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La CIA ha fatto esperimenti su bambini danesi, dice un documentario
Durante esperimenti intesi a rivelare tratti psicopatici e tracciare il legame tra schizofrenia ed ereditarietà, ai bambini sono stati applicati degli elettrodi sul corpo e hanno dovuto ascoltare rumori forti e striduli. Secondo gli esperti, ciò viola il Codice di Norimberga del 1947 che ha introdotto restrizioni etiche per gli esperimenti sugli esseri umani.
Diverse centinaia di orfani danesi sono stati inconsapevolmente utilizzati in esperimenti sostenuti dalla CIA, ha riferito la radio danese in un nuovo documentario intitolato The Search for Myself. La storia è stata ripresa dalla testata russa Sputnik.
Complessivamente, gli studi, iniziati nei primi anni ’60 e volti a indagare un legame tra ereditarietà e ambiente nello sviluppo della schizofrenia, hanno coinvolto 311 bambini danesi. Gli esami si sono svolti in un seminterrato dell’ospedale municipale di Copenaghen. Molti sono stati adottati o hanno vissuto in orfanotrofi vicini, ha riferito la radio danese.
Il regista Per Wennick, che ha partecipato a questi esperimenti da bambino, ricorda di essere stato messo su una sedia, di essersi messo degli elettrodi su braccia, gambe e petto intorno al cuore e di aver dovuto ascoltare rumori forti e striduli. Il test aveva lo scopo di rivelare se il bambino aveva tratti psicopatici.
«Era molto spiacevole», ha detto Wennick alla radio danese . «E non è solo la mia storia, è la storia di tanti bambini».
Per sua stessa ammissione, gli era stato promesso «qualcosa di divertente» prima di essere portato in ospedale. «Penso che questa sia una violazione dei miei diritti di cittadino in questa società. Trovo così strano che alcune persone dovessero sapere più cose riguardo a me di quanto io stesso fossi consapevole».
Ai bambini non era detto in quale ricerca erano coinvolti, nemmeno dopo la fine dell’esperimento
Ai bambini non era detto in quale ricerca erano coinvolti, nemmeno dopo la fine dell’esperimento.
Secondo lo storico e ispettore museale del Danmarks Forsorgsmuseum, Jacob Knage Rasmussen, è il primo caso documentato di bambini sottoposti a cure speciali che sono stati utilizzati per esperimenti di ricerca regolari in Danimarca.
«Non conosco tentativi simili, né in Danimarca né in Scandinavia. È una storia spaventosa che contraddice il Codice di Norimberga del 1947, che dopo la seconda guerra mondiale doveva stabilire alcune restrizioni etiche per gli esperimenti sugli esseri umani. Tra le altre cose, il consenso informato è stato introdotto, che oggi è al centro del mondo della ricerca», ha detto Knage Rasmussen alla radio danese, sottolineando la vulnerabilità del gruppo di orfani sotto la custodia dello Stato.
La Radio Danese ha attribuito allo psicologo statunitense Zarnoff A. Mednick, allora professore all’Università del Michigan, l’idea alla base del progetto di ricerca. Mednick era interessato a ciò che distingue esattamente i pazienti schizofrenici dai pazienti con altri disturbi e dalle persone sane.
Incapace di trovare un gruppo di studio adatto negli Stati Uniti, si mise in contatto con lo psichiatra danese Fini Schulsinger, un professore danese all’ospedale municipale. Insieme, stabilirono una collaborazione di ricerca tra Danimarca e Stati Uniti decennale sul suolo danese.
Il progetto è stato sostenuto con ciò che oggi corrisponde a 4,6 milioni di corone danesi (700.000 dollari). Inoltre, ha ricevuto finanziamenti dallo Human Ecology Fund, operato per conto della CIA
Secondo Wennick e gli archivi nazionali, il progetto di ricerca è stato cofinanziato dal servizio sanitario statunitense. Solo nel primo anno, il progetto è stato sostenuto con ciò che oggi corrisponde a 4,6 milioni di corone danesi (700.000 dollari). Inoltre, ha ricevuto finanziamenti dallo Human Ecology Fund, operato per conto della CIA.
Nel 1977, l’esperimento ha portato a una dissertazione di dottorato di Schulsinger intitolata «Studi per far luce sulla connessione tra ereditarietà e ambiente in psichiatri».
Per Wennick, è riuscito a localizzare il materiale di ricerca in 36 scatole presso il Centro Psichiatrico Glostrup a Hvidovre, ma il centro aveva già iniziato a distruggere i dati, suscitando critiche.
Kent Kristensen, professore associato di diritto sanitario presso l’Università della Danimarca meridionale, ha azzardato che la distruzione in questo caso costituisce una violazione della legge.
Lo storico Jacob Knage Rasmussen ha sottolineato che ha privato le vittime di reclamare il loro passato.
La CIA aveva attivato un programma di studio della psiche umana chiamato programma MK Ultra
Come riportato da Renovatio 21, la CIA aveva attivato un programma di studio della psiche umana chiamato programma MK Ultra.
Lo MK Ultra durò dal 1952 al 1973. Si trattava di un’operazione segreta multimiliardaria progettata per studiare gli effetti del depattering (cioè, la «rottura» della psiche umana precostituita) sia di individui che di gruppi utilizzando miscele di terapia con elettroshock, tortura e droga.
Sulla carta, era detto che l’MK Ultra doveva servire a capire come infiltrare la mente delle spie sovietiche catturate. Tuttavia ,olti ritengono l’MK Ultra mirasse invece a comprendere le basi psicologiche e tecnologiche del controllo mentale dell’individuo.
Molti criminali famosi sembrano essere passati fra le maglie dell’MK Ultra.
Robert F. Kennedy jr., – la cui famiglia ha un conto in sospeso con la CIA –nel suo discorso a Milano all’Arco della Pace (13 novembre 2021) ha sostenuto che anche l’esperimento di Milgram era stato finanziato dalla CIA
Charles Manson, il guru della setta assassina che massacrò Sharon Tate (incinta al nono mese) e i suoi amici, si dice che in carcere fosse passato per il programma MK Ultra.
Whitey Bulger, crudele mafioso irlandese bostoniano visto nei film The Departed e Black Mass, in prigione anche lui fu sottoposto ad esperimenti a base di LSD.
Il caso più orrendo è forse quello di Theodor Kaczynski, meglio conosciuto come Unabomber. Genio della matematica, finito con borsa di studio ad Harvard a neanche 16 anni, finì, inconsapevolmente, in un esperimento di uno psichiatra harvardiano collegato al progetto MK Ultra, lo junghiano Henry Murray. Murray organizzava sofisticate scene, con l’ausilio di molti complici, dove il soggetto – cioè, il giovanissimo genio scientifico finito poi chissà perché a fare il terrorista – veniva collettivamente insultato, sminuito, deriso. Gli veniva detto che la madre si vergognava di lui, che le sue idee non valevano nulla, etc. Le stesse idee ecologiste che Kaczynski cominciava a elaborare da studente per vederle artificiosamente derise da Murray e complici, poi vennero comunicate al mondo con l’uso di bombe.
Con l’Operazione Midnight Climax la CIA invece diede a un numero di persone non consenzienti dosi di LSD. I soggetti venivano attratti in case della CIA da prostitute pagati dai servizi segreti, e qui erano inconsapevolmente drogati e monitorati attraverso specchi. Le prostitute erano istruite su come interrogare i soggetti in stato post-coitale, così da indagare se le vittime potessero essere convinte a rivelare involontariamente alcuni segreti. A volte le vittime ricevevano messaggi subliminali nel tentativo di indurle ad azioni involontarie, comprese attività criminali come rapine, aggressioni e omicidi.
L’idea che possiamo farci è che ora stiamo vivendo tutti dentro un grande esperimento. Senza consenso informato, senza codice di Norimberga. Senza pietà
Robert F. Kennedy jr., – la cui famiglia ha un conto in sospeso con la CIA –nel suo discorso a Milano all’Arco della Pace (13 novembre 2021) ha sostenuto che anche l’esperimento di Milgram era stato finanziato da Langley.
Lo psicologo Milgram aveva testato il livello di obbedienza degli esseri umani agli ordini, anche quando questi sconfinano con la tortura o l’omicidio.
L’idea che possiamo farci è che ora stiamo vivendo tutti dentro un grande esperimento.
Senza consenso informato, senza codice di Norimberga. Senza pietà
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I sei mostri dei fratelli Dulles
Con la fine della Seconda Guerra Mondiale gli orrori del conflitto rimasero impressi nelle memorie delle persone dell’epoca. Molti americani finirono col trasferire le peggiori immagini dello scontro tra asse e alleati verso l’Unione Sovietica. La paranoia americana verso la minaccia rossa crebbe a dismisura in maniera direttamente proporzionale con il lavoro portato avanti dalle elites dirigenti di quell’epoca.
La popolazione americana venne costantemente indottrinata, e infine cominciò a credere, che i leader sovietici complottavano ossessivamente tutto il tempo su come conquistare il mondo usando qualsiasi mezzo per mettere fine alla civiltà. L’unico modo per riuscire a fermare l’invasione comunista nel mondo avrebbe significato che l’altra grande potenza rimasta dopo le ceneri europee avrebbe dovuto caricarsi sulle spalle il destino del mondo.
Stephen Kinzer nel suo libro Brothers spiega bene come i due fratelli Dulles, John Foster (1888-1959) e Allen Welsh (1893-1969) furono le persone giuste nel posto giusto per portare avanti la crociata americana. Una vola diventati rispettivamente segretario di Stato e Direttore della CIA, scatenarono la loro visione internazionalista, missionaria cristiana e manicheista. Entrambi erano pervasi da un attivismo instancabile sostenuto da una convinzione assoluta per cui fossero entrambi strumenti nelle mani del destino e da una fedeltà totale verso le elites che li avevano resi ricchi e importanti.
La loro precedente carriera in Sullivan & Cromwell ai vertici della difesa della plutocrazia americana li fece arrivare all’appuntamento con la storia preparati per trasformare i soldi e il potere americani, in soldi e potere globali. Entrambi i fratelli credevano fortemente che qualsiasi cosa beneficiasse i loro clienti avrebbe anche beneficiato chiunque altro.
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Il segretario di stato Quincy Adams (1767-1848), nel suo famoso discorso il Giorno dell’Indipendenza americano il 4 luglio 1821 disse che gli Stati Uniti non sarebbero andati in giro a cercare mostri da distruggere. I fratelli Dulles invece ne individuarono sei tra Asia, Africa e America Latina e nei primi anni Cinquanta e ne finanziarono segretamente l’attacco: Iran, Guatemala, Vietnam, Indonesia, Congo, Cuba.
La prima operazione fu quella denominata Ajax indirizzata a rovesciare il governo di Mohammad Mossadegh (1882-1967) per far salire al trono Mohammad Reza Pahlavi (1919-1980). Operazione clandestina organizzata assieme all’MI6 che, secondo Kinzer, in seguito alla sua buona riuscita senza necessità di un invasione, divenne un modello per tutte le altre.
Subito dopo venne organizzata l’operazione PBSUCCESS dove la CIA in Guatemala utilizzò propaganda, guerra psicologica, radio clandestina, pressioni diplomatiche e parallelamente mise in piedi una piccola forza guidata da Carlos Castillo Armas (1914-1957) per spodestare Jacobo Arbenz (1913-1971). Il conflitto d’interessi tra la United Fruit, maggiore proprietaria terriera guatemalteca e la Sullivan & Cromwell, studio legale dei fratelli Dulles direttori dell’operazione, divenne enorme.
L’ottima riuscita del piano fece aumentare a dismisura la fiducia nei fratelli verso le operazioni coperte. Si venne a creare una sorta di overconfidence tanto che iniziarono a credere nell’utilizzo sistematico di covert operations ma le conseguenze a lungo termine con i successivi mostri divennero sempre più problematiche.
Collegato agli errori di Woodrow Wilson (1856-1924) durante la conferenza di pace di Parigi del 1919 fu il trattamento successivo riservato a Ho Chi Minh da parte dei fratelli Dulles. Secondo Kinzer la volontà di non considerare il nazionalismo del Viet Minh di Ho Chi Minh come uno dei motori principali della volontà di autodeterminazione del popolo vietnamita ma una semplice interferenza sovietica bloccò definitivamente i rapporti nonostante la collaborazione durante la Seconda Guerra Mondiale tra l’OSS e i rivoluzionari vietnamiti contro i giapponesi.
Dopo la vittoria dei Viet Minh a Dien Bien Phu nel 1954 contro i francesi, gli americani ereditano di fatto il problema. I Dulles, non potendo in questo caso optare per un semplice reigme change cercano, incastrandosi definitivamente, di creare e mantenere uno Stato alternativo con a capo il cattolico Ndo Dinh Diem pur di impedire la vittoria ai comunisti. Nonostante gli accordi di Ginevra prevedessero delle elezioni, il governo americano decide di non partecipare creando una frattura definitiva e ponendo di fatto le basi per la futura guerra in Vietnam.
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Diverso è il caso di Sukarno (1901-1970), leader indonesiano, fu uno dei grandi protagonisti della conferenza di Bandung del 1955 dove parteciparono 29 Paesi del «Sud del mondo» e dalla quale partì il movimento dei non allineati (NAM) che li raggruppò sotto una voce comune. Il neutralismo di Sukarno divenne in breve sospetto agli occhi del governo americano che cominciò a sostenere segretamente varie ribellioni regionali fornendo armi, denaro e supporto aereo, fino a quando non vennero colti sul fatto con la cattura del pilota americano Allen Pope.
Venne il turno di Patrice Lumumba (1925-1961) primo ministro del Congo dopo l’indipendenza dal Belgio nel 1960, che per mantenere unito il Paese durante la crisi congolese cercò aiuti all’estero arrivando fino a Mosca. L’avvicinamento ai russi non piacque al governo americano che decise di eliminare il politico congolese.
Venne incaricato Sidney Gottlieb (1918-1999) per assassinare il primo ministro. Gottlieb che più di ogni altro aveva speso energie per far diventare il progetto MK Ultra, come descritto in Poisoner in chief, il più strutturato ed intenso programma di ricerca sul controllo mentale, faceva parte anche di un altro ristretto gruppo di persone: health alteration committee o comitato per le alterazioni dello stato di salute, un circolo ristretto di soli chimici che ricercavano modi sempre più letali e inidentificabili per terminare leader stranieri ostili.
Gottlieb si recò a Kinshasa per portare a termine il compito ma poco prima di entrare in azione venne anticipato dagli avversari congolesi di Lumumba.
L’ultima grande operazione che chiuderà il giro dei sei mostri, assieme alla parabola dei Dulles, fu quella della Baia dei porci messa in atto per rovesciare il regime di Fidel Castro (1926-2016) a Cuba. Progettata sotto Dwight Eisenhower (1890-1969) solamente da Allen perché Foster era già venuto a mancare qualche anno prima, venne portata a termine sotto la presidenza di John Fitzgerald Kennedy (1917-1963).
Il presidente non se la sentì di abortire l’operazione e rimanendo con i piedi in due staffe cercò di mascherare il più possibile la partecipazione diretta all’operazione con i risultati disastrosi che seguirono.
Allen Dulles, dopo la disfatta della Baia de los cochinos perse il suo incarico di direttore della CIA ma la politica estera americana non smarrì più quell’imprinting che i due fratelli lasciarono in eredità. La sovrapposizione tra politica estera, grandi imprese americane e anticomunismo semplificò molto il ventaglio di strade da intraprendere, incanalando sempre più l’inerzia verso il rollback (cioè non più solo contenimento, ma respingemento attivo dell’influenza sovietica) descritto da John Foster Dulles nel suo famosissimo articolo A Policy of Boldness pubblicato su Life nel maggio 1952.
L’articolo rappresenta un chiaro manifesto della geopolitica statunitense contro il blocco sovietico, dove si critica aspramente la dottrina del contenimento di Truman promuovendo una strategia di «liberazione» e l’idea di una rappresaglia massiccia basata sulla deterrenza nucleare per contrastare l’espansionismo comunista.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine: Mohammad Mosaddegh in corte marziale, 1953
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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La CIA declassifica gli avvertimenti dell’intelligence precedenti all’11 settembre
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Decapitazioni di massa in Manciuria: crimini giapponesi della Seconda Guerra Mondiale emergono dai docuimenti sovietici
Il 9 agosto 1945, una famigerata unità dell’esercito giapponese giustiziò decine di prigionieri civili nella città di Hailar, proprio il giorno in cui l’Unione Sovietica lanciò un’offensiva contro lo stato fantoccio imperiale giapponese del Manciukuò. La storia è stata rilanciata in questi giorni da testate governative russe.
In occasione della Giornata della Vittoria sul Giappone, le autorità russe hanno pubblicato per la prima volta documenti storici che descrivono dettagliatamente gli eccidi. I documenti furono compilati dal servizio di controspionaggio militare sovietico (SMERSH), che indagò sui crimini e assicurò alla giustizia alcuni dei responsabili.
I documenti provengono dagli archivi sono custoditi da tre istituzioni distinte: l’Archivio Centrale del Servizio di Sicurezza Federale (CA FSB) conserva le trascrizioni degli interrogatori, i fascicoli personali e le dichiarazioni relative al passato di ufficiali e personale medico giapponesi; l’Archivio Militare Statale Russo (RGVA) conserva i documenti operativi militari relativi all’offensiva transbaikaliana dell’Armata Rossa sovietica in Manciuria nell’agosto del 1945; l’Archivio di Stato della Federazione Russa (GARF) conserva i documenti ufficiali dello Stato, le raccolte di prove e la documentazione legale internazionale relativi ai 12 principali criminali di guerra giapponesi processati dall’Unione Sovietica per crimini contro l’umanità nella Cina nord-orientale.
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Hailar, all’epoca una città di circa 40.000 abitanti, oggi parte della regione cinese della Mongolia Interna, fu teatro di alcuni dei combattimenti più feroci del conflitto sovietico-giapponese, iniziato il 9 agosto 1945. Un importante complesso fortificato giapponese nella zona, costruito con il lavoro forzato dei cinesi durante l’occupazione, è stato in seguito trasformato in un parco commemorativo.
I crimini descritti nei documenti diffusi dal Servizio di sicurezza federale russo (FSB) si sono verificati altrove, in una prigione segreta della polizia dove le autorità giapponesi detenevano residenti locali sospettati di nutrire simpatie filo-sovietiche.
La Manciuria aveva una storia complessa di insediamenti russi. La sua popolazione comprendeva operai ferroviari, monarchici fuggiti dalla rivoluzione bolscevica e persino «fascisti» russi convinti, desiderosi di allearsi con le potenze dell’Asse.
Nonostante si trovassero su fronti opposti durante la Seconda Guerra Mondiale, l’URSS e il Giappone evitarono lo scontro militare diretto per gran parte del conflitto più sanguinoso della storia umana. Le forze sovietiche fermarono un tentativo giapponese di espansione in Mongolia nel 1939, ma in seguito entrambe le potenze si concentrarono sui rispettivi nemici principali: la Germania nazista per Mosca e gli Stati Uniti per Tokyo.
La sconfitta delle potenze dell’Asse in Europa nel maggio del 1945 modificò gli equilibri strategici, mentre Mosca era anche sotto pressione per onorare l’impegno preso con i suoi alleati di entrare in guerra nella regione Asia-Pacifico.
Nel giro di poche settimane, le forze dell’Armata Rossa, sopraffecero l’Armata del Kwantung giapponese in Manciuria, creando una credibile minaccia di invasione delle isole principali del Giappone.
Il Giappone alla fine scelse di arrendersi agli americani, complici le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, che alcuni, anche a Tokyo, sostengono fossero degli avvertimenti diretti ai russi di modo da impedire l’invasione sovietica dell’Hokkaido che avrebbe quantomeno spezzato in due il Paese, come poi avvenuto in Germania e in Corea.
Con l’aggravarsi della prospettiva di una guerra con l’URSS nel 1944, le autorità di occupazione giapponesi in Manciuria compilarono liste di cittadini sovietici e altri «sovversivi» e iniziarono ad arrestare coloro che erano considerati una minaccia. Il 9 agosto, un’altra ondata di arresti fu seguita da esecuzioni sommarie.
L’organizzazione incaricata dell’operazione era il Tokumu Kikan, o Organizzazioni di Servizio Speciale, una rete di unità militari e civili d’élite specializzate in Intelligence umana e attività di quinta colonna. L’organizzazione decentralizzata traeva origine da una forza creata nel 1904 dall’ufficiale dei servizi segreti giapponesi Akashi Motojiro per condurre operazioni segrete contro l’Impero russo. Fu ristabilita nel 1919, quando Tokyo perseguì i suoi piani di espansione nel continente asiatico.
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Il tenente colonnello Amano Isamu, a capo della sezione Tokumu Kikan di Hailar, ordinò l’uccisione di 43 persone il 9 agosto 1945, con l’assistenza della polizia locale comandata dai giapponesi.
Tre settimane dopo, in seguito al crollo del regime di occupazione, gli abitanti del luogo riesumarono i corpi per poter seppellire i propri parenti. Gli investigatori dello SMERSH hanno accertato che molti dei uccisi erano cittadini sovietici residenti ad Hailar.
Il rapporto completo, redatto dal generale di divisione Pyotr Popov, comandante dello SMERSH a Hailar, conteneva oltre 100 pagine di documenti e una raccolta di fotografie. L’FSB ha declassificato e pubblicato circa il 20% del materiale, inclusi estratti del referto del medico legale, trascrizioni di interrogatori di testimoni e sospettati, una descrizione della prigione segreta e gli aggiornamenti che Popov inviò a Mosca nel corso delle indagini.
Secondo i documenti, le forze sovietiche vennero a conoscenza di due fosse comuni riesumate dalla popolazione locale, mentre 19 corpi erano ancora in attesa di sepoltura, consentendo agli investigatori di effettuare le dovute autopsie. Tutti i uccisi furono identificati come russi ed ebrei, ad eccezione di un uomo di etnia mongola.
I messaggi lasciati sui muri delle celle offrono uno spaccato della vita delle persone detenute nel Tokumu Kikan. Molte iscrizioni contengono semplicemente i nomi delle vittime, tra cui una con la scritta «Gosha K». Altre includono dettagli biografici, date di incarcerazione e denunce di torture, malnutrizione e morti all’interno del carcere.
Un giovane di nome Vinokhodov ha lasciato un messaggio di addio dicendo: «Morire per la causa, provo un certo sollievo», lasciando intendere di simpatizzare con l’Unione Sovietica.
Secondo il referto forense, i prigionieri sono stati uccisi mediante decapitazione netta, eseguita con mano ferma da un professionista. Le prove suggeriscono che almeno uno dei carnefici fosse un abile spadaccino.
I documenti affermano che diverse vittime non furono completamente decapitate, con la testa rimasta attaccata al corpo tramite un lembo di pelle all’altezza della gola. Sebbene gli investigatori sovietici non abbiano commentato questo fatto, esso riveste un significato nella tradizione culturale giapponese.
Il seppuku tradizionale, una forma cerimoniale di auto-sventramento che fungeva anche da pena capitale tra i samurai, veniva solitamente eseguito con l’aiuto di una seconda persona. L’assistente tagliava la testa al morente per porre fine alle sue sofferenze. Un taglio tecnicamente difficile, che lasciava la testa parzialmente attaccata, era considerato prova di eccezionale abilità con la spada e aveva lo scopo di preservare la dignità della persona giustiziata.
Il seppuku era stato messo al bando già nel 1945, ed è altamente improbabile che un ufficiale dell’Impero giapponese intendesse concedere ai suoi prigionieri una morte onorevole. Una spiegazione più plausibile è che il boia volesse mettersi in mostra, pensano ora i russi.
Un episodio tristemente noto durante il massacro di Nanchino del 1937 coinvolse due ufficiali giapponesi che, secondo alcune fonti, si sfidarono a chi riuscisse a uccidere per primo 100 persone con una spada. I giornali giapponesi dell’epoca ritrassero le vittime come combattenti sul campo di battaglia, sebbene i ricercatori abbiano concluso che si trattasse quasi certamente di prigionieri di guerra.
Nel novembre del 1945, un tribunale militare sovietico condannò a morte il personale militare e di polizia giapponese coinvolto negli arresti di massa e nelle esecuzioni di Hailar. Tra i giustiziati tramite fucilazione figuravano Amano, capo del Tokumu Kikan, e il maggiore generale Haseki Kageyama, comandante della gendarmeria provinciale.
Il loro destino contrastava con quello di molti altri ufficiali giapponesi, compresi gli ex allievi della Tokumu Kikan, che furono in seguito integrati nell’ordine postbellico sostenuto dagli Stati Uniti. Ex nemici, tra cui individui implicati in crimini di guerra, offrirono le loro conoscenze ed esperienze a Washington all’inizio della Guerra Fredda.
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Un esempio è quello del capo dei servizi segreti imperiali giapponesi Arisue Seizo. Il generale Charles Willoughby, che dirigeva l’intelligence militare statunitense sotto il generale Douglas MacArthur, reclutò Arisue per dare il via alle operazioni anticomuniste in Asia.
La Russia si impegnò a fondo nello sviluppo della Manciuria alla fine del XIX secolo, nel tentativo di ottenere un maggiore accesso ai mercati cinesi. Tuttavia, la sconfitta russa nella guerra russo-giapponese e il crollo dell’Impero russo durante la prima guerra mondiale ridussero drasticamente l’influenza del paese in Estremo Oriente.
Harbin, uno dei principali centri di insediamento russo in Manciuria, divenne un polo di attrazione sia per coloro che non volevano avere nulla a che fare con il nuovo Stato sovietico, sia per chi cercava attivamente di minarlo. Alcuni giovani emigrati russi in Manciuria giunsero a credere che il fascismo potesse offrire una via per la restaurazione della Russia, creando un’organizzazione che al suo apice, negli anni ’30, contava circa 20.000 membri.
La comunità russa in Manciuria rimase tuttavia profondamente divisa sull’Unione Sovietica. Secondo lo storico Sergej Smirnov, negli anni Venti circa 120.000 persone nella regione erano cittadini sovietici o simpatizzavano con il nuovo stato, mentre oltre 100.000 avevano opinioni opposte.
Questa divisione si riflette anche nei documenti recentemente desecretati, che identificano un «emigrato bianco» di cognome Kaevich come membro della polizia giapponese che prese parte al massacro di Hailar.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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