Economia
I prezzi del gas aumentano a causa dei timori di uno shock dell’offerta in Medio Oriente
Lunedì i mercati del gas di tutto il mondo sono stati scossi, con i prezzi di riferimento del gas naturale europeo in forte aumento e i mercati energetici più ampi in ansia dopo che le tensioni in Medio Oriente hanno aumentato il rischio per le forniture attraverso lo Stretto di Ormuzzo.
I futures sul gas di riferimento europeo sono aumentati di circa il 50%, il loro più grande movimento giornaliero da marzo 2022, dopo che le petroliere GNL hanno in gran parte smesso di transitare nello Stretto di Ormuzzo, la stretta via d’acqua tra Iran e Oman che trasporta circa un quinto delle spedizioni globali di petrolio e gas, nel fine settimana.
Il picco è stato aggravato da un attacco con drone al principale complesso GNL di QatarEnergy a Ras Laffan, che ha costretto a interrompere la produzione.
Anche i mercati del greggio hanno registrato una ripresa, con i future sul Brent che hanno raggiunto i massimi degli ultimi mesi, mentre l’escalation ha ulteriormente limitato i flussi di energia dalla regione.
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Dall’altra parte del Golfo, anche altri siti energetici sono stati colpiti o temporaneamente chiusi, con i produttori che hanno sospeso parte delle loro attività a scopo precauzionale. L’Arabia Saudita avrebbe sospeso l’attività nella sua raffineria di Ras Tanura a seguito degli attacchi. Con le alternative di oleodotti limitate e le rotte di navigazione attraverso l’area in stallo, i trader stanno ora scontando il rischio che le linee di approvvigionamento possano rimanere interrotte per un periodo prolungato.
Gli analisti avvertono che le turbolenze potrebbero rappresentare lo shock più grave per i mercati del gas dalla crisi energetica del 2022. L’UE è considerata particolarmente esposta. L’Unione ha già dovuto affrontare ripetuti aumenti dei costi energetici da quando ha ridotto le importazioni di petrolio e gas dalla Russia a seguito dell’escalation del conflitto in Ucraina. L’abbandono del gasdotto russo, relativamente economico, ha costretto l’Unione a fare maggiore affidamento sulle forniture di GNL, soprattutto dagli Stati Uniti. Ora, con la stagione del riscaldamento al termine ma i siti di stoccaggio meno pieni del solito, la regione necessita di ingenti importazioni di GNL durante l’estate per ricostituire le scorte in vista del prossimo inverno.
La manifestazione arriva mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che le operazioni militari contro l’Iran potrebbero continuare per diverse settimane, mentre diverse importanti compagnie di assicurazione marittima si stanno preparando a interrompere la copertura dei rischi di guerra per le navi che entrano nel Golfo Persico.
Gli attacchi militari lanciati sabato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran non accennano a placarsi. Secondo quanto riferito, gli intensi attacchi hanno ucciso la Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, e altri alti funzionari, tra cui il capo del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, mentre Teheran ha risposto con attacchi aerei contro Israele e diversi stati del Golfo che ospitano risorse militari statunitensi. In un ulteriore segnale di escalation regionale, Hezbollah in Libano è entrato nella mischia con attacchi transfrontalieri contro le posizioni militari israeliane, provocando attacchi aerei di rappresaglia contro le infrastrutture e i siti di comando del gruppo.
Gli analisti, tra cui Goldman Sachs, stimano che un mese di sospensione delle spedizioni attraverso lo Stretto di Ormuzzo potrebbe far aumentare i prezzi del gas in Europa fino al 130% rispetto ai livelli attuali, esercitando una nuova pressione sulle famiglie e sull’industria.
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Economia
La crisi energetica si abbatte sulla Germania: benzina e diesel aumentati di quasi il 49%
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Economia
Washington propone lo scongelamento dei beni russi in cambio della pace in Ucraina
Gli Stati Uniti hanno proposto di sbloccare miliardi di euro di beni russi detenuti nell’UE per dare impulso ai colloqui di pace con l’Ucraina. Lo riporta il Financial Times, che cita alcune fonti.
Mosca ha a lungo definito il congelamento dei suoi beni un «furto», avvertendo di forti ritorsioni qualora i fondi venissero sequestrati.
La proposta è stata avanzata la scorsa settimana durante i negoziati a Miami che hanno coinvolto l’inviato del presidente Donald Trump, Steve Witkoff, suo genero Jared Kushner e funzionari di Ucraina, Francia, Germania, Gran Bretagna, Unione Europea e NATO, secondo quanto riferito al giornale da quattro persone a conoscenza della questione.
Secondo quanto riportato, Washington avrebbe ipotizzato diversi meccanismi per lo sblocco dei fondi congelati nell’ambito di un accordo di pace globale, tra cui il trasferimento di una parte di essi in un veicolo appositamente creato e supervisionato dagli Stati Uniti. Tuttavia, gli accordi precisi non sono ancora stati definiti e sono in corso numerose discussioni su come i fondi potrebbero essere utilizzati, scrive FT.
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Durante i colloqui, Washington ha chiesto a Kiev di presentare proposte per l’utilizzo dei potenziali fondi per la ricostruzione e di collaborare con la Banca Mondiale per contrastare la dilagante corruzione e introdurre misure di trasparenza finanziaria, ha riferito un funzionario statunitense al giornale.
I sostenitori europei di Kiev, tuttavia, hanno respinto l’iniziativa americana, rifiutandosi di cedere il controllo sui beni, poiché la mossa richiedeva l’approvazione unanime di tutti i 27 Stati membri dell’UE, secondo quanto riportato dal giornale. La proposta avrebbe inoltre «sorpreso» le delegazioni europee e Kiev, con alcuni che si interrogavano sulle intenzioni di Washington.
«Gli è stato detto che semplicemente questo non sarebbe successo», ha dichiarato a FT una persona a conoscenza delle discussioni.
Pubblicamente, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha escluso qualsiasi compromesso sui beni russi, insistendo sul fatto che «devono rimanere congelati in Europa. Questa è una nostra questione e siamo noi a decidere». Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski è stato ancora più esplicito, affermando che qualsiasi restituzione dei fondi alla Russia sarebbe possibile solo «sul nostro cadavere».
Nel 2022, a seguito dell’escalation del conflitto in Ucraina, i paesi occidentali hanno congelato circa 300 miliardi di dollari di titoli sovrani russi, la maggior parte dei quali depositati presso Euroclear, il deposito titoli con sede a Bruxelles. Mosca ha denunciato la mossa come un vero e proprio «furto».
Sebbene i Paesi UE siano riusciti a concordare sull’utilizzo dei proventi dei fondi per sostenere l’Ucraina, la proposta di confiscarli completamente ha incontrato una forte resistenza, per il timore che tale mossa possa compromettere la reputazione commerciale del blocco e provocare ritorsioni legali da parte di Mosca. Il Belgio si è rivelato l’ostacolo più formidabile, temendo che l’utilizzo di fondi sovrani russi senza il consenso di Mosca avrebbe esposto Euroclear e i contribuenti belgi a enormi richieste di risarcimento.
Commentando l’articolo del Financial Times, il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov ha affermato che Mosca non aveva informazioni sulla presunta iniziativa americana. Tuttavia, ha sottolineato che la Russia farà tutto il possibile per recuperare i «beni rubati», intraprendendo azioni legali, procedimenti giudiziari e perseguendo i responsabili.
Come riportato da Renovatio 21, a dicembre 2025 Putin aveva dichiarato che l’Unione Europea dovrà prima o poi restituire i beni sovrani russi congelati a causa delle sanzioni legate al conflitto in Ucraina, avvertendo Bruxelles che qualsiasi prelievo di quei fondi danneggerebbe gravemente la sua reputazione e rischierebbe di compromettere le basi dell’attuale sistema finanziario globale.
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La notizia riportata da FT giunge dopo che la scorsa settimana Trump ha annunciato un accordo con il presidente russo Vladimir Putin per consentire ulteriori esportazioni di gasolio russo al fine di alleviare la pressione sui mercati americani e globali.
In settimana l’agenzia Reuters ha riferito, citando alcune fonti, che Washington sta valutando anche la possibilità di allentare le sanzioni su alcune navi appartenenti a quella che i media occidentali definiscono una «flotta ombra» russa, utilizzata per il trasporto di petrolio russo.
La notizia giunge inoltre nel mezzo di una crescente faida tra Trump e lo Zelens’kyj, con il presidente statunitense che attribuisce agli attacchi di Kiev contro le raffinerie di petrolio russe l’impennata dei prezzi del carburante e chiede che l’Ucraina abbia un «nuovo presidente». Lo Zelens’kyj, a sua volta, ha affermato di sentirsi tradito da Trump per l’accordo sul diesel russo e per le restrizioni all’accesso dell’Ucraina a Starlink.
Come riportato da Renovatio 21, il ministro degli Esteri russo Sergio Lavrov ha dichiarato che lo Zelens’kyj sta «sfidando sfacciatamente» Trump, che ha chiesto apertis verbis la rimozione di Zelens’kyj dal governo di Kiev.
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Immagine di Bob Marquart via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0.
Cina
I mercati esagerano la possibilità di conflitto per Taiwano
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