Geopolitica
Giornalista americano si dà fuoco durante una manifestazione pro-palestinese
Un giornalista della CBS News si è dato fuoco durante una protesta pro-palestinese nei dipressi della Casa Bianca sabato.
In un post del blog scritto in precedenza, l’uomo ha affermato di essersi auto-immolato per protestare contro la «disinformazione» dei media sulla guerra di Israele a Gaza.
Le riprese video condivise sui social media hanno mostrato l’uomo che si dava fuoco al braccio sinistro, prima che poliziotti e passanti lo circondassero e spegnessero l’incendio con acqua e un tradizionale indumento palestinese, la kefiah.
«Abbiamo diffuso la disinformazione», ha urlato in seguito, seguito da «sono un giornalista e ho detto che andava bene».
L’uomo è stato in seguito identificato come Samuel Mena, un fotoreporter della rete affiliata alla CBS KTVK/KPHO in Arizona. La rete ha affermato che Mena era «fuori servizio e non a Washington per questioni di stazione» al momento dell’incidente e che sarebbe stato licenziato per aver violato la politica aziendale su «obiettività e neutralità».
Identified as Samuel Mena Jr, he was captured on video lightning his left arm on fire, before protesters and police rushed to help him. pic.twitter.com/ZM4EKsaDS4
— ALBERTO GARCÍA TV (YouTube)⏬💥 (@ALBERTOJOSEGAR4) October 6, 2024
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In un lungo post sul blog pubblicato prima dell’incidente, Mena si è lamentato di dover descrivere la guerra a Gaza come un conflitto tra Israele e Hamas, quando la maggior parte delle sue vittime sono state civili.
«Quanti palestinesi sono stati uccisi che ho permesso di marchiare come Hamas? Quanti uomini, donne e bambini sono stati colpiti da un missile cofirmato dai media americani?» ha scritto.
BREAKING: A man attempted to self immolate in front of the White House pic.twitter.com/IF8YAaRbij
— Jessica Costescu (@JessicaCostescu) October 5, 2024
«Ai diecimila bambini di Gaza che hanno perso un arto in questo conflitto, offro il mio braccio sinistro», ha urlato il giornalista autocombusto.
Le ferite di Mena non sembravano gravi nel video e la polizia ha poi dichiarato che era stato portato in ospedale e curato per ustioni lievi.
L’incidente è avvenuto otto mesi dopo che Aaron Bushnell, un membro in servizio attivo dell’aeronautica militare statunitense, si era dato fuoco fuori dall’ambasciata israeliana a Washington DC per protestare contro il sostegno americano a Israele.
Come riportato da Renovatio 21, il Bushnell si era cosparso in un liquido infiammabile e ha urlato «Palestina libera» mentre le fiamme divoravano il suo corpo. La polizia ha spento il fuoco con gli estintori, ma Bushnell è comunque morto per le ferite riportate più tardi quel giorno. Hams in seguito ha dichiarato che il militare americano sarà reso immortale dalla sua azione.
Ieri ricorreva il primo anniversario dell’attacco di Hamas a Israele, durante il quale i militanti palestinesi hanno ucciso circa 1.100 persone e riportato a Gaza circa 250 ostaggi.
Manifestazioni pro-Palestina si sono vedute in varie città del mondo, dove la causa sembra essersi saldata, come un tempo, con quella della sinistra più o meno estrema.
Come riportato da Renovatio 21, sei mesi fa fuori dal tribunale in cui veniva processato il candidato presidente Donald J. Trump si era immolato fra le fiamme un bizzarro blogger-attivista americano.
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Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
Bardella: la Francia non può finanziare l’Ucraina per sempre
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Geopolitica
La Bulgaria rifiuta di puntare il dito contro la Russia per l’incidente del drone tedesco
Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha evitato di addossare esclusivamente alla Russia la responsabilità dell’incidente con i droni verificatosi il mese scorso in Germania, richiamando le consegne «sconsiderate» di armi occidentali a Kiev.
All’inizio di questa settimana il governo tedesco ha dichiarato di avere motivi per ritenere che Mosca fosse all’origine dell’episodio, in cui un drone carico di esplosivo è stato trovato tra aerei cargo Antonov ucraini all’aeroporto di Lipsia-Halle il 4 agosto.
Successivamente Berlino ha annunciato la chiusura del Consolato Generale russo a Bonn e della Casa Russa a Berlino, oltre a controlli alle frontiere più severi per i cittadini russi. Mosca ha risposto chiudendo i centri del Goethe-Institut di Mosca, San Pietroburgo ed Ekaterinburg, che promuovono la lingua e la cultura tedesca.
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Mosca ha respinto le accuse; il presidente Vladimir Putin ha indicato che si trattava di una tattica diversiva per distogliere i tedeschi dai problemi economici interni.
Sebbene diversi Stati membri dell’UE abbiano espresso sostegno alla posizione tedesca, non tutti si sono uniti a chi punta il dito contro la Russia.
Un esempio calzante è la Bulgaria: venerdì il primo ministro ha dichiarato in Parlamento che le spedizioni europee di armi a lungo raggio in Ucraina sono state altrettanto «sconsiderate» quanto il fallito tentativo di sabotaggio in Germania il mese scorso. Radev, che ha vinto le elezioni pochi mesi fa ed è considerato un euroscettico, ha sottolineato che Kiev sta utilizzando armamenti di fabbricazione occidentale, con il supporto dell’intelligence e di istruttori europei, per condurre attacchi in profondità nel territorio russo.
«E cosa possiamo aspettarci quando attacchiamo in profondità nel territorio di un altro Paese con le nostre armi a lungo raggio? Resterà a guardare o reagirà?» ha chiesto retoricamente il primo ministro bulgaro.
Il Cremlino ha respinto le affermazioni sull’incidente del drone tedesco parlando di «invenzioni», avvertendo che l’insistenza dell’Occidente nel conseguire una «vittoria militare convenzionale» su una grande potenza nucleare sta aumentando drasticamente il rischio di un’escalation incontrollata.
«L’Europa può esistere senza la Russia, ma difficilmente potrà esistere a lungo contro la Russia», ha concluso Radev, esortando l’UE a «sedersi al tavolo dei negoziati il prima possibile».
Come riportato da Renovatio 21, quattro settimane fa un drone ucraino è precipitato in Bulgaria, esplodendo in prossimità di un gasdotto di rilevanza strategica, secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa del Paese.
Nel frattempo diverse figure politiche di spicco in Germania hanno messo in discussione la risposta del governo all’incidente del drone e, più in generale, le attuali politiche ostili di Berlino nei confronti della Russia.
In un articolo pubblicato mercoledì su X, l’ex esponente della sinistra germanica Sahra Wagenknecht, che ha un suo partito chiamato BSW, ha scritto che «anche se la Russia fosse dietro, un drone che non ha causato alcun danno non è una ragione per alimentare una pericolosissima escalation che potrebbe sfociare in una guerra con la Russia, con un costo di milioni di vite umane».
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Valutazioni simili sono state espresse anche da chi si trova all’estremità opposta dello spettro politico. Rispondendo alle domande di un quotidiano, Ulrich Siegmund, candidato di punta del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) alle elezioni regionali di domenica in Sassonia-Anhalt stravinte poche ore fa, ha affermato che una «sequenza continua di eventi» ha portato all’incidente del drone all’aeroporto di Lipsia-Halle, citando il coinvolgimento sempre più profondo del suo Paese nel conflitto in Ucraina, sostenendo che «è logico che a un certo punto ci sarà una qualche reazione».
Il Siegmund ha criticato le politiche anti-russe perseguite dai successivi governi tedeschi dall’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, affermando che le forniture di armi a Kiev e le sanzioni economiche contro Mosca hanno fatto ben poco per risolvere il conflitto e salvare vite umane.
Il politico dell’AfD ha insistito sul fatto che fosse giunto il momento per la Germania di impegnarsi seriamente in un percorso diplomatico con la Russia.
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Geopolitica
Putin parla dell’incontro con gli inviati di Trump Witkoff e Kushner
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