Persecuzioni
Israele distrugge una chiesa cattolica in Libano
Nel silenzio totale dei media dell’establishment e dei governi delle nazioni occidentali – ormai definibili semplicemente come «post-cristiani», si intensificano gli attacchi dello Stato Ebraico contro obiettivi esplicitamente cristiani.
Come riportato da Renovatio 21, l’altro ieri l‘esercito israeliano (IDF) ha colpito un villaggio interamente cristiano nel Nord del Libano, provocando una strage con almeno una ventina di morti.
In un caso non finito all’attenzione del pubblico, la scorsa settimana, Israele ha lanciato un attacco missilistico contro una chiesa cattolica nella zona meridionale di Tiro.
Si tratta di una chiesa dell’Eparchia greco-cattolica melchita di Tiro. L’edificio religioso è stato distrutto, uccidendo otto persone, e non hanno ancora fornito alcuna giustificazione militare per il loro gesto. L’attacco, riferisce Aiuto alla Chiesa che soffre, è avvenuto lo scorso 9 ottobre.
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Fonti locali hanno riferito ad ACN che la chiesa, situata nella città di Derdghaya, stava dando rifugio alle persone sfollate a causa del conflitto. Anche la casa di un prete e un edificio di tre piani che ospitava gli uffici parrocchiali sono stati completamente distrutti da un altro missile.
⚡️#BREAKING Isreal bombed a church in the Lebanese town of Derdghaiya pic.twitter.com/n1N7inveKj
— War Monitor (@WarMonitors) October 10, 2024
Chiese sia ortodosse che cattoliche maronite sono presenti in in tutto il sud del Libano, con alcune già distrutte dagli attacchi aerei israeliani. È da notare che il Nord del Paese non dovrebbe rivestire alcun significato tattico o strategico nel conflitto in corso tra Stato degli ebrei e Hezbollah.
Dopo l’immane massacro di Gaza – dove numerosi cristiani erano stati colpiti – Israele sembra non aver più alcun pudore, uccidendo, dopo i musulmani, anche i cristiani, forse nella certezza che nessuno Stato moderno (cioè, come dicevamo, «post-cristiano») reagisca alla carneficina di correligionari.
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Immagine da acnuk.org
Persecuzioni
Ancora chiese incendiate in Francia
Another church on fire in France last night. pic.twitter.com/7lzLToSOvg
— RadioGenoa (@RadioGenoa) June 13, 2026
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Hier une Chapelle à Tregastel est en feu mais aussi un cloître à Condom où des livres du XVIe siècle partent en fumée (plus de 4300 livres archivés). C’est quand même curieux tous ces édifices religieux qui font la fierté de la France et ses racines chrétiennes qui brulent! Et… pic.twitter.com/nc84Clfy0r
— 🇫🇷 fred le gaulois 🇫🇷 Uniondesdroites 🐱🐱 (@FredGaulois) June 13, 2026
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Persecuzioni
I vescovi libanesi si rifiutano di abbandonare la storica città di Tiro dopo l’ordine di evacuazione israeliano
I verticicristiani della città libanese di Tiro hanno chiesto alla comunità internazionale di intervenire immediatamente dopo che l’esercito israeliano ha emesso un avviso di evacuazione per il quartiere cristiano della città. Lo riporta LifeSite.
L’avviso di evacuazione ha segnato una significativa escalation per l’area cristiana, che fino a quel momento era stata in gran parte risparmiata dagli scontri, riferisce l’agenzia AP.
I vertici della Chiesa greco-cattolica melchita, della Chiesa greco-ortodossa e della Chiesa cattolica maronita hanno presentato una petizione ai Paesi limitrofi, nonché al governo libanese, affinché «intraprendano azioni immediate e serie per risparmiare il centro storico di Tiro dalla distruzione e dalle tragedie umane».
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Israele ha emesso l’avviso di evacuazione dopo aver effettuato raid aerei su città vicine la settimana precedente, attacchi che hanno causato otto morti e diversi feriti.
In una dichiarazione pubblicata su Facebook, l’arcivescovo metropolita George Iskandar di Tiro, a capo della Chiesa greco-cattolica melchita nel Libano meridionale, ha affermato di voler rimanere sul posto per assistere la sua comunità nonostante la minaccia di un intervento militare.
«In questi tempi difficili che il nostro amato Sud si trova ad affrontare, affermiamo che restiamo nella città di Tiro, tra la nostra gente e la nostra comunità, proprio come fecero i nostri antenati prima di noi, e proprio come la tenace gente del Sud rimane oggi sulla propria terra, nei propri villaggi e nelle proprie città», scrisse Iskandar. «La nostra presenza tra la gente non è una semplice scelta dettata dalle circostanze; è piuttosto parte integrante della nostra missione e del nostro dovere nazionale, umanitario e spirituale. Così come condividiamo le gioie del nostro popolo, condividiamo anche le sue ansie, le sue sofferenze e le sue speranze».
Gli attacchi israeliani contro il Libano sono stati ampiamente criticati, persino dal presidente Trump. In un’intervista della scorsa settimana, Trump ha confermato di aver attaccato duramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per i continui attacchi del Paese contro il Libano, in piena fase di negoziati di pace.
Secondo quanto riferito, Trump avrebbe definito Netanyahu «un pazzo scatenato» affermando che «tutti odiano Israele» a causa dei continui attacchi in Libano.
L’arcivescovo Iskandar ha confermato la sua intenzione di rimanere nella città di Tiro, citando il significato religioso della presenza cristiana.
«Non abbandoneremo questa città, che è stata benedetta dai passi di Gesù Cristo e che ha testimoniato nel corso della storia la fede e la fermezza», ha affermato Iskandar. «Eleviamo le nostre preghiere per la protezione di tutti i civili, chiedendo a Dio di risparmiare la nostra città e l’intero Sud dalle devastazioni della guerra e della distruzione, e di concedere a coloro che ricoprono posizioni di responsabilità la saggezza e il coraggio necessari per salvaguardare vite umane, case e mezzi di sussistenza».
Martedì, i vertici cristiani della città libanese di Tiro hanno chiesto alla comunità internazionale di intervenire immediatamente dopo che l’esercito israeliano ha emesso un avviso di evacuazione per il quartiere cristiano della città.
L’avviso di evacuazione ha segnato una significativa escalation per l’area cristiana, che fino a quel momento era stata in gran parte risparmiata dagli scontri, riferisce AP News.
I leader della Chiesa greco-cattolica melchita, della Chiesa greco-ortodossa e della Chiesa cattolica maronita hanno presentato una petizione ai paesi limitrofi, nonché al governo libanese, affinché «intraprendano azioni immediate e serie per risparmiare il centro storico di Tiro dalla distruzione e dalle tragedie umane».
Israele ha emesso l’avviso di evacuazione dopo aver effettuato raid aerei su città vicine la settimana precedente, attacchi che hanno causato otto morti e diversi feriti.
In una dichiarazione pubblicata su Facebook, l’arcivescovo metropolita George Iskandar di Tiro, a capo della Chiesa greco-cattolica melchita nel Libano meridionale, ha affermato di voler rimanere sul posto per assistere la sua comunità nonostante la minaccia di un intervento militare.
«In questi tempi difficili che il nostro amato Sud si trova ad affrontare, affermiamo che restiamo nella città di Tiro, tra la nostra gente e la nostra comunità, proprio come fecero i nostri antenati prima di noi, e proprio come la tenace gente del Sud rimane oggi sulla propria terra, nei propri villaggi e nelle proprie città», scrisse Iskandar. «La nostra presenza tra la gente non è una semplice scelta dettata dalle circostanze; è piuttosto parte integrante della nostra missione e del nostro dovere nazionale, umanitario e spirituale. Così come condividiamo le gioie del nostro popolo, condividiamo anche le sue ansie, le sue sofferenze e le sue speranze».
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Gli attacchi israeliani contro il Libano sono stati ampiamente criticati, persino dal presidente Trump. In un’intervista della scorsa settimana, Trump ha confermato di aver attaccato duramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per i continui attacchi del Paese contro il Libano, in piena fase di negoziati di pace.
Secondo quanto riferito, Trump avrebbe definito Netanyahu «un pazzo scatenato» affermando che «tutti odiano Israele» a causa dei continui attacchi in Libano.
L’arcivescovo Iskandar ha confermato la sua intenzione di rimanere nella città di Tiro, citando il significato religioso della presenza cristiana. «Non abbandoneremo questa città, che è stata benedetta dai passi di Gesù Cristo e che ha testimoniato nel corso della storia la fede e la fermezza», ha affermato Iskandar.
«Eleviamo le nostre preghiere per la protezione di tutti i civili, chiedendo a Dio di risparmiare la nostra città e l’intero Sud dalle devastazioni della guerra e della distruzione, e di concedere a coloro che ricoprono posizioni di responsabilità la saggezza e il coraggio necessari per salvaguardare vite umane, case e mezzi di sussistenza».
Fondata dai Fenici intorno al 2750 a.C., Tiro divenne un potente centro commerciale e marittimo. I suoi abitanti inventarono l’alfabeto e diffusero la porpora di Tiro, un prezioso colorante estratto dai molluschi, simbolo di ricchezza e potere nell’antichità.
Famosa per la resistenza all’assedio di Alessandro Magno nel 332 a.C., che costruì un istmo per raggiungerla, Tiro conserva oggi un magnifico patrimonio UNESCO: le rovine romane, il famoso arco di trionfo, le terme, il teatro e il porto fenicio. La città vecchia, su un’isola collegata alla terraferma, è un affascinante mix di storia e vita quotidiana.
Oggi Tiro è un importante centro culturale e turistico, nonostante le sfide della regione. Le sue spiagge, il souk animato e l’atmosfera mediterranea ne fanno una meta unica nel Medio Oriente.
Nella Bibbia Ricciotti, Tiro è citata circa 35-38 volte (il numero esatto varia leggermente a seconda di come si contano i riferimenti espliciti al nome della città). Nell’antico Testamento la maggior parte delle occorrenze (soprattutto in Isaia 23, Ezechiele 26-28, 1 Re, 2 Cronache, Amos, Zaccaria, etc.). Nel Nuovo Testamento i riferimenti nei Vangeli (es. confini di Tiro e Sidone) e Atti degli Apostoli.
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Immagine di Heretiq via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.5 Generic
Persecuzioni
Coloni «giudeo-nazisti» incendiano la città cristiana di Taybeh. Mons. Viganò: «sionisti cristiani» servili e disgustosi
BREAKING: Israeli settlers are attacking the Christian village of Taybeh right now — setting fields on fire, hurling Molotov cocktails at homes, and attempting to set the village gas station ablaze.https://t.co/QiOAbofNdn pic.twitter.com/gRiVuJX0Rz
— Ihab Hassan (@IhabHassane) June 9, 2026
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Nel luglio 2024, l’ex primo ministro Ehud Olmert ha confermato l’affermazione dei vescovi secondo cui l’attuale governo israeliano stava effettivamente appoggiando gli attacchi terroristici dei coloni ebrei contro i palestinesi autoctoni, compresi i cristiani, con l’obiettivo di attuare una pulizia etnica nella regione, eliminando i non ebrei. «Avverto il Primo Ministro Benjamin Netanyahu: si avvicina il giorno in cui verranno emessi mandati di arresto nei suoi confronti per i crimini che Israele commette quotidianamente in Giudea e Samaria (Cisgiordania), con il sostegno del suo governo, mentre lei intenzionalmente chiude un occhio» aveva scritto Olmert in un editoriale pubblicato nel luglio 2024 su Haaretz. «Qui i crimini vengono commessi quotidianamente, non da soldati e non contro i soldati, ma da rivoltosi che sono cittadini israeliani, che odiano gli arabi, con la chiara intenzione di cacciarli dalle loro case e dai villaggi in cui hanno vissuto per tutta la vita». Successivamente, nell’agosto di due anni fa, il Times of Israel riportò che Ronen Bar, capo dello Shin Bet (il ministero della sicurezza interna israeliano), aveva avvertito che «il terrorismo ebraico perpetrato dai coloni violenti e le azioni del ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir sul Monte del Tempio stanno causando danni incalcolabili a Israele».Esta noche, la última aldea totalmente cristiana de Palestina, Taybeh, que ha estado habitada por más de 5.000 años, ha sido prendida fuego por los colonos sionistas, que incendiaron los campos y lanzaron cocteles molotovs contra las casas.
Mientras intentan hacer pasar al… pic.twitter.com/4WpOngP4YD — Daniel Mayakovski (@DaniMayakovski) June 10, 2026
The OLDEST CHRISTIAN village in the world is burning.
Taybeh, Palestine. The last 100% Christian Palestinian village, where Christ resurrected Lazarus, build the Church of St. Michael. pic.twitter.com/49bgUed8il — Ethan Levins 🇺🇸 (@EthanLevins2) June 10, 2026
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ביום שלישי האחרון בערב השתתפתי בארוע לציון יום השואה הבינלאומי. כאשר הגעתי הביתה, קבלתי הודעה על פוגרומיסטים יהודים שתוקפים פלסטינים בדרום הר חברון, גונבים את צאנם ושורפים את רכושם. ״אי אפשר להשוות!״… לאחר שאמבולנסים, שניסו להגיע למקום, עוכבו על-ידי הטרוריסטים היהודים, שלושה…
— משה ‘בּוֹגִי’ יעלון (@bogie_yaalon) January 30, 2026
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«La brutalità di Israele contro i cristiani di Taybeh — ultima comunità integralmente cristiana in Palestina — smaschera senza equivoci l’ostilità anticristiana dei sionisti. Essa smentisce ogni pretesa di alleanza o simpatia del sionismo verso la Cristianità» scrive monsignore. «Lascia sconcertati e disgustati il servilismo dei cosiddetti “sionisti cristiani”, disposti a dissimulare il massacro dei propri fratelli pur di non interrompere i rapporti religiosi, politici ed economici con i loro carnefici» conclude, indicando per via diretta il problema del «sionismo cristiano», espressione in sé teologicamente e storicamente contradditoria i cui nodi finalmente in questi mesi sono venuti al pettine. Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa una festa mariana a Taybeh era stata interrotta dalle autorità israeliane. La festa è stata ripresa solo dopo l’intervento del cardinale Pierbattista Pizzaballa. L’annessione della Cisgiordania, considerata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo. Incursioni militari si sono viste a inizio anno a seguito dell’esplosione di alcuni autobus, e poco prima erano stati effettuati raid aerei con relativa strage a Tulkarem. Due anni fa si ebbe l’episodio dei commando israeliani che entrarono in un ospedale cisgiordano travestiti da donna. A febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno che celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza. In una strana umiliazione inflitta agli USA, due mesi fa il Parlamento israeliano (la Knesset) aveva votato per la «sovranità» sionista sulla Cisgiordania proprio mentre era in visita il vicepresidente americano JD Vance, che disse di sentirsi «insultato» dalla «stupida trovata». Trump ha dichiarato quindi che toglierà i fondi ad Israele qualora annettesse la Cisgiordania. Il presidente americano, contrariamente a quanto auspicato da ministri sionisti all’epoca della sua elezione, non sembra voler concedere allo Stato Giudaico l’anschluss di quella che gli israeliano chiamano «Giudea e Samaria».La brutalità di Israele contro i cristiani di Taybeh — ultima comunità integralmente cristiana in Palestina — smaschera senza equivoci l’ostilità anticristiana dei sionisti. Essa smentisce ogni pretesa di alleanza o simpatia del sionismo verso la Cristianità. Lascia sconcertati… https://t.co/nr0dB7inp8
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) June 10, 2026
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