Geopolitica
Israele vicina alla «guerra totale»: parla il ministro degli Esteri dello Stato Ebraico
Il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz ha giurato di lanciare una risposta «sproporzionata» dopo che Hezbollah avrebbe ucciso dieci persone in un attacco missilistico su un campo di calcio sulle alture del Golan.
L’incidente ha portato Israele sull’orlo di una «guerra totale» con il gruppo, ha avvertito il ministro Katz.
La maggior parte dei morti erano bambini e più di una dozzina sono rimasti feriti nell’attacco nella città di Majdal Shams di sabato, secondo il servizio ambulanze israeliano Magen David Adom. Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno attribuito l’attacco al «gruppo terroristico Hezbollah».
«Non c’è dubbio che Hezbollah abbia oltrepassato tutte le linee rosse», ha detto il Katz al canale israeliano Channel 12 News. «Stiamo affrontando una guerra totale» con il gruppo, ha continuato, aggiungendo che Israele «risponderà in modo sproporzionato».
Katz ha affermato che «non sarebbe entrato nei dettagli» su come sarebbe stata una simile risposta, ma ha affermato che Israele ha il «pieno sostegno» degli Stati Uniti e dell’Europa per intensificare l’attacco contro Hezbollah.
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Il potente movimento politico e la forza paramilitare sostenuti dall’Iran sono entrati nel conflitto Israele-Hamas lo scorso ottobre. I suoi combattenti hanno finora condotto una campagna limitata di attacchi tit-for-tat con droni e missili contro il nord di Israele, che il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha dichiarato a novembre essere mirata a bloccare le forze israeliane vicino al confine libanese per impedirne lo spiegamento a Gaza.
I funzionari di Washington hanno messo in guardia sia Hezbollah che Israele dal dare il via a una guerra su vasta scala, che potrebbe potenzialmente trasformarsi in un conflitto di grandi dimensioni che coinvolgerebbe Stati Uniti e Iran.
Fin dall’inizio della guerra Israele-Hamas, Katz e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno suggerito in diverse occasioni che una guerra con Hezbollah potrebbe essere imminente. Queste dichiarazioni solitamente seguono attacchi più grandi del solito da parte del gruppo o incidenti percepiti come imbarazzanti dall’esercito israeliano.
Quando Hezbollah ha fatto volare un drone di sorveglianza sul porto israeliano di Haifa il mese scorso, Katz ha dichiarato che «siamo molto vicini al momento di decidere di cambiare le regole del gioco contro Hezbollah e il Libano».
«In una guerra totale, Hezbollah sarà distrutto e il Libano sarà duramente sconfitto», ha aggiunto.
Hezbollah ha affermato di non avere «alcuna connessione» con l’attacco a Majdal Shams. Tuttavia, il gruppo ha rivendicato la responsabilità di un attacco missilistico su una base militare vicina, che ha descritto come rappresaglia per la morte di tre dei suoi combattenti in un attacco aereo israeliano avvenuto sabato mattina.
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Immagine di Israel Defense Forces via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
Geopolitica
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Geopolitica
Il governo israeliano triplica la spesa per le campagne di influenza negli Stati Uniti
«Israele sta perdendo consensi negli Stati Uniti e sta investendo decine di milioni di dollari nel tentativo di cambiare la situazione». Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
La spesa del governo israeliano per riconquistare i sostenitori repubblicani cristiani è ora tre volte superiore al budget iniziale e supera i 40 milioni di dollari. Nell’ambito della campagna è stata creata una rete di siti di propaganda anti-palestinesi e filo-israeliani, presentati come neutrali, per influenzare i risultati dei motori di ricerca e dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Nonostante questi sforzi, Haaretz rileva che il sostegno a Israele tra la destra americana è ulteriormente peggiorato, soprattutto tra i giovani repubblicani dopo la guerra contro l’Iran.
Secondo un sondaggio Pew Research Center, il 41% dei repubblicani e il 57% dei giovani sotto i 50 anni hanno un’opinione negativa di Israele. Complessivamente, circa il 60% degli americani vede Israele in modo negativo.
L’obiettivo attuale della propaganda è difendere la guerra contro l’Iran, «svelando la verità sull’Iran» e negando che Israele abbia trascinato gli Stati Uniti nel conflitto.
Le pratiche di influenza di Israele sull’ecosistema mediatico statunitense hanno subito una profonda evoluzione digitale, come confermato dalle dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu. Durante un incontro a Nuova York con diversi creatori di contenuti americani, il primo ministro ha esplicitamente definito i social media come l’arma più importante nella guerra informativa contemporanea per blindare il consenso negli Stati Uniti.
Nello specifico, il Netanyahu ha descritto il passaggio di TikTok sotto il controllo di un consorzio statunitense guidato da figure e investitori vicini a Israele, Tra cui il fondatore di Oracle Larry Ellison, ebreo sionista, come l’acquisizione geopolitica più rilevante del momento, in grado di alterare la moderazione algoritmica e arginare i trend pro-palestinesi tra i giovani americani.
Ellison, tra i primi uomini più ricchi del pianeta e grande finanziatore delle forze israeliane, ha guidato un consorzio per rilevare il social media cinese, popolarissimo tra i giovani, negli USA tramite Oracle, con il probabile obiettivo, neanche tanto occultato, di controllare l’algoritmo di TikTok e limitare il dissenso pro-Palestina.
Tale scalata al colosso informatico straniero si unisce alle mosse della sua famiglia: il figlio David ha infatti acquisito Paramount Global (che controlla il canale televisivi CBS), espandendo l’influenza degli Ellison dall’intrattenimento televisivo ai flussi informativi dei social network americani. A capo della CBS Ellison ha messo la giovane giornalista lesbo-sionista Bari Weiss, da moltissimi considerata senza alcuna esperienza per tale lavoro, ma la cui fede nella causa dello Stato Giudaico è totale.
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Documenti depositati presso il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA) hanno svelato l’esistenza del progetto segreto denominato Progetto Esther. Attraverso questa operazione finanziata dal ministero degli Esteri israeliano e mediata da agenzie di pubbliche relazioni come Havas, lo Stato Ebraico ha stanziato ingenti budget per remunerare influencer americani con compensi fino a settemila dollari a post, con l’obiettivo di orientare la narrazione sul conflitto di Gaza.
Questa strategia aperta si affianca a campagne clandestine tracciate da società di sicurezza informatica, caratterizzate dall’uso di reti di profili falsi e bot basati sull’intelligenza artificiale per condizionare deputati ed elettori del Partito Democratico. [
Il ministero degli Esteri israeliano ha inoltre finanziato una massiccia operazione di sorveglianza e tracciamento digitale nelle chiese degli Stati Uniti. Attraverso l’agenzia Show Faith by Works, registrata ai sensi del FARA, lo Stato degli ebrei ha stanziato oltre tre milioni di dollari per applicare un sistema di geofencing: si tratta di barriere virtuali basate sulla geolocalizzazione dei telefoni inserite intorno a centinaia di megachiese e campus protestanti ed evangelici in California, Arizona, Nevada e Colorado.
Il piano punta a contrastare il calo di consenso verso Israele riscontrato tra i giovani cristiani americani. Rilevando i dispositivi mobili dei fedeli riuniti per il culto domenicale, il sistema raccoglie i dati di tracciamento per inondarli di annunci digitali mirati, video e messaggi personalizzati sulla guerra a Gaza.
La campagna acquisisce l’identità dei presenti per continuare a bersagliarli con propagande pro-Israele e anti-palestinesi, trasformando i luoghi di culto in un bacino di raccolta dati geopolitici.
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Immagine di Ted Eytan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Cina
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