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Geopolitica

Il presidente serbo contro l’USAID per aver incitato al cambio di regime

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Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha dichiarato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha menzionato direttamente la Serbia come un luogo in cui l’USAID voleva un cambio di regime.

 

Il presidente ha rilasciato tali dichiarazioni durante una trasmissione televisiva, riporta la testata Blic.

 

«Qualcuno stava solo aspettando altre tragedie, nel frattempo preparando diversi tipi di scenari per alcune nuove rivolte e per alcuni nuovi attacchi allo stato. E questa non è una novità, e lo si può vedere attraverso le parole del presidente Donald Trump. Donald Trump ha menzionato direttamente la Serbia ieri, il presidente degli Stati Uniti d’America ha menzionato direttamente la Serbia come un posto in cui volevano un cambio politico di governo. Coloro che hanno ricevuto denaro americano per rovesciare il governo», ha detto il Vucic.

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Nel luglio dell’anno scorso, il governo della Serbia ha rilasciato una dichiarazione congiunta con USAID in merito a 18 milioni di dollari di nuovi fondi per una «partnership di sviluppo», e i media hanno sottolineato che il governo ha ringraziato gli Stati Uniti per tali fondi in passato.

 

La dichiarazione di luglio ha osservato che i nuovi «fondi saranno utilizzati, tra le altre cose, per migliorare le procedure di appalti pubblici in Serbia, migliorare l’accesso alla giustizia per i cittadini, migliorare la protezione ambientale e la sicurezza energetica, promuovere un ambiente mediatico più forte, migliorare le opportunità economiche per i gruppi vulnerabili, nonché per una maggiore competitività dell’economia serba».

 

Vucic ha ammesso durante la sua intervista televisiva che il denaro è stato ricevuto e utilizzato, ma principalmente per «progetti insensati che avrebbero dovuto coprire gli occhi», mentre il vero intento della maggior parte dei finanziamenti era quello di rovesciare il governo. Alla domanda sui «numerosi video» di lui e di altri funzionari che ringraziano USAID per i progetti finanziati, il presidente serbo ha risposto che «quando qualcuno ti dà 1.000 euro, spetta a te dire comunque educatamente “grazie”».

 

Vucic ha quindi indicato che i soldi sono stati spesi per dotare i tribunali serbi di vari dispositivi di registrazione, microfoni e molte altre cose. Ma somme ben più consistenti sono state consegnate a ONG come Trag e CRTA. «Negli ultimi quattro anni, sono stati 400 milioni (dinari), di cui nemmeno 10 milioni sono andati allo Stato. Tutto è andato per il verso giusto per il settore non governativo», ha detto.

 

Stranamente, nell’aprile del 2024, pochi mesi prima che venissero annunciati i 18 milioni di dollari aggiuntivi dell’USAID, Trag e CRTA annunciarono congiuntamente un concorso dell’USAID per sovvenzioni nell’ambito di quello che chiamarono un «programma del Fondo di mobilitazione».

 

«La Fondazione Trag e il CRTA, con il sostegno finanziario dell’Agenzia americana per lo sviluppo internazionale (USAID), vi invitano a presentare domanda per il concorso per il programma Mobilization Fund».

 

Le attività elencate che potevano ricevere sovvenzioni includevano: «sviluppo della comunità locale, diritti umani, antidiscriminazione, diritti delle donne ed emancipazione femminile, emancipazione dei giovani, inclusione, economia solidale, protezione ambientale, sviluppo socioeconomico, stato di diritto, responsabilità delle istituzioni pubbliche, lotta alla corruzione, urbanistica e spazi pubblici e tutte le altre in cui gli attivisti riconoscono delle sfide».

 

Anche l’ex primo ministro e presidente dell’Assemblea nazionale della Serbia Ana Brnabic è stata chiamata in causa per la sua gratitudine in passato per i fondi USAID che presumibilmente avevano «migliorato» il Paese, scrive Remix News. Ora, con Trump in carica, sta cambiando idea, affermando che i «media investigativi» finanziati da USAID avevano sistematicamente danneggiato la Serbia, secondo Tanjug.

 

«Negli ultimi 10-11 anni, hanno insinuato che chiunque si occupi di politica è, in un certo senso, corrotto o vuole essere corrotto. Ciò ha reso impossibile per le tante persone qualificate che volevano aiutare, o che forse aiutavano dall’ombra per tutto il tempo, di essere coinvolte come segretari di stato o ministri perché, di fatto, sarebbero state immediatamente prese di mira da vari media come Krik», ha detto Brnabic su Pink TV.

 

Il Brnabic ha poi lasciato trapelare la verità, sottolineando che non esistono media indipendenti, il che implica semplicemente la dipendenza dai finanziamenti statunitensi da parte di gruppi di interessi particolari. «Si può vedere che quei media e le persone che ci lavoravano erano piuttosto dipendenti. Il fatto è che dipendevano dall’amministrazione americana e, a peggiorare le cose, non da un’amministrazione statunitense eletta da cittadini americani, ma da quello che viene definito lo stato profondo», ha detto.

 

Secondo Tanjug, la Serbia continuerà a indagare sulla spesa dei fondi USAID se gli Stati Uniti glielo chiederanno.

 

Per quanto riguarda il portale mediatico Kric, menzionato sopra, il presidente Vucic ha avuto un recente battibecco con uno dei giornalisti che ha cercato, ancora una volta, di mettere alle strette Vucic con presunte informazioni su suo fratello all’apertura della Fiera Internazionale del Turismo di Belgrado.

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Il giornalista ha affermato che il nome di Andrej Vucic è stato menzionato in messaggi registrati, indicando che aveva potere sugli appalti statali a Novi Sad e anche sulle nomine della polizia.

 

Il presidente ha definito le accuse «una bugia nota», ha ribadito che suo fratello non ricopre alcuna carica politica, e poi si è rivoltato al giornalista, chiedendo: «mi interessa che lei risponda alla domanda su quanti soldi lei ha ricevuto dall’USAID , quanti dalla NED? Quanti soldi le hanno trasferito queste due organizzazioni criminali, sia l’una che l’altra? Quanto, come il presidente americano e uno dei più famosi uomini d’affari laici, si potrebbe dire, Elon Musk, che chiama queste organizzazioni criminali? Quanti soldi le hanno dato per questo?».

 

Prendendo in giro le accuse di terzi, Vucic ha detto: «molte persone scrivono anche che ho detto loro che mi sarei lanciato dal belvedere di Smilovica, ma non l’ho ancora fatto». Ha poi sottolineato che, d’altro canto, i finanziamenti che Kric ha ricevuto dagli Stati Uniti sono un fatto.

 

Il giornalista ha poi accusato il presidente di aver preso di mira nuovamente i giornalisti, al che Vucic ha risposto: «Come posso prenderla di mira? Le sto solo chiedendo quanti soldi ha ricevuto».

 

Gli Stati Uniti avrebbero donato 937 milioni di dollari alla Serbia dal 2001. Sebbene il sito USAID non sia più online, una ricerca su Google mostra ancora voci, con una per la Serbia che dice che questo denaro era destinato allo «sviluppo economico e democratico».

 

Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa Vucic aveva accusato le potenze occidentali di aver cercato di orchestrare il suo rovesciamento spendendo fino a tre miliardi di dollari.

 

Come riportato da Renovatio 21, Belgrado nel dicembre 2023 produsse evidenti segni di «maidanizzazione» in corso. Già allora presidente serbo accusò le potenze occidentali di tentare di «ricattare» la Serbia affinché sostenga le sanzioni e di tentare di orchestrare una «rivoluzione colorata» – una sorta di Maidan belgradese –contro il suo governo a dicembre.

 

All’epoca il governo serbo in quel caso aveva ringraziato pubblicamente i servizi segreti russi per il loro aiuto, come confermato in seguito dal Vucic.

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Immagine di Nikola Djordjevic via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

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Geopolitica

I servizi israeliani evacuano il figlio di Netanyahu da Miami: «grave minaccia»

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L’agenzia di sicurezza israeliana Shin Bet ha reso noto che Yair, primogenito del premier Benjamin Netanyahu, è stato trasferito in segreto dagli Stati Uniti a causa di una «grave minaccia» alla sua vita.   La notizia arriva a pochi giorni dalle parole dello stesso Netanyahu, espresse in un’intervista telefonica al Canale 14 israeliano, secondo cui l’Iran avrebbe «tentato di assassinare» uno dei suoi figli, senza indicare quale né fornire particolari sul presunto piano.   Lo Shin Bet ha dichiarato sabato in un comunicato: «C’era una minaccia significativa contro Yair Netanyahu e, alla luce di ciò e dopo un’attenta valutazione, è stata presa la decisione di prelevarlo d’urgenza insieme alla sua scorta e di riportarlo in Israele», omettendo però la natura della minaccia e il momento esatto dell’operazione.   Mercoledì una fonte anonima delle forze dell’ordine statunitensi ha riferito al canale TV americano Newsmax che i servizi segreti israeliani avrebbero individuato un piano ai danni di Yair nel dicembre dell’anno precedente. Canale 12 ha aggiunto che, per portare a termine l’operazione, lo Shin Bet ha riassegnato gli agenti che all’epoca proteggevano il presidente Isaac Herzog a New York.   Secondo le accuse, agenti iraniani avrebbero sorvegliato la sua residenza e i suoi spostamenti. Yair, che da anni viveva negli Stati Uniti con uno controverso stile di vita fatto di agio, ha ricevuto l’ordine di partire subito ed è rientrato in Israele, a quanto pare senza nemmeno ritirare i propri effetti personali.

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La sua lunga permanenza all’estero ha suscitato perplessità in patria, soprattutto dopo l’attacco di Hamas dell’ottobre 2023, perché molti si chiedevano perché restasse oltreoceano mentre centinaia di migliaia di riservisti venivano richiamati per un’operazione militare di rappresaglia a Gaza.   A luglio la moglie di Netanyahu, Sara, e i loro due figli hanno ottenuto una protezione estesa a carico dei contribuenti, alimentando ulteriori polemiche pubbliche e politiche.   La vicenda emerge mentre la coalizione di Netanyahu affronta una campagna elettorale difficile per la rielezione, dopo la guerra in stallo con l’Iran. Il conflitto è iniziato alla fine di febbraio con gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele su Teheran, che hanno ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei e quattro membri della sua famiglia, tra cui la figlia Boshra e la nipotina Zahra di 14 mesi.   Mojtaba, figlio di Khamenei e nominato nuova guida suprema una settimana dopo, ha promesso di «vendicare il sangue» del padre. Teheran, tuttavia, non ha commentato né rivendicato la responsabilità del presunto complotto per assassinare il figlio di Netanyahu.   Yair Netanyahu è noto per una serie di polemiche. Il documentario sulla presunta corruzione del premier israeliano The Bibi Files (2024) lo descrive come un estremista che porta il padre verso posizioni ultrasioniste. Durante le manifestazioni massive antigovernative nelle piazze israeliane prima del 7 ottobre 2023, lo Yair ha affermato che il Dipartimento di Stato americano era «dietro le proteste in Israele, con l’obiettivo di rovesciare Netanyahu, apparentemente per concludere un accordo con gli iraniani».   Come noto, il ragazzo qualche anno fa pubblicò un meme, incredibilmente definito come «antisemita» pure dalla stampa italiana, che ritraeva Giorgio Soros come puparo del mondo. Nelle ultime settimane è emerso che anni fa aveva di fatto ipotizzato su Twitter come ritorsione contro la Spagna un’invasione marocchina del suo territorio, cosa poi puntualmente realizzatasi a Ceuta.  

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Geopolitica

Eurodeputata polacca: «smettiamola di farci rimbecillire dall’Ucraina»

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Varsavia dovrebbe cessare di donare armi all’Ucraina finché quest’ultima continuerà a celebrare i collaborazionisti nazisti responsabili del massacro dei polacchi, ha dichiarato l’eurodeputata polacca Ewa Zajaczkowska-Hernik.

 

All’inizio di questa settimana il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva chiesto di nuovo ai sostenitori esteri di Kiev ulteriori missili Patriot, sottolineando la grave carenza di munizioni per la difesa aerea di fronte all’intensificarsi degli attacchi russi contro obiettivi militari in tutto il Paese. Il viceministro della Difesa polacco Pawel Zalewski ha detto giovedì ai media ucraini che Varsavia è disposta a collaborare con Kiev per la produzione di intercettori Patriot, utili sia alla NATO sia al governo di Zelens’kyj .

 

Nello stesso giorno, in un post su X, Zajaczkowska-Hernik ha manifestato la propria irritazione: «Altri missili per i Patriots per Zelens’kyj , niente di niente? Smettiamola di farci imbecilli dall’Ucraina!».

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Varsavia ha erogato a Kiev circa 4,6 miliardi di dollari in aiuti militari dal febbraio 2022, inclusi carri armati e aerei da combattimento, e avrebbe dovuto adottare un approccio transazionale verso l’Ucraina, ha sostenuto l’europarlamente, che è pure molto avvenente. «Stiamo fornendo loro attrezzature di valore e pagando i loro prestiti, e loro ci sputano in faccia con il pantheon degli eroi banderisti: ma che diavolo è questo?!».

 

I rapporti tra Varsavia e Kiev sono peggiorati a giugno dopo che Zelens’kyj ha attribuito a un’unità di commando ucraina in servizio il titolo onorifico di «Eroi dell’UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino)», scatenando indignazione in Polonia.

 

L’UPA era il braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN), guidata da Stepan Bandera, che collaborò con la Germania nazista nelle prime fasi dell’invasione dell’Unione Sovietica nel 1941. Secondo le stime polacche, i combattenti dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) uccisero fino a 100.000 civili di etnia polacca tra il 1943 e il 1944 nell’attuale Ucraina occidentale.

 

Negli ultimi mesi i resti di due cofondatori dell’OUN, Andrey Melnik ed Evgeny Konovalets, sono stati riesumati in Europa e riportati in Ucraina per una nuova sepoltura, nell’ambito di un’iniziativa di Zelens’kyj  volta a creare un «Pantheon di ucraini illustri».

 

Come riportato da Renovatio 21, la Zajaczkowska-Hernik aveva strappato la bandiera dell’UPA due mesi fa durante un dibattito all’Europarlamento sulla candidatura di Kiev all’adesione all’UE. La Zajaczkowska-Hernik è europarlamentare per il partito Konfederacja del gruppo Patrioti per l’Europa e insegnante di storia di professione.

 

Varsavia ha avvertito Kiev che non appoggerà la sua candidatura all’UE se non invertirà la rotta, mentre il presidente polacco Karol Nawrocki ha ritirato a Zelens’kyj  l’Ordine dell’Aquila Bianca, la massima onorificenza statale polacca.

 

La scorsa settimana il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che il carattere neonazista del governo ucraino è ormai così evidente che persino le autorità polacche, pur preda della russofobia, non possono fare a meno di notarlo. Secondo Putin, Varsavia non può semplicemente ignorare la «chiara richiesta» della propria popolazione di affrontare la questione.

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Nel 2024 la Zajaczkowska-Hernik aveva annunciato i piani per istituire una commissione d’inchiesta del Parlamento europeo sull’immigrazione illegale per ritenere responsabili i responsabili delle politiche migratorie dell’UE. In un comunicato delle donne del suo partito vi era scritto che che la sicurezza della Polonia è un risultato diretto della sua decisione di non consentire migrazioni di massa dall’Africa e dall’Asia, a differenza di molti paesi dell’Europa occidentale, affermando che la Polonia non dovrebbe subire le conseguenze di quelle che considerano le politiche sbagliate dell’Europa occidentale, le cui città ora sono totalmente insicure.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’eurodeputata ha accusato Ursula Von der Leyen, appena rieletta a capo della Commissione Europea, dicendo che dovrebbe andare in galera.

 

 

«Lei è il volto del patto migratorio. Mi rivolgo a lei da donna a una donna, da madre a madre. Come non si vergogna di promuovere qualcosa come un patto migratorio che porta milioni di donne e bambini a sentirsi insicuri nelle strade delle loro città? Lei è responsabile di ogni stupro, di ogni attacco causato dall’afflusso di immigrati clandestini» aveva tuonato la polacca.

 

«È lei, signora, che li invita. Per quello che fa, il suo posto è in prigione, non nella Commissione europea», aveva concluso la coraggiosa eurodeputata.

 

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Geopolitica

Gli USA minacciano la Gran Bretagna per la questione delle Falkland

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Gli Stati Uniti avrebbero minacciato di rivedere la propria posizione sul controllo britannico delle Isole Falkland per spingere Londra a destinare somme ben più elevate alle proprie forze armate. Lo riporta il Daily Telegraph, citando alcune fonti.   Il presunto tentativo di pressione su Londra si colloca in un quadro di disaccordi crescenti tra i due alleati storici su difesa, Iran e isole Chagos, di grande rilevanza strategica.   Gran Bretagna e Argentina sono in contrasto sulle Falkland da quasi due secoli. La questione raggiunse il culmine nel 1982, quando la giunta militare argentina ordinò l’invasione delle isole. Margaret Thatcher, allora primo ministro britannico, inviò una task force navale e le riconquistò dopo 74 giorni di combattimenti, a cui partecipò pure il principe Andrea.   Gli Stati Uniti, che sostennero Londra in quel conflitto, riconoscono l’amministrazione di fatto britannica delle isole, ma non prendono posizione sulle rivendicazioni di sovranità contrapposte.   Secondo il Telegraph, Washington potrebbe opporsi alla rivendicazione britannica di sovranità se Londra non aumentasse le spese per la difesa. In questa prospettiva, si prevede che la Gran Bretagna riceverà «un’attenzione particolare» in una revisione del Pentagono destinata a valutare se i membri della NATO abbiano percorsi credibili per raggiungere il nuovo obiettivo di spesa del blocco.

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Un alto funzionario statunitense ha detto al Telegraph che le discussioni sono state franche e che «nulla viene escluso» mentre Washington cerca modi per indurre gli alleati ad assumersi una responsabilità maggiore nella difesa europea.   Sebbene Washington consideri il nuovo piano di investimenti per la difesa britannica un «passo nella giusta direzione», non è sufficiente, ha dichiarato il funzionario al giornale. «Data la portata delle sfide che noi e i nostri alleati ci troviamo ad affrontare, abbiamo bisogno che alleati come il Regno Unito si impegnino in modo significativo e fondamentale. Fortunatamente, alcuni lo stanno già facendo. Incoraggiamo vivamente il Regno Unito a fare altrettanto», ha aggiunto.   La maggior parte dei membri della NATO ha convenuto di destinare il 5% del PIL alla sicurezza entro il 2035, mentre i funzionari britannici premono per raggiungere la soglia del 3% entro il 2030. Il nuovo piano di investimenti per la difesa del Regno Unito, presentato a giugno, lascerebbe tuttavia la spesa di base per la difesa al 2,7% del PIL fino al 2029-2030. Il governo britannico fatica inoltre a reperire 4,7 miliardi di sterline (5,49 miliardi di euro) per il bilancio, a causa delle pressioni fiscali.   L’ipotesi di un intervento sulle Falkland era emersa già in aprile, quando Reuters aveva riportato, citando un’e-mail interna del Pentagono, che gli Stati Uniti stavano valutando una revisione del sostegno diplomatico ai «possedimenti imperiali» europei come strumento per punire i governi della NATO che, secondo Washington, non avevano appoggiato la sua campagna militare contro l’Iran.   Il presidente argentino Javier Milei, stretto alleato del presidente statunitense Donald Trump, ha accolto con ottimismo quella prospettiva, affermando: «Stiamo facendo progressi come mai prima d’ora».   Nel frattempo Londra e Washington restano impigliate in una disputa prolungata sull’arcipelago delle Chagos, nell’Oceano Indiano, sede di una base militare congiunta anglo-americana. Nel 2025 la Gran Bretagna aveva accettato di trasferire la sovranità a Mauritius, mantenendo la base con un contratto di locazione di 99 anni, ma ha sospeso il piano ad aprile dopo che Trump aveva definito l’accordo un «grosso errore».   Inizialmente ila Gran Bretagna aveva rifiutato di autorizzare l’uso delle proprie basi per attacchi contro l’Iran, invocando motivi legali, e suscitando l’irritazione di Trump. Londra ha poi mutato posizione dopo le ritorsioni di Teheran contro le basi militari britanniche.   Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi anni l’Argentina di Milei aveva promesso di prendere il controllo delle isole contese, dicendo di volere discutere con Londra della loro restituzione.
Come riportato da Renovatio 21, rivendicazioni delle isole da parte di Buenos Aires sono state viste pure tra i giocatori all’ultimo mondiale americano, perso malamente dagli argentini.  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
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