Gender
La stragista transessuale di Nashville ha lasciato più di 100 GB di prove, ma tutto è tenuto segreto
Il giudice di Nashville I’Ashea Myles ha deciso che nessuno degli scritti di Audrey Hale, la ragazza transessuale perpetratrice della strage della scuola di Nashville, debba essere reso pubblico, accettando la dubbia argomentazione secondo cui le vittime di Hale detengono i diritti d’autore sul materiale, nonostante non si siano registrate presso l’ufficio federale per i diritti d’autore.
«I materiali creati da Hale sono esentati dalla divulgazione in base al Copyright Act federale», ha affermato il giudice Myles. «Il fatto che un’opera originale sia stata registrata o meno presso l’ufficio federale per il copyright è pertinente per l’importo dei danni risarcibili in un’azione per violazione del copyright, ma non ha alcuna attinenza con il fatto che questa legge statale sia o meno preclusa dalla legge federale sul copyright».
Il giudice ha anche stabilito che la divulgazione degli scritti della Hale potrebbe ispirare assassini imitatori, ignorando la testimonianza di uno psicologo esperto, il quale ha affermato che non ci sono prove a sostegno di questa teoria dell’imitazione.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
La Myles è lo stesso giudice accusata di aver sorvolato sul Primo Emendamento della Costituzione USA quando avrebbe redarguito un giornale che aveva già pubblicato alcuni scritti della Hale. Secondo la sentenza di giovedì del giudice, le prove in possesso delle forze dell’ordine includono più di 100 gigabyte di dati.
La polizia ha affermato che gli scritti raccolti come parte della loro indagine sulla sparatoria del 27 marzo 2023 alla Covenant School in cui sono morti tre bambini di 9 anni e tre membri adulti dello staff sono documenti pubblici. Tuttavia, hanno affermato che non possono essere rilasciati fino alla conclusione delle loro indagini.
Nonostante i tentativi delle forze dell’ordine di mantenere segreto il manifesto, le prime tre pagine del presunto manifesto sono trapelate al conduttore conservatore Steven Crowder lo scorso novembre. Il dipartimento di polizia di Nashville avrebbe sospeso sette detective a causa della fuga di notizie.
La parte del manifesto trapelata avrebbe rivelato che Hale, che si era identificata come transgender, aveva pianificato la sparatoria nella scuola per anni e che aveva deliberatamente preso di mira i «fottuti» «bianchi privilegiati».
«Non riesco a credere che lo sto facendo, ma sono pronta… Spero che le mie vittime non lo siano», aveva scritto la stragista. «La mia unica paura è che qualcosa vada storto. Farò del mio meglio per prevenire qualsiasi cosa del genere. Dio ha lasciato che la mia ira prendesse il sopravvento sulla mia ansia. Potrebbero volerci al massimo 10 minuti. Potrebbero volerci 3-7. Sarà veloce. Spero di avere un alto numero di morti. Pronta a morire».
Gli estratti più recenti pubblicati dal quotidiano del Tennessee Star rivelano l’ideazione transgender di Hale.
«Il 2007 ha segnato la nascita dei bloccanti della pubertà e una nuova scoperta per il trattamento dei bambini transgender non conformi», avrebbe scritto Hale. «Ucciderei per avere quelle risorse».
«Il mio pene esiste nella mia testa. Giuro su Dio che sono un maschio» scrive la Hale sui documenti recuperati dalla polizia. Nelle nuove pagine arrivate al pubblico si legge dell’odio della ragazza per «le opinioni dei genitori» («mia madre mi vede come una figlia – e non sopporterebbe di voler perdere quella figlia perché un figlio significherebbe la morte di Audrey») più confessioni disturbanti su simulazioni sessuali fatte fare ai suoi pelouche.
La ragazza nelle pagine confessava quindi riguardo al suo desiderio di avere un pene in modo da poter fare sesso con una donna come maschio di nome Aiden, un nome il cui utilizzo in una domanda di lavoro le aveva portato a problemi con il controllo dei precedenti dell’azienda.
Sembra quindi che la maggior parte degli scritti di Hale e del materiale che potrebbe testimoniare la sua radicalizzazione non sia ancora stata pubblicata. Le motivazioni per cui le autorità procedono in questo senso non sono ancora chiare. Tuttavia, è noto come a pochi secondi di episodi cruenti perpetrati da bianchi razzisti – come la strage alla moschea in Nuova Zelanda – il manifesto finisce online e sui giornali nel giro di pochi minuti.
Poco dopo la sparatoria di Nashville, era stato indetto negli USA un Trans Day of Vengeance, un «giorno della vendetta trans», poi annullato. La comunità trans è percorsa di appelli degli attivisti ad armarsi. I transgender ad oggi costituiscono la minoranza che ha visto la crescita maggiore tra le sue fila di active shooter, ossia assassini che colpiscono a caso le persone nelle scuole, negli uffici, nei centri commerciali, etc.
«Dio lascia che la mia ira prendesse il sopravvento sulla mia ansia. Potrebbero essere 10 minuti al massimo. Potrebbero essere 3-7. Sarà veloce. Spero di avere un numero alto di morti. Pronta a morire» ha scritto prima di dirigersi verso la scuola Covenant.
WARNING!
GRAPHIC & DISTURBING FOOTAGE
NASHVILLE BODYCAM#NASHVILLEBODYCAM pic.twitter.com/uuRtcV9YgF— Him (@elroy_munson) March 28, 2023
Aiuta Renovatio 21
Quel giorno la transessuale fu uccisa dai colpi di arma da fuoco della polizia alle 10:25, 14 minuti dopo aver iniziato a sparare. Un’autopsia ha rivelato che i vestiti di Hale erano ricoperti di «parole, disegni e numeri scritti a mano».
Non risulta ancora chiaro cosa ci fosse scritto sui suoi vestiti. L’assassino ha anche scritto una cavigliera di plastica arancione con inciso il misterioso numero «508407».
Come riportato da Renovatio 21, un dettaglio che pochi giornali avevano riportato fu esposto da un uomo la cui moglie è sopravvissuta alla strage, il giornalista del National Review Graham Hillard. La Hale, prima di iniziare il massacro, si era fermata a sparare su una vetrata della chiesa annessa al complesso scolastico. In particolare, la stragista transessuale aveva preso di mira la vetrata che raffigurava la figura biblica di Adamo, il primo uomo.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2023 si registrò un periodo di crescente tensione con numerose occupazioni di campidogli degli Stati USA per protestare le leggi che proibiscono le mutilazioni sessuali pediatriche della chirurgia gender. Durante le proteste molti manifestanti facevano un segno con le dita, indicando il numero 7, a significare che le vittime del massacro della Hale erano non 6, ma 7: anche l’assassina diveniva, quindi, vittima.
Da allora abbiamo assistito ad una crescita di episodi di violenza transgender con risse, botte pubbliche e pure omicidi efferati.
Al momento ancora poco è stato detto riguardo ai farmaci (testosterone, psicofarmaci SSRI, benzodiazepine) di cui potrebbe aver fatto uso la transessuale omicida.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da YouTube
Gender
Un «gruppo di studio» vaticano sta disgregando la fede e la morale
Una lezione sulle cose
Dopo aver delineato la loro metodologia – che verrà analizzata in seguito – gli autori del rapporto del gruppo di studio n. 9 forniranno due esempi di applicazione del loro metodo: il caso di persone religiose che provano attrazione per persone dello stesso sesso e quello della «nonviolenza attiva». È il primo di questi che ci interessa. Il principio guida degli autori è così formulato: «Offrire una riflessione puramente “astratta” e/o “generale'” avrebbe portato il documento a ricadere in una prospettiva di risoluzione dei problemi , o in quella di coloro che pretendono di dedurre le azioni dalla semplice applicazione delle norme, o addirittura in quella di coloro che prendono posizione in una controversia – precisamente le prospettive che il nostro documento intende trascendere». Di cosa si tratta, dunque? «Il nostro obiettivo è condurre un esercizio di discernimento sulle narrazioni – nonostante il limite di non avere le persone presenti come interlocutori diretti – identificando le fasi di sviluppo all’interno di queste narrazioni».Le storie scelte dagli autori
Si tratta di due testimonianze «selezionate tra i numerosi contributi ricevuti in merito a questa problematica emergente», spiega il rapporto. Prima di considerare come affrontarle, analizziamo le narrazioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Testimonianza dal Portogallo
Quest’uomo, di cui non viene specificata l’età, descrive un difficile percorso nella sua giovinezza, dovuto al suo ripiegamento su se stesso, legato a un’omosessualità vissuta in solitudine, ma inizia a sentire «l’intensa e amorevole chiamata di Cristo» verso la sua integrità e pienezza, verso l’integrazione di ogni parte di sé nello sguardo amorevole di Dio. Prosegue: «incontrare l’uomo che ora è mio marito 20 anni fa, all’età di 19 anni, è stata un’esperienza trasformativa», perché può condividere i suoi «valori fondamentali». Spiega: «La mia sessualità non definisce la mia vita, ma ne è parte integrante; senza riconoscerla, non posso essere completo». Da allora, il testimone vive la sua vita «in profonda pace con Dio, che mi conosce fin dal grembo di mia madre». L’uomo racconta le sue passate difficoltà: «ho assistito agli effetti devastanti delle “terapie di conversione” e alla disgregazione delle famiglie, che mi sono sembrati un attacco alla creazione sensibile e innocente di Dio. Queste esperienze sono profondamente dolorose perché offendono la dignità intrinseca di chiunque provi semplicemente amore per un’altra persona dello stesso sesso». La logica deriva da queste false premesse: «il vero peccato non è stato il mio amore, ma la mia mancanza di fiducia nel Suo [di Cristo] desiderio che io conduca una vita appagante», osserva. E ancora: «sebbene io sia in una relazione omosessuale, credo sinceramente che il segno di Dio nella mia vita risieda nei doni che mi ha dato: fedeltà e coraggio, essenziali per costruire una vita di fede e servizio condivisa con mio marito».Sostieni Renovatio 21
Testimonianza dagli Stati Uniti
Questa seconda testimonianza è ancora più sconvolgente e mostra la progressiva scomparsa, tra i cattolici, di una corretta valutazione del peccato di omosessualità. Il testimone inizia affermando: «La mia sessualità non è né una perversione, né un disordine, né una croce da portare; è un dono di Dio. Vivo un matrimonio felice e appagante e prospero pienamente come cattolico apertamente gay», afferma questo nuovo testimone. E non esita ad aggiungere: «Ringrazio Dio per la mia sessualità e per il mio posto nella vita. Se potessi scegliere di essere gay, lo farei, perché è un modo potente e meraviglioso per riflettere l’immagine di Dio nel mondo». Il resto è altrettanto spaventoso e doloroso: «oggi ringrazio Dio per mio marito, che ho conosciuto cinque anni fa. È stato la più grande fonte di apprendimento e grazia nella mia vita. (…) Siamo orgogliosi di costruire la nostra famiglia insieme». Il testimone spiega il forte sostegno ricevuto alla Fordham University, un’università «cattolica» legata ai gesuiti: «professori, amici e colleghi sostenevano in modo schiacciante le persone LGBTQ, e il dipartimento stesso contava circa un terzo di persone LGBTQ. (…) Leggere la Bibbia nel suo contesto mi ha fatto capire che le interpretazioni tradizionaliste hanno poco da dire sulle relazioni omosessuali contemporanee e che affermano la vita». L’uomo iniziò quindi a frequentare parrocchie «con ministeri LGBTQ, dove gli omosessuali sono accolti come membri a pieno titolo, ma possono anche cantare nel coro, servire come ministri durante la Messa o insegnare catechismo». Questo lo portò «a considerare la mia sessualità come una benedizione, non come un peso». Concluse questa sezione affermando che «il Corpo di Cristo è incompleto senza i suoi membri LGBTQ». La persona in questione ammette di frequentare una chiesa episcopale (protestante), ma di partecipare anche alla messa cattolica: «la mia parrocchia mi accetta per come sono. Quando mio marito mi accompagna, ci sediamo insieme come marito e marito e ci sentiamo a casa. Sono coinvolta nella vita parrocchiale e i sacerdoti, così come gli altri parrocchiani, mi rispettano».Il discernimento sinodale del gruppo di studio n. 9
Ascoltando le due testimonianze
Occorre tenere presente che i membri del gruppo di studio volevano fornire un modello per l’intera Chiesa. La lettura rivela un dossier interamente orientato all’errore. Il rapporto sottolinea che «in questo contesto, risulta decisivo il rapporto personale con Cristo, che ci ama tutti nella nostra totalità e integrità », un’affermazione molto ambigua, poiché è necessario distinguere tra tendenze e atti peccaminosi. Il testo osserva che «la storia testimonia la scoperta che il peccato, alla sua radice, non risiede nella relazione di coppia (omosessuale), ma nella mancanza di fede in un Dio che desidera la nostra realizzazione». La testimonianza, commenta il rapporto, «mostra come lo studio della teologia abbia aperto nuovi orizzonti per un’interpretazione contestuale della Bibbia, andando oltre le letture tradizionaliste, o persino fondamentaliste». Ricordiamo che il Catechismo della Chiesa Cattolica , che dovrebbe essere normativo per gli autori, afferma: «Basandosi sulla Sacra Scrittura, che li presenta come gravi depravazioni (cfr. Gen 19,1-29; Rom 1,24-27; 1 Cor 6,10; 1 Tim 1,10), la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati”». Saranno condannati per questa descrizione completamente eterodossa? E per concludere questo paragrafo: «in definitiva, questa testimonianza sottolinea come la comunità cristiana, a tutti i livelli – locale e universale – possa rappresentare un luogo decisivo di ‘guarigione e inclusione’ attraverso pratiche di accoglienza e ospitalità».Iscriviti al canale Telegram ![]()
La sfida: esperienze, pratiche e know-how
Gli autori individuano «resistenze e difficoltà legate alla perpetuazione di schemi preesistenti e riduttivi» – riferendosi all’immutabile dottrina rivelata – ma anche «segni di inizio di sviluppo e cambiamento», capaci di stabilire prospettive del tutto nuove, per un discernimento più profondo dell’esperienza di fede delle persone omosessuali. Questa osservazione solleva interrogativi sulle radici di atteggiamenti che si rifiutano di riconoscere la condizione degli individui (solitudine, mancanza di speranza, persino depressione), nonché sulla «disgregazione della separazione tra fede e sessualità». Tra gli aspetti positivi, occorre sottolineare «la stabilità di una sana relazione affettiva»; «il potere liberatorio di un incontro personale con Cristo, che ci ama così come siamo»; «il contributo specifico di una teologia capace di aprire una lettura contestuale ed ermeneutica della Bibbia». Il punto successivo ci svela un trucco di magia: la completa scomparsa di una dottrina ancora insegnata dalla Chiesa. Il testo inizia «individuando una difficoltà nel coordinare la pratica pastorale e l’approccio dottrinale», una difficoltà che esiste solo per coloro che hanno già rinnegato la dottrina . «Queste posizioni polarizzate (…) causano profonde sofferenze (…) e scatenano conflitti all’interno della Chiesa». «La sfida (…) è quella di andare oltre il modello teorico che deriva la prassi da una dottrina “preconfezionata”» – immutabilmente rivelato . «Il compito consiste nel riscoprire una feconda circolarità tra teoria e prassi, riconoscendo che la riflessione teologica stessa procede dalle esperienze del “bene” iscritto nel sensus fidei fidelium».Possibili vie per il discernimento sinodale
Il culmine di tutti questi sforzi saranno le vie tracciate per travisare ulteriormente la dottrina e la morale nelle sabbie mobili del personalismo, una nuova ermeneutica delle Sacre Scritture e dello storicismo che mostra l’umanità – redenta in questo caso – lanciata verso il progresso. «Consapevoli del ruolo centrale della Parola di Dio nella vita della Chiesa, è essenziale dedicare del tempo ad approfondire la nostra comprensione dei passi biblici che – direttamente o indirettamente – vengono invocati per interpretare il significato dell’omosessualità nella prospettiva dell’antropologia biblica. È necessario andare oltre la mera ripetizione della loro presentazione attuale e tenere conto delle intuizioni derivanti da diverse letture esegetiche». Mosè, San Paolo, l’intera Tradizione e persino il Catechismo , sono tutti in errore. Devono essere reinterpretati per i credenti di oggi, anche se ciò significa far loro dire l’opposto di ciò che pensavano e dicevano. Attingendo a una distinzione insegnata ovunque ma riscoperta « tra atti omosessuali e condizione o tendenza omosessuale », combinata con « una prospettiva proveniente dalle scienze psicologiche», la comunità cristiana deve chiedersi: «Come possiamo comprendere meglio l’esperienza umana e morale dei credenti che provano attrazione per persone dello stesso sesso, basandoci (…) anche su un approccio transdisciplinare?» Poiché la Sacra Scrittura è chiaramente incompleta, le scienze psicologiche devono venirle in aiuto, e di fatto sostituirla, al fine di «progettare e gestire un ministero pastorale che si lasci mettere in discussione da questa testimonianza». Infine, ultimo ma non meno importante , «è necessario affrontare con parrhesia la questione che si ripropone costantemente: possiamo parlare di ‘matrimonio’ in riferimento a persone con attrazioni omosessuali, assimilando la loro relazione all’unione matrimoniale eterosessuale senza riconoscerne le differenze?» Introdurre il concetto di matrimonio per gli omosessuali è il penultimo tocco distruttivo alla morale, prima dell’ultimo che si propone di chiedersi «come la comunità cristiana è chiamata a interpretare e affrontare le questioni relative agli impegni educativi nei confronti dei bambini nella vita familiare, ecclesiale e sociale, riguardo alle unioni di fatto tra credenti dello stesso sesso». In altre parole, queste unioni di fatto non vengono messe in discussione e l’educazione di bambini poveri all’interno di tali «unioni» è pienamente accettata. Basta solo interpretarla… Il titolo preannunciava una disgregazione della fede e della morale: a quanto pare, non esagerava. Per i lettori interessati, le basi di questa annientamento, esposte nelle prime due parti del testo, vengono analizzate di seguito.La metodologia
Questa relazione inizia descrivendo la metodologia utilizzata. Il punto di partenza è l’osservazione dell’inadeguatezza dei «nostri attuali paradigmi operativi», ovvero del nostro modo di praticare la fede cattolica. Il documento si propone di indicare il percorso per superare tale inadeguatezza. Il processo viene brevemente descritto prima di essere spiegato in dettaglio: «Il riconoscimento di questioni che oggi consideriamo “controverse” può rappresentare, in una prospettiva positiva, l’emergere di esperienze che spingono la Chiesa a cogliere ed esprimere, a un livello inedito e più profondo, la propria appropriazione e articolazione, nel presente momento storico e nella diversità di contesti e situazioni, del messaggio senza tempo del Vangelo destinato a tutti». Ma «per essere autentico e fruttuoso, l’ascolto di queste esperienze richiede un’attenta integrazione e valorizzazione di ciò che possiamo imparare da esse attraverso il contributo delle discipline umanistiche, delle scienze sociali e delle scienze naturali», rendendo queste ultime uno spazio teologico…Conversione relazionale e dinamiche sociali
La prima parte descrive in dettaglio le basi di questo cambio di paradigma in termini di filosofia personalista. Si possono individuare altre influenze: la fenomenologia, attraverso l’importanza del «corpo vissuto» e del «volto dell’altro»; la filosofia del linguaggio e della relazione (Martin Buber); e anche l’ermeneutica e la storicità: «la verità universale dell’umano (…) si trova nelle forme concrete delle diverse culture». Il processo sinodale come implementazione di 3 dinamiche che favoriscono un cambio di paradigma Questo sviluppo si basa su diversi modelli provenienti dalle scienze dell’educazione e dalla filosofia sociale, come le «comunità di pratica» di Étienne Wenger e l’apprendimento situato di Jean Lave; il legame tra teoria e pratica – sottolineato più volte – rimanda a John Dewey; infine, l’interdisciplinarità e la transdisciplinarità richiamano alla mente Edgar Morin. Ci troviamo di fronte a un quadro concettuale connesso alle scienze dell’educazione, alla filosofia personalista e alla dottrina sociale.Conversione relazionale
Anche in questo caso, le fonti sono facilmente identificabili. Il metodo di questa conversione fonde l’etica delle relazioni e della responsabilità (Emmanuel Levinas, Martin Buber). Il testo evoca inoltre il «mezzo» o la comunicazione nel tempo, riecheggiando Jürgen Habermas. Per quanto riguarda il «tempo intermedio», il «tempo prospettico» e la continuità delle relazioni nella storia, questi concetti rimandano a Paul Ricoeur. Il legame circolare tra teoria e pratica riflette il pragmatismo di John Dewey e la sua co-costruzione del significato: «concepire insieme la struttura… entro la quale possono emergere i problemi».Aiuta Renovatio 21
Principi pastorali e cambio di paradigma
Principio della cura pastorale
Il documento afferma che questo principio pastorale è la chiave del cambiamento in atto nella Chiesa: l’annuncio del Vangelo non è solo dottrinale, ma anche relazionale. Il testo si rifà a Dei Verbum (l’annuncio della Parola), Gaudium et Spes (la necessità di comprendere i segni dei tempi), Ad Gentes (contestualizzazione e inculturazione) e Lumen Gentium, che definisce la Chiesa come Popolo di Dio in missione.Cambio di paradigma
L’espressione si ripete circa quindici volte. Per aiutare il lettore, è necessario spiegarla. Si riferisce al desiderio di allontanarsi dal metodo «preconciliare» che separava la teologia dalla vita. Pertanto, in una Chiesa sinodale missionaria, è essenziale comprendere l’importanza delle relazioni, della storia delle persone, dell’esperienza e dell’azione concreta. – Una grande scoperta! Infine, non dobbiamo dimenticare un punto centrale: la fede è comunitaria, la relazione con Dio costruisce un «noi» ecclesiale. Il testo appare profondamente personalista, intriso di fonti filosofiche discutibili, zeppo di riferimenti a dottrine pedagogiche, formando un insieme alquanto indigesto, in cui gli elementi cattolici appaiono quasi come corpi estranei, e si propone come una guida al corretto utilizzo della sinodalità per risolvere le «questioni emergenti». L’obiettivo, in realtà, non è risolvere il problema, bensì sfidare la dottrina e adattarsi francamente al mondo. Ciò ha richiesto il passaggio attraverso le Assemblee sinodali, che hanno fornito a teologi e prelati rivoluzionari le basi per le loro speculazioni: l’omosessualità, presente nella società contemporanea e vissuta da alcuni fedeli. Attraverso il processo sinodale in corso, essa deve ora essere accettata e riconosciuta come un dono di Dio. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Gender
Mons. Strickland: il rapporto del Sinodo sull’omosessualità è un «attacco diretto» all’insegnamento cattolico
Renovatio 21 traduce e pubblica il messaggio del vescovo Joseph Strickland, già vescovo di Tyler, Texas, apparso su Pillars of Faith
Il recente rapporto pubblicato dal Gruppo di Studio 9 del Sinodo sulla Sinodalità è profondamente allarmante e si pone in diretta contraddizione con il costante insegnamento della Chiesa Cattolica in materia di sessualità umana, peccato, matrimonio e legge morale.
La Chiesa non può cambiare ciò che Dio stesso ha rivelato.
La Sacra Scrittura parla chiaramente riguardo al peccato di sodomia e agli atti omosessuali. San Paolo scrive in Romani 1 che tali atti sono «contro natura», e il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna chiaramente che gli atti omosessuali sono «intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale» (CCC 2357). Questo insegnamento non deriva da pregiudizi, politica o consuetudine culturale, ma dalla Divina Rivelazione, dalla Sacra Tradizione e dal magistero perenne della Chiesa.
Affermare che il peccato non consista nella relazione omosessuale in sé non è semplicemente un’espressione ambigua. Si tratta di un attacco diretto alla dottrina morale cattolica e alle parole stesse della Scrittura.
In ogni epoca, la Chiesa è chiamata ad amare i peccatori senza mai benedire il peccato. L’autentica carità chiama ogni anima al pentimento, alla castità, alla santità e alla conversione attraverso Gesù Cristo. La vera cura pastorale non asseconda le anime in modelli di comportamento che le separano da Dio. Un pastore che vede il pericolo e rimane in silenzio non è misericordioso.
Il tentativo di normalizzare o ridefinire le relazioni omosessuali all’interno della vita della Chiesa fa parte di uno sforzo più ampio per trasformare il cattolicesimo in qualcosa di più accettabile per il mondo moderno. Ma la Chiesa non appartiene al mondo moderno. La Chiesa appartiene a Gesù Cristo.
La distruzione della dottrina sotto il linguaggio del «discernimento», dell’«ascolto» e dell’«esperienza vissuta» è uno dei pericoli spirituali più gravi del nostro tempo. La verità non è determinata dall’esperienza. La verità è rivelata da Dio.
Nostro Signore distrusse Sodoma e Gomorra come monito per ogni generazione contro i gravi peccati sessuali e la ribellione all’ordine stabilito dal Creatore. Eppure ora persino queste verità vengono reinterpretate e minimizzate da voci interne alla Chiesa stessa. Ciò dovrebbe causare profondo dolore e santo allarme tra i fedeli.
Ecco perché molti cattolici riconoscono sempre più che stiamo vivendo un’autentica emergenza nella vita della Chiesa. Quando le verità morali fondamentali riguardanti il matrimonio, la sessualità, il peccato, il pentimento e la salvezza vengono considerate questioni aperte, la crisi non è più teorica. È presente e attiva.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sono proprio sviluppi come questi che hanno portato molti fedeli cattolici a concludere che la Chiesa stia attraversando una vera e propria emergenza dottrinale e pastorale. Quando verità che i cattolici hanno sempre considerato certe e immutabili vengono improvvisamente trattate come questioni di «discernimento» o di reinterpretazione, la confusione si diffonde rapidamente tra i fedeli.
Questa atmosfera di instabilità dottrinale è anche uno dei motivi per cui gruppi come la Fraternità Sacerdotale San Pio X sostengono che siano necessarie misure straordinarie ai giorni nostri. Le loro consacrazioni episcopali programmate senza l’esplicita approvazione romana vengono giustificate come una risposta a quella che percepiscono come una grave emergenza all’interno della Chiesa stessa.
Sebbene i cattolici possano dibattere sulla prudenza o sulle questioni canoniche che circondano tali azioni, nessun osservatore onesto può negare che dichiarazioni e documenti come questo rapporto sinodale intensifichino la crisi e acuiscano la preoccupazione di innumerevoli fedeli cattolici in tutto il mondo. Quando voci all’interno della Chiesa mettono in discussione la Divina Rivelazione e il perenne insegnamento morale della Chiesa, il senso di allarme tra i fedeli non è né irrazionale né immaginario.
Gli avvertimenti della Madonna di Fatima e dei grandi santi dell’era moderna appaiono oggi più urgenti che mai. Suor Lucia di Fatima scrisse che «la battaglia finale tra il Signore e il regno di Satana sarà per il matrimonio e la famiglia». Stiamo assistendo allo svolgersi di questa battaglia sotto i nostri occhi. L’attacco al matrimonio non riguarda mai solo le relazioni umane; è un attacco a Dio Creatore, all’ordine del creato, alla famiglia come chiesa domestica e, in definitiva, alla salvezza delle anime. Quando il significato del matrimonio viene distorto, viene distorta anche la comprensione dell’uomo stesso.
La confusione che si sta diffondendo in alcune frange della Chiesa riguardo alla sessualità, al matrimonio e al peccato non riflette la voce di Cristo Sposo, ma la battaglia spirituale che la Madonna aveva preannunciato. Per questo i fedeli devono ritornare con rinnovato fervore alla preghiera, alla penitenza, al Rosario, alla devozione eucaristica e alla fedeltà alle verità tramandate nei secoli. A Fatima, la Madonna non ha chiamato il mondo ad adattarsi agli errori moderni, ma al pentimento, alla conversione e alla riparazione.
Come pastore, oggi esorto tutti i fedeli a rimanere fedeli a Cristo, alla Sacra Tradizione, al Magistero perenne e alle verità che la Chiesa ha sempre insegnato. Nessun sinodo, comitato, gruppo di studio o iniziativa ecclesiastica ha l’autorità di sovvertire la legge di Dio.
Dobbiamo pregare e fare penitenza per la Chiesa. Dobbiamo pregare per coloro che seminano confusione, affinché ritornino pienamente alla verità affidata agli apostoli. E dobbiamo chiedere allo Spirito Santo di suscitare pastori con il coraggio di parlare con chiarezza in difesa della fede cattolica, a qualunque costo.
«Il Signore Gesù Cristo, che è la Verità stessa, non si contraddice. Ciò che ieri era peccato, oggi non può diventare santo».
Possa la Beata Vergine Maria, Distruttrice delle eresie, intercedere per la Chiesa in quest’ora buia.
+ Joseph E. Strickland
vescovo
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da YouTube
Gender
Rapporto del Sinodo suggerisce che le relazioni omosessuali non sono peccato
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Spirito2 settimane faLeone e l’arcivescovessa, mons. Viganò: Roma sta con gli eretici e nega le cresime ai tradizionisti
-



Bioetica1 settimana faCorpi senza testa per produrre organi: l’uomo ridotto a funzione, la medicina contro l’anima
-



Spirito2 settimane faMons Strickland risponde alle osservazioni di papa Leone sulle «benedizioni» omosessuali
-



Civiltà1 settimana faValpurga e oltre: le origini esoteriche del 1° maggio
-



Spirito2 settimane faDichiarazione di monsignor Strickland sull’accoglienza vaticana della «arcivescova» di Canterbury.
-



Spirito2 settimane faLeone sta pianificando la scomunica della Fraternità Sacerdotale San Pio X
-



Misteri2 settimane faMisteri, complotti e stranezze dell’ultimo attentato a Trump
-



Misteri2 settimane faUn altro scienziato della NASA morto: esperto di propulsione nucleare trovato carbonizzato all’interno di una Tesla














