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Pensiero

Legge antiomofobia, una manifestazione di «protesta» che eviteremo

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Sabato 11 luglio 2020, in molte piazze d’Italia è stata indetta una manifestazione di protesta contro il ddl Scalfarotto-Zan, ossia la legge antiomofobia.

 

Riteniamo questa legge un pericolo esiziale per la società. Lo abbiamo detto, spiegando in dettaglio. Tuttavia, lo ripetiamo: troviamo la manifestazione di «protesta» così organizzata assolutamente da evitare.

 

Non andiamo alla manifestazione perché di fatto non sappiamo chi la organizza

Lo abbiamo spiegato in uno scritto di qualche giorno fa. Ci torniamo sopra per dissuadere chi è tentato di andare, magari adducendo scuse come «bisogna fare qualcosa», «bisogna mostrarsi forti», «non bisogna dividersi» e altre delle classiche fandonie del repertorio dei catto-perdenti.

 

  • Non andiamo alla manifestazione perché di fatto non sappiamo chi la organizza. O meglio, lo sappiamo, ma guardando il sito degli organizzatori non ci è stato modo di capire in alcun modo quali persone o anche solo quali sigle associative stiano tirando le fila. Se qualcuno dei lettori ha più informazioni certe ci faccia sapere

 

Non andiamo alla manifestazione perché, da notizie interne ai gruppi, ci risulta che vi sarebbe un testo già scritto, che sarà letto nelle piazze. Non ci è dato di sapere cosa vi sarà scritto, né chi pronunzierà il discorso

  • Non andiamo alla manifestazione perché, da notizie interne ai gruppi, ci risulta che vi sarebbe un testo già scritto, che sarà letto nelle piazze. Non ci è dato di sapere cosa vi sarà scritto, né chi pronunzierà il discorso. A scatola chiusa non compriamo proprio nulla: siamo in un’era in cui i diritti del consumatore prevedono lauti termini per il recesso della merce e la possibilità di approfondire rispetto a qualsiasi prodotto, non ci si chieda di aderire ad una iniziativa politica senza sapere chi sia il produttore e in cosa consista veramente.

 

  • Non andiamo alla manifestazione perché crediamo vi sia lo zampino della CEI: e i vescovi italiani sono, a nostro avviso, lontani da quella integerrima difesa della Civiltà e della Vita per la quale noi ci proponiamo di combattere. Avendo organizzato plurime processioni di riparazione agli scandali del pride, conosciamo a memoria il pattern: come una forza cattolica emerge e fa qualcosa di cattolico (tipo, una processione) il vescovo del luogo, seguito da altri colleghi delle diocesi limitrofe, salta fuori e condanna l’evento religioso programmato (per chi non fosse del giro: sì, i vescovi si mettono contro le processioni). Possono profanare chiese, mandare i trans alle medie, inneggiare agli dei animisti africani o alla pillola abortiva, il vescovo non batte colpo. Se vuoi fare una processione, eccotelo che tuona con la possanza di Thor figlio di Odino. È assai strano che nessun vescovo abbia detto una parola – una – contro queste manifestazioni; non ci stupirebbe anzi se vi fossero incoraggiamenti anche pubblici; sappiamo tuttavia, da amici che ci hanno contattato, che alcuni referenti territoriali di certe piazze della protesta sono figure fortemente legate al loro vescovo.

Non andiamo alla manifestazione perché crediamo vi sia lo zampino della CEI: e i vescovi italiani sono lontani da quella integerrima difesa della Civiltà e della Vita per la quale noi ci proponiamo di combattere

 

  • Non andiamo alla manifestazione anche perché non si capisce come un’evento che sarà al 99% dei cattolici debba essere «laico», e magari fregiarsi anche della presenza di qualche setta protestante. Ricordiamo bene una stramba manifestazione ecumenica dello scorso anno a Roma, evento che cercava di raccogliere ogni micrologica denominazione «cristiana» in terra italiana: fu incredibile vedere un anziano che al microfono tentò di iniziare un Ave Maria ma fu stoppato dai luterani. Ci ha colpito il fatto che alcuni protestanti ci abbiano pure fatto un manifesto enorme, dicendo che non si tratta di religione: certo la cosa ci manda in cortocircuito, ma mica è l’unica contraddizione di chi ha Lutero in affitto nel suo credo. Comunque, se avessero usato lo slogan «vieni a protestare con i protestanti» ci sarebbe piaciuto di più,  e sarebbe piaciuto assai anche ai vescovi.

 

Non andiamo alla manifestazione perché conosciamo oramai le dinamiche di queste proteste cattoliche, e sappiamo che non sono nemmeno proteste: sono test di resistenza simbolica, sono sfoghi di una opposizione sintetica e controllata, che servono al manovratore cattolico solo per raggiungere il compromesso

  • Non andiamo alla manifestazione perché conosciamo oramai le dinamiche di queste proteste cattoliche, e sappiamo che non sono nemmeno proteste: sono test di resistenza simbolica, sono sfoghi di una opposizione sintetica e controllata, che servono al manovratore cattolico solo per raggiungere il compromesso

 

 

Ci pare un goffo rimpasto delle Sentinelle in Piedi, esperienza di protesta non fortunatissima mutuata dai francesi (no, non è un’idea originale: è stata importata) che raccoglieva in teoria il dissenso dei cattolici conservatori. Tra i primi organizzatori, magari qualcuno legato alla CEI c’era pure.

 

Permetteteci di ridere quando qualcuno dice che è grazie a delle persone che vanno a fingere di leggere un libro in strada in silenzio che è stata evitata la legge sull’omofobia.

 

Permetteteci di ridere anche quando qualcuno parla della forza politica delle folle oceaniche dei Family Day: guardate, la legge antiomofobia è tornata mille volte peggiore, nel frattempo son arrivate anche la «Buona Scuola» e le Unioni Civili, per non parlare della vaccinazione universale compulsiva per i nostri figli, la quale, di fatto, iniettando nei bimbi cellule di feto abortito, non riguarda minimamente i cattolici. No.

 

Permetteteci di ridere anche quando qualcuno parla della forza politica delle folle oceaniche dei Family Day: guardate, la legge antiomofobia è tornata mille volte peggiore, nel frattempo son arrivate anche la «Buona Scuola» e le Unioni Civili

Non ci accodiamo a progetti perdenti – perdenti in partenza, programmaticamente perdenti, perdenti perché sacrificati a tavolino dal manovratore.

 

Noi rilanciamo l’unica dimensione di reazione possibile: il sacro. Lo ripetiamo: una processione di riparazione, fatta anche in 15 persone, è un segno fortissimo, oltre che, per chi ci crede, un evento di forza soprannaturale.

 

Riparare uno scandalo significa, soprattutto, chiamare il Male con il suo nome. Riparare significa evitare il compromesso: avete capito perché la processione i cattolici piagnucolosi e loro capi occulti con lo zucchetto mai e poi mai vorranno farla.

Non ci accodiamo a progetti perdenti – perdenti in partenza, programmaticamente perdenti, perdenti perché sacrificati a tavolino dal manovratore

 

Per cui resteremo a casa, in famiglia, e consigliamo a tutti di fare lo stesso. L’eterna meccanica di ritorno del democristianismo – il vero Male che ha distrutto il nostro Paese – va stroncata subito. Su tutto quel mondo fatto di volpi e di pusillanimi, di ingenui e di perdigiorno, va gettato il sale una volta per sempre, affinché la malapianta del compromesso con il Male mai abbia a ricrescere ancora.

 

 

Roberto Dal Bosco

Cristiano Lugli

Renovatio 21

 

 

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Civiltà

Fine della virtù, fine della Civiltà

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Nel 1981 Alasdair MacIntyre pubblicò un saggio di teoria morale dal titolo drammatico e, al tempo stesso, eloquente dello stato in cui versava l’etica, condensato nel titolo: Dopo la virtù (edito in italiano da Armando Editore).

 

Il grande filosofo scozzese, nato nel 1929, scriveva nell’esergo del libro una frase in gaelico che richiamava alcune iscrizioni sepolcrali e che si può tradurre in: «In attesa che sorga il sole e si diradino le ombre della notte». MacIntyre intendeva così descrivere e spiegare la parabola discendente che aveva conosciuto l’unità classica delle virtù sino all’isolamento della singola virtù e al depotenziamento finale di quest’ultima.

 

Dopo la virtù era quindi l’esito di una dissoluzione, di un processo che aveva visto nella storia la perdita di un quadro organico entro cui collocare l’unità delle virtù (dianoetiche ed etiche).

 

Nel 1908 un grande scrittore inglese, Gilbert Keith Chesterton, scriveva nel saggio Ortodossia (pubblicato originariamente in italiano dalla Morcelliana):

 

«Il mondo moderno è specializzato in divorzi»… La separazione è il motto della modernità»

«Il mondo moderno è pieno di antiche virtù cristiane impazzite: sono divenute pazze perché sono scisse l’una dall’altra e vagano senza meta. Così alcuni scienziati coltivano la verità ed è una verità senza carità; così altri coltivano la carità senza verità». Sia MacIntyre sia Chesterton condividevano lo stesso drammatico scenario nel quale si era persa l’unità delle virtù.

 

Chesterton riassumeva questo sconvolgente esito in una frase: «Il mondo moderno è specializzato in divorzi» (dal saggio del 1910 Ciò che non va nel mondoedito in italiano da Lindau), MacIntyre sottolineava lo stesso concetto in un’altra frase similare: «La separazione è il motto della modernità» e iniziava questo suo straordinario saggio appellandosi all’immaginazione (che non contrasta, anzi rafforza la ragione purché rimanga sana e non diventi capriccio o arbitrio), così come fece Tolkien nel saggio del 1937 Sulle fiabe contenuto in Albero e foglia (edito in italiano da Bompiani):

 

«Immaginate che le scienze naturali debbano subire le conseguenze di una catastrofe. L’opinione pubblica incolpa gli scienziati di una serie di disastri ambientali. Accadono sommosse su vasta scala. Laboratori vengono incendiati, fisici linciati, libri e strumenti distrutti. Infine un movimento politico a favore dell’Ignoranza prende il potere, e riesce ad abolire l’insegnamento scientifico nelle scuole e nelle università, imprigionando e giustiziando gli scienziati superstiti».

 

Questa ipotesi inquietante era ispirata a un romanzo fantascientifico del 1959, dal titolo Un cantico per Leibowitz (Edizioni La tribuna) di Walter Miller, in cui lo scrittore statunitense, già bombardiere dell’Abbazia di Montecassino nel 1944, convertitosi al cattolicesimo successivamente, immaginava un mondo di sopravvissuti a seguito di una catastrofe nucleare, in cui alcuni monaci, tra cui Leibowitz, conservavano e tramandavano alcuni frammenti della sapienza del passato, pur non comprendendoli, nella speranza che gli uomini sarebbero divenuti migliori e che li sapessero utilizzare per il bene comune.

 

MacIntyre ancora scriveva:

 

«Abbiamo, è vero, dei simulacri di morale, continuiamo ad usare molte delle espressioni fondamentali. Ma abbiamo perduto, in grandissima parte se non del tutto, la nostra comprensione, sia teoretica sia pratica, della morale»

«L’ipotesi che voglio sostenere è che nel mondo effettuale in cui viviamo il linguaggio della morale sia nello stesso stato di grave disordine in cui si trova il linguaggio della scienza naturale nel mondo immaginario che ho descritto. Ciò che possediamo, se questa tesi è vera, sono i frammenti di uno schema concettuale, parti ormai prive di quei contesti da cui derivava il loro significato. Abbiamo, è vero, dei simulacri di morale, continuiamo ad usare molte delle espressioni fondamentali. Ma abbiamo perduto, in grandissima parte se non del tutto, la nostra comprensione, sia teoretica sia pratica, della morale».

 

L’opera del grande filosofo e studioso di etica scozzese si concludeva, alla stregua del romanzo di Walter Miller, con la speranza che ancora un monaco con la sua comunità sapesse far riaffiorare dalle tenebre l’antico patrimonio perduto:

 

«È sempre rischioso tracciare paralleli troppo precisi tra un periodo storico e un altro… tuttavia certi parallelismi esistono. Un punto di svolta decisivo in quella storia più antica si ebbe quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium. Il compito che invece si prefissero fu la costruzione di nuove forme di comunità entro cui la vita morale potesse essere sostenuta, in modo che sia la civiltà sia la morale avessero la possibilità di sopravvivere all’epoca incipiente di barbarie e di oscurità. Se la mia interpretazione della nostra situazione morale è esatta, dovremmo concludere che da qualche tempo anche noi abbiamo raggiunto questo punto di svolta. Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che già incombono su di noi. E se la tradizione delle virtù è stata in grado di sopravvivere agli orrori dell’ultima età oscura, non siamo del tutto privi di fondamenti per la speranza. Ed è la nostra inconsapevolezza di questo fatto a costituire parte delle nostre difficoltà. Stiamo aspettando: non Godot, ma un altro San Benedetto, senza dubbio molto diverso».

 

Non era, quella di Alasdair MacIntyre, una asettica fenomenologia di quanto era accaduto nel corso della storia, ma di un progetto (After Virtue Project) nel quale, recuperando la tradizione aristotelica dell’unità delle virtù, si poteva analizzare e comprendere la portata dell’evento «Dopo la virtù» e rileggere la storia alla luce di quell’evento.

 

La «tradizione di ricerca» a cui alludeva MacIntyre, rifacendosi a quella aristotelico-tomista, era un’indagine intellettuale volta alla ricerca della verità, alla riscoperta della natura autentica della stessa nozione di «tradizione». Tradizione quindi come esito di una approfondita discussione nella storia e che si estende nel tempo.

 

«Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che già incombono su di noi.»

Sulla scorta del pensiero aristotelico, MacIntyre prolungava la concezione antropologica dell’«uomo è un animale sociale» in un «un uomo capace di raccontare storie», in una delle pagine più vibranti del saggio:

 

«L’uomo nelle sue azioni e nella sua prassi tanto quanto nelle sue funzioni, è essenzialmente un animale che racconta storie, un narratore di storie che aspira alla verità. Posso rispondere alla domanda: “Che cosa devo fare?”, solo se sono in grado di rispondere alla domanda preliminare: “Di quale storia o di quali storie mi trovo a far parte?”».

 

«Voglio dire che noi facciamo il nostro ingresso nella società umana rivestendo i panni di uno o più personaggi che ci sono stati assegnati e dobbiamo imparare che cosa sono per riuscire a capire come gli altri reagiscono nei nostri confronti e come vanno costruite le nostre reazioni nei loro confronti. È ascoltando storie di perfide matrigne, di re buoni ma mal consigliati, lupe che allattano gemelli, figli cadetti che non ricevono nessuna eredità ma devono farsi strada da soli nel mondo e figli maggiori che dilapidano la loro eredità in un’esistenza dissoluta  e vanno in esilio a vivere con i maiali, che i bambini imparano, nel modo giusto o in quello sbagliato, che cos’è un figlio e cos’è un genitore».

 

E se la tradizione delle virtù è stata in grado di sopravvivere agli orrori dell’ultima età oscura, non siamo del tutto privi di fondamenti per la speranza (…) Stiamo aspettando: non Godot, ma un altro San Benedetto, senza dubbio molto diverso»

«Privando i bambini delle storie, li si trasformerebbe in balbuzienti ansiosi e senza copione, tanto nelle azioni e quanto nelle parole… La mitologia, nel suo significato originario, è il nucleo essenziale delle cose e aveva ragione anche quella tradizione morale che, dalla società eroica fino ai suoi eredi medievali, considera la narrazione di storie come una parte fondamentale della nostra educazione alle virtù».

 

 

Fabio Trevisan

 

 

Articolo previamente apparso su Ricognizioni

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Pensiero

Big Pharma e la decostruzione della Costituzione. Parla Robert Kennedy jr.

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Robert F. Kennedy Jr.  è intervenuto alla trasmissione TV Tucker Carlson Today per discutere del suo nuovo libro The Real Anthony Fauci: Bill Gates, Big Pharma, and the Global War on Democracy and Public Health.

 

Kennedy ha parlato con il conduttore Tucker Carlson dell’imposizione di durante l’era del coronavirus «bizzarri controlli totalitari, una decostruzione della Costituzione».

 

«L’aumento della censura, l’aumento della soppressione della libertà religiosa, dei diritti di proprietà, la chiusura di un milione di attività senza giusto risarcimento o giusto processo, l’abolizione dei processi con giuria, che sono garantiti dal sesto e dal settimo emendamento per qualsiasi azienda di vaccini che ti fa male, tutto questo – e l’ascesa di una sorta di stato di sorveglianza e tracciamento, è una preoccupante per il popolo, sia democratico che repubblicano», ha detto Kennedy.

Kennedy ha parlato con il conduttore Tucker Carlson dell’imposizione di durante l’era del coronavirus «bizzarri controlli totalitari, una decostruzione della Costituzione»

 

Kennedy ha affermato che i suoi anni di pratica come avvocato di temi ambientali hanno mostrato come le agenzie governative si impegnano nella «corporate capture», il  un fenomeno in cui l’industria privata usa la sua influenza politica per assumere il controllo dell’apparato decisionale dello Stato.

 

A volte «le industrie  prendono il controllo sulle agenzie che dovrebbero regolarle e sostanzialmente le trasformano in burattini».

 

«Lavoro sui problemi dei vaccini dal 2005… la FDA ottiene il 45% del suo budget dalle aziende di vaccini e dalla industria del farmaco».

 

A volte «le industrie  prendono il controllo sulle agenzie che dovrebbero regolarle e sostanzialmente le trasformano in burattini».

Kennedy ha paragonato quell’idea a una situazione ipotetica in cui l’EPA – l’ente di protezione dell’ambiente del governo USA –sia  assistita fiscalmente da società di combustibili fossili.

 

RFK ha anche affermato di aver incrociato la strada con il consulente medico di Biden Anthony Fauci più volte nel corso degli anni, a causa del ruolo del defunto zio Edward «Ted» Kennedy , senatore democratico del Massachusetts di lunga data e ex presidente del Comitato per la Salute e l’Istruzione del Senato.

 

«L’agenzia di Tony Fauci possiede metà del brevetto Moderna e sta per guadagnare miliardi e miliardi di dollari dalle vendite del vaccino Moderna», ha affermato Kennedy. Sul tema della lotta per il brevetto mRNA tra governo e Moderna, e sul conflitto di interessi pubblico-privato di Fauci, Renovatio 21 ha pubblicato un articolo oggi.

 

Kennedy ha raccontato  che la sua famiglia e la burocrazia sanitaria federale hanno «intrecci» vecchi di decenni che risalgono a sua nonna, Rose Fitzgerald-Kennedy:

 

Un’eco di questi temi è rimbombato a Milano sabato scorso quando Kennedy ha parlato davanti a migliaia di persone all’Arco della Pace:, indicando un «colpo di Stato planetario» contro la democrazia liberale.

Lo zio di RFK, Ted Kennedy, «ha scritto i budget per Tony Fauci, Francis Collins e tutte queste agenzie per anni. Alcune delle istituzioni chiave all’interno dell’NIH e dell’HHS prendono il nome dai membri della mia famiglia. Quindi, avevo una prospettiva unica su ciò che stava accadendo all’inizio del 2020, ed ero in grado di prevedere come avrebbero gestito questo, come avrebbero soppresso; osservavo Tony: conoscevo Tony Fauci da anni».

 

Un’eco di questi temi è rimbombato a Milano sabato scorso quando Kennedy ha parlato davanti a migliaia di persone all’Arco della Pace:, indicando un «colpo di Stato planetario» contro la democrazia liberale.

 

«La pandemia come pretesto per imporre un controllo totalitario e decostruire la democrazia».

 

«Il green pass, è il loro colpo di Stato. Il green pass è il modo in cui consolidano il loro potere sulle vostre vite… Il green pass non è una misura sanitaria, è uno strumento per il controllo totalitario dei vostri spostamenti, del vostro conto bancario, i vostri movimenti, ogni aspetto della vostra vita»

 

 

 

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Ambiente

Estendere l’emergenza al clima. Il COVID è solo l’antipasto

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Come Renovatio 21 ha già  indicato (articolo «I “Germ Games” bioterroristici di Bill Gates») ci sono tutti gli indizi per sospettare che siano previste altre pandemie, con ben altri patogeni; questo permetterebbe alle élites sovversive di prolungare ulteriormente la sospensione dell’ordine socio-economico  inflittaci dal 2020.

 

Per coloro che hanno seguito le vicende del  recente G20 di Roma e la conferenza sul clima di Glasgow (United Nations Climate Change Conference) è chiaro che si stia andando verso un cambio di passo sul tema dell’ambiente, tema decennale che sta subendo una prepotente accelerazione.

 

Il segnale più evidente di questo cambio di passo è dato dal commitment («impegno») dichiarato dai leader occidentali: lo slogan più ripetuto è  «non c’è più tempo». Non si tratta di un semplice cambio di toni retorico; abbiamo a che fare con prese di posizione pubbliche che risultano vincolanti per chi le fa. Risultano vincolanti soprattutto davanti all’opinione pubblica.

 

D’altra parte, a questo va aggiunto che le stesse élites hanno creato la dialettica per rendere a loro volta le aspettative dell’opinione pubblica vincolanti rispetto all’agenda dell’emergenza climatica, quasi a segnare un punto di non ritorno.

 

Questa operazione di agenda setting e programmazione dell’opinione pubblica è stata gestita attraverso il rilancio deil movimento dei giovani impegnati contro il cambiamento climatico, un movimento rappresentato dall’icona creata a tavolino Greta Thunberg, la quale nelle scorse  settimane è stata  nuovamente invitata dalle élites per farsi accusare di  «bla bla bla» dalla fanciullina nordica.

 

Quella che ad un primo sguardo potrebbe sembrare la solita farsa degna dello spirito dei tempi (dove una ragazzina insolente si rivolge ai capi di Stato come se fossero i suoi cugini), ha una logica politica ben precisa: quando il potere invita un ospite per farsi accusare di «bla bla bla» sta creando agli occhi dell’opinione pubblica una sfida a cui non può più sottrarsi. In altre parole, sta predisponendo la dialettica che intende usare per  condurre hegelianamente l’operazione di sintesi.

 

E in che cosa consisterebbe questa operazione di sintesi?

 

Miliardi di persone sono state «rieducate»a vivere in uno stato di emergenza sanitaria perenne cedendo libertà personali e costituzionali; niente ora potrebbe essere più naturale dell’introduzione delll’emergenza climatica

È fin troppo scontato sospettarlo: miliardi di persone sono state «rieducate»a vivere in uno stato di emergenza sanitaria perenne cedendo libertà personali e costituzionali; niente ora potrebbe essere più naturale dell’introduzione delll’emergenza climatica.

 

Miliardi di persone sono già state addomesticate a prassi  eccezionali (stato di eccezione), adesso ci sono tutte le condizioni per traghettarle nella prossima emergenza; quella climatica pare essere alle porte.

 

Purtroppo non si tratta di ipotesi, perché il piano inizia già a prendere forma tangibile.

 

Dal Corriere dell’11 novembre apprendiamo che l’attivista Greta Thunberg ha avviato una petizione affinché l’ONU dichiari un’emergenza come il COVID.

 

Se abbiamo capito la musica, così come chi reputa eccessivo lo stato di emergenza sanitaria è catalogato come un «negazionista» del COVID, chi rifiuterà la proposta della Greta sarà un negazionista climatico. L’etichetta è bella che pronta.

«La minaccia del surriscaldamento terrestre va affrontata con la stessa serietà e urgenza di quella del COVID: perché è altrettanto grave per l’umanità, se non peggio. È il messaggio rivolto ieri ai vertici dell’ONU, in forma di petizione legale da Greta Thunberg e altri giovani attivisti: delusi dai risultati anticipati in queste ore nella prima bozza di documento finale della Cop26 a un paio di giorni dalla conclusione. Greta ha presentato una petizione al segretario generale António Guterres in cui si chiede che le Nazioni Unite dichiarino una “emergenza globale di livello 3”, il livello più alto disponibile».

 

«Tra i 14 promotori originari della petizione, oltre a Greta Thunberg, figurano militanti della battaglia contro il cambiamento climatico di tutti i continenti, come Ranton Anjain e Litokne Kabua, delle Isole Marshall (che rischiano di finire sommerse), Ridhima Pandey (India), Alexandria Villaseñor (Usa), e Ayakha Melithafa (Sudafrica). L’emergenza climatica, che minaccia ogni persona sul pianeta in un futuro prevedibile, è grave almeno quanto la pandemia globale. Per questo richiede un’urgente azione internazionale analoga».  (Agenzia ANSA, 10 novembre)



La traiettoria è tracciata; milioni di giovani in tutto il mondo chiederanno all’ONU e ai rispettivi governi di proclamare lo stato di emergenza per il loro bene e per il bene del pianeta.

 

Senza scomodare l’anticristo di Soloviev, saranno le stesse masse a consegnarsi spontaneamente al potere prevaricatore globale, in cambio di benessere e sicurezza.

E,  dato che su tutta la stampa mainstream non si fa altro che strillare «non c’è più tempo», questo non può che rappresentare l’appello  delle masse per farsi ulteriormente commissariare.

 

Se abbiamo capito la musica, così come chi reputa eccessivo lo stato di emergenza sanitaria è catalogato come un «negazionista» del COVID, chi rifiuterà la proposta della Greta sarà un negazionista climatico. L’etichetta è bella che pronta.

 

Senza scomodare l’anticristo di Soloviev, saranno le stesse masse a consegnarsi spontaneamente al potere prevaricatore globale, in cambio di benessere e sicurezza.

 

Il nuovo ordine mondiale anticristico verrà instaurato sulla base di una domanda di salvezze fittizia delle masse; non verrà imposto. Verrà imposto unicamente alla minoranza che è consapevole dell’impostura.

Il nuovo ordine mondiale anticristico verrà instaurato sulla base di una domanda di salvezze fittizia delle masse; non verrà imposto. Verrà imposto unicamente alla minoranza che è consapevole dell’impostura.

 

Già vediamo questa dinamica in atto rispetto alla pandemia di un virus che – oltretutto – ha una letalità di poco superiore ad una normale influenza. Nell’agenda verso la costruzione di un nuovo ordine mondiale va da sé che il primo gradino di questa spogliazione di libertà passi per un’emergenza sanitaria.

 

Molti individui hanno paura di perdere la propria salute, mentre molti meno avrebbero barattato le proprie libertà e la propria dignità per questioni ambientali, meno determinabili. Per tale motivo era prima necessario insegnar loro a barattare libertà e dignità con qualcosa di più tangibile, come la salute.

 

Ironia del caso, come insegnano le seduzioni infernali di Faust, questo genere di baratti ha come conseguenza quella di alzare parecchio la temperatura. In questo caso per davvero.

 

 

Gian Battista Airaghi

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