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Spirito

Mons. Viganò: «è tempo di guerra, di battaglia, non di pace e ozio»

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Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella festa della Trasfigurazione di Nostro Signore.

 

 

Oculos in altum tollite

Omelia nella Trasfigurazione del Signore

 

 

Quicumque Christum quæritis,
oculos in altum tollite:
illic licebit visere
signum perennis gloriæ.

Voi che cercate Cristo
volgete gli occhi al cielo:
lì vi sarà dato di vedere
il segno della gloria eterna.

Prudenzio, Cathemerinon, IV

 

Nel 1456 l’Impero Ottomano, guidato dal sultano Maometto II, assediò Belgrado, una fortezza strategica difesa dai Cristiani sotto il comando di Giovanni da Capistrano e Giovanni Hunyadi, Reggente del Regno d’Ungheria. La vittoria cristiana, ottenuta il 22 luglio 1456, fu un evento cruciale che fermò temporaneamente l’avanzata ottomana in Europa. La battaglia si concluse poco prima della festa della Trasfigurazione del Signore, celebrata il 6 Agosto, e il successo fu interpretato come un segno della celeste protezione.

 

Papa Callisto III, che aveva indetto una Crociata e ordinato di pregare per la difesa dell’Europa cristiana, riconobbe in quella vittoria l’intervento divino. In segno di ringraziamento, istituì la festa della Trasfigurazione del Signore come celebrazione universale per tutta la Chiesa, legandola simbolicamente al trionfo di Belgrado. Inoltre, ordinò che le campane delle chiese suonassero a mezzogiorno per commemorare la vittoria, dando origine alla tradizione dell’Angelus (1).

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L’antico inno dei Vesperi e del Mattutino di questa festa, attribuito al poeta Aurelio Clemente Prudenzio (348-413), fu inizialmente composto per la solennità dell’Epifania e poi adottato anche per la Trasfigurazione: il tema della manifestazione della divinità di Cristo è infatti comune ad entrambe le celebrazioni. Uno dei Responsori del Mattutino del 6 Agosto riprende le formule del 6 Gennaio: Surge et illuminare, Jerusalem, quia venit lumen tuum, et gloria Domini super te orta est (Is 60, 1); Sorgi, ricevi la luce, o Gerusalemme, perché la tua luce è venuta e la gloria del Signore è spuntata su di te.

 

La nuova Gerusalemme, la Santa Chiesa, è la Sposa onorata dallo Sposo divino sul monte Tabor, habens claritatem Dei (Ap 21, 11), risplendente della gloria di Dio. 

 

È proprio la teofania che contempliamo oggi, in quel rifulgere di luce accecante del volto e della veste del Signore e nella voce del Padre Eterno: Questi è il Mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto: ascoltateLo. 

 

Elia e Mosè riassumono l’omaggio dei Profeti e della Legge a Colui che compie e incarna in Sé le antiche promesse; al Re, al Sacerdote e al Profeta che riassume in Sé la Legge e i Profeti.

 

Tra pochi giorni, in occasione dell’Assunzione di Maria Santissima al Cielo, contempleremo la patria celeste in cui Nostro Signore e la Sua augustissima Madre ci hanno preceduti in anima e corpo; e vedremo come questo Mistero sia per noi uno sprone a non cercare su questa terra il surrogato di ciò che invece attende ognuno di noi nella gloria eterna del Paradiso. 

 

Oggi vediamo gli Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni accompagnare il Maestro sul Tabor, e Pietro che Gli chiede di poter alzare tre tende e rimanere lì, assorti in una dimensione divina e trascendente. 

 

Non dimentichiamo che sei giorni prima Pietro aveva proclamato Gesù il Cristo, il Figlio del Dio vivente (Mt 16, 16) e che il Maestro aveva predetto agli Apostoli che sarebbe dovuto andare a Gerusalemme per affrontare la Passione e la Morte e che sarebbe risorto il terzo giorno (ibid., 21). 

 

Il desiderio degli Apostoli di rimanere sul Tabor è umanamente comprensibile, ma è un’illusione di cui anche noi, con loro, non riusciamo a disfarci; perché siamo, come loro, in humanitatis corporibus obvoluti, invischiati nella materialità della vita presente. Noi crediamo sia possibile realizzare in terra il paradiso e troppo spesso confondiamo questa valle di lacrime con la meta ultima dell’eternità, dimenticando di essere exsules, esuli della patria celeste. 

 

La nostra natura decaduta continua a tenerci legati al mondo e alle sue lusinghe, ed è a questo che si riferiva il Signore quando così esortava i Discepoli: Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà (Mt 16, 24-25).

 

Crediamo di poter salvare la nostra vita cercando un compromesso con il mondo – di cui Satana è principe (Gv 12, 31) – senza comprendere il monito che San Paolo ci rivolgeva nell’Epistola di domenica scorsa: Poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete (Rm 8, 13).

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Ecco in cosa consiste quel rinnegare se stessi: nel non vivere secondo la carne, secondo lo spirito del mondo, secondo la mentalità orizzontale di chi si illude di poter realizzare in terra un simulacro di paradiso, sia esso socialista, liberale, globalista, pacifista, green, inclusivo, ecumenico o sinodale. Non possiamo rendere eterno il transeunte, né transeunte l’eterno; non possiamo adeguare Dio alle nostre esigenze, ma dobbiamo conformarci alla Sua santa volontà. Sia fatta non la mia, ma la tua volontà (Lc 22, 42), dice il Signore all’Eterno Padre nell’agonia del Getsemani.

 

E a noi comanda di chiedere altrettanto, nella preghiera del Padre Nostro: Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Eppure ci ostiniamo a inseguire la chimera di un impossibile Eden che inconsciamente vorremmo durasse per sempre, senza bisogno di attendere il premio eterno nell’aldilà.

 

Questo Hic manebimus optime, per quanto ammantato di buone intenzioni come il Bonum est nobis hic esse di Pietro, è ontologicamente impossibile su questa terra, perché la vita che ciascuno di noi vi trascorre è tempo di prova, non di premio; è tempo di guerra, di battaglia, di cadute, e non di pace e ozio; è occasione di dare compimento alla Carità con le buone opere espiando le nostre e altrui colpe e meritando così il Paradiso cui siamo destinati.

 

Se infatti il paradiso potesse essere realizzato qui e ora – senza prova e senza merito – allora non vi sarebbe alcun bisogno di un Dio giudice e remuneratore, né tantomeno di un Dio redentore che Si incarna e Si offre per espiare colpe che noi non riconosciamo aver commesso. Significherebbe, in definitiva, cadere nella più astuta trappola di Satana, il quale ci illude che possiamo fare a meno di Dio cancellando il Suo nome, rimuovendo le Sue immagini e rendendoLo superfluo col sostituirGli, come sempre avviene, degli idoli: il denaro, il potere, il piacere, l’appagamento degli istinti più abbietti, la tecnologia, la folle ὕβρις dell’intelligenza artificiale o dell’umanoide androgino.

 

Dietro tutto questo, cari fratelli, si nascondono l’odio e l’invidia del Demonio per l’ineffabile privilegio che è stato concesso a noi uomini – e non ai puri spiriti – di vedere la Seconda Persona della Santissima Trinità incarnarSi in una creatura umana, per comunicare agli uomini la beatitudine eterna di Dio. 

 

A questa tentazione di escludere l’eternità dal nostro orizzonte spirituale risponde l’inno della festa odierna: Quicumque Christum quæritis, oculos in altum tollite, Voi che cercate Cristo, volgete gli occhi al cielo. 

 

Pensiamo alla parabola dell’uomo che aveva avuto un raccolto abbondante: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti! Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita (Lc 12, 19-20).

 

Se questa fosse la nostra patria, la sola prospettiva della morte diventerebbe per noi la minaccia di un esilio senza fine, e finiremmo col trasformare la nostra vita – brevissima, rispetto all’eternità – in un’anticamera dell’Inferno, nel paradosso di non poter nemmeno dare un senso alle sofferenze presenti. Finiremmo col ricercare disperatamente, come certi sedicenti filantropi tristemente noti, un’immortalità artificiale che ci renda eterni; e troveremmo nuovi ciarlatani pronti a venderci moderni elisir di lunga vita.

 

Solo con uno sguardo soprannaturale e veramente cattolico possiamo prendere parte alla corsa, arrivare fino al traguardo e meritare il premio finale: Bonum certamen certavi, cursum consummavi, fidem servavi (2 Tim 4, 7), ben sapendo che la meta finale è nell’eternità. 

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Non è, questo, un modo per sottrarsi alla militia christiana e alla testimonianza dinanzi al mondo, quasi a voler raggiungere l’atarassia degli epicurei o l’annientamento della propria individualità del nirvana buddista. Esso è al contrario un rimettere le cose nel proprio ordine, secondo la gerarchia stabilita da Dio, ricomponendo alla luce della Grazia soprannaturale la ferita inferta dal peccato al κόσμος divino. 

 

La Trasfigurazione del Signore – come nella Domenica II di Quaresima, quasi a dare un momento di conforto nella penitenza e nel digiuno – costituisce una sorta di squarcio nella vita terrena del Salvatore, nel quale l’umanità di Nostro Signore lascia sfolgorare la propria divinità. Pietro, Giacomo e Giovanni vedono in questa teofania un’anticipazione della gloria del Cielo, dove il Risorto ascenderà quaranta giorni dopo Pasqua.

 

Ma proprio perché questa Trasfigurazione è momentanea e anticipatrice della trasfigurazione che attende ognuno di noi in Paradiso, il Signore ordina ai Discepoli di non parlarne ad alcuno finché il Figlio dell’uomo non sarà risorto da morte (Mt 17, 9), perché sia la Fede ad alimentare la Carità di chi riconosce Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore; e perché la storicità di questo evento fosse corroborata dalla testimonianza degli Apostoli, spectatores illius magnitudinis (2 Pt 1, 16), spettatori della Sua grandezza.

 

Ce lo conferma San Pietro nell’Epistola che abbiamo letto poc’anzi: Vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza (2 Pt 1, 16); questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con Lui sul santo monte (ibid., 18).

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Scrive dom Guéranger:

 

«Per quanto il Signore, attraversato il torrente della sofferenza, sia personalmente già entrato nella Sua gloria, il mistero della Trasfigurazione non sarà completo se non allorché l’ultimo degli eletti, passato anch’egli attraverso la laboriosa preparazione della prova e gustata la morte, avrà raggiunto il capo nella Sua resurrezione».

 

È questo il senso della Colletta della Messa di oggi: 

 

O Dio, che con la gloriosa Trasfigurazione del tuo Unigenito hai confermato i misteri della fede con la testimonianza dei padri, e con la voce uscita dalla nube luminosa hai proclamato mirabilmente la perfetta adozione dei figli, concedici, nella tua bontà, di divenire coeredi e partecipi della sua gloria. 

 

E così sia.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

6 Agosto MMXXV
In Transfiguratione D.N.J.C.

 

 

NOTE

1 – Papa Callisto III, Bolla Cum his superioribus annis, 29 Giugno 1456. Ai sacerdoti Callisto III ordinò di recitare questa preghiera per invocare la vittoria dei Cristiani sul Turco: «Dio onnipotente ed eterno, a cui appartiene ogni potere e nelle cui mani sono i diritti di tutte le nazioni, proteggi il tuo popolo cristiano e schiaccia con la tua potenza i pagani che confidano nella loro ferocia».

2 – Prefazio ambrosiano della festa della Trasfigurazione.

3 – Domenica VIII dopo Pentecoste.

4 – Dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico, II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, San Paolo, Alba, 1959, pagg. 941-946.

 

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Immagine: Tiziano (1490–1576), Trasfigurazione (circa 1560), Chiesa di San Salvador, Venezia.

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

Pensiero

Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»

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L’investitore miliardario Peter Thiel, che ha recentemente tenuto una serie di conferenze sull’anticristo a Roma, a due passi dal Vaticano, ha spiegato che il motivo principale per cui ha parlato pubblicamente dell’anticristo è «perché nessun altro ne parla», aggiungendo che, per gran parte della storia cristiana, sarebbe sembrato un chiaro segno del suo imminente arrivo (2Pietro 3, 3-4).   In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.   Thiel ha introdotto il suo articolo per First Things, scritto in collaborazione con il Sam Wolfe, affermando: «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è», aggiungendo: «Benedetto lo ha già fatto».

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La fascinazione del magnate già socio di Elone Musk per le opinioni di papa Benedetto sull’anticristo e sulla fine dei tempi è sorprendente, considerando che è nato in una famiglia protestante (i genitori sono tedeschi immigrati in America, e sono religiosi, a quanto è dato di sapere) che ha accumulato un’enorme ricchezza – ha co-fondato PayPal, è stato uno dei primi investitori di Facebook e ora è a capo di Palantir – e che è anche omosessuale «sposato» con un uomo e con figli ottenuti via utero in affitto.   Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici, nota LifeSite. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.   Nell’articolo su First Things Thiel ha espresso rammarico per il fatto che Benedetto XVI sia rimasto in silenzio sull’anticristo durante tutto il suo pontificato e abbia aspettato fino alle sue dimissioni per esprimere il suo parere. Come riportato da Renovatio 21, ciò non è del tutto vero.   Thiel ha osservato che solo quando il papa emerito è diventato anziano ha «iniziato a parlare con la chiarezza che fino ad allora aveva negato a tutti tranne che ai suoi lettori più intimi». In un’intervista del 2018 ha affermato che «la società moderna sta formulando un credo anticristiano e opporsi ad esso viene punito con la scomunica sociale. È naturale temere questo potere spirituale dell’anticristo e ha davvero bisogno dell’aiuto delle preghiere di un’intera diocesi e della Chiesa mondiale per resistergli».   Tre anni prima, inaspettatamente, il politico slovacco Vladimír Palko aveva ricevuto una lettera da Benedetto XVI che elogiava il suo libro Die Löwen Kommen («Arrivano i leoni»). La lettera includeva queste parole: «Vediamo come il potere dell’anticristo si stia espandendo e non possiamo che pregare che il Signore ci dia pastori forti che difendano la sua Chiesa in quest’ora di bisogno dal potere del male».   «Il cristiano sa che nulla dura per sempre, perché questo mondo ha un inizio e una fine. L’apocalisse, la rivelazione di tutti i segreti e la fine di tutte le interpretazioni, prima o poi arriverà», ha osservato Thiel a conclusione del suo avvincente saggio. «C’è un tempo e un luogo per l’esoterismo, il cui contrario è la rivelazione. Ma non in questioni che riguardano il destino del mondo e delle nostre anime. Perché quando il tempo stringe e l’ora è tarda, chi può sperare nella salvezza nella reticenza filosofica?»   Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.  

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Due settimane fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».   Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.   Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.   Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.   In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.   Come riportato da Renovatio 21, il 15 marzo 2000 il cardinale Joseph Ratzinger parlò a Palermo in un incontro con sacerdoti e seminaristi.

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«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione» aveva detto il futuro papa Benedetto.  
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»  
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri» aveva continuato colui che un lustro dopo sarebbe salito al Soglio di Pietro.
  «La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata». Ecco che, parlando della Bestia e di numeri Benedetto sembra avvicinarsi al pensiero di Thiel su anticristo e AI.   Mentre molti nel mondo cattolico esprimono fastidio per le riflessioni di Thiel, si tratta, come evidenti, di questioni che ora vanno poste senza esitazione. Perché l’apocalisse potrebbe essere davvero alle porte, e non possiamo confidare nella capacità di guida e di lotta di un Vaticano occupato da modernisti invertiti.  

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Spirito

Il parere di un sacerdote diocesano sulle consacrazioni

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L’ultima Lettera ai nostri confratelli sacerdoti (n. 110, giugno 2026) pubblica estratti dell’omelia di un sacerdote diocesano francese, pronunciata il 10 maggio 2026. Ecco il riassunto che egli stesso fa della sua omelia.

 

«Giustifichiamo le consacrazioni della Società di San Pio X del 1° luglio . Spiego alcune sottigliezze del diritto canonico che giustificano determinate azioni. Lo stato di necessità è debitamente provato dalla situazione catastrofica della Chiesa. (…) La Società di San Pio X non chiede alcuna giurisdizione, ma solo l’autorità di trasmettere il sacro potere per la salvezza delle anime. È un po’ doloroso, ma non possiamo più rimanere in silenzio, a rischio di renderci colpevoli di complicità nell’autodistruzione della Chiesa!»

 

Ecco gli estratti più significativi:

 

Gesù ammonisce con il profeta: «Il cuore di questo popolo si è indurito, sono diventati duri d’udito e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non odano con gli orecchi, non comprendano con il cuore e non si convertano» (Mt 13,15, citando Is 6,9-10; cfr. Ger 5,21). I nostri gerarchi, accecati dall’ideologia, si rifiutano di affrontare la realtà e di aprirsi alle argomentazioni perfettamente giustificate della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

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Non scegliere gli standard che ti fanno comodo!

Se il Codice di Diritto Canonico prevede che sia necessario un mandato papale per consacrare («ordinare») un vescovo (CIC 1013) e che la pena prevista (CIC 1382) sia la scomunica latae sententiae, perché è già stata predisposta la censura o pena ferendae sententiae, modellata su quella del 1° luglio 1988?

 

Lo stesso Codice è più misurato e comprensivo, se lo si desidera (CIC 1323): «chiunque, quando ha violato una legge o un precetto: 4 e ) abbia agito costretto da grave timore, anche solo relativo, o spinto dalla necessità, o per evitare un grave inconveniente, non è punibile con alcuna pena, a meno che l’atto non sia intrinsecamente malvagio o arrechi danno alle anime (…); 7 e ) abbia creduto che si verificasse una delle circostanze previste ai punti 4 o 5».

 

Il Codice di Diritto Canonico 1324 invita alla moderazione nei casi citati, suggerendo la penitenza piuttosto che la scomunica. E soprattutto, perché questo doppio standard? In Cina, gli accordi segreti del 2018 con la Santa Sede, rinnovati più volte e validi fino al 2028, rappresentano in realtà una completa capitolazione della Chiesa alla politica del fatto compiuto dei comunisti. Un confronto con le dichiarazioni ufficiali è rivelatore: il governo cinese non menziona mai il Papa, e si sforza persino di sottolineare la preminenza della loro «elezione» rispetto a qualsiasi potenziale approvazione della Santa Sede, con la conseguente perdita di ogni autonomia da parte del Papa. La Chiesa ha di fatto messo da parte gli arcivescovi, perché il Partito Comunista Cinese esige l’uguaglianza tra tutti i vescovi. Perché non vengono scomunicati, visto che il Papa non ha avuto voce in capitolo?

 

I vescovi del mondo comunista non furono forse costretti a consacrare i successori, dato lo stato di emergenza che stavano vivendo? Nella sola Cecoslovacchia, una dozzina di vescovi ordinarono circa 300 sacerdoti (non senza abusi, tra l’altro!).

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Il declino del cattolicesimo in Francia [o «lo stato di necessità»]

Ecco i dati dell’INSEE, un ente che difficilmente si mostrerà indulgente nei confronti dei seguaci dell’arcivescovo Lefebvre. Nel biennio 2019-2020, il 51% della popolazione si è dichiarato senza religione (un aumento di 8 punti percentuali per la fascia d’età 48-59 anni rispetto al biennio 2008-2009). Gli immigrati hanno il doppio delle probabilità di appartenere a una religione (81%).

 

Il cattolicesimo è ora professato solo dal 29% della popolazione (10% per l’Islam e 9% per gli altri cristiani). È la religione meno praticata: solo l’8% dei cattolici frequenta regolarmente un luogo di culto, rispetto a poco più del 20% per gli altri cristiani, i musulmani e i buddisti, e al 34% per gli ebrei. La trasmissione religiosa è bassa in Francia: 67% tra i cattolici, rispetto al 91% tra i musulmani.

 

Secondo un sondaggio IFOP per Bayard-La Croix, entro il 2025 solo il 5,5% degli adulti (circa 3,7 milioni di persone) parteciperà alla Messa almeno una volta al mese. Di questi, solo l’1,5% vi parteciperà settimanalmente. E solo la metà si confessa! Tra il 2006 e il 2021, la partecipazione settimanale è diminuita di due terzi: dal 5% all’1,5%.

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Il continuo declino del clero

La Conferenza Episcopale Francese indica che nel 2023 in Francia erano in servizio 12.019 sacerdoti, di cui circa 5.000 di età inferiore ai 75 anni. Tra questi, il 30% è già straniero, poiché la Grande Sostituzione sta colpendo il clero cattolico ancor più della popolazione francese. L’annuario diocesano di Nizza del 2025 riportava 38 sacerdoti francesi di età inferiore ai 75 anni effettivamente in servizio nella diocesi, ma 17 sacerdoti stranieri, pari al 30% (la media generale francese). I neocolonialisti stanno depredando le vocazioni africane invece di dare a noi [sacerdoti fedeli alla Tradizione] un posto.

 

Tra il 2000 e il 2017, il numero dei seminaristi è diminuito del 31% (da 976 a 667). Di fronte a questo calo, si ricorre a un inganno, coinvolgendo ora anche la Comunità di San Martino, che rappresenta un sesto dei seminaristi (da 109 sacerdoti e diaconi nel 2019 a 208 nel 2026, e circa un centinaio di seminaristi). Da tempo rifiutati per aver indossato la talare e vissuto in comunità, questi rappresentano la nuova tendenza dopo l’illusione carismatica (Beatitudini, Parola di Vita, Emmanuel). Quanto tempo ancora prima che la Chiesa apra gli occhi e si degni di chiamare a raccolta i sacerdoti della Tradizione?

 

La Comunità di San Martino non critica il Concilio Vaticano II, rifiutandosi di affrontare la radice del problema. Rifiuta la Messa tradizionale, affermando di difendere, come Solesmes, il rito latino di Paolo VI, che in realtà utilizza solo nel seminario di Évron (diocesi di Laval). Inoltre, è attualmente sotto visita apostolica per fare luce sulle pratiche del suo fondatore.

 

Sono inclusi anche gli ex seminaristi di Ecclesia Dei , come quelli della Fraternità Sacerdotale di San Pietro (417 sacerdoti e diaconi, 162 seminaristi) o dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote. Persino con le irregolarità del 2018, perdiamo il 18% (da 828 a 679 nel 2023), nonostante un quarto di loro sia di nazionalità straniera. A N., nel 2002 avevamo 19 seminaristi (non tutti ordinati); oggi ne è rimasto solo uno!

 

Possiamo dunque davvero fare a meno dei 733 sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X (numero al giorno di Ognissanti 2025), con un’età media di 47 anni, e dei loro 264 seminaristi (al 1° novembre 2025 )?

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I vescovi ausiliari della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Qualunque cosa accada, la Fraternità Sacerdotale San Pio X consacrerà solo quattro vescovi. Lo stesso numero del 1988, nonostante il numero dei fedeli, dei sacerdoti e degli apostolati sia esploso in 38 anni. Stanno dimostrando una notevole moderazione, dato che probabilmente ne servirebbe il triplo per coprire ragionevolmente tutto il mondo.

 

La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha ormai solo due vescovi, ognuno responsabile delle anime di 300.000 giovani e vivaci fedeli! I poveri Vescovi de Galarreta e Fellay (rispettivamente di 69 e 68 anni) ordinano in 6 seminari, amministrano le cresime in 131 priorati e celebrano la Messa in 447 luoghi di culto in tutto il mondo. Viaggiano incessantemente per amministrare i sacramenti!

 

Conclusione: Silere non possumus , non possiamo più tacere!

La Fraternità Sacerdotale San Pio X non salverà la Chiesa, che è salvata solo da Cristo. «Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà forse la fede sulla terra?» (Lc 18,8). Resteremo forse inattivi? Dio ci invita a fare ciò che possiamo e a chiedere ciò che non possiamo (DS 1536, Sesta Sessione sulla Giustificazione, Capitolo 11, del Concilio di Trento). E non è forse il fare ciò che possiamo contribuire ciascuno, al nostro livello, con le grazie ricevute da Dio, alla salvezza delle anime nella e attraverso la Chiesa? I fedeli hanno diritto ai sacramenti e i pastori hanno il dovere di amministrarli.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine da FSSPX.News

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Spirito

Il cardinale Sarah dichiara all’UE che l’ideologia di genere e il fondamentalismo islamico sono «bestie apocalittiche»

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Il cardinale Robert Sarah, durante un intervento alla conferenza del Parlamento europeo di mercoledì, ha denunciato l’ideologia di genere e il fondamentalismo islamico come «bestie apocalittiche» che minacciano di distruggere la famiglia e l’umanità stessa. Lo riporta LifeSite.   Nel suo discorso di quasi un’ora, pronunciato il 15 luglio in occasione di una conferenza tenutasi presso il Parlamento Europeo e intitolata «Europa e Africa: in dialogo con il cardinale Robert Sarah», alla quale hanno partecipato anche la vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sburi e il nunzio apostolico presso l’Unione europea, l’arcivescovo Bernardito Auza, il prelato guineano ha condannato i mali dell’aborto, del «matrimonio» omosessuale, dell’ideologia di genere e del fondamentalismo islamico, e il loro impatto sull’Africa, sull’Europa e sull’intera società.   Pur deplorando il fatto che le Nazioni Unite, così come le potenze europee e altre potenze occidentali, abbiano cercato di imporre l’ideologia di genere alle nazioni africane in cambio di aiuti finanziari, Sarah ha ripreso le osservazioni fatte durante il Sinodo sulla Famiglia del 2015, secondo cui l’ideologia di genere, così come il fondamentalismo islamico, sono «bestie apocalittiche».

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«Nel 2015, durante il Sinodo sulla Famiglia, ho affermato, e non ritratto una sola parola oggi, che “l’ideologia di genere e il fondamentalismo islamico rappresentano, ciascuno a suo modo, due bestie apocalittiche che minacciano di distruggere non solo la famiglia, ma l’umanità stessa, l’immagine di Dio”», ha dichiarato.   «Alcuni hanno considerato quest’immagine eccessiva. Io continuo a credere che contenga una parte di verità. È possibile che queste forze, pur essendo molto diverse per origine e forma, condividano la pretesa di riscrivere l’umanità a proprio piacimento?», ha aggiunto. «Una in nome del cosiddetto progresso, l’altra in nome di un cosiddetto ritorno a una purezza originaria, negando in entrambi i casi la libertà religiosa e la dignità umana».   La Chiesa cattolica insegna che Dio crea ogni individuo, maschio o femmina, al momento del concepimento e che il sesso è un carattere immutabile che «caratterizza l’uomo e la donna non solo a livello fisico, ma anche a livello psicologico e spirituale, imprimendo il suo segno su ciascuna delle loro espressioni».   Il documento vaticano Persona Humana del 1975 metteva in guardia contro i principi del moderno movimento transgender, affermando che «non può esserci vera promozione della dignità dell’uomo se non si rispetta l’ordine essenziale della sua natura».   La dottrina cattolica condanna inoltre le mutilazioni genitali e la sterilizzazione in quanto «contrarie alla legge morale» e denuncia l’ideologia di genere.   Per quanto riguarda il fondamentalismo islamico, lo stesso Sarah è tra i numerosi prelati cattolici di spicco che hanno messo in guardia contro la migrazione di massa di musulmani e altri gruppi verso l’Europa.

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Nel 2017, durante un discorso all’Università Cardinale Stefan Wyszyński in Polonia, il cardinale africano ha denunciato le «forze esterne» che cercano di imporsi sulla Polonia e su altre nazioni europee senza integrarsi.   «In che modo è possibile privare la nazione del diritto di distinguere tra un rifugiato politico o religioso, costretto a fuggire dalla propria patria, e un migrante economico, che desidera cambiare residenza senza adattarsi, identificarsi e accettare la cultura del paese in cui andrà a vivere?» si chiese Sarah.   Il cardinale ha inoltre sottolineato l’importanza di ricostruire le nazioni che hanno sofferto a causa della guerra e di altre ingiustizie, senza sradicare le popolazioni di altri paesi, e ha criticato coloro che «sfruttano la parola di Dio» per giustificare la promozione del multiculturalismo.   «Ribadisco che dobbiamo lavorare insieme per ricostruire le nazioni che sono cadute vittime di guerre, corruzione e ingiustizie, ma questo non significa incoraggiare lo sradicamento dei popoli e la distruzione delle nazioni», ha affermato. «Alcuni strumentalizzano la Parola di Dio per giustificare la promozione del multiculturalismo e si avvalgono volentieri del pretesto dell’ospitalità per giustificare l’accoglienza degli immigrati».   In precedenza, nel suo intervento, Sarah ha sottolineato l’importanza attribuita in Europa ai cosiddetti «diritti» all’aborto e all’ideologia LGBT, e come ciò abbia contribuito all’«autodistruzione» del continente distorcendo la ragione.   «Quando l’Europa costruisce dei “diritti” avulsi dalla verità sulla persona umana – l’aborto, che alcuni vorrebbero elevare a “diritto fondamentale”, l’”identità sessuale” ridotta a pura auto-costruzione soggettiva – la ragione stessa si distorce, non essendo più uno strumento per conoscere la verità, ma uno strumento di potere capace di imporsi, attraverso la forza della legge e del denaro, su coloro che non condividono tali promesse», ha affermato.   In passato il prelato africano era noto per il suo forte sostegno alla Messa latina tradizionale e alla riverenza liturgica, nonché per la sua difesa della fede cattolica, arrivando a definire i piani per «abolire» la messa in latino come «diabolici». In passato il Sarah aveva dichiarato che il rifiuto della liturgia tradizionale e della morale sono forme di «ateismo pratico» nella Chiesa.   Tuttavia, il cardinale si è opposto frontalmente alle consacrazioni di nuovi vescovi da parte della FSSPX.

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Come riportato da Renovatio 21, quattro mesi fa Leone aveva nominato il cardinale Sarah «inviato speciale» per le celebrazioni liturgiche in onore di Sant’Anna in Francia.   All’inizio di gennaio 2024, in una lunga dichiarazione pubblicata dal veterano vaticanista Sandro Magister, Sarah ha unito la sua voce a quella dei suoi colleghi vescovi africani nel respingere l’appoggio del documento vaticano Fiducia Supplicans alle «benedizioni» omosessuate. Nella sua dichiarazione, il cardinale Sarah si è alleato con i vescovi e le conferenze episcopali africane che avevano fatto sapere il loro rifiuto della Fiducia Supplicans.   Come riportato da Renovatio 21, il porporato si era detto «molto orgoglioso» dei vescovi africani per il rifiuto delle benedizioni gay di Bergoglio. Sarah l’anno scorso aveva tuonato anche riguardo al fatto che «nessuno può inventare un sacerdozio femminile». Lo scorso dicembre celebrando la messa pontificale a Dakar (in Senegal), il cardinale Sarah si era espresso contro la «distorsione» della messa in Occidente e contro le celebrazioni troppo «africane».   Bergoglio aveva poi affermato che la nomina del cardinale Sarah a capo del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti per lui è stata «un errore». Il cardinale Sarah è un fermo oppositore dell’idea di un sacerdozio femminile, favorita invece dalla recente nomina di Leone a San Gallo, in Svizzera, dove la Cattedra è andata ad un presbitero, padre Beat Grögli, che la chiede apertamente.  

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
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