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Storia

L’ideologia dei banderisti

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Stepan Bandera era un agente della Gestapo che ha lasciato solo memorie di massacri e torture, cui ha personalmente sovrinteso e che taluni valutano positivamente. Dmytro Donstov invece era – ed è tuttora – il teorico di riferimento dei nazionalisti ucraini. Donstov ha inventato il razzialismo ucraino, nonché concepito il fanatismo dei nazionalisti ucraini quale arma.

 

 

Nei precedenti articoli ho riassunto la storia del movimento banderista, dal periodo tra le due guerre a oggi. Ora vorrei affrontare il tema dell’ideologia da cui trae ispirazione.

 

Il pensatore cui fanno riferimento, ieri come oggi, è Dmytro Donstov (1883-1973). Benché morto in Canada e tumulato negli Stati Uniti, le sue opere non sono state tradotte, ma i suoi discepoli ce le hanno fatte conoscere. I suoi libri si trovano solo nelle librerie ucraine, quindi non è conosciuto all’estero. In Ucraina, dopo un lungo periodo di oblio, Donstov è negli ultimi anni diventato uno degli autori più venduti.

 

Nutrendosi, come i nazisti, della personale interpretazione di Nietzsche, Dmytro Donstov auspicava la nascita di un «uomo nuovo», dotato di «una fede ardente e d’un cuore di pietra», che non teme di distruggere senza pietà i nemici dell’Ucraina. Teorico del «nazionalismo ucraino integrale», ha elaborato una filosofia in cui tutto ciò che è nazionalista deve contrapporsi alla Russia e agli ebrei.

 

Donstov voleva creare un popolo d’élite, ben distante dall’«egalitarismo degli schiavi» della Rivoluzione d’Ottobre, e dagli «ideali universali» della Rivoluzione francese.

 

Sosteneva che l’immaginario dei veri ucraini deve «nutrirsi della leggenda della battaglia finale», del «rifiuto di ciò che è» e dell’«affascinante immagine della catastrofe che produrrà innovazioni». I veri ucraini devono servire «un ordine categorico» con «spericolata obbedienza».

 

Secondo Donstov, il «nazionalismo ucraino» si caratterizza per:

 

– «L’affermazione della volontà di vivere, di potenza e di espansione». Promuove infatti «il diritto delle razze forti di organizzare popoli e nazioni per rafforzare la cultura e la civiltà esistenti».

– «Il desiderio di combattere e la consapevolezza del suo limite estremo» (tesse le lodi della «volontà creatrice della minoranza capace d’iniziativa»).

 

Le peculiarità del nazionalismo ucraino sono:

 

– «il fanatismo»;

– «l’immoralità».

 

Il fanatismo rinvia al carattere religioso della teoria. Donstov afferma che il fanatismo rende invincibili i guerrieri. Quindi è perfettamente logico che, dopo la seconda guerra mondiale, Stepan Bandera e Yaroslav Stetsko abbiano accettato di lavorare a Monaco con la società segreta dei Fratelli Mussulmani; ed è altrettanto coerente che nel 2007 alcuni loro discepoli abbiano costituito con gli jihadisti ceceni un fronte antirusso.

 

Il pensiero iniziale di Donstov non s’ispirava al fascismo italiano o al nazionalsocialismo tedesco, sembrava piuttosto caratterizzato da ragionamenti analoghi a quelli degli ustascia croati, della Guardia di Ferro rumena, del Glinka slovacco, dell’Oboz Narodowo-Radykalny polacco.

 

Entrato in contatto con i nazisti, Donstov cominciò a ispirarsi a una geografia e a una storia mitiche. I «veri ucraini» sarebbero di origine scandinava o protogermanica e discenderebbero dai Variaghi, tribù vichinga della Svezia. I loro antenati avrebbero fondato la città di Novgorod in Russia e sottomesso gli slavi russi.

 

In questa mitologia i «nazionalisti ucraini» rappresentano il Bene, i «moscoviti» il Male. È perciò assolutamente normale che l’icona del Partito Svoboda (Libertà), la deputata Irina Farion, molto prima dell’intervento militare russo dichiari: «Siamo venuti a questo mondo per distruggere Mosca».

 

 

Nel 2015 il presidente Petro Poroshenko e il primo ministro Arseni Yatsenjuk fecero votare un complesso di leggi, che da un lato vietavano i simboli comunisti e nazisti e dall’altro riabilitavano i simboli banderisti. Siccome più nessuno s’ispirava al nazismo, di fatto si sono voluti distruggere i monumenti celebrativi della vittoria dell’Armata Rossa sui nazisti per sostituirli con altri in onore di Stepan Bandera – sebbene responsabile dell’uccisione di 1,6 milioni di compatrioti – e della sua guida intellettuale, Dmytro Donstov.

 

All’epoca il Consiglio d’Europa criticò queste leggi di «disintossicazione dal comunismo» perché gettano genericamente discredito su dei regimi, di cui però non specificano gli atti da condannare.

 

Fu grazie a queste leggi che la parola d’ordine dei banderisti, «Gloria all’Ucraina!», entrò nel discorso ufficiale. Ovviamente non ho nulla contro questo slogan in sé, come non ce l’ho con il grido dei mussulmani «Allah Akbar!», al cui significato letterale, «Dio è grande!», non riesco più a pensare dopo averlo sentito cantare dagli jihadisti che volevano sgozzarmi. È il significato che gli attribuiscono gli jihadisti a ossessionarmi.

 

Ed è altresì logico che l’Ucraina si sia dotata di un dispositivo giuridico che legalizza una certa forma di discriminazione razziale. Il 21 luglio 2021 il presidente Volodymyr Zelensky ha firmato una legge, da egli stesso presentata, sui «popoli autoctoni di Ucraina», che stabilisce che tatari ed ebrei caraiti «godono pienamente di tutti diritti dell’uomo e di tutte le libertà fondamentali» (sic).

 

Il testo, apparentemente magnanimo, in realtà non lo è affatto perché interpretato per difetto. Completa, infatti, i testi che riconoscono i diritti degli ucraini di origine scandinava e protogermanica. Di fatto è utilizzato nei tribunali per negare i diritti agli ucraini che non rientrano né nella definizione generale né in una di queste minoranze, ossia agli ucraini di origine slava. Questi ultimi non possono far valere davanti a un tribunale il «diritto di godere pienamente di tutti i diritti dell’uomo e di tutte le libertà fondamentali».

 

Il 20 marzo 2022, in un video diffuso sull’account Telegram, il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato: «Ogni attività di politici che si adoperano per dividere la società o collaborano con il nemico non avrà successo, otterrà solo una severa risposta». Il presidente ucraino ha infatti messo fuori legge 11 partiti politici (Piattaforma di opposizione-per la Vita, Partito di Charij, Nachi, Blocco d’opposizione, Opposizione di sinistra, Unione delle forze di sinistra, Derzhava, Partito socialista progressista d’Ucraina, Partito socialista d’Ucraina, Socialisti, Blocco di Volodymyr Saldo). La maggior parte di questi partiti non era rappresentato nella camera unica, la Verkhovna Rada, ma la Piattaforma di Opposizione-Per la vita era la seconda formazione del Paese. Nelle ultime elezioni aveva infatti ottenuto il 13% dei voti e conquistato 43 seggi su 450.

 

Il 20 marzo il presidente Zelensky ha anche firmato decreti che mettono al bando per cinque anni tre reti televisive di opposizione, già «sospese» da diversi mesi. Il presidente ha inoltre fuso le rimanenti reti televisive in un unico network, controllato dal Consiglio di Sicurezza e di Difesa.

 

Con ogni evidenza in Ucraina non c’è più libertà di espressione, né per politici né per giornalisti. La democrazia ucraina è morta, non già a causa dell’intervento russo, ma per volontà del suo stesso governo.

 

Il 5 maggio 2022 è stato istituito il Consiglio per lo Sviluppo delle Biblioteche, che segnatamente dovrà pronunciarsi sui libri russi che sovraccaricano gli scaffali. Il ministro della Cultura e della Politica dell’Informazione, il giornalista Oleksandr Tkachenki, ha dichiarato che potrebbero diventare materia prima per stampare libri ucraini su carta riciclata.

 

Gli autodafé sono un grande classico delle dittature. In questo caso non si bruceranno i libri in pubblico, ma se ne riciclerà la carta. Un autodafé meno spettacolare ma più ecologico.

 

E ora parliamo di come gli ucraini fanno la guerra. Colpisce una particolarità dell’esercito ucraino: i corpi dei soldati morti in combattimento non vengono ricuperati. Tutti gli eserciti del mondo lo fanno, anche correndo gravi pericoli. Il dare degna sepoltura ai soldati morti è considerato necessario. Non farlo avrebbe conseguenze disastrose sul morale dei soldati. Ma allora perché l’esercito ucraino si comporta diversamente?

 

Se interpreto bene il pensiero di Dmytro Donstov, si tratta della preparazione del combattimento escatologico tra Bene e Male. Secondo la mitologia scandinava, quando i Variaghi combattevano, le valchirie scendevano sul campo di battaglia cavalcando lupi. Decidevano quali valorosi vichinghi sarebbero morti. Poi portavano le loro anime nel Valhalla a formare l’esercito dell’«ultima battaglia». Le vittime cadute sul campo d’onore non erano più vittime del fato, ma prescelte per un destino glorioso.

 

Quest’ideologia improntata al sacro rinvia alla «preghiera dei nazionalisti ucraini», scritta nel 1922 da Josef Mashchak. È insegnata e recitata nei campi giovanili dei banderisti. È al cuore delle cerimonie dell’ordine segreto Centuria, che i banderisti hanno introdotto negli eserciti della NATO.

 

La guerra dei «nazionalisti ucraini» contro gli slavi è appena cominciata.

 

 

Thierry Meyssan

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine di Олег.Н via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0); immagine modificata

 

 

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Storia

La profezia di Zhirinovskij: Terza Guerra Mondiale innescata dall’escalation iraniana

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La previsione del defunto statista russo Vladimir Zhirinovskij, secondo cui un conflitto incentrato sull’Iran avrebbe potuto scatenare la Terza Guerra Mondiale, è riemersa nel contesto della grande campagna militare statunitense e israeliana contro Teheran.

 

Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato il loro attacco congiunto nel fine settimana, affermando che l’obiettivo era impedire all’Iran di ottenere armi nucleari, accuse che Teheran ha negato, insistendo sul fatto che il suo programma è puramente pacifico.

 

Il video che contiene la previsione di Zhirinovskij, originariamente registrato nel 2022 poco dopo l’escalation del conflitto in Ucraina, mostra l’ex leader del Partito Liberal Democratico russo che lanciava l’allarme sulle tensioni in Medio Oriente mesi prima della sua morte.

 


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«Non si tiene conto della situazione in Medio Oriente. Ci saranno eventi tali che tutti dimenticheranno cos’è l’Ucraina», afferma il politico nel filmato. «La questione riguarda la Terza Guerra Mondiale», continua Zhirinovskij, indicando l’Iran come un potenziale focolaio.

 

Aggiunge nel filmato che Israele prenderà inevitabilmente di mira gli impianti nucleari iraniani e sostiene che ciò provocherà una rapida rappresaglia da parte di Teheran, dando a Washington un pretesto per intervenire. Gli Stati Uniti, usando Israele come giustificazione, lanceranno quindi ampie campagne di bombardamenti, che potrebbero comportare l’impiego di «armi locali devastanti», afferma.

 

«L’Iran non è il Vietnam, né la Corea del Nord, né il Kosovo. Qui si sono verificati gli eventi più terribili», aggiunge Zhirinovskij.

 

Affermaziono simili erano state fatte dal Zhirinovskij nel 2019.

 

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Gli attacchi israelo-americani contro l’Iran, insieme ai rinnovati attacchi israeliani contro il Libano, si sono intensificati da sabato, con morti segnalati che hanno superato quota 1.200. Il fuoco di missili e droni si è diffuso in Iran, Israele e nel Golfo.

 

Israele ha dichiarato di aver colpito obiettivi in Libano dopo che Hezbollah ha lanciato razzi in rappresaglia per l’assassinio della guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, avvenuto nel corso di attacchi del fine settimana.

 

La risposta dell’Iran a quella che ha definito un’operazione di cambio di regime ha inoltre interrotto le spedizioni di petrolio greggio e gas naturale liquefatto attraverso lo Stretto di Ormuzzo, una delle principali rotte commerciali mondiali.

 

Zhirinovskij è scomparso tre anni fa per COVID, ma l’Ucraina ha deciso comunque di processarlo l’anno passato.

 

Dopo la sua morte, il Partito Liberal-Publico (LDPR) ha sviluppato un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale, progettato per imitare lo stile oratorio pomposo di Zhirinovskij. Il bot può rispondere alle domande politiche con la sua voce, modellata sugli scritti e i discorsi archiviati del politico.

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Lo Zhirinovskij è noto alle cronache italiane anche per essersi presentato negli anni Novanta ad un raduno della Lega, dove fu fotografato sorridente con Umberto Bossi. Nelle cronache nazionali finì anche un suo incontro pubblico con Ilona Staller detta Cicciolina, e non sappiamo se lo chiamò «Cicciolino Zhirinovskij» come usava fare con gli onorevoli italiani.

 

 

Il personaggio, che all’epoca veniva presentato dalla stampa mondiale come un babau a significare l’ascesa del nazionalismo in Russia, finì perfino su Striscia la notizia, che per qualche ragione mandò in onda un filmato delle sue vacanze, in cui berciava e tirava qualche oggetto verso una scimmia.

 

Vladimir negli anni fece dichiarazioni tonitruanti, come la promessa di «bagnare gli stivali russi nell’oceano indiano» o quella di costruire enormi ventilatori che spingessero aria radioattiva verso i Paesi baltici. È altresì notissimo in Russia per un video elettorale in cui frustava un asino, un filmato che divenne una sorta di meme immortale della politica e della società del Paese.

 

 

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

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Intelligence

Storia di Gladio: la nascita

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Reinarhd Gehlen (1902-1979) racconta nel suo libro di memorie Der Dienst della nascita dell’organizzazione che porterà il suo nome e che farà da apripista in Europa alla strategia Stay Behind della NATO:   «All’interno di un’Europa che si stava preparando alla difesa contro il comunismo, anche la Germania aveva l’opportunità di ritrovare il proprio posto. La futura strategia politica tedesca si sarebbe quindi appoggiata alle potenze vincitrici e avrebbe, in tal senso, mirato a due obiettivi politici, ovvero la lotta contro l’espansione comunista e la riunificazione con quelle parti della Germania andate perse. (…) Dal punto di vista dell’Intelligence ci si doveva aspettare un particolare interesse, da parte di tutte le potenze occidentali (…], verso il potenziale tedesco per lo spionaggio contro l’Est».    Se dal 1940 con la creazione dello Special Operations Executive (SOE) in Inghilterra erano state già messe le basi per la nascita della strategia Stay Behind nei paesi occupati dalla Germania nazista, le operazioni reali di una gestione di un esercito sotterraneo cominciarono però a prendere forma solo con la fine del conflitto. Le prime esperienze erano già state portate avanti in Polonia e in Grecia soprattutto, dove nel dicembre del 1944 una grossa manifestazione comunista venne soppressa nel sangue dalle truppe greche sostenute dagli inglesi. La Dekemvriana (serie di scontri combattuti durante la seconda guerra mondiale ad Atene dal 3 dicembre 1944 all’11 gennaio 1945) che portò il notevole risultato di venticinque morti e centoquarantaquattro feriti, diede il via alla Battaglia di Atene, un conflitto interno armato durato oltre un mese.   Gli accordi tra l’OSS e le truppe della Decima MAS nel non permettere la devastazione del nord Italia da parte delle truppe naziste portarono ad un embrione di Stay Behind che si svilupperà in maniera autonoma sotto la denominazione di Gladio. Oltre alle truppe comandate dal principe Borghese, molti partigiani della brigata Osoppo operante in Friuli Venezia-Giulia divennero parte del progetto Stay Behind italiano.   Infatti, subito dopo l’armistizio e il successivo sbandamento delle truppe italiane, il IX Corpus Sloveno della IV Armata jugoslava penetrò nella Carnia e nell’Istria avanzando verso Gorizia, Pola, Fiume e Trieste. La brigata Osoppo, composta soprattutto da cattolici e socialisti, trovò un dialogo con i partigiani comunisti garibaldini allo scopo di salvaguardare il territorio dai tedeschi e dai fascisti per uno stato democratico all’interno della Resistenza.

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Dalla fine del conflitto in avanti, descrive Paul L. Williams nel suo Operation Gladio, vi fu una comunione d’intenti a diversi livelli con lo scopo di preparare l’Europa ad un eventuale attacco da parte del mondo sovietico. L’autore racconta come Paolo Emilio Taviani, genovese, partigiano ed esponente di spicco della Democrazia Cristiana per tutto il dopoguerra, durante il suo mandato da ministro della difesa dal 1953 al 1958 divenne uno principali referenti italiani. I gladiatori, così vennero chiamati i primi 622 membri italiani, vennero addestrati a Capo Marargiu nel nord della Sardegna da militari statunitensi e britannici e nascosero 139 depositi d’armi perlopiù nel nordest d’Italia, nel Gorizia Gap da dove si aspettavano potesse arrivare l’offensiva.   Come racconta Daniele Ganser nel suo NATO Secret’s Armies, durante l’occupazione del Belgio da parte delle truppe naziste il governo belga volò a Londra in esilio. Durante quel periodo drammatico si crearono forti legami con i britannici e le due nazioni cooperarono per organizzare un esercito segreto nel Belgio occupato. Per l’estate del 1942 la Special Operations Executive inglese aveva già scaricato varie casse d’armi e addestrato diverse unità, tra queste anche reparti specializzati in recuperare informazioni e trasmetterle a Londra via radio, lettere o microfilm. L’impatto fu relativo ma il modello da replicare era pronto.    Nel 1947 in seguito alla dissoluzione dell’OSS, Truman resuscitò l’agenzia suddividendola in due tronconi chiamati Central Intelligence Agency (CIA) e National Security Agency (NSA). La NSA si sarebbe occupata di SIGINT, quindi telecomunicazioni, e avrebbe dovuto riferire al ministero della difesa oltre che al Presidente. La CIA si sarebbe dedicata alle operazioni coperte internazionali e all’HUMINT, quindi a tutto ciò che concerne il recupero d informazioni tramite gli esseri umani, riferendo solamente al presidente degli Stati Uniti d’America.    Nonostante i progetti di Stay Behind fossero nati con l’idea di essere taciuti e nascosti il più possibile alla conoscenza del grande pubblico, nel corso dei decenni vi furono qua e là alcune fughe di notizie. Già nel 1947 il socialista Edouard Depreux, ministro dell’Interno della Francia, rivelò pubblicamente l’esistenza dell’esercito segreto Stay Behind denominato in codice Plan Bleu con lo scopo di attivarsi e prendere il potere nel caso di attacco sovietico.    Sempre nel 1947 in Austria una rete Stay Behind venne smascherata dall’arresto di Theodor Soucek e Hugo Rössner a Vienna. La polizia scoprì la creazione di un esercito composto da ex soldati nazisti e partigiani di estrema destra con lo scopo di contrastare un eventuale invasione sovietica. I due, che avevano ammassato in diversi luoghi nascosti una ingente quantità di armi tra cui missili d’artiglieria tedeschi, durante l’udienza in tribunale dichiararono di avere ricevuto i fondi dalla appena creata CIA, condannati a morte vennero in seguito perdonati dal cancelliere senza un apparente motivazione.   Nel il 1950 Franz Olah, membro del parlamento austriaco, con i fondi CIA, creò l’Österreichischer WanderSport und Geselligkeitsvereinm, Club austriaco di escursionismo, sport e socializzazione in cui raggruppò tutta l’unità coperta e sotto il cui ombrello continuò l’opera indisturbato.    In seguito alla rivelazione di Depreux, il Clandestine Committee of the Western Union (CCWU) venne creato l’anno successivo per coordinare le attività di guerra non ortodossa. Composto da Francia, Regno Unito, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi nel marzo del 1948 con il trattato Bruxelles per una collaborazione non solo militare ma anche economica e culturale con i comandi divisi tra Londra e Fontainebleau. Il CCWU creato con lo scopo di gestire il progetto Stay Behind fu esattamente il precursore della North Atlantic Treaty Organization (NATO) fondata a sua volta nel 1949 in cui confluì assieme al Clandestine Planning Committee (CPC) che ne divenne l’ombrello operativo nel 1951.    All’epoca la sede del CPC si trovava a Parigi, e come il CCWU prima di lui la sua responsabilità principale era quella di pianificare, preparare e dirigere tutte le operazione di guerra non ortodossa portate avanti da Stay Behind e dai servizi speciali. La sede centrale era sotto il controllo della CIA e dell’MI6 e solo gli ufficiali con le più alte autorizzazioni di sicurezza della NATO avevano accesso. I più alti ufficiali in grado dei servizi segreti occidentali vi si ritrovano ad intervalli regolari per portare avanti congiuntamente gli interventi.    Nel 1966 il presidente Charles de Gaulle (1890-1970), espulse la NATO dalla Francia, per cui dovettero trasferire la sede a Bruxelles, con grande collera da parte di Lyndon Johnson (1908-1973). Assieme si spostò anche il CPC trasferendosi anche esso a Bruxelles. L’espulsione della NATO offrì una comprensione maggiore di quello che era il profondo e nascosto segreto della alleanza militare dell’epoca. L’esistenza di protocolli NATO segreti che obbligavano i servizi segreti dei paesi firmatari a lavorare per prevenire l’ascesa dei partiti comunisti e impedirne la presa del potere attraverso le elezioni. 

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Il contenuto dei protocolli tuttavia rimase nascosto ma racconta sempre Ganser che diversi giornalisti trovarono tracce e riferimenti. Il giornalista statunitense Arthur Rowse dichiarava che una clausola dei protocolli segreti imponeva agli stati che volessero partecipare di avere già un processo attivato di creazione dell’esercito segreto antisovietico. Giuseppe De Lutiis, esperto in servizi segreti, trovò che l’Italia quando divenne un membro del patto atlantico dovette anche firmare i protocolli che la obbligavano ad allinearsi con qualsiasi mezzo all’Occidente anche se il risultato elettorale andasse nella direzione opposta. Mario Coglitore, ricercatore su Gladio, confermò anche lui l’esistenza dei protocolli.    Un ufficiale dei servizi segreti rimasto anonimo descrisse come i protocolli segreti difendevano esplicitamente gli estremisti di destra grazie alla loro utilità nella lotta contro i comunisti. Il presidente statunitense Harry Truman (1884-1972) e il cancelliere tedesco Konrad Adenauer (1876-1967) firmarono i protocolli segreti per l’ingresso della Germania dell’Ovest nella NATO nel maggio 1955. Nel documento veniva concordato che le autorità della Germania Ovest si sarebbero astenute dall’intraprendere un’azione legale attiva contro noti estremisti di destra.   Nel 1952 in Germania la rete Stay Behind divenne di conoscenza pubblica quando Hans Otto un ex ufficiale delle SS, entrò nella stazione di polizia di Francoforte annunciando di far parte di un gruppo di resistenza con lo scopo di sabotare e far saltare i ponti in caso di invasione sovietica. Otto aggiunse di far parte del ramo tecnico del Bund Deutscher Jugend, la Federazione della Gioventù Tedesca, che aveva nella sua lista nera un centinaio di personaggi della sinistra pronti per essere assassinati in caso di emergenza.   Infine aggiunse di ricevere milioni da un cittadino americano Sterling Garwood e che l’organizzazione generale era gestita da Reinhard Gehlen. Georg August Zinn, il primo ministro di dello stato tedesco di Hessen ne rimase talmente scioccato da ordinare l’arresto di un centinaio di membri del gruppo e richiese un investigazione su larga scala per far luce sull’accaduto. La richiesta venne rifiutata dal Bundesgerichtshof, la più alta corte tedesca e tutti gli imputati vennero rilasciati.   Marco Dolcetta Capuzzo  

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Storia del SOE, l’armata segreta di Churchill

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Il passaggio di consegne da parte del vecchio impero britannico verso il nuovo impero a stelle strisce in seguito alla fine del secondo conflitto mondiale fu epocale e si riferì soprattutto alla percezione, a ragione, dell’inizio di una nuova supremazia sul mondo intero. Questo sorpasso avvenne anche a livello di Intelligence e si manifestò nel superamento da parte dell’OSS-CIA americana sulla SOE britannica nell’arco dello svolgimento dei fatti di guerra. Come spiega Tommaso Piffer nel suo articolo «Office of Strategic Service versus Special Operation Executive» la nascita delle due organizzazioni avvenne in due momenti diversi: prima il SOE, ramo cadetto l’OSS.

 

L’agenzia dei servizi segreti britannici Special Operations Executive (SOE) divenne la soluzione di Winston Churchill (1874-1965) alle necessità militari impellenti che vennero a formarsi con l’invasione nazista del continente europeo. Chiamata anche «The Baker Street Irregulars» («gli irregolari di Baker Street»), «Churchill’s Ministry of Ungentlemanly Warfare» («il ministero dei diversamente gentiluomini di Churchill») oppure anche «Churchill Secret Army» o l’armata segreta di Churchill, si prese in carico di eseguire tutte quelle operazioni sporche necessarie per contrastare l’avanzata nazista. 

 

Tre dipartimenti distinti voluti espressamente da Churchill vennero dati alla luce nel 1938, occupandosi rispettivamente di propaganda, sabotaggio e guerra irregolare, ricerca e pianificazione, infine vennero fusi in un unico corpo nel luglio del 1940. La nuova agenzia controllava all’incirca 13 mila persone ed era stata posta sotto la responsabilità diretta del Minister of Economic Warfare, il ministero della guerra economica. Il momento che diede il via alla creazione ufficiale della nuova agenzia fu l’occupazione della Francia da parte della Germania nazista. 

 

Inizialmente Churchill aveva posto la SOE sotto la responsabilità di Hugh Dalton (1887-1962), l’ideologia di sinistra di Dalton lo aveva portato a concentrarsi nello svolgere attività di sabotaggio di obiettivi industriali e militari, nel fomentare disordini sindacali, scioperi e rivolte, in diffondere propaganda e nell’organizzare attività terroristiche. Venne in seguito sostituito con il brigadiere Colin Gubbins, il quale dopo aver dimostrato le sue capacità nella Guerra d’Indipendenza irlandese, da direttore dell’addestramento e delle operazioni continuò la sua scalata fino ad assumersi la totale responsabilità dell’agenzia. 

 

I fondamentali obiettivi che decretarono la nascita della SOE furono il sabotare le azioni militari dell’asse e di pari importanza la creazione di eserciti segreti che avrebbero dovuto sollevarsi al momento opportuno. Nell’idea generale inglese, la formazione di questi eserciti nascosti sarebbero stati necessari per sconfiggere l’asse nel momento in cui le truppe alleate avrebbero iniziato a recuperare terreno nelle nazioni europee occupate dal nazifascismo. Questa operazione fu l’inizio di quella struttura che successivamente verrà chiamata Stay Behind con lo scopo di continuare la battaglia sostituendo il bersaglio nazista con il mondo sovietico. 

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Fondamentale fu il ruolo del SOE nel riuscire a procurare valuta forte internazionale durante gli anni di guerra. Senza l’apporto costante di nuova linfa vitale procurata nel mercato nero, la banca d’Inghilterra non sarebbe stata in grado di supportare le operazioni di guerra come poi accadde. Lord Selborne, ministro dell’economia di guerra nel 1942, dichiarò che la SOE era la più grande macchina di recupero di valuta estera nei mercati neri d’Europa e Asia, raggiungendo numeri di oltre un milione e settecentomila sterline.

 

L’Office of Strategic Service (OSS) venne invece creato due anni dopo nel 1942 e immediatamente iniziò la relazione tra i due apparati suddividendone le sfere d’influenza. La SOE si tenne per se la maggioranza dell’Europa inclusi i Balcani mentre l’OSS ottenne la responsabilità per la Cina, l’area del Pacifico e il Nord Africa. Gli accordi riflettevano le rispettive posizioni di forza nel momento degli accordi sullo scacchiere internazionale. 

 

La SOE aveva ormai due anni di esperienza nel campo della resistenza europea e aveva già promosso importanti relazioni con il mondo Polacco e Greco. L’OSS invece era visto come l’ultimo arrivato e nei primi mesi della sua nascita aveva cercato di attingere il più possibile dall’esperienza pregressa dei loro colleghi. Come spesso capita tra cugini, la collaborazione portò alla luce una ovvia rivalità tra anglo-americani e il rapporto tra le due agenzie nel mediterraneo non fu mai di quelli facili. 

 

L’incredibile successo inglese di riuscire leggere i messaggi cifrati dei tedeschi costruì un enorme vantaggio per l’intelligence alleata che viveva quotidianamente dell’invio dei messaggi tradotti. Ogni giorno si assisteva all’invasione degli uffici del SOE e dell’OSS di cable provenienti dai messaggi criptati nazisti. Nonostante contenessero nomi propri cifrati e i luoghi venissero chiamati con nomi di fantasia, gli agenti degli uffici anglo americani assorbivano da questa mole di lavoro una forma di relazione col nemico che aiutava a tenere sempre alto il livello di guardia. 

 

Fu l’ambito balcanico però a rivelarsi il primo vero campo aperto di disputa. Il generale William «Wild Bill» Donovan (1883-1959) avanzò la possibilità di estendere l’influenza dell’OSS sui Balcani questionando la superiorità del SOE. Scavalcando il dialogo tra le parti costituì un ufficio al Cairo, ottenendo, a quanto pare, il diritto a poter esercitare nell’area balcanica. I britannici mantennero il controllo sulle comunicazioni e sui codici. Qualche mese dopo i britannici cambiarono il loro appoggio dal generale Dragoljub «Draža» Mihailović, capo delle formazioni militari Cetniche, con il capo del movimento partigiano comunista Josip Broz Tito.

 

I britannici mantennero il potere di fatto sull’area e terminarono la luna di miele della coppia bianco-rosso-blu, rimuovendo, come ebbe a scrivere Jay Jakub in Spies and Saboteurs,ogni vestigia di ingenuità dell’OSS.

 

Nel momento in cui si aprì il fronte italiano con l’armistizio dell’8 settembre, entrambe le agenzie posero un ufficio in terra italiana. Mentre la SOE prese sede a Bari, l’agenzia americana scelse di posizionarsi a Caserta. La gestione dei rapporti tra i due apparati di Intelligence divenne riconosciuto da allora in avanti come il peggior esempio di collaborazione tra due entità governative. I due enti si ritrovarono in competizione su qualsiasi occasione creando non pochi problemi in una situazione, secondo l’autore, di relativa facile lettura. 

 

Con i problemi nati tra le agenzie, lo sviluppo della guerra sentenziò la totale separazione tra le due agenzie e infine il sorpasso degli americani ai danni degli inglesi in termini di numero di missioni e forniture inviate sul campo ai partigiani. L’inversione dei ruoli manifestatosi in Italia, divenne indicativo di un cambio della guardia nel mondo delle operazioni clandestine dal quale ne derivarono importanti conseguenze a livello di supporto verso i movimenti di resistenza e di attività a livello mondiale. 

 

Marco Dolcetta Capuzzo

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