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Politica

Il capo della polizia spagnuola si dimette dopo l’accusa di stupro

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Il capo della polizia nazionale spagnola si è dimesso dopo essere stato accusato di aver violentato una subordinata in una residenza ufficiale, ha riportato El Pais.

 

José Angel Gonzalez, comandante operativo di spicco e secondo ufficiale più alto in grado della forza, si è dimesso martedì dopo che un giudice di Madrid ha accolto una denuncia penale nei suoi confronti e ha avviato un’indagine formale.

 

I media spagnoli hanno riferito che una collega più giovane aveva presentato denuncia a gennaio, sostenendo che Gonzalez l’aveva violentata nell’aprile 2025.

 

Secondo la denuncia, la presunta vittima era in servizio quando le era stato ordinato di guidare un veicolo ufficiale senza contrassegni fino a un ristorante dove Gonzalez stava cenando con un altro alto funzionario. Le sarebbe poi stato ordinato di accompagnarlo alla sua residenza ufficiale, una proprietà appartenente al Ministero dell’Interno spagnolo.

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La denuncia sostiene che Gonzalez abbia aggredito sessualmente l’agente all’interno della residenza, approfittando della sua posizione di autorità, ha affermato l’agenzia. Il fascicolo afferma che l’agente ha riportato ferite prima di riuscire a liberarsi e a fuggire.

 

Secondo il documento, l’agente è stato in seguito pressato affinché non denunciasse l’incidente, sia direttamente da Gonzalez, sia indirettamente da altri alti funzionari di polizia.

 

Un giudice lo ha ora convocato nell’ambito delle indagini sull’incidente.

 

Il caso ha portato alle dimissioni di Gonzalez, con il ministro degli Interni spagnolo Fernando Grande-Marlaska che ha dichiarato ai legislatori che l’alto funzionario si era dimesso nel corso dell’indagine, descrivendo l’accusa come «così grave che, una volta conosciuta, sono state richieste le sue dimissioni».

 

Le accuse rappresentano l’ultimo di una serie di scandali per molestie sessuali che hanno colpito il partito socialista del premier Pedro Sánchez. Diverse indagini per corruzione hanno inoltre messo a repentaglio la stabilità del suo governo di coalizione di minoranza.

 

Il partito socialista ha subito una grave sconfitta alle elezioni regionali dell’Aragona all’inizio di questo mese, mentre i partiti di destra hanno ottenuto consistenti guadagni, evidenziando il calo di sostegno al governo in tutto il Paese.

 

Le elezioni del 9 febbraio sono state le prime delle tre elezioni regionali previste nelle aree governate dal Partito Popolare (PP), a cui seguiranno quelle di Castiglia e León a marzo e dell’Andalusia a giugno. L’opposizione ha descritto le elezioni come un referendum sul primo ministro.

 

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Immagine © di Ministry of the Presidency. Government of Spain via Wikimedia

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Politica

La Bassa Sassonia inserisce per la prima volta AfD nella lista nera

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Le autorità dello stato tedesco della Bassa Sassonia hanno classificato la sezione locale del partito di destra AfD come priorità di sorveglianza, motivando la decisione con quelle che hanno definito tendenze «estremiste».   Fondata nel 2013, Alternativa per la Germania (AfD) difende una linea intransigente sull’immigrazione e si oppone al sostegno fornito da Berlino all’Ucraina. Alle elezioni federali dello scorso febbraio, l’AfD si è piazzata al secondo posto con il 20% dei voti, conquistando 152 seggi nel Bundestag, che ne conta 630. Il partito è tuttavia rimasto escluso dai negoziati di coalizione e dalla formazione del governo, in linea con la strategia nota come «muro di fuoco» nella politica tedesca.   Da allora il consenso verso l’AfD è ulteriormente aumentato: recenti sondaggi indicano che il partito gode del sostegno di circa il 25% dei tedeschi, attestandosi alla pari con la CDU/CSU del cancelliere Friedrich Merz.   Martedì, nel corso di una conferenza stampa, la ministra degli Interni della Bassa Sassonia, Daniela Behrens, ha fatto riferimento alla conclusione «inequivocabile» dell’Ufficio per la protezione della Costituzione (BfV), secondo cui «il pericolo maggiore per la nostra società deriva dall’estremismo di destra e l’AfD in Bassa Sassonia… rientra chiaramente in questa categoria».   Secondo la titolare del dicastero, la sezione della Bassa Sassonia del partito «disprezza il nostro Stato e le nostre istituzioni democratiche» e considera le persone con un background migratorio come «cittadini di seconda classe».   La sezione dell’AfD della Bassa Sassonia era già stata qualificata per la prima volta come «chiaro caso di sorveglianza» dall’ufficio regionale BfV nel 2022, e ora le autorità l’hanno elevata a «oggetto di notevole importanza per l’osservazione», ha dichiarato un portavoce dell’agenzia di intelligence nazionale, citato dai media locali.   Commentando la decisione, il presidente dell’AfD Bassa Sassonia, Ansgar Schledde, ha respinto «ogni accusa» avanzata dalle autorità, qualificando la misura come politicamente motivata e finalizzata a colpire un avversario. Ha annunciato l’intenzione di impugnare la designazione dinanzi ai tribunali.   In altri quattro stati tedeschi (Brandeburgo, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia) le sezioni locali dell’AfD sono considerate un’entità di estrema destra confermata, mentre in Renania-Palatinato e Saarland il partito è stato classificato come caso sospetto.

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Lo scorso maggio, l’ufficio federale BfV aveva innalzato la classificazione dell’AfD da «sospetto» a «estremista di destra confermato», per poi sospendere tale decisione poco dopo, in attesa della sentenza sul ricorso presentato dal partito in tribunale.   Come riportato da Renovatio 21, un sondaggio di mesi fa ha rilevato che AfD sarebbe il primo partito del Paese, superando il blocco democristiano del Merz.   Come riportato da Renovatio 21, a giugno il capo della polizia del Bundestag tedesco, Uli Grötsch, ha chiesto che tutti i membri del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) vengano rimossi dal servizio di polizia.   Un mese prima l’agenzia di Intelligence interna tedesca ha temporaneamente sospeso la classificazione di AfD come gruppo «estremista di destra confermato», in attesa dell’esito di un ricorso legale. La tregua, tuttavia, arriva in anni di lotta persistente contro la formazione politica sovranista.   Nelle ultime elezioni negli stati di Sassonia e Turingia, l’AfD ha demolito la coalizione di sinistra al potere. In Turingia, ha ottenuto i voti del 37% dei 18-24enni. La crescita del partito ha portato anche a fenomeni di cannibalismo elettorale fra i partiti della coalizione, con la sparizione totale dei Verdi dal Parlamento del land del Brandeburgo.   Come riportato da Renovatio 21, Verdi e democristiani avevano segnalato la volontà di bandire l’AfD ancora mesi fa, quando era emerso che era divenuto il secondo partito del Paese e il primo della parte orientale. Nell’ultimo episodio di trasformismo compromissorio democristiano, la CDU si è dichiarata pronta ad allearsi con il partito ecologista per fermare l’avanzata di AfD e del nuovo partito populista di sinistra anti-guerra ed anti immigrati di Sahra Wagenknecht il BSW.  

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Immagine di Elke Wetzig via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Politica

Giovane attivista cattolico francese assassinato in strada dai militanti Antifa

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Un giovane cattolico è stato ucciso dopo aver riportato gravi ferite alla testa per mano di attivisti di estrema sinistra a Lione il 12 febbraio. La vittima, di nome Quentin, apparteneva a un gruppo di sicurezza informale che proteggeva le proteste fuori da una conferenza politica nei pressi dell’università Sciences Po. Prima di spirare, gli è stata amministrata l’estrema unzione da un prete.

 

Secondo le informazioni disponibili, gli aggressori facevano parte di un gruppo di contro-protesta radunatosi durante un intervento della deputata di estrema sinistra al Parlamento Europeo Rima Hassan.

 

Il gruppo difeso da Quentin si chiamava Collectif Némésis, un’associazione di destra dedicata alla protezione delle donne. Testimoni avrebbero puntato il dito contro i membri del gruppo antifascista Jeune Garde, la «giovane guardia antifascista» fondato dal deputato francese Raphaël Arnault.

 

La procura ha avviato un’indagine per violenza aggravata con esito letale in seguito a uno scontro tra attivisti legati a Némésis e militanti di estrema sinistra.

 

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Fonti della polizia citate da BFMTV hanno riferito che le tensioni sono scoppiate intorno alle 18:40, quando fazioni opposte di attivisti si sono fronteggiate vicino alla sede della conferenza e agli edifici universitari circostanti. Circa 50 persone sono rimaste coinvolte in un violento scontro. Due individui sono rimasti feriti, tra cui Quentin, trovato con una grave lesione alla testa e soccorso dai servizi di emergenza prima di essere trasportato in ospedale in condizioni critiche.

 

Secondo una fonte vicina all’inchiesta citata da BFMTV, alla vittima è stato riscontrato «un significativo ematoma alla testa», mentre i pubblici ministeri hanno dichiarato che «è stata immediatamente aperta un’indagine… In questa fase, devono essere determinati il contesto e le circostanze di questi atti».

 

Le autorità hanno confermato che gli investigatori stanno analizzando filmati di sorveglianza, prove forensi e testimonianze per ricostruire la dinamica degli eventi.

 

Secondo quanto riferito dagli organizzatori collegati a Némésis, una delle loro attiviste sarebbe stata aggredita in precedenza durante gli scontri di quella sera; le autorità tuttavia non hanno confermato tali dichiarazioni e sottolineano che la responsabilità resta da accertare in attesa dei risultati delle indagini.

 

I dirigenti comunali di Lione hanno condannato quello che hanno definito uno scontro «estremamente violento», senza indicare responsabilità precise, ma invitando alla moderazione mentre l’inchiesta procede.

 

Sono seguite reazioni politiche a livello nazionale, tra cui una dichiarazione del presidente del Raggruppamento Nazionale, Jordan Bardella, che ha condannato la violenza. L’attivista austriaco Martin Sellner e altri commentatori hanno diffuso online appelli alla preghiera e alla solidarietà.

 

«I fatti», ha affermato Bardella, «sono di estrema gravità e richiedono la mobilitazione dell’intera classe politica».

 

«L’impunità dell’estrema sinistra deve finire: oltre alla punizione esemplare dei colpevoli, voglio che lo scioglimento di questo piccolo gruppo diventi finalmente effettivo… È tempo di prendere coscienza del pericolo che rappresenta l’estrema sinistra, della sua intolleranza che cerca di eliminare ogni pensiero dissenziente».

 

I circoli cattolici tradizionali, inclusi i sostenitori legati all’Academia Christiana, hanno organizzato rosari e veglie per il riposo dell’anima del giovane, dopo le notizie secondo cui aveva ricevuto cure sacramentali nelle sue ultime ore.

 

Fondata nel 2013 come istituto cattolico tradizionale incentrato sulla spiritualità, l’istruzione e la formazione fisica, l’Academia Christiana è sostenuta dalla Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP), tradizionalista e devota alla Messa in latino. Tuttavia, in passato è stata nel mirino della sinistra politica. Nel 2023, il ministro degli Interni Gérald Darmanin aveva annunciato l’intenzione di chiederne lo scioglimento, sostenendo che «legittima la violenza», accuse che l’organizzazione ha respinto, impegnandosi a opporsi legalmente a qualsiasi iniziativa in tal senso.

 

Fino a venerdì, i pubblici ministeri non avevano ancora reso noti i nomi dei sospettati e le autorità hanno ribadito che l’inchiesta legale è ancora in corso, mentre gli investigatori cercano di chiarire come gli scontri fuori da una conferenza universitaria siano sfociati in un’aggressione mortale, alimentando ulteriormente il dibattito nazionale sulla violenza ideologica nelle strade francesi.

 

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La polizia fa irruzione negli uffici della Commissione Europea per una vendita immobiliare da 900 milioni di euro

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La polizia belga ha condotto perquisizioni in diversi edifici della Commissione Europea a Bruxelles, nell’ambito di un’inchiesta sulla vendita di immobili di proprietà dell’UE per un valore complessivo di circa 900 milioni di euro, avvenuta nel 2024. L’operazione ha sottoposto l’esecutivo comunitario a un ulteriore scrutinio in tema di trasparenza e gestione finanziaria.   Le perquisizioni si sono svolte giovedì 12 febbraio in varie sedi della Commissione, inclusi uffici legati al dipartimento del bilancio.   L’indagine riguarda la cessione di 23 edifici della Commissione al fondo sovrano belga SFPIM (Société Fédérale de Participations et d’Investissement), operazione realizzata durante il precedente mandato della Commissione, quando Johannes Hahn ricopriva l’incarico di commissario al Bilancio e all’Amministrazione.   L’inchiesta è coordinata dalla Procura Europea (EPPO). La portavoce Tine Hollevoet ha confermato che «l’EPPO sta svolgendo attività di raccolta prove nell’ambito di un’indagine in corso», precisando però che «non possiamo condividere ulteriori dettagli in questa fase per non pregiudicare le procedure e il loro esito».   Un portavoce della Commissione ha dichiarato che l’istituzione è «a conoscenza di un’indagine in corso» e ha espresso fiducia nel rispetto delle norme: «La vendita degli edifici ha seguito procedure e protocolli consolidati e siamo fiduciosi che il processo sia stato condotto in modo conforme». Ha inoltre assicurato la «piena cooperazione con l’EPPO e le autorità belghe competenti».

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La transazione da circa 900 milioni di euro rientra in una strategia più ampia della Commissione volta a ridurre di circa un quarto la superficie degli uffici, in risposta all’aumento del lavoro da remoto dopo la pandemia di COVID-19.   Sebbene non siano state ancora formulate accuse formali, le irruzioni arrivano in un momento politicamente sensibile per le istituzioni europee, già segnate negli ultimi anni da scandali di corruzione e violazioni etiche di rilievo, come Qatargate, Moroccogate e Pfizergate, che hanno alimentato critiche sull’opacità decisionale e sulla presunta influenza esterna.   L’inchiesta getta ulteriori ombre anche sulla recente dirigenza della Commissione: Didier Reynders, ex commissario alla Giustizia incaricato di «tutelare lo stato di diritto» negli Stati membri, è stato formalmente accusato di riciclaggio di denaro lo scorso novembre, a conclusione di un’indagine prolungata su operazioni finanziarie sospette.   Per un’Unione Europea già alle prese con un calo di fiducia da parte dei cittadini, l’immagine della polizia che entra nella sede della Commissione rischia di erodere ulteriormente la credibilità delle istituzioni comunitarie.

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Immagine di Ank Kumar via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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