Bioetica
Mini-cervelli creati da cellule staminali
Gli scienziati hanno creato cervelli in miniatura partendo da cellule staminali pluripotenti indotte che hanno sviluppato reti neurali funzionali. E nonostante siano un milione di volte più piccole del cervello umano, hanno prodotto onde cerebrali simili a quelle dei bambini prematuri.
Lo studio sulla rivista Cell Stem Cell potrebbe aiutare gli scienziati a comprendere meglio lo sviluppo del cervello umano.
«Il livello di attività neurale che stiamo osservando non ha precedenti in vitro – afferma Alysson Muotri, biologo dell’Università della California, San Diego –Siamo un passo avanti verso un modello che può effettivamente generare le prime fasi di una rete neurale sofisticata».
Gli scienziati hanno creato cervelli in miniatura partendo da cellule staminali pluripotenti indotte che hanno hanno prodotto onde cerebrali simili a quelle dei bambini prematuri
I cervelli, che hanno le dimensioni di un pisello e vengono chiamati organoidi cerebrali, sono derivati da cellule staminali pluripotenti umane. Mettendoli in una coltura che imita l’ambiente dello sviluppo del cervello, le cellule staminali si differenziano in diversi tipi di cellule cerebrali e si auto-organizzano in una struttura 3D simile al cervello umano in fase di sviluppo.
Gli scienziati hanno sviluppato con successo organoidi con strutture cellulari simili a quelle del cervello umano. Tuttavia, nessuno dei modelli precedenti ha sviluppato reti neurali funzionali simili a quelle umane. Le reti compaiono quando i neuroni sono maturi e diventano interconnessi e sono essenziali per la maggior parte delle attività cerebrali.
«Si possono usare gli organoidi cerebrali per diverse cose, tra cui la comprensione del normale sviluppo neurologico umano, la modellizzazione delle malattie, l’evoluzione del cervello, lo screening dei farmaci e persino fornire informazioni per l’intelligenza artificiale», afferma Muotri.
«Si possono usare gli organoidi cerebrali per diverse cose, tra cui la comprensione del normale sviluppo neurologico umano, la modellizzazione delle malattie, l’evoluzione del cervello, lo screening dei farmaci e persino fornire informazioni per l’intelligenza artificiale»
Il team ha iniziato a rilevare esplosioni di onde cerebrali da organoidi a circa due mesi. I segnali erano radi e avevano la stessa frequenza, modello già visto nei cervelli umani molto immaturi. Mentre gli organoidi continuavano a crescere, producevano onde cerebrali a frequenze diverse e i segnali apparivano a intervalli più regolari. Ciò suggerisce che gli organoidi abbiano ulteriormente sviluppato le loro reti neurali.
Tuttavia, è improbabile che questi organoidi siano in grado di svolgere attività mentali, come la coscienza, afferma Muotri. «L’organoide è ancora un modello molto rudimentale – non abbiamo altre parti e strutture cerebrali. Perciò queste onde cerebrali potrebbero non avere nulla a che fare con le attività nel cervello reale».
«Potrebbe essere che in futuro avremo qualcosa di molto vicino ai segnali nel cervello umano che controllano comportamenti, pensieri o memoria – afferma Muotri – ma in questo momento credo che non abbiamo alcuna prova per dire che ne abbiamo uno».
«Come scienziato, voglio avvicinarmi sempre di più al cervello umano – afferma Muotri – voglio farlo perché ci vedo del bene. Posso aiutare le persone con condizioni neurologiche offrendo loro migliori trattamenti e una migliore qualità della vita. Ma sta a noi decidere dove si trova il limite. È possibile che la tecnologia non sia ancora pronta o che non sappiamo come controllarla. Questo è lo stesso tipo di discussione intorno all’applicazione della tecnologia CRISPR nei bambini, ed è per questo che abbiamo commissioni etiche per rappresentare tutte le parti della società»
Fonte: Michael Cook per BioEdge
Bioetica
Spagna, Medici obiettori di coscienza nel mirino di una «lista nera»
Il 9 marzo 2026, l’Alta Corte di Madrid ha ordinato al Governo della Comunità di Madrid di avviare «immediatamente» la procedura amministrativa per la creazione e l’approvazione di un registro dei professionisti sanitari che si dichiarano obiettori di coscienza alla pratica dell’aborto.
La decisione della Corte completa una vera e propria persecuzione nei confronti dei medici che si rifiutano di praticare aborti per motivi di coscienza.
Contesto della decisione
Nel 2010, una legge ha autorizzato l’aborto fino alla 14a settimana di gravidanza e fino alla 22a settimana in caso di malformazioni o rischi per la salute della donna. L’aborto rimane possibile anche dopo la 22a settimana in caso di gravi e incurabili patologie fetali.
Dal 2022, la legge punisce l’ostruzione, l’intimidazione o le molestie nei confronti di donne o operatori sanitari nei pressi delle cliniche con una pena detentiva da 3 a 12 mesi o con il divieto di accesso alle strutture sanitarie per un periodo da 6 mesi a 3 anni.
Nel 2023, una nuova riforma ha imposto, tra le altre cose, la creazione in ogni comunità autonoma spagnola di un registro dei medici obiettori di coscienza, apparentemente per migliorare l’organizzazione e la continuità dei servizi. Questa riforma ha anche consentito alle minorenni di abortire senza il consenso dei genitori a partire dai 16 anni e ha eliminato il periodo di attesa obbligatorio.
Alcune comunità autonome spagnole si sono rifiutate di conformarsi alla creazione di questo registro, in particolare l’Aragona, le Isole Baleari e Madrid. La presidente della Comunità di Madrid, Isabel Diaz Ayuso (PP), ha ripetutamente definito il registro una «lista nera» che stigmatizzerebbe gli obiettori di coscienza, aprendo la porta alla discriminazione nelle future assunzioni.
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Nell’ottobre del 2025, il ministero della Salute chiese ai dissidenti di conformarsi; le prime due risposero favorevolmente. L’Ordine dei Medici di Madrid replicò, invece: «Ciò che il governo sta cercando di fare è limitare il diritto all’obiezione di coscienza, e questo viene fatto con queste liste nere di obiettori di coscienza», secondo il suo presidente, il dottor Manuel Martinez-Selles.
Nel novembre del 2025, Isabel Diaz Ayuso persistette nel suo rifiuto: «che senso ha volere una lista nera di medici? Se non si intende usarla, perché è così importante?». Chiese «di difendere la libertà ideologica, religiosa e di culto, garantita dalla nostra Costituzione». «La cosa più importante è che lo Stato non interferisca con il nostro modo di pensare», aggiunse.
Il ministero della Salute portò il caso in tribunale.
Il 15 gennaio, il Ministero della Salute ha presentato ricorso all’Alta Corte di Giustizia di Madrid, la quale, lunedì 9 marzo, ha accolto le misure provvisorie richieste dal Ministero della Salute e ha ordinato alla Comunità di avviare «immediatamente» l’iter amministrativo per la creazione e l’approvazione del registro, come previsto dalla legislazione nazionale in materia di aborto.
La Corte ha tuttavia precisato che la misura provvisoria non implica l’immediata creazione del registro, bensì l’obbligo di avviare le procedure necessarie per la sua attuazione, in conformità con la normativa vigente.
Va notato che in alcune regioni, come La Rioja e Castiglia e León, quasi tutti i medici si rifiutano di praticare aborti per motivi di coscienza. Nel 2023, cinque delle nove province di Castiglia e León non avevano registrato alcun aborto da oltre un decennio.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Luis García via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Spain
Bioetica
Una madre e i medici sudcoreani condannati dopo che un neonato nato vivo è stato messo nel congelatore per morire
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Bioetica
Il Lussemburgo vuole sancire l’aborto nella sua Costituzione
Seguendo l’esempio della Francia, il Granducato del Lussemburgo si prepara a sancire il «diritto» all’aborto nella sua legge fondamentale. Spinto da una coalizione guidata dal Partito Cristiano Sociale, il Paese sta sprofondando in una deriva ideologica che volta le spalle alla tutela della vita e all’eredità cristiana del Vecchio Continente.
«C’è qualcosa di marcio nello stato di Danimarca», fece dire Shakespeare a Marcello. Ma sembra che l’elenco sia ben lungi dall’essere limitato al paese di Amleto: sotto l’impulso del déi Lénk (partito di sinistra) e sostenuto da un’ampia maggioranza parlamentare, il Granducato di Lussemburgo ha compiuto, il 3 marzo 2026, un primo passo decisivo verso l’inserimento della libertà di aborto nella sua Costituzione.
Questa votazione, che ha avuto luogo alla Camera dei Deputati, segna un nuovo passo avanti nella secolarizzazione radicale che sta dilagando in Europa, dopo la Francia del 2024.
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Un tradimento delle radici cattoliche
Per chi sostiene una cultura della vita, lo shock rimane profondo. Il CSV, storico partito cristiano-sociale, ha votato a stragrande maggioranza (circa 16 membri su 21), nonostante la sua eredità cattolica. Accettando questa iscrizione per consolidare la sua coalizione con il Partito Democratico (DP) e altri, sembra allontanarsi dai suoi valori fondanti.
Come può un partito che si dichiara cristiano contribuire a stabilire come principio costituzionale ciò che per molti resta un crimine, una tragedia umana e un attentato alla vita innocente?
Consacrando questa libertà nella legge fondamentale, lo Stato non si limita più a depenalizzare l’aborto a determinate condizioni (come dal 1978, con recenti allentamenti): lo protegge in modo permanente da qualsiasi arretramento politico, presentandolo come una conquista irreversibile.
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Una grande rottura antropologica
Guidata in particolare dalla ministra per le Pari Opportunità, Yuriko Backes (DP), questa riforma mira a posizionare il Lussemburgo come un «pioniere» dei diritti sociali. Tuttavia, inverte la gerarchia: l’autonomia individuale prevale sul diritto naturale alla vita, spezzando il legame intergenerazionale che obbliga i più forti a proteggere i più deboli.
Segno di un generale calo di interesse, il dibattito è stato relativamente calmo, nonostante alcuni accesi scambi di opinioni. Le obiezioni morali rimangono discrete o timide. Eppure, la costituzionalizzazione dell’aborto cambia radicalmente la situazione.
Per non parlare della negazione della legge naturale che questa pratica implica, essa minimizza anche il trauma psicologico per molte donne e la mancanza critica di alternative reali – massicce politiche pro-maternità – che potrebbero offrire una vera alternativa all’aborto.
Una cosa è certa: mentre l’Europa si trova ad affrontare un inverno demografico senza precedenti , la scelta del Lussemburgo suona come un’ammissione di resa. Di fronte a questo diktat ideologico, cattolici e attivisti pro-life hanno il dovere di testimoniare che ogni vita umana è un dono del Creatore, dal concepimento alla morte naturale, un dono che nessuna maggioranza parlamentare può legittimamente abolire.
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