Politica
Hunter Biden ha ricevuto danaro da un oligarca romeno
I procuratori federali nel caso penale fiscale contro Hunter Biden lo hanno accusato di aver accettato pagamenti da un uomo d’affari rumeno che avrebbe cercato di «influenzare le agenzie governative statunitensi».
Secondo un documento depositato mercoledì dal Dipartimento di Giustizia presso una corte federale di Los Angeles, un cittadino rumeno avrebbe assunto Biden per lavoro legale nel 2015. Suo padre Joe Biden era all’epoca vicepresidente sotto l’allora presidente Barack Obama.
Secondo quanto riferito, il deposito non ha nominato l’imprenditore rumeno, ma lo ha identificato solo con le sue iniziali come «GP».
I media statunitensi lo hanno identificato come Gabriel Popoviciu, che all’epoca stava affrontando accuse di corruzione in Romania. L’imprenditore è stato condannato a sette anni di prigione nel 2017 dopo essere stato riconosciuto colpevole di frode immobiliare. L’uomo ha negato qualsiasi illecito.
Nella denuncia presentata mercoledì, i pubblici ministeri hanno affermato di avere prove che Hunter Biden e un suo associato avevano «ricevuto un risarcimento da un mandante straniero che stava tentando di influenzare la politica e l’opinione pubblica degli Stati Uniti» e di porre fine all’indagine locale contro di lui in Romania.
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Secondo i pubblici ministeri, Biden e il suo socio «erano preoccupati che l’attività di lobbying potesse avere conseguenze politiche per il padre dell’imputato», Joe Biden, e hanno agito per nascondere la «vera natura» dell’attività.
Secondo i pubblici ministeri, Hunter Biden e due suoi collaboratori si sono divisi oltre 3 milioni di dollari di pagamenti da Popoviciu.
Secondo l’Associated Press, gli avvocati di Biden hanno affermato nei documenti presentati in tribunale che il figlio del presidente è «il bersaglio di attacchi motivati politicamente e teorie del complotto» sui suoi affari esteri, e hanno sottolineato il fatto che non è stato accusato di alcun crimine correlato alle accuse e che al procuratore speciale «dovrebbe quindi essere impedito persino di sollevare tali questioni al processo».
Le ultime accuse fanno parte di un caso più ampio contro il giovane Biden, accusato l’anno scorso di aver evaso 1,4 milioni di dollari di tasse tra il 2016 e il 2019 e di aver utilizzato il denaro per vivere uno «stile di vita stravagante». Biden si è dichiarato non colpevole delle accuse.
Il processo per il caso è previsto per settembre in California. Biden era stato precedentemente dichiarato colpevole di tre capi d’imputazione in un processo federale sulle armi nel Delaware. I pubblici ministeri in quel caso avevano sostenuto che il figlio di Joe Biden aveva mentito su un modulo obbligatorio per l’acquisto di armi nel 2018, affermando di non essere dipendente da droghe o di non farne uso illegale.
Hunter Biden potrebbe affrontare fino a 25 anni dietro le sbarre. Tuttavia, gli esperti hanno previsto che, in quanto recidivo, è improbabile che riceva una condanna così severa e potrebbe evitare del tutto la prigione.
Il 54enne è il primo figlio di un presidente statunitense in carica a cui vengono mosse accuse penali.
Come riportato da Renovatio 21, la famiglia Biden è già stata accusata al Congresso USA di aver preso mazzette dalla Russia. La Commissione di supervisione della Camera afferma di aver identificato 20 milioni di dollari in pagamenti da fonti estere alla società di Hunter Biden, che descrivono come una copertura per vendere l’accesso al «network Biden» mentre suo padre era vicepresidente di Barack Obama dal 2009 al 2017.
In particolare danari sarebbero arrivati dall’oligarca russa Yelena Baturina, vedova del controverso sindaco di Mosca Yurij Luzhkov, a Rosemont Seneca Thornton, una società di comodo gestita da Hunter Biden e dal suo socio in affari Devon Archer. Dei 3,5 milioni di dollari trasferiti dalla Baturina, 1 milione di dollari è stato trasferito direttamente ad Archer, mentre il resto è stato utilizzato per avviare Rosemont Seneca Bohai, un nuovo account utilizzato per ricevere più finanziamenti dall’estero, ha affermato la Commissione camerale.
Accuse per il giro di corruzione dei Biden in Ucraina sono arrivate da Igor Shokin, il procuratore di Stato che a Kiev che investigava, tra le altre cose, sul colosso gasiero Burisma, che aveva assunto nel board l’inesperto Hunter Biden. Il vicepresidente Joe Biden si è vantato in pubblico di averlo fatto licenziare durante un suo breve viaggio diplomatico, in cui praticò estorsione nei confronti di presidente e premier ucraini.
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Renovatio 21 aveva segnalato una pista kazaka ancora a inizio 2022 quando il Kazakistan fu oggetto di disordini, e riaffiorò una foto dei Biden con oligarchi di Astana, ripubblicata da organizzazioni locale anti-corruzione che chiedono la restituzione dei miliardi dei corrotti, politica poi abbracciata dall’attuale presidente Tokaev.
Un’altra parte consistente della corruzione del clan Biden riguarderebbe la Cina, con affari che comprendono anche investimenti in centrali atomiche, con legami con personaggi legati all’Intelligence della Repubblica Popolare così come, si è ipotizzato, il network interno di Xi Jinpingo.
Sull’origine del capitale del fondo internazionale di Hunter Biden fece un’ammissione un professore pechinese ad una conferenza pubblica appena dopo le elezioni 2020.
«Ora vediamo che Biden è stato eletto. L’élite tradizionale, l’élite politica, l’establishment sono molto vicini a Wall Street, giusto? Trump ha detto che il figlio di Biden ha una sorta di fondo globale. Lo avete sentito? Chi lo ha aiutato a mettere in piedi il fondo?» dice Di Dongsheng, un professore all’Università Renmin di Pechino, nel discorso finito in TV.
Si tratta, ad ogni modo, solo della punta dell’iceberg di un giro di «truffe» dei Biden che il senatore del Wisconsin Ron Johnson ha definito «sconvolgente».
Come riportato da Renovatio 21, la costante presenza in questi giorni di Hunter vicino al padre anche in riunioni in cui non dovrebbe stare potrebbe indicare il fatto che, forse per tentare di salvare il salvabile prima della defenestrazione del padre, l’uomo sia penetrato nella stanza dei bottoni.
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Immagine di Chairman of the Joint Chiefs of Staff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
Quasi la metà degli americani vuole che Benjamin Netanyahu venga arrestato
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Politica
Trump vuole che il presidente della FIFA Infantino guidi l’ONU
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump auspicherebbe che il presidente della FIFA Gianni Infantino diventi il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Lo riporta il tabloide neoeboraceno New York Post.
Anbche il Washington Post ha citato una fonte vicina a Trump, secondo la quale il presidente ritiene che Infantino sia «rispettato da tutti in tutto il mondo» e che possieda una «speciale capacità di unire le persone». Non è tuttavia chiaro se il dirigente calcistico di origine svizzera sia interessato all’incarico, ha precisato il quotidiano.
Infantino avrebbe sviluppato un legame stretto con Trump, conferendogli a dicembre il primo Premio Nobel per la Pace della FIFA, dopo che il presidente statunitense aveva più volte sostenuto di meritare il Premio Nobel per la Pace per i suoi sforzi volti a porre fine ai conflitti. La loro amicizia è finita sotto i riflettori durante i Mondiali di calcio FIFA, co-organizzati dagli Stati Uniti insieme a Canada e Messico dall’11 giugno al 19 luglio.
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Poco prima degli ottavi di finale, la FIFA ha inaspettatamente sospeso la squalifica di una giornata comminata alla stella statunitense Folarin Balogun. Trump ha in seguito confermato di aver chiamato personalmente Infantino per chiedere una revisione della sanzione, che considerava ingiusta.
La UEFA, organo di governo del calcio europeo, ha condannato la decisione qualificandola come un caso senza precedenti di ingerenza politica. Anche l’UE ha criticato duramente la FIFA per aver revocato la squalifica.
Infantino, tuttavia, ha negato di aver svolto alcun ruolo nella decisione riguardante il giocatore americano. Gli Stati Uniti sono stati eliminati dopo la sconfitta per 4-1 contro il Belgio.
Il nuovo segretario generale delle Nazioni Unite sarà scelto entro la fine dell’anno, dato che il mandato di Antonio Guterres terminerà a dicembre. Il suo successore dovrà prima ottenere l’approvazione del Consiglio di Sicurezza, composto da 15 membri, e successivamente dell’Assemblea Generale. Tutti i precedenti titolari dell’incarico erano stati in passato politici o diplomatici.
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Sebbene il potere decisionale effettivo risieda nei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Segretario Generale rappresenta il principale volto dell’organizzazione sulla scena globale.
Trump, che ha costruito una carriera di successo come conduttore del reality show televisivo The Apprentice, ha assegnato incarichi governativi a diversi ex atleti e figure del mondo dello spettacolo. Durante il suo secondo mandato ha nominato Linda McMahon, co-fondatrice ed ex CEO della lega di pro-wrestling (ossia la lotta simulata del compianto Hulko Hogan e compagni) WWE, segretaria all’Istruzione.
Infantino aveva ricevuto anche grandi critiche per un supposto favoritismo nei confronti dell’Argentina, squadra apprezzata da Trump ma soprattutto dai vertici dello Stato di Israele.
Come riportato da Renovatio 21, in una scenetta gustosa, Infantino durante la premiazione finale ha cercato di spiegare con mestizia a Trump che non poteva essere nella foto finale con la squadra vincitrice, la Spagna, che alza la coppa. Con estrema probabilità, Trump sapeva tutto, ma ha optato per il photobombing,
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Gender
Hunter Biden: una «mafia cripto-omosessuale» controlla Washington: ricordando il «pagegate»
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“Hey Lindsey, why don’t you just admit that you’re gay, and then people won’t blackmail you anymore?” – Patrick Howley @HowleyReporter to Lindsey Graham pic.twitter.com/sVs8nqd0xs
— Molly Ploofkins (@Mollyploofkins) January 29, 2026
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