Geopolitica
L’UE respinge il piano di pace per l’Ucraina proposto dagli Stati Uniti
L’Unione Europea ha rigettato l’ultima proposta statunitense per chiudere il conflitto in Ucraina, sottolineando che ogni intesa dovrà tenere conto delle posizioni sia di Bruxelles sia di Kiev.
La bozza di accordo-quadro in 28 punti – che, secondo i media occidentali, sarebbe stata redatta in concertazione con Mosca – imporrebbe all’Ucraina di ritirarsi dalle porzioni del Donbass (le «nuove regioni russe») ancora in suo possesso, di halving le proprie forze armate, di cedere parte degli armamenti e di rinunciare alle aspirazioni NATO.
Kiev ha confermato giovedì di aver ricevuto il documento, con Volodymyr Zelens’kyj che ha espresso l’augurio di poterne discutere «nei prossimi giorni» con il presidente Donald Trump.
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La proposta ha provocato un’ondata di critiche tra i sostenitori di Kiev nell’UE, colti alla sprovvista e riuniti in emergenza a Bruxelles giovedì. L’Alto rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha ribadito che qualsiasi accordo di pace deve «riflettere le posizioni sia del blocco che dell’Ucraina», lamentando che la bozza americana non contempli «alcune concessione» da parte russa.
Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, citato dall’agenzia Reuters, ha avvertito che l’intesa non deve configurarsi come una «capitolazione», mentre vari omologhi hanno ammesso di non aver ancora esaminato il testo e di necessitare di chiarimenti prima di pronunciarsi.
Mosca ha più volte accusato l’UE di sabotare i negoziati diplomatici tra Stati Uniti e Russia, sostenendo che Bruxelles prolunghi le ostilità fornendo armi, equipaggiamenti e garanzie di assistenza illimitata a Kiev.
Secondo il Kiel Institute tedesco, l’UE ha impegnato oltre 65 miliardi di euro in aiuti all’Ucraina dall’escalation del 2022, con impegni totali vicini ai 98 miliardi.
Il Cremlino si dice «aperto» ai colloqui di pace, ma accusa Kiev di voler «proseguire i combattimenti», incoraggiata da un’UE che ha interrotto ogni dialogo sostanziale con Mosca. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha criticato gli Stati UE per il tentativo di inserirsi nel processo negoziale, nonostante la loro «posizione apertamente ostile» verso la Russia, definita «revanscista» e tale da escluderli dal tavolo delle trattative.
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Immagine di European Parliament via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Trump minaccia di sequestrare i beni iraniani
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Geopolitica
La Casa Bianca: l’accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita dipende dal riconoscimento di Israele
Un patto nucleare storico tra Stati Uniti e Arabia Saudita potrà essere concluso soltanto a condizione che Riad aderisca agli Accordi di Abramo e avvii relazioni diplomatiche con Israele, ha reso noto giovedì la Casa Bianca. L’intesa contempla l’impiego di tecnologia e know-how americani per supportare il Regno nello sviluppo di un programma nucleare a uso civile.
Il chiarimento ha rappresentato un mutamento rilevante rispetto alla comunicazione di mercoledì, che non conteneva alcun riferimento pubblico a un eventuale nesso tra l’accordo e la normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele. Riad ha reiterato a più riprese che non riconoscerà Israele in assenza di progressi verso la costituzione di uno Stato palestinese.
«Questo accordo è subordinato a questa condizione, per quanto riguarda il presidente, quindi continueremo a dialogare con le nostre controparti saudite per finalizzare l’accordo e, si spera, vederli aderire agli Accordi di Abramo molto presto», ha dichiarato ai giornalisti la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
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Gli Accordi di Abramo consistono in una serie di intese mediate dagli Stati Uniti e avviate durante il primo mandato del presidente Donald Trump, con le quali sono state instaurate relazioni diplomatiche tra Israele e diversi Stati arabi. Attualmente tra i firmatari figurano Israele, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Marocco e il Sudan.
Secondo i termini dell’accordo, l’Arabia Saudita realizzerebbe reattori nucleari basati su tecnologia statunitense nell’ambito del proprio programma energetico civile. Tuttavia, stando a quanto riportato, l’intesa non impone a Riad l’adozione del Protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che autorizza ispezioni più approfondite finalizzate a individuare attività nucleari non dichiarate.
Tale omissione ha generato allarme tra gli esperti di non proliferazione e i legislatori di Washington, i quali mettono in guardia dal rischio che l’Arabia Saudita possa liberamente arricchire l’uranio, una capacità potenzialmente utilizzabile in futuro per la produzione di armi nucleari e in grado di innescare una corsa agli armamenti a livello regionale. Il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva in passato dichiarato che l’Arabia Saudita avrebbe perseguito l’acquisizione di armi nucleari qualora l’Iran le avesse ottenute.
L’accordo, destinato a costituire il fondamento di un programma di energia nucleare multimiliardario che coinvolge imprese statunitensi, dovrà ancora essere sottoposto all’esame del Congresso prima di poter entrare in vigore.
Le possibilità che Riad entrasse negli Accordi di Abramo sembravano sfumate negli anni scorsi, quando il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dinanzi alla catastrofe gazana, aveva dichiarato che non potrà esserci alcuna normalizzazione delle relazioni tra Regno Saudita e Stato Ebraico senza la creazione di uno Stato palestinese indipendente. I piani per l’accordo di pace erano quindi stati sospesi.
Mesi prima, all’altezza di un attacco di rappresaglia della Repubblica Islamica dell’Iran contro lo Stato Ebraico, si disse che alcuni droni iraniani diretti contro Israele furono abbattuti dai sauditi.
Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa si parlava di colloqui segreti tra il principe saudita Mohammed bin Salman e Netanyahu. Pochi mesi fa, dopo l’inizio della guerra di Gaza, l’Arabia Saudita ha dichiarato che ogni piano di accordo con Israele è sospeso.
Come riportato da Renovatio 21, secondo un sondaggio del 2024 il 96% dei sauditi si opponeva ai legami con Israele, mentre Hamas nel Regno cresceva in popolarità. L’indagine ha inoltre rilevato che l’87% dei sauditi riteneva che «Israele è così debole e diviso al suo interno che un giorno potrà essere sconfitto».
Al contempo, va ricordata la dichiarazione a Fox News del 2023 del principe Salmano per cui l’Arabia Saudita si doterà di armi atomiche se lo farà l’Iran.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
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