Economia
Inflazione e tassi di interesse: l’economia tedesca è «nei guai»
L’economia tedesca si appresta ad affrontare un anno difficile dopo la contrazione nell’ultimo trimestre del 2023, poiché l’inflazione e gli alti tassi di interesse continuano a pesare sul settore, ha riferito questa settimana Bloomberg, citando analisti.
Secondo l’Ufficio federale di statistica (Destatis), nel periodo ottobre-dicembre 2023 l’economia tedesca ha registrato una stagnazione, con un PIL in calo dello 0,3%. Sebbene l’inflazione sia scesa a gennaio al 3,1%, rimane costantemente superiore al tasso obiettivo del 2%.
L’impennata dei prezzi al consumo negli ultimi mesi ha portato ad un aumento dei tassi di interesse, che ha messo in luce i problemi nei settori manifatturiero e immobiliare. Secondo la società di consulenza Alvarez & Marsal, circa il 15% delle aziende tedesche è attualmente in difficoltà, la percentuale più alta in Europa.
Sostieni Renovatio 21
«La Germania è davvero nei guai… Tutte le grandi economie manifatturiere stanno rallentando ma, in Germania, a ciò si aggiunge l’aumento dei costi energetici. Ci sono anche sfide nel settore automobilistico con la concorrenza proveniente dalla Cina», ha detto alla testata economica americana Bloomberg Brian Mangwiro, gestore di fondi presso la Barings Bank del Regno Unito.
Bloomberg rileva che i primi sondaggi per il 2024 segnalano che ci sono poche speranze che le difficoltà economiche finiscano nel prossimo futuro.
«La Germania emerge come il mercato più in difficoltà in Europa… Le prospettive economiche del paese rimangono cupe, con il suo governo e la Commissione Europea che prevedono una contrazione dello 0,4% nella sua economia per il 2024 a causa dell’elevata inflazione, degli elevati prezzi dell’energia e del ristagno del commercio internazionale», secondo il Weil European Distress Index, che cita il deterioramento degli investimenti, le pressioni sulla liquidità e la redditività stagnante come i principali problemi economici del paese al momento.
Gli analisti sottolineano che i problemi nel settore immobiliare e la mancanza di crescita economica porranno probabilmente problemi alle banche tedesche. Secondo un recente rapporto della banca centrale del paese, circa un terzo dei prestiti immobiliari commerciali deve far fronte a costi di finanziamento più elevati nell’arco di tre anni, il che potrebbe portare a default e svalutazioni del credito.
Nel complesso, molti operatori del mercato guardano a tagli dei tassi, ha affermato Bloomberg.
«Nel contesto delle aziende ancora sottoposte a sfide macroeconomiche, si tratta di una scheggia di luce in fondo all’orizzonte. Fino a quando i tassi più bassi non si tradurranno in un aumento tangibile della disponibilità di soluzioni sul mercato dei capitali, continueremo a vedere stress», hanno previsto Alvarez e Marsal.
Sei mesi fa la Banca Centrale di Germania (Bundesbank) in un rapporto mensile aveva scritto che «è probabile che la produzione economica ristagni più o meno nuovamente nel terzo trimestre del 2023», in pratica avvertendo del fatto che la prima economia d’Europa era dinanzi alla prospettiva della crescita zero.
Aiuta Renovatio 21
Come riportato da Renovatio 21, in Germania si sarebbe registrato anche un forte aumento degli euro falsi.
Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto l’anno passato che la Germania sarà l’unica economia del G7 a subire una contrazione quest’anno, mentre lotta con le ricadute della crisi energetica. Solo pochi mesi fa la Germania ancora parlava di razionamento dell’energia, mentre si spengono gli ultimi reattori nucleari.
In Germania la produzione è diminuita per la prima volta da gennaio, guidata da un forte calo della produzione industriale.
Come riportato da Renovatio 21, l’industria chimica tedesca, per fare un esempio, è letteralmente in caduta libera. Lo stesso dicasi per il settore automotive, un tempo fiore all’occhiello dell’industria del continente.
Nel frattempo Berlino, pur con problemi di reclutamento, si sta rimilitarizzando investendo almeno 22 miliardi di dollari in munizioni entro il 2030.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Economia
Dopo i record, oro e argento continuano a scendere
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Economia
L’UE attingerà al MES per le spese militari
Il direttore del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) ha dichiarato che i Paesi dell’Eurozona in difficoltà di liquidità possono ricorrere alle sue riserve, pari a 500 miliardi di euro, per finanziare un incremento della spesa militare. L’Unione Europea ha già provveduto a contrarre prestiti per decine di miliardi di euro al fine di potenziare i propri bilanci per la difesa e sostenere l’armamento dell’Ucraina.
In un’intervista rilasciata venerdì a Reuters, il direttore del MES Pierre Gramegna ha spiegato che il fondo – nato originariamente per soccorrere le economie più indebitate durante la crisi finanziaria – potrebbe essere impiegato per permettere ai Paesi di aumentare la spesa per la difesa ricorrendo al debito.
«In un’epoca di turbolenze geopolitiche, che hanno determinato un aumento generalizzato delle spese e dei costi per la difesa in tutti i Paesi, dobbiamo sfruttare al massimo il potenziale del MES», ha affermato Gramegna all’agenzia.
«Abbiamo gli strumenti a disposizione», ha aggiunto. «È nell’interesse superiore dell’Europa… utilizzarli pienamente».
Sostieni Renovatio 21
Durante la crisi finanziaria il MES ha agito come prestatore di ultima istanza e i suoi interventi sono stati subordinati a rigorose richieste di riforme economiche. I Paesi che hanno ricevuto i salvataggi – come Portogallo, Irlanda e Grecia – sono stati obbligati a ristrutturare il settore bancario e ad adottare misure di austerità in cambio degli aiuti.
Gramegna ha precisato che i Paesi che dovessero attingere al MES per finalità legate alla difesa non saranno soggetti a tali condizioni. Il fondo è accessibile esclusivamente agli Stati che adottano l’euro e qualsiasi utilizzo per scopi di difesa necessiterà dell’approvazione unanime dei 21 Paesi membri, inclusi quelli militarmente neutrali come Austria, Cipro, Malta e Irlanda.
Gli Stati europei membri della NATO stanno accelerando gli sforzi per elevare la spesa militare fino al 5% del PIL, soglia imposta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Parallelamente, l’UE sta incontrando difficoltà nel rilanciare l’industria della difesa continentale e nel reperire armi statunitensi per l’Ucraina, sempre più costose e difficili da ottenere.
Uno degli strumenti principali per perseguire contemporaneamente questi tre obiettivi è il programma SAFE (Security Action for Europe). Introdotto dalla Commissione Europea lo scorso anno, SAFE consente all’UE di raccogliere sui mercati globali 150 miliardi di euro da destinare a prestiti concessi agli Stati membri per progetti in ambito difesa.
Il primo ciclo di finanziamenti SAFE è già stato erogato e, secondo fonti riportate, la Commissione europea starebbe valutando il lancio di una seconda fase del programma entro l’anno in corso.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Serenapaliria via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Economia
La NATO crea una banca per prepararsi alla guerra con la Russia
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Immigrazione2 settimane faLe nostre città ridisegnate dagli immigrati
-



Armi biologiche1 settimana faI vaccini COVID mirano a ridurre la popolazione mondiale avvelenando miliardi di persone: parla un medico sudafricano
-



Geopolitica1 settimana fa«L’ordine basato sulle regole» non era reale: ora siamo nell’era della fantasia geopolitica imperiale. Cosa accadrà al mondo e all’Italia?
-



Salute2 settimane faI malori della 3ª settimana 2026
-



5G2 settimane faKennedy: le radiazioni wireless sono un «grave problema di salute»
-



Pensiero6 giorni faCaschi blu attaccati, carabinieri umiliati, cristiani uccisi: continua il privilegio di sangue di Israele
-



Persecuzioni2 settimane faUomo profana l’altare e il Santissimo Sacramento all’interno della Basilica di San Pietro
-



Pensiero2 settimane faIl discorso di Trump a Davos














