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Il presidente della Camera USA si rifiuta di incontrare i lobbisti religiosi ucraini
Il presidente della Camera degli Stati Uniti Mike Johnson ha rifiutato la richiesta di incontrare importanti leader religiosi ucraini filogovernativi, ha riferito lunedì il Washington Post. Il gruppo di esponenti del clero è attualmente in tournée negli Stati Uniti nel tentativo di convincere gli americani che Mosca, e non Kiev, sta minacciando la libertà religiosa in Ucraina.
Il gruppo è guidato dal vescovo Ivan Rusin della Chiesa evangelica ucraina e comprende leader musulmani, cattolici ed ebrei, nonché membri della Chiesa ortodossa ucraina (OCU) – una propaggine approvata dal governo della Chiesa ortodossa ucraina (UOC), che il Parlamento ucraino ha votato per vietare il mese scorso.
Mentre Rusin ha tenuto incontri con leader evangelici americani e legislatori repubblicani, un organizzatore della delegazione ha detto al Washington Post questa settimana che il presidente della Camera Mike Johnson ha respinto la richiesta di incontrare il vescovo e i suoi compagni.
Johnson – che l’anno scorso ha votato contro gli aiuti militari all’Ucraina ma rimane aperto a finanziare Kiev in futuro – non ha fornito una spiegazione per aver rifiutato la richiesta.
Parlando al Post, Rusin ha insistito sul fatto che il presidente ucraino Zelens’kyj non sta limitando la libertà religiosa in Ucraina e che le forze russe stanno incarcerando pastori e distruggendo chiese nelle regioni russe di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporiggia.
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«I nostri pastori sono stati imprigionati nei luoghi occupati, quindi per noi è chiaro che almeno saremo imprigionati» se la Russia vince, ha detto ha dichiarato la figura religiosa ucraina.
Come scriver RT, non c’è unanimità nel mondo conservatore americano. «È più facile essere cristiani in Ucraina o in Russia?» ha chiesto l’ex conduttore di Fox News Tucker Carlson durante un summit cristiano in Ohio a settembre. «Uno di questi paesi ha appena arrestato un gruppo di preti e chiuso le chiese insieme alla polizia politica e all’esercito. Non era la Russia».
A marzo, il governo di Zelens’kyj ha ordinato l’espulsione dei monaci dalla Lavra, uno dei monasteri più antichi del Paese. I suoi agenti hanno fatto irruzione nei locali in agosto, quando i monaci dell’UOC si sono rifiutati di andarsene. Le autorità di Kiev hanno ordinato la confisca di 74 proprietà ecclesiastiche nella capitale ucraina a settembre, e molti dei templi sequestrati – tra cui diverse chiese all’interno della Lavra – sono stati consegnati alla «Chiesa ortodossa dell’Ucraina», sostenuta dal governo.
Il Dipartimento di Stato americano, che produce un rapporto annuale sulla «libertà religiosa», non ha mai commentato la campagna di Kiev contro l’UOC. Nel mezzo dello scisma Kiev-Mosca, anche l’establishment del Partito Repubblicano si è schierato con la «Chiesa Ortodossa dell’Ucraina» (OCU), con l’ex vicepresidente Mike Pence che aveva detto a Carlson a luglio che «elementi molto piccoli» della Chiesa ortodossa ucraina erano stati «ritenuti responsabili» di «aver fatto avanzare la causa russa».
«Mi chiedo sinceramente come un leader cristiano possa sostenere l’arresto di cristiani che hanno opinioni diverse», ha risposto Carlson. «Questo è un attacco alla libertà religiosa e lo stiamo finanziando».
Le autorità ucraine hanno accusato per mesi l’UOC di essere uno strumento russo, nonostante abbia interrotto i legami con Mosca poco dopo l’inizio del conflitto ucraino nel febbraio 2022. La Russia ha ripetutamente criticato la repressione religiosa di Kiev, suggerendo che sia stata alimentata dagli Stati Uniti.
Come riportato da Renovatio 21, Zelens’kyj a inizio anno aveva tolto la cittadinanza a sacerdoti della Chiesa Ortodossa d’Ucraina (UOC). Vi era stato quindi un ordine di cacciata dalla cattedrale della Dormizione dell’Abbazia delle Grotte di Kiev proprio per il Natale ortodosso. Una tregua di Natale sul campo di battaglia proposta da Putin era stata sdegnosamente rifiutata da Kiev.
Il regime di Kiev si è spinto a vietare le preghiere in russo.
Il regime Zelens’kyj da mesi sostiene la repressione religiosa, annunciando nuove misure volte a vietare le istituzioni religiose ritenute avere legami con la Russia nel tentativo di salvaguardare «l’indipendenza spirituale» della nazione.
Il mese scorso il Patriarca di tutte le Russie Kirill aveva inviato un appello a papa Francesco, Tawadros II di Alessandria (leader della Chiesa copta ortodossa), all’arcivescovo di Canterbury Justin Welby (leader della Comunione anglicana), all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ad altri rappresentanti di organizzazioni internazionali, per chiedere il loro aiuto e porre fine alla persecuzione del vicegerente della Lavra, il metropolita Pavel, ora liberato con una cauzione di circa 820 mila euro.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana il metropolita Gionata della diocesi di Tulchin è stato condannato a cinque anni di carcere e alla confisca dei beni da un tribunale di Vinnitsa (città centro-occidentale del Paese) per vari presunti reati contro lo Stato ucraino.
Tornando a Kiev, si conferma che le immagini di resistenza dei fedeli e dei religiosi allo sfratto dal monastero della Lavra continuano ad essere di ispirazione in tutto il mondo.
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Immagine di President.gov.ua via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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Documentario sulle consacrazioni episcopali FSSPX 2026
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Sacerdote ucciso dalla caduta di un crocifisso durante la messa. Se fosse stato ad orientem si sarebbe salvato?
In Ecuador, un sacerdote cattolico è morto dopo che un grande crocifisso di legno, caduto dal muro di una chiesa, lo ha colpito alla testa durante la messa.
La tragedia si è verificata sabato nella chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso nella città meridionale di Guayaquil. La funzione religiosa è stata trasmessa in diretta streaming sui social media, secondo quanto riportato dai media locali.
Il filmato mostra il parroco cinquantatreenne, padre Patricio Alfredo Sanchez Molinari, classe 1973, in piedi vicino all’altare quando il crocifisso appeso alla parete dietro di lui si inclina improvvisamente in avanti e gli cade addosso. L’incidente è avvenuto circa 30 minuti dopo l’inizio della funzione, lasciando i fedeli attoniti e addolorati.
Catholic priest Patricio Alfredo Sánchez Molinari was killed when a crucifix fell on him during a service in Ecuador. Congregants tried to help, but he died from his injuries. pic.twitter.com/u2b4DaZPok
— Breaking911 (@Breaking911) October 18, 2026
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L’Arcidiocesi di Guayaquil ha successivamente confermato la morte del sacerdote in un comunicato ufficiale, affermando che il Cardinale Luis Cabrera si è unito «nella preghiera per l’eterno riposo della sua anima ed esprime la sua solidarietà, il suo affetto e il suo amore alla famiglia dei Redentoristi, ai suoi familiari e amici». Anche i parrocchiani di San Lorenzo a Vinces, dove padre Patricio aveva prestato servizio in precedenza, hanno reso omaggio al sacerdote, ricordando la sua «dedizione e il suo amore pastorale» per la loro comunità.
Le autorità ecuadoriane non hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’accaduto e le cause della caduta del crocifisso restano ignote.
Da quanto si comprende, il terrificante incidente si è avuto dopo l’omelia, dove il sacerdote aveva predicato sulla mortalità e sul giusto utilizzo del tempo limitato che gli esseri umani hanno in questa vita per servire il Signore.
Ispirandosi al passo evangelico che parla di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, ha detto alla congregazione: «Cari fratelli e sorelle, un giorno anche noi che siamo qui moriremo». «A volte il tempo che dedichiamo alle cose materiali non ha lo stesso significato del tempo che dedichiamo a Dio: quel tempo di qualità che doniamo a Dio, ai nostri fratelli e sorelle, a nostro marito, a nostra moglie, ai nostri figli, alla famiglia. Quel tempo è speso meglio», ha continuato.
Il presbitero aveva anche chiesto: «quanto tempo dedichiamo a Dio? Come impieghiamo il nostro tempo?» e aveva osservato che spesso le persone trascorrono ore al cellulare e con altre distrazioni, dedicando solo brevi momenti alla preghiera. «Ciò che conta è sempre il Signore. Lui deve essere al primo posto», ha detto, prima di guidare la recita del Credo.
Durante le preghiere dei fedeli che sono seguite , il grande e pesante crocifisso di legno si è staccato dal muro dietro l’altare e cadde, colpendo padre Sánchez alla testa. I parrocchiani si precipitarono subito ad aiutarlo; Nella registrazione si sente la voce di una donna che grida: «padre, padre… chiama un’ambulanza!»
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Si tratta di una tragedia tremenda, perché un sacerdote ucciso durante il rito è raro (epperò non troppo: sono cinque i casi del solo 2026) e spaventoso.
Il fedele della Messa tradizionale può chiedersi tecnicamente se, tuttavia, se con il rito antico il sacerdote avrebbe potuto vedere il crocifisso cadere e magare ripararsi. Il sacerdote girato verso Dio, cioè ad orientem, come prescritto dalla Santa Messa di sempre, dà le spalle al popolo per concentrarsi sull’altare di Dio. La messa novus ordo, che è ad populum, prevede che il sacerdote dia le spalle a Dio per favorire il popolo.
Aggiungiamo pure che le intercessioni del popolo (la cantilena «ascoltaci o Signore…») nella Messa antica non vi sono.
L’idea contemplata da alcuni, quindi, è che con la Messa antica il sacerdote potrebbe forse essersi salvato – tuttavia non ci permettiamo in alcun modo di poter analizzare il disegno di Dio, anche e soprattutto quando esso è così drammatico e carico di significato.
Purtuttavia, possiamo dire che Renovatio 21 ha registrato, negli ultimi tre anni, altri casi infausti di sacerdoti colpiti a Messa: quelli dei «malori», puntualmente annotati nell’apposita rubrica settimanale di Renovatio 21, che hanno angosciosamente interessato tanti sacerdoti, e pure tanti fedeli. Casi meno spettacolari, ma ugualmente letali – le cui cause, pure, potrebbero essere più facilmente spiegabili.
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Immagine screenshot da Twitter
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Vescovo vieta la preghiera a San Michele al termine delle messe
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