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Il Partito Democratico USA vuole fare il fact-checking anche su SMS e messaggi privati

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Secondo il sito americano Politico, l’amministrazione Biden starebbe per implementare una nuova arma contro l’opposizione alla sua campagna di vaccinazione, per la quale accusano i conservatori.

 

La Casa Bianca considera coloro che si oppongono alla vaccinazione come «pericolosi ed estremisti», quindi l’amministrazione Biden starebbe assumendo «una posizione politica più aggressiva» nei loro confronti

Il sito (editorialmente pendente a sinistra) scrive che la Casa Bianca considera coloro che si oppongono alla vaccinazione come «pericolosi ed estremisti», quindi l’amministrazione Biden starebbe assumendo «una posizione politica più aggressiva» nei loro confronti.

 

«La Casa Bianca ha deciso di reagire più duramente alla disinformazione e alle tattiche intimidatorie dopo che i legislatori repubblicani e gli attivisti conservatori si sono impegnati a combattere i piani dichiarati dall’amministrazione di andare “porta a porta” per aumentare i tassi di vaccinazione» scrive l’articolo di Politico.

 

Come riportato da Renovatio 21, il programma «porta a porta» di Biden  per procedere alla somministrazione della terapia genica sperimentale  ha attirato l’ira dei conservatori USA.

«La Casa Bianca ha deciso di reagire più duramente alla disinformazione e alle tattiche intimidatorie dopo che i legislatori repubblicani e gli attivisti conservatori si sono impegnati a combattere i piani dichiarati dall’amministrazione di andare “porta a porta” per aumentare i tassi di vaccinazione»

 

 

«Ora dobbiamo andare comunità per comunità, quartiere per quartiere e spesso porta a porta – letteralmente bussando alle porte per ottenere l’attenzione delle persone rimaste», aveva detto il presidente Joe Biden.

 

Il piano è stato successivamente confermato dal segretario stampa della Casa Bianca Jen Psaki, la quale ha affermato che l’approccio dell’amministrazione al coronavirus per tutta l’estate comporterebbe un «intervento mirato, comunità per comunità, porta a porta per vaccinare i restanti americani assicurandosi che abbiano le informazioni di cui hanno bisogno su quanto sia sicuro e accessibile il vaccino».

 

«Le vostre conversazioni private saranno controllate dal Partito Democratico. È questa l’immagine di un Paese libero?», si è chiesto il giornalista e conduttore TV Tucker Carlson.

 

«Sembra che avremmo dovuto preoccuparci delle libertà civili l’anno scorso quando tutto questo è iniziato. Se il governo può vietare la discussione sul farmaco che ti stanno facendo assumere, cosa non possono fare?»

«Le vostre conversazioni private saranno controllate dal Partito Democratico. È questa l’immagine di un Paese libero?»

Gli utenti conservatori dei social media e i funzionari eletti hanno immediatamente risposto con indignazione al piano, accusando l’amministrazione Biden di invadere la privacy degli americani e tentando di fare pressione sui cittadini affinché accettino un vaccino che non vogliono prendere. I vaccini sperimentali contro il coronavirus sono già ampiamente disponibili – e gratuiti – in ogni stato degli Stati Uniti.

 

Ma Politico ha suggerito che la Casa Bianca ora affronterà direttamente coloro che si oppongono alla controversa strategia.

 

«Lo sforzo includerà richiami diretti alle piattaforme di social media e ai programmi di notizie conservatori che promuovono tali tattiche», ha riferito il sito.

«Se il governo può vietare la discussione sul farmaco che ti stanno facendo assumere, cosa non possono fare?»

 

Oltre a «richiamare» i conservatori che sostengono la libera scelta dei cittadini nelle decisioni mediche personali, Politico ha lasciato intendere che l’amministrazione potrebbe unirsi a gruppi come il Comitato Nazionale Democratico per utilizzare «fact-checkers» per «scacciare la disinformazione» anche nei messaggi privati ​​inviati tramite piattaforme di social media e telefoni cellulari privati.

 

«I gruppi alleati di Biden, incluso il Comitato Nazionale Democratico [DNC], stanno anche pianificando di coinvolgere i fact-checker in modo più aggressivo e lavorare con i gestori di SMS per dissipare la disinformazione sui vaccini che viene inviata tramite social media e messaggi di testo. L’obiettivo è garantire che le persone che potrebbero avere difficoltà a fare il vaccino  a causa di problemi come il trasporto vedano tali barriere ridotte o completamente rimosse» scrive Politico.

 

«Non è chiaro come il DNC e i “fact-checker” intendano aumentare la fiducia nei vaccini sorvegliando e censurando le comunicazioni private e come esattamente intendano “lavorare con i gestori di SMS”» scrive Lifesitenews.

«I gruppi alleati di Biden, incluso il Comitato Nazionale Democratico [DNC], stanno anche pianificando di coinvolgere i fact-checker in modo più aggressivo e lavorare con i gestori di SMS per dissipare la disinformazione sui vaccini che viene inviata tramite social media e messaggi di testo

 

Tucker Carlson di Fox ha affermato che la dichiarazione di Politico era una di quelle che «non avremmo mai pensato di vedere scritta in inglese: il DNC sta pianificando di censurare qualsiasi” disinformazione sui vaccini” che ricevi privatamente tramite messaggio di testo».

 

La disinformazione, ha detto Carlson, protagonista del programma televisivo via cavo più seguito d’America, è «tutto ciò che l’amministrazione Biden non vuole che tu sappia, incluso, ad esempio, quanto siano effettivamente efficaci i vaccini COVID e quali siano i potenziali effetti collaterali da essi potrebbe derivare dal prenderli».

 

 

 

 

 

 

Immagine © Renovatio 21

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I senatori americani temono che Trump possa inviare truppe di terra in Iran

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I legislatori democratici affermano di temere che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump possa inviare truppe in Iran, dopo che i briefing riservati con i funzionari dell’amministrazione hanno lasciato i senatori con quelli che hanno descritto come importanti interrogativi senza risposta sugli obiettivi e la portata della guerra.

 

Intervenendo martedì dopo un briefing a porte chiuse con i membri della Commissione per le forze armate del Senato, il senatore Richard Blumenthal ha affermato che l’amministrazione sembra orientarsi verso la possibilità di inviare truppe statunitensi in Iran.

 

«Sembra che siamo sulla buona strada per schierare truppe americane sul territorio iraniano per raggiungere uno qualsiasi dei potenziali obiettivi», ha detto il  Blumenthal ai giornalisti, aggiungendo di aver lasciato il briefing «insoddisfatto e arrabbiato».

 

Il Blumenthale ha affermato che i legislatori stanno ancora cercando di fare chiarezza sui costi della guerra, sulla sua durata prevista e sui rischi per il personale statunitense.

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«Il popolo americano merita di sapere molto di più di quanto questa amministrazione gli abbia detto sui costi della guerra, sul pericolo per i nostri figli e figlie in uniforme e sul potenziale di un’ulteriore escalation e ampliamento di questa guerra», ha affermato.

 

La senatrice democratica Jeanne Shaheen ha espresso preoccupazioni simili, avvertendo che i briefing dell’amministrazione sollevano ulteriori interrogativi anziché fornire chiarezza.

 

La Casa Bianca non ha escluso un potenziale dispiegamento di truppe in Iran, ma ha negato qualsiasi piano per un’operazione terrestre su larga scala. Trump ha affermato che l’invio di truppe di terra potrebbe essere preso in considerazione solo «per un’ottima ragione».

 

Dietro le quinte, tuttavia, l’amministrazione avrebbe discusso di opzioni più limitate che coinvolgono le forze speciali. Secondo quanto riportato dai media, uno scenario in esame potrebbe prevedere l’invio di piccole squadre di forze speciali statunitensi o israeliane per proteggere le scorte di uranio arricchito dell’Iran.

 

Trump ha riconosciuto che questo tipo di missione è possibile, ma non imminente. «A un certo punto forse lo faremo», ha detto Trump a bordo dell’Air Force One nel fine settimana. «Se mai lo facessimo, [gli iraniani] sarebbero così decimati che non sarebbero in grado di combattere a livello del suolo».

 

Il presidente è rimasto vago sulla conclusione più ampia della guerra, pur chiedendo la resa incondizionata dell’Iran. Incalzato sulla durata dell’operazione, Trump ha modificato le sue stime da «quattro o cinque settimane» a «tutto il necessario» a una «breve escursione» che sarà effettuata «molto presto».

 

L’incertezza ha alimentato le critiche dei legislatori statunitensi, che sostengono che il Congresso non abbia ricevuto informazioni sufficienti sulla strategia a lungo termine dell’amministrazione. Alcuni democratici minacciano ora di ricorrere a strumenti procedurali al Senato per rallentare i lavori legislativi, a meno che i funzionari dell’amministrazione non testimonino sotto giuramento sulla guerra e sui suoi obiettivi.

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Pensiero

Chi era Ali Khamenei? Il sito di Meyssan offre una biografia critica

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire, il sito del noto analista geopolitico francese Thierry Meyssan, che offre una breve biografia dai toni critici dell’aiatollà Khamenei. Si tratta forse dell’unico intervento dai toni talvolta aspri apparso in questi giorni riguardo la vita della guida della Rivoluzione Iraniana assassinato dall’operazione congiunta di USA ed Israele. Ricordiamo che le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Ali Khamenei era un erudito mussulmano. Difese ciò che aveva compreso della rivoluzione islamista di Ruhollah Khomeini e si ritagliò un potere su misura.   Iniziò la sua carriera all’ombra di Hachemi Rafsandjani, – presidente del parlamento dal 1980 al 1989, che trasse beneficio personale dell’Irangate, e presidente della Repubblica dal 1989 al 1997. Fu con il suo aiuto che Khamenei venne nominato Guida della Rivoluzione. In quell’occasione elaborò il concetto di Velayet-e-faqih, la tutela del saggio, con cui privò il già alleato Rafsandjani di ogni potere. Contrariamente a un’idea diffusa, non si tratta di un antico articolo di fede sciita, ma di un’idea moderna, che formula in termini religiosi sciiti un concetto di Platone.   Khamenei assegnò alla sua funzione di Guida della Rivoluzione – che non ha alcun rapporto con quella del predecessore Khomeini – un budget indipendente da quello dello Stato. Poté così beneficiare dell’aumento del prezzo del gas e del petrolio rispetto a quello usato come parametro per il bilancio dello Stato. Ebbe a disposizione finanziamenti esorbitanti di cui l’opinione pubblica non era consapevole.

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Diede impulso al Paese affinché si sviluppasse senza occidentalizzarsi, nella tradizione dello scrittore Jalal Al-e-Ahmad.   Trasformò la sua guardia personale, i Guardiani della Rivoluzione, noti come Pasdaran, in un super-esercito esterno e relativizzò il ruolo dell’esercito di leva.   Sabotò i tentativi di riforme liberali del residente Mohammad Khatami (1997-2005) e favorì l’elezione di un Guardiano della Rivoluzione, l’ingegnere nazionalista Mahmud Ahmadinejad, alla presidenza della Repubblica (2005-2013), di cui presto ostacolò il programma di laicizzazione della società.   Per contrastare ogni divisione interna del Paese, ogni volta che sorgeva un conflitto Khamenei favorì l’istituzione di commissioni di arbitrato. Alla fine, queste commissioni divennero talmente numerose da paralizzare ogni decisione politica: solo le attività dei Guardiani della Rivoluzione continuarono a funzionare.   Sebbene vivesse in modo molto sobrio, si circondò di un governo occulto, formato da «consiglieri» che disponevano, a loro volta, di poteri ben superiori a quelli dei ministri. Alcuni di loro mandarono le famiglie all’estero, dove poterono spendere a profusione il denaro del Paese.   Khamenei si preoccupò di coltivare il sostegno popolare al clero sciita. Lo riorganizzò in base all’anzianità, in modo che fosse amministrato dai membri più anziani. Lasciò la giustizia nelle mani della frangia più oscurantista del clero, aprendo la strada all’elezione alla presidenza della Repubblica del fanatico Ebrahim Raïssi (2021-2024).   Dal 2011 Khamenei coltivò l’ambizione di diventare la guida non solo della nazione iraniana, ma anche di tutto il mondo arabo. Organizzò conferenze internazionali a cui invitò tutte le fazioni mussulmane, compresa la Confraternita dei Fratelli Mussulmani.   L’esito fu la trasformazione della funzione di Guardiano della Rivoluzione in una gerontocrazia bigotta che impose, prima con il sorriso, poi con la violenza, il proprio ordine morale. Khamenei non è stato quindi un dittatore, ma un abile religioso che ha messo il Paese nelle mani di una giustizia oscurantista e lo ha condotto alla rovina.   Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Fonte: «Chi era Ali Khamenei?», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 6 marzo 2026. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International 
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Storica vittoria dell’AfD nelle elezioni regionali della Germania occidentale

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Il partito Alternativa per la Germania (AfD) ha conseguito un risultato record alle elezioni regionali del Baden-Württemberg, raddoppiando la propria percentuale di voti rispetto al precedente appuntamento elettorale e registrando il miglior risultato mai ottenuto al di fuori del suo tradizionale bacino di consenso.

 

Il partito di destra si è piazzato al terzo posto nelle elezioni svoltesi nel fine settimana, alle spalle dei Verdi e dell’Unione Cristiano-Democratica (CDU) del cancelliere Friedrich Merz. Ha ottenuto quasi il 19% dei voti, in netto aumento rispetto al poco meno del 10% conquistato nel 2021. Questo risultato rappresenta inoltre il punteggio più alto raggiunto dall’AfD al di fuori degli ex Länder della Germania Est, che ne costituiscono la roccaforte storica.

 

Il miglior exploit dell’AfD nell’ex Germania Ovest risaliva alle elezioni regionali del 2023 in Assia, dove aveva raccolto il 18,4% dei voti.

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Il co-presidente federale del partito, Tino Chrupalla, ha definito il risultato «un enorme successo». Il co-presidente regionale dell’AfD, Emil Saenze, ha dichiarato che il suo partito sarebbe disponibile a collaborare con la CDU o addirittura a partecipare a una coalizione, ipotesi finora esclusa dai cristiano-democratici.

 

L’altro co-presidente regionale, Markus Frohnmaier, ha sottolineato che AfD e CDU sono stati gli unici due partiti a registrare guadagni, aggiungendo che la maggior parte degli elettori ha appoggiato i partiti «conservatori», un «chiaro segnale» di cambiamento.

 

I Verdi, formazione nota per la sua linea pro-UE e atlantista, che ha dominato la scena politica regionale negli ultimi due mandati, hanno comunque prevalso di misura sulla CDU, con un distacco inferiore all’1%. Entrambi i partiti hanno ottenuto circa il 30% dei voti.

 

Negli ultimi anni l’AfD ha guadagnato terreno in modo costante in tutta la Germania, sostenuta dalla crescente insoddisfazione verso i partiti tradizionali e dai dibattiti sulle politiche dell’UE e sull’immigrazione.

 

Il partito è rimasto la forza di opposizione più popolare per gran parte del 2025, dopo le elezioni di febbraio in cui aveva ottenuto il 20% dei voti, piazzandosi al secondo posto dietro il blocco CDU/CSU. Continua a godere di un ampio consenso, con gli ultimi sondaggi che indicano un sostegno tra il 24% e il 25% degli elettori tedeschi, a un solo punto dalla CDU/CSU.

 

Come riportato da Renovatio 21, tre settimane fa le autorità dello stato tedesco della Bassa Sassonia avevano classificato la sezione locale di AfD come priorità di sorveglianza, motivando la decisione con quelle che hanno definito tendenze «estremiste».

 

Come riportato da Renovatio 21, un sondaggio di mesi fa ha rilevato che AfD sarebbe il primo partito del Paese, superando il blocco democristiano del Merz.

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Come riportato da Renovatio 21, a giugno il capo della polizia del Bundestag tedesco, Uli Grötsch, ha chiesto che tutti i membri del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) vengano rimossi dal servizio di polizia.

 

Un mese prima l’agenzia di Intelligence interna tedesca ha temporaneamente sospeso la classificazione di AfD come gruppo «estremista di destra confermato», in attesa dell’esito di un ricorso legale. La tregua, tuttavia, arriva in anni di lotta persistente contro la formazione politica sovranista.

 

Nelle ultime elezioni negli stati di Sassonia e Turingia, l’AfD ha demolito la coalizione di sinistra al potere. In Turingia, ha ottenuto i voti del 37% dei 18-24enni. La crescita del partito ha portato anche a fenomeni di cannibalismo elettorale fra i partiti della coalizione, con la sparizione totale dei Verdi dal Parlamento del land del Brandeburgo.

 

Come riportato da Renovatio 21, Verdi e democristiani avevano segnalato la volontà di bandire l’AfD ancora mesi fa, quando era emerso che era divenuto il secondo partito del Paese e il primo della parte orientale. Nell’ultimo episodio di trasformismo compromissorio democristiano, la CDU si è dichiarata pronta ad allearsi con il partito ecologista per fermare l’avanzata di AfD e del nuovo partito populista di sinistra anti-guerra ed anti immigrati di Sahra Wagenknecht il BSW.

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