Geopolitica
Il Cremlino: per l’Ucraina gli USA hanno fatto un’offerta «accettabile»
La Russia ha ricevuto un’offerta «accettabile» dagli Stati Uniti per risolvere il conflitto in Ucraina, ha affermato l’assistente del Cremlino Yury Ushakov, in seguito alla visita dell’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff a Mosca.
Parlando ai giornalisti giovedì, l’Ushakov ha commentato i colloqui tra Witkoff e il presidente russo Vladimir Putin, osservando che Mosca ha ricevuto una «proposta dagli americani» che è pronta a prendere in considerazione, senza fornire ulteriori dettagli.
Ushakov ha anche osservato che Russia e Stati Uniti hanno argomenti da discutere, pur concordando con il punto di vista del Segretario di Stato americano Marco Rubio, che in precedenza aveva descritto i colloqui come «una buona giornata». Rubio aveva aggiunto che «abbiamo ancora molta strada da fare, ma oggi siamo sicuramente più vicini di quanto non lo fossimo ieri, quando non eravamo affatto vicini».
In precedenza, il collaboratore del Cremlino aveva definito l’incontro Putin-Witkoff «professionale e costruttivo», aggiungendo che «i legami russo-americani potrebbero svilupparsi secondo uno scenario completamente diverso e reciprocamente vantaggioso», rispetto alle tensioni di lunga data sull’Ucraina.
Ushakov ha anche rivelato che Putin potrebbe incontrare Trump già la prossima settimana. Il presidente russo ha poi suggerito che gli Emirati Arabi Uniti potrebbero potenzialmente ospitare il vertice.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Trump: le difese della Groenlandia sono «due slitte trainate da cani»
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Geopolitica
Trump lancia un ultimatum a Cuba
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che Cuba non riceverà più né petrolio né denaro dal Venezuela, esortando l’isola a concludere un accordo con Washington «prima che sia troppo tardi».
Cuba, storico alleato del Venezuela e tra i principali destinatari del suo petrolio a prezzi agevolati, non riceve più forniture dal paese OPEC a partire dai primi giorni di gennaio. Secondo i dati sulle spedizioni, da quando il presidente Nicolás Maduro è stato catturato dalle forze statunitensi, nessun carico di greggio è più partito dai porti venezuelani diretti verso l’isola, in seguito al blocco delle consegne imposto dagli Stati Uniti.
«NON CI SARANNO PIÙ PETROLIO O DENARO A CUBA – ZERO!» ha scritto Trump domenica sulla sua piattaforma Truth Social, precisando che «Cuba ha vissuto, per molti anni, grazie a grandi quantità di PETROLIO e DENARO provenienti dal Venezuela».
«Suggerisco vivamente di raggiungere un accordo, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI», ha aggiunto.
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Nel corso del raid statunitense di inizio mese, decine di membri delle forze di sicurezza venezuelane e cubane sono rimasti uccisi. In quell’occasione Trump aveva dichiarato che Cuba era «pronta a cadere», sottolineando la gravissima crisi economica che attanaglia l’isola e avvertendo che l’Avana difficilmente sarebbe sopravvissuta senza le forniture di petrolio venezuelano a condizioni di favore.
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha respinto con fermezza la minaccia di Trump, sostenendo che Washington non possiede alcuna legittimità morale per imporre accordi all’Avana. «Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana. Nessuno ci detta cosa fare», ha scritto Díaz-Canel domenica su X, aggiungendo che l’isola subisce attacchi statunitensi da decenni e che saprà difendersi se necessario.
Intanto, tra Caracas e Washington è in corso di definizione un accordo del valore di 2 miliardi di dollari, in virtù del quale il Venezuela fornirà agli Stati Uniti fino a 50 milioni di barili di greggio; i relativi proventi verranno depositati in conti sotto il controllo del Tesoro americano.
Diversi alti esponenti dell’amministrazione Trump, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio, ritengono che l’intervento statunitense in Venezuela possa precipitare Cuba in una situazione di collasso. Nelle ultime settimane la retorica americana nei confronti dell’Avana si è fatta via via più dura.
Gli Stati Uniti mantengono un embargo commerciale totale sull’isola caraibica dagli anni Sessanta. Se le presidenze Obama e Biden avevano introdotto misure di normalizzazione dei rapporti, Trump ha invece reintrodotto Cuba nella lista americana degli stati sponsor del terrorismo.
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Geopolitica
Trump: «Zelens’kyj non aveva carte fin dal primo giorno»
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