Economia
Il Sudan dilaniato dalla guerra assiste al boom dell’estrazione dell’oro
Secondo la Sudanese Mineral Resources Company (SMRC), nel 2025 il Sudan ha estratto 70 tonnellate di oro, superando l’obiettivo di produzione annuale prefissato.
In un comunicato pubblicato lunedì su Facebook, l’azienda statale ha reso noto che la produzione aurifera ha raggiunto il 113% del target programmato per l’anno, rappresentando «il livello di produzione più alto degli ultimi cinque anni».
La società ha inoltre indicato che le entrate pubbliche complessive hanno toccato 1.087 miliardi di sterline sudanesi (circa 426 milioni di dollari) nel 2025, corrispondenti al 132% dell’obiettivo annuale.
I dati sono stati illustrati nel corso di una riunione del consiglio di amministrazione, presieduta dal ministro dei Minerali Nour El-Daem Taha, che ha lodato i risultati conseguiti dall’azienda nonostante quelle che ha definito sfide persistenti. Il ministro ha esortato la SMRC a «raddoppiare gli sforzi nel corso del 2026 per proseguire sulla strada dei successi», insistendo affinché i progetti nazionali di sviluppo minerario vengano inseriti nel piano per il prossimo anno.
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Da gennaio a ottobre 2025, la SMRC ha prodotto 53 tonnellate di oro, esportate per un valore di 909 milioni di dollari. Questi elevati volumi sono stati ottenuti sebbene il Paese dell’Africa orientale sia immerso da oltre due anni in un violento conflitto civile.
L’oro continua a essere una delle risorse più pregiate del Sudan: secondo i dati ufficiali, le esportazioni aurifere hanno generato oltre 1,5 miliardi di dollari nei primi dieci mesi del 2024, nonostante la guerra in corso.
Il settore minerario «ha un ruolo fondamentale nel sostenere il tesoro dello Stato e l’economia nazionale, nonché lo sforzo bellico», ha dichiarato il direttore della SMRC Mohamed Taher Omer, secondo il quotidiano locale Sudan Tribune.
Secondo l’agenzia svizzera SWISSAID, le esportazioni ufficiali di oro nel 2024 si sono attestate tra circa 22,9 e 31 tonnellate, con un giro d’affari di circa 1,57-1,59 miliardi di dollari. Tuttavia, una quota consistente della produzione – stimata tra il 40% e il 70% – risulterebbe esportata attraverso canali informali, al di fuori dei circuiti di rendicontazione ufficiali.
Diverse fonti indicano gli Emirati Arabi Uniti come il principale hub per le spedizioni sia ufficiali sia non ufficiali di oro sudanese, fungendo da intermediario essenziale per l’immissione del metallo prezioso sui mercati globali.
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Economia
Stabilimento automobilistico della Volkswagen verrà convertito per la produzione di armi israeliane
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Economia
Jaguar Land Rover taglierà 4.000 posti di lavoro
Jaguar Land Rover (JLR) ha confermato l’intenzione di ridurre il personale, mentre la principale casa automobilistica britannica affronta l’aumento dei costi, il calo delle vendite e gli effetti dei dazi statunitensi. Lo riporta il Times, secondo cui potrebbero essere soppressi fino a 4.000 posti di lavoro.
JLR è sotto crescente pressione a causa dei dazi USA, che hanno reso più onerosa la vendita dei veicoli prodotti in Gran Bretagna negli Stati Uniti, nonostante Londra avesse ottenuto un’aliquota ridotta del 10%. L’effetto è stato particolarmente rilevante, poiché il Nord America è il mercato più importante per l’azienda. Le difficoltà sono state accentuate da un grave attacco informatico subito lo scorso anno, che ha costretto a interrompere la produzione per diverse settimane.
Nel trimestre chiuso a giugno il fatturato di JLR è sceso di quasi il 10%, mentre l’utile ante imposte è crollato di oltre due terzi, attestandosi a 109 milioni di sterline (126,5 milioni di euro). Secondo il Times, l’amministratore delegato PB Balaji è sotto pressione da parte di Tata Motors, la società madre indiana di JLR, perché tagli i costi.
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In una dichiarazione ai media, JLR ha detto di dover «adattarsi alle mutevoli condizioni del mercato globale», con l’obiettivo di risparmiare circa 1,7 miliardi di sterline (2,3 miliardi di dollari) nei prossimi due anni e di abbassare il punto di pareggio annuale a 300.000 veicoli.
JLR ha annunciato l’avvio di un «programma di prepensionamento volontario» per il personale con stipendio fisso e per i dirigenti. Secondo quanto riportato, i dipendenti sarebbero stati informati venerdì. Il Times ha scritto che potrebbero essere eliminati fino a 4.000 posti di lavoro nei prossimi due anni, anche se JLR non ha confermato la cifra.
Il gruppo automotive occupa direttamente circa 34.000 persone nei suoi stabilimenti nelle West Midlands e nel Merseyside e sostiene circa 120.000 posti di lavoro nell’intera filiera automobilistica britannica.
Le case automobilistiche europee stanno riducendo il personale a causa della domanda debole, dell’aumento dei costi e della crescente concorrenza dei produttori cinesi a basso costo.
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Come riportato da Renovatio 21, questa settimana Volkswagen ha approvato ulteriori 50.000 tagli di posti di lavoro entro il 2030, portando la riduzione complessiva della forza lavoro prevista a circa 100.000 unità. La sua controllata Porsche eliminerà altri 5.000 posti di lavoro entro il 2035.
La crisi del settore automobilistico tedesco è stata aggravata anche dagli elevati costi energetici, da quando il Paese ha perso l’accesso a gran parte del gas russo a basso costo, da cui la sua economia industriale dipendeva da tempo, dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022. L’amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume, ha indicato separatamente i dazi statunitensi e l’intensificarsi della concorrenza cinese tra le pressioni che pesano sulla competitività dell’azienda.
Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso anche il colosso automobilistico tedesco BMW prevede di tagliare circa 8.000 posti di lavoro a livello globale entro la fine del 2027.
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Immagine di Anthony Parkes via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Economia
Volkswagen licenzia 100.000 lavoratori: «ristrutturazione»
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