Persecuzioni
Massacro alla parrocchia di Gaza, Netanyahu ringrazia il papa
Il premier israeliano Beniamino Netanyahu ha ringraziato papa Leone XIV dopo la strage nella parrocchia della Sacra Famiglia, la principale chiesa cattolica di Gaza.
«Siamo grati a Papa Leone per le sue parole di conforto. Israele sta indagando sull’incidente e rimane impegnato a proteggere i civili e i luoghi sacri» ha comunicato l’ufficio del primo ministro dello Stato Giudaico.
«Israele si rammarica profondamente che un colpo vagante abbia colpito la Chiesa della Sacra Famiglia a Gaza. Ogni vita innocente persa è una tragedia. Condividiamo il dolore delle famiglie e dei fedeli» scrive la nota.
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La versione per cui il bombardamento della Chiesa sarebbe stato un errore è stata ripetuta da Netanyahu a Trump durante una telefonata forse non tranquillissima.
«La reazione di Donald Trump ai bombardamenti di Israele a Gaza e sulla chiesa a Gaza non è stata positiva. Ha chiamato Netanyahu per affrontare questi attacchi»: ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ai corrispondenti della sala stampa della Casa Bianca.
Nel frattempo in rete alcuni osservatori notano che il colpo potrebbe essere stato sparato da un carrarmato che, a giudicare dal danno sulla parte alta del tetto vicino al vertice, forse era diretto alla croce in cima all’edificio sacro.
Le forze di Difesa dello Stato Ebraico (IDF) insistono invece sulla versione dell’errore militare: «frammenti di un proiettile sparato durante le attività operative nella zona hanno colpito accidentalmente la chiesa. La fonte dell’incidente è sotto inchiesta e l’accaduto è in fase di verifica» ha dichiarato il portavoce dell’IDF, spiegando che «l’IDF dirigono i loro attacchi solo contro obiettivi militari e fanno tutto il possibile per ridurre al minimo i danni a civili ed edifici religiosi. L’IDF si rammarica per qualsiasi danno involontario».
I «danni volontari» non riguardano solo la chiesa: sono morte nel raid almeno tre persone, tra cui il portinaio della parrocchia e una fedele anziana, che erano in chiesa con altri per ripararsi dalle violenze, e a cui, secondo quanto si potrebbe ricostruire, sarebbe caduto il tetto addosso. I funerali di due sono stati celebrati nella vicina chiesa ortodossa.
Alle morti della parrocchia della Sacra Famiglia si aggiungono nelle ultime ore altre quattro in un campo profughi di Bureji (regione centrale della Striscia di Gaza) attaccato dagli israeliani e poi altre tre vittime in un attacco a un condominio di Gaza City.
Come noto, anche il parroco Gabriel Romanelli è stato ferito nell’attacco.
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La reazione di Leone XIV è stata affidata ad un telegramma firmato dal segretario di Stato Pietro Parolin: «Sua Santità Papa Leone XIV è profondamente addolorato nell’apprendere la perdita di vite e di feriti causati dall’attacco militare alla chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza e assicura al parroco, don Gabriel Romanelli e a tutta la comunità parrocchiale la sua vicinanza spirituale affidando le anime dei defunti all’amorevole misericordia di Dio. Il papa rinnova il suo appello per un immediato cessate il fuoco ed esprime la sua profonda speranza di dialogo, riconciliazione e pace durevole nella regione».
Leggendo queste parole non è facile capire per cosa esattamente il Netanyahu stia ringraziando.
Molti vedono nel ringraziamento di Netanyahu al pontefice un esempio di quello che si chiama oggi gaslighting, ossia manipolazione estrema e sfacciata. Altri possono tirare in ballo la tracotanza chiamata in lingua ebraica chuzpah.
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Immagine screenshot da YouTube
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Persecuzioni
Sacerdote cattolico ucciso da un bombardamento israeliano in Libano
Breaking: Father Pierre Al-Rahi, parish priest of Qlayaa in South #Lebanon, was killed today after refusing to leave his village despite escalating violence. His final message: “These are our homes and we will not leave.” Please pray for him and for the protection of civilians 🙏 pic.twitter.com/Q99QUAkKOe
— Eastern christians (@Easternchristns) March 9, 2026
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Persecuzioni
Da Ginevra a Tokyo, la Chiesa è preoccupata per gli ostacoli alla fede
Il cappio si stringe attorno alla fede. Tra le offensive diplomatiche alle Nazioni Unite e la silenziosa emarginazione sociale in Giappone, la libertà di credo sembra essere solo un’ingombrante reliquia della modernità. Ma la Chiesa intende difendere le sue libertà.
A Ginevra, il tono non è sempre quello della diplomazia sommessa dei salotti lussuosi. Davanti al Consiglio per i diritti umani, la Santa Sede lancia l’allarme: la libertà di coscienza sta diventando un diritto di «seconda classe».
L’ ONU e la dittatura dei «nuovi diritti»
L’osservazione è cruda: un’ondata di «nuovi diritti», alimentata da agende ideologiche occidentali, sta saturando lo spazio giuridico internazionale. Sotto la maschera del progresso, queste norme stanno trasformando convinzioni secolari in ostacoli da superare.
Per il Vaticano, il pericolo è chiaro: l’etica della vita e la struttura familiare vengono sacrificate sull’altare di un conformismo globalizzato che non tollera più il dissenso religioso. La tolleranza, un tempo baluardo per le minoranze, è diventata lo strumento per mettere a tacere la fede.
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Giappone: «Persecuzione educata» o l’ arte dell’esclusione
Mentre i diplomatici si scontrano all’ONU , i cristiani in Giappone vivono una realtà più insidiosa. Il cardinale Manyo Maeda non parla di spargimento di sangue o di prigione, ma di «persecuzione educata».
In questo arcipelago dove l’armonia sociale regna sovrana, la fede cristiana è percepita come un granello di sabbia nella macchina. Non c’è violenza fisica, ma un rullo compressore invisibile: quello del conformismo. Le carriere sono ostacolate, le famiglie sono divise e prevale il disprezzo culturale…
Il credente non viene bandito, viene neutralizzato. In questa società ultra-secolarizzata, testimoniare il Vangelo equivale a commettere un passo falso sociale. È una lenta morte civile, orchestrata con spietata cortesia.
Il soffocamento globale
Il paradosso del nostro secolo è messo a nudo. Da un lato, le istituzioni internazionali propugnano la libertà individuale assoluta ; dall’altro, orchestrano la cancellazione delle identità religiose, principalmente quelle cristiane. Che sia attraverso la legge a Ginevra o la pressione sociale a Tokyo, l’obiettivo è lo stesso: la neutralizzazione della fede nella sfera pubblica.
È tempo di riscoprire la voce di un sant’Ambrogio di Milano per ricordare al Principe i suoi doveri temporali verso la religione fondata da Gesù Cristo: ma per questo sarà necessario porre fine a una falsa concezione della libertà religiosa nata sulla scia di una modernità che ha mostrato chiaramente i suoi limiti.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Ludovic Courtès via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Cina
Papa Leone dice che «non può commentare» la condanna a Jimmy Lai per aver criticato la Cina comunista
Pope Leo XIV told EWTN News he “cannot comment” on Jimmy Lai, the Catholic founder and publisher of the outspoken pro-democracy tabloid Apple Daily, who was sentenced Feb. 9 on charges Chinese authorities say violate national security laws. The pope instead urged for peace,… pic.twitter.com/QEgXLPqR9t
— EWTN News (@EWTNews) March 3, 2026
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