Politica
Il ministro sionista Ben Gvir sulla torta di compleanno mette un cappio
Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, esponente dell’ala ultranazionalista, ha festeggiato il suo cinquantesimo compleanno questo fine settimana, offrendo agli ospiti fette di torta a forma di cappio. Tra i presenti figuravano diversi alti funzionari delle forze dell’ordine.
La torta era un’evidente allusione alla posizione di Ben Gvir a favore di una legge che introdurrebbe la pena di morte per i palestinesi riconosciuti colpevoli di «terrorismo».
Durante la festa di sabato sera presso Villa Space nel moshav Emunim, nel sud di Israele, la moglie di Ben Gvir, Ayala, gli ha offerto una torta a forma di cappio con la scritta: «Mazel tov al Ministro Ben Gvir, a volte i sogni si avverano».
I festeggiamenti includevano un’altra torta di compleanno altissima, decorata con l’immagine di Israele, il ritratto di Ben Gvir, due pistole e un cappio dorato. Gli accessori per l’impiccagione erano un’evidente allusione alla legge sulla pena di morte per i terroristi, approvata dalla Knesset a marzo con 62 voti favorevoli e 47 contrari.
La legge prevede che i palestinesi condannati per attacchi mortali dai tribunali militari vengano condannati all’impiccagione, una disposizione che, secondo i critici, di fatto esenta gli israeliani di origine ebraica.
🇮🇱 Ben Gvir’s wife baked him a cake with a noose on it.
For Palestinian prisoners.
As a gift.
This is where Israeli political rhetoric is right now.
https://t.co/dA48p1dfJO https://t.co/Dzeaip0saJ pic.twitter.com/uZLWyFCpCU
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) May 3, 2026
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Le sentenze devono essere eseguite entro 90 giorni dalla pronuncia, senza possibilità di appello. La pena può essere commutata in ergastolo solo in alcune «circostanze speciali» non specificate.
Ben Gvir e i membri del suo partito avevano indossato per diversi mesi spille a forma di cappio come simbolo del loro impegno a favore della legge, mentre lo stesso ministro aveva affermato l’anno scorso che «non esiste un “popolo palestinese”».
La legge ha suscitato condanne internazionali: Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Nuova Zelanda e Australia hanno espresso «profonda preoccupazione» per il provvedimento e hanno esortato Israele ad abbandonarlo. Anche gli esperti delle Nazioni Unite hanno avvertito che la nuova norma viola il diritto internazionale, sostenendo che «di fatto prende di mira i palestinesi condannandoli a morte».
La lista degli invitati ha suscitato quasi altrettante polemiche quanto le torte. Tra gli alti comandanti presenti figuravano il comandante del distretto di Gerusalemme Avshalom Peled, il comandante del distretto di Giudea e Samaria Moshe Pinchi e il commissario del servizio penitenziario Kobi Yaakobi.
Erano presenti anche ministri del governo, tra cui il ministro della Difesa Israel Katz e il presidente della Knesset Amir Ohana.
🇮🇱🇵🇸 Ben Gvir’s 50th birthday cake featured a map of “Greater Israel” over the entire area between the Jordan River – Mediterranean Sea & two pistols
On top — large golden noose, symbolizing his legislation proposal of the death penalty for Palestinians convicted of terrorism https://t.co/y24y5bqQac pic.twitter.com/l5hqi2D2r3
— Lord Bebo (@MyLordBebo) May 3, 2026
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Il commissario di polizia Danny Levy ha permesso la partecipazione solo ai membri del comando di grado più elevato, avvertendo tutti gli ufficiali di grado inferiore di tenersi alla larga. La direttiva è stata impartita nonostante i timori diffusi che Ben Gvir potesse esercitare pressioni sulle forze dell’ordine e minare l’indipendenza della polizia.
Ben Gvir è noto per le sue posizioni incendiarie nei confronti dei palestinesi e una volta si è vantato di aver fatto del suo meglio affinché in prigione «i terroristiricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo.
Il ministro è stato sanzionato nel Regno Unito, in Australia, Canada, Nuova Zelanda, Norvegia, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna.
Come riportato da Renovatio 21, il ministro Ben-Gvir a fine ottobre aveva chiesto il ritorno della guerra a Gaza.
Itamar Ben Gvir appartiene al partito sionista secolarista Otzma Yehudit («Potere ebraico») è associato al movimento erede del partito Kach, poi dissolto da leggi anti-terroriste varate dal governo Rabin nel 1994, fondato dal rabbino americano Mehir Kahane.
Kach è nella lista ufficiale delle organizzazioni terroristiche di USA, Canada e, fino al 2010, su quella del Consiglio dell’Unione Europea. Il Kahane fu assassinato in un vicolo di Nuova York nel 1990, tuttavia le sue idee permangono nel sionismo politico, in primis l’idea di per cui tutti gli arabi devono lasciare Eretz Israel, la Terra di Israele.
Come riportato da Renovatio 21, il ritorno al potere Netanyahu è dovuto al boom del partito sionista Otzma Yehudit. Il ministro del patrimonio culturale Amichai Eliyahu, che appartiene al partito sionista, ha dichiarato la disponibilità di nuclearizzare la Striscia di Gaza.
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A luglio 2024 il ministro sionista aveva infiammato la situazione dicendo di aver pregato sulla Spianata delle Moschee, atto proibito per gli ebrei secondo gli accordi esistenti.
Come riportato da Renovatio 21, in un altro editoriale Haaretz scriveva che «il governo di Netanyahu è tutt’altro che conservatore. È un governo rivoluzionario, di destra, radicale, messianico che ha portato avanti un colpo di Stato e sogna di annettere i territori».
Il Ben Gvir era tra i relatori del grande convegno sulla colonizzazione ebraica di Gaza, celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
A settembre in risposta a sanzioni anti-israeliane emesse dal Belgio, il Ben Gvir aveva dichiarato che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».
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Politica
«Il tradimento dei chierici»: quelli che volevano la Bonino presidente
Lo scrittore Camillo Langone ha ricordato sul Foglio la grande campagna politico-pubblicitaria del 1999 per portare al Quirinale Emma Bonino.
«Scrivere quello che penso di una persona appena morta non è possibile. Magari fra un mese, in sede di trigesimo, e però fra un mese prego di avere qualcosa di più divertente da scrivere» scrive Langone. «Mi piacerebbe nondimeno elencare tutti coloro che nel 1999 firmarono affinché la persona appena morta diventasse presidente della Repubblica e intitolare questo elenco “Il tradimento dei chierici”, volendo stare alto, oppure “Il culturame contro la vita”, abbassando un po’ il livello».
«Passati 27 anni, molti dei firmatari sono defunti e a loro non posso più rinfacciare nulla, a cominciare da Indro Montanelli (comunque a novant’anni sarai pur libero di andare all’aceto)» continua lo scrittore parmigiano.
«Però sono vivi sostenitori come Achille Bonito Oliva e Alessandro Cecchi Paone, Margherita Buy (Jasmine Trinca non era ancora su piazza) e Cristina Comencini (Carlo Calenda era ancora alla Ferrari), tutti abbastanza prevedibili, così come i quasi (quasi) imprevedibili Franco Cardini, Ernesto Galli della Loggia, Eugenia Roccella».
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«In quell’antico, degradante appello la firma che mi dispiace di più è quella di Pupi Avati: tu quoque, Pupi? Brutta cosa il gregarismo. Fra un mese la cosa più bella sarebbe scrivere l’elenco di coloro che, pur interpellati, non firmarono» conclude l’autore del Manifesto della destra divina.
Orbene, prima di arrivare a quanti, eroicamente, non misero la firma per la superabortista al tribunale (10 mila bambini eliminati con le sue proprie mani, vantava), ci siamo chiesti se vi era ancora da qualche parte la lista completa dei firmatari: online, cercandola pure a fondo, non l’abbiamo trovata.
Abbiamo potuto mettere insieme un po’ di nomi ricavandoli dagli infiniti «coccodrilli» di questi giorni e da altri articoli comparsi negli anni. La lista non è lunghissima, ma comunque interessante. Caveat: non siamo sicuri di tutti questi nomi, perché in rete non c’è traccia della lista completa.
- Indro Montanelli — decano del giornalismo italiano, cantore a suo tempo del colonialismo italiano
- Angelo Panebianco — politologo, editorialista del Corriere della Sera (il giornale del conservatorismo italiano, tipo)
- Rita Levi-Montalcini — scienziata, Premio Nobel, senatrice a vita, attivista abortista
- Antonio Baldassarre — costituzionalista, ex presidente della Corte Costituzionale
- Maurizio Costanzo — presentatore e giornalista, già nelle liste della P2
- Lucio Dalla — indimenticato cantautore felsineo, associato talvolta all’omosessualità (mai dichiarata) o all’Opus Dei (smentito)
- Margherita Hack — astrofisica televisiva, ateissima, figlia di pionieri italiani della Teosofia
- Umberto Veronesi — oncologo «laico», già ministro, teorizzatore di un futuro bisessuale con il laboratorio come unica forma di riproduzione di individui sani
- Danielle Mitterrand — vedova del noto presidente francese (cioè la vedova-vedova, non una delle amanti)
- Franca Rame — attrice e moglie di Dario Fo, poi eletta al Senato nel 2006 con il partito biodegradabile Italia dei Valori (IdV) guidato da Antonio Di Pietro.
- Edoardo Bennato — popolare cantante partenopeo
- Franco Battiato — esoterico cantante etneo
- Raffaele La Capria — scrittore e sceneggiatore dei film di Francesco Rosi
- Oliviero Toscani — fotografo e pubblicitario dei Benetton, figlio del fotografo che fece gli scatti dei cadaveri appesi di Mussolini e della Petacci in piazzale Loreto
- Caterina Caselli — cantante e soprattutto discografica milanese
- Bernardo Bertolucci — regista premio Oscar, con alcuni film che ci chiediamo come possano essere passati sugli schermi per i contenuti allucinanti (e non parliamo di Ultimo Tango a Parigi, ma, ad esempio, de La luna)
- Catherine Spaak — attrice, cantante, conduttrice televisiva e ballerina belga naturalizzata italiana
- Claudia Koll — attrice di una pellicola di Tinto Brass, poi convertitasi al medjugorismo.
- Iva Zanicchi — cantante detta «l’Aquila di Ligonchio», storica conduttrice della trasmissione di Rete 4 «Ok il prezzo è giusto»
- Mario Monicelli — regista, poi finito suicida
- Claudia Cardinale — attrice italo-tunisina, moglie di un regista senatore di Alleanza Nazionale
- Vittorio Gassman — attore, che dichiarava la depressione e la sua cura psichiatrica apertis verbis.
- Marco Tardelli — ex calciatore trionfatore del Mundial del 1980
- Giorgio Celli — etologo televisivo bolognese
- Salvatore Veca — filosofo della politica punto di riferimento filosofico della sinistra non marxista
- Ernesto Illy — fedele valdese e imprenditore del caffè
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Ci colpiscono qui i nomi non dei para-intellettuali salariati dal sistema, non delle dive di passaggio, non degli artisti perversi, non dei ricconi parastatali, ma di figure ascritte alla destra italiana.
Segno che, anche quella, era già tre decadi fa catturata totalmente dalla Necrocultura: anche i «conservatori» volevano presidente degli italiani una tizia che rivendicava di averne abortiti più di 10 mila. Un’esercito di futuri cittadini spariti nel sangue a colpi di pompa della bicicletta. Loro, e i loro figli – italiani.
Abbiamo scritto che è giusto che la Bonino abbia funerali di Stato – perché lo Stato moderno è fondato sulla Morte.
Forse era giusto pure che la Bonino divenisse presidente della Repubblica. Le cose più si slatentizzano, meglio è.
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Immagine di CoroRP via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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