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Gli USA hanno sospeso lo studio sulla sindrome dell’Avana dopo che i pazienti sarebbero stati costretti a partecipare
Gli Stati Uniti hanno sospeso uno studio sulla sindrome dell’Avana dopo che un comitato di revisione interna del National Institute of Health (NIH) ha scoperto che i pazienti erano stati costretti a partecipare, ha riferitola stampa statunitense citando una dichiarazione del stesso NIH.
«A marzo 2024, il National Institutes of Health ha avviato un’indagine in risposta alle preoccupazioni dei partecipanti valutati nell’ambito di uno studio sugli Incidenti Sanitari Anomali (AHI), i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista JAMA», ha affermato il NIH in una dichiarazione ottenuta dal canale TV Fox News lunedì.
«L’indagine del NIH ha rilevato che i requisiti normativi e politici del NIH per il consenso informato non sono stati rispettati a causa della coercizione, sebbene non da parte dei ricercatori del NIH».
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Secondo Fox News, alcuni pazienti si sono lamentati del fatto che l’NIH stava lavorando con la CIA per lo screening dei pazienti. «La CIA ha dettato chi sarebbe andato», avrebbe detto un paziente.
Il rapporto afferma che la CIA ha fatto pressione sui pazienti offrendo loro un trattamento presso il Walter Reed National Military Medical Center in cambio della loro partecipazione.
L’NIH ha affermato che, dato il ruolo del consenso volontario come pilastro fondamentale della ricerca etica, ha interrotto lo studio per eccesso di cautela. L’NIH ha anche affermato che i risultati dell’indagine non hanno alcun impatto sulle conclusioni dello studio.
Il governo degli Stati Uniti e il personale correlato hanno segnalato sintomi della sindrome dell’Avana dal 2015, tra cui vertigini, dolore, problemi visivi e disfunzione cognitiva a seguito di suoni intrusivi e pressione alla testa.
All’inizio di marzo, il Washington Post aveva riferito che cinque agenzie di Intelligence statunitensi hanno concluso che era «molto improbabile» che un avversario straniero prendesse di mira diplomatici e personale dell’Intelligence statunitensi con l’aiuto di una sorta di arma energetica che causava strane e dolorose sensazioni acustiche.
Il 31 marzo, la CBS aveva riferito che, sulla base di nuove prove, la Russia sarebbe dietro una serie di attacchi in stile sindrome dell’Avana, anche contro funzionari statunitensi in Vietnam prima del viaggio della vicepresidente Kamala Harris nel 2021. In seguito al rapporto, il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov ha definito le accuse infondate e ha sottolineato che non è mai stata fornita alcuna prova a sostegno di tali affermazioni.
In una testimonianza al Congresso a maggio, la direttrice dell’intelligence nazionale Avril Haines ha affermato che l’agenzia stava continuando a indagare sugli incidenti sanitari anomali, ma aveva bisogno di colmare le lacune identificate. La Haines aveva sottolineato che la comunità dell’intelligence non ha cambiato le sue valutazioni iniziali, secondo cui è molto improbabile che dietro gli incidenti ci sia un attore straniero.
Come riportato da Renovatio 21, in una valutazione di Intelligence del gennaio 2022, la CIA aveva escluso che i sintomi della Sindrome dell’Avana siano il risultato di una prolungata campagna globale da parte di una potenza ostile rivolta a centinaia di diplomatici e spie statunitensi.
Come riportato da Renovatio 21, negli anni scorsi casi della misteriosa sindrome erano emersi presunti casi di Sindrome dell’Avana a Parigi e Ginevra. Alcuni episodi erano stati riportati presso l’ambasciata americana a Berlino. Altri ancora sarebbero stati registrati a Vienna.
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A fine 2021, un altro caso, ancora più preoccupante, avrebbe coinvolto un membro dello staff della vicepresidente Kamala Harris, facendo tardare il viaggio della numero 2 della Casa Bianca in Vietnam.
Come riportato da Renovatio 21, anche gli USA hanno, negli anni, studiato armi in grado di colpire a distanza, e in modo invisibile, le persone: gli americani studiano l’uso di armi laser e microonde da prima della guerra del Vietnam.
Non è la prima volta che diplomatici americani lamentano l’uso di armi segrete e avveniristiche da parte dei russi. Dal 1953 al 1976 si parlò del «Moscow Signal»: una trasmissione di microonde variabile tra 2,5 e 4 gigahertz, diretta all’Ambasciata degli Stati Uniti a Mosca dal 1953 al 1976. La sua scoperta portò ad un incidente diplomatico.
Ora, in un bizzarro testacoda, la CIA – gruppo iniziatico votato alla battaglia continua contro la Russia sovietica e post-sovietica che sia – per una volta leva la colpa dai russi. Una mossa senza precedenti, che forse nasconde una mossa in un quadro più ampio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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La CIA declassifica gli avvertimenti dell’intelligence precedenti all’11 settembre
La CIA ha declassificato decine di briefing di intelligence destinati al presidente che mostrano come i funzionari statunitensi fossero stati avvertiti anni prima dell’11 settembre che Osama bin Laden e la rete di Al-Qaeda stavano valutando attacchi sul territorio americano con aerei dirottati o caricati di esplosivo, e che stavano anche cercando di sviluppare armi biologiche, chimiche e nucleari.
Venerdì, in occasione del 25° anniversario dell’11 settembre, l’agenzia ha reso pubblici 71 documenti del President’s Daily Brief (PDB). La raccolta, di oltre 100 pagine, costituisce la più ampia pubblicazione di materiale di intelligence presidenziale della CIA relativo agli attentati e comprende valutazioni che vanno dal 1998 fino al periodo immediatamente successivo all’11 settembre 2001.
Tra i documenti più rilevanti figura un memorandum del settembre 1998 sulle intenzioni di Bin Laden. L’Intelligence indicava che la sua «opzione preferita» era quella di colpire gli Stati Uniti «sul loro stesso suolo, a Washington», scriveva la CIA, avvertendo che la sua rete «avrebbe potuto far schiantare un aereo carico di esplosivo contro una città statunitense».
Tre mesi dopo, un altro briefing segnalava che Bin Laden e i suoi alleati stavano preparando attacchi negli Stati Uniti, tra cui un piano per dirottare un aereo di linea americano durante le festività natalizie.
Il materiale ora reso pubblico evidenzia anche una preoccupazione costante per le armi non convenzionali. Una valutazione del febbraio 1998 affermava che Bin Laden e altri estremisti cercavano di procurarsi sostanze chimiche, biologiche e nucleari non specificate. Nel maggio 1999 la CIA valutò che Bin Laden stesse perseguendo «una varietà di opzioni» per sviluppare questo tipo di armi. Un successivo briefing di giugno riferiva che i tirocinanti in un campo afghano avevano prodotto e testato «decine di sostanze chimiche tossiche e tossine biologiche» e che gli agenti avevano sperimentato l’aggiunta di materiale radioattivo agli esplosivi.
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L’avvertimento più noto è datato 6 agosto 2001, quando l’allora presidente George W. Bush ricevette un briefing intitolato «Bin Laden determinato a colpire gli Stati Uniti». Il documento affermava che Bin Laden desiderava attaccare gli Stati Uniti da anni, citava attività sospette compatibili con i preparativi per dirottamenti aerei e segnalava che l’FBI stava conducendo circa 70 indagini su possibili attività legate ad Al-Qaeda nel Paese.
Nell’estate del 2001, come ricordò in seguito l’allora direttore della CIA George Tenet, il sistema di intelligence era «in stato di massima allerta».
La Commissione sull’11 settembre ha rilevato che molti funzionari sapevano che «qualcosa di terribile era in programma», ma le carenze nella condivisione delle informazioni, nelle politiche e nella preparazione hanno impedito che i segnali d’allarme frammentari si traducessero in azioni concrete.
Bin Laden divenne noto durante la guerra sovietica in Afghanistan, quando Washington destinò miliardi di dollari all’armamento dei mujahidin antisovietici attraverso il Pakistan. I funzionari statunitensi hanno negato di aver finanziato direttamente Bin Laden, ma la guerra appoggiata dagli Stati Uniti contribuì a creare l’infrastruttura e l’ambiente militante da cui in seguito emerse Al-Qaeda.
Il più grave attentato terroristico nella storia degli Stati Uniti, che causò la morte di 2.977 persone, spinse Washington a lanciare la Guerra al Terrore, con l’invasione dell’Afghanistan nel giro di poche settimane e dell’Iraq meno di due anni dopo. In patria, il PATRIOT Act ampliò in misura rilevante i poteri del governo in materia di sorveglianza sui propri cittadini.
Renovatio 21 l’11 settembre ha pubblicato un articolo con le storie meno note, e i loro recenti sviluppi, del mega-attentato che ha cambiato il mondo.
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Immagine di Robert J. Fisch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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