Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Il neocon John Bolton ammette di aver pianificato colpi di stato all’estero

Pubblicato

il

In una scioccante ammissione televisiva urbi et orbi, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Bolton si è preso il merito di aver tentato di estromettere i leader stranieri, sostenendo di aver svolto un ruolo negli sforzi di cambio di regime all’estero.

 

Tale confessione si è consumata in una intervista con Jake Tapper della CNN dopo l’audizione del Congresso di martedì sulla rivolta del Campidoglio del 6 gennaio.

 

Al contempo, Bolton ha suggerito che l’ex presidente Donald Trump non avesse la lungimiranza per compiere un  proprio golpe in casa insistendo sul fatto che l’allora ex comandante in capo non avrebbe potuto mettere a segno un «colpo di stato accuratamente pianificato», poiché «non è così che Donald Trump fa le cose».

 

Quando il conduttore televisivo ha affermato che «non è necessario essere brillanti per tentare un colpo di stato», Bolton ha mantenuto la sua posizione, dicendo di aver preso parte personalmente alla cacciata di governi stranieri e che tali progetti richiedono una pianificazione significativa.

 

«Non sono d’accordo con questo. Da persona che ha aiutato a pianificare un colpo di stato – non qui ma, si sa, in altri posti – ci vuole molto lavoro», ha proseguito l’ex funzionario dello Stato americano. «E non è quello che ha fatto [Trump]. Stava solo inciampando da un’idea all’altra».

 


Quando Tapper ha chiesto dettagli, Bolton ha rifiutato di elaborare, ma ha continuato menzionando il Venezuela, dove le figure dell’opposizione sostenuta dagli Stati Uniti hanno tentato di rovesciare il presidente Nicolas Maduro nel 2019 ma non sono riuscite a ispirare defezioni di massa dalle forze di sicurezza.

 

Gli sforzi in Venezuela «si sono rivelati senza successo», ha detto, aggiungendo: «Non che abbiamo avuto molto a che fare con questo, ma ho visto cosa ci voleva perché un’opposizione cercasse di rovesciare un presidente eletto illegalmente e loro fallito».

 

Lavorando come consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Bolton ha sostenuto pubblicamente il leader dell’opposizione Juan Guaido durante il tentativo di colpo di Stato, anche rivolgendo post sui social media ad alti funzionari venezuelani, esortandoli a unirsi allo sforzo. All’epoca, tuttavia, aveva affermato che «questo chiaramente non è un colpo di Stato», sostenendo che il Guaido era il leader «legittimo» del Venezuela .

 

Mentre il conduttore della CNN insisteva ulteriormente su Bolton sui suoi commenti sul colpo di stato, dicendo «Sento che ci sono altre cose che non mi sta dicendo», il baffuto guerrafondaio ha risposto: «Sono sicuro che ci siano» e non ha offerto altri dettagli.

 

Bolton ha ricoperto posizioni di vertice per diverse amministrazioni dagli anni ’80, lavorando come assistente procuratore generale dell’ex presidente Ronald Reagan, funzionario del Dipartimento di Stato sotto l’Bush padre e successivamente come ambasciatore delle Nazioni Unite per Bush figlio.ì

 

Il suo incarico nell’amministrazione Trump è stato interrotto a causa di disaccordi con il comandante in capo, che alla fine si è dimesso nel mezzo di un’accesa controversia pubblica con il presidente Donald.

 

Secondo quanto raccontato, noto falco, spingeva per lo scontro con l’Iran, e ad un certo punto sarebbe pure riuscito ad ottenerlo: dei caccia bombardieri erano in volo sul Golfo Persico per «punire» Teheran relativamente ad una controversia.

 

L’allora comandante in capo Donald Trump, preso dai dubbi, telefonò al giornalista TV Tucker Carlson, che gli disse, parafrasando, «Presidente, questo non è ciò per cui il popolo americano l’ha eletta».

 

Trump richiamò i caccia che erano in volo a pochissimi minuti dagli obiettivi. Lo scorno di Bolton fu immane, tanto da essere canzonato anche dal sito satirico The Onion.

 


 

Bolton è considerato un neocon, una cricca (una setta, forse) di allievi, per lo più ebrei, del filosofo Leo Strauss, che sopravvive in ogni partito e in ogni amministrazione, e che chiede la guerra sempre e comunque contro la Russia ed altri Paesi non controllati completamente dal globalismo americano.

 

Erano neocon tutti coloro che trascinarono Washington nella guerra contro l’Iraq.

 

È neocon, e sposata con un nome importante di una famiglia neocon, Robert Kagan,  l’attuale sottogretario al Dipartimento di Stato Victoria Nuland, considerata l’architetto di questo decennio di catastrofe ucraina che ha portato alla guerra.

 

Come riportato da Renovatio 21, la follia neocon ora sta consapevolmente portando il mondo alla guerra termonucleare.

 

È da notare come quasi tutti i neocon provengano da famiglie ebraiche scappate per lo più dalla Russia dello Zar, conservando un odio viscerale per Mosca, sia essa zarista, sovietica o putiniana.

 

 

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Colloqui con l’Iran falliti, Trump urla a Netanyahu: «sei completamente pazzo, ti sto salvando il culo, che cazzo stai facendo?»

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato duramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per l’escalation israeliana in Libano, Lo riporta Axios, che cita due funzionari americani e una terza fonte informata sulla telefonata.

 

Secondo quanto riportato dalla testata americana, Trump avrebbe accusato Netanyahu di mettere a repentaglio i negoziati tra Stati Uniti e Iran e avrebbe chiesto a Israele di sospendere un attacco pianificato su Beirut.

 

«Sei completamente pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il culo. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo», ha riassunto un funzionario le osservazioni di Trump a Netanyahu. Una seconda fonte informata sulla telefonata ha affermato che Trump era «furioso» e ha urlato a Netanyahu: «Che cazzo stai facendo?».

 

Secondo quanto riferito, il presidente degli Stati Uniti ha sottolineato il diritto di Israele a difendersi, ma ha espresso preoccupazione per l’escalation sproporzionata intrapresa da Netanyahu negli ultimi giorni, con un numero crescente di vittime civili e interi edifici rasi al suolo per colpire singoli comandanti di Hezbollah.

Sostieni Renovatio 21

Negli ultimi giorni Israele ha intensificato la sua campagna di bombardamenti in Libano, prendendo di mira quelli che definisce obiettivi di Hezbollah. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si sono spinte più a fondo nel sud del Paese, conquistando il castello di Beaufort, una fortezza crociata di 900 anni e un punto strategico chiave nella regione.

 

Teheran ha minacciato di abbandonare i colloqui con gli Stati Uniti, poiché un memorandum in fase di negoziazione con Washington chiede esplicitamente la fine delle ostilità in Libano. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato di aver parlato con il presidente del parlamento libanese, Nabih Berri, e ha avvertito che la risposta di Teheran potrebbe andare oltre la semplice interruzione dei negoziati.

 

«Se l’aggressione israeliana contro il Libano continuerà, non solo interromperemo il percorso negoziale, ma arriveremo allo scontro diretto con il nemico», ha scritto il Ghalibaffo su X.

 

Trump ha scritto su Truth Social di aver «avuto una conversazione con Bibi Netanyahu oggi, chiedendogli di non effettuare un raid su larga scala a Beirut, in Libano», aggiungendo che il leader israeliano «ha fatto tornare indietro le sue truppe». Trump ha anche affermato che i rappresentanti della leadership di Hezbollah avevano accettato di cessare il fuoco contro Israele.

 

Netanyahu ha dichiarato di aver detto a Trump che Israele avrebbe colpito Beirut se Hezbollah non avesse smesso di attaccare il suo Paese. «La nostra posizione rimane invariata», ha scritto Netanyahu, promettendo di proseguire le operazioni nel Libano meridionale «come previsto».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Continua a leggere

Geopolitica

L’esercito americano starebbe guidando segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo

Pubblicato

il

Da

Nelle ultime settimane, l’esercito statunitense ha guidato segretamente delle navi attraverso lo Stretto di Ormuzzo. Lo riporta il New York Times, che cita funzionari a conoscenza dei fatti.   In risposta agli attacchi aerei statunitensi e israeliani del 28 febbraio, l’Iran ha chiuso la vitale via navigabile, che in precedenza gestiva circa il 20% delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL), alle navi provenienti da «paesi ostili». Teheran ha poi precisato che le navi di paesi terzi avrebbero potuto transitare pagando un pedaggio e rispettando le istruzioni militari.   Ad aprile, il presidente degli Stati Uniti Donaldo Trump aveva annunciato il «Progetto Libertà», finalizzato a scortare navi mercantili in difficoltà provenienti da paesi neutrali. Ha sospeso pubblicamente l’iniziativa meno di 48 ore dopo, a quanto pare in seguito al rifiuto dell’Arabia Saudita di permettere alle forze statunitensi di sorvolare il suo spazio aereo o di utilizzare la base aerea Prince Sultan.

Sostieni Renovatio 21

Secondo il NYT, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha coordinato il passaggio di circa 70 navi commerciali attraverso il canale nelle ultime tre settimane. Un funzionario ha riferito al giornale che la maggior parte delle navi aveva spento i transponder per evitare di essere individuate dalle forze iraniane. Le imbarcazioni avrebbero seguito una rotta più vicina alla costa omanita.   Nonostante il cessate il fuoco raggiunto l’8 aprile, il traffico attraverso questo punto strategico rimane fortemente ridotto, essendo sceso da circa 150 navi al giorno prima del conflitto a meno di dieci.   Decine di migliaia di marinai a bordo di un numero di imbarcazioni compreso tra 1.600 e 2.000, tra cui petroliere e gasiere, rimangono bloccati nel Golfo Persico.   Ad aprile, gli Stati Uniti hanno imposto un blocco ai porti iraniani e da allora hanno intercettato più di 100 navi mercantili. Domenica, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha dichiarato che 28 navi avevano attraversato lo stretto nelle 24 ore precedenti, dopo aver ottenuto l’autorizzazione.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da Twitter
Continua a leggere

Geopolitica

Israele penetra più a fondo in Libano e conquista un castello crociato del Medio Evo

Pubblicato

il

Da

Israele ha preso il controllo del castello di Beaufort, una fortezza crociata di 900 anni e un punto strategico chiave nel Libano meridionale, definendo la conquista una «svolta decisiva» nella campagna in corso.

 

L’occupazione del sito è stata annunciata domenica, quando lo Stato Ebraico ha diffuso foto di bandiere israeliane e della Brigata Golani che sventolavano sopra la fortezza. Il castello medievale, noto anche come Qalaat al-Chakif, era stato in precedenza utilizzato da Israele come base durante i vent’anni di occupazione del Libano meridionale, terminata nel 2000.

 

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha salutato la cattura come un importante successo, affermando di aver ordinato all’esercito di «ampliare le manovre di terra in Libano». Secondo quanto riportato dai media, le Forze di Difesa Israeliane non hanno trovato armi all’interno del castello.

 

Sostieni Renovatio 21

«Ora il mio obiettivo è consolidare ed espandere il nostro controllo nei luoghi che erano sotto il controllo di Hezbollah. La conquista di Beaufort rappresenta una tappa fondamentale e un cambiamento radicale nella politica che stiamo portando avanti», ha affermato il Netanyahu.

 

Israele ha inoltre proseguito la sua campagna di bombardamenti nel Libano meridionale, notevolmente intensificatasi negli ultimi giorni. La maggior parte degli attacchi risulta concentrata intorno alla città di Nabatieh e nelle sue immediate vicinanze, che si prevede diventerà il prossimo obiettivo dell’offensiva di terra.

 

Gli attacchi hanno inflitto gravi danni alle aree residenziali e ai dintorni della città, come documentano le riprese. L’offensiva israeliana continua nonostante il cessate il fuoco dichiarato più di sei settimane fa. Le ostilità in corso tra Israele e il gruppo militante libanese Hezbollah sono una conseguenza del più ampio conflitto nella regione, innescato dall’attacco israelo-americano all’Iran.

 

Sebbene la tregua sia entrata in vigore il 17 aprile, le ostilità non si sono mai fermate, con Israele e Hezbollah che si sono ripetutamente accusati a vicenda di averla violata. L’Iran ha posto la fine definitiva della guerra in Libano come condizione per i negoziati con Washington, mediati dal Pakistan, in corso dai primi di aprile ma che finora non hanno prodotto risultati concreti.

 

Il castello di Beaufort, noto in arabo come Qalat al-Shaqif, sorge su uno sperone roccioso a circa 700 metri di altitudine nel Libano meridionale, dominando la valle del fiume Litani. La sua posizione estremamente strategica lo ha reso per secoli un osservatorio militare cruciale e una fortezza contesa, capace di collegare visivamente l’area interna del Libano con il nord di Israele e le alture del Golan. Questa eccezionale rilevanza geografica ha fatto sì che la rocca rimanesse al centro di conflitti armati dal medioevo fino ai giorni nostri.

 

Le origini della struttura originaria rimangono in parte avvolte nel mistero, con ipotesi che collocano i primi insediamenti difensivi in epoca romana o bizantina, successivamente riadattati dalle forze arabe. La storia documentata della fortezza moderna comincia però nel 1139, quando il re di Gerusalemme, Folco d’Angiò, sottrasse il controllo del sito al governatore di Damasco e lo cedette ai signori crociati di Sidone. Furono proprio i Crociati a fortificare massicciamente la rocca, battezzandola Beaufort, che in antico francese significa bella fortezza.

Aiuta Renovatio 21

Nel 1189 il celebre condottiero musulmano Saladino pose l’assedio alla fortezza. Nonostante la strenua resistenza del signore del luogo, Reginaldo di Sidone, che venne fatto prigioniero, la guarnigione crociata capitolò nel 1190 in cambio della sua liberazione. Nei decenni successivi il castello cambiò mano più volte attraverso patti politici; tornò temporaneamente ai cristiani nel 1240 e fu venduto ai Cavalieri Templari vent’anni più tardi.

 

Il dominio dei Templari fu però breve, poiché nel 1268 il sultano mamelucco Baybars espugnò definitivamente la rocca. Sotto i Mamelucchi e il successivo Impero Ottomano, Beaufort visse secoli di relativa calma alternati a parziali distruzioni, per poi subire gravi danni strutturali a causa del forte terremoto della Galilea nel 1837, venendo in seguito abbandonato e ridotto a rifugio per pastori.

 

Il valore militare di Beaufort è riemerso prepotentemente nella storia contemporanea. Durante la guerra civile libanese, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat occupò le rovine, sfruttando i bunker sotterranei per lanciare attacchi missilistici verso il nord di Israele. Nel 1982, in concomitanza con l’invasione del Libano, le forze armate israeliane conquistarono la fortezza dopo una violenta battaglia notturna condotta dalla brigata Golani. Israele stabilì una base fortificata all’interno del sito archeologico per diciotto anni, fino al ritiro definitivo avvenuto nel maggio del 2000.

 

Dopo l’abbandono israeliano, l’area è passata sotto l’influenza della milizia di Hezbollah e ha vissuto una parziale fase di restauro turistico, ottenendo anche uno status di protezione speciale da parte dell’UNESCO nel 2024 per preservarne il valore storico. Tuttavia, come vediamo ora, la stabilità è durata poco.

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

 

 

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Julien Harneis via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

Continua a leggere

Più popolari