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Massoni accusati di aver assassinato un pilota d’auto e di aver tentato di uccidere altre persone

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Ventidue persone sono sotto processo per aver commesso una vasta gamma di reati, dalle lesioni aggravate e associazione a delinquere al tentato omicidio e all’omicidio vero e proprio, per conto di una loggia massonica nella periferia parigina di Puteaux. Lo riporta l’agenzia di stampa AFP France 24.

 

Almeno quattro degli accusati sembrano essere membri della loggia massonica Athanor, che nel frattempo sarebbe stata dissolta. Sette imputati, tra cui ex agenti dei servizi segreti, soldati e uomini d’affari, rischiano l’ergastolo.

 

Tra gli altri imputati figurano quattro ufficiali del servizio di Intelligence francese DGSI (l’agenzia di sicurezza interna di Parigi), tre agenti di polizia, sei dirigenti d’azienda, una guardia giurata, un medico e un ingegnere, secondo quanto riportato dall’AFP .

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I presunti capobanda sarebbero i massoni Athanor Jean-Luc Bagur, Frédéric Vaglio e Daniel Beaulieu. Sono accusati dell’omicidio del pilota automobilistico Laurent Pasquali nel 2018, del tentato omicidio di un consulente aziendale e di un sindacalista, nonché di lesioni aggravate e attività criminali, il tutto perpetrato per conto di una «rete mafiosa» all’interno della Loggia Athanor.

 

Il caso è scaturito da un omicidio su commissione fallito nel luglio 2020, quando due membri del reggimento paracadutisti francese sono stati arrestati in possesso di armi vicino all’abitazione della business coach Marie-Hélène Dini, scrive AFP, Durante l’interrogatorio, avrebbero dichiarato di ritenere di essere stati incaricati di uccidere Dini per conto dello Stato francese, in quanto la donna lavorava per il Mossad, l’arcinota agenzia di spionaggio israeliana.

 

Gli investigatori hanno scoperto un collegamento col Bagur, che è un business coach rivale della Dini, nonché il «venerabile maestro» sessantanovenne della loggia Athanor. Secondo gli inquirenti, il Bagur avrebbe chiesto al suo collega massone Vaglio di organizzare l’eliminazione del suo rivale in cambio di 70.000 euro.

 

Il Vaglio, un imprenditore di 53 anni, avrebbe agito da intermediario tra il boss e una squadra di sicari al soldo di un altro massone, Athanor Beaulieu, un agente in pensione dei servizi segreti interni (DGSI). «Ciò che il mio cliente ha trovato terrificante è il fatto che le figure chiave in questo caso – agenti di polizia, ex agenti della DGSI e massoni – siano proprio le persone che dovrebbero agire per il bene della società», ha dichiarato l’avvocato di Dini, Jean-William Vezinet.

 

L’imputato Sébastien Leroy, un ex soldato considerato il braccio destro di Beaulieu, ha dichiarato agli inquirenti che Beaulieu lo aveva «manipolato», lasciando intendere che avrebbe potuto diventare un informatore dell’agenzia di spionaggio DGSI, scrive Euronews. L’ex agente, ora 72enne, riconvertito nell’Intelligence economica, avrebbe condotto prima del suo arresto una doppia vita tra le sue due compagne da vent’anni.

 

All’interno di Athanor sarebbe divenutoun intermediario incaricato di impartire ordini per operazioni clandestine di ogni genere, e in particolare per un omicidio che descriverà agli investigatori come un «errore grave». Le «missioni» della rete, per lo più affidate al Beaulieu dal Vaglio, sarebbero aumentate progressivamente: aggressione e furto di un computer da parte di un falso fattorino di pizze, incendio di un’auto, ratti morti lasciati in un giardino, aggressione di un eletto…

 

Si sarebbe così arrivati così all’assassinio, nel novembre 2018, del pilota automobilistico Laurent Pasquali, ucciso per un recupero crediti. Il suo corpo è stato ritrovato nei boschi.  Si tratta della prima missione «homo» (cioè omicidio, sic) affidata a Sébastien Leroy, considerato il braccio armato di Daniel Beaulieu, che rischia a sua volta l’ergastolo.

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Appassionato di spionaggio, questo addetto alla sicurezza avrebbe ammesso durante la custodia cautelare di essere l’esecutore della maggior parte delle aggressioni, dei furti, dell’omicidio e dei tentati omicidi, spiegando di essere stato manipolato da Daniel Beaulieu, che gli aveva proposto di diventare informatore per l’Intelligence interna.

 

Il fallimento dell’assassinio avrebbe posto fine a un altro progetto morboso orchestrato da Vaglio, Beaulieu e Leroy: l’eliminazione del sindacalista e «gilet giallo» Hassan Touzani, considerato scomodo dai suoi datori di lavoro. Anche loro sono stati rinviati a giudizio davanti alla Corte d’assise.

 

Tuttavia il Beaulieu potrebbe avere difficoltà a rispondere alle domande della corte: il suo tentativo di suicidio in detenzione lo ha lasciato disabile, secondo il suo avvocato, Marc Pantaloni. L’età degli imputati varia dai 30 ai 70 anni. Si prevede che il processo durerà almeno tre mesi.

 

Non si tratta del primo scandalo che riguarda la massoneria in Francia.

 

Nel 1976 si ebbe l’«affaire de Broglie», con l’assassinio del deputato Jean de Broglie. Caso mai completamente chiarito, con piste di servizi segreti, debiti e scandali finanziari. Alcune voci parlarono di ambienti massonici, ma l’inchiesta si chiuse su diun sicario comune.

 

Negli anni Novanta e Duemila emerse il cosidetto «affaire del Nice», dove il procuratore Éric de Montgolfier denunciò sulle colonne del giornale Nouvel Observateur l’influenza di reti massoniche (soprattutto della Grande Loge Nationale Française, o GLNF – a volta accusata di essere infiltrata da elemeni poco raccomandabili) sul tribunale nizzardo. Vennero alla luce casi di favoritismi, uso di informazioni riservate da parte di poliziotti e giudici massoni.

 

L’«affaire Arreckx» è uno degli scandali di corruzione più noti degli anni ’90 nel Var (Provenza, sud della Francia), centrato sulla figura di Maurice Arreckx (1917-2001), potente politico locale: ex sindaco di Tolone, presidente del Consiglio generale del Var e senatore del partito UDF-PR. Arreckx e alcuni suoi collaboratori furono accusati di aver ricevuto pot-de-vin (tangenti) da imprese del settore edile e dei lavori pubblici in cambio dell’assegnazione di appalti pubblici. Arreckx non era massone (non risulta iscritto a nessuna obbedienza). Tuttavia, l’affare Arreckx è spesso citato nel contesto della massoneria perché si inseriva in un ambiente locale (Tolone e Var) dove la Grande Loge Nationale Française (GLNF) aveva una presenza forte e influente tra notabili, imprenditori, professionisti e alcuni politici.

 

In quegli anni gli scandali tolonesi (inclusi l’affaire Arreckx, e altri casi di corruzione o favoritismi) valsero ai membri della GLNF di var il soprannome ironico di «Frères de la Côte» (Fratelli della Costa), con chiaro riferimento ai pirati filibustieri che impersevano nel XVII secolo.

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Riguardo alla storia di massoneria e omicidi, il caso più citato dalla letteratura antimassonica è quello del libro Les assassinats maçonniques (1890). Léo Taxil (famoso per la storia poi pubblicamente smontata del «Palladismo» e del culto di Lucifero nella massoneria) e Paul Verdun pubblicarono un  un pamphlet che raccoglieva racconti storici (spesso distorti o inventati) per accusare i massoni di aver commesso omicidi politici o per vendetta contro nemici della loggia. Taxil denunciava complotti, assassinii ordinati da «ultionnisti» (assassini massonici) e legami con il satanismo. Nel 1897 Taxil confessò pubblicamente che gran parte delle sue rivelazioni (inclusi i presunti omicidi rituali) erano una mistificazione per ridicolizzare l’anticlericalismo e l’antimassoneria.

 

Le storie della massoneria assassina si perdono nei secoli: Alcuni sostengono che Wolfgango Amedeo Mozart (1756-1791) fu avvelenato perché rivelò segreti massonici nella sua opera Flauto Magico. Altri pensano che la data della morte di Ludovico II di Baviera (1845-1886), il 13 giugno,  viene interpretata come simbolica (13 + 33). Come riportato da Renovatio 21, non mancano le teorie riguardo l’origine massonica (o persino reale…) dei brutali massacri di Jack lo squartatore, in parte mostrata dal fumetto poi divenuto pellicola hollywoodiana From Hell (2001).

 

Come noto, l’Italia è Paese particolarmente fervido di storie di massonerie «deviate» e assassine. Illazioni su rituali paramassonici spuntarono nel caso del Mostro di Firenze, con la morte di magistrati e giornalisti. Le più roboanti speculazioni vennero fatte per la morte del banchiere Roberto Calvi (1920-1982), trovato impiccato sotto il Blackfriars Bridge («ponte dei frati neri», che più che i domenicani alluderebbero quindi ai framassoni) a Londra: l’impiccagione nel posto particolare rappresenterebbe un messaggio massonico, tanto più leggibile considerando i legami del Calvi con la Loggia P2 emersi durante lo scandalo del crack del Banco Ambrosiano.

 

Nel suo programma YouTube andato in onda iersera la podcasterra Candace Owens ha sostenuto che il caso della loggia Athanor comproverebbe l’esistenza di una rete massonico-militare in Francia, della quale dice di essere obiettivo – mesi fa aveva dichiarato che il potere francese avrebbe pagato due sicari per ucciderla – arrivando a parlare di presenza di soldati francesi sulla scena dell’assassinio di Charlie Kirk.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Owens è stata querelata dalla premiérè dame Brigitta Macron per aver detto che costei è in realtà un maschio, una storia incredibile raccontata in una serie di podcasti andati in onda negli scorsi mesi. Lo stesso Trump, prima tramite Charlie Kirk poi telefonando lui stesso, aveva chiesto alla Owens di smetterla per il bene delle trattative di pace tra Russia e Ucraina, dove Macron – che aveva chiesto direttamente al presidente americano di far tacere l’attivista – avrebbe dovuto giuocare un ruolo.

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Bioetica

Gruppo satanico pubblica video di un rituale abortivo in bagno

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Satanic Planet, una «band» del co-fondatore del Tempio Satanico, ha diffuso mercoledì un video «musicale» in cui una donna compie un aborto rituale satanico nel bagno di un negozio . Lo riporta LifeSite.   Il filmato mostra una donna tatuata, Martina Rinaldi, che entra in un Hobby Lobby – una catena americana di negozi di articoli per l’artigianato nota per una causa intentata da un dipendente trans che voleva utilizzare il bagno delle donne–, con immagini alternate di articoli del punto vendita che richiamano Gesù, per un effetto drammatizzato. In sottofondo si sentono urla sataniche della band di Lucien Greaves, co-fondatore del The Satanic Temple (conosciuto con l’acronimo TST).   Entrata in bagno, Rinaldi esegue il «rituale di distruzione» dell’aborto del Tempio Satanico, che prevede la recitazione dei principi del Tempio Satanico e di «affermazioni» prima e dopo l’aborto. Il video sostiene che il rito «serve come rito protettivo» e che il suo scopo è «liberarsi dal senso di colpa quando si sceglie di abortire».   «Serve a dare forza al paziente contro coloro che nutrono convinzioni religiose teocratiche. Il rituale allontana gli effetti di persecuzioni ingiuste, che possono indurre ad allontanarsi dal percorso del ragionamento scientifico», si legge nella spiegazione del Tempio Satanico.  

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Il rito inizia con la contemplazione del proprio riflesso nello specchio per «concentrarsi sulla propria individualità», poi con la lettura ad alta voce del principio: «Il proprio corpo è inviolabile, soggetto unicamente alla propria volontà».   Dopo questi passaggi la Rinaldi assume una pillola abortiva e recita, secondo le indicazioni del TST: «Le convinzioni dovrebbero essere conformi alla migliore comprensione scientifica del mondo. Bisogna fare attenzione a non distorcere mai i fatti scientifici per adattarli alle proprie convinzioni».   Poi finge di «espellere» l’embrione sorridendo (nella maggior parte dei casi l’espulsione del feto avviene circa quattro o cinque ore dopo la seconda pillola abortiva). Subito dopo, in modo spezzato, compaiono immagini religiose tratte da Hobby Lobby, quasi a sottolineare la sfida del rito a Gesù Cristo.   Rinaldi torna davanti a uno specchio per pronunciare l’affermazione finale da dire dopo l’aborto: «Nel mio corpo, nel mio sangue, nella mia volontà, così è fatto», un’apparente derisione della Messa e della Santa Comunione.   Mentre esce da Hobby Lobby, gli articoli religiosi del negozio — croci, versetti biblici e un’immagine con la scritta «Gesù mi ama, questo lo so» — vengono avvolti dalle fiamme.   «La tua possibilità di scegliere di interrompere una gravidanza è coerente con gli ideali di libertà. Sii orgogliosa di perseguire ciò che desideri per la tua vita nonostante l’opposizione», afferma il video.   Il filmato si chiude con un insulto al giudice della Corte Suprema Samuel Alito ed è intitolato «La mamma di Samuel Alito», in riferimento al ruolo di Alito nella stesura dell’opinione di maggioranza in Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, che ha ribaltato Roe contro Wade e ha suscitato la reazione dell’industria dell’aborto e dei suoi sostenitori.   Il gruppo è ben noto al lettore di Renovatio 21. Qualche tempo fa ha fatto notizia per aver allestito per Natale, nel Campidoglio dell’Iowa un altarino satanico con una testa di capra montata sopra vesti rosso sangue – una rappresentazione del demonio-Bafometto che ha condiviso lo spazio con un’esposizione natalizia finché non è stata decapitata da un veterano dell’esercito USA, ora accusato di crimine d’odio. Tre mesi fa il governatore della Florida Ron DeSantis ha fermato l’istituzione, progettata dal Satanic Temple, di un’ora di religione satanica nelle scuole elementari.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa fa il Tempio Satanico ha aperto in Virginia un centro per rituali di «aborto religioso», sostenendo che il feticidio fa parte della loro religione, legittimamente ammessa dallo Stato moderno. È emerso pure che un numero verde per le donne incinte indirizzava le chiamanti alla clinica per l’aborto satanico, con una filiale annunciata due anni fa anche in Nuovo Messico.   Nel 2021, i templosatanisti hanno fatto erigere cartelloni pubblicitari nello Stato del Texas che scrivevano «L’aborto salva vite». L’anno scorso era emerso che che il numero verde per le donne incinte nel Nuovo Messico rimandava direttamente alla clinica feticida satanista.

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L’attivismo satanista, oramai indistinguibile da quello progressista, ha trovato il plauso di diversi giornali dell’establishment, con un articolo entusiasta pubblicato l’anno passato dal magazine femminile Cosmopolitan.   Il Tempio Satanico, fondato nel 2013 e riconosciuto come «chiesa» dall’IRS (il fisco americano)nel 2019, è nato come organizzazione politica con l’obiettivo di ridurre la presenza della religione nella sfera pubblica.   Non stupisce davvero il lettore di Renovatio 21 apprendere che gli incontri del Tempio Satanico si entra solo se plurivaccinati, mascherinati e greenpassati: è ci mancherebbe che non fosse così.   Il 17 maggio 2022, ben 140 organizzazioni ebraiche, inclusa la famosa Anti-Defamation League (ADL), hanno sponsorizzato quella che hanno chiamato una «Marcia ebraica per la giustizia sull’aborto» affermando che «l’accesso all’aborto è un valore ebraico» e «vietare gli aborti è un questione della libertà religiosa».

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Occulto

A Cusco, la Pachamama precede Leone XIV

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Pochi mesi prima della visita annunciata di Papa Leone XIV in Perù, un incontro organizzato a Cusco con la partecipazione di diversi prelati si aprì con un «pagamento alla terra», un rito pagano di offerta a Pachamama. Le immagini mostrano un vescovo e un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede che depongono personalmente foglie di coca.

 

Il 13 e 14 agosto 2026 si è tenuto a Cusco, in Perù, un incontro macroregionale dal titolo «Intrecciare voci per la dignità: per i diritti umani e il bene comune». L’incontro ha riunito rappresentanti della Conferenza episcopale peruviana, organizzazioni sociali, comunità indigene e diversi gruppi provenienti da varie regioni del Paese.

 

Tra i partecipanti figuravano il vescovo Lizardo Estrada Herrera, vescovo ausiliare di Cusco e segretario generale del Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico (CELAM), il vescovo Miguel Ángel Cadenas, vescovo di Iquitos, e il vescovo Jordi Bertomeu, funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e Pontificio Commissario nel caso Sodalicio, una società di vita apostolica di cui è incaricato dello scioglimento a seguito di scandali.

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Un’offerta a «Madre Terra»

Secondo i video resi pubblici e riportati da InfoVaticana, l’incontro non inizia con una preghiera cristiana o un’invocazione della Santissima Trinità, bensì con un rito mutuato dalla visione pagana andina.

 

Una donna spiega ai presenti che il mese di agosto è dedicato a «Madre Terra», presentata come amorevole, benevola e dispensatrice di sostentamento. Vengono quindi distribuite foglie di coca. I partecipanti sono invitati a meditare, a eseguire esercizi di respirazione e poi a soffiare sulle foglie prima di offrirle. Questo gesto è chiamato «pago a la tierra», «pagamento alla terra», legato al culto di Pachamama.

 

Le immagini visionate da diverse testate giornalistiche mostrano il vescovo Estrada e il vescovo Bertomeu mentre eseguono personalmente il rituale: ciascuno si avvicina con delle foglie di coca e le depone nel recipiente ardente preparato per l’offerta. Il commento orale che accompagna il rito parla di riportare le offerte al fuoco e di chiedere alla «Madre Fuoco» di ricevere i messaggi portati dai partecipanti e, a sua volta, di concedere loro la «saggezza».

 

È difficile ridurre la scena a una semplice rappresentazione folcloristica di un’usanza locale. Il gesto viene compiuto in un contesto esplicitamente religioso: la terra e il fuoco vengono invocati e ricevono offerte.

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Il precedente del 2019

La scena richiama inevitabilmente alla mente gli scandalosi eventi del Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019. Statuette raffiguranti una donna incinta furono utilizzate durante una cerimonia svoltasi nei giardini vaticani, alla presenza di Papa Francesco, e successivamente esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina e portate in diverse occasioni legate al Sinodo.

 

Il 21 ottobre, diverse di queste statue furono rimosse dalla chiesa e gettate nel Tevere da un uomo. Francesco si scusò quindi per la loro scomparsa e si riferì a esse come alle «statue di Pachamama», affermando che erano state presenti «senza intenti idolatrici».

 

La vicenda aveva suscitato forti reazioni; in particolare, il cardinale Robert Sarah denunciò l’infiltrazione del paganesimo nella Chiesa e si chiese: perché presentare Pachamama anziché la Madonna di Guadalupe, veramente venerata dai popoli cattolici dell’America Latina?

 

Sette anni dopo, le immagini provenienti da Cusco dimostrano che il problema sollevato nel 2019 è tutt’altro che scomparso.

 

Inculturazione o sincretismo?

La Chiesa non ha mai preteso che i popoli che evangelizza abbandonassero tutto ciò che appartiene alla loro cultura; è sempre stata capace di adottare e purificare costumi, lingue, forme artistiche e persino certi simboli naturali, purché potessero acquisire un significato conforme alla fede cattolica.

 

Una foglia di coca, ad esempio, non è ovviamente di per sé idolatrica; fa parte della vita quotidiana e della cultura di molte popolazioni andine da secoli. Ben diversa è la situazione quando un oggetto diventa lo strumento di un’offerta religiosa rivolta a una forza della natura considerata «Madre Terra», o quando il fuoco viene invocato come una «Nonna» capace di ricevere richieste e impartire saggezza.

 

Su questo punto la Rivelazione è inequivocabile: «Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto» (Mt 4,10). L’inculturazione cattolica consiste nel purificare le culture alla luce dell’Apocalisse, e non nel reintrodurre nella pratica della Chiesa i culti pagani e idolatri dai quali l’evangelizzazione aveva liberato i popoli.

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Un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede

La presenza attiva dell’arcivescovo Jordi Bertomeu conferisce particolare rilevanza alla questione, in quanto funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e incaricata di svolgere missioni di fiducia come commissario pontificio della Santa Sede. Secondo InfoVaticana , dopo aver parlato della Sodalicio durante l’incontro, l’arcivescovo Bertomeu avrebbe girato il cartello con il suo nome prima di lasciare il suo posto. Il media spagnolo riferisce di aver tentato invano di contattarlo per ottenere chiarimenti.

 

Sarebbe ovviamente auspicabile che la persona in questione spiegasse pubblicamente il significato che attribuiva alle sue azioni. Ma a prescindere dalla sua intenzione soggettiva, resta la natura oggettiva della cerimonia a cui ha partecipato. Mentre un ufficiale del dicastero ha il compito di salvaguardare l’integrità della fede cattolica, viene visto prendere parte a un rito in cui si invocano elementi naturali e si ricevono offerte.

 

Un incontro con obiettivi più ampi

L’ Istituto Lepanto osserva che le organizzazioni e le rivendicazioni rappresentate a Cusco andavano ben oltre le questioni puramente sociali relative alle popolazioni indigene.

 

L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH), che ha esplicitamente incluso le “persone LGBTIQ+” tra le categorie rappresentate. L’ Istituto Lepanto sottolinea che la sua identità visiva raffigura una donna con un foulard verde, simbolo dei movimenti pro-aborto in America Latina, accanto a una persona vestita con i colori dell’arcobaleno LGBT.

 

Le fotografie pubblicate da Ruth Luque, parlamentare peruviana presente all’evento, mostrano anche i partecipanti che espongono una bandiera transgender, mentre i documenti di lavoro menzionano specificamente “l’accesso a un’assistenza sanitaria completa per le persone LGBTIQ+ (trans/nb)”. Bruno Montenegro ha partecipato a questi incontri in qualità di rappresentante della Fraternità Transmaschile del Perù.

 

L’ inchiesta dell’Istituto Lepanto mette in luce anche la partecipazione della Confederación Campesina del Perú (CCP), storicamente strettamente legata alla sinistra rivoluzionaria peruviana. Per decenni, è stata guidata da attivisti appartenenti al Partito Comunista Peruviano. Questa organizzazione internazionale, che si definisce in un’ottica anticapitalista, sostiene anche le rivendicazioni per il diritto all’aborto e i diritti LGBT.

 

La dichiarazione finale redatta a Cusco chiede, in particolare, politiche pubbliche che promuovano «la parità di genere» e «un’educazione sessuale completa nelle scuole». Secondo i suoi autori, questo testo è stato ufficialmente presentato a Leone XIV e si prevede che gli venga consegnato durante la sua visita in Perù. Cosa ne farà?

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Il silenzio imbarazzante di Vatican News

Vatican News, il sito di notizie ufficiale della Santa Sede , ha pubblicato un resoconto favorevole dell’incontro, sottolineando come esso abbia «offerto uno spazio per condividere esperienze provenienti da diverse regioni, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che affliggono il Paese». Tuttavia, come hanno fatto notare InfoVaticana e altri osservatori, il resoconto ufficiale non menziona né il rito di apertura della Pachamama, né la partecipazione del vescovo Bertomeu ad esso.

 

L’omissione è difficile da comprendere. Se il «pagamento alla terra» era considerato una pratica culturale perfettamente compatibile con la fede cattolica, perché non menzionarlo nel resoconto di un evento ecclesiastico? Se, al contrario, poneva una difficoltà dottrinale, perché dei prelati cattolici, e ancor più un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede, vi presero parte attivamente?

 

Leone XIV conosceva a fondo il Perù, avendo a lungo ricoperto la carica di ministro e possedendo la cittadinanza peruviana. La sua prossima visita nel Paese, dall’11 al 17 novembre, darà inevitabilmente particolare risalto a tutto ciò che riguarda il rapporto tra il cattolicesimo e le culture indigene.

 

Cusco, dove si è appena svolto questo «pagamento alla terra», è tra le quattro città che il papa visiterà. Sette anni dopo lo scandalo Pachmama in Vaticano, quale posizione adotterà Leone XIV in quel luogo?

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine di Estonian Foreign Ministry via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

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Mons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha reagito alla notizia di un rito di idolatria della Pachamama svoltosi in Perù alla presenza di alti funzionari vaticani prima dell’arrivo di Leone XIV.   «A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama».   «È lo stesso culto idolatrico con il quale Bergoglio ha violato il Primo Comandamento e profanato i giardini vaticani e la Basilica di San Pietro, e che Robert Prevost aveva già praticato come giovane agostiniano. Il seme fu gettato ad Assisi, il 27 ottobre 1986; il raccolto lo vediamo oggi, quando un officiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e un vescovo ausiliare offrono, con visibile devozione, foglie di coca a un immondo idolo andino, al quale vengono ancor oggi offerti sacrifici umani» scrive l’arcivescovo.  

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«A chi ancora si domanda se vi siano ”segni di cattolicità” residui in questa struttura che porta il nome di Chiesa Cattolica ma ne ha tradito la sostanza, chiedo: come giudicherebbero i Martiri della Fede questa apostasia del clero e dei vertici della chiesa conciliare-sinodale?» tuona monsignore.   Come divenuto noto pochi mesi fa, nel 1995, quando era ancora un sacerdote agostiniano, l’allora padre Robert Prevost partecipò a un simposio teologico ufficiale a San Paolo, in Brasile, il cui programma includeva un rituale dedicato a Pachamama, la «Madre Terra». Vi sono foto del futuro papa inginocchiato durante il rito idolatrico della Pachamama.  
Nell’omelia della passata festa del Corpus Domini, Viganò aveva lamentato: «Non è chi non veda quanto grottesco e rivelatore appaia il comportamento di Pastori indegni, per i quali ogni scusa è valida se consente di negare gli onori divini al Santissimo Sacramento. Ci si prostra davanti alla Pachamama, ma guai a piegare il ginocchio — veneremur cernui — al Pane degli Angeli».   Due anni fa il prelato aveva commentato la notizia dell’inizio della «fase sperimentale» della messa in «rito amazzonico» decisa dai vertici del Sacro Palazzo dichiarando che «il “rito amazzonico” partorito dalla mente di Bergoglio rappresenta un ulteriore passo verso il culto della “madre terra” inaugurato con l’idolo della Pachamama» ha scritto il prelato.
  Il 4 ottobre 2019, durante una cerimonia tenutasi nei Giardini Vaticani prima dell’apertura del Sinodo amazzonico, Bergoglio ha benedetto l’effigie della dea pagana andino-amazzonica detta «Pachamama», un idolo pagano di divinità femminile presente nelle tremende religioni precolombiane.

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In seguito un fedele austriaco gettò nel Tevere le statue della Pachamama tenute nella chiesa della Traspontina in via della Conciliazione. Seguì il ritrovamento pressoché immediato (incredibile) da parte delle forze dell’ordine italiane, la reinstallazione degli idoli pagani nell’edificio sacro ai bordi del Vaticano e l’ancora più incredibile richiesta di perdono da parte del papa per le effigi della dea buttate nel Tevere.   Come riportato da Renovatio 21, curiosamente al World Economic Forum di Davos 2024 si è avuto un momento inquietante quando sul palco è stata chiamata a «benedire» i potenti globali lì riunitisi uno sciamano-donna dell’Amazzonia.   Nel frattempo, parallelamente al rito amazzonico che si sta sviluppando in sordina, il Vaticano sta riflettendo su un altro rito inculturato, legato al paganesimo: si tratta del rito Maya, Maya proposto dai vescovi cattolici del Messico è ora all’esame del Dicastero per il Culto Divino.   Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papaleadulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.  

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