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«Il nuovo ordine esiste già ed è fondato su Cristo, Re e Pontefice»: intervento di mons. Viganò al Forum di Mosca

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Renovatio 21 pubblica l’intervento al Forum of the Future 2050 tenutosi a Mosca il 9 e 10 giugno.

 

Cari Amici,

 

permettetemi di rivolgere il mio saluto alle Autorità civili e religiose qui presenti e di ringraziare gli organizzatori di questo Forum per l’invito che mi è stato rivolto.

 

La presenza di illustri scienziati, filosofi, intellettuali, sociologi mi porta a dare al mio intervento un’impronta eminentemente teologica. Il sempre più frenetico evolversi degli eventi di questi anni – proprio per questa corsa verso il precipizio che ricorda il detto latino Motus in fine velocior – richiede certamente una grande capacità di analisi dei fatti contingenti, ma esige parimenti una visione d’insieme che non può prescindere dalla dimensione spirituale del nostro essere.

 

Senza questa visione trascendente noi escludiamo l’aspetto fondamentale della nostra esistenza di creature razionali, ripristinate alla vita della Grazia nel Battesimo e destinate ad amare, adorare e servire Dio nostro Signore e Creatore. Senza questa visione trascendente, prescindiamo dalla realtà ontologica – che gli Eccellentissimi Prelati della Chiesa Ortodossa condividono con la Chiesa Cattolica – della Regalità universale di Nostro Signore Gesù Cristo, che in quanto vero Dio e vero Uomo è realmente Pantocratore, Sovrano delle società terrene, Principe del Tempo e della Storia, Alfa e Omega.

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In questo convegno molti di voi ascolteranno proposte e progetti per un Great Reset alternativo che contrasti il colpo di stato dell’élite globalista; per un «ordine mondiale» basato sulle sovranità nazionali, sul bene comune, sul primato dell’uomo sulla macchina, della ragione sulle passioni, dello spirito sul corpo.

 

Questo nuovo ordine esiste già, ed è nuovo perché è fondato su Cristo, Re e Pontefice: esso è stato inaugurato con l’Incarnazione, compiuto con la Passione e Morte del Salvatore, coronato di vittoria con la Sua gloriosa Resurrezione e perpetuato nei secoli mediante l’azione santificante della Grazia mediante i Sacramenti. Questo «ordine» – che potremmo chiamare più propriamente κόσμος [kosmos], in opposizione al χάος [kaos] della Rivoluzione – è la societas christiana, che l’Impero Romano d’Oriente seppe incarnare nella visione sacra dell’Autorità, e nell’equiparazione della persona dell’Imperatore – il Cæsar, da cui Czar – agli Apostoli, non solo per il prestigio della funzione di governo, ma anche ed anzitutto per la responsabilità morale che incombe sui governanti.

 

Il Sovrano, nella visione cristiana bizantina e poi in quella europea medievale, è luogotenente di Cristo, e la sua autorità è esercitata nei limiti e con le finalità stabiliti da Cristo. Ed è proprio su questo punto fondamentale che si scatena la furia distruttrice della Rivoluzione: spodestare i legittimi governanti, privarli della sacralità della loro Unzione regale, renderli autoreferenziali e quindi potenzialmente tirannici.

 

L’illusione che il popolo possa governare se stesso è servita a trasferire l’esercizio dell’autorità temporale nelle mani di un’élite che non risponde a nessuno, né a Dio né al popolo. Ed oggi, tra le macerie morali di un Occidente apostata e ribelle, giunto a calpestare i principi più sacrosanti della Legge naturale, questa élite eversiva riunita in lobby potentissime e in possesso di enormi risorse finanziarie si appresta a rendere inutile e superfluo il voto dei cittadini, dopo aver interferito nei processi elettorali e sovvertito la volontà popolare.

 

Emissari di organizzazioni sovranazionali sono infiltrati nei governi, ai vertici delle istituzioni, nei ministeri, nei tribunali, nelle forze dell’ordine, negli atenei, nel mondo della cultura e addirittura nella Chiesa. Non è un mistero che costoro siano legati ai loro padroni da gravissimi conflitti di interesse e tenuti sotto ricatto a causa della loro condotta di vita corrotta, viziosa e perversa. L’arroganza di questa classe politica traditrice è giustificata solo dalla presunzione dell’impunità e dall’illusione di poter sfuggire alla Giustizia.

 

 

Non sta a me, come Successore degli Apostoli, dare indicazioni su come risolvere i problemi che incombono sullo scenario internazionale. Posso però indicarvi i principi infallibili che la nostra santa Religione ha dimostrato essere ampiamente validi e collaudati dall’esperienza dei secoli: essi sono enunciati nel Vangelo, proclamati nella divina Liturgia, raffigurati nei mosaici delle nostre antiche Basiliche, da Santa Sofia a San Marco a Venezia, da San Basilio a San Vitale a Ravenna.

 

Questi principi possono compendiarsi nell’immagine di Cristo assiso in trono, con le vesti regali, la corona, lo scettro e la sfera mundi. La Regalità di Nostro Signore è il fondamento dell’ordine sociale, della concordia tra i popoli, della prosperità delle nazioni, della salvezza del genere umano. Se l’opera di Satana è così accanita nel contrastare la Signoria di Cristo, è perché essa è il vero e l’unico baluardo contro la barbarie e contro l’instaurazione del regno dell’Anticristo. Dove la società cristiana è stata sostituita dalle ideologie del mondo, è solo rovina e distruzione. Dove regna Cristo, e dove i governanti riconoscono Cristo come loro Re, la Rivoluzione retrocede sconfitta.

 

Vi siete dati il termine del 2050: avete venticinque anni per organizzare una rinascita spirituale che formi le nuove generazioni nella Fede e nella Morale dei vostri padri. Iniziate dunque dalla formazione, dall’istruzione, dalla scuola e dalle università: devono essere fucine in cui la classe dirigente di domani possa ritrovare la fierezza di dirsi Cristiana, e che viva nella quotidianità quei principi che professa.

 

Proteggete la famiglia naturale, fondata sull’unione indissolubile tra uomo e donna e finalizzata alla procreazione e all’educazione dei figli. Incoraggiate tutte le forme di agricoltura, allevamento, pesca, artigianato e impresa che assicurano indipendenza e autonomia alle famiglie e alle piccole comunità. Date tutela a tutti quei diritti inalienabili che il globalismo minaccia e conculca. E punite con i rigori della Legge tutte quelle associazioni e organizzazioni eversive che interferiscono nella sovranità delle Nazioni. La tolleranza verso queste conventicole di criminali votati al male è una debolezza imperdonabile, specialmente quando costoro – come sappiamo – attentano all’esistenza stessa del genere umano e progettano la riduzione della popolazione mediante guerre, carestie, epidemie, sterilizzazione di massa e distruzione morale dell’uomo.

 

Restituite a Cristo le nazioni che Gli appartengono, perché solo così facendo ripristinerete quell’Ordine divino – il κόσμος appunto – che la Rivoluzione vuole sovvertire. Non vi può essere pace né giustizia, dove non regna il Principe della Pace e il giusto Giudice.

 

Credere di poter prescindere da questa realtà è un’illusione, una chimera che prelude al fallimento più terribile. Ce l’ha insegnato il divin Maestro: Senza di Me non potete fare nulla (Gv 15, 6). Come potremmo sperare nella fine di questo incubo infernale che l’élite globalista vuole imporci, se non tornando a Cristo? Questa battaglia epocale tra Bene e Male, tra Dio e Satana, può essere vinta solo se ci schieriamo con Cristo, che sulla Croce ha vinto il mondo.

 

E nella Croce di Cristo – segno di contraddizione, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani (1Cor 1, 24) – sapremo comprendere che le prove, anche terribili, cui siamo sottoposti possono essere la premessa della vittoria, se le sappiamo affrontare non con forze umane, ma riponendo ogni speranza in Colui che è realmente onnipotente.

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Il 29 Maggio 1453, l’Imperatore Costantino XI Paleologo difese fino alla morte le mura di Costantinopoli, assediata dai Turchi. Ciò segnò la fine dell’Impero Romano d’Oriente e, per gli storici, del Medioevo. L’eredità di Costantinopoli è in parte passata alla Russia cristiana degli Zar, ultime vittime – assieme a Carlo d’Absburgo – della furia assassina del materialismo ateo e della cospirazione delle Logge massoniche.

 

Ma ancora molto di quel patrimonio di Fede, di cultura, di storia, di eroismo rimane vivo e palpitante: come è rimasta viva e palpitante per settant’anni la Fede dei Cristiani perseguitati dal regime comunista. Quando recitiamo il Padre nostro, diciamo Venga il tuo regno: non è un auspicio, ma un programma di vita, inseparabile da Sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra. Perché il κόσμος unisce la terra al cielo, come Nostro Signore riassume in Sé la natura divina e la natura umana.

 

Vi esorto, cari Amici, a fare vostri i miei auspici. Se Cristo – Alfa ed Omega, Principio e Fine – sarà il centro della vostra vita privata e pubblica, saprete dare applicazione concreta ai principi che vi ispirano, e potrete riconoscere e combattere efficacemente tutto ciò che ad essi si oppone.

 

Invoco su tutti voi, per intercessione della Theotokos, nostra Signora e Regina; Regina delle famiglie, delle società, delle nazioni, del mondo, le Benedizioni della Santissima Trinità.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

10 Giugno 2025
Feria II infra Oct. Pentecostes

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Immagine: Hans Memling (circa 1433–1494), Cristo circondato da angeli musicisti (circa 1480), Museo reale di belle arti di Anversa

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1,4 miliardi di cattolici al mondo ma sempre meno sacerdoti

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Nel 2023, la Chiesa cattolica contava 1.405.454.000 cattolici, pari al 17,8% della popolazione mondiale, secondo le statistiche pubblicate il 17 ottobre 2025 dall’agenzia di stampa vaticana Fides . Mentre il numero di sacerdoti è in calo ovunque tranne che in Africa e Asia, il numero di cattolici in Europa è in aumento, interrompendo il calo registrato l’anno precedente. La Chiesa cattolica ha anche meno seminaristi e il declino sta accelerando nei seminari asiatici.   L’agenzia di stampa vaticana Fides , organo informativo delle Pontificie Opere Missionarie, ha pubblicato le statistiche per il 2023, offrendo una panoramica generale dell’evoluzione della Chiesa in base al numero di fedeli, sacerdoti, seminaristi e religiosi. Tuttavia, i dati pubblicati non distinguono tra Sud America e Nord America, raggruppandole sotto il termine generico «America», sebbene le due aree geografiche non comprendano le stesse realtà ecclesiali.

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Il mondo ha più cattolici

La popolazione mondiale continua a crescere, così come il numero dei cattolici, con quasi 16 milioni di fedeli in più nel 2023 rispetto all’anno precedente (+0,1% su base annua). Questo aumento dei cattolici si osserva in tutti i continenti, compresa l’Europa, «dove si è registrata un’inversione di tendenza rispetto all’anno precedente, che aveva visto un calo nel 2022 rispetto al 2021». L’Europa conta 286 milioni di cattolici, con un aumento di 740.000 unità in un anno, portando la quota di cattolici a quasi il 40% della popolazione del continente.   L’Africa ha visto il maggiore aumento del numero di cattolici (+8.309.000, pari al 20% della popolazione totale del continente), seguita dalle Americhe (+5.668.000, pari al 64% degli americani). In Asia, mentre il numero di cattolici è aumentato di quasi un milione, la percentuale di fedeli è rimasta invariata al 3,3%. In Oceania, il tasso è diminuito dell’1%, con poco più di 11 milioni di cattolici su una popolazione totale di quasi 44 milioni.

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La Chiesa perde sacerdoti nonostante le vocazioni provenienti dall’Africa

Il numero di abitanti per sacerdote nel mondo è aumentato di 236, raggiungendo un totale di 15.918 abitanti per sacerdote. Negli ultimi cinque anni, le indagini hanno mostrato un calo del numero totale di sacerdoti, raggiungendo 406.996 nel 2023, con una diminuzione di 734 sacerdoti in un anno . Questo calo continua in Europa, con 2.486 sacerdoti in meno (inclusi sacerdoti religiosi e diocesani). Solo l’Africa (+1.451) e l’Asia (+1.145) hanno registrato aumenti.   In media, un sacerdote europeo serve 1.846 fedeli, mentre un sacerdote africano serve 5.094 cattolici.   Nel dettaglio, le prospettive sono negative per quanto riguarda l’evoluzione del numero di sacerdoti. L’Africa è l’unico continente in cui il numero di seminaristi è in aumento (+383), ma in modo meno marcato rispetto all’anno precedente (+726). Gli africani rappresentano quasi un seminarista su tre.   I dati provenienti dall’Asia sono ancora più preoccupanti: il numero dei seminaristi è diminuito di 1.331 unità, raggiungendo quota 30.436. L’anno precedente c’erano solo 375 seminaristi in meno.   In Europa, i seminari continuano a svuotarsi (661 in meno in un anno). Il numero dei seminaristi è di 12.800. Nel mondo, la Chiesa conta 106.495 seminaristi, ovvero 1.986 candidati all’ordinazione in meno rispetto al 2022 .

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Aumento del numero dei diaconi

Continua a diminuire il numero delle suore nel mondo: sono 589.423 (-9.805). I pochi aumenti si registrano, ancora una volta, in Africa (+1.804) e Asia (+46), mentre continuano a diminuire in Europa (-7.338), America (-4.066) e Oceania (-251).   Vale la pena notare che il numero dei diaconi permanenti – cioè uomini, eventualmente sposati, ordinati per uno specifico servizio nella Chiesa – continua ad aumentare in tutto il mondo, raggiungendo quota 51.433 (+1.234). Mentre questo numero è rimasto stabile in Europa (15.678), è in crescita nelle Americhe, dove i diaconi permanenti sono 34.322, con un incremento di 1.257 unità.   I dati pubblicati dall’agenzia di stampa Fides offrono infine una panoramica dell’infrastruttura educativa gestita dalla Chiesa in tutto il mondo. Con quasi 75.000 asili nido, 102.000 scuole primarie, 52.000 scuole secondarie e migliaia (non meglio specificate) di università e istituti di istruzione superiore sotto il suo controllo, la Chiesa contribuisce all’istruzione e alla formazione di quasi 72 milioni di persone.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Cinque notizie che hanno fatto notizia nella Chiesa nel 2025

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1. Il crepuscolo di un pontificato e la fine dell’«era delle periferie»

Il 21 aprile 2025, la morte di Papa Francesco ha segnato la fine di un regno durato dodici anni, caratterizzato dal desiderio di scuotere le strutture. Per l’ala conservatrice, era giunto il momento di una valutazione lucida: il Papa defunto lascia una Chiesa polarizzata da tensioni sinodali e danneggiata da gravi ambiguità dottrinali e pastorali.

 

2. L’elezione di Leone XIV: un pontificato tra speranza e incertezza

L’8 maggio 2025, dopo un rapido conclave, la fumata bianca annunciava l’elezione del cardinale Robert Francis Prevost, che ha scelto il nome di Leone XIV. Mentre i primi passi del Romano Pontefice furono accolti con benevolenza dai fedeli, divenuti diffidenti sotto il precedente pontificato, alcuni atti e dichiarazioni stavano già causando delusione, in particolare la nota dottrinale Mater Populi Fidelis sui titoli della Beata Vergine.

 

3. Il Giubileo del 2025 e la sete del sacro

Nonostante i tentativi iniziali di dare al Giubileo un’attenzione puramente ecologica o sociale, la realtà sul campo ha sorpreso la Curia. I milioni di pellegrini che hanno varcato la Porta Santa esigevano sacramenti, adorazione e chiarezza. Nonostante l’autorizzazione dello scandaloso «pellegrinaggio LGBT», il successo delle confessioni di massa e delle processioni ha dimostrato che la «sete del sacro» permane tra i fedeli. Il pellegrinaggio giubilare della FSSPX ha riunito oltre 7.000 fedeli e ha manifestato la vitalità della Tradizione nel cuore della capitale della cristianità.

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4. Il ritorno della Messa tradizionale nella Basilica di San Pietro

L’evento dell’autunno è stato senza dubbio la celebrazione di una Messa pontificale secondo il rito tradizionale sotto la cupola della Basilica di San Pietro. Questo gesto è interpretato da alcuni come un disgelo dopo le severe restrizioni imposte da Traditionis Custodes. Si dovrebbe forse considerare questo come un tacito riconoscimento del diritto della Messa tradizionale a essere celebrata? È ancora troppo presto per dirlo.

 

5. Lo scontro tra Roma e il Cammino sinodale tedesco

Dopo anni di tensione, il novembre 2025 ha segnato una svolta decisiva nei rapporti tra Roma e l’episcopato tedesco. In un’ultima, disperata riunione in Curia, la Santa Sede ha respinto categoricamente la proposta di creare un «Consiglio sinodale» permanente composto da laici e vescovi per governare la Chiesa in Germania.

 

Gli osservatori a Roma hanno accolto con favore la decisione di Leone XIV di riaffermare la costituzione divina della Chiesa, fondata sulla gerarchia apostolica e non sul parlamentarismo secolare. Ma sarà necessario fare di più per impedire che la Conferenza episcopale tedesca scinda verso lo scismaticismo, e sarà certamente difficile evitare una rivalutazione della nozione stessa di sinodalità, avviata dall’apertura del Concilio Vaticano II e dalla sua espansione sotto il precedente pontificato.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Dilexi te: ultimo documento di Francesco, prima esortazione di Leone XIV

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Papa Leone XIV ha firmato l’esortazione apostolica Dilexi te il 4 ottobre 2025. Questo testo è solo formalmente il primo documento del nuovo pontificato; in realtà, è l’ultimo del precedente. Francesco lo lasciò incompiuto e il suo successore lo ha ripreso. Contiene quindi molti punti del pensiero di Bergoglio, come l’accoglienza dei migranti e i movimenti popolari cari al papa latinoamericano.   Contiene anche i rimproveri rivolti ai cristiani che «si lasciano spesso influenzare da atteggiamenti segnati da ideologie mondane o da orientamenti politici ed economici che portano a generalizzazioni ingiuste e conclusioni fuorvianti».   Ciò non sorprende se si considera che l’esortazione attinge ampiamente a Storia della povertà, un libro di monsignor Vincenzo Paglia, stretto – e controverso – collaboratore di Papa Francesco.

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Leone XIV nella linea di Leone XIII?

Leone XIV, tuttavia, ha integrato il documento del suo predecessore con considerazioni tratte dalla dottrina sociale della Chiesa, affermando di seguire Leone XIII, di cui ha adottato il nome e il programma, a suo dire.   Ma su questo punto, Michael Pakaluk, su The Catholic Thing del 23 ottobre, lo mette seriamente in discussione: «papa Leone XIV adottò il suo nome per segnalare la sua vicinanza a Leone XIII, eppure nella sua recente esortazione apostolica, Dilexi te, le sue affermazioni sembrano talvolta contraddire quelle del suo predecessore: sulla radice dei mali sociali, sul rimedio alla povertà e sulla proprietà privata».   «Per Leone XIV, la radice dei mali sociali è la disuguaglianza». Facendo eco a Francesco, dichiara: «Non posso che affermare ancora una volta che la disuguaglianza è la radice dei mali sociali» (n. 94).   «Ma per Leone XIII, nella sua prima enciclica, “Dei mali della società (Inscrutabili Dei consilio)”, la radice dei mali sociali è piuttosto il rifiuto del cristianesimo da parte delle autorità civili: “La fonte dei mali [sociali] risiede principalmente nel fatto che la santa e venerabile autorità della Chiesa, che governa gli uomini in nome di Dio, sostenendo e difendendo ogni legittima autorità, è stata disprezzata e messa da parte» (n. 3).   E aggiunge: «nella Rerum novarum, Leone XIII insegnava che la ricerca dell’uguaglianza è un sogno irrealistico del socialismo: “Dobbiamo accettare la situazione inerente alle cose umane, poiché è impossibile ridurre la società civile a un livello insignificante. Esistono naturalmente tra gli uomini molte differenze, le più importanti delle quali sono: gli individui differiscono nelle loro capacità, nelle loro capacità, nella loro salute, nelle loro forze; e la disuguaglianza delle fortune è una conseguenza inevitabile della disuguaglianza delle condizioni” (n. 17)»   Alla fine del suo articolo, Michael Pakaluk conclude: «Leone XIV sembra anche differire da Leone XIII sulla centralità del diritto naturale alla proprietà privata. Leone XIII credeva che sia i poveri che i ricchi fossero consumati dall’avidità e che, per i poveri, questa avidità si manifestasse spesso come un semplice desiderio di prendere dai ricchi per soddisfare i propri bisogni, piuttosto che di lavorare per acquisire un bene da scambiare».   «D’altra parte, la lettera Dilexi te di Leone XIV contiene quanto segue: “pertanto, ognuno ha il diritto di possedere una quantità sufficiente di beni della terra per sé e per la sua famiglia. […] Chi si trova in situazioni di estremo bisogno ha il diritto di prendere ciò di cui ha bisogno dalla ricchezza altrui”». [taglio nell’originale]   «La seconda frase è una citazione da Gaudium et spes (n. 69), dove una nota a piè di pagina fornisce tutti i chiarimenti necessari, nonché un riferimento a San Tommaso d’Aquino, per evitare qualsiasi interpretazione maligna. Qui non è presente alcuna nota del genere. Inoltre, il linguaggio dei padri conciliari è sottile (sibi procuret) e non significa chiaramente “prendere”».   Da qui il rischio di confusione, come sottolinea Michael Pakaluk: «ora, combinate questa affermazione, senza riserve, con l’idea che non esiste uno standard assoluto di povertà, e quindi nessuno standard assoluto di estremo bisogno, e il risultato è a dir poco preoccupante».

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Un umanitarismo da Nazioni Unite

Meno sottile e più diretto, Aldo Maria Valli, sul suo blog del 13 ottobre, non esita ad ammettere: «mi è bastato leggere i titoli di alcuni capitoli (“Una Chiesa per i poveri”, “La scelta dei poveri”, “Il grido dei poveri”, “Accompagnare i migranti”, “Accanto agli ultimi”, “I poveri come soggetti”) per ricevere una zaffata di teologia della liberazione e sentire sul collo il fiato bergogliano. Poco gradevole».   «Presentato come “completamento” di un documento incompiuto di Francesco, il testo sembra scritto da uno che si è ispirato all’Agenda 2030 dell’ONU (apertamente elogiata) più che alla dottrina sociale della Chiesa. Le citazioni evangeliche non mancano, ma il tono generale è tanto prevedibile quanto vago. Si parla di ‘strutture’ e ‘sistemi’ che richiedono conversione, ma quali sono?»   «Si condanna l”ingiustizia’, ​​ma che cosa sia giusto e ingiusto non è precisato. Le parole suonano bene, ma alla fine che cosa resta? Il solito umanitarismo già dispensato dal mondo, senza che ci sia bisogno che la Chiesa si aggreghi. […] L’espressione “opzione preferenziale per i poveri” ricorre come un ritornello anch’esso vuoto. La retorica dell’”accompagnamento” e della “solidarietà” è diffusa a piene mani. Ma tutto resta, oltre che vago, molto orizzontale. Lo sguardo non si innalza verso l’ordine soprannaturale. La Chiesa è ridotta ad agenzia sociale».

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Una grave omissione: la regalità sociale di Cristo.

Aldo Maria Valli osserva: «ma in un certo senso il papa ha ragione. Sì, i poveri stanno aumentando se parliamo dei poveri dal punto di vista spirituale, lasciati senza nutrimento da una Chiesa che insegue le idee del mondo».   «Il regno sociale di Cristo come soluzione dei problemi dei poveri, e di ogni altro problema, non sfiora la mente dell’autore. La Chiesa è ridotta a organizzazione benefica. Nostro Signore resta sullo sfondo. Come se il suo compito fosse solo quello di benedire l’implementazione di politiche sociali».   E conclude ironicamente: «a un certo punto, con riferimento ai poveri e alla povertà, si legge: “il messaggio della parola di Dio è così chiaro e diretto, così semplice ed eloquente, che nessuna interpretazione ecclesiale ha il diritto di relativizzarlo’. Buffo che queste parole arrivino da una Chiesa, quella postconcilare, che ha relativizzato tutto: morale familiare e sessuale, dottrina sulla salvezza e del peccato, dottrina sulla conversione, dottrina su giudizio, inferno e paradiso. Solo per quanto riguarda i poveri nessuna interpretazione ecclesiale ha il diritto di relativizzare?» – Non serve aggiungere altro.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
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