribellione degli episcopati africani, il cardinale Fernández ha infine spiegato che si trattava di una benedizione non rituale o spontanea, che non era rivolta alle coppie, ma agli individui che si univano… che si trattava quindi di benedizioni che non erano benedizioni, e che nemmeno le coppie erano benedizioni.
Grazie alla tenacia della giornalista Diane Montagna, assistiamo a una sorta di ripetizione – un remake , si potrebbe dire nel linguaggio di Shakespeare – di questa deplorevole vicenda riguardante il testo Mater Populi Fidelis sull’attribuzione e la non attribuzione di alcuni titoli mariani, in particolare il titolo di corredentrice e quello di Mediatrice.
Diane Montagna ha pubblicato sul suo blog la breve intervista ricevuta dal Cardinale Fernández su questo argomento. Ha sottolineato una serie di inesattezze che lasciano già un’impressione spiacevole. Il Prefetto della DDF sostiene, ad esempio, che l’espressione «cooperazione unica di Maria nell’opera della redenzione» sia utilizzata circa 200 volte nel documento.
In realtà, l’espressione «cooperazione unica» compare una sola volta; la parola «unica» compare 29 volte, mentre il termine analogo «singolare» compare sei volte, anche nelle note a piè di pagina. Il cardinale sostiene inoltre che nella redazione del documento siano stati consultati «molti» mariologi, nonché specialisti in cristologia.
Tuttavia, don Maurizio Gronchi, consulente del DDF, che ha presentato il documento al cardinale Fernández, ha dichiarato ad ACI Prensa il 19 novembre che «non è stato possibile trovare alcun mariologo collaboratore». E don Salvatore Maria Perrella, OSM, mariologo, ha affermato che la Mater Populi Fidelis «avrebbe dovuto essere preparata da persone competenti nel settore».
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Un «sempre» che non significa «sempre»…
Prendendo di mira l’espressione «sempre inappropriata», che stigmatizza il titolo di Corredentrice, il giornalista interroga l’alto prelato argentino su questo «sempre». Il cardinale Fernández inizia lanciandosi in una spiegazione che incorpora «trent’anni di studio del dicastero», il lavoro del cardinale Joseph Ratzinger e il suo parere comunicato a Giovanni Paolo II, quindi la «chiusura della questione» da parte dello stesso cardinale.
Ma afferma che «stiamo cercando, anche se ci sono aspetti che possono creare confusione, di trovare gli aspetti positivi e di accogliere la pietà dei fedeli. Tuttavia, in questo ambito, dopo trent’anni di lavoro del dicastero, era giunto il momento di renderlo pubblico, ed è ciò che abbiamo fatto».
Senza discostarsi dalla sua domanda fondamentale, Diane Montagna chiede per la terza volta: «Perché ha usato il termine “sempre”? Si riferisce al passato, soprattutto perché è stato utilizzato da santi, dottori e dal magistero ordinario?»
La risposta del cardinale fu all’altezza della reputazione che Fiducia supplicans gli aveva guadagnato : «No, no, no. Si riferisce al momento presente». Da qui la domanda stupita: «Quindi “sempre” significa “da ora in poi”?». E il cardinale continuò: «Da ora in poi, senza dubbio».
Aggiunge: «E questo significa soprattutto che questa espressione [di «Corredentrice»] non sarà usata nella liturgia, cioè nei testi liturgici, né nei documenti ufficiali della Santa Sede». Anzi, ne ammette l’uso privato: «Potete usare questo titolo», se avete compreso il vero significato di questa espressione…
Il giornalista è riuscito a far dire al cardinale prefetto della DDF che «ancora inappropriato» significava dal punto di vista temporale «d’ora in poi», e dal punto di vista dell’estensione «nei testi liturgici e nei documenti ufficiali della Santa Sede».
In altre parole, «corredentrice» non è sempre stato inappropriato, ma lo è diventato, il che significa logicamente che questa valutazione è casuale, legata alla cautela. E questo implica anche che un giorno questo titolo potrebbe non essere più «inappropriato»: un titolo intermittente o tremolante, per così dire.
Questa spiegazione dimostra, in primo luogo, l’incompetenza di chi fornisce la risposta; e in secondo luogo, che il termine «sempre» non ha lo stesso significato nei documenti DDF che nel linguaggio comune. Il che è piuttosto fastidioso. Ma c’è un elemento positivo: il titolo può essere utilizzato liberamente.
Dopo questo ultimo dietrofront che ha nuovamente ridicolizzato il DDF, sembra che la cosa migliore per il cardinale Fernández sarebbe ritirarsi.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine screenshot da YouTube
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