Persecuzioni
I vescovi libanesi si rifiutano di abbandonare la storica città di Tiro dopo l’ordine di evacuazione israeliano
I verticicristiani della città libanese di Tiro hanno chiesto alla comunità internazionale di intervenire immediatamente dopo che l’esercito israeliano ha emesso un avviso di evacuazione per il quartiere cristiano della città. Lo riporta LifeSite.
L’avviso di evacuazione ha segnato una significativa escalation per l’area cristiana, che fino a quel momento era stata in gran parte risparmiata dagli scontri, riferisce l’agenzia AP.
I vertici della Chiesa greco-cattolica melchita, della Chiesa greco-ortodossa e della Chiesa cattolica maronita hanno presentato una petizione ai Paesi limitrofi, nonché al governo libanese, affinché «intraprendano azioni immediate e serie per risparmiare il centro storico di Tiro dalla distruzione e dalle tragedie umane».
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Israele ha emesso l’avviso di evacuazione dopo aver effettuato raid aerei su città vicine la settimana precedente, attacchi che hanno causato otto morti e diversi feriti.
In una dichiarazione pubblicata su Facebook, l’arcivescovo metropolita George Iskandar di Tiro, a capo della Chiesa greco-cattolica melchita nel Libano meridionale, ha affermato di voler rimanere sul posto per assistere la sua comunità nonostante la minaccia di un intervento militare.
«In questi tempi difficili che il nostro amato Sud si trova ad affrontare, affermiamo che restiamo nella città di Tiro, tra la nostra gente e la nostra comunità, proprio come fecero i nostri antenati prima di noi, e proprio come la tenace gente del Sud rimane oggi sulla propria terra, nei propri villaggi e nelle proprie città», scrisse Iskandar. «La nostra presenza tra la gente non è una semplice scelta dettata dalle circostanze; è piuttosto parte integrante della nostra missione e del nostro dovere nazionale, umanitario e spirituale. Così come condividiamo le gioie del nostro popolo, condividiamo anche le sue ansie, le sue sofferenze e le sue speranze».
Gli attacchi israeliani contro il Libano sono stati ampiamente criticati, persino dal presidente Trump. In un’intervista della scorsa settimana, Trump ha confermato di aver attaccato duramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per i continui attacchi del Paese contro il Libano, in piena fase di negoziati di pace.
Secondo quanto riferito, Trump avrebbe definito Netanyahu «un pazzo scatenato» affermando che «tutti odiano Israele» a causa dei continui attacchi in Libano.
L’arcivescovo Iskandar ha confermato la sua intenzione di rimanere nella città di Tiro, citando il significato religioso della presenza cristiana.
«Non abbandoneremo questa città, che è stata benedetta dai passi di Gesù Cristo e che ha testimoniato nel corso della storia la fede e la fermezza», ha affermato Iskandar. «Eleviamo le nostre preghiere per la protezione di tutti i civili, chiedendo a Dio di risparmiare la nostra città e l’intero Sud dalle devastazioni della guerra e della distruzione, e di concedere a coloro che ricoprono posizioni di responsabilità la saggezza e il coraggio necessari per salvaguardare vite umane, case e mezzi di sussistenza».
Martedì, i vertici cristiani della città libanese di Tiro hanno chiesto alla comunità internazionale di intervenire immediatamente dopo che l’esercito israeliano ha emesso un avviso di evacuazione per il quartiere cristiano della città.
L’avviso di evacuazione ha segnato una significativa escalation per l’area cristiana, che fino a quel momento era stata in gran parte risparmiata dagli scontri, riferisce AP News.
I leader della Chiesa greco-cattolica melchita, della Chiesa greco-ortodossa e della Chiesa cattolica maronita hanno presentato una petizione ai paesi limitrofi, nonché al governo libanese, affinché «intraprendano azioni immediate e serie per risparmiare il centro storico di Tiro dalla distruzione e dalle tragedie umane».
Israele ha emesso l’avviso di evacuazione dopo aver effettuato raid aerei su città vicine la settimana precedente, attacchi che hanno causato otto morti e diversi feriti.
In una dichiarazione pubblicata su Facebook, l’arcivescovo metropolita George Iskandar di Tiro, a capo della Chiesa greco-cattolica melchita nel Libano meridionale, ha affermato di voler rimanere sul posto per assistere la sua comunità nonostante la minaccia di un intervento militare.
«In questi tempi difficili che il nostro amato Sud si trova ad affrontare, affermiamo che restiamo nella città di Tiro, tra la nostra gente e la nostra comunità, proprio come fecero i nostri antenati prima di noi, e proprio come la tenace gente del Sud rimane oggi sulla propria terra, nei propri villaggi e nelle proprie città», scrisse Iskandar. «La nostra presenza tra la gente non è una semplice scelta dettata dalle circostanze; è piuttosto parte integrante della nostra missione e del nostro dovere nazionale, umanitario e spirituale. Così come condividiamo le gioie del nostro popolo, condividiamo anche le sue ansie, le sue sofferenze e le sue speranze».
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Gli attacchi israeliani contro il Libano sono stati ampiamente criticati, persino dal presidente Trump. In un’intervista della scorsa settimana, Trump ha confermato di aver attaccato duramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per i continui attacchi del Paese contro il Libano, in piena fase di negoziati di pace.
Secondo quanto riferito, Trump avrebbe definito Netanyahu «un pazzo scatenato» affermando che «tutti odiano Israele» a causa dei continui attacchi in Libano.
L’arcivescovo Iskandar ha confermato la sua intenzione di rimanere nella città di Tiro, citando il significato religioso della presenza cristiana. «Non abbandoneremo questa città, che è stata benedetta dai passi di Gesù Cristo e che ha testimoniato nel corso della storia la fede e la fermezza», ha affermato Iskandar.
«Eleviamo le nostre preghiere per la protezione di tutti i civili, chiedendo a Dio di risparmiare la nostra città e l’intero Sud dalle devastazioni della guerra e della distruzione, e di concedere a coloro che ricoprono posizioni di responsabilità la saggezza e il coraggio necessari per salvaguardare vite umane, case e mezzi di sussistenza».
Fondata dai Fenici intorno al 2750 a.C., Tiro divenne un potente centro commerciale e marittimo. I suoi abitanti inventarono l’alfabeto e diffusero la porpora di Tiro, un prezioso colorante estratto dai molluschi, simbolo di ricchezza e potere nell’antichità.
Famosa per la resistenza all’assedio di Alessandro Magno nel 332 a.C., che costruì un istmo per raggiungerla, Tiro conserva oggi un magnifico patrimonio UNESCO: le rovine romane, il famoso arco di trionfo, le terme, il teatro e il porto fenicio. La città vecchia, su un’isola collegata alla terraferma, è un affascinante mix di storia e vita quotidiana.
Oggi Tiro è un importante centro culturale e turistico, nonostante le sfide della regione. Le sue spiagge, il souk animato e l’atmosfera mediterranea ne fanno una meta unica nel Medio Oriente.
Nella Bibbia Ricciotti, Tiro è citata circa 35-38 volte (il numero esatto varia leggermente a seconda di come si contano i riferimenti espliciti al nome della città). Nell’antico Testamento la maggior parte delle occorrenze (soprattutto in Isaia 23, Ezechiele 26-28, 1 Re, 2 Cronache, Amos, Zaccaria, etc.). Nel Nuovo Testamento i riferimenti nei Vangeli (es. confini di Tiro e Sidone) e Atti degli Apostoli.
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Immagine di Heretiq via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.5 Generic
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Israele, cristiani attaccati 83 volte in tre mesi
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Persecuzioni
Performance blasfema a tema LGBT all’interno di un’ex chiesa
Una settimana dopo che centinaia di giovani cattolici australiani si sono inginocchiati e hanno recitato il Rosario fuori da un’ex chiesa cattolica, provocando l’immediata interruzione dello spettacolo blasfemo a tema LGBT che si stava svolgendo all’interno, l’arcivescovo di Sydney è intervenuto per difendere la fede dalle accuse di omofobia cattolica.
«Gli spettacoli e le iniziative promozionali legate al Divine Playhouse, allestito in un’ex chiesa cattolica di Sydney, non sono espressioni neutre di arte», ha scritto l’arcivescovo Anthony Fisher, OP, di Sydney, per The Catholic Weekly. «Le immagini sui social media mostrano un maiale che offre patatine fritte di McDonald’s come “Corpo di Cristo”, artisti maschi vestiti da suore ed eventi promossi con titoli come “Disordine della domenica” e “Confessioni empie”».
Le foto pubblicate su X due settimane fa mostrano giovani uomini e donne cattolici che pregano e tengono in mano rosari proprio di fronte alla chiesa dove si svolgevano le performance scandalose.
Catholics in Australia pray the Rosary outside a former Catholic church in Sydney, now converted into a nightclub, after a performance inside mocked Christian symbols, including the Eucharist. pic.twitter.com/hAhLHOwEwv
— Sachin Jose (@Sachinettiyil) July 18, 2026
Sydney nightclub has closed after Catholics prayed the Rosary outside a former Catholic church, now converted into a nightclub, following a performance that mocked Christian symbols, including the Eucharist.
Info: ABC pic.twitter.com/TvoX0Oazj1
— Sachin Jose (@Sachinettiyil) July 18, 2026
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L’arcivescovo ha descritto il contenuto dello spettacolo come «un’appropriazione deliberata, una sessualizzazione e una denigrazione di simboli e rituali specifici e sacri della fede cattolica», aggiungendo: «Le affermazioni secondo cui questi eventi non erano stati concepiti per deridere i cattolici non sono convincenti».
«Molti cattolici considerano questo comportamento una provocazione deliberata nei confronti delle persone di fede», ha affermato Fisher, spiegando ulteriormente:
«Per i cattolici, l’Eucaristia non è un motivo culturale che si presta alla parodia. È il sacramento al centro del nostro culto: la presenza di Cristo stesso, donata realmente e veramente. Gli abiti religiosi non sono costumi da indossare per una fotografia o per fare umorismo; raccontano di donne che hanno dedicato tutta la loro vita a Dio e al servizio degli altri. Il crocifisso non è un semplice oggetto di scena; è l’immagine di un uomo che muore per amore di coloro che lo deridono».
L’arcivescovo Fisher ha affermato senza mezzi termini che i critici dei cattolici che hanno cercato di far interrompere gli spettacoli sbagliano a definire le loro obiezioni come «un attacco alla comunità LGBT».
«L’obiezione», ha affermato monsignor Fisherro, «riguarda la deliberata derisione di credenze e pratiche che i cattolici considerano sacre».
«Per troppo tempo, il pregiudizio anticattolico è stato trattato come una forma di intolleranza relativamente accettabile. Abbiamo il diritto di chiedere che le nostre sacre credenze non vengano prese di mira e derise con i soldi dei contribuenti, e che quando protestiamo pacificamente, le nostre obiezioni non vengano travisate come odio», ha dichiarato.
Una resistenza alla dissoluzione in realtà esiste ad ogni latitudine.
Come riportato da Renovatio 21, a luglio un uomo è stato arrestato dopo aver abbattuto con una sega l’asta di una bandiera arcobaleno LGBT esposta davanti alla chiesa di San Sebastiano a Mannheim.
Due anni fa un fedele cattolico anonimo ha distrutto una raffigurazione blasfema e indecente della «Nostra Signora» all’interno della cattedrale di Santa Maria a Linz, in Austria dopo che la scultura aveva suscitato indignazione. «L’ho fatto prima di tutto per la Madre di Dio!», ha detto il cattolico che desidera rimanere anonimo ad un suo connazionale austriaco.
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Vi era poi stato il caso del fedele austriaco che aveva gettato nel Tevere le statue della Pachamama piazzate dentro la chiesa di Santa Maria in Traspontina, vicino al Vaticano. Con prontezza incredibile, i carabinieri (italiani…) dissero di aver recuperato dal fiume le statuette, addirittura intatte. Papa Francesco confermò pubblicamente il ritrovamento da parte dell’arma, scusandosi formalmente con chiunque si fosse sentito offeso dal furto e precisando che le statuette erano state esposte senza alcuna intenzione idolatrica.
Tuttavia gli eventi blasfemi o persino idolatrici continuano in tanti spazi sacri.
Una serie di eventi legati alla Nuit Blanche di Parigi che si svolgevano in chiesa sotto la direzione dell’attivista LGBT Barbara Butch, hanno suscitato indignazione tra i cattolici, che si erano radunati fuori dalla chiesa di San Lorenzo per pregare e protestare pacificamente prima di essere dispersi con la forza dalla polizia, tra cui donne di tutte le età.
In un’intervista rilasciata il 16 maggio 2025 all’emittente radiofonica lionenese M Radio, la cantante francese Julie Zenatti ha affermato di essersi esibita per diversi mesi in chiese e cattedrali in tutta la Francia, descrivendo questi edifici come luoghi dall’atmosfera particolare. La Zenatti ha ammesso nell’intervista di non essere una cristiana praticante e che il suo album sulla spiritualità che verrà presentato in tournée nelle chiese francesi, esprime una forma di «spiritualità pagana».
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Immagine di Priz_matik via Flickr pubblicata su licenza CC BY SA 2.0
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Un’altra chiesa profanata dai vandali in Romagna
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