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Ambiente

La barriera corallina delle Filippine è coperta di mascherine

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I subacquei nelle Filippine hanno scoperto che quantità mascherine monouso e altri DPI coprono le  barriere coralline, danneggiando la fauna marina.

 

Se credevate che il lockdown avesse un impatto benefico sull’ambiente, sbagliavate.

«A soli dieci minuti dall’inizio dell’immersione, abbiamo visto circa 10-12 maschere e non le avevamo mai viste prima»

 

Mentre i media e gruppi come il World Economic Forum hanno salutato l’impatto del blocco, celebrandolo per la riduzione delle emissioni di CO2 e la creazione di «città più silenziose», il vero impatto ambientale è rimasto in gran parte ignorato scrive Summit News.

 

«I dispositivi di protezione individuale (DPI) si stanno riversando sulle barriere coralline vicino alla capitale filippina, Manila», riferisce BBC News. «Secondo una stima della Asian Development Bank, durante il picco dell’epidemia di Covid-19, la città può aver generato fino a 280 tonnellate di rifiuti sanitari extra al giorno».

«Durante il picco dell’epidemia di Covid-19, la città può aver generato fino a 280 tonnellate di rifiuti sanitari extra al giorno»

 

I subacquei dell’Anilao Scuba Dive Center hanno spiegato come hanno studiato la barriera corallina dopo il lockdown iniziale del paese e hanno scoperto che era disseminata di maschere e DPI.

 

«A soli dieci minuti dall’inizio dell’immersione, abbiamo visto circa 10-12 maschere e non le avevamo mai viste prima», ha detto uno dei subacquei.

 

 

«I polimeri all’interno delle maschere chirurgiche si scompongono in microplastiche, facilmente consumabili dalla fauna marina e dalle barriere coralline che le nutrono»

La spazzatura raccolta dai subacquei includeva molte mascherine azzurre monouso oltre a schermi per il viso e altra spazzatura relativa al COVID-19.

 

Secondo il servizio della BBC, le maschere finiranno in una discarica o di nuovo in mare.

 

«E questo è un problema perché i polimeri all’interno delle maschere chirurgiche si scompongono in microplastiche, facilmente consumabili dalla fauna marina e dalle barriere coralline che le nutrono», dice il giornalista dell’emittente pubblica britannica.

 

I subacquei dicono che quello che hanno visto in termini di maschere che sporcano l’oceano è «a punta dell’iceberg»

I subacquei dicono che quello che hanno visto in termini di maschere che sporcano l’oceano è «a punta dell’iceberg».

 

Come riportato due mesi fa da Renovatio 21, secondo alcune stime della ONG OceanAsia si prevede che circa 1,5 miliardi di mascherine verranno scaricate in mare in un solo anno

 

«L’inquinamento marino da plastica uccide 100.000 mammiferi marini e tartarughe, oltre un milione di uccelli marini e un numero ancora maggiore di pesci, invertebrati e altre forme di vita marina», afferma il rapporto di OceanAsia, osservando che pinguini in Brasile sono stati trovati morti con mascherine all’interno dello stomaco.

Le mascherine contribuiranno con circa 7.000 tonnellate di plastica agli oceani, aggiungendosi alle 269.000 tonnellate che già inquinano l’acqua

 

Le mascherine contribuiranno con circa 7.000 tonnellate di plastica agli oceani, aggiungendosi alle 269.000 tonnellate che già inquinano l’acqua.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ambiente

Tsunami nel Pacifico, le immagini

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L’eruzione del vulcano sottomarino al largo dell’isola del Pacifico meridionale di Tonga è stata così esplosiva che un’onda d’urto si è fatta sentire in tutto il mondo.

 

Le immagini del vulcano Hunga Tonga mostrano una tra le più violente eruzioni vulcaniche mai catturate dal satellite.

 

L’Agenzia meteorologica giapponese ha emesso un avviso di tsunami per le isole sud-occidentali del paese di Amami e Tokara, prevedendo un’ondata di 3 metri.

 

 

 

 

 

Tonga è al momento il luogo più seriamente colpito.

 


 


Danni immensi sulle coste del Perù.

 

 

Lo Tsunami è arrivato nel Cile del Nord

 

 

 

Anche gli USA sono colpiti. A Santa Cruz, una cittadina costiera della California centrale, qualcuno ha twittato un video dell’innalzamento del livello dell’acqua.

 

 

Perfino i surfisti hanno battuto in ritirata

 

 

Colpito anche l’Oregon


Dall’Ecuador, immagini non verificata, dell’onda vista dalle navi

 

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Ambiente

«La terra potrebbe rivoltarsi e uccidere l’umanità» dice lo scienziato.

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L’influente scienziato ambientalista James Lovelock, crede che la Terra si autoregoli come un organismo vivente.

 

La sua teoria di Gaia, che prende il nome dalla divinità greca con lo stesso nome che rappresenta la personificazione della Terra, suggerisce che l’ambiente del nostro pianeta sia un essere vivente, in grado quindi di reagire agli stimoli – e agli abusi.

 

Ecco quindi che in un editoriale per il Guardian Lovelock annunzia che Gaia sta per vendicarsi.

 

Il vecchio Lovelock sostiene che le temperature superficiali del nostro pianeta sono state modulate per miliardi di anni «grazie a Gaia: foreste, oceani e altri elementi nel sistema di regolazione della Terra, che ha mantenuto la temperatura superficiale abbastanza costante e quasi ottimale per la vita».

 

L’umanità, dice il Lovelock, ha sostanzialmente alterato quella formula attentamente bilanciata.

 

«Due atti di genocidio – il soffocamento da parte dei gas serra e l’eliminazione delle foreste pluviali – hanno causato cambiamenti su una scala che non si vedeva da milioni di anni», scrive. «Stiamo entrando in un’era di caldo in cui la temperatura e il livello del mare aumenteranno di decennio in decennio fino a quando il mondo non diventerà irriconoscibile».

 

Per Lovelock, non possiamo semplicemente costruire qualche appezzamento di pannelli solari o installare campi di pale eoliche per porre fine alla nostra dipendenza dalla combustione di combustibili fossili.

 

In effetti, l’ambientalista arriva una conclusione sorprendente: «Dobbiamo costruire più centrali nucleari per superare questo problema, anche se i verdi dovranno prima superare le loro esagerate paure delle radiazioni».

 

Lovelock ha dunque parlato della pandemia globale, che a suo dire dovrebbe essere preso come avvertimento: «il virus COVID-19, potrebbe essere stato un feedback negativo», scrive Lovelock.

 

«Gaia si impegnerà di più la prossima volta con qualcosa di ancora più cattivo».

 

L’ambientalismo è, di fatto, un processo di sostituzione religiosa, di ripaganizzazione del mondo. E con il paganesimo, tornano i sacrifici umani

Il catastrofismo ambientale di Lovelock non è cosa nuova, ma gli va riconosciuto di avere almeno inventato un brand efficace (Gaia, suona benissimo), anche se c’è chi dice che in realtà il suggerimento gli sia venuto dal suo vicino di casa William Golding, lo scrittore premio Nobel autore de Il signore delle mosche.

 

L’ipotesi di Gaia è oramai diffusa assai, degenerando in una vera e propria pseudoreligone, che non è errato definire pagana – lo è letteralmente, visto che Gaia era un titano s della mitologia greca, chiamato anche Gea.

 

La religione di Gaia, l’entità olistica che corrisponde alla Terra, insegna che l’uomo è una bestia fra le altre, anzi è la parte peggiore che risulta cancerogena per l’intero sistema. Per cui è lecito aspettarsi dalla Madre – dalla «natura matrigna», direbbe il gobbo di Recanati – una punizione per i propri peccati.

 

Il culto pagano della Madre il cui fantasma pubblicitario a base di quadretti naturali alla National Geographic è chiaramente un sostituto del culto mariano, dove le immagini di cascate e foreste equatoriali sostituiscono le icone della Beata Vergine.

 

L’ambientalismo è, di fatto, un processo di sostituzione religiosa, di ripaganizzazione del mondo.

 

E con il paganesimo, tornano i sacrifici umani.

 

 

 

 

Immagine di ThemeFinland via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-NC-SA 3.0)

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Ambiente

La Germania non ha vento per far funzionare i mulini a vento. Aumenta il carbone. E il nucleare?

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La Bundesverband der Energie- und Wasserwirtschaft (BDEW), organizzazione aziendale tedesca per l’industria dell’energia e dell’acqua, riferisce nella sua revisione per il 2021 che il carbone e il gas – cioè le fonti di energia che i piani verdi del governo avrebbero dovuto eliminare nel mix energetico nazionale – sono invece aumentati quest’anno, dal 35% al ​​40%.

 

Le rinnovabili sono diminuite dal 44% al 41%. Il vento è diminuito del 12%.

 

Di conseguenza, l’uso del carbone (che ha raggiunto cifre record in India e in Cina) è aumentato del 18% per la lignite e del 27% per il carbon fossile.

 

Il nucleare è aumentato del 7%, con sei reattori ancora in servizio, anche se Berlino ne spegnerà tre il 31 dicembre.  I tre reattori  rappresentano il 6% dell’energia nazionale.

 

Come scriveva William F. Engdahl in un articolo pubblicato da Renovatio 21 riguardo il piano ecologico UE chiamato «Fit for 55»,  è assurdo «credere che l’UE, in particolare la Germania, sarà in grado di arrivare a zero carbone entro il 2030, sostituendo nemmeno con il gas naturale, ma piuttosto inaffidabile solare ed eolico, è già chiara.

 

Il nuovo obiettivo climatico dell’UE del 55% per il 2030 implicherebbe un’eliminazione quasi completa del carbone entro il 2030 in tutta l’UE.

 

Scrive Engdahl: «ciò colpirà la Germania, di gran lunga il maggior utilizzatore di energia a carbone dell’UE. Il governo tedesco, già con l’energia elettrica più costosa del mondo a causa della Energiewende, la transizione della Merkel all’inaffidabile solare ed eolico che vedrà l’ultima centrale nucleare chiusa nel 2022, ha recentemente abbandonato il suo piano per eliminare gradualmente il carbone entro il 2038. Eliminerà gradualmente molto prima, ma per ovvie ragioni politiche in un anno elettorale, non ha rivelato la sua nuova data «zero carbone».

 

Da qui, il tema dei blackout energetici europei e mondiali (Cina e, l’inverno scorso, in Texas)– di cui da settimane sta dando conto Renovatio 21 – per i quali le istituzioni tedesche stanno già preparando la popolazione con pubblicità progresso scioccanti.

 

 

«Il cuore dell’industria europea, la Germania, è pre-programmato non solo per la grave disoccupazione industriale nei settori dell’acciaio, del cemento e dell’auto. È anche pre-programmato per blackout elettrici come quello che ha devastato il Texas all’inizio del 2021 quando i mulini a vento si sono congelati» continua Engdahl.

 

Il tema dello spegnimento delle centrali nucleari è assai interessante: per una Germania che annuncia la loro chiusura, c’è una Francia dove le centrali vengono chiuse improvvisamente a seguito di revisioni per «danni inaspettati».

 

Sicuri di capire cosa sta succedendo?

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