Arte
Karate e assenza del padre. Renovatio 21 recensisce Cobra Kai
L’inevitabilità di Karate Kid: chiunque sia nato negli anni Settanta o nei primi Ottanta non può non essere passato attraverso il viaggio di Daniel LaRusso.
Vi sono tormentoni che sono rimasti attaccati in qualsiasi lingua il film fosse servito («dai la cera / togli la cera»), ci sono personaggi le cui fisionomie (il crudele biondo figlio di papà, il cattivo maestro militarista, la bella ragazzina di cuore, la madre single scombiccherata) sono rimaste per sempre con noi.
Per quanto in molti non lo possano riconoscere (ma il Box Office sì), il film aveva in sé qualcosa di irresistibile, un ingrediente magico, un elemento che sincronizzava questo high school movie basato (molto vagamente) sulle arti marziali con il sentire collettivo.
Per anni, ammettiamo, non abbiamo capito cosa fosse.
Ora, la serie Cobra Kai ha dato una risposta. Lucida e più dolorosa del previsto, in un universo che diverte e spaventa, e forse spezza un po’ il cuore.
Karate Kid: bullismo e morale
Cobrai Kai è nato nel 2018 come produzione di YouTube Red (oggi YouTube Premium) e poi migrato su Netflix, dove si attende per fine 2021 la quarta stagione. È il seguito di Karate Kid (1984), in particolare il primo film, quello che termina con il celeberrimo calcio a gru di Daniel LaRusso (Ralph Macchio) su Johnny Lawrence (William Zabka). Tuttavia, nel corso della serie emergono rimandi concreti alle storie anche dei meno fortunati seguiti, storie che sono trattate talmente bene che vengono addirittura risolte, spostate su un livello narrativo e soprattutto morale più alto.
Cobra Kai, dichiarando qual era il vero tema di Karate Kid, innalza tutto il suo universo, lo rende un’opera di riflessione altissima, di fatto raramente tentata in ambito audiovisivo, soprattutto americano – perché tutto si incentra sul tema dell’assenza del padre e i suoi effetti devastanti sulla società. Perché racconta e analizza senza pudori il bisogno della gioventù di ricevere un’iniziazione che è ora perduta a causa della mancanza di chi l’iniziazione, nei millenni, l’ha officiata: la figura paterna.
Cobra Kai, dichiarando qual era il vero tema di Karate Kid, innalza tutto il suo universo, lo rende un’opera di riflessione altissima, di fatto raramente tentata in ambito audiovisivo, soprattutto americano – perché tutto si incentra sul tema dell’assenza del padre e i suoi effetti devastanti sulla società
Vi era stato un video di YouTube molto popolare che anni addietro tentava, e con un certo successo, di rovesciare la storia di Karate Kid. Era Daniel, e non Johnny, il vero bullo.
Daniel ruba al legittimo campione la ragazza. Daniel lo provoca sulla spiaggia e accende uno scontro in cui Johnny non fa che difendersi. Daniel umilia Johnny ad Halloween rovinandogli con l’acqua il costume. Poi quando passa il segno, Daniel si fa difendere dal «child batterer» («picchiatore di bambini») signor Miyagi, il quale è accusato anche di praticare la stregoneria visto che riesce a rimettere in piedi il ragazzo anche dopo un grave infortunio alla gamba. E alla fine, se ricordate, a dare il premio a Daniel è proprio Johnny, il difensore del titolo, che ammette la sconfitta e gli consegna il coppa.
Se ci pensate, ha tutto senso. Devono averlo pensato anche Jon Hurwitz e Hayden Schlossberg, i creatori della serie, che hanno anche loro ribaltato l’assunto hollywoodiano: lo stronzo in realtà era proprio LaRusso, e Johnny era in fondo un bravo ragazzo, anche se imperfetto, come tutti gli eroi.
Cobra Kai e il sacrificio del padre assente
Da qui parte la storia di Cobra Kai, che è la storia, in particolare, di Johnny Lawrence. Sono passati 34 anni da quella finale del torneo di karate, e la sua esistenza è quella di un loser totale. Vive con lavoretti manuali. La ricchezza che sfoggiava nel primo film, apprendiamo, non era la sua, ma del patrigno (perché anche lui, scopriamo ora, era senza un vero padre), che odiava quanto amava sua madre. Non ha interessi particolari, non ha hobby, non ha vere opinioni, né relazioni forti. Si mette sempre nei guai, perché non conosce materialmente le regole del politicamente corretto (cosa davvero pazzesca per un eroe di una fiction moderna). Non è aggiornato su nulla, non ha uno smartphone e nemmeno conosce internet. Ha passato tutti gli anni Novanta, dice, andando a troppi party. Ha incontrato le donne sbagliate, ma in realtà, nel suo stupore di sconfitto alcolico, non ne soffre nemmeno troppo. Dorme in un tugurio nello stesso quartieraccio da cui proveniva Daniel, la sera si sfonda di birra, raccolta da un frigo vuoto, guardando programmi-spazzatura in TV, dove però abbondano gli spot di Daniel LaRusso.
Il quale invece ha fatto i soldoni, è diventato un grande concessionario di auto, un uomo importante, rispettato nella comunità degli abbienti losangelini. Daniel ha messo su famiglia: una figlia irrequieta che è, in un suo modo insopportabile, promiscua e combinaguai. Un figlio dipendente dai videogame che per la storia è al momento irrilevante (anche se prima o poi partirà una riflessione sulla paternità anche lì…).
Johnny è quello che in America chiamano un deadbeat dad, un padre fannullone, uno di quelli che a seguito della separazione comincia lentamente a sparire dalla vita dei figli, solo per comparire raramente e per cose futili
Anche Johnny ha un figlio: ma anche questo è un elemento, forse il maggiore, del suo fallimento. Johnny è quello che in America chiamano un deadbeat dad, un padre fannullone, uno di quelli che a seguito della separazione comincia lentamente a sparire dalla vita dei figli, solo per comparire raramente e per cose futili.
In definitiva: Johnny Lawrence stesso è diventato un padre assente. La storia di Cobra Kai è quella del suo riscatto: perché – è il messaggio illuminante che si può e si deve portare nell’orrore della società della disgregazione familiare – dietro ad ogni uomo fallito c’è un uomo, dietro ad ogni padre assente può esserci un padre. La trasformazione, come nel karate, avviene solo attraverso il dolore e il sacrificio – e l’esercizio.
La sindrome dell’abbandono americano
Il tema non è da poco. La quantità impressionante di divorzi in America , secondo alcuni, produce persone insicure ed irrisolte: sono in molti a raccontare dei figli degli innumeri divorzi americani come possibili prede della cosiddetta sindrome dell’abbandono, un complesso psicologico di angoscia che i propri legami affettivi svaniscano.
La sindrome dell’abbandono, per alcuni, è uno dei tratti psicologici specifici non solo dell’America come società, ma perfino della politica USA.
La sindrome dell’abbandono, per alcuni, è uno dei tratti psicologici specifici non solo dell’America come società, ma perfino della politica USA
Reazioni violente, per le quali ci si basa su indizi superficiali e di cui non si calcolano le conseguenze a lungo termine, possono essere lette come la matrice delle tantissime disastrose operazioni militari internazionali condotte da Washington.
Nel mondo dove la realtà ultima è l’abbandono, ogni manchevolezza di una controparte è letta come un messaggio di terminazione del rapporto. Con conseguente senso di angoscia da far cessare il prima possibile. Tutti potete riconoscere le storie di quei tanti dittatori passati dall’essere cocchi USA a divenire nemici globali eliminati senza pietà – e talvolta senza ragione.
Gli homeless: l’altra faccia del sogno americano
L’abbandono ha negli USA una sua visibilissima tipologia di cittadino specifica: quella degli homeless. I barboni costituiscono, in città come Los Angeles, una percentuale considerevole della popolazione umana. Come noto, uno dei motivi del grande esodo dalla California da parte di certa classe media (di tutti i partiti e morfologie) è la soverchiante presenza di homeless che oramai lambiscono le aree residenziali e rendono impraticabili centri cittadini un tempo sereni, e che ora versano, appunto, in stato di abbandono.
Gli homeless sono decisamente l’altra faccia del sogno americano: non più ascrivibili alla triade lavoro-benessere-famiglia, ma disoccupazione-miseria-solitudine.
Gli homeless sono decisamente l’altra faccia del sogno americano: non più ascrivibili alla triade lavoro-benessere-famiglia, ma disoccupazione-miseria-solitudine.
Essi sono il volto stesso dell’abbandono, in quanto sono stati piantati dalla rete sociale fatta dalla famiglia, dalla professione e dallo Stato, dal senso stesso del mondo come comunità umana. Essi agiscono da promemoria del collasso sociale, e al contempo, per gli americani, sono grandi segnali visibili di cosa può accaderti se non fai attenzione: basta poco, dicono in USA, per passare dalla classe media al mondo dei senzatetto. Una malattia che magari produce un conto di un ospedale andato fuori controllo, una causa, un divorzio, oppure la dipendenza dagli antidolorifici oppioidi (indotta dalle case farmaceutiche ora per questo condannate)…
È significativo che nel primo episodio della prima stagione dei ragazzini bulli chiamino homie (diminutivo dispregiativo di homeless) il povero Johnny, seduto su un marciapiede con la sua camicia a quadrettoni e un pezzo di pizza al trancio come cena.
Robert Bly e il crollo dell’iniziazione maschile
Scavando più sotto ancora del tema dell’abbandono, troviamo vivissimo quello del maschio, cresciuto a metà a causa dell’assenza del padre e quindi incastrato in un meccanismo di perpetuazione di esistenze incomplete. Si tratta di una riflessione profondissima, ancora più tabuizzata della precedente su divorzio e abbandono, che però è giusto demandare, quantomeno, all’arte.
Infatti, colui che ha trattato con più energia e lucidità l’argomento non è un sociologo, un filosofo, uno psichiatra, ma un poeta: Robert Bly. Oltre alla sua attività di scrittore di versi, il pacifista Bly, influenzato da Carl Gustav Jung (di cui supera pragmaticamente le teorie), ha scritto saggi di spessore e creato un movimento chiamato Mythopoetic Men’s Movement. Il pensiero di Bly riguarda la crisi del maschio contemporaneo, causato, secondo il poeta, dal fatto che gli adolescenti oggi sono «non guidati» verso l’età adulta – da qui il titolo di un suo libro, La società degli eterni adolescenti – a causa dell’assenza delle funzioni paterne.
La scomparsa della figura paterna crea la parallela scomparsa del rito di passaggio: il ragazzo non sa esattamente quando diventa adulto, né probabilmente lo vuole diventare
La scomparsa della figura paterna crea la parallela scomparsa del rito di passaggio: il ragazzo non sa esattamente quando diventa adulto, né probabilmente lo vuole diventare. Interrotta l’iniziazione paterna, gli individui – come Johnny Lawrence – restano invischiati in un limbo che porta necessariamente al caos. La droga, la depressione, la delinquenza, il suicidio, le turbe maschili, tutti deriverebbero dallo spegnimento della tradizione di padre in figlio e dall’instaurarsi di una società orizzontale che Bly chiama «società fraterna».
I mezzo-adulti, dice Bly, avranno quindi difficoltà nel lavoro e nella vita famigliare – perché non sono formati alla responsabilità, intrappolati come sono tra l’infanzia e l’età matura. Ciò li porta a poter divenire, salvo sacrificio e trasformazione, dei padri assenti, dei padri di figli che non cresceranno mai del tutto.
Fight Club è un Karate Kid che non ce l’ha fatta
La più grande illustrazione del pensiero di Bly è stata, non si sa quanto volontariamente, la storia di Fight Club, un romanzo e una pellicola epocali.
L’autore della storia, Chuck Palahniuk, in un’intervista dichiarò che avrebbe scoperto solo poi il pensiero di Bly, e quanto profondamente esso rispecchiava il suo racconto, in parte autobiografico. Ricorderete la scena: il narratore (nella pellicola, Edward Norton) fa un bilancio esistenziale con Tyler Durden (Brad Pitt) mentre, pieni di lividi, riposano in bagno.
«Io non conosco mio padre. Insomma, lo conosco, ma se n’è andato via quando avevo sei anni. Ha sposato un’altra donna, ha avuto altri figli. Lo fa ogni sei anni: va in una nuova città e mette su una nuova famiglia» dice il protagonista.
Interrotta l’iniziazione paterna, gli individui – come Johnny Lawrence – restano invischiati in un limbo che porta necessariamente al caos
«Il cazzone ha aumentato le filiali! Il mio non ha fatto l’università, perciò era essenziale che ci andassi io» risponde Tyler Durden. «Così mi laureo, gli faccio un’interurbana e gli dico: papà, e adesso? E lui: trovati un lavoro!»
«Stessa cosa!»
«A venticinque anni faccio la mia telefonata annuale e gli dico: papà, e adesso? E lui: non lo so, vedi di sposarti!» continua Pitt.
Norton risponde: «Non puoi sposarti. Sei un bambino di 30 anni».
«Siamo una generazione cresciuta dalle donne. Mi chiedo se un’altra donna sia davvero la risposta».
Fight Club era l’urlo, sardonico quanto sadico, lucido quanto distruttivo, della crisi del maschio americano in quanto orfano di padre.
La droga, la depressione, la delinquenza, il suicidio, le turbe maschili, tutti deriverebbero dallo spegnimento della tradizione di padre in figlio e dall’instaurarsi di una società orizzontale che Bly chiama «società fraterna»
Cobra Kai è un Fight Club inserito in una teen comedy, dove la soluzione non è il rovesciamento della società a partire dall’abbattimento dei palazzi del danaro (non una brutta idea, in realtà) ma la ricerca della possibilità di una ricomposizione di umanità tradizionale tra padri e figli – e la conseguente guarigione della società tutta.
Ci abbiamo messo decenni, ma alla fine lo abbiamo capito. Karate Kid, ancora quasi 40 anni fa, parlava solo di questo: l’accesso ad un percorso di iniziazione, la ricerca da parte di un orfano di un padre che gli trasmetta la conoscenza necessaria a sopravvivere e prosperare. Fight Club è la storia di un tizio che impazzisce perché non è riuscito a trovare un Mister Miyagi che gli facesse da padre.
In ognuna delle tre stagioni di Cobra Kai tutti questi temi sono scandagliati con dovizia, senza mai dare risposte facili.
Vittime WASP
La serie ha pure il pregio, davvero prezioso, di tentare di andare oltre al politicamente corretto: il protagonista usa talvolta parole e modi etnicamente sbagliati, ma nessuno lo «cancella» – anzi, le stesse minoranze, bullizzate, ne rispettano l’autenticità.
I bulli, del resto, non sono più gli WASP, biondi e ricchi, un tempo unici residenti delle colline dell’upper class: sono insiemi di fighetti interetnici dove il più odioso è un asiatico, che nella sua boria mai ha pensato alle arti marziali. Anche questo contribuisce a fare di Cobra KaI una sagace riflessione sui cambiamenti sociali e sui tabù dell’America woke, come la «cultural appropriation» (cioè, la proibizione da parte di una cultura, specie quella bianca, di usare temi e costumi di un’altra), il cui spettro potrebbe rendere proibite storie come questa da un momento all’altro.
Karate Kid, ancora quasi 40 anni fa, parlava solo di questo: l’accesso ad un percorso di iniziazione, la ricerca da parte di un orfano di un padre che gli trasmetta la conoscenza necessaria a sopravvivere e prosperare
Non è sociopoliticamente banale il rovesciamento sociale che viene messo in scena, ed indagato in più episodi: la classe dominante degli anni Ottanta (gli WASP che schifavano l’italiano del New Jersey, doppiamente immigrato e incontrovertibilmente tamarro – Jersey Shore docet) è interamente decaduta, ridotta addirittura al ruolo di forgotten men, o di quasi homeless.
Anche qui: il biondo ciuffo – non quello di Johnny, ma di Donald Trump – è dietro ogni angolo…
Cobra Kai, una serie che è impossibile non amare
Cobra Kai è spassoso per diverse ragioni, e il suo appeal va ben al di là dei nostalgici del vecchio film (che sono qui anche presi per i fondelli tramite il memorabile personaggio, apparso nella stagione 2, di Sting Ray).
È difficile non farsi quattro risate vedendo le disavventure del gruppone di personaggi, come al contempo è impossibile rimanere impassibili dinanzi alle umiliazioni che devono subire e al dramma interiore del protagonista.
È impossibile non amare questa serie. Molti si possono vergognare ad iniziarla, perché in fondo sembra proprio un prodotto per adolescenti, e in larga parte lo è. Tuttavia nessuno di coloro che ha cominciato si è pentito.
Bill Burr, il grande comico americano noto per le sue battute abrasive, si è speso varie volte, in podcast e trasmissioni TV, a decantare la qualità suprema di questa serie. «Non posso dirvi abbastanza quanto sia grande questa serie. È così fottutamente interessante… è tutto: è drammatica, prende in giro se stessa, è spassosa, è triste, ti fa pensare… I just fucking love it».
Ci ha ragione. È davvero raro trovare qualcosa che, con estrema levità e pure capacità di farti ghignare, può parlare del dramma interiore di due generazioni, e quindi della tragedia sottotraccia di un’intera nazione.
Articolo previamente apparso su Mondoserie.it
Immagine screenshot da Youtube pubblicata su Fair Use
Arte
Marina Abramovic definisce Trump «il mago di più alto livello»
In un video diventato virale online questa settimana, l’artista Marina Abramovic ha affermato che Donald Trump sta preparando il terreno per la nascita del Nuovo Ordine Mondiale.
La performance artist è nota per frequentare celebrità di alto profilo e per le sue inquietanti opere che si addentrano in rituali di tipo satanico, tra cui le famigerate cene «spirit cooking» che hanno acquisito notorietà dopo essere state menzionate nelle email di Podesta del 2016.
In un’intervista rilasciata dal sedile posteriore di un’auto diversi anni fa, Abramović ha raccontato che un «mago» finlandese le aveva detto: «Trump è la cosa migliore che ci sia mai capitata».
What do you think MARINA ABRAMOVIĆ meant by this
fyi this is the spirit cooking lady….pic.twitter.com/TYOz1g7b5k
— Luke Rudkowski (@Lukewearechange) April 14, 2026
Sostieni Renovatio 21
Secondo l’artista performativo, un gruppo di maghi nordici crede che Trump «sia il mago di più alto livello» e che la sua «mente irrazionale» crei «confusione affinché gli esseri umani possano trovare un nuovo ordine».
«Sai, non è poi così stupido pensarla in questo modo. Sta completamente stravolgendo le cose perché da quando c’è Trump, le cose stanno cambiando» dice la serba. Parlando nuovamente dei maghi della Lapponia, in Finlandia, la Abramovic ha dichiarato a un intervistatore sul palco di un seminario che gli sciamani della zona praticano «rituali onirici collettivi».
Dopo uno di questi rituali onirici, uno sciamano disse all’artista: «La cosa migliore che possa accadere su questo pianeta in questo momento è che Trump diventi presidente», perché «è così irrazionale, così folle che sta effettivamente creando un risveglio che finalmente ci porterà a svegliarci. Prima ci sarebbe stato solo un altro uomo, e tutto sarebbe stato simile. Ma lui è così diverso da tutto il resto che è davvero il mago che ci sta risvegliando».
Marina Abromovic says Trump is a magician of the most high
She says shamans say that the best thing for the planet because he is irrational and crazy. He will cause an awakening pic.twitter.com/fIxz0eypnl
— Bay Area Super fans (@Baysuperfans) January 21, 2025
Alcuni utenti di X hanno fatto notare che la carta dei tarocchi intitolata «Il Mago» è incredibilmente simile all’immagine generata dall’IA che il presidente Trump ha condiviso di se stesso sui social media lunedì. «Il Mago» è il primo arcano maggiore nella maggior parte dei mazzi di tarocchi tradizionali.
🔴 Interesting ⚪️
Tarot card (1) The Magician pic.twitter.com/NCgMivfPf4— 𝐏𝐇𝐎𝐄𝐍𝐈𝐗🐦🔥𝐃𝐑𝐀𝐆𝐎𝐍 (@XPHOENIXDRAGON) April 13, 2026
Alcuni utenti di internet hanno anche fatto notare che la carta si chiama «The Magus», un nome simile a MAGA, nella «tradizione della Golden Dawn», e che «Don» Trump si è ripetutamente vantato di aver inaugurato una nuova «età dell’oro». La Golden Dawn era una loggia esoterica britannica dove operò il satanista Aleiser Crowley ai suoi esordi.
«MAGA», hanno notato alcuni osservatori in rete, rappresenta anche il livello più alto nella gerarchia della Chiesa di Satana, essendo il termine latino femminile per mago, stregone.
Serious question.
Do you honestly think it’s just a coincidence that Maga stands for the fifth and highest degree in the Church of Satan?https://t.co/IvrSHmAtW3 pic.twitter.com/JkXwIUjcG8
— Vision4theBlind (@Vision4theBlind) February 16, 2026
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Dopo le forti polemiche scatenate dalla foto di Trump che si ritraeva come Gesù Cristo, il presidente ha dichiarato a un giornalista alla Casa Bianca che l’immagine intendeva raffigurarlo come un medico della Croce Rossa. Il presidente ha poi cancellato l’immagine controversa. Ciò non ha evitato la condanna di autorità religiose e di cittadini comuni, e financo del presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
La Abramovic ha inoltre inaugurato una bizzarra installazione artistica all’esterno del World Economic Forum del 2026, dove i leader mondiali sono saliti a bordo di un autobus per «sperimentare la quiete».
La Abramovic di recente si è lamentata della necessità di guardie di sicurezza, sostenendo che la protezione è necessaria a causa delle voci sul Pizzagate.
Come riportato da Renovatio 21, allo scoppio del conflitto la Abramovic disse di sostenere l’Ucraina. In seguito il presidente ucraino Volodymyro Zelens’kyj le chiese di divenire «ambasciatrice» per il Paese.
Il nome della Abramovic infatti era conosciuto principalmente solo nei circoli artistici d’avanguardia fino a poco prima delle elezioni presidenziali del novembre 2016, quando il suo nome è apparso nelle e-mail pubblicate da Wikileaks ottenute dall’hacking dall’account di John Podesta, presidente della campagna presidenziale di Hillary Clinton. Il fratello di John, Tony, è un noto collezionista di arte visivamente inquietante.
Una delle e-mail hackerate era un invito di Abramovic a entrambi i fratelli Podesta chiedendo loro di unirsi a lei per lo «Spirit Cooking» nella sua residenza a New York.
Una performance «Spirit Cooking» del 1997 registrata in video prevedeva che l’artista utilizzasse il sangue di maiale per scrivere «ricette» sui muri. Gli unici ingredienti richiesti sono i fluidi corporei: «mescola latte materno fresco con latte di sperma fresco» e «urina fresca del mattino spruzzata sui sogni da incubo» e «con un coltello affilato taglia profondamente il dito medio della mano sinistra e mangia il dolore».
«L’atto della cucina spirituale implica che Abramovic usi il sangue di maiale come un modo per connettersi con il mondo spirituale, per cucinare pensieri piuttosto che cibo», secondo un articolo del 2016 del Guardian.
Tali lavori dell’artista le sono valsi le accuse di essere satanista e di mimare con i suoi rituali il cannibalismo.
Le si è sempre difesa parlando del valore spirituale della sua arte. «Il mio lavoro riguarda più la spiritualità e nient’altro», ha detto Abramović ad ARTnews nel 2016 dopo che le email di Podesta erano state rivelate. «Faccio il mio lavoro da così tanto tempo e questo è un malinteso. È assolutamente scandaloso e ridicolo… voglio dire, questo mondo sta davvero diventando un inferno. Sono completamente stupita, qualcosa viene decontestualizzato allo scopo di vincere. Viviamo in un mondo così strano».
Alcuni anni fa, la Abramovic posò con Jacob Rothschild davanti a un dipinto di Thomas Lawrence intitolato «Satan Summoning his Legions» alla Royal Academy of Arts di Londra. La fotografia ancora circola in rete.
Marina Abramović and Jacob Rothschild proudly stand in front of “Satan Summoning His Legions'” famous demonic art …
This is who the left is influenced by..#WeWantAnswers #MarinaAbramovic #Rothschild pic.twitter.com/dl62y65bg3— Isaac’s Army (@ReturnOfKappy) September 23, 2023
Aiuta Renovatio 21
Come riportato da Renovatio 21, venerdì 10 aprile 2020 – venerdì Santo dell’anno della pandemia appena iniziata – con il mondo in lockdown – venne pubblicato da Microsoft un video promozionale per HoloLens 2 con protagonista la Abramovic. Molti commentatori obbiettarono a questa strana scelta di testimonial da parte dell’azienda, e la casuale coincidenza di averlo fatto uscire il giorno di commemorazione della morte di Nostro Signore. Vi furono quindi in rete le solite accuse di «satanismo».
Il colosso informatico di Bill Gates (lui) dovette quindi ritirare il video promozionale. Attualmente il video è sparito dalla rete, ma in qualche meandro dei social si trova ancora.
Microsoft released a commercial with Marina Abramovic and shortly after deleted it due to backlash
Also in this ad, Microsoft subtly flashes the Roman emperor Tiberius, known for literally raping children and being a sexual predator during his 23 year reign. pic.twitter.com/SEIQhI6aG2
— Vision4theBlind (@Vision4theBlind) June 29, 2023
La Abramovic è diventata la prima donna ad avere una mostra retrospettiva personale alla Royal Academy of Arts nel Regno Unito, dal 23 settembre 2023 al 1 gennaio 2024. La BBC ha riferito che i visitatori entreranno nella mostra passando tra due modelle nude.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da Twitter
Arte
Dalla Passione di Gibson alla conversione a Cristo. Renovatio 21 intervista Luca Lionello
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Sostieni Renovatio 21
; La scena della crocifissione è molto forte. C’è stato un lavoro clamoroso che nemmeno il Canova o il Bernini avrebbero fatto meglio. C’era un giro di croci a Matera che non immagini. Usarono anche un manichino e una volta, causa pioggia, abbandonarono il set del Calvario lasciando il manichino sulla croce. Dal Paese si vede il set in lontananza e alcuni cittadini avevano sbroccato perché pensavano che la produzione avesse lasciato l’attore realmente crocifisso e in solitudine [ride]! Come fu il casting? Dobbiamo fare un passo indietro. Quando ho girato L’italiano di Ennio De Dominicis [2002, ndr], nel luogo dove mia zia girò Uomini e Lupi, ovvero a Scanno, una mattina la strepitosa responsabile dei casting andò a vedere la proiezione di questo film al cinema Quattro Fontane di Roma. Qualche mese dopo cominciò a occuparsi di The Passion e mi propose. Mi chiamò mentre stavo con i miei cagnolini al parco e mi disse: «Luca stai calmo». A parte che se ti chiamava personalmente Shaila Rubin, la casting più importante al mondo in quel periodo, già eri autorizzato a svenire. «Dobbiamo fare una cosa importante, ma devi stare calmo», in pratica già mi avevano scelto. «Cosa devo fare?». «Una produzione americana sugli antichi romani». L’incontro con Mel avvenne una quindicina di giorni dopo. Dopo questa conversazione andai «in ritiro» in un eremo papale a Scanno: mangiavo quello che mi offriva la terra, un guardiacaccia mi portava da bere ogni tanto e bevevo acqua di fonte. Mi presentai da Mel che ero un santo, resettato nell’anima e nel corpo. Le audizioni si svolsero nella cripta di un’antica chiesa che sta in Prati, con tutti affreschi del settecento/ottocento dopo Cristo. C’era un tavolo molto lungo di traverso, era un’abside quindi era circolare, pochissima luce e numerose antenne, registratori e varie attrezzature tecnologiche, perché mandavano il tutto in diretta a Los Angeles. Mel mi fece leggere un qualche cosa in aramaico e io gliela lessi anche in greco. Mi disse di non tagliarmi la barba e se avessi dovuto nel frattempo accettare qualche altro lavoro lo avrei dovuto avvisare. Stop. Mentre vado via, Gibson alza il telefono e chiama De Niro: «Tu il film non lo fai e non lo faccio nemmeno io. Lo fa questo attore qua e ho anche trovato uno che interpreta Gesù». All’attore che faceva Gesù tutti i giorni mettevano il mio naso, perché Mel voleva che in certe situazioni potessimo sembrare la stessa persona e anche per cambiargli il profilo americano.Visualizza questo post su Instagram
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Arte
L’Iran sta facendo propaganda con fantasiosi video AI
Nella guerra della propaganda, l’Iran si sta distinguendo per i suoi molti creativi filmati fatti con l’Intelligenza Artificiale in cui attacca il nemico americano ed israeliano e chiede giustizia per la strage delle scolarette in apertura del conflitto.
Come riportato da Renovatio 21, aveva subito lanciato un breve video a base di omini Lego che suggeriva che Netanyahu e Satana avessero spinto Trump alla guerra ricattandolo con i file di Epstein. Il tema dei filmati a base di mattoncini è ora esplorato in ulteriori video che mostrano La Mecca e la distruzione di portaerei statunitense.
I richiami ai file di Esptein continuano anche nei filmati recenti, che mostrano anche la possanza delle armi missilistiche della Repubblica Islamica. Colpisce nell’infornata di video AI generati dagli iraniani il rimando costante all’elemento demoniaco, con Netanyahu e Trump descritti come adoratori del demone Baal. Il demone siro-cananeo e fenicio sostituisce in un video la statua della Libertà, venendo distrutto dai missili sciiti.
Sostieni Renovatio 21
Thread-collection of Iranian AI propaganda videos.
A phenomenon to study.
1. pic.twitter.com/CaarEbpDo7— Maria Dubovikova (@politblogme) March 25, 2026
— Maria Dubovikova (@politblogme) March 25, 2026
— Maria Dubovikova (@politblogme) March 25, 2026
— Maria Dubovikova (@politblogme) March 25, 2026
Iscriviti al canale Telegram ![]()
— Maria Dubovikova (@politblogme) March 25, 2026
— Maria Dubovikova (@politblogme) March 25, 2026
— Maria Dubovikova (@politblogme) March 25, 2026
Aiuta Renovatio 21
— Maria Dubovikova (@politblogme) March 25, 2026
— Maria Dubovikova (@politblogme) March 25, 2026
Come riportato da Renovatio 21, stanno suscitando polemiche i video postati dagli account ufficiale della Casa Bianca, che sembrano trattare la guerra come un videogiocoì, miscelando immagini di ver bombardamenti, meme e brani di film hollywoodiani. La comunicazione dell’amministrazione Trump sul conflitto è stata definita dai vescovi USA come «ripugnante».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da Twitter
-



Occulto2 settimane faGli USA sono sotto il controllo di cinque demoni-generali: parla l’esorcista
-



Pensiero2 settimane faPerché Trump attacca il papa?
-



Vaccini1 settimana faElon Musk ha subito danni dal vaccino COVID. Ex dirigente Pfizer ammette: il siero potrebbe aver ucciso migliaia di persone
-



Pensiero2 settimane faPresidenti USA ricattati da Israele: Tucker Carlson risponde a Trump
-



Intelligence2 settimane faIl nono scienziato legato ai segreti della NASA muore misteriosamente
-



Pensiero1 settimana faLa vera natura dei progetti di legge sull’antisemitismo. Intervista al prof. Marini
-



Spirito7 giorni faMons. Viganò sullo scontro tra Trump e Leone
-



Bizzarria5 giorni faL’uomo nudo continua a terrorizzare l’Italia: l’anarconudismo figlio dell’anarcotirannia













