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Mons. Viganò: elogio funebre di mons. Williamson

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Renovatio 21 pubblica l’elogio funebre scritto dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò in morte di mons. Richard Nelson Williamson.

 

 

Tuis enim fidelibus, Domine,
vita mutatur, non tollitur;
et, dissoluta terrestris hujus incolatus domo,
æterna in cælis habitatio comparatur.

Poiché ai tuoi fedeli, o Signore,
la vita è mutata, non tolta;
e venuta meno la dimora terrena,
è preparata la celeste dimora eterna.

Præf. Defunct.

 

Un caro Amico, un venerato fratello nell’Episcopato, un compagno di battaglia ha concluso il proprio terreno pellegrinaggio ed è passato nell’eternità. E in queste ore di lutto, alleviato solo dagli occhi della Fede, non possiamo non piangere la sua scomparsa, ricordare il suo strenuo combattimento, la sua fedeltà, la sua opera al servizio di Santa Madre Chiesa e ricorrere alla preghiera in suffragio della sua anima.

 

La mia fraterna amicizia con mons. Williamson è relativamente recente. Essa iniziò nel momento in cui mi trovai a scontrarmi con le Autorità romane, dopo aver maturato la consapevolezza della rivoluzione conciliare e dei suoi effetti devastanti, consapevolezza cui Sua Eccellenza era giunto ben prima di me. Dei nostri incontri conservo il ricordo della sua capacità di contemperare l’incondizionata adesione alla Verità-Cattolica con un afflato di vera Carità e un’instancabile forza nel predicare il Verbo opportune importune.

 

Ricordo il suo tratto umile e affabile. Da vero gentiluomo britannico, aveva uno spiccato senso dello humor. La sua vasta cultura non gli impediva di comportarsi in modo semplice e modesto, anche nella povertà del vestire. Ricordo bene la talare logora che indossava abitualmente e la sua riluttanza ad artificiosi convenevoli.

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Convertitosi dall’Anglicanesimo e educato alla Fede tradizionale alla scuola di un grande Arcivescovo, mons. Marcel Lefebvre, egli seppe rimanergli fedele anche dinanzi ai cedimenti dei suoi confratelli, quando le umane convenienze e i calcoli diplomatici ebbero il sopravvento sull’eredità dell’Arcivescovo francese. Mons. Williamson fu disobbediente per una Roma apostata; disobbediente per un conservatorismo infiacchito che aveva dimenticato le vere ragioni della propria esistenza; disobbediente per un mondo incapace di sentirsi dire in faccia la verità.

 

Questa sua apparente disobbedienza – che lo lega indissolubilmente alla figura di mons. Lefebvre, il «Vescovo ribelle» che osò sfidare il modernismo di Paolo VI e di Giovanni Paolo II – fu la ragione per cui nel 2012 venne abbandonato ed espulso dalla Fraternità San Pio X cui apparteneva, a causa della sua indisponibilità ad un accordo con la Roma conciliare e con lo pseudo-conservatorismo di Benedetto XVI.

 

Da allora mons. Williamson si impegnò nella costruzione di una «resistenza cattolica» che potesse efficacemente contrastare da un lato l’apostasia delle autorità romane, dall’altro i compromessi e i cedimenti della Fraternità San Pio X, i cui Superiori erano sempre più presi dalla ricerca di una normalizzazione canonica. Mons. Williamson fu uomo libero, specialmente nel non conformarsi al politicamente corretto, e mai si preoccupò dell’immagine che di lui dava la stampa. Nella sua lucida visione geopolitica, anticipò molte idee che oggi sono suffragate dai fatti, ad iniziare dal ruolo del sionismo nell’attacco alla società cristiana. Ha vissuto senza clamore prove e umiliazioni, mantenendo la serenità d’animo e in tutto cercando solo la gloria di Dio e la propria assimilazione a Cristo Sacerdote.

 

Quando, nel 2020, levai la voce per denunciare la frode psico-pandemica, abbiamo avuto modo di condividere la stessa visione del mondo e dei suoi travagli geopolitici, individuando nel globalismo il punto di convergenza delle ideologie dei tempi moderni, e nel rapporto tra deep state e deep church la vera minaccia per l’umanità e per la Chiesa.

 

Fu fervente devoto della Vergine Santissima e specialmente della Madonna di Fatima. La sua persuasione della vittoria del Cuore Immacolato, secondo le promesse della Madonna, è stato il faro della sua vita interiore e della sua azione, e la recita fedele del Santo Rosario la sua arma invincibile.

 

L’emorragia cerebrale che lo ha colpito nelle ultime settimane non gli ha impedito, per grazia di Dio, di ricevere il conforto dei Sacramenti ed essere accompagnato da quanti gli sono stati vicino al momento in cui obdormivit in Domino. Così, in un quieto sonno del corpo, il Signore ha voluto fargli concludere una vita da combattente nelle trincee della Santa Chiesa, rimpianto dagli amici e ancora rispettato dagli avversari.

 

La dottrina cattolica sui Suffragi, mirabilmente espressa nella Liturgia tradizionale che mons. Williamson ha sempre e gelosamente custodito e trasmesso, attinge al secondo Libro dei Maccabei dell’Antico Testamento. Perciò Giuda Maccabeo fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato (2Mac 12, 45).

 

È questo Sacrificio espiatorio che celebriamo con le solenni esequie del nostro venerato fratello Vescovo. Un Sacrificio prefigurato dai segni dell’Antica Legge e compiuto in Cristo nella Nuova ed Eterna Alleanza. Un Sacrificio che mons. Williamson celebrò quotidianamente, nella forma custodita attraverso i secoli dalla Santa Chiesa, perché giustamente egli vedeva in esso il compimento delle promesse antiche, e la promessa di infinite Grazie per il futuro.

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È la Santa Messa, in definitiva, ciò che unisce tutti i Cattolici e in particolare noi Ministri di Dio, in una ininterrotta processione che percorre ogni regione della terra e ogni tempo fino alla fine del mondo. È la Messa Apostolica, la Messa di San Gregorio Magno, di San Pio V, di San Pio X, di Padre Pio, di mons. Lefebvre. La Messa che è nostra nella misura in cui essa è sintesi orante della nostra Fede, della Fede della Chiesa. La Messa che è nostra e dei fedeli, e di cui nondimeno la Roma conciliare e sinodale ci vorrebbe privare, perché sa bene che quel Rito venerando confuta e condanna tutti i suoi errori, tutti i suoi pavidi silenzi, tutte le sue vili complicità.

 

Tu es sacerdos in æternum secundum ordinem Melchisedech, dice la divina Sapienza. Finché vi saranno sacerdoti e Vescovi che seguiranno l’esempio di veri Pastori come mons. Lefebvre e mons. Williamson, il Sacrificio perenne non verrà meno, e sarà grazie ad esso se riusciremo ad attraversare vittoriosamente questi drammatici momenti di tribolazione che preludono agli ultimi tempi.

 

Questa assimilazione del Sacrificio non può limitarsi ad essere meramente rituale. Ogni anima sacerdotale – lo dico a voi, cari fratelli chierici – deve farsi anche mistica vittima, sul modello della Vittima pura, santa e immacolata, per portare a compimento nella propria carne quel che manca ai patimenti di Cristo, per il bene del suo corpo che è la Chiesa (Col 1, 24). È ciò che fece mons. Williamson, che accettò di soffrire la persecuzione e l’esilio per amore di Cristo e per non rinnegare i solenni impegni assunti nella pienezza del Sacerdozio.

 

In Paradiso, raccolti in adorazione dell’Agnello e della Santissima Trinità nell’eterna Liturgia celeste, tutti i Santi di tutti i tempi sono accomunati dall’amore per il Sacrificio perfetto. Preghiamo affinché mons. Williamson possa essere accolto fra le schiere celesti, e che da lì possa guardarci ripetere i gesti sacri e le parole sante che ebbe sulle labbra sino a pochi giorni prima di lasciarci.

 

Il motto episcopale di mons. Williamson era Fidelis inveniatur, tratto dalla prima Lettera ai Corinti: Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele (I Cor 4, 1-2). Perché l’amministratore non è il proprietario del bene, ma colui che deve consegnarlo come l’ha ricevuto a chi verrà dopo di lui.

 

E questo è stato esattamente ciò che ha fatto il nostro fratello Vescovo, memore delle parole dell’Apostolo: Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione (Tim 4, 6-8).

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

31 Gennaio 2025

 

Renovatio 21 offre questo testo di Monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Mons. Viganò sull’annuncio delle consacrazioni della FSSPX

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X la scelta della FSSPX di consacrare nuovi vescovi.,   «La decisione della Fraternità Sacerdotale San Pio X di consacrare nuovi Vescovi il prossimo primo luglio dimostra l’impossibilità di qualsiasi dialogo con la Santa Sede» scrive monsignore.   «Il rifiuto del Vaticano di assecondare le richieste della Fraternità conferma un doppio standard_ da una parte, la sinodalità apre la via allo scisma senza che ciò costituisca un problema né da parte di chi la impone dall’alto, né di chi la subisce dal basso; dall’altra, una Fraternità Sacerdotale di sicura ortodossia si vede negare il permesso di consacrare nuovi Vescovo proprio perché essa non è scesa a compromessi con la rivoluzione conciliare, di cui la sinodalità è massima espressioneK.  

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«Quando la Gerarchia si rende complice della demolizione della Chiesa, l’unica soluzione è appellarsi allo stato di necessità e garantire la Successione Apostolica per il bene delle anime. Nulla è cambiato rispetto al 1988, e possiamo anzi dire che la situazione sia drammaticamente peggiorata».   «Esprimo dunque il mio pieno sostegno alla decisione assunta dalla Fraternità San Pio X» conclude il prelato lombardo.   Come riportato da Renovatio 21, monsignor Viganò in passato aveva incontrato il vescovo Richard Williamson e scritto un messaggio e un elogio funebre alla sua morte.

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Don Davide Pagliarani: «delle consacrazioni episcopali per fedeltà alla Chiesa e alle anime»

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Renovatio 21 pubblica l’omelia del superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X don Davide Pagliarani del 2 febbraio 2026 presso il Seminario Saint-Curé-d’Ars, dove si comunica la decisione di procedere alla consacrazione dei vescovi della FSSPX.

 

Cari confratelli, cari seminaristi, care sorelle e cari fedeli,

quale gioia poter benedire l’abito di ventidue nuovi seminaristi in questo giorno benedetto nel quale Nostro Signore, per la prima volta, si reca al Tempio per presentare Sé stesso davanti al Suo altare, per manifestare esteriormente l’offerta di Sé stesso, della Sua vita. «Eccomi per fare la Tua volontà». «È per questo motivo che Mi sono incarnato e oggi Mi manifesto». Per quanto possibile, queste disposizioni perfette di Nostro Signore devono essere le disposizioni di un giovane che vuole donare la propria vita a Nostro Signore per salire, un giorno, all’altare.

 

Che bell’esempio! È il modello da seguire per tutta la nostra vita. E ciò avviene nell’unità: l’unità della Madonna e l’unità di Nostro Signore. La Madonna, l’Immacolata, la Vergine perpetua, accetta il rito della purificazione secondo la legge di Mosè. Mai nessuna creatura è stata né sarà mai pura quanto la Vergine, eppure per umiltà ella accetta questo rituale. Vengono offerte due colombe, una per l’olocausto e una per il peccato; ed ella viene purificata. Era l’offerta dei poveri.

 

E Nostro Signore stesso viene riscattato perché, in quanto primogenito, apparteneva a Dio, e viene riscattato pagando una piccola somma di cinque sicli, cinque monete. Egli, che era Egli stesso il Redentore, Egli che era Egli stesso il prezzo del nostro riscatto, accetta di essere riscattato per poche monete. Che umiltà! Non era strettamente obbligato a recarsi a Gerusalemme per questo rituale. I Giudei che abitavano molto lontano potevano farlo per procura. Ma essi vogliono, la Sacra Famiglia vuole compiere appieno la legge per obbedienza.

 

Quale esempio magnifico! Nostro Signore ci si mostra già obbediente, obbediente fino alla morte. Conosciamo la perfezione delle Sue disposizioni interiori. Egli è già pronto a dare tutto per il nostro riscatto. Per compiere l’obbedienza verso Suo Padre, per compiere la Sua volontà. In questo contesto di immolazione già perfetta, abbiamo un preludio della Croce, della Passione.

 

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Nostro Signore non può lasciarci indifferenti

È in questa scena così semplice, apparentemente così ordinaria, ma agli occhi di Dio così unica, perché in essa la Redenzione è già iniziata, è in questa scena che appare Simeone. Questo anziano prende la parola e il suo discorso è diviso in due parti opposte l’una all’altra. Innanzitutto la gioia, la gioia di vedere Nostro Signore, di prenderlo tra le braccia. Una gioia proporzionata al desiderio che aveva avuto fino a quel giorno. «Ho visto, finalmente ho visto il salvatore, la salvezza d’Israele, l’ho visto».

 

Nell’eternità non faremo altro che contemplare ciò che Simeone ha contemplato tra le sue braccia durante quei pochi istanti: questa salvezza, questo salvatore, che è stato preparato dalla divina Provvidenza da sempre. L’Incarnazione era nella mente di Dio, se così si può dire, per tutto il popolo, ante faciem omnium populorum, lumen ad revelationem gentium: è l’unico salvatore che viene dato, che viene proposto a tutti i popoli, a tutte le razze senza distinzione. Quale gioia! Quale gioia negli occhi e nelle parole di questo anziano: questa luce per insegnare la verità, unica via di salvezza.

 

Ebbene questa gioia di Simeone, questa luce, viene improvvisamente come interrotta bruscamente da questo annuncio fatto alla Madonna e a San Giuseppe. Egli si volge verso di loro, li benedice e dirà loro qualcosa con un altro tono – che ha un legame con ciò che precede, naturalmente. Cosa dirà loro concretamente? Dirà loro che questa redenzione del genere umano da parte di questo bambino avverrà nella sofferenza, avverrà nella croce, avverrà attraverso la Passione. Questo bambino sarà un segno di contraddizione. È una bellissima definizione di Nostro Signore. È un segno di contraddizione.

 

Cosa significa questo in un linguaggio un po’ più moderno? Significa che Nostro Signore non si nasconde. È un segno di contraddizione. Nostro Signore afferma la verità. La manifesta con la Sua parola e la conferma con i Suoi miracoli. La propone e dice chiaramente che è l’unica via di salvezza. Non ce ne sono altre. Perché dice questo? Perché non può ingannare le anime. Non è venuto in questo mondo per ingannare le anime. È venuto per salvarle. Egli manifesta la verità. Sarà perseguitato. E anche coloro che lo seguiranno saranno anch’essi un segno di contraddizione. Bisogna scegliere. Non si può restare indifferenti davanti a Nostro Signore. Non si può restare indifferenti davanti alla Redenzione. Chi resta indifferente ha già scelto da che parte stare. Chi resta indifferente ha rifiutato Nostro Signore.

 

E Simeone lo dice in modo assai chiaro. Cosa dice nella sua profezia? Dice: tutto questo, tutte le manifestazioni di Nostro Signore nella Sua Redenzione, tutto ciò avverrà affinché siano svelati i pensieri di molti cuori. Cosa significa? In che senso i pensieri dei cuori degli uomini saranno svelati? In questo senso: che nessuno potrà restare realmente indifferente davanti a Nostro Signore. Bisognerà scegliere. È un segno di contraddizione. E Nostro Signore stesso lo dirà un giorno: «Chi non è con Me è contro di Me. E chi non raccoglie con Me, disperde».

 

E questa rivelazione del mistero della Redenzione che avverrà attraverso le sofferenze di Nostro Signore sarà accompagnata da un’altra sofferenza. Vedete dunque la prima manifestazione di questo mistero della Redenzione attraverso la sofferenza di Nostro Signore. Dio ha voluto che la Madonna fosse associata a quest’opera e che il suo ruolo accanto a Nostro Signore fosse rivelato nello stesso momento in cui il ruolo di quest’ultimo viene rivelato agli uomini. Simeone, rivolgendosi alla Vergine, le dice: «Una spada di dolore trafiggerà il tuo cuore. La tua anima sarà attraversata da una spada». Quale mistero legato a questa frase! Un mistero che possiamo penetrare, un mistero estremamente caro alla Chiesa: è il mistero della Corredenzione, dell’associazione della Madonna all’opera di Nostro Signore.

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Il posto della Madonna nella Redenzione

Qui si capisce bene perché l’angelo abbia chiesto il consenso della Vergine, il suo fiat. La Vergine comprendeva bene che diventare la Madre di Dio significava diventare la madre di un Dio sofferente, di un Dio redentore, di un Messia sofferente, così come era stato descritto nell’Antico Testamento. Ed ella ha detto: «Sì, lo accetto, se è la volontà di Dio, lo accetto». Dio si incarna per uno scopo ben preciso. E la Madonna lo sapeva e lo ha accettato. Ma perché? Perché, nella Sua saggezza divina, Dio ha voluto associare in questo modo la Madonna alla passione di Nostro Signore? Perché?

 

Perché Nostro Signore salverà le anime, ma chiederà a ogni anima la propria cooperazione. Chiederà a ciascuno la sua adesione alla fede, la sua parte di sofferenza. E la Madonna, preservata dal peccato originale prima del suo concepimento, la Madonna era in un certo modo la riscattata più perfetta, unica, mai sfiorata dal peccato e, logicamente, Dio ha chiesto alla Madonna una cooperazione all’opera della Redenzione proporzionale alla sua santità. Quale mistero! È una visione della Vergine profondamente cristiana, profondamente cattolica. Dio vuole la cooperazione della Sua creatura e ha fatto della Madonna il prototipo di questa cooperazione.

 

Non vedete nulla di tutto ciò nel protestantesimo, che distrugge ogni cooperazione e per il quale è solo Dio che salva i predestinati. È la teologia di Lutero. E di conseguenza, i protestanti, che cosa rifiutano? Poiché questa cooperazione non è necessaria, cosa rifiuta il protestante, logicamente? Rifiuta la vita religiosa, le mortificazioni, rifiuta la messa, perché la santa messa, a detta dei protestanti, è uno sforzo, una cooperazione umana a un’opera che è soltanto divina. Rifiuta il culto dei santi, perché non c’è bisogno di intercessori, di intermediari. E rifiuta soprattutto il culto della Madonna. È terribile: significa distruggere, in qualche modo, la Redenzione così come Dio l’ha voluta. Ma è logico.

 

E bisogna dirlo: a un altro livello, in un modo diverso, il modernismo ha fatto la stessa cosa. Il modernismo, senza negare tutto ciò, lo snatura. Dietro lo scudo mal posto a difesa di un cristocentrismo mal compreso – vale a dire il falso timore di togliere a Nostro Signore la Sua centralità – anche il modernismo sminuisce tutto questo, sminuisce la cooperazione umana, gli sforzi, le mortificazioni; la vita religiosa non è più compresa, la messa è compresa in un modo del tutto diverso. Così anche la Madonna: viene un po’ messa da parte, insieme a quel ruolo che ha nella Redenzione, quel ruolo centrale. È terribile!

 

Quando si ha un bellissimo quadro, cosa si fa per metterlo in risalto? Si cerca di trovargli una cornice che sia degna di tale quadro. Ed è esattamente ciò che Dio ha fatto con la Santissima Vergine. Questo quadro magnifico della Redenzione è incorniciato dalla Corredenzione, è incorniciato dalla Madonna stessa. Che sapienza! E ora ci viene detto che, per apprezzare meglio la bellezza di questo quadro, per non perderla, bisognerebbe levare la cornice.

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La Madonna accompagna Nostro Signore nella sofferenza

Per tre volte, Maria Santissima accompagna Nostro Signore a Gerusalemme. Oggi la Presentazione al Tempio, la Purificazione di Maria, rappresenta il primo viaggio della Vergine con Gesù a Gerusalemme. In altre due occasioni la Madonna lo accompagna, e questi tre episodi sono concatenati l’uno all’altro, sono sullo stesso asse, hanno un denominatore comune.

 

Oggi Gesù, presentato al Tempio, offre al Padre la sua esistenza. A dodici anni, accompagnato ancora dalla Madonna, Gesù offre al Padre la sua sapienza. A dodici anni Gesù manifesta la sua sapienza divina e la offre al Padre, presentato al Tempio ancora una volta accompagnato dalla Madonna. La terza volta sarà al Calvario: Gesù di fatto è accompagnato dalla Madonna per offrire ancora una volta al Padre la propria vita e il proprio sangue.

 

Che cos’hanno in comune questi tre episodi così diversi e perché Maria Santissima è sempre presente? Accompagna Nostro Signore, e lo accompagna per tre volte, nel dolore e nella sofferenza. La prima volta, oggi, il 2 febbraio: l’annuncio di Simeone: «Una spada ti trapasserà il cuore». A dodici anni lo accompagna ancora una volta al Tempio. E ancora lo strazio terribile, il dolore di aver perso Nostro Signore; è la prova più inimmaginabile per Maria. La terza volta lo accompagna ancora nel dolore, nel dolore del Calvario.

 

Ma perché ogni volta che lo accompagna deve farlo nel dolore? Perché è Corredentrice, perché partecipa sistematicamente alla Passione di Nostro Signore. La prepara con Nostro Signore. La Passione di Nostro Signore è pure la sua. È evidente.

 

E qual è la conseguenza di questa verità – che è nel Vangelo, non è un’invenzione –, qual è la conseguenza di questo? Che così come Maria è stata presente per tutta la vita di Nostro Signore e lo ha seguito nella sua Passione, in tutto ciò che preparava e si riferiva alla sua Passione, così oggi Maria – è logico – continua a essere alleata di Nostro Signore e a dispensare le grazie che sono frutto della Passione che è stata pure la sua, alla quale è stata associata sin da oggi, sin dall’annuncio di Simeone. Che grande mistero racchiuso in questa spada!

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Di fronte alla domanda di Nostro Signore al Giudizio: che cosa hai fatto di mia Madre?

Un’ultima considerazione. Come ha potuto la Madonna offrire suo figlio, e un tale figlio? Si arriva a comprendere che abbia offerto a Dio se stessa, la sua esistenza, la sua verginità, ma un tale figlio? Come ha potuto offrirlo? Questo figlio, concepito verginalmente, partorito verginalmente, di cui lei era l’unico genitore; la natura umana di Nostro Signore viene tutta dalla Madonna, integralmente. È la sua carne immacolata, è il suo sangue immacolato che hanno formato l’umanità di Nostro Signore. Ed è logicamente questo figlio perfetto che lei adora. Come ha potuto offrirlo? Come ha potuto dire «sì»? Non solo «dico sì e resto a Nazareth», ma «dico sì e lo accompagno, dico sì positivamente». Come ha potuto fare questo? Come spiegare ciò?

 

La risposta è molto semplice: l’ha fatto per amore verso di noi. Non è una favola! È il Vangelo. Rinunceremo a questa dottrina, dimenticheremo questa spada piantata nel cuore della Madonna, dimenticheremo ciò che essa significa, dimenticheremo ciò che la Madonna ha fatto ai piedi della Croce? Dimenticheremo la Corredenzione? Niente affatto, è la nostra fede. È il cuore della nostra fede. È ciò che abbiamo di più caro. Il giorno del giudizio, Nostro Signore ci mostrerà le Sue piaghe; Nostro Signore, giudice dell’umanità, mostrandoci le Sue piaghe, chiederà a ogni uomo: «Che cosa hai fatto delle mie piaghe, che cosa hai fatto della mia Passione? Ti sei rifugiato nel mio costato o hai preferito il mondo? Che ne hai fatto del mio sangue versato sulla croce? Che ne hai fatto della Santa Eucaristia? Che ne hai fatto della mia grazia?».

 

E ci porrà anche un’ultima domanda: «Che cosa hai fatto di mia madre? Non avevo più nulla, ero spogliato di tutto, abbandonato da tutti, non avevo più una goccia di sangue nel mio corpo, non avevo nient’altro che mia madre con me. E non una madre qualunque, una madre che avevo preparato, una madre immacolata, una madre piena di grazia, la madre di Dio. L’avevo preparata per me, per incarnarmi, per venire in questo mondo. Una madre che mi ha accompagnato dalla presentazione al Tempio fino alla croce. Nel mio operato, ella non mi ha mai abbandonato. Non avevo più che lei e l’ho data a te affinché potesse continuare a formare nella tua anima qualcosa dei miei tratti, qualcosa che, in un modo o nell’altro, possa somigliarmi. Ti ho dato mia madre. Che cosa hai fatto di mia madre? Ti aveva generato in me nella mangiatoia senza dolore, circondata da cantici celesti, nella povertà ma senza dolore; ti ha generato ai piedi della croce. Cosa ne hai fatto di lei? Quando l’hai festeggiata, onorata, l’hai trattata veramente come una madre?».

 

Non si scappa. È la domanda che Nostro Signore ci porrà. Possiamo rinunciare a questa dottrina così bella? Così profonda, che ci manifesta all’eccesso la carità di Nostro Signore? Abbiamo paura che trattando la Madonna come merita, come Corredentrice, ella ci allontani dal mistero della Redenzione nel quale ella stessa è totalmente immersa? Può un cristiano avere questo timore? Inammissibile, è inammissibile! Si possono ingannare le anime in questo modo? È inammissibile! Si possono allontanare le anime dalla Madonna, mentre il suo ruolo non è solo quello di portarci a Nostro Signore, ma è ancora quello di formare Nostro Signore nelle nostre anime? È inammissibile!

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Delle consacrazioni episcopali per fedeltà alla Chiesa e alle anime

Pensiamo che sia giunto il momento di pensare al futuro della Fraternità San Pio X, al futuro di tutte le anime, che non possiamo dimenticare, che non possiamo abbandonare, e soprattutto al bene che possiamo fare alla Chiesa. E ciò solleva una domanda che ci poniamo da tempo e alla quale oggi forse bisogna dare una risposta. Bisogna aspettare ancora prima di pensare a consacrare dei vescovi? Abbiamo aspettato, pregato, osservato l’andamento della situazione nella Chiesa, abbiamo chiesto consiglio. Abbiamo scritto al Santo Padre per presentare in tutta semplicità la situazione della Fraternità, spiegare queste necessità e allo stesso tempo per confermare al Santo Padre la nostra unica ragion d’essere: il bene delle anime.

 

Abbiamo scritto al Santo Padre: Santo Padre, non abbiamo che un’unica intenzione, quella di fare di tutte le anime che si rivolgono a noi dei veri figli della Chiesa cattolica e romana. Non avremo mai altra intenzione e la manterremo sempre. E il bene delle anime corrisponde al bene della Chiesa. La Chiesa non esiste tra le nuvole: la Chiesa esiste nelle anime. Sono le anime che formano la Chiesa, e se si ama la Chiesa, si amano le anime, si vuole la loro salvezza e si vuole fare il possibile per offrire loro i mezzi per operare la propria salvezza. Dunque abbiamo pregato il Santo Padre di comprendere questa situazione molto particolare in cui si trova la Fraternità e di lasciargli prendere i mezzi per continuare quest’opera in una situazione eccezionale, lo riconosciamo, ma quest’opera ancora una volta non ha altro scopo se non quello di preservare la Tradizione per il bene delle anime.

 

Ebbene, queste ragioni purtroppo non sembrano interessare, non sono convincenti, diciamo che queste ragioni non hanno trovato per il momento una porta aperta presso la Santa Sede. Lo rimpiangiamo molto, ma allora cosa faremo? Abbandoneremo le anime? Diremo loro che in fondo non c’è necessità che la Fraternità continui la propria opera? Che in fondo tutto va più o meno bene, che in altre parole che non c’è più quello stato di necessità nella Chiesa che giustificherebbe il nostro apostolato, la nostra esistenza per soccorrere la Chiesa? Non per sfidarla, mai! Siamo qui per servire la Chiesa e la serviamo predicando la fede, dicendo la verità alle anime e non raccontando loro delle favole.

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Possiamo dire alle anime che nonostante tutto va tutto bene? No! Significherebbe tradire le anime, e tradire le anime significherebbe tradire la Chiesa. Non possiamo farlo. È per questo che pensiamo che il prossimo 1° luglio possa essere una buona data, una data ideale: è la festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore. È la festa della Redenzione. Non abbiamo nient’altro che ci interessi. È ciò che abbiamo di più caro, è il sangue di Nostro Signore che scorre dai Suoi piedi sotto la croce, sotto il legno della croce, e che è stato adorato innanzitutto dalla Madonna ai piedi di questa croce e che noi continuiamo ad adorare ai piedi dell’altare. È l’unica cosa che ci interessa, è l’unica cosa che vogliamo dare alle anime. E le anime hanno diritto a questo, non è un privilegio, le anime hanno diritto a questo. Non possiamo abbandonarle.

 

Nei prossimi giorni, naturalmente, contiamo di darvi maggiori informazioni, maggiori spiegazioni. Bisogna ben comprendere il perché. Bisogna ben comprendere la posta in gioco di tutto questo. È capitale. Ma allo stesso tempo, bisogna comprendere ciò nella preghiera. Non basta preparare le intelligenze. Non basta, direi, un approccio apologetico, puramente apologetico a tutto ciò. Bisogna preparare i cuori, i nostri cuori; è una grazia, è una grazia e bisogna aggrapparsi a questa grazia. Bisogna ringraziare il Buon Dio, bisogna che ci prepariamo. Sì, delle consacrazioni, delle consacrazioni, ancora una volta. Non per sfidare la Chiesa, non è una sfida. Consacrazioni per fedeltà alla Chiesa e alle anime.

 

E aggiungo un’ultima considerazione. Mi assumo, mi assumo pienamente la responsabilità di questa decisione. La assumo innanzitutto davanti a Dio, la assumo davanti alla Santissima Vergine, davanti a San Pio X. La assumo davanti al Papa. Mi piacerebbe un giorno poter incontrare il Papa, prima del 1° luglio. Mi piacerebbe spiegargli, fargli capire le nostre reali, profonde intenzioni, il nostro attaccamento alla Chiesa; che lo sappia, che lo comprenda. E mi assumo questa responsabilità davanti alla Chiesa, naturalmente. E davanti alla Fraternità, a tutti i membri della Fraternità e davanti, lo ripeto ancora, a tutte le anime che in un modo o nell’altro ricorrono a noi, ci chiedono aiuto o ci chiederanno aiuto, tutte queste anime, tutte queste vocazioni che la Provvidenza ci ha inviato e che continua a inviarci. Assumo questa responsabilità anche davanti a loro. Tutte e ciascuna in particolare, perché un’anima ha un valore infinito.

 

E nella Chiesa – non dimenticatelo mai – nella Chiesa, la legge delle leggi, la legge che prevale su tutte le altre, è la salvezza delle anime. Non è il chiacchiericcio, non è il sinodo, non è l’ecumenismo, non sono le sperimentazioni liturgiche, le nuove idee, le nuove evangelizzazioni: è la salvezza delle anime. È la legge delle leggi. E questa legge abbiamo il dovere, tutti, ciascuno al proprio posto, di osservarla e di spenderci totalmente per questo. Perché? Concludo: perché oggi la Madonna e Nostro Signore ci insegnano che durante la loro esistenza quaggiù sulla terra non hanno avuto nessun altro pensiero, nessun altro scopo se non quello di salvare le anime. E come dicevamo, in un modo o nell’altro, ognuno di noi secondo i propri talenti, secondo il proprio posto, deve fare tutto ciò che può, deve dare il proprio contributo per salvare la propria anima e quella degli altri. Così sia.

 

Don Davide Pagliarani 

FSSPX

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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In Armenia, lo Stato e l’Ortodossia si stanno facendo a vicenda

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Un patriarca ortodosso filo-russo, un primo ministro filo-europeo e la sconfitta contro l’Azerbaigian hanno infine creato il caos a Yerevan, in Armenia. Tra il primo ministro Nikol Pashinyan e il Catholicos Karekin II, l’inizio del 2026 ha assunto la forma di una guerra. Questa situazione non è estranea alla difficile situazione dell’Ortodossia, separata dall’unità cattolica romana e tenuta in ostaggio dai capricci del potere politico.  

Due visioni della società

Dopo la traumatica sconfitta in Nagorno-Karabakh nel 2020, il panorama politico armeno si è fratturato. Al centro di questa frattura, si scontrano due visioni dell’identità nazionale . Da un lato, Nikol Pashinyan sostiene una «vera Armenia», ovvero uno Stato laico. Dall’altro , il Catholicos Karekin II si pone come il custode di un’«Armenia storica», in cui la Chiesa svolgerebbe un ruolo politico dominante.   In questo contesto, il capo dell’esecutivo armeno accusa il clero di oltrepassare il proprio ruolo spirituale e di interferire nelle decisioni sovrane. Secondo lui, la Chiesa è diventata una «base di appoggio » per l’ opposizione e uno strumento nelle mani di potenze straniere, il che implica stretti legami con i servizi segreti russi.   In risposta, la sede armena di Etchmiadzin denuncia una deriva autoritaria. Il Catholicos accusa Nikol Pashinyan di violare la Costituzione interferendo negli affari ecclesiastici, arrivando persino a chiederne la rimozione. Secondo il clero, il governo sta conducendo una campagna «anticlericale» che minaccia le fondamenta stesse della nazione.

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Scandali e attacchi personali

La battaglia è sprofondata nel profondo della vita privata. Gravi accuse sono state diffuse dal fronte governativo, che accusa Karekin II di aver violato il voto di celibato e di essere padre di diversi figli. Anna Hakobyan, moglie del primo ministro, ha gettato benzina sul fuoco paragonando alcuni membri del clero a «pedofili» e il Catholicos a un «boss mafioso».   A peggiorare le cose, il governo sta anche sollevando sospetti di corruzione nei confronti del leader spirituale armeno. La presunta esistenza di un conto bancario svizzero contenente un milione di euro intestato al Catholicos ha alimentato le critiche sulla sua ricchezza illecita.  

Escalation verso il 2026

Con l’avvicinarsi delle elezioni parlamentari del 2026 , le tensioni si sono intensificate. Nikol Pashinyan ha lanciato un’offensiva per «restituire la Chiesa al popolo», una campagna segnata da arresti di sacerdoti e perquisizioni. Fonti come JAM-news suggeriscono persino uno scenario estremo: un dibattito su un possibile «Catholicos in esilio» se Karekin II venisse deposto o impedito di esercitare le sue funzioni in territorio armeno.   Il primo ministro sembra determinato a spezzare l’influenza politica dell’istituzione, anche a rischio di provocare scismi interni. Se l’uomo forte dell’Armenia riuscisse a marginalizzare l’Ortodossia armena – un’ipotesi plausibile data la sua fragile autocefalia – potrebbe consolidare il suo potere, ma a rischio di alienare una parte della diaspora e della popolazione rurale, profondamente legata alle proprie tradizioni.   Una cosa è certa: il duello tra lo Scettro e la Croce è appena iniziato e il suo esito determinerà il volto dell’Armenia di domani.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 
   
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