Politica
Giovane attivista cattolico francese assassinato in strada dai militanti Antifa
Un giovane cattolico è stato ucciso dopo aver riportato gravi ferite alla testa per mano di attivisti di estrema sinistra a Lione il 12 febbraio. La vittima, di nome Quentin, apparteneva a un gruppo di sicurezza informale che proteggeva le proteste fuori da una conferenza politica nei pressi dell’università Sciences Po. Prima di spirare, gli è stata amministrata l’estrema unzione da un prete.
Secondo le informazioni disponibili, gli aggressori facevano parte di un gruppo di contro-protesta radunatosi durante un intervento della deputata di estrema sinistra al Parlamento Europeo Rima Hassan.
Il gruppo difeso da Quentin si chiamava Collectif Némésis, un’associazione di destra dedicata alla protezione delle donne. Testimoni avrebbero puntato il dito contro i membri del gruppo antifascista Jeune Garde, la «giovane guardia antifascista» fondato dal deputato francese Raphaël Arnault.
La procura ha avviato un’indagine per violenza aggravata con esito letale in seguito a uno scontro tra attivisti legati a Némésis e militanti di estrema sinistra.
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Video purportedly shows approximately a dozen Antifa extremists kicking a 23-year-old named Quentin to death in France
Quentin was part of a security team responsible for protecting a group of women who came to protest a French politician pic.twitter.com/2ITNbdNeTX
— Ian Miles Cheong (@ianmiles) February 14, 2026
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Fonti della polizia citate da BFMTV hanno riferito che le tensioni sono scoppiate intorno alle 18:40, quando fazioni opposte di attivisti si sono fronteggiate vicino alla sede della conferenza e agli edifici universitari circostanti. Circa 50 persone sono rimaste coinvolte in un violento scontro. Due individui sono rimasti feriti, tra cui Quentin, trovato con una grave lesione alla testa e soccorso dai servizi di emergenza prima di essere trasportato in ospedale in condizioni critiche.
Secondo una fonte vicina all’inchiesta citata da BFMTV, alla vittima è stato riscontrato «un significativo ematoma alla testa», mentre i pubblici ministeri hanno dichiarato che «è stata immediatamente aperta un’indagine… In questa fase, devono essere determinati il contesto e le circostanze di questi atti».
Le autorità hanno confermato che gli investigatori stanno analizzando filmati di sorveglianza, prove forensi e testimonianze per ricostruire la dinamica degli eventi.
Secondo quanto riferito dagli organizzatori collegati a Némésis, una delle loro attiviste sarebbe stata aggredita in precedenza durante gli scontri di quella sera; le autorità tuttavia non hanno confermato tali dichiarazioni e sottolineano che la responsabilità resta da accertare in attesa dei risultati delle indagini.
I dirigenti comunali di Lione hanno condannato quello che hanno definito uno scontro «estremamente violento», senza indicare responsabilità precise, ma invitando alla moderazione mentre l’inchiesta procede.
Sono seguite reazioni politiche a livello nazionale, tra cui una dichiarazione del presidente del Raggruppamento Nazionale, Jordan Bardella, che ha condannato la violenza. L’attivista austriaco Martin Sellner e altri commentatori hanno diffuso online appelli alla preghiera e alla solidarietà.
«I fatti», ha affermato Bardella, «sono di estrema gravità e richiedono la mobilitazione dell’intera classe politica».
«L’impunità dell’estrema sinistra deve finire: oltre alla punizione esemplare dei colpevoli, voglio che lo scioglimento di questo piccolo gruppo diventi finalmente effettivo… È tempo di prendere coscienza del pericolo che rappresenta l’estrema sinistra, della sua intolleranza che cerca di eliminare ogni pensiero dissenziente».
I circoli cattolici tradizionali, inclusi i sostenitori legati all’Academia Christiana, hanno organizzato rosari e veglie per il riposo dell’anima del giovane, dopo le notizie secondo cui aveva ricevuto cure sacramentali nelle sue ultime ore.
Fondata nel 2013 come istituto cattolico tradizionale incentrato sulla spiritualità, l’istruzione e la formazione fisica, l’Academia Christiana è sostenuta dalla Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP), tradizionalista e devota alla Messa in latino. Tuttavia, in passato è stata nel mirino della sinistra politica. Nel 2023, il ministro degli Interni Gérald Darmanin aveva annunciato l’intenzione di chiederne lo scioglimento, sostenendo che «legittima la violenza», accuse che l’organizzazione ha respinto, impegnandosi a opporsi legalmente a qualsiasi iniziativa in tal senso.
Fino a venerdì, i pubblici ministeri non avevano ancora reso noti i nomi dei sospettati e le autorità hanno ribadito che l’inchiesta legale è ancora in corso, mentre gli investigatori cercano di chiarire come gli scontri fuori da una conferenza universitaria siano sfociati in un’aggressione mortale, alimentando ulteriormente il dibattito nazionale sulla violenza ideologica nelle strade francesi.
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Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale
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Politica
Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula
Il figlio di Bolsonaro ha vinto primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, superando il presidente uscente di sinistra Lula. Il ballottagio pre la carica di presidente del grande Paese sudamericano è previsto per il 25 ottobre,
Il 45enne Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato brasiliano, ha ottenuto il 47,06% dei voti, contro il 45,12% del veterano della sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, 80 anni, a spoglio quasi concluso. Lo scarto ridotto dimostra che il più grande Paese dell’America Latina resta profondamente polarizzato, tra accuse reciproche di golpe o di brogli.
Se Flavio Bolsonaro dovesse prevalere al secondo turno, il Brasile si unirebbe all’ondata conservatrice che, incoraggiata dal presidente americano Donald Trump, ha già mietuto vittorie nella regione, in Argentina, in Colombia o in Perù.
Domenica sera si è detto «molto soddisfatto» del risultato e fiducioso nella vittoria. Ha ringraziato i suoi elettori per avergli dato «un voto di fiducia per il cambiamento», ritenendo che «il Brasile non ne possa più».
Si presenta come una versione «più moderata» di suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva designato candidato dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato contro Lula nel 2022. A quasi 81 anni, lo storico leader della sinistra punta a un quarto mandato non consecutivo. Durante la campagna ha sventolato la bandiera della sovranità e ha invitato il suo omologo statunitense a non «immischiarsi» nelle elezioni brasiliane.
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Bolsonaro jr. ha mantenuto il sangue freddo anche dopo la notizia di essere indagato per corruzione e riciclaggio di denaro in relazione al finanziamento di un film in onore del padre, malato di cancro, che l’anno passato era stato arrestato dalla polizia a Brasilia mentre ancora era ai domiciliari. La Corte Suprema brasiliana, guidata dall’acerrimo nemico dei Bolsonaro giudice Alexandre de Moraes, aveva bloccato la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro senior cinque mesi fa.
Il Brasile ha inoltre assistito a una vera e propria ondata conservatrice alle elezioni legislative, in particolare al Senato, dove l’ex first lady Michelle Bolsonaro è stata eletta a larga maggioranza, così come Carlos Bolsonaro, fratello di Flavio. Circa 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne. L’astensionismo, in un Paese in cui il voto è obbligatorio, si è attestato al 21%, praticamente lo stesso dato del 2022.
Come riportato da Renovatio 21, il fratello Eduardo Bolsonaro, già deputato, tre mesi fa è stato condannato, sempre dalla Corte Suprema di De Moraes, a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.
La Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.
A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.
Il padre jair Bolsonaro tre anni fa era era stato pure incriminato per falsificazione dello status vaccinale. L’opposizione di Bolsonaro ai vaccini mRNA si manifestò in proteste dirette con il direttore dell’OMS Tedros Ghebreyesus e con commenti subitanei che descrivevano l’impunità programmatica dei produttori di vaccini anti-COVID anche qualora i sieri possano «trasformarti in una donna barbuta, o in un alligatore jacaré».
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Immagine di Agência Senado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
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🚨 JUST IN: President Trump speaks out on the FAILED execution of Christa Pike in Tennessee last night
“That was an execution where the medication didn’t exactly work. It shouldn’t be very difficult!” We need to make this MUCH EASIER and just DISPATCH THE FIRING SQUAD! Come… pic.twitter.com/HbG95GO8HH — Nick Sortor (@nicksortor) October 1, 2026
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