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Intervista alla Voce di Reggio

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Pubblichiamo la versione integrale dell‘intervista de La Voce di Reggio a Cristiano Lugli, organizzatore della conferenza di sabato 9 maggio «Vaccini: fra obbligo e libertà di scelta» (alle 16.15 presso l’Hotel Posta di Reggio, Piazza del Monte 2)

 

D: Signor Lugli lei è uno degli organizzatori del convegno anti-vaccinista che avrà luogo sabato 9 settembre all’Hotel Posta. Cosa anima questa iniziativa e per quale motivo avete deciso di alimentare dubbi su un argomento così delicato come la salute dei bambini?

Per prima cosa bisogna specificare bene che non si tratta di “vaccinisti” o “anti-vaccinisti”, ma di padri e di madri interessati a tutelare i propri figli e ad esercitare il loro dovere di genitori. Anzi, proprio perché la salute dei bambini è un bene delicato diventa doveroso alimentare dubbi laddove l’informazione non solo non arriva, ma quando arriva arriva in modo schierato e privo di trasparenza, come nel caso delle vaccinazioni in cui non si parla mai di reazioni avverse, nonostante siano grandemente contemplate. Non solo: ad animare questo intento c’è anche un proposito più grande, e cioè quello di difendere il nostro essere genitori, e quindi aventi il diritto di difendere i nostri bambini e di decidere senza decreti che obblighino ad un trattamento sanitario senza nemmeno tentare il dialogo con le famiglie. Si badi che i paesi in cui la vaccinazione non è obbligatoria il tasso di copertura vaccinale è molto più alto rispetto a quelli in cui sono tassativamente obbligatorie (basta pensare al Veneto). Questo ci porta a capire che un sistema coercitivo non può ottenere buoni risultati sul campo.

D: Perché opporsi in questo modo al progresso?

Ma quale progresso scusi? Un mondo che impone farmaci ai bambini senza mostrare nemmeno il bugiardino ai genitori è in una fase di regressione patente, anzi, sarebbe da usare davvero la parola “oscurantismo”.

D: Praticamente i movimenti “free-vax” non hanno rappresentanza politica nei parlamenti; in Italia probabilmente sono più i deputati che si dedicano alle scie chimiche di quelli che si occupano di vaccini…

Vero, sono pochissimi – qualche nome, come Zaccagnini – e sono casi isolati. L’identità di veduta di Forza Italia e del PD sul tema vaccini, al di là di ogni Nazzareno, dimostra che la politica italiana è appiattita totalmente sui diktat delle farmaceutiche. Pensi che persino Dario De Lucia, consigliere comunale del PD che tenta di rendersi originale senza fra di esiti, si accoda alla campagna ferrata iniziata con il PNPV dal Ministro Sig.ra Lorenzin. Da quello che ho potuto leggere dai suoi post Facebook mi sembra di capire che non abbia nemmeno idea di cosa stia parlando. Forse, dico forse, quando e sé avrà un figlio si interesserà di più al tema senza intraprendere una galoppata con paraocchi e linearità di partito.
Tornando alle case farmaceutiche, non sappiamo quanti lobbyisti queste abbiano a Roma, tuttavia abbiamo i numeri di Washington dove sono registrati 1.274 i lobbyisti di Big Pharma; considerando che il numero tra deputati e senatori americani è 535, possiamo considerare una marcatura a uomo quasi tripla. Niente male direi. Ecco perché parlare di Big Pharma non è da complottisti: Big Pharma, o chiamatela come vi pare, esiste e muove un gran bel granaio di soldi grazie ai concordati fatti con i governi. Il nostro – vorrei ricordare eletto da nessuno – è uno di quelli con cui si fiutava l’affare a miglia e miglia.

 

“Ma quale progresso scusi? Un mondo che impone farmaci ai bambini senza mostrare nemmeno il bugiardino ai genitori è in una fase di regressione patente, anzi, sarebbe da usare davvero la parola ‘oscurantismo’”

— Cristiano Lugli

 

D: Di solito in mezzo ai vostri movimenti si parla di correlazione tra autismo e vaccini, anche se questa non è mai stata dimostrata ed è frutto di una campagna falsaria alimentata da un medico inglese poi radiato dall’ordine…

Questo è un mantra che sentiamo costantemente ovunque. In realtà vi sono molti studi, non solo quelli pionieristici di Wakefield, nonché memorandum interni delle case farmaceutiche che ne parlano, perfino un bugiardino in America che indica l’autismo come possibile effetto collaterale del vaccino. Non dimentico neanche un caso di un amico che ha ottenuto questa diagnosi da un medico legale.

D: Sostenete che ogni iniezione faccia male, ma poi vi opponete ai polivalenti, che minimizzano il numero delle iniezioni. Non è illogico?
Lo è nella misura in cui se mio figlio ha già avuto una delle malattie per cui andrebbe vaccinato non c’è modo oggi in Italia di esentarlo da quel vaccino preciso, perché i monovalenti, come per magia sono spariti dal mercato. Gira su youtube un video interno della GlaxoSmithKline – una delle più grandi aziende farmaceutiche produttrici di vaccini – in cui dicono che hanno creato i polivalenti perché così possono proteggerli con un brevetto. Aggiungiamo lo scandalo per cui di alcuni polivalenti non c’è alcun esperimento fatto dopo i 24 mesi di età, scritta del bugiardino fatta sparire dal sito dell’Associazione Italiana del Farmaco all’indomani della legge Lorenzin. In pratica mio figlio diviene una cavia, e si badi che tecnicamente è proprio così. Basta il buonsenso per capire che affrontare 6 patogeni in un colpo solo, specie per un bambino con il sistema immunitario in via di assestamento, è una pazzia, una aberrazione che non esiste in natura.

D: Mi perdoni, ma non è stupido pensare che le case farmaceutiche vogliano fare il male dei pazienti? Sono così pazze da rischiare?

Le case farmaceutiche ci vogliono malati, altrimenti non possono fare business – per questo si sono moltiplicate le malattie da curare. Riguardo alla capacità delle farmaceutiche di fare del male fino ad uccidere il paziente, ricordo il caso del Vioxx, farmaco per l’artrite che aveva spesso come effetto collaterale l’infarto dei pazienti: anche dopo vari avvertimenti, la farmaceutica Merck aspettò moltissimo prima di ritirarlo dal mercato, cagionando così gli infarti di moltissimi consumatori del farmaco. Ecco diciamo pure che il primum non nocere è andato a farsi benedire da un pezzo.

D: Possibile che non sentiate il bisogno di proteggere i bambini?

Bisogna capire una cosa fondamentale anzitutto, utile al dibattito ragionevole ed obiettivo: proteggere da cosa? Da quale epidemia? Al momento non mi risultano essercene come non ve ne sono nemmeno negli Stati come ad esempio l’Austria, dove la copertura vaccinale è sotto il 90%, la famosa “immunità di gregge” sotto la quale soglia dovrebbero sbocciare come fiori le epidemie. Il bisogno lo sentiamo eccome, tanto quanto i c.d. “vaccinisti”, e forse anche di più, visto che a questo punto ci troviamo a metterci contro una legge, che non è mai una cosa facile, né tantomeno piacevole.Tuttavia, si dice in latino, lex dubia non obligat. È comprensibile l’atteggiamento di tante mamme che hanno vaccinato il figlio e non vogliono quindi in alcun modo avere nella testa il tarlo – tecnicamente la “dissonanza cognitiva” – di aver messo a repentaglio il figlio che devono proteggere. Da qui l’aggressività violentissima di alcuni vaccinisti, che arrivano ad augurare la morte dei bambini non vaccinati e il conseguente suicidio dei loro genitori – e si noti che sono fatti accaduti davvero, provenienti anche da personaggi ben conosciuti, medici da social network compulsivo. Inutile aggiungere che chi ci chiede di “proteggerli” si premura poi di violare la privacy dei nostri figli: di questo si è dibattuto troppo poco, e questo sì che deve scuoterci a proteggerli. In nome di un decreto coercitivo viene assalita la privacy dei minori con l’avvallo di tutti. Questo è scandaloso! La privacy tocca solo quando sono coinvolti i politici per i loro torna comodo.

“Il Vaticano e la CEI hanno un rapporto non sempre limpidissimo con il mondo della salute e con il relativo Ministero della Repubblica, cosa visibile pienamente a partire dal caso del Cardinale Angelini”

D: Parla dell’immunità di gregge come di una favola, ma si rende conto che abbassando questa soglia saranno a rischio sopratutto i vostri figli non vaccinati oltre a quelli che per motivi medici non possono vaccinarsi?

Se risaliamo agli Anni Trenta troveremo un tale di nome Hedrich, che pubblicò un articolo in cui pose il limite al 53%, rifacendosi su di un’esperienza del tutto personale, accaduta nei pressi di Baltimora. Da questo dato, pur fantasioso che sia, ad un 95%, ci passa di gran lunga un oceano. Medesimamente si può citare l’ottimo testo “Janeway’s Immunobiology” di Kenneth Murphy, della Washington School of Medicine di Saint Louis, testo la cui autorevolezza è riconosciuta universalmente e dove viene riferito come valore percentuale per raggiungere la c.d. immunità di gregge l’80%. Anche nel suddetto caso però si lascia spazio all’opinione, poiché nulla di quanto asserito circa il dato percentuale necessario è giustificato e basato su fatti; le ipotesi e i pareri personali, pur essendo comunemente cavalcati, in campo scientifico non trovano degna cittadinanza e, essendo che tutto va rigorosamente dimostrato, hanno altrettanta vita breve. Le faccio inoltre notare questo: il famoso caso di poliomielite, accaduto in Albania più o meno vent’anni fa ( e rimasto poi isolato ), si è verificato laddove la copertura vaccinale toccava il 99%. Sappiamo altresì che in Austria la media dei casi di morbillo tocca l’8,75 per ogni milione di abitanti, con una copertura vaccinale che si aggira intorno al 76%. La Germania invece, coperta per il 97%, di casi ne ha 12,22 per milione di abitanti.

D: Cosa siete specificamente? Un comitato formato di famiglie o ci sono intenti politici?

Nessun intento politico, anche perché su questo tema la politica segue tutta lo stesso corso, chi più chi meno; salvo qualcuno che promette e ripromette, senza garanzie di mantenimento. L’idea di questo convegno è nata da un gruppo di famiglie amiche, unite dalla fede cristiana la quale ci obbliga, fra le mille altre problematiche inerenti alle vaccinazioni di massa, ad una ulteriore riflessione morale, ben espressa a più riprese anche da scienziati e ricercatori che nulla hanno a che fare con la religione.

D: Perché mai dovrebbe riguardare la religione? Il Vaticano e la CEI si sono espressi a favore delle campagne di vaccinazione.

Il Vaticano e la CEI hanno un rapporto non sempre limpidissimo con il mondo della salute e con il relativo Ministero della Repubblica, cosa visibile pienamente a partire dal caso del Cardinale Angelini, detto Sua Sanità, il cui potere farmaceutico è stato persino dipinto in un film di successo, “Il Divo”. Troviamo gravissimo che la PAV ( Pontifica Accademia per la Vita) si sia espressa a favore dell’uso di vaccini che fanno uso di cellule provenienti da aborti procurati ( ha capito bene: ABORTI PROCURATI) con la ridicola giustificazione che queste morti sono tutto sommato “lontane nel tempo”. Lo sono anche quelle dei Santi Martiri Innocenti uccisi da Erode nell’anno zero, ben 2017 anni fa; la Chiesa vuole forse dirci che se Erode ne avesse tratto dei vaccini potremmo utilizzarli?

D: Ma non teme per suo figlio?

Temo infinitamente di più i danni da vaccino, che sono riconosciuti dallo Stato dalla legge 210 del 1992. E temo anche per me, perché ricordo il caso Oprandi, il papà morto a causa della vaccinazione del figlio: nessuno lo aveva informato del fatto della contagiosità del soggetto vaccinato; Il tribunale ordinò che la vedova fosse risarcita dal Comune di Milano responsabile della campagna vaccinale, ma quel bambino rimase orfano. Una vita gettata nel niente, una famiglia rovinata: con le vaccinazioni di massa in preparazione, quanti casi del genere ci potranno essere?

D: Che rapporti ci sono con l’ASL di Reggio-Emilia? Il vostro convegno sa di dichiarazione di guerra…

Assolutamente no, tutto il contrario. Il Dott. Alessandro Volta si è a più riprese dimostrato un professionista, invitando le famiglie al dialogo e alla ponderatezza per costruire rapporti in grado di anteporre ad ogni cosa il confronto reciproco. Questo è un comportamento molto apprezzabile. Si sono create due controparti assurde, incapaci di riflettere e di proporre una modalità che renda i genitori consapevoli ed informati, per poter poi decidere autonomamente la miglior tutela del proprio figlio. Il convegno di sabato ha anche questo intento, e cioè di portare i genitori alla consapevolezza necessaria per prendere decisioni importanti circa la salute dei propri bambini. Un sistema ed un decreto che obbligano a tutti i costi, però, sono essi stessi ad aver dichiarato guerra: guerra contro la sovranità biologica, guerra contro la libertà di scelta dei genitori. La mia personale speranza è quella che il terreno si ammorbidisca e si riesca finalmente a trovare un punto di incontro capace di restituire ai padri e alle madri la vocazioni assoluta ad essere tali.
Proprio a motivo di questo auspichiamo che sabato in sala ci siano anche tanti pediatri, medici e magari anche giornalisti, capaci di ascoltare le comprensibili e doverose perplessità, riportando fatti veri, obiettivi, e svincolati da qualsivoglia pregiudizio di sorta.

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Funzionario sanitario chiede una revisione della massiccia campagna vaccinale contro l’HPV in India

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Donthi Narasimha Reddy, Ph.D., ricercatrice senior in visita presso l’Impact and Policy Research Institute in India, ha chiesto una revisione scientifica indipendente della campagna nazionale di 90 giorni per somministrare gratuitamente il vaccino contro l’HPV a circa 150 milioni di ragazze adolescenti. Citando i problemi riscontrati in passato con il vaccino, tra cui sette decessi in un precedente studio sul vaccino contro l’HPV, Reddy ha affermato che lo screening per il cancro cervicale è più sicuro ed efficace dei vaccini.

 

La scorsa settimana l’India ha lanciato una campagna nazionale di vaccinazione contro l’HPV per le ragazze adolescenti, scatenando proteste sui social media e una risposta critica da parte degli esperti di sanità pubblica, tra cui uno che ha chiesto una revisione indipendente della campagna.

 

Il Primo Ministro Narendra Modi ha dato il via alla campagna, che si rivolgerà a 150 milioni di ragazze, il 28 febbraio ad Ajmer, nel Rajasthan. Per 90 giorni, le strutture governative di tutto il paese offriranno gratuitamente una singola dose del vaccino Gardasil 4 di Merck alle ragazze di 14 anni.

 

Successivamente, le strutture forniranno le iniezioni nei giorni di vaccinazione di routine.

 

Il governo indiano sta collaborando con GAVI, la Vaccine Alliance, sostenuta dalla Fondazione Gates, che dal 2023 ha donato al governo centinaia di milioni di dollari per aggiungere il vaccino contro l’HPV e il vaccino coniugato contro il tifo al programma di immunizzazione nazionale dell’India.

 

Il lancio della campagna avviene 13 anni dopo che un’altra organizzazione sostenuta da Bill Gates, il Program for Appropriate Technology in Health (PATH), ha violato le leggi indiane per testare segretamente il vaccino Gardasil e Cervarix della GSK su 24.000 ragazze indiane di età compresa tra 10 e 14 anni.

 

Il governo ha sospeso il progetto nel 2010 in seguito alle proteste per la morte di sette ragazze che avevano assunto il vaccino. La Commissione parlamentare permanente per la salute ha avviato un’inchiesta sulla questione.

 

Donthi Narasimha Reddy, Ph.D., ricercatore senior ospite presso l’Impact and Policy Research Institute, ha chiesto una revisione scientifica indipendente dell’ultima campagna di vaccinazione contro l’HPV prima che venga avviata.

 

In una lettera del 1° marzo indirizzata al ministro della Salute dell’Unione JP Nadda, membro del comitato che ha indagato sul fiasco del PATH, ma che ha anche lanciato la nuova campagna di vaccinazione contro l’HPV insieme a Modi, Reddy ha sollevato preoccupazioni critiche di carattere scientifico, operativo e sanitario in merito alla campagna.

 

Reddy ha dichiarato al The Defender di essersi sentito in dovere di intervenire in questa nuova campagna di vaccinazione nazionale dopo la disastrosa campagna di vaccinazione contro il COVID-19 condotta in India.

 

«Il fiasco a cui abbiamo assistito con la vaccinazione contro il COVID, in cui i cittadini indiani sono stati costretti a vaccinarsi, e la negligenza nel seguire le procedure di approvazione e somministrazione del vaccino, mi hanno spinto a fare chiarezza e a fare chiarezza», ha affermato.

 

Reddy ha affermato che in India sussistono serie e consolidate preoccupazioni riguardo al vaccino contro l’HPV. «È stato promosso da una ONG multinazionale, la Bill & Melinda Gates Foundation, il cui responsabile ha affermato che l’India è un buon terreno sperimentale».

 

Ha affermato che il nuovo tentativo di distribuire il vaccino contro l’HPV è pieno di problemi.

 

«Non c’è trasparenza. Nessuna risposta alle richieste di responsabilità. Dopo la vaccinazione contro il COVID, il governo afferma che anche questa è volontaria. Ma è il primo ministro stesso a guidare la vaccinazione, che invariabilmente si rivela essere una vaccinazione imposta dal governo, in un Paese in cui il governo ha un ruolo preponderante, soprattutto nelle aree rurali e tra le popolazioni indigene».

 

L’annuncio ha anche scatenato un’ondata di proteste sui social media. Reddy ha affermato che un’ampia fascia della società civile è preoccupata per l’implementazione.

 

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Vaccino sbagliato, bersaglio sbagliato, nessuna supervisione?

Il comunicato stampa del governo afferma che l’India è responsabile del 25% dei decessi globali per cancro cervicale, con oltre 120.000 nuovi casi e quasi 80.000 decessi all’anno. Le autorità sanitarie hanno affermato che il vaccino avrà un’efficacia del 93-100% nella prevenzione della malattia.

 

Tuttavia, Reddy ha affermato nella sua lettera che nessun singolo stato indiano ha pubblicato dati di base sull’incidenza del cancro cervicale o sulla prevalenza dell’HPV. Senza dati di base, ha affermato, non è possibile misurare i risultati e valutare l’efficacia del programma.

 

Ciò non ha senso per un programma annuale che dovrebbe costare 13.000.000.000 di rupie, ovvero circa 141,6 milioni di dollari all’anno, ha aggiunto.

 

Gardasil 4 è progettato per bloccare quattro ceppi di HPV, ma ne sono stati identificati 26 tipi distinti tra le donne sane in uno stato indiano, l’Uttar Pradesh. Il 30% dei tumori cervicali è correlato a ceppi di HPV non protetti dal vaccino.

 

Secondo Reddy, non esiste una sorveglianza sistematica del genotipo dell’HPV nella popolazione target. Ciò significa che il tipo di vaccino contro l’HPV che la campagna ha deciso di utilizzare «si basa sui dati dei casi di malattia, non sui dati dei ceppi circolanti a livello di campo».

 

Ha inoltre affermato che non esiste un meccanismo chiaro per la segnalazione degli eventi avversi. Non sono previste misure a livello distrettuale per la segnalazione degli eventi avversi, non sono previsti metodi di segnalazione cartacei per le aree offline e non è prevista la divulgazione pubblica obbligatoria dei dati aggregati sugli eventi avversi. «L’assenza di segnalazione non è sinonimo di sicurezza», ha scritto nella sua lettera al ministro della Salute.

 

La campagna ignora anche il contesto nutrizionale dell’India, ha affermato. La popolazione indiana di ragazze quattordicenni tende ad avere alti tassi di anemia e malnutrizione, il che potrebbe influire sull’efficacia del vaccino e sugli eventi avversi, eppure la campagna non richiede alcuno screening nutrizionale o immunologico prima della vaccinazione.

 

Le donne che muoiono di cancro cervicale in India hanno in genere un’età compresa tra i 30 e i 49 anni, ha affermato. Eppure i tassi di screening in questa fascia d’età sono solo dell’1,9%-2,2%. «Uno screening universale basato su tecnologie disponibili e a basso costo salverebbe più vite, prima e a costi inferiori», ha scritto.

 

Ha dichiarato al The Defender che sono gli interessi aziendali e commerciali a guidare gli investimenti del governo nella vaccinazione rispetto allo screening.

 

«Le priorità del governo in materia di salute pubblica vengono ridefinite per adattarsi al programma di un’unica fondazione multinazionale, che ritiene che l’India sia il terreno ideale per sperimentare il suo programma globale di profitto dalla vaccinazione».

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7 decessi: la travagliata storia della sperimentazione clinica del vaccino contro l’HPV in India

Nella sua lettera, Reddy ha anche sollevato preoccupazioni in merito al consenso informato. I materiali per il consenso informato del programma vaccinale contro l’HPV sono disponibili solo in hindi e inglese, ma l’India ha 22 lingue regionali ufficialmente riconosciute.

 

Tale variazione «richiede materiali in lingua locale sviluppati con la partecipazione della comunità, non PDF progettati centralmente e adattati da un meccanismo statale sovraccaricato».

 

Il consenso informato è da tempo al centro delle preoccupazioni relative alla vaccinazione contro l’HPV in India.

 

Nel 2013, la Commissione parlamentare permanente per la salute ha pubblicato un rapporto di condanna sul «progetto dimostrativo» sull’HPV sostenuto da Gates e che PATH aveva iniziato a implementare nel 2006.

 

All’inizio del 2010, sono emersi resoconti sui media circa la morte di bambine nel distretto di Khammam nell’Andhra Pradesh dopo aver ricevuto il vaccino contro l’HPV nell’ambito degli studi clinici PATH.

 

Il PATH ha descritto il suo lavoro come uno «studio osservazionale». Tuttavia, la commissione parlamentare e gli esperti indipendenti hanno concluso che si trattava di fatto di una sperimentazione clinica, poiché prevedeva interventi farmacologici invasivi su soggetti umani, e che pertanto avrebbe dovuto rispettare tutte le normative in materia di sperimentazione clinica.

 

Il comitato ha concluso che PATH ha utilizzato questa etichetta fuorviante per eludere il controllo normativo, con l’obiettivo commerciale di far includere il vaccino contro l’HPV nel programma di immunizzazione universale dell’India.

 

Il comitato ha rilevato gravi violazioni del consenso informato. In Andhra Pradesh, i responsabili degli ostelli, che gestiscono le strutture educative residenziali, hanno firmato 2.763 moduli di consenso per conto dei genitori delle ragazze, e le firme dei testimoni risultavano mancanti in 69 dei 100 moduli esaminati.

 

In alcuni casi, la data della vaccinazione precedeva la data del consenso, il che suggerisce che i moduli venivano compilati retroattivamente.

 

Nel 2007, il principale ente di ricerca medica indiano, l’Indian Council of Medical Research, ha firmato un memorandum d’intesa con PATH per contribuire a introdurre il vaccino contro l’HPV nel programma di immunizzazione del governo indiano, nonostante il vaccino non fosse stato approvato in India fino al 2008.

 

Sette persone morirono durante il processo. La commissione che per prima indagò sullo scandalo le liquidò tutte come non collegate al vaccino, citando cause come suicidio, annegamento accidentale e infezioni virali. Ma la commissione parlamentare ritenne che queste liquidazioni fossero superficiali e non adeguatamente indagate.

 

Il comitato ha anche scoperto che il Drugs Controller General of India, una posizione simile a quella del commissario della Food and Drug Administration statunitense, aveva inizialmente riconosciuto il progetto come una sperimentazione clinica che richiedeva una regolamentazione, ma che era diventato uno «spettatore silenzioso» quando le regole della sua stessa agenzia sono state violate.

 

Il comitato ha ritenuto irregolari le approvazioni delle sperimentazioni cliniche e delle licenze di importazione da parte del controllore dei farmaci.

 

Secondo il rapporto, il PATH ha utilizzato il logo e l’infrastruttura della National Rural Health Mission – un programma governativo – per conferire falsa credibilità ufficiale a quella che era una sperimentazione condotta privatamente. Ha utilizzato fondi e personale governativi senza autorizzazione.

 

Secondo quanto scoperto dal comitato, la PATH aveva operato in India dal 1999 senza ottenere le approvazioni obbligatorie dal ministero degli Affari Esteri o dal Ministero degli Affari Interni, ottenendo solo autorizzazioni retroattive e parziali anni dopo.

 

Brenda Baletti

Ph.D.

 

© 5 marzo 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Progetto Artichoke: 70 anni fa la CIA discuteva di nascondere farmaci per il controllo mentale nei vaccini

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Un documento della CIA del 23 aprile 1952, recentemente scoperto, intitolato «Ricerca speciale per Artichoke», descrive una serie di idee su come sviluppare sostanze chimiche progettate per alterare il comportamento e il pensiero umano. Le proposte contenute nel documento facevano parte del Progetto Artichoke, un progetto top secret della CIA che durò dal 1951 al 1956, secondo il Daily Mail.   Negli anni ’50, la CIA studiò metodi per esercitare segretamente il controllo mentale sugli esseri umani, tra cui l’occultamento di farmaci nei vaccini e in prodotti alimentari di largo consumo, come rivelato da un documento della CIA recentemente scoperto. Il Daily Mail ne ha dato notizia per primo lunedì.   Il documento di sette pagine, «Ricerca speciale per Artichoke», è datato 23 aprile 1952. Descrive una serie di idee su come sviluppare sostanze chimiche progettate per alterare il comportamento e il pensiero umano.   Secondo il Daily Mail, le proposte contenute nel documento facevano parte del Progetto Artichoke, un progetto top secret della CIA che durò dal 1951 al 1956.   Il documento, declassificato nel 1983, è circolato di recente sui social media. Tuttavia, è stato pubblicato nella sala di lettura online della CIA solo l’anno scorso.   «Alcune delle proposte sono controverse», si legge nel documento. Tra queste, la somministrazione segreta di farmaci come parte di un «approccio a lungo termine ai soggetti».   Secondo il documento:   «Questo studio dovrebbe includere sostanze chimiche o farmaci che possono essere efficacemente nascosti in oggetti di uso comune come cibo, acqua, coca cola, birra, liquori, sigarette, etc. Questo tipo di farmaco dovrebbe poter essere utilizzato anche nei trattamenti medici standard, come vaccinazioni, iniezioni, etc.»

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La CIA ha effettuato esperimenti sugli esseri umani nell’ambito del Progetto Artichoke

Il documento includeva anche un campo speciale di ricerca per «batteri, colture vegetali, funghi, veleni di vario tipo, etc.» che sono «in grado di produrre malattie che a loro volta causerebbero febbre alta, delirio, etc.»   Tra queste rientravano «specie di funghi» che «producono un certo tipo di intossicazione e squilibrio mentale».   Tra le proposte c’era anche quella di effettuare ricerche sulla «dieta» o sulle «carenze alimentari» dei prigionieri e delle persone sottoposte a interrogatorio, incluso l’uso di «cibi in scatola appositamente preparati da cui sono stati rimossi alcuni elementi».   Il documento includeva proposte per l’uso umano sia a breve che a lungo termine. I farmaci ritenuti più adatti all’uso a lungo termine sarebbero stati progettati per produrre un «effetto agitante (che produce ansia, nervosismo, tensione, etc.) o un effetto deprimente (che crea una sensazione di sconforto, disperazione, letargia, etc.)».   Secondo il Daily Mail, la CIA ha condotto esperimenti sugli esseri umani nell’ambito del Progetto Artichoke. Gli esperimenti hanno spesso coinvolto «soggetti vulnerabili, tra cui prigionieri, personale militare e pazienti psichiatrici». Gli esperimenti sono stati solitamente condotti «senza consenso informato».   Secondo Ben Tapper, un chiropratico del Nebraska che è stato incluso nella lista «Disinformation Dozen» nel 2021 per aver messo in dubbio la sicurezza dei vaccini, il documento espone «una realtà inquietante: le agenzie governative hanno storicamente esplorato modi per manipolare il comportamento umano attraverso mezzi chimici e biologici, compresi concetti che coinvolgono cibo e interventi medici».   «Non si tratta di speculazioni o di cospirazioni, e dovrebbe preoccupare profondamente ogni americano che apprezza l’autonomia corporea e il consenso informato», ha affermato Tapper.  

Precursore degli esperimenti di controllo mentale MK-Ultra della CIA?

Il Daily Mail ha citato documenti della CIA che suggerivano che le agenzie di intelligence statunitensi temevano che le nazioni nemiche avessero sviluppato proprie tecniche di controllo mentale e comportamentale. Ciò ha portato l’agenzia a dare priorità allo sviluppo di metodi propri.   Il progetto Artichoke «servì da precursore» al programma MK-Ultra, lanciato dalla CIA nel 1953. Quel programma «ampliò gli esperimenti di alterazione della mente su una scala più ampia», ha riportato il Daily Mail.   Molti documenti relativi a questo tipo di sperimentazione furono distrutti nel 1973, «lasciando ignota la reale portata della ricerca e i suoi progressi».   Naomi Wolf, Ph.D., CEO di Daily Clout e autrice di The Pfizer Papers: Pfizer’s Crimes Against Humanity, ha dichiarato a The Defender che i documenti confermano ulteriormente una lunga storia di ricerche delle agenzie di intelligence mirate al pensiero e al comportamento umano.   «Purtroppo, è da tempo accertato che le nostre agenzie di intelligence, e quelle dei nostri nemici, hanno cercato di alterare la coscienza e il comportamento umano, spesso senza il consenso dei soggetti. L’esistenza di MK-Ultra, il progetto clandestino in cui si è evoluto il Progetto Artichoke, è ben documentata», ha affermato Wolf.   John Leake, vicepresidente della McCullough Foundation e autore del libro di prossima uscita Mind Viruses: America’s Irrational Obsessions, ha affermato: «I ricercatori sospettano da tempo che la rivelazione da parte del Comitato Church dei famigerati esperimenti di controllo mentale MK-Ultra della CIA, per lo più basati sull’uso dell’LSD, abbia avuto l’effetto di oscurare il ben più ampio Progetto Artichoke dell’agenzia».   Leake ha citato prove che suggeriscono che un avvelenamento di massa avvenuto nel 1951 a Pont-Saint-Esprit, in Francia, in cui 250 residenti hanno avuto gravi allucinazioni e sette persone sono morte, fosse un esperimento del Progetto Artichoke. L’epidemia è stata ufficialmente attribuita al pane contaminato di un panificio locale.   Leake ha affermato che il documento del 1952 è «coerente con il sospetto che la CIA stesse cercando di scoprire metodi di controllo mentale anche per popolazioni molto ampie».   Nel 2024, un’indagine della Reuters rivelò che la CIA aveva condotto una campagna di propaganda segreta sui vaccini nelle Filippine. La campagna attaccava quella che l’agenzia percepiva come la «crescente influenza» della Cina nel Paese, prendendo di mira il vaccino cinese Sinovac contro il COVID-19 attraverso l’uso di falsi account online che diffondevano messaggi «anti-vax».   Michael Rectenwald, Ph.D., autore di The Great Reset and the Struggle for Liberty: Unraveling the Global Agenda, ha affermato che le rivelazioni del Progetto Artichoke «chiariscono che la CIA ha rappresentato un’enorme minaccia per i cittadini statunitensi, oltre agli orrori che scatena sui governi e sulle popolazioni non statunitensi».

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Il Progetto Artichoke voleva ottenere l’aiuto del Servizio di Guerra Chimica dell’Esercito

Il documento del Progetto Artichoke del 1952 includeva anche una raccomandazione di coinvolgere l’US Army Chemical Warfare Service negli sforzi del progetto, citando la sua esperienza con «studi esaustivi in ​​questa direzione».   Questa proposta è simile alle recenti ipotesi secondo cui il COVID-19 e la risposta alla pandemia sarebbero stati coordinati ai massimi livelli del governo, dell’esercito e delle agenzie di Intelligence.   L’anno scorso, l’ex dirigente della ricerca e sviluppo farmaceutica Sasha Latypova e la scrittrice scientifica in pensione Debbie Lerman hanno pubblicato il «Dossier COVID», presentando prove del «coordinamento militare/di intelligence della risposta di biodifesa al Covid negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Australia, Canada, nei Paesi Bassi, in Germania e in Italia».   Secondo Latypova e Lerman, «il COVID non è stato un evento di sanità pubblica», ma «un’operazione globale, coordinata attraverso alleanze militari e di intelligence pubblico-private e invocando leggi concepite per attacchi con armi CBRN (chimiche, biologiche, radiologiche, nucleari)».   Leake ha affermato che «è tutt’altro che chiaro» che le udienze del Comitato Church del 1975 «abbiano posto fine ai programmi segreti della CIA». Ha citato come esempio il possibile sviluppo in laboratorio del virus SARS-CoV-2.   «La creazione in laboratorio del SARS-CoV-2 con tecniche di guadagno di funzione sviluppate presso l’ Università della Carolina del Nord a Chapel Hill e il coinvolgimento dell’esercito statunitense nello sviluppo e nella distribuzione dei vaccini mRNA contro il COVID-19 dovrebbero… essere considerati possibili sviluppi o addirittura continuazioni del Progetto Artichoke», ha affermato Leake.

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Gli esperti mettono in dubbio le somiglianze tra il Progetto Artichoke e i vaccini COVID

In un post su Substack, l’epidemiologo Nicolas Hulscher ha tracciato un potenziale collegamento tra il Progetto Artichoke e lo sviluppo dei vaccini contro il COVID-19. Hulscher ha citato recenti studi sottoposti a revisione paritaria che hanno identificato l’impatto negativo dei vaccini sulla salute neurologica e «l’aumento dei tassi di declino cognitivo».   Hulscher ha scritto:   «È inquietante che, dal 2021, oltre il 70% dell’umanità abbia ricevuto un agente neurotossico mascherato da ‘vaccino’. Gli stessi obiettivi delineati nel documento della CIA (vaccini/farmaci in grado di indurre segretamente ansia, depressione e letargia) vengono ora osservati nelle popolazioni vaccinate contro il COVID-19».   «Se negli anni ’50 la CIA discuteva segretamente di metodi segreti per alterare il comportamento umano, non ci sarebbe da sorprendersi se nei decenni successivi emergessero progetti classificati simili».   Uno studio del 2024 pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry ha indagato gli eventi avversi psichiatrici in oltre 2 milioni di persone in Corea del Sud. Lo studio ha rilevato che «la vaccinazione contro il COVID-19 ha aumentato il rischio di depressione, ansia, disturbi dissociativi, disturbi da stress e somatoformi, nonché disturbi del sonno, riducendo al contempo il rischio di schizofrenia e disturbo bipolare».   Uno studio del 2025 pubblicato sull’International Journal of Innovative Research in Medical Science ha rilevato «segnali di sicurezza allarmanti per quanto riguarda le condizioni neuropsichiatriche a seguito della vaccinazione contro il COVID-19, rispetto alle vaccinazioni antinfluenzali e a tutte le altre vaccinazioni combinate».   Tra questi si segnalano aumenti di schizofrenia, depressione, declino cognitivo, deliri, comportamenti violenti, pensieri suicidi e ideazioni omicide.   «Il fatto che i vaccini a mRNA siano stati progettati per attraversare la barriera emato-encefalica e infiammare il cervello, o almeno, era noto che lo facessero durante la loro produzione e distribuzione, dovrebbe farci riflettere alla luce di questa notizia», ​​ha affermato Wolf.   Wolf ha affermato che le ultime rivelazioni, «pur essendo scioccanti, forniscono un motivo in più per essere critici nei confronti di programmi di vaccinazione opachi, coercitivi o non testati, di additivi negli alimenti e nell’acqua e di programmi di geoingegneria tossici o opachi».   Tapper ha affermato che le rivelazioni rafforzano «l’urgente necessità di proteggere la libertà individuale, la libertà medica e i confini etici nella scienza e nella salute pubblica».   «La lezione da trarre è semplice: è necessaria la vigilanza quando i governi rivendicano l’autorità sul corpo e sulla mente umana», ha affermato Tapper.   Michael Nevradakis Ph.D.   © 1824 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Vaccini

Un nuovo studio suggerisce che la FDA ha sottostimato il rischio di danni cardiaci derivanti dal vaccino Moderna contro il COVID

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Uno studio pubblicato la scorsa settimana sulla rivista Vaccines ha rilevato che, tra i maschi di età compresa tra 18 e 25 anni, il vaccino contro il COVID-19 di Moderna è stato associato a un numero di ricoveri ospedalieri per miocardite e pericardite correlate al vaccino compreso tra l’8% e il 52% in più rispetto al numero di ricoveri per COVID-19 che ha prevenuto. I risultati contraddicono l’analisi rischio-beneficio condotta dalla FDA.

 

Secondo un nuovo studio, il vaccino mRNA contro il COVID-19 di Moderna ha presentato più rischi che benefici per i giovani maschi, contrariamente ai modelli utilizzati dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense nel 2022 per promuovere il vaccino come sicuro ed efficace.

 

Lo studio, pubblicato la scorsa settimana sulla rivista Vaccines, ha scoperto che tra i maschi di età compresa tra 18 e 25 anni, il vaccino Moderna mRNA-1273 contro il COVID-19 è stato associato a un numero di ricoveri ospedalieri per miocardite e pericardite attribuibili al vaccino (VAM/P) compreso tra l’8% e il 52% in più rispetto al numero di ricoveri ospedalieri per COVID-19 che ha prevenuto.

 

Paul S. Bourdon, Ph.D., professore di matematica in pensione presso l’Università della Virginia e autore principale dello studio, ha dichiarato a The Defender:

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«Il nostro articolo si concentra sulla questione se la vaccinazione con mRNA-1273 sia stata utile per la popolazione generale di uomini di età compresa tra 18 e 25 anni in relazione ai ricoveri ospedalieri, dato l’elevato livello di immunità naturale nella popolazione al momento della valutazione rischio-beneficio da parte della FDA».

 

Uno studio australiano condotto lo scorso anno ha scoperto che la miocardite colpisce i giovani uomini in modo più grave rispetto ad altri gruppi.

 

Il nuovo studio ha utilizzato dati disponibili alla FDA al momento della modellazione. Bourdon ha affermato che, nonostante ciò, i risultati dello studio erano «sostanzialmente diversi» da quelli della FDA.

 

L’epidemiologo e ricercatore scientifico in sanità pubblica M. Nathaniel Mead, che ha analizzato i risultati del nuovo studio, ha dichiarato a The Defender che «lo scenario più probabile per la FDA era un rapporto beneficio-rischio di circa 43:1 a favore della vaccinazione».

 

«In confronto, la rianalisi di Bourdon basata su ipotesi più realistiche ha prodotto un rapporto di 0,67, circa 60 volte inferiore. Nell’arco di cinque mesi di protezione ipotizzata, le vaccinazioni hanno portato a un numero di ricoveri per miocardite/pericardite superiore del 63% rispetto a quelli prevenuti per COVID-19», ha affermato Mead.

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Il modello FDA ha «sottostimato» il rischio di miocardite del vaccino Moderna

La FDA ha completato una valutazione del rapporto beneficio-rischio del vaccino Moderna nel gennaio 2022, poco prima di concedere la piena approvazione. I dati sono stati pubblicati nel 2023. Il nuovo studio sottolinea che la FDA conduce valutazioni del rapporto beneficio-rischio perché i vaccini vengono spesso somministrati a persone sane.

 

Tuttavia, secondo Bourdon, l’analisi della FDA conteneva una lacuna fondamentale. Mentre i maschi di età compresa tra 18 e 25 anni rappresentano il gruppo a più alto rischio di miocardite/pericardite associata al vaccino, «la FDA ha ipotizzato che i tassi di ricovero ospedaliero [per COVID-19] fossero uniformi per i maschi di età compresa tra 18 e 45 anni».

 

Bourdon ha affermato che questo contraddice i modelli dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), che mostrano come i tassi di ospedalizzazione per gli uomini di età compresa tra 30 e 49 anni siano il doppio di quelli per i giovani di età compresa tra 18 e 29 anni. Mead ha affermato che questo ha alterato significativamente i risultati della FDA.

 

«Lo studio della FDA ha raggruppato i tassi di ospedalizzazione per la fascia d’età 18-45 anni, e questo ha indubbiamente sovrastimato i rischi di ricovero per il gruppo più ristretto 18-25 anni», ha affermato Mead.

 

Per la loro analisi, Bourdon e il suo team hanno utilizzato il quadro della FDA, ma hanno anche tenuto conto dei benefici dell’immunità naturale derivante da una precedente infezione da COVID-19.

 

Il loro modello ha anche tenuto conto di una «stratificazione per età più precisa» nei tassi di ospedalizzazione per COVID-19, dei ricoveri ospedalieri occasionali (di pazienti che hanno ricevuto cure per un’altra condizione ma sono risultati positivi al COVID-19), «proiezioni più realistiche dei tassi di infezione da Omicron e tassi VAM/P più accurati».

 

«Al momento in cui la FDA ha completato la sua valutazione… circa il 70% dei maschi tra i 18 e i 25 anni era stato infettato dal COVID-19 e gli studi indicavano che i benefici di una precedente infezione da COVID-19 sono almeno equivalenti a quelli della vaccinazione. Tuttavia, la FDA ha omesso i benefici derivanti da una precedente infezione nella sua analisi», ha affermato Bourdon.

 

Mead ha affermato che l’analisi della FDA del 2022 ha rilevato un tasso stimato di miocardite e pericardite di 12,8 casi ogni 100.000 persone che hanno ricevuto la serie iniziale di due dosi di Moderna, significativamente inferiore al tasso rilevato dalla nuova analisi.

 

«Questo ampio divario suggerisce che la stima della miocardite nel modello della FDA potrebbe essere stata sottostimata, il che potrebbe far pendere il quadro generale rischi-benefici in modo più favorevole verso la vaccinazione», ha affermato Mead.

 

Secondo Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior presso Children’s Health Defense (CHD), la nuova analisi «è in contrasto con l’approccio vaccinale universale» tradizionalmente adottato dalla FDA.

 

La nuova analisi ha dimostrato che «la realtà era peggiore dello scenario peggiore ipotizzato dalla FDA», ha affermato Jablonowski.

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«Oltre la cattiva scienza»

Bourdon ha affermato che i risultati dello studio mettono in discussione le affermazioni diffuse sui benefici per la salute pubblica dei vaccini contro il COVID-19.

 

«Queste affermazioni hanno in genere conteggiato qualsiasi ricovero ospedaliero di un paziente risultato positivo al COVID-19 come un ricovero ospedaliero per COVID-19. In altre parole, queste stime di prevenzione includono tipicamente i ricoveri ospedalieri accidentali per COVID-19 evitati. I tassi accidentali possono essere piuttosto elevati nelle fasce di età più giovani», ha affermato Bourdon.

 

Mead ha affermato che sarebbe stato «impossibile per gli esperti dire ‘sicuro ed efficace’ se l’analisi pubblicata dalla FDA… avesse incluso le ipotesi formulate nel modello modificato utilizzato dal team di Bourdon».

 

Mead ha suggerito che la FDA potrebbe aver scelto di sviluppare il suo modello in modo da individuare rischi minori associati alla vaccinazione.

 

«È difficile non vedere una certa parzialità nell’approccio di ricerca della FDA, dato che non hanno attribuito alcun beneficio alle infezioni precedenti negli scenari Omicron, mentre allo stesso tempo hanno dato per scontato che le iniezioni di mRNA fornissero il 72% di efficacia contro l’ospedalizzazione e il 30% contro l’infezione per cinque mesi», ha affermato.

 

Secondo Mead, è probabile che il modello della FDA abbia anche minimizzato l’immunità naturale dopo l’infezione da COVID-19, che è «biologicamente solida e molto più duratura di quanto molti credano».

 

«Le implicazioni sono sconcertanti», ha affermato Brian Hooker, Ph.D., direttore scientifico del CHD. «Questo va oltre la cattiva scienza. Purtroppo, la FDA desiderava così tanto che questo prodotto fosse approvato che ha lavorato a ritroso per ottenere un’analisi che lo avrebbe raggiunto, nonostante fosse evidente che i rischi di questa vaccinazione superassero i benefici».

 

Mead ha affermato che le omissioni della FDA hanno contribuito a definire le linee guida sui vaccini che espongono i giovani uomini sani a un rischio maggiore di infiammazioni e lesioni cardiache, soprattutto dopo essere stati esposti al virus.

 

Lo studio di Bourdon ha chiesto alla FDA di effettuare valutazioni «più rigorose» del rapporto beneficio-rischio, «in grado di supportare la stratificazione delle raccomandazioni vaccinali non solo in base all’età e al sesso, ma anche in base allo stato di infezione pregressa e di comorbilità».

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«Chiara evidenza di frequenti danni cardiaci dopo le iniezioni di mRNA»

Mead ha affermato che lo studio rafforza l’ipotesi secondo cui non si sarebbe dovuto obbligare i giovani sani a vaccinarsi contro il COVID-19.

 

«Dobbiamo tenere presente che il pericolo effettivo del COVID-19 in sé era minuscolo per questa fascia d’età. Nel 2021-22 il tasso di mortalità per infezione per le persone sotto i 19 anni era solo dello 0,0003%… e ancora più basso con Omicron», ha affermato Mead. Ha affermato che la FDA non avrebbe dovuto concedere l’autorizzazione all’uso di emergenza per questa fascia d’età.

 

Bourdon ha suggerito che le agenzie sanitarie pubbliche statunitensi avrebbero potuto seguire l’esempio della Francia. La Francia ha sospeso l’uso del vaccino Moderna nell’ottobre 2021, rivedendo successivamente le sue raccomandazioni per autorizzare mezza dose per gli over 30.

 

Invece, «nelle stesse popolazioni più giovani, ora ci sono chiare prove di frequenti danni cardiaci dopo le iniezioni di mRNA, danni che possono portare a gravi problemi e, in alcuni casi, a morte prematura sia nel breve che nel lungo termine», ha affermato Mead.

 

Diversi studi sono giunti a conclusioni simili, tra cui uno di cui Mead e altri cinque ricercatori sono coautori e pubblicato lo scorso anno sull’International Journal of Cardiovascular Research & Innovation. Successivamente, hanno presentato lo studio come prova a un’audizione del Senato degli Stati Uniti sull’insabbiamento da parte del governo dei rischi del vaccino contro il COVID-19.

 

Lo studio ha confutato diverse affermazioni fatte in precedenza da agenzie di sanità pubblica e associazioni professionali sui vaccini contro il COVID-19, tra cui quella secondo cui le infezioni da COVID-19 hanno portato a un tasso più elevato di casi di miocardite rispetto ai vaccini e quella secondo cui la miocardite indotta dal vaccino è in genere rara, lieve e transitoria.

 

Uno studio del 2024 su 9,3 milioni di sudcoreani, pubblicato su Nature Communications, ha rilevato un rischio di miocardite più elevato del 620% e un rischio di pericardite più elevato del 175% a seguito della vaccinazione mRNA contro il COVID-19.

 

Un altro studio del 2024 ha rilevato che quasi il 10% delle persone in Giappone che hanno riferito di aver sofferto di miocardite o pericardite dopo aver ricevuto un vaccino mRNA contro il COVID-19 sono decedute a causa di questa condizione. I tassi di mortalità erano più alti tra gli uomini sotto i 30 anni.

 

I documenti condivisi con CHD nel 2024 hanno dimostrato che le agenzie sanitarie pubbliche statunitensi erano a conoscenza di un forte legame tra i vaccini COVID-19 e la miocardite almeno già a febbraio 2021, ma hanno nascosto le prove al pubblico.

 

Un rapporto del 2024 delle Accademie Nazionali delle Scienze, dell’Ingegneria e della Medicina ha confermato un nesso causale tra i vaccini mRNA contro il COVID-19 e la miocardite.

 

L’anno scorso, la FDA ha richiesto a Pfizer e Moderna di rivedere le etichette dei loro vaccini contro il COVID-19 per includere avvertenze più dettagliate sui rischi di danni cardiaci.

 

Lo scorso anno Pfizer è stata criticata per aver posticipato a novembre 2030 il completamento dello studio sulla sicurezza del suo vaccino contro il COVID-19 contro la miocardite. Lo studio era stato originariamente avviato nel 2022.

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 18 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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