Spirito
La storia epica della cristianità in Giappone: una mostra
Dal 15 marzo al 13 luglio 2024, le Missioni Estere di Parigi (MEP) organizzano una mostra dal titolo: «Da Samurai a Manga: l’epica cristiana in Giappone». Un’occasione per scoprire questo capitolo delle missioni cattoliche e per conoscere meglio le Missioni Estere di Parigi. Questo articolo riassume la presentazione fatta sul suo sito web.
La storia dell’evangelizzazione del Giappone presenta inizialmente due aspetti: a volte una rapida espansione, a volte una serie di battute d’arresto e disastri sfociati in tragedie.
Il «secolo cristiano»
San Francesco Saverio sbarcò in Giappone a Kagoshima (Satsuma) nel 1549, durante i primi tentativi di unificazione del Paese. L’espansione del cattolicesimo fu notevole e portò alla conversione di numerosi governatori (daimyo). Grazie al permesso di evangelizzare, i missionari gesuiti aumentarono gradualmente il numero dei battezzati.
Il gesuita Alessandro Valignano arrivò nel 1579 come visitatore delle missioni. Nel 1582 organizza la prima ambasciata in Europa, che incontra papa Gregorio XIII nel 1585. Ma una prima messa al bando del cristianesimo fu imposta dallo shogun Toyotomi Hideyoshi nel 1587 con l’esilio dei missionari. Il 5 febbraio 1597 furono crocifissi a Nagasaki 26 martiri.
Sostieni Renovatio 21
Segretezza
A partire dal 1614 gli shogun cercarono di eliminare il cattolicesimo: a partire da questa data ogni famiglia doveva essere registrata presso un tempio buddista. Poi, a partire dal 1619, nelle città e nei villaggi di tutto il Paese furono affissi cartelli che ricordavano la messa al bando del cristianesimo, offrendo cospicue ricompense per la denuncia dei cristiani.
Scene di martirio furono testimoniate a Kyoto nel 1619, a Nagasaki nel 1622 e a Edo (Tokyo) nel 1623. La tortura sistematica apparve intorno al 1630 per promuovere l’apostasia. Fu in questo contesto che nel 1613 il daimyo di Sendai inviò un’ambasciata presso il viceré del Messico per ottenere l’apertura di una via commerciale transpacifica. In cambio, la religione cristiana sarebbe tollerata.
L’ambasciata fu affidata al samurai Hasekura Tsunenaga, accompagnato dal francescano spagnolo Luis Sotelo. Il viceré inviò messaggeri al re di Spagna, Filippo III. Il re inviò infine gli ambasciatori a papa Paolo V, che li ricevette nel novembre 1615. Ma Paolo V restituì la decisione finale al monarca spagnolo, che rifiutò di rivedere gli inviati del daimyo di Sendai.
Il fallimento dell’ambasciata provocò la messa al bando del cristianesimo e la caccia ai cristiani. Riuscito a tornare segretamente in Giappone, Luis Sotelo fu bruciato vivo a Tokyo nel 1623. Iniziava il periodo delle grandi persecuzioni. La popolazione cristiana, stimata in 650.000 persone, fu decimata. Furono inflitte terribili torture.
La ribellione di Shimabara (1637-1638), organizzata dai contadini cristiani sotto lo shogunato Tokugawa, fu repressa ferocemente, con l’appoggio della marina olandese, che sparò con i suoi cannoni sul castello di Hara, dove si erano rifugiati i ribelli, per sostenere la rivolta. truppe lealiste. Il massacro di 30.000 cristiani durò tre giorni.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Il cristianesimo emerge dall’ombra
Nel XIX secolo la Francia voleva recuperare il tempo perduto nella corsa per l’Asia. La Santa Sede non aveva rinunciato a rifondare una missione in Giappone. Infine, le Missioni Estere di Parigi aspiravano a riconquistare il prestigioso campo missionario del Giappone. Il primo trattato franco-giapponese fu firmato nel 1858, ma la presenza dei ministri religiosi era consentita solo agli occidentali; il cristianesimo rimase proibito ai giapponesi. I missionari si stabilirono in concessioni riservate agli stranieri a Hakodate, Kanagawa e Nagasaki.
Il 17 marzo 1865 un gruppo di giapponesi si presentò come cristiano a padre Bernard Petitjean (1829-1884) delle Missioni Estere di Parigi, che si erano stabilite a Nagasaki e vi avevano costruito una chiesa, consacrata nel 1865. I missionari scoprirono organizzazione, riti ed elementi dottrinali trasmessi segretamente per 250 anni, senza sacerdoti e con pochissimi scritti. Ma la persecuzione, con arresti ed esecuzioni, era ancora in corso, soprattutto nel 1856 a Urakami, vicino a Nagasaki.
La persecuzione più lunga e più dura ebbe luogo tra il 1867 e il 1873, anni che videro il crollo del regime Tokugawa e la restaurazione del regime imperiale. Il regime instauratosi con il periodo Meiji (1868) portò avanti un’opera trasformativa: la modernizzazione delle strutture politiche ed economiche. Ma nei confronti dei cristiani è stata adottata una linea dura.
Fu promossa una teocrazia imperiale fondata sullo shintoismo. I leader erano a disagio riguardo alle vere intenzioni degli occidentali e il sentimento anticristiano era al suo culmine. La nomina di padre Petitjean come vescovo nel 1866 scatenò la persecuzione: nel 1868 si decise di deportare i cristiani di Urakami in 60 diversi feudi in tutto il Giappone.
Nel 1872 iniziò una distensione: la politica anticristiana fu finalmente sepolta. I cartelli che vietavano il cristianesimo, in vigore dal XVII secolo, furono rimossi nel febbraio 1873. I cristiani di Urakami poterono tornare a casa e fu loro concessa la libertà religiosa.
Libertà sotto sorveglianza
Le missioni itineranti venivano organizzate grazie ad una certa libertà di movimento. Il passaporto interno, limitando la permanenza nello stesso luogo a tre giorni, spingeva i missionari a percorrere vaste regioni. Dal punto di vista politico, emerse uno Stato shintoista, nazionalista e guidato dall’imperatore: prese le distanze dal buddismo e rimase diffidente nei confronti del cristianesimo o addirittura ostile ad esso.
La prima Costituzione del Giappone, nel 1889, concedeva la libertà religiosa, anche se molto limitata. Alla fine era solo ciò che il governo aveva effettivamente consentito dal 1873. Ciò consentiva la creazione di diocesi e l’istituzione della Chiesa al di fuori delle enclavi in cui era stata relegata. Le Missioni Estere di Parigi chiesero quindi alle suore di prendersi cura di orfanotrofi, scuole e dispensari.
Aiuta Renovatio 21
Altre congregazioni si ristabilirono sul suolo giapponese: domenicani, francescani e gesuiti, che erano stati espulsi due secoli e mezzo prima. Ma con il Rescritto Imperiale del 30 ottobre 1890 la fedeltà all’Imperatore divenne fondamentale. Si riteneva che ciò presentasse l’urgente necessità di formare un clero autoctono nel caso in cui i missionari fossero stati nuovamente scacciati.
L’aumento della potenza militare dell’arcipelago – le vittorie contro Cina, Taiwan e Russia, l’annessione della Corea, l’invasione della Manciuria – spinsero il regime verso l’esercito. La Chiesa si adattò al Giappone e si raggiunse un accordo sulla questione dei riti dovuti all’Imperatore. Con la seconda guerra mondiale la situazione degli stranieri all’interno della Chiesa in Giappone divenne sempre più difficile.
Dopo la sconfitta, la Costituzione del 1946, ancora in vigore, consentiva la totale libertà del cattolicesimo.
La Chiesa in Giappone dal 1945 ad oggi
Secondo le statistiche del 2023, i cattolici sono 431.100, tra cui 6.200 seminaristi, sacerdoti e religiosi, che costituiscono lo 0,34% della popolazione giapponese. Ma questo numero tiene conto solo dei cattolici «registrati», un sistema ereditato dal tempo della persecuzione. Tra i migranti – soprattutto persone provenienti dall’America Latina, dalle Filippine e dal Vietnam – la popolazione cattolica è stimata all’1%.
Tuttavia, la Chiesa ha molte istituzioni – ospedali, scuole, centri assistenziali e persino università – che danno al cattolicesimo una presenza significativa nella società giapponese.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Cina
Papa Leone approva il suo settimo vescovo per la Chiesa «cattolica» comunista cinese
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Quale «comunione»?
Unità, in quale verità?
Il Santo Padre papa Leone XIV, Vicario di Gesù Cristo e Capo Supremo di tutta la Chiesa universale, ha celebrato il 29 giugno, alla presenza dei cardinali riuniti a Roma per il Concistoro, la Messa per la festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. È stato durante questa celebrazione che il Papa ha conferito il pallio ai nuovi arcivescovi metropoliti.
Nell’omelia pronunciata quel giorno, Leone XIV ha sottolineato la «fedele e paziente sollecitudine per l’unità» che spetta al successore di Pietro e che «è ben espressa dal simbolo delle chiavi, con cui spesso lo identifichiamo (cfr. Mt 16,19)». Ha approfondito poi la metafora: «Una chiave, infatti, non sfonda le porte, ma le apre e poi le richiude, trovando le leve giuste all’interno e guidandone i movimenti, in modo che i blocchi vengano rimossi, i chiavistelli scorrano e le ante girino liberamente sui cardini, unendo così gli spazi e trasformando molte stanze isolate in un’unica, accogliente casa».
Come dovremmo dunque intendere, alla luce di questa metafora, la definizione di unità e comunione nella Chiesa? «Allo stesso modo», spiega Leone XIV, «la comunione nella Chiesa non si costruisce aggrappandosi alle proprie posizioni, ma cercando, nel cuore di ciascuno, i punti di convergenza nella Verità , alla sola luce della quale ognuno diventa strumento di crescita per l’altro». Ed è qui che si pone la domanda fondamentale: qual è questa «Verità»?
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Il vescovo di Bourges, mons. Sylvain Bataille, ha recentemente ripreso questa riflessione del Papa quando, in una dichiarazione del 13 luglio, in occasione delle consacrazioni celebrate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, il recente successore di mons. Jérôme Beau ha affermato: « Non sogniamo un’unità di compromesso, fondata sull’ambiguità». (1)
Anche noi respingiamo questa ambiguità, poiché è vero che, una volta radicati in essa, «ogni tentativo di dissipare i malintesi non farebbe che moltiplicarli» (2). Ed è proprio per questo che, fin dai suoi albori, la Società ha esposto chiaramente le profonde ragioni della sua posizione, che sono le ragioni della sua obbedienza al Magistero della Chiesa Cattolica, e al tempo stesso anche le ragioni della disobbedienza del Concilio Vaticano II a quello stesso Magistero. Sebbene questa affermazione possa sembrare alquanto audace, resta comunque vera.
Ma osserviamo anche che, da Roma e dagli episcopati di tutto il mondo, in Francia come altrove, l’ambiguità viene respinta con altrettanta veemenza, ritenuta inaccettabile, e che questo rifiuto si fonda sugli stessi testi del Concilio, i quali, proprio se letti alla luce della loro profonda logica, purtroppo sfuggono a ogni ambiguità. Essi infatti trasmettono una nuova definizione della Chiesa e della sua unità, che si pone in chiara e netta opposizione alla definizione di Chiesa così come il Magistero ce l’aveva insegnata fino ad ora. L’unità della Chiesa non appare più come quella della Chiesa cattolica, ma come quella della Chiesa di Cristo, che «sussiste» solo nella Chiesa cattolica, ed è anche «presente e attiva» al di fuori della struttura visibile della Chiesa cattolica, nelle comunità separate, note come «cristiani non cattolici».
L’unità dei cristiani, che è l’obiettivo dell’ecumenismo, assume dunque il suo pieno significato, libero da ogni ambiguità, perché si riferisce all’unità della Chiesa di Cristo , che cresce e resta distinta dall’unità della Chiesa cattolica . Come afferma esplicitamente il decreto Unitatis redintegratio del Concilio Vaticano II, attraverso questo cammino ecumenico, « a poco a poco, superati gli ostacoli che impediscono la perfetta comunione ecclesiale, tutti i cristiani saranno riuniti in un’unica celebrazione eucaristica, nell’unità di una sola e medesima Chiesa. Quest’unità, Cristo l’ha concessa alla sua Chiesa fin dal principio. Noi crediamo che essa sussista in modo permanente nella Chiesa cattolica e speriamo che cresca di giorno in giorno fino alla fine dei tempi».
Qui si afferma chiaramente, senza alcuna ambiguità, che: 1) l’unità concessa da Cristo alla sua Chiesa – quindi l’unità della Chiesa di Cristo – «sussiste in modo inalienabile» nella Chiesa cattolica , e 2) «auspicavamo che essa crescesse di giorno in giorno», in quanto «presente e attiva» solo al di fuori dell’unità della Chiesa cattolica.
Perché, dunque, la Fraternità Sacerdotale San Pio X è considerata scismatica? Semplicemente perché rifiuta questa nuova ecclesiologia, che cerca di stabilire una vera distinzione tra la Chiesa di Cristo e la Chiesa Cattolica. Questo rifiuto è stato ribadito di recente con la Professione di Fede del 24 giugno, ma l’arcivescovo Lefebvre lo aveva già sottolineato nell’omelia pronunciata per le consacrazioni episcopali del 30 giugno 1988:
«E perché, Vostra Grazia (mi verrà chiesto), avete interrotto questi colloqui, che sembravano avere un discreto successo? Proprio perché nello stesso istante in cui stavo firmando il Protocollo (accordo), l’inviato del Cardinale Ratzinger, che mi portava questo protocollo da firmare, mi ha consegnato una lettera in cui mi chiedeva perdono per gli errori che stavo commettendo. Se sono in errore, se insegno errori, è chiaro che devo essere ricondotto alla Verità, nella mente di coloro che mi hanno mandato questo documento da firmare, che devo riconoscere i miei errori. Vale a dire: se riconosci i tuoi errori, ti aiuteremo a tornare alla verità. Che cos’è questa verità per loro? Se non è la verità del Concilio Vaticano II, se non è la verità di questa Chiesa conciliare, questo è chiaro!». Pertanto, è chiaro che per il Vaticano, l’unica verità che esiste oggi è la verità conciliare, è «lo spirito del Concilio», è lo spirito di Assisi. Questa è la verità di oggi. E noi non vogliamo avere niente a che fare con questo al mondo, assolutamente niente!
Quando Papa Leone XIV affermò che la comunione nella Chiesa deve essere costruita «cercando, nel cuore di ogni persona, i punti di convergenza nella Verità », si riferiva precisamente, e senza alcuna ambiguità, a questa nuova Verità del Concilio Vaticano II. La Fraternità, e con essa i suoi sei vescovi, compresi i quattro consacrati il 1° luglio , la rifiutano completamente, perché questa Verità è una falsa Verità; ha solo l’apparenza di Verità assumendo la falsa veste del Magistero, e in realtà è semplicemente l’espressione degli errori già condannati da tale Magistero.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
E la Fraternità, con i suoi sei vescovi pienamente cattolici, auspica di cuore che il papa e il Cardinale Fernandez non siano così rigidi nelle loro posizioni su una teologia che, pur avendo trovato la sua massima espressione nel Concilio Vaticano II, rimane discutibile su più di un punto, alla luce degli insegnamenti secolari del Magistero della Chiesa, come chiaramente emerge dalla Professione di Fede rilasciata dalla Fraternità il 24 giugno.
Leone XIV ha concluso la sua omelia del 29 giugno estendendo con gioia «un cordiale saluto ai membri della delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, inviata dal mio carissimo fratello, Sua Santità Bartolomeo, e guidata da Sua Eminenza Emmanuel, Metropolita di Calcedonia». Questa delegazione, tuttavia, rappresenta una comunità rimasta scismatica per oltre nove secoli, nonostante nel 1964 Papa Paolo VI avesse cercato di revocare l’anatema di scomunica subito da Michele Cerulario durante lo scisma del 1054.
Lontana da qualsiasi spirito scismatico, la Fraternità professa la stessa fede dell’apostolo San Pietro, la fede nel Primato del Vescovo di Roma.
Per questo osa sperare in un «cordiale saluto» del Santo Padre, tanto più meritato in quanto, a differenza dei vescovi ortodossi Bartolomeo ed Emmanuele, a differenza anche della signora Sarah Mullaly, la presunta «arcivescova» anglicana di Canterbury, ricevuta in Vaticano dal Papa il 27 aprile, e a differenza dei 14 (6 donne e 8 uomini) presunti «vescovi» luterani di Norvegia, anch’essi ricevuti in Vaticano da Leone XIV il 26 agosto, intende rimanere fedele alle definizioni dei concili ecumenici di Lione I e II, Firenze, Trento e Vaticano I.
Padre Jean-Michel Gleize
NOTE
2) Etienne Gilson, Matières et formes, Vrin. 1964, p. 20.
3) https://laportelatine.org/actualite/leon-xiv-et-madame-mullaly
4) https://fr.zenit.org/2026/08/26/leon-xiv-la-bonte-et-la-charite-ont-le-pouvoir-de-desarmer/ ; https://www.vaticannews.va/fr/pape/news/2026-08/leon-xiv-petits-gestes-bonte-charite-peuvent-desarmer-conflits.html
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
Spirito
Mons. Viganò: nemici della Messa antica, «dalla Compagnia di Gesù alla Compagnia di Satana»
Dalla Compagnia di Gesù alla Compagnia di Satana.
Thomas Reese sj, anima nera dei gesuiti negli Stati Uniti, intitola la sua “confessione”: «Perché odio la vecchia Messa in latino». E chiama quella Messa «uno zombie»: la credeva morta, e invece ritorna. In fondo Reese non… pic.twitter.com/uBxJwrcnVH — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) August 28, 2026
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Occulto2 settimane faFunzionario vaticano esegue il rituale della Pachamama in vista della visita di Leone in Perù
-



Occulto2 settimane faMons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa
-



Pensiero2 settimane faStoria di rune e cani che abbaiano
-



Economia2 settimane faHormuz e la situazione energetica in Italia. Intervista al prof. Pagliaro.
-



Bioetica5 giorni faKennedy lo ribadisce: sì, i vaccini sono fatti con gli aborti
-



Intelligenza Artificiale1 settimana faI Data Center faranno costare tutto di più. Le macchine hanno già vinto?
-



Catastrofi1 settimana faTerremoto di «intensità insolita» colpisce la città dove si è praticata l’idolatria di Pachamama
-



Spirito2 settimane faRisposta del vescovo de Castro-Mayer all’inchiesta segreta della Santa Sede sulla Messa













