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La democrazia dei filantropi
Capita spesso di leggere sui giornali o sul web e di udire alla radio o alla TV le «gesta» di fieri capitalisti, di personaggi molto ricchi che con le loro fondazioni si dedicano alle cosiddette «attività filantropiche».
Recentemente ha fatto scalpore, nell’annuncio dell’imminente divorzio tra Bill e Melinda Gates, la preoccupazione della destinazione degli ingenti fondi (circa 5 miliardi di dollari l’anno) che la loro fondazione filantropica elargiva per la sanità e l’istruzione dei Paesi più poveri, a favore dell’alfabetizzazione e per combattere terribili malattie infettive.
Qualche mese prima si era scatenata la medesima preoccupazione per l’annunciato divorzio tra Jeff Bezos, patron ultramiliardario di Amazon, e MacKenzie Scott, una delle donne più ricche del mondo, anche loro protagonisti, al pari di altri celebri nomi della finanza mondiale, come ad esempio Warren Buffett, di iniziative filantropiche come la Giving Pledge, per destinare ingenti fondi delle loro enormi ricchezze in opere di beneficenza.
«La democrazia non è filantropia. Non è nemmeno altruismo né riforma sociale. La democrazia non si basa sulla compassione nei confronti dell’uomo comune. La democrazia si basa sulla reverenza per l’uomo comune, o se si preferisce anche sul timore per l’uomo comune. Non protegge l’uomo perché questo è miserabile, ma perché è sublime. Non obietta tanto al fatto che l’uomo comune sia schiavo, quanto al fatto che non sia Re…»
Tutte queste più o meno legittime preoccupazioni che hanno investito gran parte dell’opinione pubblica, magari interessata direttamente a ricevere queste stratosferiche somme, mi hanno fatto pensare al significato della filantropia e al suo rapporto con la democrazia, quella vera, quella autentica, quella che ha a che fare con la natura essenziale della persona umana.
Non la democrazia ostentata fieramente da questi filantropi capitalisti, ma quella invocata ed espressa in mirabili frasi da quel grande pensatore e scrittore che è stato Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), il quale annotava profondamente nella raccolta di saggi Eretici del 1905: «La democrazia non è filantropia. Non è nemmeno altruismo né riforma sociale. La democrazia non si basa sulla compassione nei confronti dell’uomo comune. La democrazia si basa sulla reverenza per l’uomo comune, o se si preferisce anche sul timore per l’uomo comune. Non protegge l’uomo perché questo è miserabile, ma perché è sublime. Non obietta tanto al fatto che l’uomo comune sia schiavo, quanto al fatto che non sia Re…». Si può comprendere allora, condividendo il profondo pensiero di Chesterton, quanto la filantropia dei ricchi sia lontana dalla reale democrazia, in quanto perverte l’atteggiamento nei confronti dell’uomo comune.
La benevolenza non è solo un sentimento, un atteggiamento compassionevole ma è soprattutto un atto di sottomissione alla gloria di Dio, che ha elevato a dignità regale ogni Sua creatura umana.
Ecco perché Innocent Smith, il protagonista del romanzo di Chesterton Le avventure di un uomo vivo raccoglie i cappelli delle persone volati via per un’improvvisa raffica di vento nella Locanda Beacone con un atto di umiltà e riverenza glieli pone gentilmente sul loro capo con queste parole: «Ogni uomo è un Re e ogni cappello è una corona».
«Ogni uomo è un Re e ogni cappello è una corona»
Quell’uomo vivo, al contrario dei filantropi ricchi, si inginocchia dinanzi alla dignità regale di ogni persona umana, evocando quanto sublime è stata la chiamata di Dio nei loro confronti e richiamando la loro responsabilità, la risposta alla vocazione che il Creatore ha rivolto a ogni Sua creatura.
Ecco perché, ancora, ne Il club dei mestieri stravaganti, Chesterton osservava e sottolineava quanto i grigi monumenti a ingegneri ferroviari e filantropi nei quartieri poveri di Londra fossero inopportuni, in quanto «ingegneri ferroviari e filantropi erano due brutte genìe di uomini, unite dal loro disprezzo per il popolo».
Fabio Trevisan
Articolo previamente apparso su Ricognizioni.
Immagine di Daniel Oberhaus via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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Trump firma la legge per pubblicare i file di Epstein
Il presidente statunitense Donald Trump ha apposto la firma a un disegno di legge che obbliga il Dipartimento di Giustizia a diffondere i dossier investigativi sul finanziere Jeffrey Epstein, caduto in disgrazia. Questa scelta arriva malgrado l’opposizione iniziale dello stesso Trump, che aveva accusato i Democratici di strumentalizzare il caso per screditarlo sul piano politico.
Epstein, condannato nel 2008 per reati sessuali e nuovamente imputato nel 2019 per traffico di minori e organizzazione di prostituzione infantile, fu rinvenuto senza vita nella sua cella al carcere di Manhattan nello stesso anno. Le indagini conclusero per suicidio, pur con speculazioni su un omicidio volto a silenziare le sue potenziali rivelazioni su élite facoltose e influenti che ne avrebbero fruito dei servizi.
In un messaggio divulgato mercoledì su Truth Social, Trump ha etichettato Epstein come «un democratico di ferro» e ha rammentato i rapporti intrattenuti con vari esponenti del Partito Democratico, tra cui l’ex presidente Bill Clinton.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana Trump ha ordinato un’indagine sui legami di Epstein con Clinton.
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Nel suo post Trump ha insinuato che «la verità sui legami di questi democratici con Jeffrey Epstein potrebbe emergere presto, perché HO APPENA FIRMATO IL PROGETTO DI LEGGE PER LA PUBBLICAZIONE DEI FILE EPSTEIN!».
Il presidente ha quindi imputato ai Democratici l’intento di deviare l’attenzione dai «trionfi della mia amministrazione», notando che l’esecutivo Biden «non ha ceduto un solo fascicolo o pagina» su Epstein e che, su sua direttiva, il Dipartimento di Giustizia aveva già trasmesso al Congresso decine di migliaia di documenti.
«Questa ennesima montatura si rivelerà un boomerang per i democratici, come tutte le precedenti!», ha chiosato.
L’iniziativa segna un’inversione di rotta per Trump, che per mesi aveva invitato i repubblicani della Camera a ostacolare il provvedimento, sostenendo che i democratici lo spingessero per minare la sua presidenza.
Trump compare in vari documenti legati a Epstein, inclusa un’e-mail in cui il finanziere affermava che Trump «era al corrente delle ragazze». La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha replicato che tali e-mail «non dimostrano alcunché».
A seguito della svolta, Trump ha disposto un’inchiesta sui vincoli di Epstein con alti democratici e ha caldeggiato presso i repubblicani della Camera il via libera alla declassificazione dei file, «perché non abbiamo nulla da occultare». Dopo il cambio di posizione, la Camera ha ratificato il testo con 427 sì e un solo no, mentre il Senato l’ha approvato all’unanimità.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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L’ex segretario del Tesoro USA chiedeva a Epstein come tradire la moglie con la figlia di un funzionario cinese
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Trump ordina un’indagine sui legami di Epstein con Bill Clinton
Il presidente statunitense Donald Trump ha disposto un’inchiesta sui rapporti del predatore sessuale Jeffrey Epstein con figure di spicco del Partito Democratico, tra cui l’ex presidente Bill Clinton.
L’iniziativa è scaturita dalla diffusione di 20.000 pagine di documenti estratti dal patrimonio di Epstein da parte della Commissione di Vigilanza della Camera dei Rappresentanti degli USA questa settimana, un passo che ha indotto alcuni democratici a richiamare l’antica frequentazione di Trump con il finanziere pedofiliaco.
In un messaggio su Truth Social del venerdì, Trump ha rivelato di aver incaricato l’Attorney General Pam Bondi e il Dipartimento di Giustizia di esaminare il «coinvolgimento e il legame di Jeffrey Epstein» con l’ex presidente Bill Clinton, l’ex segretario al Tesoro Larry Summers, il co-fondatore di LinkedIn Reid Hoffman (ex socio di Elon Musk e Peter Thiel, fiancheggiatore di cause contro Trump) e la banca JPMorgan Chase. Ha accusato i democratici di strumentalizzare la «farsa di Epstein» per deviare l’attenzione dallo shutdown governativo «e da tutti gli altri loro disastri».
Bondi ha reso noto di aver affidato le indagini al procuratore federale per il distretto meridionale di New York, Jay Clayton. Epstein, che si sarebbe tolto la vita in carcere nel 2019, era celebre per le sue connessioni con celebrità e potenti. Clinton ha scritto nelle sue memorie del 2024 di «non aver avuto il minimo sospetto» sui crimini di Epstein e di aver troncato i rapporti con lui al primo arresto nel 2006. Trump ha a sua volta ribadito di ignorare i misfatti di Epstein e di aver interrotto ogni contatto con lui nei primi anni 2000.
Nel 2023, JPMorgan, una delle maggiori banche americane, ha patteggiato cause legali con le Isole Vergini americane relative alle imputazioni di aver conservato Epstein come cliente di riguardo anche dopo il suo arresto nel 2006 e di aver lucrato sul traffico sessuale.
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La portavoce di JPMorgan, Trish Wexler, ha affermato venerdì in un comunicato che il governo non ha fornito alla banca «prove schiaccianti» su Epstein. «Ci rammarichiamo di ogni connessione avuta con quell’uomo, ma non l’abbiamo coadiuvato nei suoi atti efferati», ha precisato.
I democratici della Camera intendono convocare un voto martedì per obbligare il dipartimento di Giustizia a declassificare i fascicoli residui non redatti sul caso Epstein, scrive Politico.
Come riportato da Renovatio 21, negli anni sono emerse imbarazzanti foto di Bill Clinton assieme ad Epstein e il suo entourage. Ha fatto scalpore inoltre la foto al matrimonio di Chelsea Clinton che mostra Ghislaine Maxwell, che si dice pure fosse amante di Bill, tra gli invitati. È stato ricostruito dai registri che Epstein e la Maxwell avrebbe visitato la Casa Bianca dei Clinton decine di volte.
A gennaio 2024 erano uscite le parole dalla testimonianza in tribunale di Johanna Sjoberg, la quale ha riferito che Epstein «ha detto una volta che a Clinton piacciono giovani, riferendosi alle ragazze».
Come riportato da Renovatio 21, il caso più inquietante della Clinton-Epstein connection è tuttavia quello di Mark Middleton, ex consigliere di Bill Clinton considerato filo conduttore tra l’ex presidente e il miliardario pedofilo, trovato appeso a un albero con un colpo di fucile al petto all’inizio di maggio 2022 fuori da un ranch in Arkansas.
Mesi fa era emerso che l’ex presidente Clinton aveva scritto a mano una nota personale per l’album di compleanno del 2003 di Epstein, elogiandone in modo forse inquietante la «curiosità infantile»: «È rassicurante, non è vero? Essere sopravvissuti così a lungo, in tutti questi anni di apprendimento e conoscenza, avventure e [parola illeggibile], e avere anche la curiosità infantile, la spinta a fare la differenza e il conforto degli amici».
Tra i personaggi di spicco che hanno contribuito con i loro messaggi all’album figurano anche il miliardario Leon Black, la stilista Vera Wang e il magnate dei media Mort Zuckerman, si legge nel quotidiano.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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