Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Israele istituisce un’unità dell’esercito per supervisionare il controllo di Gaza «per gli anni a venire»

Pubblicato

il

Il sito di informazione israeliano Ynet ha riferito che l’esercito israeliano si sta preparando a occupare e controllare la Striscia di Gaza per gli anni a venire, e questa è sempre più l’ipotesi di partenza degli ufficiali militari israeliani in assenza di una missione a lungo termine chiaramente definita dai vertici dell’organizzazione.

 

La testata israeliana ha scritto che ciò avviene «in assenza di chiari obiettivi strategici per il futuro della Striscia di Gaza». Secondo quanto riportato, «l’esercito israeliano ha iniziato ieri, attraverso questa nomina, ad accettare il fatto che la sua responsabilità per la Striscia continuerà per anni e si espanderà, e circa due milioni di palestinesi rimarranno sotto la sua responsabilità».

 

Il tenente colonnello Elad Goren dell’esercito è stato nominato capo dello sforzo umanitario-civile a Gaza per supervisionare questi sforzi a lungo termine. «Questa nuova posizione non è per spettacolo (…) Avrà un ruolo importante per gli anni a venire (…) Chiunque creda che il controllo e l’intervento israeliano nella Striscia di Gaza finiranno presto, sia fermando o meno i combattimenti e il loro declino, o anche con o senza un accordo, si sbaglia», ha detto un funzionario della sicurezza di alto rango a Ynet.

Iscriviti al canale Telegram

L’ambito della nuova posizione includerà la supervisione delle consegne di aiuti umanitari, il ripristino delle infrastrutture civili e il coordinamento con i gruppi di aiuti umanitari.

 

«In ultima analisi, questo serve anche a impedire che Hamas possa mai tornare come autorità di governo locale in qualsiasi parte della Striscia di Gaza. Ciò che Hamas stava facendo prima del 7 ottobre in termini di amministrazione delle città di Gaza, ora sarà fatto da Israele» valuta EIRN.

 

«All’ordine del giorno della nuova unità dell’esercito israeliano ci saranno importanti operazioni, già iniziate, per evacuare i feriti gravi e i malati negli ospedali in Giordania, Egitto o Emirati Arabi Uniti (…) e preparare l’inverno nella Striscia di Gaza, alla luce dell’enorme quantità di infrastrutture distrutte, nonché coordinare la campagna per vaccinare più di un milione di abitanti di Gaza contro la poliomielite», spiega ulteriormente Ynet.

 

Tra le iniziative più grandi a lungo termine ci sarà quella di «lavorare con la comunità internazionale per ripristinare tutte le strutture civili crollate nella Striscia». In molti casi ciò ha comportato il crollo della produzione di elettricità e persino dell’acqua. Molti abitanti di Gaza affermano che a questo punto «non è rimasto nulla».

 

Attualmente, Israele ha dato il via libera a un programma di vaccinazione antipolio guidato dall’ONU per i bambini della Striscia di Gaza. Si prevede che circa 2.000 operatori sanitari entreranno a Gaza questa settimana e l’IDF avrebbe accettato di implementare pause graduali nelle sue operazioni in base alle diverse zone, a partire dalla Gaza centrale.

 

Per Gaza l’inferno non ha mai fine.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Israel Defense Forces via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
 

Continua a leggere

Geopolitica

Generale tedesco mette in guardia contro un ritorno al periodo precedente al Trattato di Vestfalia

Pubblicato

il

Da

«Il diritto internazionale calpestato» dalla furia distruttiva degli Stati Uniti.   In un’intervista rilasciata alla televisione svizzera Weltwoche il 23 aprile, il generale tedesco in pensione Harald Kujat – ex ispettore capo della Bundeswehr (2000-2002) e presidente del Comitato militare della NATO (2002-2005) – ha denunciato la posizione statunitense secondo cui gli attacchi contro obiettivi civili sono accettabili, affermando che il diritto internazionale vieta atti militari contro i civili.   Tale violazione del diritto internazionale, dimostrata dai raid aerei statunitensi in Iran, non può essere tollerata. Il divieto di intervento esterno in uno stato sovrano risale al Trattato di Vestfalia del 1648, che pose fine alla Guerra dei Trent’anni.   Il Kujatto mette in guardia contro un ritorno al periodo storico precedente al 1648, che rappresenterebbe una marcia verso una nuova era oscura.  

Aiuta Renovatio 21

Il Trattato di Vestfalia, siglato il 24 ottobre 1648 a Münster e Osnabrück, pose fine alla Guerra dei Trent’anni (1618-1648), il conflitto più devastante della storia europea prima delle guerre mondiali. Firmato da Impero Asburgico, Francia, Svezia e numerosi principati tedeschi, rappresentò la conclusione di un’epoca segnata da guerre religiose e dinastiche.   Il suo significato storico è enorme. Vestfalia sancì il principio della sovranità statale: ogni Stato ha diritto esclusivo di governare il proprio territorio senza interferenze esterne. Nacque così il moderno sistema degli Stati-nazione, base del diritto internazionale contemporaneo. Venne riconosciuta l’indipendenza della Svizzera e delle Province Unite (Olanda), mentre la Germania rimase frammentata in tanti di piccoli Stati.   Il trattato segnò anche la fine del sogno di un impero universale cattolico e l’affermazione del principio cuius regio, eius religio (aggiornato con la libertà di culto). La Francia emerse come grande potenza, mentre declinò l’egemonia degli Asburgo.   Vestfalia è considerata la nascita dell’ordine internazionale moderno: dal mondo medievale al mondo degli Stati sovrani, un passaggio fondamentale che ancora oggi influenza diplomazia, confini e relazioni tra nazioni.   Già in passato il generale Kujat ha parlato della fragilità della situazione geopolitica attuale. Alla fine del 2024 il  Kujatto aveva parlato di una «catastrofe centrale del XXI secolo» dicendo che mai l’umanità è stata così prossima alla Terza Guerra, arrivando a definire l’escalation dell’Occidente con la Russia come un «punto di non ritorno».   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa fa in un’intervista alla radio Berlino-Brandeburgo (RBB), il generale tedesco aveva definito un’«assoluta assurdità» l’idea che l’Ucraina sarebbe in grado, solo con più munizioni, di respingere le truppe di Mosca, aggiungendo per soprammercato che le forze armate russe sono «più forti che negli anni ’80».   L’anno precedente il generale aveva messo in guardia dalla minaccia di guerra se la Germania dovesse soccombere alle pressioni NATO e consegnare missili da crociera Taurus all’Ucraina.   Come riportato da Renovatio 21, il nome del generale Kujat appariva in un appello da parte di generali germanici che si opponevano alla fornitura di carrarmati Leopard all’Ucraina.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine: Gerard ter Borch (1617–1681), La ratifica del Trattato di Münster (1648), Rijksmuseum, Amsterdam Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Geopolitica

Trump minaccia di ritirare le truppe dalla Germania

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che potrebbe ritirare alcune truppe americane dislocate in Germania, dopo un acceso scambio di battute con il cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla guerra in Iran.

 

«Gli Stati Uniti stanno studiando e valutando la possibile riduzione delle truppe in Germania, con una decisione da prendere a breve», ha scritto Trump su Truth Social mercoledì.

 

Nel 2020, verso la fine del suo primo mandato, Trump aveva pianificato il ritiro di circa 12.000 dei circa 36.000 militari americani di stanza in Germania all’epoca. L’ex presidente Joe Biden in seguito ha inviato ulteriori truppe in Germania, motivando la scelta con il conflitto in Ucraina.

 

Secondo la CBS, oltre 36.000 soldati in servizio attivo e 1.500 riservisti sono attualmente dislocati nelle basi militari tedesche.

 

Trump ha criticato gli alleati europei per non aver sostenuto la guerra israelo-americana contro l’Iran e per aver rifiutato di contribuire alla riapertura dello Stretto di Ormuzzo, chiuso da Teheran al traffico marittimo «ostile» a febbraio. Il conflitto ha inoltre spinto il presidente a rinnovare le sue critiche di lunga data alla NATO, che questo mese ha definito «una tigre di carta».

Sostieni Renovatio 21

Lunedì, parlando agli studenti di una scuola tedesca, Merz ha sostenuto che gli Stati Uniti venivano «umiliati» dall’Iran e che l’amministrazione Trump non aveva una strategia chiara nel conflitto, evidenziando come la Germania stia subendo pesanti ripercussioni a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia provocato dalla guerra.

 

Trump ha risposto attaccando Merz sui social media. «Non sa di cosa sta parlando!», ha scritto Trump su Truth Social, aggiungendo: «Non c’è da stupirsi che la Germania stia andando così male, sia economicamente che in altri ambiti!».

 

Mercoledì Merz ha cercato di ridimensionare la faida, affermando che il suo rapporto personale con il presidente degli Stati Uniti «rimane buono».

 

«Fin dall’inizio ho avuto dei dubbi su ciò che è stato scatenato con la guerra in Iran. Per questo l’ho chiarito», ha affermato Merz, secondo quanto riportato da Reuters.

 

Nel frattempo, mercoledì i prezzi del petrolio hanno superato i 120 dollari, il livello più alto dal 2022, mentre persiste l’incertezza sulle prospettive dei negoziati tra Stati Uniti e Iran.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

Continua a leggere

Geopolitica

Cablogramma USA descrive il futuro di Ormuzzo

Pubblicato

il

Da

Gli Stati Uniti si apprestano a proporre ai governi stranieri una nuova iniziativa per il controllo dello Stretto di Ormuzzo, escludendo esplicitamente dalla partecipazione i paesi considerati «avversari», ovvero Russia e Cina.   La proposta è stata illustrata in un cablogramma inviato martedì dal Segretario di Stato Marco Rubio alle ambasciate statunitensi, alle quali è stato chiesto di presentare il piano ai governi ospitanti. Il Wall Street Journal è stato il primo a riportare la notizia del cablogramma, e l’agenzia Reuters ne ha successivamente confermato il contenuto.   L’iniziativa, nota come Maritime Freedom Construct (MFC), sarebbe gestita congiuntamente dal dipartimento di Stato – che fungerebbe da «centro operativo diplomatico» – e dal Pentagono tramite il suo comando regionale, il CENTCOM.

Sostieni Renovatio 21

«La vostra partecipazione rafforzerà la nostra capacità collettiva di ripristinare la libertà di navigazione e proteggere l’economia globale», si legge nel messaggio rivolto ai potenziali partner. «L’azione collettiva è essenziale per dimostrare una determinazione unitaria e imporre costi significativi all’ostruzione iraniana del transito attraverso lo Stretto».   Secondo quanto riportato, i Paesi aderenti alla MFC non sarebbero obbligati a fornire forze militari. L’iniziativa è inoltre descritta come distinta dalla strategia di «massima pressione» del presidente Donald Trump nei confronti dell’Iran e da qualsiasi potenziale futuro dispiegamento di truppe da parte dei membri europei della NATO.   L’invito non è esteso alle nazioni definite «avversarie» nel cablogramma, tra cui Russia, Cina, Bielorussia e Cuba.   Trump in passato ha criticato i membri della NATO per essersi rifiutati di sostenere la campagna aerea israelo-americana volta a provocare un cambio di regime a Teheran. Secondo alcune indiscrezioni, la Casa Bianca avrebbe stilato una lista di membri europei del blocco militare che potrebbero subire ripercussioni per la loro mancanza di sostegno, o per essersi apertamente opposti all’operazione, come nel caso della Spagna.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Più popolari