Il Trattato del Quirinale tra Francia e Italia, come del resto l’ipotesi di governo del futuro cancelliere tedesco Olaf Scholz, sono incompatibili con la storia dell’Unione Europea. Parigi e Berlino hanno intrapreso atti concreti che possono solo condurre all’inevitabile processo di disgregazione dell’Unione Europea.
Geopolitica
L’avvio della disgregazione dell’Unione Europea
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire.
Alla fine della seconda guerra mondiale Winston Churchill ideò un sistema che permettesse agli anglosassoni di mantenere il controllo dell’Europa Occidentale, in modo da impedirle di cadere nelle mani dell’Unione Sovietica: un mercato comune europeo dei Paesi in rovina che accettavano il Piano Marshall. (1)
Stati Uniti e Regno Unito procedevano di concerto. In pochi anni gettarono le basi di quello che oggi è il nostro mondo: la NATO, alleanza militare dominata dagli anglosassoni; l’Unione Europea, organizzazione civile degli alleati
Stati Uniti e Regno Unito procedevano di concerto. In pochi anni gettarono le basi di quello che oggi è il nostro mondo: la NATO, alleanza militare dominata dagli anglosassoni; l’Unione Europea, organizzazione civile degli alleati. I membri di un’istituzione non fanno necessariamente parte dell’altra, ma questo non impedisce che NATO e UE, entrambe basate a Bruxelles, siano facce di una stessa medaglia. Infatti i servizi comuni delle due strutture sono installati con discrezione in Lussemburgo.
Dopo la crisi fra Washington e Londra durante la Spedizione di Suez, il Regno Unito, che stava perdendo il proprio Impero, decise di entrare in quella che sarebbe diventata l’Unione Europea. Harold Macmillan fallì nel 1958, ma Edward Heath vi riuscì nel 1973. L’equilibrio delle forze mutò di nuovo, così il Regno Unito lasciò l’Unione Europea nel 2020, volgendosi daccapo al suo vecchio Impero (Global Britain).
Tutti i documenti dell’Unione Europea sono tradotti in ognuna delle lingue ufficiali dei Paesi membri, nonché in inglese, lingua ufficiale della UE benché dal 2020 non lo sia di alcuno dei suoi membri. Il motivo non è che i britannici ne hanno fatto parte, ma che l’Unione è sotto il controllo della NATO, come recita l’articolo 42, comma 7, del Trattato di Lisbona, che è stato imposto con la forza in sostituzione del Trattato Costituzionale, respinto dalle popolazioni. (4)
Ancora oggi i servizi segreti tedeschi sono subalterni agli USA, che li hanno riorganizzati con l’ex personale nazista; inoltre il Pentagono possiede in Germania importantissime basi militari fittiziamente extraterritoriali
La Germania, occupata dai quattro vincitori della seconda guerra mondiale fino al 1990, ossia sin dopo la riunificazione, si è sempre adattata a non essere più una potenza militare. Ancora oggi i servizi segreti tedeschi sono subalterni agli USA, che li hanno riorganizzati con l’ex personale nazista; inoltre il Pentagono possiede in Germania importantissime basi militari fittiziamente extraterritoriali.
La Francia vagheggia l’indipendenza militare. Per questa ragione Charles De Gaulle, leader della Francia Libera durante la seconda guerra mondiale, nel 1966 fece uscire il Paese dal comando integrato della NATO. Ma Nicolas Sarkozy, che nell’adolescenza fu educato dal figlio del creatore della rete stay-behind della NATO (Gladio), nel 2009 lo fece rientrare. Oggi le operazioni esterne dell’esercito francese sono di fatto comandate da ufficiali statunitensi.
Per anni Germania e Francia hanno assunto la leadership dell’istituzione che ora si chiama Unione Europea. François Mitterrand e Helmut Kohl progettarono di trasformare il mercato comune in uno Stato sovranazionale – comunque vassallo degli Stati Uniti – in grado di competere con URSS e Cina: l’Unione Europea.
Nonostante la parvenza, il Consiglio dei capi di Stato e di governo non è un super-governo, ma un organismo deputato a prendere atto delle decisioni della NATO
Questa struttura – cui gli Stati Uniti pretesero che gli Stati dell’ex Patto di Varsavia aderissero e contemporaneamente raggiungessero la NATO – divenne una burocrazia colossale. Nonostante la parvenza, il Consiglio dei capi di Stato e di governo non è un super-governo, ma un organismo deputato a prendere atto delle decisioni della NATO. Ossia di risoluzioni che, prese dall’Alleanza Atlantica dominata da Stati Uniti e Regno Unito, sono poi trasmesse alla Commissione Europea, indi sottoposte al Parlamento e infine ratificate dal Consiglio.
Si pensi che la NATO s’impiccia per vocazione di tutto: dalla composizione del cioccolato (nella razione del soldato c’è appunto una barretta di cioccolato) alla costruzione di ponti (che devono essere utilizzabili dai blindati), passando per i vaccini anti-COVID(la salute dei civili condiziona quella dei militari) o i bonifici bancari (bisogna tenere sotto controllo le transazioni nemiche).
Solo la forza militare britannica e francese avevano un certo peso nell’Unione Europea; per questa ragione con i Trattati di Lancaster House del 2010 si riavvicinarono. Ma dopo la Brexit, le forze armate francesi si sono ritrovate daccapo sole, come dimostra la rottura del contratto con l’Australia per la costruzione di sottomarini, a tutto vantaggio di Londra.
Alla Francia non rimaneva altra scelta che avvicinarsi alle forze armate italiane, che però sono la metà di quelle francesi: questo è quanto è stato appena deciso con il Trattato del Quirinale (2021)
Alla Francia non rimaneva altra scelta che avvicinarsi alle forze armate italiane, che però sono la metà di quelle francesi: questo è quanto è stato appena deciso con il Trattato del Quirinale (2021).
Un’operazione favorita dall’ideologia che accomuna Emmanuel Macron, ex banchiere di Rothschild, e Mario Draghi, ex banchiere di Goldman Sachs, nonché dalla leadership condivisa sulla risposta all’epidemia di COVID. Si noti en passant l’incredibile gergo politicamente corretto, lontanissimo dalle tradizioni latine, con cui il documento è stato redatto. (3)
Si dà il caso che, contemporaneamente al Trattato del Quirinale, la cancelliera Angela Merkel lasci il posto a Olaf Scholz, cui non interessano né le questioni militari né i deficit di bilancio di Francia e Italia.
L’accordo di coalizione per la formazione del governo (4) allinea la politica estera tedesca punto per punto a quella degli anglosassoni (USA più Regno Unito).
Il governo Scholz va oltre, impegnandosi a sostenere «ogni iniziativa che promuove la vita ebrea e la sua specificità»: promozione di una minoranza, non più protezione
Fin qui i governi di Angela Merkel combattevano l’antisemitismo. Ora il governo Scholz va oltre, impegnandosi a sostenere «ogni iniziativa che promuove la vita ebrea e la sua specificità»: promozione di una minoranza, non più protezione.
Riguardo a Israele, che Regno Unito e Stati Uniti crearono secondo una logica imperialista (5), il nuovo accordo stipula che «la sicurezza d’Israele è interesse nazionale» della Germania e assume l’impegno di bloccare «i tentativi antisemiti di condanna d’Israele, anche all’ONU».
Parimenti dichiara che la Germania continuerà a sostenere la soluzione a due Stati del conflitto israelo-palestinese (ossia si opporrà al principio «un uomo un voto»), nonché si compiace della normalizzazione delle relazioni fra Israele e Paesi arabi. In questo modo il governo Scholz affossa la tradizionale politica dell’SPD, il cui ministro degli Esteri in carica dal 2013 al 2018, Sigmar Gabriel, definiva il regime israeliano «apartheid».
Olaf Scholz è un avvocato cui sta a cuore far funzionare l’industria tedesca basandosi su un compromesso fra operai e padronato. Non si è mai interessato molto alle questioni internazionali.
Ha designato ministro degli Esteri la giurista dei verdi Annalena Baerbock, che non soltanto è partigiana delle energie pulite, ma è anche persona capace di esercitare influenza per conto della NATO. Sostiene chiaro e forte la fondatezza dell’adesione dell’Ucraina alla NATO e all’Unione Europea. Avversa la Russia, perciò rifiuta il gasdotto Nord Stream 2 e incentiva i terminali per l’importazione del gas degli Stati Uniti con le metaniere, nonostante l’esorbitante costo degli impianti. Inoltre definisce la Cina «rivale sistemico» e appoggia tutti i separatismi: taiwanese, tibetano, uiguro.
È prevedibile che le politiche di Berlino e Parigi s’allontanino lentamente fino a far riemergere il conflitto che oppose i due Paesi e che dal 1870 al 1945 causò tre guerre.
Diversamente da come viene reclamizzata, e come del resto ho già ricordato, l’Unione Europea non è stata creata per garantire la pace in Europa Occidentale, ma per ancorare durante la guerra fredda la sua popolazione al campo anglosassone.
Il conflitto franco-tedesco non è mai stato risolto (…) Berlino e Parigi andavano d’accordo all’interno delle frontiere dell’Unione, ma si facevano guerra all’esterno. Gli esperti di operazioni speciali sanno che ci sono stati morti da entrambe le parti
Il conflitto franco-tedesco non è mai stato risolto. L’Unione Europea, lungi dal favorire la pace, invece di affrontare il contrasto lo ha nascosto sotto il tappeto. Durante le guerre di Jugoslavia i due Paesi si sono scontrati militarmente: la Germania sosteneva la Croazia, la Francia la Serbia. Berlino e Parigi andavano d’accordo all’interno delle frontiere dell’Unione, ma si facevano guerra all’esterno. Gli esperti di operazioni speciali sanno che ci sono stati morti da entrambe le parti.
Le politiche estere efficaci sono quelle che esprimono l’identità della nazione. Oggi Regno Unito e Germania vanno per la loro strada, fieri della propria individualità; per contro la Francia è in crisi d’identità. All’inizio del mandato Emmanuel Macron affermava che «non esiste una cultura francese». Poi, sotto la pressione popolare, ha cambiato linguaggio, ma non modo di pensare. La Francia possiede mezzi, ma non sa più quale sia la sua specificità. Insegue la chimera di un’Unione Europea indipendente in grado di rivaleggiare con gli Stati Uniti, ma gli altri 26 Paesi non ne vogliono sapere. La Germania, tuttavia, commette un errore rifugiandosi sotto lo scudo nucleare degli Stati Uniti, ora che questa grande potenza sta disgregandosi.
È evidente che siamo entrati nella fase di dissoluzione dell’Unione Europea, struttura a tal punto sclerotizzata che sarà una fortuna per i Paesi membri recuperare la piena indipendenza.
È evidente che siamo entrati nella fase di dissoluzione dell’Unione Europea, struttura a tal punto sclerotizzata che sarà una fortuna per i Paesi membri recuperare la piena indipendenza
Ma la sfida potrebbe volgersi in dramma. Gli Stati Uniti imploderanno su loro stessi e l’Unione Europea perderà il suo sovrano.
I Paesi membri dovranno confrontarsi gli uni con gli altri. È estremamente urgente che iniziamo a intenderci, non più come semplici partner commerciali, ma come partner a tutto campo. Non farlo ci porterà alla catastrofe, alla guerra generalizzata.
Tutti hanno potuto constatare che i membri dell’Unione Europea – tranne gl’inglesi, che però se ne sono andati – hanno elementi culturali comuni. Elementi condivisi anche dalla Russia, più vicina all’Unione di quanto sia il Regno Unito.
È possibile sin da ora ricostruire l’Europa, non come una burocrazia centralizzata, ma come una rete di Stati, aprendosi a Paesi da cui siamo stati artificiosamente separati dagli anglosassoni, che volevano assicurarsi il dominio del continente durante la guerra fredda.
Questo intendeva Charles De Gaulle quando, contrapponendosi a Winston Churchill, dichiarava di volere l’«Europa da Brest a Vladivostok».
Thierry Meyssan
NOTE
1) «Histoire secrète de l’Union européenne», di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 28 giugno 2004.
2) Articolo 42, comma 7 : «Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri. Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa».
3) «Trattato del Quirinale», Rete Voltaire, 26 novembre 2021.
4) Mehr Fortschritt wagen. Bündnis für Freiheit, Gerechtigkeit und Nachhaltigkeit, Sozialdemokratischen Partei Deutschlands (SPD), Bündnis 90 / Die Grünen und den Freien Demokraten (FDP), 2021.
5) «Chi è il nemico?», di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 5 agosto 2014.
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «L’avvio della disgregazione dell’Unione Europea», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 30 novembre 2021.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it
Geopolitica
Trump: «altre persone» potrebbero guidare la campagna di terra in Iran
Il presidente statunitense Donald Trump si è rifiutato di escludere un’offensiva di terra in Iran, affermando che forze alleate non meglio specificate potrebbero conquistare siti strategici chiave come l’isola di Kharg senza il coinvolgimento di truppe statunitensi, e minacciando di estendere i bombardamenti anche a centrali elettriche e ponti.
In un’intervista rilasciata martedì a Fox News, Trump ha affermato che avrebbe preso in considerazione un’operazione di terra «se la ritenesse opportuna».
«A volte serve una campagna sul campo, ma abbiamo altre persone che se ne occuperanno per noi… Comunque abbiamo già colpito l’isola di Kharg due volte, persino tre. Ho detto: “Colpite tutto tranne il petrolio!”»
Situata a circa 25 km dalla costa iraniana del Golfo Persico, l’isola di Kharg gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio greggio del Paese e rappresenta il principale sbocco per le entrate petrolifere.
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Prima del cessate il fuoco di aprile, ora violato, Trump aveva minacciato di impadronirsi dell’isola di Kharg «per impossessarsi del petrolio». Alla domanda se intendesse ancora impadronirsi dell’isola, Trump ha risposto: «Per quanto riguarda l’impossessarsene, se li degradassimo a sufficienza e in profondità, lo farei».
Il presidente ha inoltre promesso di intensificare la campagna aerea, affermando che gli attacchi statunitensi continueranno finché non deciderà che «è abbastanza».
«Continueranno finché non dirò basta. La prossima settimana toccherà alle centrali elettriche. La prossima settimana toccherà ai ponti. Distruggeremo tutte le loro centrali elettriche. Distruggeremo tutti i loro ponti a meno che non si siedano al tavolo delle trattative».
Trump ha avvertito che all’Iran «non rimarrà nessuno» se non si raggiungerà un accordo, affermando che i funzionari statunitensi hanno trasmesso questo messaggio a Teheran «circa un’ora fa».
«Stiamo agendo con molta cautela nei confronti della popolazione civile», ha dichiarato Trump. In precedenza, aveva minacciato di radere al suolo l’Iran con bombardamenti, avvertendo che «un’intera civiltà morirà» se Teheran non si conformerà alle richieste di Stati Uniti e Israele.
L’invasione terrestre dell’isola di Kharg è estremamente difficile a causa della sua formidabile combinazione di barriere naturali e fortificazioni militari. Situata nel Golfo Persico, l’isola presenta scogliere ripide e coste rocciose che limitano drasticamente i punti di sbarco adatti alle truppe anfibie. Essendo il principale terminal petrolifero dell’Iran, l’area è protetta da una densa rete di difese aeree, batterie missilistiche costiere, artiglieria e campi minati marittimi. Questa concentrazione militare rende l’approccio vulnerabile a pesanti contrattacchi prima ancora di toccare terra.
L”Iran potrebbe bombardare facilmente dalla propria costa grazie alla fortissima vicinanza geografica con l’isola di Kharg. Questa ridotta distanza pone l’isola nel raggio di tiro immediato di quasi tutto l’arsenale costiero iraniano. In pratica, un incubo di artiglieria: i cannoni posizionati sul litorale continentale possono colpire Kharg senza bisogno di missili avanzati, e atterie di artiglieria missilistica campale saturerebbero le spiagge dell’isola in pochi minuti. In aggiunta Velivoli kamikaze decollerebbero dalle basi costiere per colpire installazioni o truppe fisse.
La costa iraniana agisce quindi come una gigantesca linea di tiro protetta, capace di bersagliare l’isola continuamente e impedire a forze ostili di utilizzarla come testa di ponte.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Israele spinge la campagna di annessione della Cisgiordania
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Geopolitica
Trump ha appoggiato gli attacchi sauditi contro lo Yemen
Il presidente americano Donald Trump avrebbe autorizzato l’Arabia Saudita a lanciare una nuova operazione militare contro il movimento Houthi in Yemen. Lo riporta Axios, citando fonti.
La notizia arriva dopo la più seria escalation tra Arabia Saudita e Houthi degli ultimi anni, che, secondo la fonte, potrebbe portare al crollo di una tregua non ufficiale tra le parti e rischiare di ampliare il confronto tra Stati Uniti e Iran.
L’aeroporto internazionale di Sana’a, controllato dal gruppo sciita yemenita, è stato colpito lunedì mentre un aereo iraniano, che secondo le prime ricostruzioni trasportava una delegazione Houthi di ritorno dai funerali dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, si avvicinava alla capitale. Il velivolo è stato costretto a dirottare verso la città portuale di Al Hudaydah, sul Mar Rosso.
Gli Houthi hanno accusato Riyadh di aver condotto l’attacco e hanno dichiarato la fine del cessate il fuoco con l’Arabia Saudita. In seguito, il gruppo ha lanciato missili balistici e droni contro l’aeroporto internazionale di Abha, nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, e ha intimato alle compagnie aeree di non utilizzare lo spazio aereo saudita.
Secondo Axios, Riad aveva chiesto l’appoggio di Washington alcuni giorni prima dell’attacco. L’ambasciatore saudita ha incontrato il segretario di Stato americano Marco Rubio giovedì, e Rubio ha parlato con il ministro degli Esteri saudita. Trump ha poi avuto una conversazione telefonica con il principe ereditario Mohammed bin Salman, che ha richiesto e ottenuto il suo sostegno per l’operazione, ha riferito un funzionario statunitense alla testata.
Il governo yemenita, sostenuto dall’Arabia Saudita, ha in seguito rivendicato la responsabilità dell’operazione e negato il coinvolgimento di Riad. Tuttavia, diverse testate giornalistiche hanno attribuito l’attacco all’Arabia Saudita, che non ha mai ufficialmente ammesso di averlo compiuto.
Sana’a è stata conquistata dagli Houthi, un movimento sciita filo-iraniano, nel 2014, il che ha provocato un intervento militare guidato dall’Arabia Saudita l’anno successivo. Una tregua mediata dalle Nazioni Unite e introdotta nell’aprile 2022 è formalmente scaduta dopo sei mesi, ma ha sostanzialmente interrotto le ostilità dirette transfrontaliere.
L’ultima escalation minaccia anche un più ampio disgelo regionale. L’Arabia Saudita e l’Iran hanno ristabilito le relazioni diplomatiche nel 2023 grazie a un accordo mediato dalla Cina, mentre Riad ha mantenuto pubblicamente la neutralità durante il recente confronto tra Stati Uniti e Iran e, secondo quanto riferito, ha respinto le richieste statunitensi di utilizzare il suo territorio per operazioni militari contro l’Iran.
Nel mese di marzo, gli Houthi sono entrati nel più ampio conflitto regionale lanciando attacchi missilistici contro Israele a sostegno dell’Iran. Negli ultimi anni il gruppo sciita ha lanciato contro lo Stato degli ebrei missili balistici e, si dice, pure missili ipersonici, toccando anche l’aeroporto Ben Gurione, la principale aviosuperficie di Tel Aviv. Lo Stato Giudaico ha effettuato attacchi massicci e promesso, per bocca del premier Beniamino Netanyahu, di eliminare l’intera leadership Houthi.
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